“Jazz & Wine” by Maralli e Rubei

Edizione numero 18 per “Jazz&Wine” una delle rassegne più longeve e conosciute nel panorama musicale italiano e internazione. Quali novità aspettarsi? MontalcinoNews lo ha chiesto a Rodolfo Maralli e Paolo Rubei. “Quest’anno – racconta Maralli, responsabile marketing Castello Banfi – il festival è curato artisticamente dal figlio di Giampiero, ideatore ed anima della manifestazione, Paolo Rubei, che porta a Montalcino alcuni dei più importanti interpreti del panorama jazz nazionale e internazionale”. “La grande novità del programma di quest’anno è – dice Rubei – la creazione della “Jazz & Wine Orchestra”, un progetto che avevamo nel cassetto già da diversi anni e che sarà protagonista del primo concerto nella Fortezza di Montalcino con un ospite d’eccezione, Jesse Davis, il sax alto adesso più forte al mondo”.

Col di Lamo, un nuovo concept architettonico per il Brunello

Un progetto innovativo per Montalcino dedicato, e pensato, una realtà imprenditoriale interamente “al femminile”, attiva nel mondo del vino da più di 15 anni. E’ la nuova cantina Col di Lamo, un concept architettonico nato dalla volontà di creare un nuovo modo di “fare vino”, in un ambiente che prende le distanze dalle realtà vernacolari e si rivolge al mondo internazionale dei cultori del vino. Il progetto che Gianna Neri e la figlia Diletta hanno voluto per la cantina Col di Lamo mira ad essere una sfida al mondo delle wineries, firmato dallo studio milanese guidato da Giovanni del Boca e Alessandra Amoretti. Perfettamente integrata nel paesaggio, la cantina Col di Lamo è in parte inserita nel declivio naturale delle colline coltivate a Brunello che la circondano. Gli ambienti interni sono organizzati seguendo il ciclo di produzione del vino, dal conferimento dell’uva agli ambienti dedicati alla vinificazione, poi all’invecchiamento nelle botti, all’affinamento in bottiglia e infine imbottigliamento, secondo un percorso “rotatorio” organizzato intorno alla corte interna, per portare un inaspettato contributo di aria e di luce nel cuore della cantina, un giardino interno dove ulivi ed essenze tipiche omaggiano il paesaggio toscano. Un edificio che non dimentica però di riservare spazi alla degustazione e all’accoglienza dei visitatori e dei clienti cui è dedicato tutto il fronte principale, composto da una facciata vetrata a tutta altezza, sormontata da una lama in acciaio corten che si piega seguendo la conformazione naturale del paesaggio circostante. La copertura praticabile a verde diventa terrazza affacciata sulle coltivazioni e occasione per ospitare eventi all’aperto. Lo studio Rondini, guidato da Emilio Rondini, è stato, come dice Giovanna Neri, fondamentale nella realizzazione in tempi record della cantina.

