Nella patria del Brunello ha fatto tappa una stella del cinema: l’attrice Michelle Williams

Come anticipato da Montalcinonews una star del cinema ha scelto di passare le vacanze nel territorio di Montalcino. E’ Michelle Williams, volto noto a tutti gli appassionati della settima arte, che proprio quest’anno ha ricevuto la quarta candidatura personale agli Oscar. Montalcino, il suo paesaggio e le sue eccellenze eno-gastronomiche: ingredienti vincenti di una formula che continua ad attrarre i turisti nella terra del Brunello. E all’appello non mancano le celebrità che in questo fazzoletto di Toscana trovano il posto ideale per quella forma di “turismo” slow che è prima di tutto uno stile di vita e poi un’esigenza per staccare la spina dai ritmi frenetici delle metropoli.

Dopo la famiglia Obama, Massimiliano Allegri e Ambra Angiolini, pochi giorni fa è stata la volta di Michelle Williams. L’americana è una delle attrici più quotate a livello internazionale ed è diventata popolarissima al grande pubblico sin dai tempi, era la fine degli anni ’90, di “Dawson’s Creek”, la fortunata serie televisiva che ha tenuto incollato davanti al piccolo schermo milioni di giovani. La Williams, in vacanza in Italia, pochi giorni fa si è concessa una sosta in Toscana consumando un pranzo alla trattoria “Il Pozzo” a Sant’Angelo in Colle nel territorio comunale di Montalcino. Un luogo accogliente e che punta sulla qualità scegliendo di valorizzare le tradizioni culinarie della zona. Nonostante gli occhiali scuri la bella attrice statunitense è stata notata molto presto, ma su questo c’erano davvero pochi dubbi. Il suo pranzo è stato leggero con il menù che ha privilegiato i piatti simbolo di questa terra. “E’ stata molto gentile – ha spiegato lo chef Simone Meattini a Montalcinonews – si è presentata con la figlia e, probabilmente, con il nuovo compagno. Ha parlato e si è intrattenuta con gli ospiti e abbiamo fatto una divertente foto ricordo”.

La Williams è diventata una delle interpreti più popolari del cinema e per ben quattro volte è stata candidata all’Oscar come migliore attrice. L’ultima proprio quest’anno nel film drammatico “Manchester by the Sea” dove la prova dell’attrice nata a Kalispell è stata molto apprezzata da tutti gli appassionati di cinema, senza dimenticare che la pellicola di Kenneth Lonergan ha conquistato due Oscar. Le altre candidature erano legate a film di successo come “I segreti di Brokeback Mountain”, “Blue Valentine” e “Marilyn”.

Un Brunello dal cuore d’oro, è in Fortezza il primo defibrillatore donato dal Consorzio

E’ stato installato un nuovo defibrillatore a Montalcino. Si tratta del primo macchinario donato dal Consorzio del Brunello di Montalcino e che già si trova a disposizione della città. Presto ne arriveranno altri che saranno posizionati in varie zone del territorio comunale.Un’iniziativa quella promossa dal Consorzio che vede come beneficiaria la Misericordia. Ma non solo, perché tutti i cittadini, se avranno effettuato il corso specifico, potranno utilizzare in caso di necessità uno strumento indispensabile perché in grado di poter salvare una vita umana. Si può dire, a ragione, che il defibrillatore è a tutti gli effetti una risorsa per l’intera comunità. Acquistare bottiglie d’eccezione per sostenere la raccolta fondi per il territorio, questo era il significato di “l’unione fa la forza”, l’iniziativa di solidarietà organizzata dal Consorzio del Brunello di Montalcino in occasione delle celebrazioni del 50° anniversario della sua fondazione. L’idea si è sviluppata con l’organizzazione di una cena di gala, con tanto di asta benefica, i cui proventi, compresi quelli derivati dalla vendita dei cofanetti speciali, sono finiti alla Misericordia in beneficenza. L’associazione ha collaborato alla piena riuscita del progetto. La cifra, circa 40.000 euro, servirà non solo per l’acquisto e l’installazione di nuovi defibrillatori ma anche come un importante contributo per le attività della Misericordia. “Non abbiamo ancora fatto il rendiconto – spiega Giuseppe Antichi – ma probabilmente queste risorse contribuiranno anche all’acquisto di un’ambulanza. Qui alla Misericordia abbiamo già iniziato a fare i corsi di formazione, a settembre ne inizierà un altro”. Un progetto che conferma il forte legame esistente tra il Consorzio del Brunello di Montalcino e il sistema territoriale oltre a un grande passo avanti nella trasformazione di Montalcino in una “città cardioprotetta”.

