All’astrofisica Sandra Savaglio il Premio Casato Prime Donne 2014

Il Casato Prime Donne, un premio delle donne per le donne, va a un “cervello” italiano che ritorna dall’estero e scommette sul futuro dell’Italia: Sandra Savaglio. Dopo astronaute, artiste, sindache minacciate dalla criminalità e sportive, ecco che per l’edizione 2014, di scena domenica 14 settembre a Montalcino, il Premio Casato Prime Donne andrà all’astrofisica Sandra Savaglio che ha scelto di rientrare in Calabria dopo 23 anni durante i quali ha lavorato usando i maggiori telescopi del pianeta. La Savaglio, 47 anni, sportiva, giramondo, innamorata del cosmo, ha un aspetto assolutamente diverso da Margherita Hack scomparsa lo scorso anno, ma condivide con lei la grinta e la capacità di comunicare. Nel 2004 il “Time” le dedicò la copertina e un titolo emblematico “How Europe lost its science stars” e la propose simbolo della fuga dei cervelli. Ebbene, oggi, la stessa studiosa viene proposta dal Premio Casato Prime Donne come esempio delle donne che scelgono di scommettere sul futuro dell’Italia e tornano in patria per costruirlo. Una Prima Donna in tutto e per tutto. Per questo è stata scelta dalla Giuria del Premio Casato Prime Donne composta da Francesca Cinelli Colombini (presidente), Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione. Un simbolo di cambiamento del ruolo femminile come le cantine di Donatella Cinelli Colombini, che organizzano il Premio e sono le prime in Italia con un organico interamente in rosa. E la dedica che Sandra Savaglio lascerà a Montalcino in occasione del Premio Casato Prime Donne 2014, che le verrà consegnato domenica 14 settembre prossimo, è questa: “Ho sempre fatto quello che la gente non si aspettava da me come donna: la scienziata, lo sport, la difesa di chi non ha voce, contro gerarchie di cui in tanti hanno smisurato rispetto. Non per la mia gloria, ma perché quello mi sembrava la cosa più giusta per me e per i valori che ho imparato dalla mia terra. Una sfrontatezza che, consapevole, avrei pagato a mie spese”.

Sandra Savaglio – Il profilo

La storia di Sandra Savaglio somiglia a una fiaba: diciassettenne, quando ancora frequenta il liceo scientifico “Scorza” di Cosenza, legge Asimov e scopre la sua vera passione: “da grande mi piacerebbe fare la scienziata astrofisica, adoro scrutare il cielo, le galassie, pensare all’infinito, capire com’è fatto l’universo”. Passione che la porta, molti anni dopo, nel gruppo di studiosi che, alle Hawaii con il telescopio “Gemini”, scopre le origini più antiche della nostra galassia. Ma facciamo un passo indietro, al 1991, dopo la laurea in fisica con 110 e Lode e il dottorato all’Università della Calabria e allo European Southern Observatory, firma un contratto che la porta all’Università di Baltimora. Dice addio alla sua Marano Marchesato, piccolo centro in provincia di Cosenza, e come tanti altri cervelli in fuga, si trasferisce all’estero. I suoi studi diventano sempre più impegnativi: esplora le galassie distanti, si occupa dell’arricchimento chimico dell’universo, dei fenomeni esplosivi, fa scoperte fondamentali per la comprensione delle galassie che ospitano i lampi gamma, le esplosioni più energetiche dell’universo. Sandra Savaglio, in qualità di autrice o coautrice, vanta oltre centosessanta pubblicazioni nelle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, come “Nature” e “Astrophysical Journal”. Ha appena lasciato, dopo più di otto anni, il Max-Planck Institute di Garching in Germania dove è stata Fellow e Senior Research Scientist e in precedenza è stata allo Space Telescope Science Institute di Baltimora negli Stati Uniti e prima ancora, dal settembre 2001 a febbraio 2006, presso la John Hopkins University. Non c’è solo l’astrofisica nei suoi interessi ma anche l’impegno civile; nel 2006 pubblica insieme a Mario Caligiuri un libro-denuncia sul mondo della ricerca in Italia. Sandra Savaglio fu protagonista di una vicenda simile a quella di tanti giovani talenti nostrani emigrati all’estero. Partecipa al concorso per l’Osservatorio di Monte Porzio e dice apertamente quello che pensa dopo aver subito una persecuzione giudiziaria per aver vinto un concorso non predestinato a lei. Un posto di ricercatore che ormai non vuole più. Le sue parole a riguardo tagliano come il rasoio “sistemi antichi nei quali il valore dei singoli viene in secondo piano, e tutto affoga nel mare delle convenzioni e delle convenienze”. A quell’epoca promise di tornare in Italia se le cose fossero cambiate e ora mantiene l’impegno, in autunno lascerà la Germania, a seguito della “chiamata diretta” dell’Università della Calabria dove farà il professore ordinario “ad Arcavacata c’è un dipartimento di fisica che è un gioiellino per l’università, un fiore all’occhiello per la regione e per il Paese” ha detto la Savaglio consapevole di lasciare un “Paese economicamente messo meglio per il finanziamento alla ricerca, la Germania”. Un atto di amore e di coraggio che trascinerà anche altri se sarà seguito da comportamenti coerenti, perché dice: “mi aspetto di avere a disposizione delle risorse umane (ovvero studenti e giovani ricercatori), e per quello non c’è crisi economica che regga. In Calabria le risorse umane nel campo della ricerca scientifica di base ci sono, e non hanno niente da invidiare alla Germania”. Ed è proprio per questo desiderio di rinascere dalla crisi e di usare le risorse endogene per ripartire, che il Premio Casato Prime Donne ha scelto Sandra Savaglio, proponendola come esempio e stimolo all’universo femminile.

