Edizione stellare per il Premio Casato Prime Donne 2014

Simbolo della fuga dei cervelli dall’Italia, Sandra Savaglio è la vincitrice del Premio Casato Prime Donne 2014, la prima scienziata italiana a dare l’esempio opposto tornando in patria, da Montalcino, dispensa consigli per le donne capaci che, come lei vogliono affermarsi: “ho sempre fatto quello che la gente non si aspettava da me come donna: la scienziata, lo sport, la difesa di chi non ha voce, contro gerarchie di cui in tanti hanno smisurato rispetto”. Il 14 settembre 2014 per il Premio Casato Prime Donne è stato un’edizione stellare: le stelle dell’astrofisica Sandra Savaglio, la luna fotografata da Andrea Rontini e le tre star del giornalismo enologico Anna Di Martino, Daniele Cernilli, Ian D’Agata e “Vita” la vignaiola che guarda il sole di Piero Sbarluzzi. Il Premio che, da sedici anni, trasforma Montalcino in un palcoscenico per le grandi donne, quelle che cambiano il profilo femminile, propone quest’anno un esempio positivo al mondo della ricerca: Sandra Savaglio l’astrofisica che ha deciso di tornare all’Università della Calabria a Cosenza dopo 23 anni di lavoro con i maggiori telescopi stranieri e dopo essere diventata l’icona della fuga di cervelli. Infatti, nel 2004 il settimanale “Times” la mise in prima pagina con il titolo “How Europe lost its science stars”. La giuria del Premio Casato Prime Donne composta da Francesca Cinelli Colombini (presidente), Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione, ha dunque puntato in alto, su personalità di grandissimo livello, con una decisione pienamente condivisa dalla cantina Casato Prime Donne, la prima in Italia con un organico interamente in rosa, che organizza il premio.

Focus – Il dettaglio i vincitori 2014

Premio fotografico sul tema “Genti e terre dei vini Brunello e Orcia” a Andrea Rontini, “Luna a Torrenieri” del luglio 2013. Rontini è uno dei fotografi che nel 2002 portò in Italia la coppa del mondo per il paesaggio. La sua immagine essenziale, l’uso magistrale di luce e colore rinnova la percezione della campagna senese. Scelte stilistiche che hanno colpito la giuria popolare, di tutto il mondo, che ha scelto via web la sua immagine fra le 5 finaliste di Paolo Busato, Gianni Brunacci e Andrea Pettinari.
Daniele Cernilli è autore del racconto Quel Brunello del ‘64 pubblicato in “DoctorWine” che ha vinto il Premio sul tema “Io e Montalcino”. E’ la storia della prima, carissima, bottiglia di Brunello acquistata da Cernilli e dei suoi primi passi nel mondo dei grandi vini. Un percorso che lo condusse a diventare un protagonista o meglio un propulsore dell’innalzamento qualitativo del vino italiano e del successo internazionale che ne seguì. Nel 1986 è stato fra gli artefici del Gambero Rosso e della Guida dei vini d’Italia per la quale ha ideato il sistema di classificazione e i premi basati sulla degustazione.
Premio Consorzio del Brunello sul tema “Il Brunello e gli altri vini di Montalcino” consegnato dal Presidente Fabrizio Bindocci a Ian D’Agata per l’articolo intitolato Focus on Rosso di Montalcino, pubblicato in “Tanzer’s International Wine Cellar” la rivista statunitense che maggiormente orienta il mercato cioè i sommelier e i buyers. Oltre che con questa importante testata D’Agata collabora con Decanter, Le Figaro, La New York University e più recentemente con Vinitaly per il quale è il direttore scientifico di “Vinitaly International Academy”. Straordinario degustatore dimostra sempre grande attenzione agli uomini e ai territori del vino.
Anna Di Martino vince il Premio “Montalcino la sua storia, la sua arte e il suo vino” per opere a firma femminile con gli articoli “Il vino è buono se ha il fondo” pubblicato ne “Il Mondo” Produzione: le magnifiche 88 italiane che imbottigliano l’oro in cantina, pubblicato nel “Corriereconomia – Corriere della Sera”. Giornalista economica di grande spessore abituata a intervistare banchieri e ministri, Anna Di Martino ha concentrato la sua attenzione sulla capacità, del vino, di creare business e occupazione. Sua è la classifica annuale delle 88 cantine italiane con maggior fatturato per la quale ha creato un sito.
La “Prima Donna” 2014, il personaggio indicato come rappresentativo di una nuova femminilità caratterizzata da talento, coraggio e eticità è l’astrofisica Sandra Savaglio. Fra pochi giorni la Savaglio lascerà il Max-Planck Institute di Garching in Germania, il maggior polo europeo dell’astrofisica, per diventare professore ordinario all’Università della Calabria a Cosenza, dove si è laureata. La procedura “per chiamata diretta” con cui è stata riportata in Italia, è lo strumento, che la Ministro Stefania Giannini intende promuovere per innalzare il livello della ricerca nell’insegnamento universitario.
In agosto l’Academic Ranking of World Universities- Arwu sugli atenei migliori del mondo ha ammesso solo 3 università italiane fra le prime 100 per lo studio della fisica dando un giudizio complessivamente negativo sulle nostre università di cui solo 14 sono fra le migliori 200 del mondo e tutte oltre il 150° posto. Alla luce di queste valutazioni la scelta di Sandra Savaglio di tornare in Italia assume un grandissimo significato e può essere un esempio da seguire per la rinascita della ricerca e dell’alta formazione nel nostro Paese. Obiettivi questi, che il Premio Casato Prime Donne intende sostenere accendendo i riflettori su di lei.

