Brunello in Wine Spectator’s Grand Tour 2014

Montalcino fa la parte del leone, con ben 16 realtà enoiche presenti sul territorio, con proprie etichette, che voleranno negli States dal 29 aprile al 3 maggio, per il Wine Spectator’s Grand Tour 2014, uno dei road show più esclusivi e attesi dagli appassionati di vino americani che farà tappa a New York, Washington e Las Vegas. Tanto Montalcino per le 11 etichette di Brunello a cui si aggiungono 5 cantine presenti anche in questo territorio che testimoniano, ancora una volta, la grande passione degli americani per il vino di Montalcino.

Focus - Le cantine di Montalcino dello Wine Spectator’s Grand Tour 2014 (29 aprile New York, 1 Maggio Washington D.C., 3 Maggio Las Vegas)

Allegrini (è presente a Montalcino con San Polo)

Altesino

Antinori (è presente a Montalcino con Pian delle Vigne)

Castello Banfi

Caparzo

Casanova di Neri

Ciacci Piccolomini D’Aragona

A & G Folonari (è presente a Montalcino con Tenuta La Fuga)

Marchesi de’ Frescobaldi (è presente a Montalcino con CastelGiocondo)

Fuligni

Luce della Vite

Tenute Silvio Nardi

Siro Pacenti

La Poderina

San Felice (è presente a Montalcino con Campogiovanni)

Valdicava

Trimestrale di cassa: parlano i produttori di Brunello

Un’annata non semplice ma con un sentiment positivo e un obiettivo chiaro: arrivare alla quota del 70% di export. Ecco il “primo trimestre” per le etichette di Brunello di Montalcino che continuano a credere, e a investire, sull’esportazione anche in questo primo scorcio di 2014. “Un anno che è iniziato – spiega Enrico Viglierchio, Banfi – seguendo il filone del 2013: c’è un consolidamento e si vedono delle buone performance soprattutto sulla fascia medio alta dei nostri prodotti, sia in Italia che all’estero”. L’annata in commercio, il 2009, “abbastanza apprezzata dalla critica” come sottolinea Patrizio Cencioni, Capanna, per alcune cantine registra una partenza delle vendite “stabile”, nel primo trimestre, mentre per altre è “a rilento” come spiegano Caprili, La Mannella e Ciacci Piccolomini che sottolinea “l’importanza dei tour promozionali all’estero per far conoscere la nuova annata”. Se l’esportazione continua “a tirare” le vendite, anche le caratteristiche del Brunello 2009, “più pronto da bere, rispetto ad altre annate”, come sottolinea Francesco Ripaccioli, Canalicchio di Sopra, si pongono sul mercato con una valenza commerciale, soprattutto nella ristorazione, molto interessante.

Vinitaly, il saluto di Matteo Renzi al Brunello di Montalcino

Brunello di Montalcino? No, grazie pane e prosciutto. Ecco il “saluto” del presidente del Consiglio Matteo Renzi alla Toscana davanti ad una delle griffe leader dell’Italia enoica come Castello Banfi. Il premier invitato a bere un calice di Brunello, risponde, alla toscana: “il problema non il bere, è il ribere”. E sempre qui, davanti a Castello Banfi, spazio per un’altra battuta con le principesse Guicciardini Strozzi che, con la loro cantina storica della Vernaccia di San Gimignano (dove l’ex premier britannico Tony Blair andava a giocare a tennis), che hanno lo stand davanti a Banfi, Renzi dice: “il vino è l’unico punto di contatto tra senesi e fiorentini che può funzionare”.

Consuntivo 2013: il Brunello tiene in volumi e valori

Calici di Brunello

Calici di Brunello

Il Brunello tiene e, in alcuni casi, accelera in volumi sull’export (70% nel 2013) e in valore (in media -1% sul 2012, ma ci sono realtà che hanno registrato il +5%) toccando un fatturato complessivo di 165 milioni di euro. “Un volano per il territorio grazie – spiega Ripaccioli, vicepresidente del Consorzio del Brunello – alla riconoscibilità del brand in cui la flessione di bottiglie (-3%) dimostra le scelte di qualità di Montalcino”.