Si è chiuso Jazz&Wine in Montalcino. “Affluenza record, è stato l’anno della maturità”

Si è chiusa ieri sera con uno dei più straordinari musicisti italiani, Danilo Rea, e il suo omaggio ai successi dei Beatles e dei Rolling Stones, la ventesima edizione di Jazz&Wine in Montalcino. “È stato il Festival della maturità, un’edizione record” – afferma soddisfatto Rodolfo Maralli, presidente della Fondazione Banfi e organizzatore della rassegna che ha animato Montalcino per tre settimane. “Siamo molto contenti perché la presenza del pubblico è stata sempre costante, senza picchi, segno dell’attecchimento del Festival. Adesso c’è consapevolezza nel territorio che a luglio arriva Jazz&Wine. Ho visto facce nuove a Montalcino, gente che altrimenti non sarebbe venuta e magari tornerà. Enoteche, alberghi e ristoranti hanno lavorato tantissimo”. I dati del Festival sono decisamente significativi. Per i cinque concerti in Fortezza, i numeri registrano un’affluenza media di 350-400 spettatori, una crescita del 10-15% rispetto agli scorsi anni. “È un format ormai maturo – chiude Maralli – ma vogliamo farlo crescere ancora, per esempio con una decina di concerti su due settimane. Per questo chiediamo il supporto del territorio”. Questa sera, sulla scia di Jazz&Wine, sempre in Fortezza, ci sarà spazio per “Musicisti nati a Montalcino e dintorni”, la serata di beneficenza in favore della Confraternita della Misericordia di Montalcino giunta al quinto anno e nata da un’idea di Stefano Ciatti, che ha ringraziato Banfi “senza il quale non sarebbe possibile tutto ciò. Poter usufruire del service utilizzato per il Jazz & Wine in Montalcino è per noi di grande aiuto”. Curiosità per la presenza di Stefano De Sando, “voce” di Robert De Niro in tanti film interpretati dall’attore statunitense.

A colloquio con Banfi e Mastrojanni sul tema siccità

Sul tema siccità, mai come quest’anno all’ordine del giorno nel dibattito pubblico, era intervenuto giorni fa il presidente del Consorzio del Brunello Patrizio Cencioni, sottolineando come le piogge cadute alla fine di giugno avevano ridato sollievo e vigore alle piante. “Purtroppo il problema non è solo il caldo dell’estate – afferma Andrea Machetti di Mastrojanni – sono mancate piogge in inverno, è stato l’unico anno che ricordo senza precipitazioni. Siamo sotto il cielo, è la natura che comanda. Ad oggi abbiamo messo delle selezioni di alette in vigna per bilanciare la pianta e non farla soffrire ulteriormente, provvedendo a delle irrigazioni di soccorso nei casi più critici. La vendemmia, se continuerà così, sarà un po’ anticipata. Un altro problema – continua Machetti – è la selvaggina. In questo momento gli animali hanno sete e si buttano nei vigneti. Non c’è acqua e anche se l’uva è acerba, dà sollievo”. Per Gianni Savelli, agronomo di Banfi, l’agomento “è sentito ma non è un problema. Partiamo dal presupposto che la vite è resistente alla siccità e non ha tanto bisogno di risorse idriche. Poi tutto Montalcino e Banfi in particolare è sensibile ad una situazione già toccata nel corso degli anni. Inoltre la nostra azienda è impostata su impianti di media densità, con cinque ceppi per ettaro. Questo ci aiuta in situazioni del genere, perché c’è meno competitività tra le piante. Fatte queste premesse, l’argomento è sensibile ma la situazione non ci preoccupa più di tanto”. Savelli spiega poi quali sono le misure attuate da Banfi per contrastare la siccità, come “lavorare il terreno in modo superficiale chiudere eventuali crepe che si creano e da dove potrebbero entrare vento e aria. Oltre a questo, Banfi ha sviluppato una forma di allevamento personalizzata, studiata in azienda negli ultimi anni, che ci sta dando dei risultati in queste annate siccitose. L’abbiamo battezzata Alberello Banfi. È una pianta di dimensioni ridotte e con pochi tralci (solo quattro) e pochi grappoli. Ha ancor meno bisogno di risorse idriche dal terreno e riesce a difendersi meglio”. In conclusione, ci sono i presupposti per una grande annata? “Le dimensioni degli acini sono ridotte – risponde Savelli – e questo può essere un grosso vantaggio a favore della qualità. Le premesse ci sono. Il Sangiovese dà il meglio in presenza di leggeri stress idrici, questa è una cosa ripetuta e vista negli anni”. Guarda il video:

