“Cantine Aperte di Cristallo”: vini d’autore in Toscana

Open day “Cantine Aperte di Cristallo”: i vini d’autore del MTV – Movimento Turismo del Vino Toscana (www.mtvtoscana.com) si trasferiscono a Colle Val d’Elsa e propongono una degustazione itinerante dedicata ai wine lovers e agli amanti dell’artigianato artistico. Sabato 7 marzo, dalle 10 alle 18, saranno a disposizione i sacchettini con dentro i bicchieri e le mappe del percorso in tutte le soste dell’itinerario. “Quasi una mappa del tesoro, che porta nelle botteghe dei maestri vetrai e molatori e nel museo del Cristallo. E’ qui che gli appassionati di vino potranno scoprire come nascono i bicchieri più raffinati con un mix di design, artigianalità e alta tecnologia. Ogni tappa del percorso offre l’assaggio di tre cantine presentate dai loro artefici o dai Sommelier FISAR delegazione Siena Val d’Elsa” (www.fisarsienavaldelsa.it) spiega Violante Gardini presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, che ha fortemente voluto questo evento insieme al Consorzio del Cristallo di Colle Val d’Elsa (www.cristallo.org). A Colle Val d’Elsa, nella capitale del cristallo, dove nasce il 95% della produzione italiana e il 14% di quella mondiale, i grandi vini della Toscana vengono impreziositi dallo scintillio dei cristalli di design sulle tavole eleganti. “L’appuntamento del 7 marzo è un’occasione per i wine lovers e per gli “shopping addicted”, per conoscere e portare a casa i vini toscani del cuore con il bicchiere “giusto” ad un prezzo speciale” conclude Violante Gardini. Colle Val d’Elsa ha un passato etrusco e romano ma scopre la sua vocazione per il cristallo nel medioevo, attività che ancora oggi da lavoro a 700 persone ed ha un fatturato di 70 milioni di euro all’anno. Da non perdere la visita a “Colle alta” con i suoi palazzi antichi e i ristoranti gourmet,  alcuni dei quali con stella Michelin, che rendono la capitale del cristallo anche una capitale golosa. Le cristallerie e i maestri molatori, con le loro creazioni e decorazioni di cristallo, e le più pregiate denominazioni toscane, distillerie comprese, per la prima volta insieme nella Capitale del Cristallo, saranno in grado di regalarvi un esclusivo percorso didattico e sensoriale: a partire dalle degustazioni di Chianti Classico con le cantine Cantalici, Castello di Radda e Castellare di Castellina, di scena nel laboratorio della cristalleria RCR (www.rcrcrystal.com ), per poi proseguire nella cristalleria Collevilca (www.collevilca.it) dove vi aspettano l’Orcia ed il Brunello di Donatella Cinelli Colombini, il Carmignano di Tenuta di Capezzana e Artimino, ed il Nobile di Montepulciano Bindella. Fermata obbligata, presso questa cristalleria, per un momento glamour e senza tempo; la lezione sul bon ton della tavola elegante (ore 11:30) con le regole legate alla mise en place e all’uso dei bicchieri da vino. Proseguendo nelle tappe successive, le molerie diventano le protagoniste del percorso: la Moleria La Grotta del Cristallo (www.lagrottacrystal.com) dove ad attendervi ci sarà il Chianti dell’Agricola Tamburini, il Chianti Colli Senesi di Borgo Santinovo e vini delle Colline Aretine con Camperchi, e la Moleria Franco Cucini (www.formesulcristallo.it) dove sarà possibile  ammirare un artigiano “all’opera” e degustare il Brunello delle aziende Loacker Corte Pavone e Poggio San Polo, ed i distillati della Distillerie Bonollo. Il Museo del Cristallo (www.cristallo.org) sarà la perfetta conclusione della giornata, con l’assaggio dei vini della cantina Varramista della zona di Pisa, il Montecucco di Tenuta l’Impostino e il Morellino di Scansano con Rocca di Frassinello. (per tutte le informazioni su orari delle visite, prenotazioni e costi: www.mtvtoscana.com).

