“Eat Parade”: ecco la puntata sul Brunello di Montalcino

“Eat Parade” (www.tg2.rai.it), la rubrica del Tg2 curata dal direttore Marcello Masi e condotta da Bruno Gambacorta, racconta il Brunello di Montalcino. Un viaggio attraverso i 50 anni dal riconoscimento della Denominazione Brunello di Montalcino raccontati da Jacopo Biondi Santi, patriarca del Brunello, Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio, e Alessandro Regoli, direttore di WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del wine&food, con sede nella patria del Sangiovese più famoso al mondo.

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Tg2 – Eat Parade

Vino, Italia giù dal podio dei consumatori. Negli Stati Uniti, tra i vini più apprezzati c’è il ‪Brunello‬ di ‪Montalcino

Il Belpaese, secondo Coldiretti, scende dal terzo gradino del podio e si classifica al quarto posto, dopo Germania, Usa e Francia, nella lista mondiale dei paesi consumatori, con poco meno di 20,5 milioni di ettolitri nel 2015. L’Italia deve quindi abbandonare il podio dei maggiori consumatori di vino del mondo: raggiunta dalla Germania, è ormai preceduta da Stati Uniti, dove, invece, si beve sempre più volentieri e tra i vini più apprezzati ci sono Chianti, Brunello di Montalcino, Pinot Grigio, Barolo e Prosecco, e Francia.
La crescita dei consumi in Italia è stata infatti troppo bassa per tenere testa a quella più rapida avvenuta in Germania, come indica l’analisi di Coldiretti, basata sui dati dell’Organizzazione Mondiale del Vino e della Vite (Oiv). Sulla classifica dei maggiori consumatori di vino si sono fatti sentire l’aumento dell’1% dei consumi negli Stati Uniti e la contemporanea riduzione dell’1,2% dei consumi in Francia. Nello stesso periodo in Italia i consumi hanno registrato un aumento molto debole, di appena lo 0,3%, contro quello decisamente più consistente della Germania pari a +1,1%.
“Il risultato – rileva l’associazione – è che la quantità di vino Made in Italy consumato in Italia è risultata addirittura inferiore di quella bevuta fuori dei confini nazionali”.

“SiGira”: la promozione turistica attraverso i video emozionali

Raccontare il territorio attraverso il prodotto che lo caratterizza, utilizzare la narrazione come strumento di marketing. Questo il tema dell’incontro di ieri, di scena nell’atrio della Biblioteca Comunale del Comune di Montalcino, organizzato da “SiGira. Il tuo viaggio a portata di click” (www.sigira.it), il portale online di promozione turistica che raccoglie esperienze originali e particolari e le “racconta” attraverso video emozionali che consentono di far vivere, in anteprima, un’esperienza ai viaggiatori che vogliono avventurarsi anche al di fuori degli itinerari consueti.
All’incontro è stata presenta anche la Case History di una tra le più note cantine di Montalcino: Tenute Silvio Nardi.
“Sono sempre di più – ha spiegato Valentina Mencaccini, marketing communications specialist – le grandi e le piccole aziende che decidono di stupire, coinvolgere ed emozionare attraverso la loro storia o quella dei propri prodotti. E sono sempre di più i consumatori che scelgono di acquistare un prodotto, per i valori che quel prodotto porta con sé, per la sua storia o per quella dell’”eroe” che lo ha costruito o narrato. L’antica arte del narrare si trasferisce nel marketing e raccontare, anzi “raccontarsi”, diventa il modo migliore per stimolare “l’esperienza d’acquisto”.
Un servizio rivolto ad imprese del settore turistico o collegate e complementari al mondo dell’ospitalità promuovendo itinerari, rotte turistiche ed esperienze inconsuete.
“Nel 2016 – commenta Valentina Mencaccini – la gente è “affamata” di genuinità e sincerità. Siamo tutti bombardati da milioni di informazioni e veniamo conquistati solo quando riconosciamo una storia vera, di valore, autentica. Storytelling è questo: saper costruire delle storie. Per incuriosire e stimolare il visitatore il quale, ancor prima di trovarsi sul posto, sarà in grado di assaporare le sfumature e le caratteristiche principali delle mete o dei prodotti prescelti”.