Vino e ciclismo, il museo della Ciacci Piccolomini d’Aragona fa la storia

Montalcino finisce al Tour de France. Gli appassionati di uno degli sport più nobili ed eroici lo avranno sicuramente notato durante questi giorni di dirette televisive dedicate alla gara a tappe più famosa al mondo. Il ciclismo, lo sappiamo, è disciplina di aneddoti e leggende, ricordi e cimeli. Come quella bellissima maglia arancio-bianco che non esiste più (adesso è di colore verde) e che Franco Bitossi indossò e conquistò nel 1968. Un anno importante per il ciclista di Carmignano che in quella edizione della “Grande Boucle” vinse la Combinata arrivando primo nella classifica a punti, secondo in quella del Gran Premio della Montagna e ottavo nella generale. Risultati che dimostrarono, ancora una volta, la versatilità e il talento di Bitossi. Ebbene quella mitica maglia dai colori così vivi fa parte della storia del ciclismo. Ed è conservata gelosamente a Montalcino da Paolo Bianchini, ex corridore che ha sfiorato il professionismo (nel momento decisivo ha scelto lo studio) ma che ha mantenuto dei legami fortissimi con il ciclismo e con quei campioni che fanno sognare la gente. E il mondo dei pedali non si è mai dimenticato di lui visto che spesso e volentieri i corridori passano a salutarlo a Montalcino nella azienda di famiglia, la Ciacci Piccolomini d’Aragona, che conduce con la sorella Lucia, dove la sala degustazione non è solo il luogo per scoprire i grandi vini ma anche per respirare la storia del ciclismo. Un piccolo-grande museo ricco di tesori, dove fotografie, maglie e biciclette fanno bella mostra e testimoniano come la passione sia un requisito che non deve mai mancare tanto nel ciclismo come nel vino. “Questo sport ha sempre fatto parte della mia vita – ha detto Paolo Bianchini alla Montalcinonews – ho corso fino al 2002. Sono molto legato a Franco Bitossi e quando è stato contattato dalla Rai per la maglietta lui ha subito fatto il mio nome. Ho ricevuto la chiamata e l’immagine della maglia e il nome di Montalcino sono così finiti in diretta nel corso della trasmissione “Processo alla Tappa”. Conosco molto bene l’ambiente e sono sempre stato benvoluto da tutti. L’ultima dimostrazione l’ho avuta poco tempo fa quando appena tagliato il traguardo della “Charlie Gaulle”, Paolo Savoldelli (due volte vincitore del Giro d’Italia ndr) ha annunciato il mio nome e subito dopo tante persone sono venute a salutarmi. Sono cose che fanno piacere così come ricevere la visita di tante stelle del ciclismo di cui conservo le maglie, cimeli e foto ricordo”. Come quelle con Francesco Moser, di cui Bianchini è amico da anni ricevendo in dono anche una delle prime casacche da campione d’Italia del fuoriclasse di Palù di Giovo. E a proposito di “divise famose” del ciclismo fanno bella mostra al museo le magliette di campioni del mondo di Gianni Bugno, Maurizio Fondriest e Mario Cipollini. Un legame, quello con i professionisti, che non si è mai interrotto e che prosegue con i protagonisti di oggi: Manuel Quinziato, Franco Pellizzotti, Daniele Bennati, Francesco Casagrande e Matteo Trentin sono solo alcuni dei tanti nomi passati per la Ciacci Piccolomini d’Aragona per bere un calice di buon Brunello e parlare di ciclismo in un ambiente rilassato e disteso. E poi c’è anche la solidarietà. Perché la famiglia Bianchini con la sua Asd “Brunello Bike” mette in vendita le maglie da ciclismo dell’associazione, il cui ricavato, ogni anno, va in beneficenza. Un’idea che vale una grande classica.