Movimento Turismo Vino Toscana

Il Movimento Turismo del Vino, associazione no profit nata nel 1993 con l’obbiettivo di divulgare la visita dei luoghi di produzione del vino e l’incontro con i suoi protagonisti, è diviso in delegazioni regionali, ciascuna coordinata da un presidente ed un consiglio direttivo. Dal luglio 2013, MTV Toscana è presieduto da Violante Gardini e associa circa 80 cantine e 3 agenzie di viaggi, in rappresentanza di tutti i territori del vino della regione, e varrebbe la pena di vistarle tutte: ci sono quelle familiari dove il produttore riceve personalmente i visitatori trasmettendo la passione che lo anima, altre sono in edifici storici come borghi, ville o castelli e raccontano storie centenarie, alcune sono capolavori firmati da grandi architetti contemporanei ma tutte esprimono lo stesso amore per il territorio e per il frutto più nobile della terra: l’uva.

 

Consorzio del Cristallo Colle Val d’Elsa

Colle di Val d’Elsa si trova nel cuore della Toscana, ed è considerata, la Capitale del Cristallo, perché produce il 95 % della produzione Italiana di cristallo e il 14% per cento di quella mondiale. La lavorazione del cristallo a Colle di Val d’Elsa è frutto di un percorso antico che arriva fino ai giorni nostri dove si intrecciano le tradizionali lavorazioni alle più svariate e moderne tecniche di lavorazione. Allo scopo di promuovere le lavorazioni artigianali ed industriali del cristallo di Colle di Val d’Elsa è stata creata la società del Cristallo di Colle di Val d’Elsa, che è un consorzio costituito da tutte le realtà che sul territorio operano nel settore del cristallo. Il Consorzio, attraverso le diverse attività, si pone l’obiettivo di diffondere la conoscenza non solo del materiale ma anche della terra che lo genera, come sinonimo d’identità, di partecipazione e quindi di qualità. Il Consorzio del Cristallo oltre alle sue attività di promozione gestisce, a Colle di Val d’Elsa, l’unico Museo del Cristallo Italiano. Parteciperanno all’iniziativa di sabato 7 marzo, le aziende Colle Vilca, RCR, Museo del Cristallo e i molatori Luciano Bandinelli e Riccardo Cucini.

Fisar Siena Valdelsa

Le finalità della Fisar Antica Terra Siena e Valdelsa si sintetizzano nella diffusione e valorizzazione della cultura eno-gastronomica, non soltanto tra gli Associati, in collaborazione con coloro, operatori del settore, istituzioni pubbliche e private, cui vengono a contatto quotidianamente. È un compito, questo, che richiede professionalità, impegno e tanta passione che la Fisar Siena Valdelsa, porta avanti il più possibile con umiltà, entusiasmo e spirito costruttivo.

“Gazza Golosa”: la hit list del Brunello 2010 secondo Gardini

È già tempo di punteggi e classifiche. Se alcuni, già nei giorni di Benvenuto Brunello, avevano accennato alla propria, personale, hit list delle etichette di Brunello di Montalcino 2010, oggi, esce in edicola anche la top ten di Luca Gardini, sommelier “Migliore al mondo” nel 2010, sulle pagine del quotidiano rosa, “La Gazzetta dello sport”. Per “Gazza Golosa” Luca Gardini è “il guru dei vini italiani, che ha fatto centinaia di assaggi, girando anche per le cantine di Montalcino”, e per Gardini il “guru” dell’annata 2010 a Montalcino è Casanova di Neri con Tenuta Nuova. Ben 99 punti su 100 all’etichetta Casanova di Neri guidata da Giacomo Neri, i cui vini, secondo Gardini “hanno un piede nella tradizione e uno nella modernità e da molti anni godono del favore assoluto della critica mondiale. La continuità nell’eccellenza è la sua cifra stilistica”. A seguire, medaglia d’argento per Le Potazzine, la cui “anima” è Gigliola Giannetti: “la tenuta esposta a Sud-Ovest regala vini di un’eleganza spettacolare”. Il terzo posto va a Ciacci Piccolomini d’Aragona con Pianrosso e il suo “Brunello è tra i più richiesti e stimati nel mondo”. Se Casanova di Neri, Le Potazzine e Ciacci Piccolomini d’Aragona, sono le tre realtà diverse per esposizione dei vigneti, storia e filosofia aziendale che salgono sul podio, a seguire ci sono: Salvioni, Marroneto, Siro Pacenti, Canalicchio di Sopra, Querce Bettina, Collelceto, San Lorenzo.

