Vino e territorio, i gioielli inscindibili di Montalcino

“La fama del Brunello permette che gli amanti del re del Sangiovese, ma anche i buyers e gli importatori vengano a trovarci qui a Verona, una vetrina così importante che attrae sempre gli esperti del settore”. Così Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, nei giorni di Vinitaly 2015, in una videointervista rilasciata alla Montalcinonews. Molti gli argomenti salienti: tra la kermesse e l’imminente Expo 2015, dal territorio alla valorizzazione fino all’annata che da pochi mesi è entrata sui mercati italiani ed internazionali. “Expo è un evento importante ed imprescindibile per il Brunello e per il Consorzio di tutela, ad oggi – spiega Bindocci – abbiamo fatto molti incontri sia con l’ente VeronaFiere sia con l’ente Toscana che organizza eventi “collaterali”. Saremo presenti, insieme ai consorzi del Chianti Classico e del Nobile di Montepulciano, all’interno di Expo, ma organizzeremo anche un evento fuori esposizione che vorremmo condividere anche con gli altri Consorzi toscani perchè è importante fare squadra e creare una rete di valorizzazione, anche con le realtà più piccole ed emergenti, non solo dei singoli territori vinicoli ma anche della Toscana in modo più composito”. Montalcino andrà a Expo con un’annata, la 2010, eccezionale, che ha fatto crescere vertiginosamente la percentuale di export, così come la soddisfazione e la fiducia dei produttori che prevedono una crescita nel 2015, per il sold out dell’annata e di tutta la produzione di Montalcino. Bindocci, poi, parla alla Montalcinonews di territorio: “spetta anche a noi produttori far conoscere il luogo di provenienza del Brunello per agevolarne la comprensione di coloro che ne acquistano e ne bevono. Il territorio di Montalcino è esteticamente bellissimo e affascinante e attrae un milione e mezzo di persone all’anno. Si tratta – racconta Fabrizio Bindocci – di un’isola felice dove le aziende hanno forti potenzialità, anche economiche, da reinvestire sia nelle aziende sia nel territorio per far crescere Montalcino tutta”.

Brunello sfuso introvabile, quotazioni a 1.600 euro ad ettolitro. Doppio su dati Ismea

Sold out dell’annata: il Brunello di Montalcino 2010 è già stato venduto. Quotazioni dello “sfuso”? Il Presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci alla Montalcinonenews: “È introvabile, siamo su 1.600 euro ad ettolitro, il doppio rispetto a quanto riportato dai dati Ismea”.Un prezzo davvero “enorme”, tanto che Bindocci parla di 1.600 euro ad ettolitro, appunto il doppio rispetto ai numeri di Ismea, elaborati da “Il Corriere Vinicolo”, che per il Brunello di Montalcino si attestano a quota 792,5 euro ad ettolitro, cifra seguita da Barolo a 712,5, Nobile di Montepulciano a 347,5 euro, davanti al Barbaresco a 311 euro. Un prezzo altissimo per il rosso, ancora di più se confrontato con il “più caro” vino bianco in “classifica”, secondo i dati Ismea, elaborati da “Il Corriere Vinicolo”, che mettono il Pinot Grigio Alto Adige a 247,5 euro ad ettolitro, di poco davanti al Valpolicella Classico, a 245 euro ad ettolitro.

