Filosofia “eco-friendly” per il Brunello

Brunello sempre più “eco-friendly”. Nell’anno di Expo Milano 2015, che porta alla ribalta saperi nascosti e tradizioni scomparse che hanno conservato tracce importanti nella cultura, anche agricola, di tutto il mondo, a Montalcino le cantine di Brunello si rivelano sempre più “green”. “I produttori di Brunello da molti anni hanno aderito – spiega Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio – al protocollo della Regione Toscana per la riduzione dei fitofarmaci e dei concimi, una scelta “eco-friendly” che abbiamo intrapreso dal 2000. Prodotti sempre più verdi, a basso impatto ambientale, frutto di scelte etico-sociali, sono diventati il mantra per molte realtà vitivinicole, anche di grandi dimensioni, che si sono completamente trasformate in biologico e biodinamico. Una filosofia di produzione a Montalcino, oltre che un parametro di valutazione importante per i consumatori”.

Brunello day: il vino di Montalcino e le stelle Michelin all’Argentario

Brunello day nella notte di San Lorenzo: tra il mare e la terra, sotto il cielo della Toscana, venerdì 10 agosto, al beach club dell’Hotel Pellicano, vicino a Porto Ercole, una location esclusiva a strapiombo sul mare dell’Argentario. Nel resort 5 stelle lusso, esclusivo ed appartato, dove questa estate anche l’attore americano Josh Hartnett, 35 anni, l’innamorato del film Pearl Harbor, con la fidanzata Tamsin Egerton, 25, ha fatto tappa per le sue vacanze nel mare toscano più chic, voleranno prestigiose etichette di Brunello di Montalcino: Pietroso 2009, Poggio di Sotto 2008, Biondi Santi 2006, Caprili Riserva 2006 e Le Potazzine Riserva 2004. La star, la notte di San Lorenzo, all’Argentario, non sarà un divo di Hollywood ma il Brunello di Montalcino che sarà in degustazione in compagnia di una selezione di prodotti gastronomici della famosa località come entrée  di una cena gourmet presso il ristorante dell’hotel Il Pellicano, 2 stelle Michelin, con musica dal vivo in sottofondo. E sotto le stelle della notte di San Lorenzo, nei piatti preparati dallo chef Antonio Guida del ristorante Il Pellicano, si potranno scoprire, e assaporare, golosi piaceri come la Fregola sarda con coniglio, seppia e carciofi, la Lasagnetta con anatra confit al pompelmo rosa e crema di pasta, il Pollo Ficatum, il petto con crema di cannellini, alghe, limetta e garusoli e, ancora, il Petto di piccione affogato con crema di fegato grasso e ananas, per concludere con la degustazione di formaggi di fattoria accompagnati da pane alle noci e dolci contrasti.