Normativa Vitivinicola: le novità per il Brunello di Montalcino

Ampio spazio alle relazioni e al dibattito, con alcune domande dei produttori di Brunello, hanno caratterizzato il convegno di scena oggi nella chiesa di Sant’Agostino a Montalcino: “Normativa Vitivinicola: novità, aggiornamenti e orientamenti”. Per i produttori è stata un’occasione importante per approfondire tematiche strettamente legate al proprio lavoro e, in particolare, oltre alle procedure sulla corretta e trasparente informazione ai consumatori, anche per entrare nel vivo di cosa Montalcino dovrà aspettarsi, a partire dal 2016, dalla gestione di fase transitoria alla nuova normativa comunitaria su impianto, estirpazione e reimpianto dei vigneti. I produttori, anche se molti interessati, hanno sottolineato, insieme all’importanza di conoscere meglio la materia e le normative di riferimento, il fatto che per alcune aziende potrebbero lievitare i costi legati alla semplificazione burocratica. Il riferimento è alla digitalizzazione: se per molti lavorare con i sistemi informatici non è un problema, per altri rimane un limite e un vero e proprio lavoro che considerano aggiuntivo a quello tradizionale. Tornando al tema del convegno ecco cosa ha maggiormente interessato la platea di Sant’Agostino: gli orientamenti comunitari nel settore vitivinicolo. Le norme comunitarie avevano già imposto il divieto di impianto di nuovi vigneti fin dal 1987, per più ragioni: dalla “situazione fortemente eccedentaria del mercato vitivinicolo”, alla garanzia di un certo equilibrio di mercato unicamente mediante un divieto temporaneo di nuovi impianti”. Le conseguenze hanno portato al divieto di ogni nuovo impianto di viti fino al 31 agosto 1990, data più volte prorogata fino ad arrivare al 31 dicembre 2015, ma anche aiuti per promuovere l’estirpazione dei vigneti. All’atto pratico è possibile impiantare vigneti solo a fronte di un diritto di reimpianto, ovvero un diritto a reimpiantare una superficie vitata originata dalla estirpazione di una superficie vitata equivalente. Negli ultimi 30 anni l’Europa ha assistito all’abbandono dei vigneti da parte dei produttori meno competitivi, alla soppressione di talune misure di sostegno del mercato che incentivavano investimenti privi di vitalità economica (aiuti alla distillazione, all’arricchimento), ma anche l’attuazione di misure di sostegno strutturali (come la ristrutturazione e riconversione dei vigneti o gli investimenti e la promozione delle esportazioni vinicole). Oggi la produzione vinicola comunitaria non è più eccedente e aumenta la competitività del settore sui mercati mondiali, tuttavia la nuova Ocm non porta alla liberalizzazione degli impianti e questo perché l’unione Europea teme che un progressivo aumento della domanda a livello di mercato mondiale incentivi un eccessivo accrescimento dell’offerta e quindi provochi un impianto smisurato di nuovi vigneti, con possibili ripercussioni sociali e ambientali. In quest’ottica è stato istituito un nuovo sistema di gestione degli impianti viticoli, sotto forma di sistema di autorizzazioni per gli impianti, garantendo così un aumento ordinato degli impianti viticoli durante il periodo compreso tra il 2016 e il 2030. In questo modo non si perdono quote di mercato ma al tempo stesso non si rischia di squilibrare il mercato nel prossimo decennio. Per assicurare un aumento ordinato degli impianti viticoli durante il periodo compreso tra il 2016 e il 2030, viene istituito un nuovo sistema di autorizzazioni per gli impianti . Salvo poche deroghe, potranno essere quindi impiantati nuovi vigneti solo a fronte di una autorizzazione rilasciata da parte dello Stato Membro. Un’autorizzazione che può essere gratuita, su richiesta del produttore, sulla base di criteri di ammissibilità, oggettivi e non discriminatori, di validità triennale e se il produttore non le utilizza è soggetto a una sanzione