Il lungo weekend conclusivo di Jazz & Wine in Montalcino

Sarà un lungo e ricco weekend di musica quello che concluderà la ventesima edizione del Jazz & Wine in Montalcino. In Fortezza, questa sera, approda un altro Grammy Award, ovvero Roy Hargrove Quintet. Considerato uno dei più autorevoli trombettisti jazz al mondo Roy Hargrove, affiancato da Justin Robinson (sax alto, flauto traverso), Tadataka Unno (pianoforte), Ameen Saleem (contrabbasso) e Quincy Philips (batteria), proporrà un viaggio fatto di ritmo ed energia. Consacrato al primo posto come trombettista dai lettori della prestigiosa rivista Down Beat, Roy Hargrove è dotato di uno stile contemporaneo e personale con cui spazia nei vari generi musicali tra contaminazione e curiosità. Sabato 22 luglio spazio al jazz europeo con le trombe trascinanti di Enrico Rava e Tomasz Stanko che saranno le protagoniste dell’appuntamento di Jazz & Wine in Montalcino, il festival nato dalla collaborazione tra l’azienda vinicola Banfi, la famiglia Rubei dell’Alexanderplatz di Roma ed il Comune di Montalcino. La Fortezza medioevale ospita l’European Legends Quintet, il nuovo progetto che lega i due artisti: musica scritta a quattro mani che darà vita a un jazz moderno, lirico e vibrante con due diversi suoni di tromba dentro un’unica band. Per la prima volta appaiono insieme per dirigere un quintetto d’eccezione che unisce i jazzisti Dezron Douglas (basso), Gerald Cleaver (batteria) e Giovanni Guidi (pianoforte). Chiuderà la ventesima edizione del festival, domenica 23 luglio, il pianoforte di Danilo Rea che con il suo “Something in our way”, proporrà un viaggio di note ed emozioni nei grandi successi di due storiche band inglesi, i Beatles e i Rolling Stones. Tutti gli spettacoli di Jazz & Wine in Montalcino avranno inizio alle ore 21.45.

Rodolfo Maralli della Fondazione Banfi parla di Jazz&Wine in Montalcino

“Venti anni la dicono lunga sulla bontà di un progetto che per la prima volta nel mondo ha coniugato musica e vino di qualità”, commenta Rodolfo Maralli, presidente della Fondazione Banfi. “Quest’anno abbiamo fatto uno sforzo ulteriore. Stasera ci sarà il due volte Grammy Award Robert Glasper, che non è solo un musicista jazz ma ama altre contaminazioni come soul, funk, hip hop e blues. Domani aspettiamo la tromba di Roy Hardgrove, sabato arriva il più famoso jazzista italiano, Enrico Rava, insieme ad un’altra grande tromba americana, Tomasz Stanko. Chiuderemo domenica in grande stile col pianista più elegante e raffinato, Danilo Rea, talmente bravo che si esibirà da solo reinterpretando Beatles e Rolling Stones. Cresce l’interesse dei media, della critica, del pubblico. Le prime serate sono state fantastiche, siamo fiduciosi per le ultime quattro”. Guarda il video integrale: https://www.youtube.com/watch?v=GELUvNrgLZs