Albo d’oro delle Vincitrici del Premio Casato Prime Donne

2004 – Kerry Kennedy diritti umani

2005 – Congregazione delle Missionarie del S. Cuore di Gesù

2006 – Volontarie del Telefono Rosa

2007 – Frances Mayes, scrittrice

2008 – Josefa Idem, atleta olimpionica

2009 – Ilaria Capua, virologa Deputata al Parlamento italiano

2010 – Samantha Cristoforetti, astronauta

2011 – Carla Fendi, stilista e mecenate della cultura

2012 – Maria Carmela Lanzetta, ex sindaco di Monasterace e attuale Ministro degli affari regionali

2013 – Linda Laura Sabbadini Dirigente ISTAT autrice indagini sulla violenza sulle donne

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Miele, a Montalcino la rassegna più antica d’Italia

Quella di Montalcino è la rassegna più antica d’Italia, presenta una produzione bellissima, anche se quest’anno le api hanno dovuto affrontare condizioni climatiche avverse, e rappresenta un settore che mostra importanti spazi di crescita. Così l’assessore all’agricoltura e foreste della Regione Toscana, Gianni Salvadori, si è espresso oggi in occasione della conferenza stampa di presentazione della XXXVIII settimana del miele che si è svolta in Regione. Quello apistico è un settore – ha continuato Salvadori – sul quale uno studio presentato proprio a Montalcino, nell’edizione dello scorso anno, dice che è possibile raddoppiare la produzione ed è un settore nel quale tanti giovani si stanno impegnando. E’ un settore che va sostenuto e va sostenuta la manifestazione che ne esalta il ruolo, quella che si svolge da 38 anni e che quest’anno si terrà a Montalcino dal 12 al 14 settembre prossimo. La XXXVIII settimana del miele di Montalcino è sostenuta dalla Regione Toscana e dal Comune di Montalcino. Alla conferenza stampa di stamani in Regione era presente il sindaco, Silvio Franceschelli, e il presidente della “Settimana del miele” e di ASGA, l’associazione degli apicoltori di Siena, Grosseto e Arezzo, che organizza la manifestazione, Hubert Ciacci. Grazie alla sensibilità e all’attenzione della Regione Toscana per il mondo delle api – ha ribadito Hubert Ciacci – è stato possibile realizzare l’edizione 2014 della “Settimana del Miele”, gli stati generali dell’apicoltura toscana: un settore che permette di legare la tutela del patrimonio ambientale alla creazione di prodotti alimentari di eccellenza. Dal miele a tutti i prodotti dell’alveare, l’apicoltura crea un’economia che, anche in un periodo di crisi come questo, da lavoro e cresce sul mercato. Fare l’apicoltore significa svolgere un lavoro paziente e manuale, immutato da decenni, in mezzo alla natura, con strumenti semplici e tradizionali ma, soprattutto, significa monitorare con attenzione, giorno dopo giorno, lo stato di salute delle api, le sentinelle dell’ambiente, indispensabili a tutto il settore agricolo.

In Toscana 2 mila apicoltori e 80 mila alveari. Quest’anno produzione in calo per il maltempo

Ciacci ha fornito anche i dati dell’apicoltura in Toscana: 2 mila apicoltori, 80 mila alveari, 35 mila quintali di miele all’anno e un giro d’affari stimato di 25 milioni di euro, il cui valore sale a un miliardo di euro tenendo conto del servizio di impollinazione offerto dalle api all’agricoltura della Toscana. A livello nazionale, sempre secondo il presidente della “Settimana del miele” , si contano 50 mila apicoltori mentre il settore vale 70 milioni di euro. Per quanto riguarda la produzione di quest’anno, a livello nazionale si lamentano cali che toccano il 70% a causa del maltempo. In Toscana la media regionale registra un -40% con punte di -50%.