Brunello per l’inaugurazione del Forum Fondazione Bertarelli

Fabrizio Bindocci, Claudio Tipa, Silvio Franceschelli, Alessandro NafiAnche il Consorzio del Brunello di Montalcino all’inaugurazione del Forum Fondazione Bertarelli, l’auditorium incastonato in un contesto ambientale suggestivo, nella zona di Poggi del Sasso, Cinigiano, nel cuore della Maremma Grossetana. A rappresentare Montalcino, il sindaco Silvio Franceschelli, il vice sindaco della città del Brunello, Alessandro Nafi, il presidente del Consorzio del Brunello, Fabrizio Bindocci, e Claudio Tipa, vice presidente della Fondazione Bertarelli e proprietario, nel territorio del Brunello, della cantina Poggio di Sotto. Il Forum Fondazione Bertarelli è un gioiello di acustica circondato da vigneti a perdita d’occhio, che ospiterà musica da camera, ma anche sinfonica, jazz e pop. Progettato dallo studio Edoardo Milesi & Archos, l’auditorium è nelle immediate vicinanze delle precedenti sedi dell’Amiata Piano Festival, la sala da musica San Giuseppe e la Cantina di ColleMassari (la prima verrà d’ora in poi utilizzata per registrazioni discografiche, la seconda sarà visitabile su prenotazione). La sala del Forum risponde a sofisticati criteri acustici naturali oltre che energetici e la capienza di 300 posti permetterà di andare incontro alla crescente affluenza del pubblico di Amiata Piano Festival, che nella scorsa edizione ha registrato il tutto esaurito, con lunghe liste d’attesa, in tutte le date del calendario.
Dal 25 al 28 giugno, i primi quattro imperdibili concerti di Amiata Piano Festival: tra classica, jazz e tanghi di Piazzolla. Tra pochi giorni prenderà il via l’undicesima edizione di Amiata Piano Festival, la prestigiosa rassegna internazionale che quest’anno è intitolata “Baccus”, la prima serie di concerti comincia giovedì 25 giugno con la Sonata op. 19 di Rachmaninov e una prima assoluta di 150 Decibel del compositore Nicola Campogrande, eseguiti dalla violoncellista Silvia Chiesa e dal pianista Maurizio Baglini. La serata avrà poi come protagonisti il pianista Carlo Guaitoli e il contrabbassista Attilio Zanchi, che insieme rileggeranno musiche da Bach a Gulda, in un’inedita jam session tra “classica” e jazz.
Il festival fondato e diretto da Maurizio Baglini e sostenuto dalla Fondazione Bertarelli proseguirà venerdì 26 con un omaggio alle donne in musica in cui si potranno ascoltare brani di compositrici come Clara Schumann, Fanny Mendelssohn e Lera Auerbach, oltre che di Chopin. Sul palco il Quartetto del Teatro San Carlo di Napoli con la pianista Enrica Ciccarelli. Sabato 27 è di scena l’insolito duo composto da Bethany Wiese, tuba, e Karol Gaida, trombone, che spazieranno da Schumann ai tanghi di Piazzolla, in collaborazione con il prestigioso Concorso Internazionale di strumenti a fiato “Città di Porcia”. Domenica 28 arriva un ensemble tra i più blasonati: il Quartetto del Teatro alla Scala di Milano, che interpreterà alcune pagine tra le più amate di Mozart, Beethoven e Schumann.
Nell’intervallo di ciascun concerto pubblico e interpreti potranno degustare insieme i pregiati vini offerti dalla Cantina ColleMassari, Cantina dell’anno 2014 nella Guida ai vini d’Italia del Gambero Rosso. Un brindisi con vista mozzafiato: il nuovo Forum Fondazione Bertarelli domina le distese di vigneti e uliveti a perdita d’occhio della tenuta di proprietà della famiglia Bertarelli – Tipa, che si trova in una posizione panoramica unica alle pendici del Monte Amiata.
Il cartellone di Amiata Piano Festival proseguirà con le consuete tre serie di concerti – sempre dal giovedì alla domenica, con inizio alle h. 19 – chiamate Baccus (25/26/27/28 giugno), Euterpe (30/31 luglio, 1/2 agosto) e Dionisus (27/28/29/30 agosto). Novità di quest’anno: il Concerto di Natale, il 12 dicembre 2015.

Brunello di Montalcino a Vinexpo 2015

Hall 1, Tuscan Pavillon, Stand BD 78. Ecco le coordinate del Brunello di Montalcino all’evento internazionale tra i più importanti del settore Vinexpo 2015, a Bordeaux, di scena fino al 18 giugno (www.vinexpo.com). Al tavolo consortile si potranno trovare le etichette di Banfi, Barbi, Campogiovanni, Capanna, Col d’orcia, Cupano, Donatella Cinelli Colombini, Scopone, Tenuta Vitanza e Uccelliera. Presenti con un proprio stand, invece, Altesino, Caparzo, Collosorbo, La Lecciaia, Le Chiuse, Piancornello, Poggio Antico, Ridolfi, Tenuta San Giorgio. Per l’inaugurazione, come si vede nelle foto del Consorzio del Brunello di Montalcino, è arrivato anche il Presidente delle Repubblica Francois Hollande, prima volta assoluta nella storia del salone francese che il taglio del nastro è celebrato alla presenza della massima carica della Francia. “Vinexpo è uno dei più importanti saloni del vino al mondo, ed io sono qui perché – ha detto Hollande – questa è la consacrazione di una filiera che in Francia dà lavoro a oltre 500.000 persone e vale oltre 10 miliardi di euro di avanzo commerciale. Una filiera di cui il Paese ha bisogno”.

Nato nel 1981, Vinexpo è sicuramente tra i saloni del vino più prestigiosi in Europa, e non solo per la località in cui si svolge, ma anche per il numero e il prestigio degli espositori. Quest’anno 2.350 e provenienti da 45 Paesi diversi. In primis Francia, con circa il 66% dei vini provenienti dalle sue diciassette diverse regioni di produzione, poi Italia e Spagna che, insieme alla nazione ospitante, forniscono il 50% della produzione mondiale. Tra le novità di questa edizione è sicuramente ‟The Blend”, un punto d’incontro, all’Hangar 14, dove giornalisti, visitatori ed espositori potranno ritrovarsi dalle 22 fino alle 2 del mattino, per continuare a discutere di vino, assaggiarlo e ballare.