Il Brunello di Montalcino conquista Vinitaly

Se, come è noto, il Vinitaly è il termometro meglio tarato capace di intuire e prevedere le tendenze del mondo del vino, il quadro che ne esce è abbastanza chiaro. I vini che basano la loro forza sulla tradizione vincono sul mercato, soprattutto oltreconfine. E, guardando questo quadro di riferimento, il Brunello, con 120 cantine presenti alla kermesse, risulta vincente. A testimoniare la forza del re del Sangiovese sul panorama enoico mondiale è, ancora una volta “Opera Wine”, anteprima di Vinitaly by VeronaFiere e Wine Spectator, l’evento-degustazione che celebra i 100 produttori cult d’Italia e che ha premiato ben 8 etichette di Brunello e 6 rinomati brand enoici con interessi anche su Montalcino. Ma a contare non sono solo il gusto e la qualità di un prodotto ma anche la storia e la tradizione che si assaporano assaggiando un vino, ed anche in questo il Brunello è vincente. A darne testimonianza il Premio “50 Vinitaly Insieme” che ha premiato le cantine che hanno partecipato, fin dalla prima edizione della kermesse, tra le quali Fattoria dei Barbi. Protagonista illustre, per il Brunello, l’ambasciatore Usa in Italia John Phillips che, dopo essere stato “guest star” a sorpresa a “Benvenuto Brunello 2016”, non si è fatto scappare l’occasione di omaggiare, nel tour a Vinitaly, inaugurato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Toscana e le sue importanti denominazioni con una visita ai produttori di Brunello all’interno dello stand del Consorzio. Ciliegina sulla torta per la kermesse, l’arrivo a Vinitaly del Premier Matteo Renzi che, come da indiscrezioni di WineNews, ha partecipato ad una colazione di lavoro da Allegrini, celebre griffe dell’Amarone della Valpolicella che produce Brunello nella cantina San Polo a Montalcino. Attorno a lui un selezionato gruppo delle più importanti griffe italiane: da Frescobaldi che a Montalcino possiede Castelgiocondo e Luce della Vite, a Marchesi Antinori che produce Brunello a Pian delle Vigne, e Gaja, con, a Montalcino, la tenuta di Pieve Santa Restituta.

B2B: incontri al Consorzio del Brunello

Archiviato Vinitaly, non si ferma la campagna di promozione che il Consorzio del Brunello di Montalcino porta avanti tutto l’anno. Prossimo appuntamento in agenda, quello con una delegazione di buyers del Monopolio dell’Ontario (Lcbo) che il 18 aprile, accompagnate da alcuni referenti di PromoFirenze con cui il Consorzio collabora per l’organizzazione degli incontri B2B, farà tappa nella patria del Brunello. I referenti del Monopolio, inoltre, sceglieranno e visiteranno quattro aziende simbolo a Montalcino tra il 17 e il 18 aprile. Una platea di esperti del settore che conferma il grande appeal che ruota intorno al Brunello.

Vinitaly 2016: i numeri del Consorzio

Coinvolti ben 28.621 fan sulla pagina Facebook, 6.350 follower su Twitter, oltre 1.500 internauti sul Brunello Blog e il canale Youtube che ha raggiunto quota 55.207 visualizzazioni. Con questi numeri Vinitaly 2016 chiude i battenti e la MontalcinoNews tira le somme sul lavoro fatto nei giorni di kermesse per il Consorzio del Brunello attraverso i profili social ed il blog che hanno fatto vivere, in diretta, i momenti più interessanti dell’appuntamento veronese. Vinitaly si conferma un evento amato dai wine lovers, ma anche dai “social addicted” con i canali ufficiali del Consorzio del Brunello presi d’assalto dagli internauti, nuova frontiera digitale per il mondo del vino, al centro dell’incontro a Verona fra il Premier Matteo Renzi e Jack Ma, fondatore di Alibaba.