Granfondo del Brunello: in bici tra i panorami toscani e i colori di Montalcino

Count down per la Granfondo del Brunello. Il 12 ottobre si corre l’edizione numero 25 della classicissima italiana della ruote grasse. Per il 2014 in programma un itinerario spettacolare lungo 50 km con un dislivello di 1600 metri. A rendere suggestiva, e unica, la gara, ancora una volta saranno i panorami toscani, i sentieri impervi e le discese mozzafiato della Toscana che hanno ispirato le parole di Henry James e le tele degli impressionisti del nuovo mondo. Per l’ultima tappa del Mtb Tour Toscana ci sono importanti novità: il percorso sarà formato da una sorta di anello da ripetere due volte con alcune variazioni ogni volta. In entrambi i giri gli atleti dovranno affrontare la nuova e inedita salita di Monte Caprili: 3,5 km belli impegnativi nella prima parte e più “rilassati” nella seconda, dove si attraverserà il bosco con pendenze decisamente meno impegnative. Oltre a questo, il percorso per rientrare a Montalcino prevede una nuova discesa che porterà gli atleti al Mulin dei Diavoli (di nome e di fatto) e alla salita del Canale: un muro lungo 1,5 km che negli anni scorsi era stato fatto percorrere solo negli ultimi 300 metri. Dopo questo passaggio decisivo, dove sicuramente si delineeranno le sorti della gara, ci si immetterà nello stupendo passaggio dentro Montalcino caratterizzato da scalette e impennate, tutto in lastricato e sasso antico.
Un percorso selettivo quello di questa edizione, da veri bikers, ma anche un’esperienza che accontenterà sia gli scalatori che i discesisti che si potranno divertire sfoggiando le proprie abilità tecniche tra i colori e i paesaggi dell’autunno della Terra di Siena.