Brunello nel luogo simbolo degli Stati Uniti in Italia

Il Brunello di Montalcino nel luogo simbolo degli Stati Uniti in Italia. È la sede dell’Ambasciata americana, nel centro della Capitale, Villa Taverna, la tappa che ieri sera ha visto il Brunello di Montalcino di scena per l’evento “Tour of the Villa Taverna Wine Cellar followed by a buffet dinner”. Tra i protagonisti l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Italia e il Presidente del Consorzio del Brunello. Villa Taverna a Roma è la storica dimora che dal 1933 ospita l’Ambasciatore degli Stati Uniti a Roma. Una villa dalla vita “diplomatica”, costruita nel sedicesimo secolo, ma con fondamenta che risalgono agli antichi romani, Villa Taverna prima di essere Ambasciata, ospitò sia nobili italiani sia un seminario gesuita. E il Brunello di Montalcino non è nuovo a varcare le stanze di questa come di altre blasonate ville, ma questa, in particolare, ha accolto personaggi che entreranno, e sono entrati, nella storia come i capi di Stato, Clinton, Bush padre e figlio e Tony Blair che, in visita per il funerale del Papa Giovanni Paolo II, erano ospiti dell’ambasciatore di allora Mel Sembler. E poi Mario Monti e Giorgio Napolitano che hanno incontrato l’ambasciatore David Thorne. Ma anche Giovanni Falcone che stringe la mano all’ambasciatore Peter Secchia e Audrey Hepburn e Meryl Streep fotografate in epoche diverse sempre ospiti di Villa Taverna.

Brunello di Montalcino nel “menu” dei turisti americani

Brunello di Montalcino nel “menu” dei turisti lungo tutto lo Stivale. A dirlo è la Coldiretti che spiega anche che l’apprezzamento per il vino varia molto a seconda delle nazionalità. Sarebbero gli americani ad amare particolarmente il Brunello di Montalcino, un vino che prediligono insieme a Chianti, Pinot Grigio, Barolo e Prosecco che piace però, molto, anche ai tedeschi insieme all’Amarone della Valpolicella ed al Collio mentre i russi bevono soprattutto Chianti, Barolo, Asti e Moscato d’Asti e gli inglesi Prosecco, Chianti, Barolo. “L’Italia – dice il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo – è l’unico Paese al mondo che può contare sulla leadership europea nella produzione biologica, ma anche sulla più ampia varietà di specialità alimentari legate al territorio con una presenza di residui chimici fuori norma nei cibi di appena lo 0,6 per cento, dieci volte inferiore alla media dei Paesi extracomunitari e meno della metà della Unione Europea”. Secondo Coldiretti, gli stranieri a tavola spenderebbero 1,75 miliardi di euro. Al cibo sarebbe destinato un terzo del budget che i turisti stranieri spenderanno durante il soggiorno in Italia per l’Expo con ben un miliardo di euro per ristoranti, pizzerie, bar, caffè e rosticcerie ai quali vanno aggiunti 750 milioni di euro per acquisti di vini e prodotti agroalimentari da consumare o da regalare. Emerge dalla prima mappa sulle vi del gusto elaborata dalla Coldiretti. Vino, formaggi ed olio di oliva Made in Italy raccolgono insieme il 44,9% degli interessi potenziali sul segmento del “Culinary Travel”, secondo la società specializzata in indagini sul turismo Jfc che ha analizzato le aspettative dei turisti stranieri. Dal Parmigiano Reggiano al Grana Padano ma anche mozzarella di bufala in Campania, Gorgonzola in Lombardia, Asiago in Veneto, Toma in Piemonte, Fontina in Valle d’Aosta, Caciocavallo in Puglia, Basilicata e Molise, Pecorino in Sardegna, Sicilia, Lazio e Toscana sono, secondo la Coldiretti, i formaggi più richiesti. Molto gettonate anche specialità dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma, dalla finocchiona Toscana alla porchetta di Ariccia, dalla soppressata alla salsiccia di Calabria.