Lavoro, stranieri e melting pot: parla Bonomi

È Aldo Bonomi, uno dei più importanti sociologi italiani, che si occupa delle dinamiche sociali, antropologiche ed economiche dello sviluppo territoriale, ad intervenire su uno dei temi caldi che riguardano il mondo del vino e i territori come Montalcino: gli immigrati e il loro lavoro tra i filari. In risposta all’Inchiesta “Versa il melting pot nel bicchiere” – condotta da Winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere – sulla percentuale degli stranieri nei Comuni più importanti dell’Italia del vino, “Straniero è una “parola magica”, importante, una parola che produce a volte anche paura – dice Bonomi. Che usiamo in termini positivi, come quando parliamo della conquista dei mercati stranieri, quando siamo capaci di fare globalizzazione, e ne siamo entusiasti. A volte, invece, questa parola evoca un senso di “invasione”, come nel dibattito sempre aspro attorno all’immigrazione. Dal mio punto di vista, questa parola rappresenta una sola cosa: opportunità. È un’opportunità quando si presenta come “braccia”, che, non dimentichiamo, sono uomini e quindi dobbiamo stare molto attenti a ragionare su chi lavora nella nostra agricoltura e nei nostri territori. E poi ci sono – spiega il sociologo – i nuovi residenti, stranieri che, stanziandosi in quei luoghi, seguono il percorso del vino, perché il vino, lo sappiamo, ha la capacità di ridisegnare un territorio e la sua immagine, in distretti come Montalcino o come quello del Prosecco, dove anche i meccanismi produttivi rendono bello il paesaggio. A conferma di come il vino non sia solo un progetto commerciale, ma anche una forma per stabilire nuove reti di convivenza, nei lavori e nel mercato. Oltre che – conclude – un potente veicolo di immagine e turismo per i territori”. Ed è proprio quest’ultimo concetto che Montalcino ha fatto suo, da sempre. Un territorio, quello del Brunello, che, oltre ad essere uno dei simboli dell’enologia italiana nel mondo, è esempio di accoglienza e integrazione razziale, a tutti i livelli: dagli stranieri che arrivano per cercare lavoro nelle cantine di Brunello a chi, quelle cantine le compra. Un piccolo melting pot che in questa comunità di poco più di 5.000 abitanti sembra funzionare perfettamente.

La storia vista attraverso una bottiglia

Se sono i libri, quelle affascinanti fonti di sapere e conoscenza, a raccontare la storia, le tradizioni e l’evoluzione dell’uomo nei secoli, cos’è capace di raccontare la vita di un vino come il Brunello che fa, della sua longevità, il tratto stilistico fondamentale, se non proprio le vecchie annate e le bottiglie che ne conservano la memoria? Entrare in una cantina di Brunello, a volte dei veri e propri caveau blindati, dove i produttori conservano le bottiglie storiche dell’azienda è un’esperienza davvero suggestiva e affascinante. E quando, poi, si ha il privilegio di stappare alcune di quelle bottiglie polverose e gustare quei vini che parlano di tempi passati, del lavoro della natura e dell’uomo e dell’evoluzione del vino e di chi lo ha prodotto, sembrerà come di trovarsi in una antica biblioteca a sfogliare antichi volumi che raccontano la storia del mondo.

Gambelli loves Brunello di Montalcino

Nel 2015 si terrà durante “Benvenuto Brunello” l’assegnazione della targa commemorativa e dell’assegno da 1.500 euro al vincitore del Premio “Giulio Gambelli”. La presentazione del premio, nato nel 2012, che va all’enologo e non al vino, o ai vini, proposti, si è tenuta oggi a Vinitaly nello spazio del Consorzio del Brunello di Montalcino. Al via anche la caccia al miglior enologo under 35 che deve rispondere a un solo requisito: essere il più “gambelliano” di tutti. “Giulio Gambelli conosceva – ha commentato Patrizio Cencioni, vicepresiddente del Consorzio del Brunello – ogni cantina di Montalcino e ricordava caratteristiche di tutti i vini, fino alle più impercettibili sfumature”.

Identità da conquistare, la sfida del Rosso di Montalcino

Il Rosso di Montalcino piace perché non è “il figlio minore del Brunello” ma un’espressione democratica e alla moda del terroir del “re” del Sangiovese. A dirlo il sondaggio di Montalcinonews.com, giornale online e agenzia di comunicazione territoriale, che ha intervistato gli “specialisti” del vino: ristoratori, enotecari, il mondo della sommellerie ed enoappassionati in luonge bar e american bar, che hanno descritto il Rosso di Montalcino come icona di immagine e di stile giovane, grintosa, disinvolta e assolutamente cool. Ecco la fotografia del Rosso di Montalcino che attrae un target molto ampio di consumatori: è universale nelle scelte di genere, piace a uomini e donne in ugual misura e a un pubblico molto vasto che annovera, soprattutto, consumatori maturi. Il 70% dei consumatori, infatti, ha un’età compresa dai 30 a oltre 60 anni, un pubblico non particolarmente giovane ma interessato a scegliere vini dal grande carattere e dalla indiscutibile tipicità che lo portano ad essere presente sulle tavole dei gourmand. Il consumo, infatti, secondo il sondaggio della Montalcinonews, non è al bicchiere, come in molti pensano, ma, al contrario, enoteche e ristoranti, lo servono soprattutto alla bottiglia, una tipologia di consumo, quella alla bottiglia, preferita dal 90% degli enoappassionati. E il Rosso di Montalcino, sulle tavole dei ristoranti e delle enoteche, nell’80% dei casi ha un costo, alla bottiglia, che oscilla tra i 10 e i 20 euro. Un range di prezzo identica dal Nord al Sud dello Stivale, ovunque, infatti, il Rosso di Montalcino è richiesto dagli enoappassionati che lo scelgono, fuori casa, con una media di 2-3 volte a settimana: questa, per il 45% degli intervistati, la media delle richieste di Rosso di Montalcino. “Un vino non può nascere come una brutta copia di un altro, ma deve avere una propria identità e il Rosso di Montalcino – commenta Francesco Ripaccioli, vicepresidente del Consorzio del Brunello di Montalcino – sta raggiungendo una propria specificità: è questa la sfida per conquistare un segmento di mercato molto interessante”.