Vendemmia, Brunello in ritardo di 20 giorni

Foto del 2012

L’estate “delle piogge” in alcuni vigneti, ma non in tutti, ha alzato il tasso di ansia dei viticoltori di Montalcino nei confronti di un’annata che a primavera sembrava avere tutte le carte, meteorologiche, in regola per arrivare alla vendemmia in condizioni straordinarie. Se in alcuni casi piogge, umidità e malattie della vite hanno portato al calo della produzione, quindi alla riduzione quantitativa, di vino biologico e non solo, per altri i problemi sono stati “arginati dalle mani dell’uomo”. “Il biologico è un modo di condurre le vigne in cui – spiega Giuliano Dragoni, agronomo Col d’Orcia -l’opera dell’uomo può fare la differenza, molto di più di quanto non avvenga con il metodo convenzionale”. Se le troppe precipitazioni, ovvero le lunghe ore di bagnatura fogliare, l’eccessiva umidità dei suoli, l’incessante sviluppo vegetativo e l’anomala compattezza dei grappoli, che ha portato, la Montalcinonews lo ha scritto a luglio, al fenomeno del gigantismo, hanno portato a ridurre il livello di rese quantitative, ora i produttori di vino biologico, e non solo, auspicano il bel tempo. Per la qualità della vendemmia 2014, infatti, qualche pioggia nel mese di settembre non sarà di disturbo, ma a complicare tutto potrebbero essere le piogge abbondanti e il pericolo di basse temperature diurne (circa 15° centigradi). Sul fronte dello stato di salute Francesco Cantini, Piombaia, dice che “l’uva sta bene, a livello fitosanitario è in buona salute ma, rispetto alle annate precedenti, la maturazione è indietro di 15-20 giorni. Sta finendo ora la fase di invaiatura che, normalmente, termina i primi di agosto. Grazie al metodo della biodinamica, con cui lavoriamo da quattro anni, nonostante tutte le piogge, non abbiamo avuto attacchi significativi”.
È già le piogge, tanta acqua, un numero impressionante di precipitazioni, proprio quelle precipitazioni che i metereologi,  fino allo scorso anno, nelle estati del gran caldo diffuso delle recenti annate (due anni fa si contarono in estate ben 7 anticicloni battezzati con nomi altisonanti come Hannibal o Caronte), dicevano che non sarebbero più arrivate. Fino ad allora, il “mantra” era la desertificazione, l’assenza di acqua che i maestri del meteo profetizzavano come una situazione di non ritorno. Ma la natura, come sempre, ha sconfessato gli apprendisti stregoni e i vignaioli, da sempre abituati al contatto diretto con la terra e le intemperie meteorologiche, si sono “attrezzati” per affrontare anche gli effetti potenzialmente deleteri delle piogge eccessive. “La nostra vigna, a conduzione tradizionale, senza eccessi nei trattamenti, non ha risentito delle piogge – dice Gianni Bernazzi, Bellaria, che spiega – i grappoli di Brunello non hanno subito l’effetto del gigantismo grazie alla coltura della non lavorazione delle vigne, in altre parole il fatto di aver inerbito il vigneto ha permesso alla pioggia di scorrere velocemente in superficie penetrando il meno possibile nel terreno”.
Schietto e senza mezzi termini è Maurizio Marmugi, agronomo Banfi, che dice: “ci sono stati seri problemi a causa delle piogge, se il tempo non volge al meglio ci sono tutte le premesse per una tragedia, speriamo che non accada”. Cosa devono augurarsi i vignaioli di Montalcino? “ Che la stagione continui come in questi ultimi giorni, con vento e sole, che consentono di asciugare l’uva, perché – continua Marmugi – se ricominciasse a piovere potrebbero venire fuori problemi seri. In questi giorni abbiamo vendemmiato i bianchi riscontrando una buona qualità ma per arrivare a cogliere il Brunello c’è ancora un mese e per un’ottima qualità serve il bel tempo di settembre, caldo di giorno, fresco di notte e buona ventilazione”.
Nonostante i viticoltori siano intervenuti gestendo al meglio la difesa dei vigneti, ad oggi le previsioni sono in chiaro scuro, per alcuni, invece, la partita è tutta da giocare: “al momento è presto parlare di qualità – dice Elia Loia, Palazzo – l’uva non è eccezionale, ma il sole sta migliorando la situazione. Siamo un’azienda biodinamica che è intervenuta in modo drastico, arrivando a dimezzare la quantità. Nonostante questo non credo che sarà un’annata al top, ma ancora dobbiamo aspettare perché da qui, alla fine di settembre, può succedere di tutto: da avere una buona qualità fino al decidere di non fare il Brunello”. Biologici in conversione da quest’anno, sono i vigneti della tenuta di Montalcino del gruppo Allegrini, su cui Nicola Biasi, enologo di San Polo, chiosa: “il tempo ci sta mettendo alla prova. Le uve – spiega Biasi – sono sane ed è stato fondamentale, in questa annata, il lavoro manuale ovvero non tanto i trattamenti antiparassitari, quanto, la selezione del germoglio, la gestione della chioma e i diradamenti. L’altitudine e l’esposizione dei vigneti sono stati altrettanto fondamentali proprio grazie al fatto che hanno assicurato una costante ventilazione ai vigneti che ha permesso di arrivare ad oggi con uva in buon stato fitosanitario”. Per Paolo Bianchini, Ciacci Piccolomini, le prossime settimane saranno il tempo cairologico delle sue vigne: “in questo momento stiamo defogliando, ci sono vigne più avanti nella maturazione ed altre che sono in ritardo. Le attese sono tutte rivolte alle prossime due settimane, nulla è compromesso ma tutto è da vedere”.

Degustazioni di Brunello nel “Terre di Siena Plein Air”