Tim Atkin: clima e territorio, la “borgognizzazione” di Montalcino

Non una zonazione, ma una differenziazione che segua i criteri e gli andamenti legati a clima e territorio. Ecco, secondo Tim il “Master of wine”, un’autorità tra le figure più accreditate a livello internazionale, la strada che Montalcino potrebbe intraprendere in futuro. E, forse, proprio in questo momento, ora che il Brunello è ai vertici del made in Italy agroalimentare, che il territorio e la denominazione potrebbero cogliere l’occasione per fare uno scatto in avanti e gettare le basi per un nuovo sviluppo, magari capace di creare benefit per tutta l’area. Montalcino, che con il suo Brunello, riesce a spiegare, e vendere nel mondo, storia, tradizioni, cultura e immagine di un pezzo di Toscana, può, e secondo Atkin deve, ancorarsi ancora di più alla propria area geografica e alle particolarità del terroir. Tim Atkin, durante Benvenuto Brunello, ha tracciato la sua linea ideale sul vino di Montalcino: l’esistenza non di un Brunello ma di tanti, tantissimi diversi Brunello che nascono da dissimili, spesso lontane e differenti, esposizioni climatiche e conformazioni geologiche del suolo, a cui si aggiungono la mano e la sensibilità dei produttori. L’insieme di queste caratteristiche rendono il Brunello un vino affascinante ma di difficile comprensione. Se poi pensiamo – aggiunge Atkin – che le prossime vendemmie vedranno vini molto diversi da un’annata ad un’altra, ecco che una diversa classificazione potrebbe aiutare il consumatore a leggere meglio le sfumature e le caratteristiche proprie di ogni Brunello. E quando pensa alla classificazione, il pensiero di Atkin va alla Borgogna, ipotizzando, per Montalcino, il concetto di gran cru come il modello da seguire, quello più adatto alla denominazione toscana. Ma, come sottolinea lui stesso, questo è “un argomento molto complicato” definendo la materia addirittura “una questione politica” ma anche il prossimo passo che la denominazione dovrà, inevitabilmente, compiere.

Opera Wine, le grandi griffe amano il Brunello di Montalcino

“Realtà che esprime il meglio dell’Italia” come lo definisce Marilisa Allegrini, ma anche “la memoria di un luogo stupendo” e a dirlo è Gaia Gaja, e per Marchesi Antinori l’“esaltazione del Sangiovese”, una “eccellenza dell’enologia nazionale” come chiosa Leonardo Bellaccini di San Felice. Ecco come le griffe ben radicate sul territorio, presenti a “OperaWine: Finest Italian Wines, 100 Great Producers”, la lista che segue i terroir d’Italia, stilando i “Top 100” d’Italia per “Anteprima” Vinitaly 2015, definiscono il Brunello. Così accade che quando il Brunello di Montalcino incontra i mostri sacri del mondo del vino e diviene emblema dell’eccellenza enoica del Belpaese segna continui nuovi traguardi e punta, sempre di più, a conquistare il mondo.

Export 2015 a quota 5,5 miliardi. Emilia Nardi parla di +20%

A dire che il 2015 sarà l’anno dell’export a quota 5,5 miliardi è Maurizio Martina che, alla vigilia dell’apertura di Vinitaly a Verona, che in questa edizione conta la presenza di oltre 4mila aziende del settore provenienti da 24 Paesi, operatori specializzati attesi da 120 nazioni del mondo in rappresentanza di tutti i continenti e oltre 90mila metri quadrati espostivi, ha dato i numeri del settore. Da Montalcino è Emilia Nardi, produttore di Brunello con Tenute Silvio Nardi a commentare che “ha già visto segnali di ripresa della domanda Usa attorno al 20%”. Segnali positivi confermati anche da altri grandi nomi del vino, con interessi anche a Montalcino, come riporta l’Ansa che ha intervistato Piero Antinori della Marchesi Antinori che ha spiegato: “se si parla tanto di crescita bisogna cominciare a parlare di recupero dei vigneti: in 10 anni l’Italia ha perso 150 mila ettari di vigneti, 50mila solo la Puglia. Entro il 2015 scatta la fine del regime dei diritti di reimpianto e si entra nel regime delle autorizzazioni. Qui sarà importante la regia del Governo”. Il ministro è intervenuto a OperaWine, vetrina delle migliori 100 cantine italiane secondo Winespectator, una delle più influenti guide di settore sia per i consumatori americani che dell’Estremo Oriente. E in questa occasione anche le eccellenze del vino italiano hanno dichiarato di credere alla crescita. “Siamo nel cuore della forza dell’esperienza vitivinicola italiana – ha spiegato il ministro Martina -. Siamo contenti di aver dato forza nei 12 mesi che abbiamo alle spalle alle potenzialità del settore vino non solo con il piano straordinario di internazionalizzazione, ma anche con il Testo Unico sul vino e con il programma di semplificazione che presenteremo nei prossimi giorni. Tutti strumenti strategici – ha concluso il ministro – per rafforzare l’agroalimentare che è un comparto fondamentale per lo sviluppo economico nazionale”.