amministrativa che, come dice il regolamento di riferimento, deve essere “proporzionata, efficace e dissuasiva”. Gli Stati Membri dovranno mettere a disposizione annualmente un numero di autorizzazioni per nuovi impianti equivalente al massimo all’1 % della superficie vitata totale del proprio territorio, determinata al 31 luglio dell’anno precedente: è pari a 650.000 ettari la superficie vitata nazionale e a circa 59.000 ettari la superficie vitata regionale. Gli Stati Membri possono mettere a disposizione superfici meno estese a livello nazionale o regionale, anche a livello di zone destinate alla produzione di specifiche denominazioni di origine protette o indicazioni geografiche protette oppure zone che non hanno una indicazione geografica. Le autorizzazioni per i nuovi impianti sono concesse a livello nazionale con due distinte modalità tra loro in alternativa: secondo “criteri di priorità” con una procedura di selezione ben precisa e dettata dalla Unione Europea oppure su base “pro-rata” (solo se non si pongono limitazioni di natura territoriale) nell’assegnazione delle autorizzazioni). E’ possibile introdurre nuovi criteri di ammissibilità e di priorità per il rilascio delle autorizzazioni per i nuovi impianti, come un nuovo criterio di ammissibilità, relativo al rischio di usurpazione della notorietà dei vini a Dop o ad Igp, un nuovo criterio di priorità a favore dei produttori che rispettano le regole del sistema e non hanno vigneti abbandonati nelle loro aziende, ma anche un nuovo criterio di priorità a favore delle organizzazioni senza scopo di lucro con fini sociali che hanno ricevuto terreni confiscati. Per tener conto delle diversità naturali e socioeconomiche e delle differenti strategie di crescita degli operatori economici nelle diverse zone, invece, gli Stati membri possono applicare i criteri di ammissibilità e di priorità in modo differenziato a livello regionale, anche se la graduatoria per il rilascio delle autorizzazioni rimane a livello nazionale. Il Regolamento di esecuzione, infatti, dispone che qualora l’autorizzazione rilasciata corrisponda a meno del 50% della superficie richiesta, il beneficiario può rifiutare tale autorizzazione entro un mese dalla data in cui è stata concessa senza incorrere in sanzioni amministrative. Gli Stati membri possono decidere di mettere a disposizione tali ettari l’anno successivo ma non è chiaro se si può superare il tetto dell’1% della superficie vitata nazionale Per quanto riguarda chi estirpa, gli Stati membri concedono automaticamente un’autorizzazione ai produttori che estirpano una superficie vitata successivamente al primo gennaio 2016 e che hanno presentato una richiesta, ma con alcune limitazioni. Per quanto riguarda le domande di autorizzazioni per reimpianto anticipato, invece, possono essere presentate in qualsiasi momento durante l’anno. Domande in cui deve essere precisata la dimensione e la posizione della zona da estirpare e della zona in cui reimpiantare in possesso dello stesso richiedente a cui è concessa l’autorizzazione. Il regime transitorio dei diritti di reimpianto si applica fino al 31 dicembre 2015, i diritti di impianto concessi ai produttori anteriormente al 31 dicembre 2015, che non sono stati utilizzati e sono ancora in corso di validità a questa data, possono essere convertiti in autorizzazioni e la conversione dei diritti avviene su presentazione di una richiesta da parte dei produttori interessati entro il 31 dicembre 2015, tuttavia gli Stati membri possono decidere di far presentare tali richieste dal primo gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2020. Con il Decreto Ministeriale 1213 del 19 febbraio scorso il Ministero ha disposto che il termine ultimo per presentare la richiesta di conversione in autorizzazioni dei diritti di impianto concessi ai produttori anteriormente al 31 dicembre 2015 è fissato, dall’Italia, al 31 dicembre 2020.