Appuntamenti del Brunello

Archiviato Vinitaly il Brunello e i suoi produttori hanno solo qualche giorno di meritato riposo per prepararsi a nuovi eventi e manifestazioni. Grazie al progetto Top of the Dop, la coppia Brunello-Franciacorta vola a maggio in Germania e a luglio in Inghilterra, con tappa a giugno a San Paolo in Brasile. Tour de force per il Consorzio con gli incoming, da aprile ad ottobre a Montalcino: Giappone, Sud Est asiatico, Usa, Canada, Brasile e Norvegia. E, prima di Benvenuto Brunello Italia, ad ottobre, c’è “Incoming Enoteche Vinarius”.

Montalcino: dalla vite, la vita. Scommessa vincente

Ex vite vita. Dalla vite, la vita. È l’antico motto latino che racconta una storia incredibile, su cui pochissimi avrebbero scommesso e che, invece, segna l’inizio della travolgente “cavalcata” che ha visto i vigneti di Montalcino salire sull’Olimpo dei più pregiati al mondo, benedetta da una crescita in valore del 2474% (percentuale attualizzata su coefficienti Istat) degli ettari coltivati a Brunello in oltre 40 anni dalla costituzione del Consorzio del Brunello di Montalcino (1967). Negli anni Sessanta un ettaro di terreno vitato e/o vitabile (fabbricati annessi) valeva 1,8 milioni di lire, pari a 15.537 euro (cifra ottenuta con il calcolo dei coefficienti Istat per l’attualizzazione dei valori), e oggi, un ettaro di Brunello vale oltre 400.000 euro. Dieci anni dopo, nel 1977, un ettaro (fabbricati e vigne vecchie incluse) valeva il doppio: 3,5 milioni di lire, ovvero 1.810,00 euro, ma è il 1987 l’anno della svolta, che segna l’incremento più considerevole perché un ettaro di Brunello arriva a costare 50 milioni di lire (pari a 50.140 euro), in altre parole 50 volte in più rispetto al 1977. Valori importanti che, ancora oggi, testimoniano la sempre più grandezza enologica del Brunello.

“Donne & Vino”: Antinori e Allegrini sul podio

Le donne più autorevoli ed interessanti nel mondo del vino? Sono Albiera Antinori, medaglia d’oro, che a Montalcino possiede la cantina Pian del Vigne, seguita da Marilisa Allegrini, medaglia d’argento, che rappresenta il nome del Brunello con la cantina San Polo, e Elena Martusciello, medaglia di bronzo. Seguono il podio delle “aziende in rosa” Gaja Gaja, Francesca Planeta e Marina Cvetic, al timone delle cantine omonime.
A dirlo è una ricerca su “Donne & Vino”, promossa dal Consorzio Vini Piceni e realizzata da Live Spin Off (www.liveintangibles.it) dell’Università Politecnica delle Marche, che mette sul podio le quote rosa a cui fanno eco importanti brand dell’Italia enoica con interessi anche in terra di Brunello, classificato come la Denominazione italiana più coinvolgente ed emozionante, seguito da Franciacorta e Prosecco. Brunello anche tra i brand più amati come confermato dalle griffe più apprezzate nella ricerca: Antinori, Biondi Santi, Gaia, Frescobaldi e Banfi.
La ricerca condotta su un campione di donne tra i 18 e i 60 anni, interessate per oltre il 70% a seguire un corso di approfondimento sul vino e con un alto livello di istruzione, diplomate e laureate, dal Professore Gabriele Micozzi, evidenzia come, per la maggior parte di esse, un uomo che non beve vino sia poco interessante (55%), mentre uno che lo fa, e lo preferisce ad altre bevande alcoliche, è considerato divertente (32%), perché sa vivere e scegliere bene.
Per la maggior parte delle donne intervistate, emerge, sono coinvolte sopratutto dallo story telling (65%), un produttore che racconta il suo vino, meglio se raro (55%) piuttosto che noto, o da uno chef che consiglia un abbinamento (19%), e fra i personaggi più interessanti legati al mondo del vino e del cibo ci sono, al primo posto, Antonino Canavacciuolo, seguito da Carlo Cracco e Simone Rugiadi.
E se si tratta di scegliere il vino al ristorante? La maggior parte delle donne si affida al compagno di convivio (41%) marito, compagno, o amico che sia, ma una buona fetta, interessata soprattutto ai vitigni autoctoni tipici di una zona geografica ben delimitata (76%), partecipa alla scelta. In minoranza quelle che affidano la scelta al cameriere (24%).
E se, per la maggioranza, una bottiglia di vino preziosa va bevuta con il fidanzato o il marito (41%), perché talvolta sempre stando alla ricerca aumenta anche la passionalità (70%), in un momento di grande complicità con un uomo, la maggior parte di esse, che nei confronti del vino si sentono curiose (47%) e appassionate (19%), si affiderebbero ad una bollicina bianca (28%).
Le donne, che vorrebbero bottiglie ed etichette con informazioni esaustive sui vitigni usati, che spieghino il territorio di provenienza e gli abbinamenti gustativi, sempre più richiedono un salto di qualità nella comunicazione delle cantine, esigono una comunicazione diretta fatta dai produttori; infatti secondo il campione un produttore che racconta il suo vino è 14 volte più efficace di una pubblicità tradizionale e 5 volte di più di un blogger.