Sullo sfuso il Brunello è il rosso più quotato. Cencioni: “la qualità è sempre stata un nostro obiettivo”

Un nuovo primato per il Brunello di Montalcino che, dati alla mano, può essere considerato ancora una volta a tutti gli effetti il “re degli sfusi”. Il “borsino” degli sfusi di Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), su dati riferiti a giugno 2017 e analizzati da WineNews, fa emergere un quadro decisamente variegato ma non omogeneo. Per quanto riguarda i rossi è proprio il Brunello di Montalcino il vino che raggiunge la quotazione più alta in assoluto, oltrepassando i mille euro al quintale. Una notizia accolta in modo positivo dal settore. Contattato dalla Montalcinonews ll presidente del Consorzio del Brunello Patrizio Cencioni spiega “come i numeri dimostrino i risultati importanti ottenuti e sono un effetto della scelta del 2006 di diminuire le rese. Sul prezzo dello sfuso ci siamo mentre su quello della bottiglia ci sono alcuni casi non all’altezza del marchio anche se va sempre analizzata la situazione azienda per azienda. La quotazione tocca anche punte superiori ai 1300 euro al quintale. La qualità è sempre stata un nostro obiettivo, siamo sulla strada giusta ma è giusto non porsi limiti”. Un parere confermato dal direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino Giacomo Pondini: “il dato è indicativo di un momento positivo per la denominazione e certifica come tutta la filiera di produzione sia remunerata in modo adeguato”.