Brunello 2010 secondo i vignaioli

I primi ad amare il Brunello 2010 sono i produttori di Montalcino. Prima degli esperti a stelle e strisce, degli italiani e di tutti quelli che in questi giorni di Benvenuto Brunello sono arrivati a Montalcino, ci sono i vignaioli che negli ultimi 5 anni hanno accompagnato questo Sangiovese, vendemmiato nel 2010, fino ad oggi. Nel video, secondo alcuni di loro, com’è il 2010.

Wine lovers a Montalcino, Benvenuto Brunello

Nel giorno tutto dedicato ai Brunello lovers ecco cosa ci hanno detto gli appassionati che abbiamo incontrato nel Complesso di Sant’Agostino. Un pubblico sempre più esperto, di anno in anno, e che, anche quest’anno, conferma la massiccia presenza di giovani, ma anche di appassionati e operatori che, già oggi, sono arrivati a Montalcino per Benvenuto Brunello. Le voci sono di sommelier, enotecari, importatori, ristoratori e amanti del buon bere di tutte le età e di ogni dove.

Aspettative confermate, Brunello 2010 secondo i critici italiani

Un caleidoscopio di definizioni abbraccia il giudizio dei critici italiani sul Brunello di Montalcino 2010. Se le anticipazioni, e le indiscrezioni, sui nuovi nati a Montalcino arrivate finora sono tutte “made” in Oltreoceano e in Europa, gli italiani non sono da meno nel cogliere le sfumature del Brunello. “Annata carismatica, da ricordare che porterà Montalcino sempre più in alto”, dice Luca Garidini, miglior sommelier del mondo nel 2010, per Daniele Cernilli, Doctor Wine, “non c’è il Brunello 2010, esistono 150 Brunello 2010, non si può parlare di un’annata uniforme, bisogno sfaccettarla. Secondo me nelle zone molto in alto sarà meglio il 2011”. Per Ernesto Gentili, Espresso, “un’annata che sarà segnata tra le principali di questo secolo ma lenta nell’evoluzione, i 2010 daranno il meglio di loro in estate quando i vini troveranno maggiore equilibrio”. Fabio Pracchia, Slow Wine, “aspettative confermate, annata giocata su eleganza e su strutture definite dalla finezza gustativa, sono vini che hanno una prospettiva lunga”. Gianni Fabrizio, Gambero Rosso, “non è un’annata imponente, ha freschezza, longevità e delicatezza di beva, i presupposti per una grande annata ci sono”. Luciano Di Lello, La Repubblica, “una grandissima annata, ha bisogno di molto tempo, uscirà molto bene negli anni”. Andrea Gabbrielli, Spirito di Vino, “annata interessante, c’è una tendenza alla manica larga nelle stelle ”. Per Andrea Gori, Intravino, la “2010 è all’altezza delle aspettative, si fa fatica a sputare quello che si ha in bocca, vini ben centrati, maturi ma non troppo, come deve essere un Brunello. Avrei preferito qualcosa in più, alcune cantine continuano a fare gli stessi vini indipendentemente dall’annata”. “Elegante, vini godibili adesso e con un bel potenziale di invecchiamento” secondo Riccardo Margheri, Vini Buoni d’Italia. Mentre sulla Riserva 2009 i giudizi sono più tiepidi, riassumibili nella definizione di Gianni Fabrizio “quello che avevamo visto lo scorso anno con meno vibrazione”.

Benvenuto Brunello, novità sotto il segno del termalismo e della ricerca

Anche novità sotto il segno della terra, e del territorio, non soltanto sul fronte vino. A Benvenuto Brunello 2015 approdano interessanti novità che riguardano Montalcino: la prima più strettamente legata al suo territorio, una scoperta frutto di indagini geologiche, ricerche e perforazioni minerarie che hanno portato alla luce vini che nascono sopra il giacimento Termale più caldo della Toscana, è il caso di Castello di Velona. La seconda novità arriva da uno dei brand simbolo del Brunello ed è strettamente legata alla storicità di questo vino: l’etichetta realizzata nel 1956 dal pittore senese Zani apposta su una selezione di Brunello destinata solo a ristoranti ed enoteche di alta qualità in Italia e sul fronte della ricerca, Fattoria dei Barbi con l’Università di Pisa ha sviluppato un protocollo completo per la produzione di vini in assenza totale di chimica in cantina. Due etichette che lavorano su piani diversi, quindi, ma entrambe unite da un comune filo conduttore, il territorio.
A Castello di Velona, infatti, stanno studiando come le acque vulcaniche minerali caldissime, che fanno scorrere un liquido termale ricchissimo di minerali di cui il terreno si appropria, nutra le vigne. Secondo Gianluca Fabiani “vino e terme è ciò che rende speciale e unico Castello di Velona. Di fronte a noi spicca il Monte Amiata, vulcano non attivo, ma il cui ventre è ancora caldissimo. Nelle mie ricerche ingegneristiche e geologiche, ho constatato che, proprio sotto il Castello, le faglie di terreno si alzano portando i terreni vulcanici irrorati di acque caldissime e mineralizzate vicino alla superficie, guarda caso proprio sotto il Castello di Velona. Questo spiega l’unicità e la mineralità dei nostri terreni e di conseguenza – continua Fabiani – dei nostri vini, ricchi di minerali e di una complessità a dir poco emozionante. Quando si produce e beve il Brunello Castello di Velona, si percepisce quella che definisco “polverosità”, dettata dal vento dei terreni argillosi e secchi per la siccità. Ho deciso di percorrere e iniziare la strada della OloBiodinamica, non per moda, ma per convinzione, l’idea che la natura sia un tutt’uno che segue dei ritmi complessi e a volte inspiegabili e che se noi assecondiamo possiamo solo trarne dei vantaggi in termini di qualità assoluta”.
E la qualità assoluta è ricercata anche da Fattoria dei Barbi, il progetto universitario si compone di due fasi: strutture ad hoc ed esperimenti, su scala produttiva (10.000 bottiglie) per arrivare a realizzare un prodotto molto fruttato che non avrà problemi di gallerie o intolleranze alimentari. Insomma, un progetto di ricerca  che potrebbe aprire la strada ad un nuovo futuro per Montalcino, a dirlo Stefano Cinelli Colombini, alla guida di una realtà che ha fatto la storia del Brunello, tra i pionieri non solo dei primi passi nella produzione enoica, di alto livello, di questo territorio ma anche dell’innovazione, e senza andare troppo lontani nel tempo basti ricordare il 1950, l’anno in cui la Fattoria dei Barbi realizza la prima cantina d’Italia sempre aperta ed attrezzata per la degustazione e la vendita al pubblico di vino in bottiglia.