Il Brunello di Montalcino per “Terre di Siena Plein Air”, il Festival del viaggiare lento e all’aria aperta di scena nel territorio fino al 16 novembre. Nel calendario degli eventi, e tra i sette itinerari in programma, spiccano le degustazioni e le visite in cantina che gli amanti del camper possono fare. Dove? A Montalcino nelle prestigiose cantine di Brunello: Caparzo, Canalicchio – Franco Pacenti, Col d’Orcia, Fattoi, San Polo e Tenuta Croce di Mezzo. Tra cantine, di grande appeal architettonico, e luoghi ricchi di antiche memorie storiche per i “villeggianti su casa mobile” sarà possibile anche acquistare i prodotti di filiera corta presso i mercatali e le botteghe, portandosi via gustosi ricordi della nostra più autentica cultura contadina.  “Un format consolidato quello di Terre di Siena Plein Air, che ripaga i produttori di camper e gli operatori del territorio impegnati, insieme alla Provincia, ai Comuni e all’Associazione Produttori, in un articolato programma di accoglienza – dicono l’Assessore provinciale al Turismo e all’Agricoltura, Anna Maria Betti, e l’Assessore provinciale alle Attività Produttive, Tiziano Scarpelli, sottolineano l’importanza dell’evento – due mesi per far conoscere e vivere il nostro territorio in tutte le sue eccellenze e che vede crescere, ogni anno, la partecipazione e l’apprezzamento degli ospiti. Un modello di accoglienza innovativo, che poggia su un buon coordinamento tra gli operatori e le Istituzioni e che può facilmente essere replicato verso altri target ”. Il programma, costruito con cura per gli amanti del viaggiar lento, prevede tante occasioni per scoprire le Terre di Siena in un’atmosfera di accoglienza che rende l’ospite protagonista, con offerte, sconti e iniziative costruite su misura: percorsi a piedi lungo la Via Francigena, degustazioni nelle aziende produttrici delle Docg senesi, visite nei musei e tanto relax nei centri del sistema termale. Poi un evento molto interessante e praticamente unico nel suo genere sia in Italia che in Europa: alcune fabbriche di camper – nomi celebri del settore – apriranno i loro stabilimenti per illustrare i vari passaggi di produzione. Ma si potrà andare alla scoperta delle Terre di Siena, anche a piedi e in bici. Tra le novità dell’edizione 2014, infatti, ci sono i percorsi alla scoperta della Via Francigena, “la strada” per eccellenza, percorsa nei secoli da mercanti e pellegrini.  Un invito a percorrere la Francigena scegliendo anche una sola fra le 5 tappe dell’intero tracciato che  attraversa per 120 km le Terre di Siena; e con l’iniziativa #sienafrancigena ogni domenica mattina  anche un’occasione per percorrere, in compagnia di una guida esperta, il tracciato  interno alla città e vistare il Complesso Museale Santa Maria della Scala dove può essere ritirata e timbrata la credenziale del pellegrino. Altre occasioni saranno date dalla possibilità di lasciare un po’ tranquillo il fido camper per percorrere in bicicletta i tracciati permanenti dell’Eroica, del Grand Tour della Val di Merse e del Canale Maestro della Chiana. Un percorso che si snoda anche fra i tanti tesori di un altro patrimonio, anche questo non replicabile altrove, a disposizione di tutti che le terre di Siena offrono: quello delle tante strutture termali, grazie alle quali la provincia di Siena è definita “la provincia più termale d’Italia”. Acqua termale, vapori e fanghi che si ritrovano a Rapolano, alle Terme Antica  Querciolaia e Terme San Giovanni, alle Terme di Chianciano, al Centro Termale Fonteverde di San Casciano dei Bagni, alle Terme di Petriolo, a Monticiano  e all’Albergo Le Terme di Bagno Vignoni. Per l’arte, invece, sono previsti sconti e visite guidate per i partecipanti a Plein Air in 21 musei del sistema museale senese, anche in quello Civico, Diocesano e Archeologico di Montalcino e l’entrata in Fortezza, ma poi pinacoteche, musei archeologici, musei del paesaggio, della mezzadria, del tartufo, dell’olio, Museo del Teatro Popolare di Monticchiello, Parco e Museo Minerario di Abbadia San Salvatore, Museo delle Energie del Territorio di Radicondoli.

Brunello di Montalcino Le Potazzine per “I Tre Giorni del Sangiovese”

Il Brunello di Montalcino a Predappio per “I Tre Giorni del Sangiovese”, la manifestazione con appuntamenti dislocati in varie parti del territorio. Domenica 7 settembre il terroir di Montalcino sarà presentato da Giuseppe Gorelli e Francesco Falcone. Enologo e vignaiolo, Gorelli, etichetta Le Potazzine, racconterà al pubblico le caratteristiche, le curiosità e la particolarità del Brunello di Montalcino. Momenti di degustazione, di Brunello di Montalcino annata 2008, ma anche solidarietà con l’asta di beneficienza che si terrà in piazza Garibaldi, domenica 7 settembre, a partire dalle ore 20,30. Il ricavato sarà utilizzato per un progetto di educazione musicale rivolto ai bambini dai 2 ai 6 anni, delle scuole dell’infanzia di Predappio. Le magnum, all’asta, saranno esposte in piazza nelle giornate di sabato e domenica per essere ammirate e votate dal pubblico, che potrà indicare su un’apposita scheda la propria etichetta preferita. Sulla base dei giudizi del pubblico sarà quindi stilata una graduatoria delle opere per la vendita, fissando anche il prezzo a base d’asta, da cui partiranno i banditori Chiara Venturi e Francesco Falcone. Venerdì 5 settembre, dalle ore 20.30, presentazione del film-documentario “Barolo Boys. Storia di una rivoluzione”, per la regia di Paolo Casalis e sceneggiatura di Tiziano Gaia, con proiezione e dialogo con gli autori (in caso di maltempo, la proiezione si terrà nel teatro comunale). A seguire, degustazioni di Sangiovese di Predappio delle cantine aderenti all’associazione per la promozione del Sangiovese di Predappio. Sabato 6 settembre, a partire dalle ore 19, degustazioni di Sangiovese di Predappio e dei vini ospiti, presentati dal Consorzio Vini di Bertinoro. Incontri letterari e dibattiti nell’area “Calici di cultura”, con un concerto di musica classica presentato dalla “Giovane Ensemble Orpheus”.