Sinergia e complementarietà tra Brunello e Franciacorta: nuovo modello di promozione

Il Brunello di Montalcino e il Franciacorta? Un “fidanzamento” improntato a fare sinergia e sistema sui mercati esteri con l’ambizione di trasformarlo in matrimonio per realizzare progetti ancor più importanti e ambiziosi come la partecipazione a bandi Ocm. A dirlo Maurizio Zanella, presidente Franciacorta, oggi, a Vinitaly, durante la presentazione dell’accordo tra il Consorzio del Brunello di Montalcino e il Consorzio Franciacorta. È l’attrattiva che i due brand, Burnello e Franciacorta, hanno su critica e pubblico il punto di forza su cui si basa il progetto, che unisce i due Consorzi, presentato questa mattina a Vinitaly, la rassegna internazionale di riferimento del settore enologico, con obiettivo comune il raggiungimento di risultati ancora migliori e più ambiziosi nell’export.
Sinergia e complementarietà, dunque, le parole chiave dell’accordo tra il Consorzio del Brunello di Montalcino e il Consorzio Franciacorta, per la prima volta insieme per promuovere iniziative congiunte per affermarsi ancora di più nei mercati di tutto il mondo: 27,5 sono i milioni di bottiglie che Brunello e Franciacorta producono: diversi per tipologia di vino ma uniti per appassionati e cultori che hanno in tutto il mondo, per il prodotto d’eccellenza e dalla forte tradizione, per l’impegno costante dei produttori e per il legame con il territorio di origine. Queste le motivazioni che hanno spinto i due Consorzi hanno a collaborare e sfruttare forze e competenze acquisite in una strategia comune di promozione.
Un incontro, quello di questa mattina, dove il vicepresidente del Brunello Francesco Ripaccili e il presidente del Franciacorta Maurizio Zanella hanno illustrato come “fare sistema” per ampliare la conoscenza delle rispettive realtà in Germania e in Gran Bretagna, raccontando la cultura dell’eccellenza enologica italiana.
Il progetto triennale di promozione del vino Brunello e Franciacorta è dedicato ai media e agli operatori attraverso azioni che si sviluppano all’estero. Dopo una prima fase di avvio, che ha visto stampa e operatori tedeschi in visita in Franciacorta e a Montalcino, è in programma nei prossimi mesi un educational rivolto agli addetti del settore inglesi.
Nelle città di Monaco, Francoforte, Londra e Manchester invece le due denominazioni proporranno seminari di degustazione tenuti da esperti sommelier e offriranno inoltre l’opportunità di approfondire la cultura gastronomica italiana.
Nel panorama enologico, i due brand rappresentano l’eccellenza nella qualità e il rigore nella produzione ormai riconosciuti da un pubblico di appassionati ed esperti, ora grazie all’impegno e alla passione dei numerosi attori coinvolti sono sempre più rivolti verso la conquista del mercato estero.

Brunello & Rosso per i “vip”

I grandi del mondo si danno appuntamento, in tavola, con i vini di Montalcino. Dopo il brindisi di Barack Obama, presidente degli Stati Uniti d’America, con il Brunello di Montalcino 2006 Le Potazzine, nella cena istituzionale a Villa Taverna, residenza dell’ambasciatore americano a Roma, oggi, è un altro presidente, quello del Belpaese, Giorgio Napolitano, a dichiarare il suo amore per la terra del “re” del Sangiovese. L’undicesimo, e attuale, Presidente della Repubblica Italiana, infatti, avrebbe ordinato, per la sua cantina privata, uno dei suoi vini preferiti: il Rosso di Montalcino Col d’Orcia, il vino di sole uve Sangiovese in purezza, prodotto secondo la tradizione dall’etichetta biologica. Anche il Rosso, quindi, è un “must have” per vip, governanti e capi di stato che, evidentemente, scelgono vini “alla loro altezza”.