Dalla Valpolicella al Brunello, arriva a Montalcino Tommasi

Anteprima di Vinitaly con una nuova acquisizione che vede il Brunello al centro degli interessi economici di una delle realtà più importanti del Belpaese enoico. La famiglia Tommasi, storica realtà della Valpolicella Classica, come WineNews svela, aggiunge un’altra freccia alla faretra del progetto Tommasi Family Estates (www.tommasi.com), con un nuovo investimento a Montalcino: Fattoria Casisano Colombaio (www.brunello.org), 53 ettari, di cui 22 ettari a vigneto tra Brunello e Rosso di Montalcino e 12 ettari a oliveto, tra l’Abazia di Sant’Antimo e la vallata del Fiume Orcia. Una transazione che fa registrare come il mercato degli investimenti su vigneti e cantine non sia mai stato così vivace come negli ultimi mesi, e l’ultima acquisizione riguarda due dei territori più prestigiosi della produzione enoica del Belpaese, con l’Amarone che abbraccia il Brunello, dove un ettaro vitato è quotato sui 400.000 euro. Il progetto Tommasi Family Estates, partito nel 1997, con l’ingresso in azienda della quarta generazione della famiglia, raggiunge così la piena maturità, dopo un lungo percorso di crescita che ha portato la griffe dell’Amarone ad investire, ed a valorizzare, le eccellenze vitivinicole italiane, segnando importanti investimenti in zone altamente vocate. All’inizio, c’è stato il consolidamento dell’azienda di famiglia, Tommasi Viticoltori, in Valpolicella Classica, con il vigneto “La Groletta” e “Conca d’Oro”, prestigiosi cru per la produzione dell’Amarone; quindi è stata la volta di Poggio al Tufo, nel cuore della Maremma Toscana, nei Comuni di Pitigliano e Scansano, per scendere poi in Puglia a Manduria a produrre il Primitivo, con Masseria Surani; di nuovo a Nord, poco meno di un anno fa, per aggiungere al mazzo un’altra carta, Tenuta Caseo, nell’Oltrepò Pavese, patria del Pinot Nero. “La nostra filosofia e volontà – spiega il presidente Dario Tommasi – è quella di dare prestigio e risalto ad ogni territorio, mantenendone l’identità e cercando di esprimerne il potenziale al meglio, integrandoci con le realtà presenti, facendo sistema. Oggi abbiamo 550 ettari vitati in diverse zone viticole italiane, da Nord a Sud. Vogliamo rappresentare il meglio del made in Italy nel nostro Paese e nel Mondo. È un grande impegno economico, principalmente sostenuto dalla Banca Popolare di Verona del Gruppo Banco Popolare, che ci ha sempre appoggiato in ogni iniziativa”.  Oltre a Tenuta Caseo in Lombardia, la storica Tommasi Viticoltori in Veneto, Masseria Surani in Puglia, Poggio al Tufo in Maremma e Fattoria Casisano Colombaio a Montalcino, la galassia della famiglia Tommasi vanta anche un ramo d’azienda dedicato all’hospitality, di cui fanno parte il Villa Quaranta Park hotel, l’Albergo Mazzanti, e lo storico ristorante Antico Caffè Dante a Verona, e l’agriturismo Poggio al Tufo, nell’azienda maremmana di Tommasi Family Estates.