Brunello di Montalcino & Golf. Magnum San Filippo per Pro-am 71° Open d’Italia

La Pro-am 71° Open d’Italia, la tradizionale gara a squadre che abbina un professionista con tre amateur, che lancia la blasonata kermesse italiana del Golf, sceglie il Brunello di Montalcino tra i premi in palio. Ieri, sul percorso Blu del Circolo Golf Torino, dove ha giocato anche Alessandro Del Piero, in due buche par 3 (la 5 e la 13), in cambio di una donazione di minima di 20 euro a favore della Fondazione Ricerca per la Fibrosi Cistica, infatti, si poteva concorrere per il “nearest to the pin”, ovvero per cercare di avvicinare il più possibile la palla alla buca con il primo colpo, e ricevere in premio una bottiglia Magnum di Brunello di Montalcino firmata San Filippo e un soggiorno di 7 notti in un Resort Club Med. Come è andata a finire? Nessuna delle 52 squadre in campo è riuscita a fare meglio del team guidato da Edoardo Molinari con il suo sponsor Mario Colombo (il patron di Colmar), Francesco Colombo e Umberto de Amicis, autori di uno score di meno 20. Dietro di loro, a un colpo, il pro sudafricano Darren Fichardt con Luca Signorini, Franco Michelazzo Gemmo e Marco Stella, e al terzo posto, con lo stesso risultato, la compagine di Matteo Manassero con Gian Paolo Marini (di Rolex Italia, sponsor di Matteo), Virginia Marini e Tommaso Giulini, neo presidente del Cagliari Calcio; al quarto posto, con meno 18, la formazione del belga Nicolas Colsaerts con Clara Garcovich, Dario Prandoni e Marcello Turotti e al quinto, con il medesimo punteggio, il francese Raphael Jacquelin con Antonio Bulgheroni (di Lindt), Edoardo Bulgheroni e Martino De Rosa.
La premiazione ha visto anche la presenza del capitano europeo della Ryder Cup Paul McGinley che nel suo discorso ha lasciato una porta aperta a Francesco Molinari per una possibile wild card. “Ci sono alcuni giocatori – ha detto l’irlandese McGinley – ancora sotto osservazione e, tra questi, c’è anche Francesco Molinari. Ha giocato bene in stagione e so cosa può fare in termini di Ryder Cup. Lo abbiamo visto tutti esprimersi al meglio anche quando il suo diretto avversario era Tiger Woods. Gli auguro una settimana eccellente. È un ragazzo eccezionale come persona e come giocatore, ed è stato un piacere per me avere a che fare con lui nelle ultime due Ryder Cup dove ero vice capitano”. Il torneo, fiore all’occhiello dell’Italian Pro Tour, il circuito delle gare nazionali allestite dal Comitato Organizzatore Open Professionistici di Golf della FIG, si disputa sulla distanza di 72 buche con taglio dopo 36 che lascerà in gara i primi 65 classificati dei 156 partenti, i pari merito al 65° posto e i dilettanti che rientreranno nel punteggio di ammissione. Il montepremi è di 1.500.000 euro con prima moneta di 250.000 euro.