Focus: La ricerca
Il ruolo delle donne nel mondo del vino è sempre più importante. Come confermano molte ricerche, è donna il 41% dei consumatori di vino, le produttrici rappresentano oltre il 30% delle aziende italiane, le sommelier hanno superato il 40%. Lo stesso Presidente Mattarella nell’inaugurazione del Vinitaly 2016 ha sottolineato l’importanza delle donne per l’evoluzione del mondo del vino. Per questo motivo il Consorzio Vini Piceni ha voluto promuovere una ricerca sull’universo femminile sviluppata poi da LIVE (spin off della Università Politecnica delle Marche con il Professore Gabriele Micozzi Docente di Marketing curatore delle ricerca. Questa seconda edizione della ricerca è basata su un campione stocastico di oltre 1200 interviste web ed off line a donne italiane tra 18 e 60 anni ed è strutturata in due parti: il vissuto del terroir Piceno e delle DOC, DOCG e IGT del Piceno, e l’analisi comportamentale dell’universo femminile a livello italiano.
Angela Velenosi Presidente del Consorzio Vini Piceni conferma il valore di questo Osservatorio: “è un’opportunità enorme per monitorare in modo scientifico un universo quello femminile che è sempre più ricco di stimoli, sollecitazioni, richieste ed esigenze per noi produttori. La sensibilità delle donne è una ricchezza per il vino: il lavoro straordinario di molte colleghe anche del Consorzio, di molte sommelier, di molte giornaliste e di molte consumatrici, è uno stimolo a fare ogni giorno meglio. Spesso noi donne dovendo coniugare una moltitudine di impegni dobbiamo essere anticipatrici del futuro, ed attente ai segnali deboli. Noi donne amiamo la nostra terra e ogni giorno cerchiamo con energia e sacrificio di contribuire a costruire dei valori di cui possano godere le nostre future generazioni”.

Rivella: quando il Brunello di Montalcino era solo una speranza…

“Quando misi piede a Montalcino per la prima volta ero prevenuto. Da buon piemontese mi chiedevo: possibile che questo Brunello possa fare concorrenza a Barolo e Barbaresco? Ovviamente mi dovetti presto ricredere…”. L’enologo che, accompagnato da un pizzico di scetticismo, arrivò nel 1977 a Montalcino era Ezio Rivella, chiamato dai Mariani, famiglia italo-americana che aveva deciso di fondare la Castello Banfi. Rivella non sapeva ancora che avrebbe svolto un ruolo determinante nella storia di questo vino. “Mi resi subito conto – racconta Rivella – che c’erano le premesse per realizzare grandi cose, ma nessuno faceva niente. Era tutto abbandonato. Per conto dei Mariani comprai 3.000 ettari di terreno a 3,5 milioni di lire all’ettaro: una cifra che oggi fa sorridere. Ma allora il Brunello era solo una scommessa, o meglio una speranza…”.