OperaWine in Gran Guardia: 10 vini su 100 by Montalcino

Ancora Montalcino sul podio dei migliori vini italiani del mondo. Domani, a Verona, nel tasting di OperaWine in Gran Guardia, tra i 100 vini delle cantine scelte da Wine Spectator, 10 arrivano da Montalcino: 9 sono i Brunello a cui si aggiunge un altro rosso prodotto sempre sul territorio. A OperaWine, l’evento più esclusivo di Vinitaly, giunto alla sua quarta edizione, che offre agli operatori specializzati di tutto il mondo la possibilità di conoscere i 100 produttori italiani selezionati dalla prestigiosa rivista a stelle e strisce Wine Spectator ci saranno anche altri blasonati produttori che hanno interessi pure su Montalcino. Tra questi Allegrini, che in terra di Brunello produce con la cantina San Polo, Gaja con Pieve Santa Restituta, Antinori con Pian delle Vigne e Agricola San Felice con Campogiovanni. Mentre i “meravigliosi 10” vini in arrivo da Montalcino sono: Altesino Brunello di Montalcino 2008 Montosoli, Biondi Santi Brunello di Montalcino Tenuta Greppo 2007, Casanova di Neri Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2010, Col d’Orcia Brunello di Montalcino Riserva Poggio al Vento 2004, Mastrojanni Brunello di Montalcino Vigna Loreto 2009, Siro Pacenti Brunello di Montalcino 2006, Il Poggione Brunello di Montalcino Riserva Vigna Paganelli 2007, Tenuta Luce della Vite – Luce 2011 prodotto a Montalcino Sangiovese e Merlot, Tenute Silvio Nardi Brunello di Montalcino Vigneto Poggio Doria 2007 e Valdicava Brunello di Montalcino Madonna del Piano Riserva 2005.

Al Padiglione 9 Stand B6 la novità targata Brunello di Vinitaly 2015

Una veste completamente rinnovata, un open space in cui ad essere valorizzati non sono soltanto il brand e il vino, ma tutto il territorio di Montalcino. Uno spazio, quello del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino sarà al Vinitaly (Padiglione 9 Stand B6) a Vinitaly che si arricchisce di immagini che esaltano la bellezza dei paesaggi e i tesori storici e artistici della città del Brunello. Ecco la novità targata Brunello di Vinitaly 2015. Il Consorzio sarà rappresentato da oltre 130 aziende del territorio, che proporranno in degustazione il Brunello 2010 e il Rosso 2013. “La fiera di Verona rappresenta per i produttori di Montalcino un momento fondamentale per incontrare i buyer internazionali e confrontarsi con il mercato nazionale – ha commentato il Presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci. Quest’anno ci presentiamo con un’annata molto “forte”, che ha  ricevuto il plauso da parte di critici, giornalisti e operatori che l’hanno assaggiata. E questo è uno stimolo in più perché i livelli di qualità raggiunti dai produttori italiani sono molto elevati e ogni annata rappresenta una sfida che dobbiamo saper cogliere”. Il Brunello 2010 è appena tornado dal Prowein di Düsseldorf, dove il giornalista Christian Eder della prestigiosa rivista tedesca Vinum ha condotto una degustazione che ha registrato il tutto esaurito. Entusiasmo anche nell’anteprima montalcinese di Benvenuto Brunello e nei “tasting tour” di New York, San Francisco, Calgary e Vancouver: un vino eccezionale, di grande equilibrio, con grande potenziale per un ottimo invecchiamento, un “must-have”.

Focus – Brunello in numeri

Nel 2014 il territorio di Montalcino ha goduto di buona salute e lo dimostrano i dati presentati in occasione dell’anteprima Benvenuto Brunello: un giro d’affari del settore vitivinicolo aumentato del 2% rispetto al 2013, arrivando ai 168.250.000 di euro. Segno più anche per la produzione (+3,60% rispetto all’anno precedente) con 13.193.000 di bottiglie immesse sul mercato nel 2014; export confermato al 67,5% dell’intera produzione, con gli USA in testa con oltre il 30% delle esportazioni, seguiti da Europa al 20% (in testa UK, Germania e Svizzera), i mercati asiatici (Cina, Giappone, Hong Kong ecc.) che realizzano il 15%, il Canada (12%) e il centro e sud America (8%). Significativo infine il dato sul settore enoturistico a Montalcino, che nel 2014 ha superato i 30 milioni di euro e 1 milione di turisti, facendo registrare un + 17,5% sui pernottamenti nelle strutture ricettive e un +16,5% di presenze rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Brunello Bio, a Montalcino al carica delle 40 aziende