All’astrofisica Sandra Savaglio il Premio Casato Prime Donne 2014

Il Casato Prime Donne, un premio delle donne per le donne, va a un “cervello” italiano che ritorna dall’estero e scommette sul futuro dell’Italia: Sandra Savaglio. Dopo astronaute, artiste, sindache minacciate dalla criminalità e sportive, ecco che per l’edizione 2014, di scena domenica 14 settembre a Montalcino, il Premio Casato Prime Donne andrà all’astrofisica Sandra Savaglio che ha scelto di rientrare in Calabria dopo 23 anni durante i quali ha lavorato usando i maggiori telescopi del pianeta. La Savaglio, 47 anni, sportiva, giramondo, innamorata del cosmo, ha un aspetto assolutamente diverso da Margherita Hack scomparsa lo scorso anno, ma condivide con lei la grinta e la capacità di comunicare. Nel 2004 il “Time” le dedicò la copertina e un titolo emblematico “How Europe lost its science stars” e la propose simbolo della fuga dei cervelli. Ebbene, oggi, la stessa studiosa viene proposta dal Premio Casato Prime Donne come esempio delle donne che scelgono di scommettere sul futuro dell’Italia e tornano in patria per costruirlo. Una Prima Donna in tutto e per tutto. Per questo è stata scelta dalla Giuria del Premio Casato Prime Donne composta da Francesca Cinelli Colombini (presidente), Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione. Un simbolo di cambiamento del ruolo femminile come le cantine di Donatella Cinelli Colombini, che organizzano il Premio e sono le prime in Italia con un organico interamente in rosa. E la dedica che Sandra Savaglio lascerà a Montalcino in occasione del Premio Casato Prime Donne 2014, che le verrà consegnato domenica 14 settembre prossimo, è questa: “Ho sempre fatto quello che la gente non si aspettava da me come donna: la scienziata, lo sport, la difesa di chi non ha voce, contro gerarchie di cui in tanti hanno smisurato rispetto. Non per la mia gloria, ma perché quello mi sembrava la cosa più giusta per me e per i valori che ho imparato dalla mia terra. Una sfrontatezza che, consapevole, avrei pagato a mie spese”.

Sandra Savaglio – Il profilo

La storia di Sandra Savaglio somiglia a una fiaba: diciassettenne, quando ancora frequenta il liceo scientifico “Scorza” di Cosenza, legge Asimov e scopre la sua vera passione: “da grande mi piacerebbe fare la scienziata astrofisica, adoro scrutare il cielo, le galassie, pensare all’infinito, capire com’è fatto l’universo”. Passione che la porta, molti anni dopo, nel gruppo di studiosi che, alle Hawaii con il telescopio “Gemini”, scopre le origini più antiche della nostra galassia. Ma facciamo un passo indietro, al 1991, dopo la laurea in fisica con 110 e Lode e il dottorato all’Università della Calabria e allo European Southern Observatory, firma un contratto che la porta all’Università di Baltimora. Dice addio alla sua Marano Marchesato, piccolo centro in provincia di Cosenza, e come tanti altri cervelli in fuga, si trasferisce all’estero. I suoi studi diventano sempre più impegnativi: esplora le galassie distanti, si occupa dell’arricchimento chimico dell’universo, dei fenomeni esplosivi, fa scoperte fondamentali per la comprensione delle galassie che ospitano i lampi gamma, le esplosioni più energetiche dell’universo. Sandra Savaglio, in qualità di autrice o coautrice, vanta oltre centosessanta pubblicazioni nelle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, come “Nature” e “Astrophysical Journal”. Ha appena lasciato, dopo più di otto anni, il Max-Planck Institute di Garching in Germania dove è stata Fellow e Senior Research Scientist e in precedenza è stata allo Space Telescope Science Institute di Baltimora negli Stati Uniti e prima ancora, dal settembre 2001 a febbraio 2006, presso la John Hopkins University. Non c’è solo l’astrofisica nei suoi interessi ma anche l’impegno civile; nel 2006 pubblica insieme a Mario Caligiuri un libro-denuncia sul mondo della ricerca in Italia. Sandra Savaglio fu protagonista di una vicenda simile a quella di tanti giovani talenti nostrani emigrati all’estero. Partecipa al concorso per l’Osservatorio di Monte Porzio e dice apertamente quello che pensa dopo aver subito una persecuzione giudiziaria per aver vinto un concorso non predestinato a lei. Un posto di ricercatore che ormai non vuole più. Le sue parole a riguardo tagliano come il rasoio “sistemi antichi nei quali il valore dei singoli viene in secondo piano, e tutto affoga nel mare delle convenzioni e delle convenienze”. A quell’epoca promise di tornare in Italia se le cose fossero cambiate e ora mantiene l’impegno, in autunno lascerà la Germania, a seguito della “chiamata diretta” dell’Università della Calabria dove farà il professore ordinario “ad Arcavacata c’è un dipartimento di fisica che è un gioiellino per l’università, un fiore all’occhiello per la regione e per il Paese” ha detto la Savaglio consapevole di lasciare un “Paese economicamente messo meglio per il finanziamento alla ricerca, la Germania”. Un atto di amore e di coraggio che trascinerà anche altri se sarà seguito da comportamenti coerenti, perché dice: “mi aspetto di avere a disposizione delle risorse umane (ovvero studenti e giovani ricercatori), e per quello non c’è crisi economica che regga. In Calabria le risorse umane nel campo della ricerca scientifica di base ci sono, e non hanno niente da invidiare alla Germania”. Ed è proprio per questo desiderio di rinascere dalla crisi e di usare le risorse endogene per ripartire, che il Premio Casato Prime Donne ha scelto Sandra Savaglio, proponendola come esempio e stimolo all’universo femminile.