Un quarto delle cantine italiane al top su internet è attiva anche a Montalcino

Per ora più quantità che qualità su social network e siti aziendali ma, a puntare sulle opportunità legate all’ottimizzazione dei contenuti per mercati chiave, sviluppo dello storytelling ed e-commerce, ci sono importanti brand che rappresentano anche i vini di Montalcino. A dirlo l’indagine, su parametri quantitativi e qualitativi, firmata da FleishmanHillard (http://fleishman.it), società di consulenza strategica con oltre 80 offici nel mondo e parte del Gruppo Omnicom, che ha analizzato fino al novembre 2013 la presenza e le attività online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato, secondo l’ultima indagine di Mediobanca, che mette in evidenza come un quarto delle etichette siano anche “made in Montalcino”. A partire dal podio, infatti, dove svetta, tra siti aziendali e attività sui social network, Frescobaldi (a Montalcino guida CastelGiocondo), seguito da Masi e Mezzacorona. A seguire il terzetto, in ordine, nella “top 10”, ci sono Santa Margherita, Antinori (che a Montalcino conta Pian delle Vigne), Zonin, Cavit, Gruppo Campari, La-Vis, Giordano Vini e Banfi. Al n. 13 Ruffino (presente a Montalcino con Greppone Mazzi) e al n. 19 Caviro (con Cantina di Montalcino). Una ricerca che, al di là della classifica, racconta in panorama che, per ora, “offre più quantità che qualità – ha commentato Alessandra Fremondi, Senior Consultant e responsabile dell’area Food&Beverage di FleishmanHillard Italia – su social network e siti aziendali. Si evidenzia il dinamismo e la capacità di cambiamento del settore vinicolo italiano. Tuttavia il processo di digitalizzazione è ancora di fase di consolidamento e, per ora, il comparto sembra essere più caratterizzato dalla quantità che dalla qualità, pur non mancando casi di eccellenza le principali opportunità che vediamo sono rappresentate da strategie di comunicazione basate su un adeguato storytelling, dall’e-commerce e, soprattutto in ottica esportazione, dalla capacità di rispondere alle peculiarità digital dei diversi mercati, inclusi motori di ricerca e social network”. Tra le curiosità, guardando al dettaglio dei social più utilizzati, Cavit è quella più seguita su Facebook, con oltre 150.000 fans (davanti a Mezzacorona, Frescobaldi, Giordano Vini e Zonin), Campari quella con più iscritti, 80, al proprio canale YouTube (seguita da Frescobaldi, Santa Margherita, Giordano Vini e Antinori), mentre su Twitter, con oltre 6.000 followers, primeggia Mezzacorona (davanti a Santa Margherita, Frescobaldi, Banfi e Antinori). Dalla ricerca emerge, però (come peraltro registrato negli anni da WineNews, con la sua classifica dei siti migliori “Cantine in Web”, all’edizione n. 13), come manchi ancora una strategia sull’ottimizzazione dei siti per essere meglio individuati dai motori di ricerca, e come l’e-commerce sia esplorato da un esiguo numero di aziende (solo 1 su 25, nel caso della classifica). Ancora, sebbene ormai tutte le cantine abbiamo capito l’importanza di rendere fruibile il proprio sito dai dispositivi mobili, che ormai sono usati dal 41% della popolazione italiana attiva sul web, secondo i dati di Iab Italia, sui social c’è ancora tanto da lavorare: al di là di Facebook, YouTube e Twitter, che sono, nell’ordine, i più utilizzati, l’analisi quantitativa ha dimostrato che le potenzialità di Pinterest e Instagram, i due social network più giovani e dove l’immagine ha un ruolo fondamentale, vengono sfruttati in minima parte, essendo canali ad ora presidiati soltanto dal 28% del campione in esame. “L’analisi qualitativa focalizzata sulla frequenza di aggiornamento ha evidenziato, invece – si legge in una nota – che solo il 64% delle aziende analizzate ha pubblicato un post sulla propria pagina Facebook nell’ultima settimana presa in considerazione; in Twitter, nel 99% dei casi l’ultimo tweet è invece avvenuto negli ultimi sette giorni. Infine, nel canale YouTube del 34% delle aziende vinicole l’ultimo video risale agli ultimi 6 mesi presi in esame”.

“Vigneto Montalcino”, il Brunello al top delle quotazioni mondiali

Montalcino, e il suo prezioso Brunello, per la forte connotazione identitaria ma anche per la propria storia, fatta di paesaggi, arte e cultura, rappresenta sul mercato un punto di riferimento per tutti gli enoappassionati e per coloro che vogliono investire su un brand sicuro e inconfondibile. L’ultima conferma del grande appeal del “vigneto Montalcino”, tanto che guadagna il secondo posto tra tutti i territori vitati del mondo, arriva dal Knight Frank Global Vineyard Index (dati aggiornati al 2013), secondo cui i terreni vitati toscani del Brunello (e del Chianti) valgono tra i 135 e i 200.000 dollari ad ettaro, un balzo sul 2012 del +20%. Il “Global Vineyard Index 2013” dell’agenzia “Knight Frank”, colosso dell’immobiliare con 110 anni, di esperienza alle spalle, in tutto il mondo, mette al primo posto Mendoza (Argentina) e, nello scorrere il “borsino” delle quotazioni dei vigneti più rinomati del mondo, scopriamo che per trovare ancora l’Italia, presente al secondo posto con Brunello e Chianti Classico, dobbiamo scendere fino alla settima posizione con Barolo e Chiavennasca, le cui quotazioni restano stazionarie sul 2012. In terza posizione, infatti, c’è Hawkes Bay (Nuova Zelanda) e a seguire Colochagua Valley (Cile), Napa Valley (Stati Uniti), Barossa (Australia), Piemonte e Lombardia in settima e, a seguire, Ribera de Duero (Spagna), South-Est (Gran Bretagna), Loire Valley (Francia) e Bordeaux.