Analisi Winenews su borsino degli sfusi di Ismea: Brunello di Montalcino al top

Secondo l’analisi di Winenews sul borsino degli sfusi di Ismea, il Brunello di Montalcino raggiunge la quotazione più alta in assoluto. L’estate è ancora nel vivo, ma con le temperature di giugno e luglio che hanno dato un’accelerata importante alla maturazione delle uve, la vendemmia tra i filari del Belpaese è molto più vicina del solito, e allora diventa fondamentale, per le aziende, fare spazio in cantina. Cominciando dallo sfuso, a patto che ne sia rimasto sul mercato, con il valore calcolato, per le principali denominazioni da Ismea – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (dati a giugno 2017, prezzi alla produzione dell’ultima annata in commercio, franco magazzino produttore, e Iva esclusa, calcolati su medie statistiche, che possono differire in parte, in più o in meno, dalle reali quotazioni riscontrate dagli operatori sul mercato, ndr). Un vero e proprio borsino, analizzato (ed integrato) da WineNews, da cui emerge un quadro decisamente variegato, ma tutt’altro che omogeneo (www.ismeamercati.it). Partendo dai vini rossi, nelle Langhe il Barolo spunta lo stesso prezzo di un anno fa, 820 euro al quintale (anche se, di fatto, non c’è più prodotto e non ci sono scambi, ndr), mentre il Barbaresco guadagna il 7,3% ed arriva a 515 euro al quintale, con il Nebbiolo d’Alba che resta sui 285 euro al quintale, ed il Dolcetto, sia di Alba che di Diano, stabile a 150 euro al quintale. Sempre in Piemonte, a fare il punto sul mondo “Barbera”, è il Consorzio della Barbera d’Asti e Vini del Monferrato: si parte con il Piemonte Barbera, che oscilla tra i 70 ed i 110 euro a quintali, mentre la Barbera d’Asti va tra i 100 ed i 150, la Barbera d’Asti Superiore tra i 150 ed i 250 euro al quintale, mentre il Nizza è intorno ai 250. Ed interessante anche la performance del Ruchè, tra i 260 ed i 320 euro al quintale. Meglio ancora fa il Brunello di Montalcino, il vino che raggiunge la quotazione più alta in assoluto, superando i mille euro al quintale (1.010, +14,1%), mentre, rimanendo nella Toscana del Sangiovese, il Chianti Classico è su di una quotazione di 230 euro al quintale. Bene anche Bolgheri, con il prezzo dello sfuso, nonostante un livello di scambi relativamente marginale, che, come dice a WineNews il Consorzio dei Vini di Bolgheri, tocca i 500 euro al quintale, il 11% in più della media degli anni precedenti. Ultimo dei toscani, il Nobile di Montepulciano, con l’ultima annata in commercio, fa sapere il Consorzio del Vino Nobile, la 2014, che oscilla tra i 280-350 euro al quintale. Per l’Amarone, invece, i dati arrivano direttamente dalla Camera di Commercio di Verona, che parla di un range che va, per l’annata 2013 dell’Amarone della Valpolicella Classica, di 850-950 euro al quintale, mentre la 2014 spunta prezzi inferiori, 800-900 euro al quintale, prezzi che scendono in media di 50 euro per gli Amarone prodotti nelle altre zone. Il Valpolicella, invece, mantiene le stesse quotazioni di un anno fa: 285 euro al quintale. Infine, tra i grandi rossi, perché ormai tale si può considerare, l’Etna, a 150 euro al quintale, in crescita dell’11,1% sul 2016. Detto dei più quotati, ci sono poi quei rossi che, facendo i conti in tasca al commercio enoico italiano, fanno i grandi volumi. Come il Chianti, che costa 97,50 euro al quintale; perde qualcosa anche il Lambrusco di Sorbara, a quota 75 euro al quintale (-7,4%), così come il Montepulciano d’Abruzzo, a 73,75 euro al quintale (-4,1%). Infine, un vino in crescita, non tanto nel prezzo quanto nell’interesse dei wine lovers, il Rosso Conero, a 112,5 euro al quintale. Spostando l’attenzione sui bianchi (dalle rilevazione mancano quelli dell’Alto Adige, da sempre ai vertici assoluti per quotazione, ndr), salta immediatamente all’occhio la quotazione del Gavi, che, con una crescita del 10% sul 2016, tocca i 275 euro al quintale, una dinamica di prezzo ricalcata specularmente dal Cortese di Gavi. Entrambi, così, scavalcano il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, che spunta una quotazione di 270 euro al quintale, esattamente come un anno fa, mentre, al contrario, il Prosecco Doc perde il 16,7%, fermandosi a 187,50 euro al quintale. Stabile, a valori sempre importanti, il Pinot Nero del Trentino, la base delle migliori bollicine di Trentodoc, quotato 235 euro al quintale. Anche il Roero Arneis conferma le quotazioni 2016, a 170 euro al quintale, mentre in Veneto sono in calo sia il Soave (68,5 euro a quintale) che il Soave Classico (92,5 euro a quintale). Dalle Marche, invece, secondo diverse fonti, il Verdicchio di Jesi viaggia intorno agli 85 euro a quintale, mentre quello di Matelica si attesta intorno ai 90 euro. Grande movimento tra le tante denominazioni del Lazio, nel bene e nel male: se il Colli Albani e Frascati perdono, rispettivamente, il 12,6% (45 euro al quintale) e l’11,8% (75 euro al quintale), infatti, il Marino guadagna il 12% (70 euro al quintale).