Brunello tra le etichette della “New York Wine Experience” 2014

Calici di Brunello

Calici di Brunello

Da Antinori ad Allegrini, da Biondi-Santi ad Altesino, da Gaja a Casanova di Neri, da Ciacci Piccolomini d’Aragona a Eredi Fuligni, da Fattoria dei Barbi a Siro Pacenti, da Il Poggione a Valdicava: ecco le etichette che parlano di Montalcino tra le oltre 40 griffe del vino italiano protagoniste del “New York Wine Experience” 2014 by Wine Spectator, la rivista n. 1 degli enoappassionati degli States, di scena dal 16 al 18 ottobre. Un team di cantine che conferma, una volta di più, la passione degli americani per il vino italiano, e che vede le migliori etichette del Belpaese insieme a mostri sacri del vino francese come Château d’Yquem o Château Haut-Brion, e mondiale, come Chateau Musar, dal Libano, o Torres, dalla Spagna, solo per fare qualche esempio.
Un evento che, come da tradizione, avrà come prestigiosa location il Marriott Marquis di New York City e che in tre giorni molto densi, con protagonisti 250 vini di prim’ordine provenienti da tutto il mondo (prezzo del pacchetto completo 2.195 dollari), comprenderà il “Critics’ Choice Grand Tastings”, la degustazione dei vini dei migliori enologi mondiali e vari seminari di approfondimento. Come quelli che vedranno protagonisti due nomi storici del vino italiano: Antinori, con il marchese Piero che condurrà la degustazione comparativa delle annate 2007, 2004 e 1997 di due dei vini del Belpaese, i “super Tuscans” Tignanello e Solaia, e Masi, con Raffaele Boscaini, guida della griffe della Valpolicella insieme al padre Sandro, che guiderà la verticale di Amarone della Valpolicella Classico Mazzano 2007, Amarone della Valpolicella Classico Campolongo di Torbe 1997, Amarone della Valpolicella Classico Serègo Alighieri Vaio Armaron 1988, e Amarone della Valpolicella Classico Costasera 1978.
Info: www.winespectator.com

“Barolo-Brunello”, wine tasting per le eccellenze del Belpaese

Per la prima volta due eccellenze dei più affascinanti territori vitivinicoli del mondo si incontrano per dare vita ad un evento di promozione che farà volare Barolo e Brunello di Montalcino a  Copenhagen. “Barolo-Brunello”, questo il nome dell’evento che porterà in degustazione, nella splendida cornice del Børsen Palace, il 21 novembre 2014, ben 40 cantine, 20 produttrici di Brunello e altrettante di Barolo, per dare la possibilità ad enoappassionati ed esperti del settore, quali giornalisti, ristoratori, sommelier e importatori, di conoscere in una sola location, due denominazioni che sono da sempre motivo di fascino, discussioni ed intriganti parallelismi. L’evento sarà a Copenhagen proprio perché quello danese ha dimostrato di essere fra i mercati più ricettivi per i vini rossi di eccellenza: la Danimarca è uno dei Paesi nei quali il vino italiano è maggiormente conosciuto e apprezzato e la crescita costante della domanda di vino di qualità negli ultimi anni ha fatto sì che l’Italia divenisse il principale esportatore di vino, davanti alla Francia. Il pubblico danese, inoltre, può contare su un’alta capacità di spesa, è piuttosto preparato e ama in particolare i prodotti enogastronomici d’eccellenza. Splendida iniziativa che potrebbe aprire le porte a progetti, ancora mai realizzati, in grado di far crescere ulteriormente il mercato del Made in Italy enologico nel mondo, ma che presenta un’unica nota stonata. Se, da una parte dalle Langhe è già partita la comunicazione dell’evento e già si lavora, dal punto di vista promozionale e mediatico per pubblicizzare la Kermesse, in casa di Brunello, ad oggi, non si è ancora provveduto a puntare i riflettori su una manifestazione che risulta avere tutte le carte in regola e le potenzialità per essere un viatico esplorativo di nuovi orizzonti.