Ciao Giampiero Rubei, “un amico del Brunello”

Lutto anche a Montalcino per la scomparsa di Giampiero Rubei, celebre patron dell’Alexanderplatz, da oltre 30 anni figura centrale nella organizzazione di festival e concerti jazz nella Capitale ma, qui, anima di “Jazz & Wine” il festival che ha fatto diventare una delle rassegne più longeve e conosciute nel panorama musicale italiano. “Jazz & Wine”, infatti è nato dalla collaborazione tra la Castello Banfi e l’associazione culturale Jazz&Image di Roma e il Comune di Montalcino. Un festival che da sempre propone una programmazione di assoluto livello, con artisti italiani e internazionali di indiscussa fama mondiale. Il ricordo più sentito, a Montalcino, arriva da Rodolfo Maralli, responsabile marketing e commerciale di Castello Banfi, l’uomo che l’ha portato in questa città: “sin da subito amico di Montalcino, è grazie a lui che nella città del Brunello è nato “Jazz & Wine”. Tutto nacque da un incontro in un bar che non dimenticherò mai, come tutti i grandi uomini della cultura e della musica, anche lui era diretto, imprevedibile, geniale, indipendente, rivoluzionario, ma anche sorprendentemente normale, un uomo a cui piaceva far festa e, soprattutto, una persona leale. Un altro ricordo che porterò sempre con me è legato alla sua ironia e alla passione con cui faceva il suo mestiere, mi diceva sempre che con “Jazz & Wine” ci rimetteva. Un festival, quello di Montalcino, a cui ha dato tantissimo, qui ha portato persone, miti, musicisti incredibili. Giampiero Rubei era un amico di Montalcino”. E, qui, Rubei ha portato artisti del calibro di Stefano Bollani e Roberto Gatto, Enrico Rava e Nick the Nightfly, Sarah Jane Morris e Scott Hamilton, Reggie Washington, Danilo Rea, Rossana Casale, Peppe Servillo, Mike Stern, Fabrizio Bosso, Luis Bacalov, Mimmo Locasciulli, Gino Paoli, Gato Barbieri – molti dei quali divenuti famosi al grande pubblico proprio da questo palco – ma anche Flavio Boltro a Javier Girotto, da Steve Grossman a Kurt Elling, da Tollak ad Enrico Pieranunzi, da Bill Smith ad Elio, da Natalio Mangalavite a Cinzia Tedesco, da Robin Eubanks a Gegè Telesforo, da David Liebman a Ray Gelato, da Al Foster a Cedar Walton, da Shawnn Monteiro agli Steps Ahead, da Irio de Paula a Tullio De Piscopo, da Giovanni Mirabassi ad Enzo Pietropaoli. Sono davvero molti i grandi artisti che, per celebrare e rinnovare l’incontro tra il jazz ed i grandi vini, diffondendo al grande pubblico il piacere di godere di questo connubio, sono arrivati a Montalcino per esibirsi sul palco di “Jazz & Wine”, artisti che, forse, senza le capacità e la sensibilità di Rubei e della Castello Banfi difficilmente avremmo potuto ascoltare a Montalcino. E Rubei, ovviamente, era impegnato a tutto tondo nel mondo della musica, se la sua biografia è strettamente legata alle vicende del club di via Ostia, luogo storico per l’universo della musica improvvisata, poi prendono corpo progetti importanti anche con altri generi musicali: dal cabaret alla storia del jazz passando per la fusion e la canzone, l’improvvisazione e l’r&b. Una passione, forse una vocazione, più che un mestiere che ha portato Giampiero Rubei a raccogliere fondi per la ricostruzione del Museo della Storia del Jazz di New Orleans dopo le distruzioni dell’uragano Katrina, ma anche ciclo di concerti “Jazz italiano a New York” con cui fece conoscere la musica improvvisata italiana agli appassionati della Grande Mela. “Nel jazz – spiegava Rubei – c’è il messaggio adrenalinico del Novecento: ritmo futurista e popolare, note per restare in piedi tra le rovine”.