Brunello e Mercati: vola l’export, l’Italia cresce

Export a quota 70%, significative conferme dai tradizionali mercati di riferimento (Usa, Canada, Germania) e dalle new entry tra i Paesi emergenti e America Latina, mentre in Cina e in Russia, l’interesse non cresce ai ritmi sperati. Ecco l’ideale “borsino” del Brunello stilato dalla MontalcinoNews, intervistando i produttori durante Benvenuto Brunello. E se per alcuni, come Le Potazzine, San Polo e Bellaria l’export vola verso quota 90%, altri come Enrico Viglierchio, Castello Banfi, spiegano che “anche l’Italia si sta muovendo bene su quest’annata, il Brunello 2010 che sta destando la sensibilità degli operatori nazionali”. “Stanno arrivando tantissime richieste dall’estero per il Brunello 2010” chiosa Tommaso Cortonesi, La Mannella e per Elia Loia, Palazzo, ci sono soprattutto Stati Uniti e Nord Europa. Ma c’è anche chi sta facendo “un grande lavoro anche su Nuova Asia, Singapore, Corea e Thailandia” come Mastrojanni. Ma c’è un altro mercato su cui puntare, spiega Donatella Cinelli Colombini: “quello dei turisti che comprano direttamente in cantina. Sono loro il primo mercato di esportazione delle piccole e medie aziende”. Trend confermato dalle tante vendite dirette di Poggio Rubino.

Benvenuto Brunello, Gala dinner

Una scenografia degna di un banchetto principesco ma non solo: la cena di gala è ormai un appuntamento immancabile di “Benvenuto Brunello” la kermesse di Montalcino tutta dedicata al “re” del Sangiovese. Tante le novità ieri sera, quando giornalisti e produttori si sono ritrovati per banchettare in onore del Brunello 2010 nuovo nettare di “casa Montalcino” appena approdato sui mercati di tutto il mondo. In contemporanea alla cena di Montalcino, infatti, ieri sera, in 26 ristoranti del mondo si è brindato a e con il Brunello. L’evento si è tenuto in alcuni tra i più prestigiosi ristoranti, in Italia e nel mondo, a cui negli anni è stato conferito il premio Leccio d’Oro. I wine lovers di ogni angolo del globo hanno potuto partecipare all’evento attraverso i social postando foto dei propri brindisi a Brunello con gli hashtag #bb2015, #brunello2010 e #brunello.
L’altra novità di quest’anno è la location: l’importante lavoro di ristrutturazione del Complesso di Sant’Agostino, realizzato grazie alla cooperazione fra pubblico e privato, con un forte impegno del Comune di Montalcino, della Curia e della Fondazione Bertarelli, ha permesso di recuperare gli spazi, in tempi record, permettendo al Consorzio di allestire proprio qui l’edizione 2015 di “Benvenuto Brunello”.

Brunello di Montalcino, per Rossi un valore del marchio Toscana

“La qualità è la cifra della Toscana. Il Brunello è un valore del marchio toscano, il cuore pulsante di questa regione”. A dirlo Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, oggi a Montalcino per Benvenuto Brunello, occasione per vedere anche i lavori di recupero del Complesso di Sant’Agostino realizzati in sinergia-pubblico privato, con l’impegno di risorse anche regionali. E sulle risorse lancia l’arrivo di 190 milioni di euro l’anno su cui la Toscana potrà contare con i Fondi Europei di Sviluppo Rurale, mentre su valorizzazione dell’agroalimentare per Rossi le parole chiave sono “qualità del prodotto”, “lotta alla falsificazione” e “tutela del contesto che dà valore alle produzioni”.