La vigna ha memoria. Ecco l’ultima ricerca dell’AIVV sul Sangiovese

La vigna sembra mostrare una memoria genetica di dove proviene. È stato questo il tema principe dell’incontro intitolato “Sentieri: un percorso di ricerca nel vitigno Sangiovese”, organizzato il 10 luglio dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino e da Foragri, il Fondo nazionale per la formazione continua in agricoltura, presso la Galleria del Cardinale di Palazzo Colonna a Roma. Lo spunto del convegno lo ha fornito una recente ricerca scientifica compiuta dall’Accademia stessa. Uno studio effettuato sul Sangiovese che sembra mostrare che nel Dna delle viti resti traccia del terreno in cui è stato tradizionalmente coltivato. Il risultato innovativo della ricerca è stato presentato nella relazione dei ricercatori del Crea-Vit di Arezzo Paolo Storchi e Stefano Meneghetti, coordinati da Roberto Bianchi, Direttore generale di Foragri. Lo studio è stato effettuato sul Sangiovese perché è il più diffuso vitigno italiano ed è coltivato in molte regioni del Paese, ma grazie alle sue antiche origini, oggi mostra un’elevata variabilità morfologica che ha portato alla selezione di molti biotipi locali con più di un centinaio di cloni registrati. Esso principalmente si divide in due famiglie: Sangiovese grosso, il più diffuso e presente nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite, e Sangiovese piccolo, spesso chiamata come Sanvicetro e non presente nel Catalogo Nazionale. Un altro elemento che porta ulteriori confusioni sul Sangiovese è la ricca presenza di denominazioni locali di questo vitigno: basti pensare al Brunello di Montalcino, al Morellino di Scansano, al Prugnolo di Montepulciano, al Chianti fiorentino e classico, ai Sangiovesi romagnolo, di Pitigliano e del Valdarno, solo per citarne alcuni, che all’analisi varietale risultano tutti Sangiovese grosso, così come il Nielluccio coltivato in Corsica.

Si è quindi condotto uno studio molecolare sulle due varietà di Sangiovese, chiamate Sangiovese grosso e Sangiovese piccolo, affiancando anche una terza cultivar, quella del Montepulciano (per fare un’analisi non solo intra- ma anche inter- varietale di maggior respiro), allo scopo di verificare se, come successo in altre cultivar di vite, accessioni di uno stesso vitigno coltivato in areali differenti potessero poi differenziarsi a livello molecolare, così come avviene a livello enologico nei vini. I sottogruppi hanno tutti mostrato un legame con la differente provenienza geografica delle accessioni stesse: per il Sangiovese grosso si sono evidenziati 4 raggruppamenti principali, uno riguardante le accessioni provenienti della Toscana (il più numeroso), uno per quelle di Lazio ed Emilia-Romagna, uno per quelle del Nord Italia e uno per quelle del Meridione. In particolare, considerando solo le accessioni toscane e inserendo il Nielluccio corso come out-group, si è notato come i materiali di Montalcino (Brunello) si sono raggruppati separatamente a quelli del Chianti classico e fiorentino, alle accessioni di Scansano (Morellino) e a quelle di Montepulciano (Prugnolo), staccandosi dalle tre accessioni di Sangiovese romagnolo che hanno costituito quasi un secondo out-grup. Questi risultati confermano che la differenziazione dei biotipi di Sangiovese grosso nel territorio toscano seguono un gradiente geografico strettamente legato ai loro areali di coltivazione, pur trattandosi di accessioni tutte identificate agli SSR come Sangiovese grosso

La dimostrazione è stata poi suffragata, per gli aspetti agronomici, da Stefano Cinelli Colombini, amministratore delegato di Fattoria dei Barbi che ha riportato le ricerche pluriennali della sua azienda, e per gli aspetti enologici dal professor Vincenzo Gerbi dell’Università di Torino.

Nel pomeriggio produttori e giornalisti hanno dibattuto in tavola rotonda sull’impatto che la ricerca presentata al mattina potrebbe avere: coordinati dal professor Davide Gaeta, dell’Università di Verona, si sono confrontati Lamberto Frescobaldi dei Marchesi Frescobaldi, Emilia Nardi delle Tenute Silvio Nardi, Alessandro Mori del Marroneto, Giacomo Neri di Casanova di Neri, entrambi autori di un Brunello di Montalcino da 100/100 punti di Decanter. I relatori, insieme al sommelier Luca Gardini e il professor Antonio Calò, hanno discusso con passione sulla possibilità che questa scoperta aprisse le porte ad una possibile divisione in sottozone, come per la zonazione del Bordeaux, o ad una certificazione di Cru aziendale, su modello della Borgogna.