Tanto Montalcino per Vinitalybio, il salone specializzato sui vini certificati, organizzato in collaborazione con Federbio. Secondo un’indagine realizzata da Vinitaly i grandi marchi e le piccole aziende convertite al bio, in Italia e anche tra i produttori di Brunello, cercano di attrarre i wine lover, vogliono diversificare la produzione, puntare l’attenzione sull’ambiente e provare a sperimentare. Motivazioni che fanno dell’Italia, e Montalcino ne è parte attiva, il primo Paese europeo per numero di produttori biologici, e tra i dieci maggiori al mondo. Chi sono? In molti, tanto che si va dai marchi storici come Marchesi de’ Frescobaldi, con 700 anni di storia alle spalle, che sta adeguando la sua produzione al vino biologico, a partire da Castelgiocondo, la tenuta proprio del Brunello di Montalcino, a grandi e celebri realtà del vino italiano come Col D’Orcia che ha iniziato la sua conversione al biologico nel lontano 2010, diventando la più grande azienda vinicola biologica di tutta la Toscana, dal 24 agosto 2010, l’intera tenuta inclusi vigneti, oliveti, seminativi, ma anche il parco ed i giardini sono condotti esclusivamente con pratiche agronomiche di tipo biologico. Ma a vivere bio sono anche i vigneti del Brunello griffati San Polo, la cantina della maison enoica Allegrini impegnata anche nel campo della sostenibilità, tanto che San Polo è la prima Cantina toscana a ottenere l’ambito marchio CasaClima Wine e la seconda in assoluto, dopo la tenuta altoatesina Pfitscher. E a Montalcino parla la lingua del bio anche Poggio di Sotto, etichetta di Brunello del Gruppo Collemassari che è passato al regime biologico nelle sue tenute. Ai vini certificati, la rassegna internazionale di riferimento del mondo del vino, in programma a Verona dal 22 al 25 marzo (www.vinitaly.com ), dedica dal 2014 uno specifico salone, denominato Vinitalybio, ospitato nel padiglione 11 e realizzato in collaborazione con Federbio. Un comparto, con oltre 45.000 aziende vitivinicole biologiche (circa il 17% del totale europeo), che vede l’Italia leader in Europa per il settore, seguita dalla Spagna (12% dell’Ue) e dalla Polonia (10%; fonte: ultimi dati disponibili al 31 dicembre 2013 di “Bio in cifre 2014” del Sinab-Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica su dati Ministero delle Politiche Agricole e Organismi di controllo). Nel mondo la superficie coltivata supera 1,3 milioni di ettari (+12,8% sul 2012), per un giro d’affari attorno ai 3 miliardi di euro, di cui oltre 1 miliardo all’export, con l’Italia che ha conquistato la leadership in Europa (con un peso sul fatturato bio europeo dell’8%, e su quello mondiale del 4%; dati Fibl-Ifoam). Per quanto riguarda la superficie coltivata a vite in Italia, sono oltre 44.000 gli ettari di superficie vitata biologica in Italia, ma con più di 23.700 ettari di superficie “in conversione”, per un totale che supera i 67.900 ettari, il 18,5% in più sul 2012. La superficie viticola convertita al bio ha dunque una dinamica positiva, in controtendenza con le superfici totali viticole che nel 2013 si sono attestate a 646.000 ettari contro i 655.000 dell’anno prima. Alla luce di questo assume ancor più valore la crescita delle superfici bio del settore, che arrivano a un’incidenza sul totale dell’11%, con in testa la Sicilia per numero di ettari vitati, seguita da Puglia e Toscana. In produzione si è arrivati nel 2013 a sfiorare il valore potenziale di 5 milioni di quintali di uva da vino, equivalente a circa 3,5 milioni di litri, con un peso di oltre il 7% sulla produzione nazionale complessiva. E, nel complesso a Montalcino, sono oltre 40 le cantine biologiche tra cui San Polino, Piombaia, Podere Scopeto, Salicutti, Centine, Padelletti, Sante Marie, Greppino, Fonterenza, Mocali, Fornacina, Pian dell’Orino, Le Chiuse, La Spiga, Pittalis e Mameli, Tenuta San Giorgio, Fornacella, Stella di Campalto, Il Paradiso di Frassina, Casa Raja, Collemattoni, Cordella, Vini Italiani da Sogno, La Serena, Podere Giardino, Rendola, La Pisana, La Pieve, Bolsignano, San Lorenzo, Giorni Giotto, Calcinaia, Giorni Alfio, Terre di Salceta, Toccino. E tante altre sono le cantine che in questi anni hanno iniziato la conversione al biologico e ancora sono in fase di certificazione.