Vino e territorio, i gioielli inscindibili di Montalcino

“La fama del Brunello permette che gli amanti del re del Sangiovese, ma anche i buyers e gli importatori vengano a trovarci qui a Verona, una vetrina così importante che attrae sempre gli esperti del settore”. Così Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, nei giorni di Vinitaly 2015, in una videointervista rilasciata alla Montalcinonews. Molti gli argomenti salienti: tra la kermesse e l’imminente Expo 2015, dal territorio alla valorizzazione fino all’annata che da pochi mesi è entrata sui mercati italiani ed internazionali. “Expo è un evento importante ed imprescindibile per il Brunello e per il Consorzio di tutela, ad oggi – spiega Bindocci – abbiamo fatto molti incontri sia con l’ente VeronaFiere sia con l’ente Toscana che organizza eventi “collaterali”. Saremo presenti, insieme ai consorzi del Chianti Classico e del Nobile di Montepulciano, all’interno di Expo, ma organizzeremo anche un evento fuori esposizione che vorremmo condividere anche con gli altri Consorzi toscani perchè è importante fare squadra e creare una rete di valorizzazione, anche con le realtà più piccole ed emergenti, non solo dei singoli territori vinicoli ma anche della Toscana in modo più composito”. Montalcino andrà a Expo con un’annata, la 2010, eccezionale, che ha fatto crescere vertiginosamente la percentuale di export, così come la soddisfazione e la fiducia dei produttori che prevedono una crescita nel 2015, per il sold out dell’annata e di tutta la produzione di Montalcino. Bindocci, poi, parla alla Montalcinonews di territorio: “spetta anche a noi produttori far conoscere il luogo di provenienza del Brunello per agevolarne la comprensione di coloro che ne acquistano e ne bevono. Il territorio di Montalcino è esteticamente bellissimo e affascinante e attrae un milione e mezzo di persone all’anno. Si tratta – racconta Fabrizio Bindocci – di un’isola felice dove le aziende hanno forti potenzialità, anche economiche, da reinvestire sia nelle aziende sia nel territorio per far crescere Montalcino tutta”.

Brunello sfuso introvabile, quotazioni a 1.600 euro ad ettolitro. Doppio su dati Ismea

Sold out dell’annata: il Brunello di Montalcino 2010 è già stato venduto. Quotazioni dello “sfuso”? Il Presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci alla Montalcinonenews: “È introvabile, siamo su 1.600 euro ad ettolitro, il doppio rispetto a quanto riportato dai dati Ismea”.Un prezzo davvero “enorme”, tanto che Bindocci parla di 1.600 euro ad ettolitro, appunto il doppio rispetto ai numeri di Ismea, elaborati da “Il Corriere Vinicolo”, che per il Brunello di Montalcino si attestano a quota 792,5 euro ad ettolitro, cifra seguita da Barolo a 712,5, Nobile di Montepulciano a 347,5 euro, davanti al Barbaresco a 311 euro. Un prezzo altissimo per il rosso, ancora di più se confrontato con il “più caro” vino bianco in “classifica”, secondo i dati Ismea, elaborati da “Il Corriere Vinicolo”, che mettono il Pinot Grigio Alto Adige a 247,5 euro ad ettolitro, di poco davanti al Valpolicella Classico, a 245 euro ad ettolitro.

Tim Atkin: clima e territorio, la “borgognizzazione” di Montalcino

Non una zonazione, ma una differenziazione che segua i criteri e gli andamenti legati a clima e territorio. Ecco, secondo Tim il “Master of wine”, un’autorità tra le figure più accreditate a livello internazionale, la strada che Montalcino potrebbe intraprendere in futuro. E, forse, proprio in questo momento, ora che il Brunello è ai vertici del made in Italy agroalimentare, che il territorio e la denominazione potrebbero cogliere l’occasione per fare uno scatto in avanti e gettare le basi per un nuovo sviluppo, magari capace di creare benefit per tutta l’area. Montalcino, che con il suo Brunello, riesce a spiegare, e vendere nel mondo, storia, tradizioni, cultura e immagine di un pezzo di Toscana, può, e secondo Atkin deve, ancorarsi ancora di più alla propria area geografica e alle particolarità del terroir. Tim Atkin, durante Benvenuto Brunello, ha tracciato la sua linea ideale sul vino di Montalcino: l’esistenza non di un Brunello ma di tanti, tantissimi diversi Brunello che nascono da dissimili, spesso lontane e differenti, esposizioni climatiche e conformazioni geologiche del suolo, a cui si aggiungono la mano e la sensibilità dei produttori. L’insieme di queste caratteristiche rendono il Brunello un vino affascinante ma di difficile comprensione. Se poi pensiamo – aggiunge Atkin – che le prossime vendemmie vedranno vini molto diversi da un’annata ad un’altra, ecco che una diversa classificazione potrebbe aiutare il consumatore a leggere meglio le sfumature e le caratteristiche proprie di ogni Brunello. E quando pensa alla classificazione, il pensiero di Atkin va alla Borgogna, ipotizzando, per Montalcino, il concetto di gran cru come il modello da seguire, quello più adatto alla denominazione toscana. Ma, come sottolinea lui stesso, questo è “un argomento molto complicato” definendo la materia addirittura “una questione politica” ma anche il prossimo passo che la denominazione dovrà, inevitabilmente, compiere.