Prowein 2015: Brunello di Montalcino “preso d’assalto”

Qualità e non numeri, organizzazione, internazionalità e incontri B2B. Ecco come è andata, per la denominazione di Montalcino, la fiera del vino più importante del Nord Europa che, ogni anno, accoglie 5 mila espositori provenienti da quasi 50 paesi e oltre 40 mila persone. E se il bancone degustazione del Consorzio del Brunello di Montalcino è stato letteralmente preso d’assalto per scoprire l’Annata 2010, già famosa ovunque, i produttori hanno potuto rafforzare, e confermare, i propri contatti e aprirsi, così come hanno iniziato a fare negli ultimi anni, a importatori provenienti dall’Europa dell’Est, come Polonia e Ungheria, mercati piccoli ma in crescita, e altre realtà emergenti come Asia e Giappone. Il punto di forza di “Prowein” si conferma il forte appeal e il legame tra la cultura enoica e i mercati di Germania, del Nord Europa, del Regno Unito e anche di Usa e America Latina. Una “specializzazione” ed un orientamento alle vendite che caratterizza “Prowein” e che, quest’anno, ha visto salire anche il numero di produttori di Montalcino volati a Düsseldorf. Ben 32 le etichette: da Argiano a Bartoli Giusti Tenuta Comunali, da Canalicchio Di Sopra a Capanna, da Casanova Di Neri a Castello Romitorio, da Castello Tricerchi a Celestino Pecci, da Cerbaia a Fanti, da Ferrero a Fornacina, da Fossacolle a Il Poggione, da La Fiorita a La Mannella, da Lisini a Mastrojanni, da Máté a Mocali Poggio Nardone, da Pinino a Podere Brizio, da Podere Le Ripi a Poggiarellino, da Poggio Antico a Ridolfi, da San Polino a Talenti, da Tenute Silvio Nardi a Terre Nere, da Uccelliera a Villa Poggio Salvi. “Il vantaggio di Prowein sta proprio nella diversità di provenienza degli importatori e nella specializzazione di questa fiera – spiega Francesco Ripaccioli, vice presidente del Consorzio del Brunello -. Qui non c’è un biglietto, un ingresso, i produttori e gli importatori lavorano su appuntamenti, incontri tecnici e di degustazione. E se questo è l’aspetto che caratterizza Prowein, per i nostri vini è importante essere presenti qui, come in altre manifestazioni. Penso a Vinitaly che differisce sotto molti aspetti, ma è importante tanto quanto Prowein. Quest’anno, data la stretta vicinanza temporale dei due eventi, sarà molto importante essere presenti ovunque perché non è detto che tutti operatori che abbiamo incontrato a Düsseldorf potranno venire anche a Verona. Alcuni, già lo sappiamo, hanno scelto di partecipare solo ad uno dei due appuntamenti”.