Brunello tra le etichette della “New York Wine Experience” 2014

Calici di Brunello

Calici di Brunello

Da Antinori ad Allegrini, da Biondi-Santi ad Altesino, da Gaja a Casanova di Neri, da Ciacci Piccolomini d’Aragona a Eredi Fuligni, da Fattoria dei Barbi a Siro Pacenti, da Il Poggione a Valdicava: ecco le etichette che parlano di Montalcino tra le oltre 40 griffe del vino italiano protagoniste del “New York Wine Experience” 2014 by Wine Spectator, la rivista n. 1 degli enoappassionati degli States, di scena dal 16 al 18 ottobre. Un team di cantine che conferma, una volta di più, la passione degli americani per il vino italiano, e che vede le migliori etichette del Belpaese insieme a mostri sacri del vino francese come Château d’Yquem o Château Haut-Brion, e mondiale, come Chateau Musar, dal Libano, o Torres, dalla Spagna, solo per fare qualche esempio.
Un evento che, come da tradizione, avrà come prestigiosa location il Marriott Marquis di New York City e che in tre giorni molto densi, con protagonisti 250 vini di prim’ordine provenienti da tutto il mondo (prezzo del pacchetto completo 2.195 dollari), comprenderà il “Critics’ Choice Grand Tastings”, la degustazione dei vini dei migliori enologi mondiali e vari seminari di approfondimento. Come quelli che vedranno protagonisti due nomi storici del vino italiano: Antinori, con il marchese Piero che condurrà la degustazione comparativa delle annate 2007, 2004 e 1997 di due dei vini del Belpaese, i “super Tuscans” Tignanello e Solaia, e Masi, con Raffaele Boscaini, guida della griffe della Valpolicella insieme al padre Sandro, che guiderà la verticale di Amarone della Valpolicella Classico Mazzano 2007, Amarone della Valpolicella Classico Campolongo di Torbe 1997, Amarone della Valpolicella Classico Serègo Alighieri Vaio Armaron 1988, e Amarone della Valpolicella Classico Costasera 1978.
Info: www.winespectator.com

“Barolo-Brunello”, wine tasting per le eccellenze del Belpaese

Per la prima volta due eccellenze dei più affascinanti territori vitivinicoli del mondo si incontrano per dare vita ad un evento di promozione che farà volare Barolo e Brunello di Montalcino a  Copenhagen. “Barolo-Brunello”, questo il nome dell’evento che porterà in degustazione, nella splendida cornice del Børsen Palace, il 21 novembre 2014, ben 40 cantine, 20 produttrici di Brunello e altrettante di Barolo, per dare la possibilità ad enoappassionati ed esperti del settore, quali giornalisti, ristoratori, sommelier e importatori, di conoscere in una sola location, due denominazioni che sono da sempre motivo di fascino, discussioni ed intriganti parallelismi. L’evento sarà a Copenhagen proprio perché quello danese ha dimostrato di essere fra i mercati più ricettivi per i vini rossi di eccellenza: la Danimarca è uno dei Paesi nei quali il vino italiano è maggiormente conosciuto e apprezzato e la crescita costante della domanda di vino di qualità negli ultimi anni ha fatto sì che l’Italia divenisse il principale esportatore di vino, davanti alla Francia. Il pubblico danese, inoltre, può contare su un’alta capacità di spesa, è piuttosto preparato e ama in particolare i prodotti enogastronomici d’eccellenza. Splendida iniziativa che potrebbe aprire le porte a progetti, ancora mai realizzati, in grado di far crescere ulteriormente il mercato del Made in Italy enologico nel mondo, ma che presenta un’unica nota stonata. Se, da una parte dalle Langhe è già partita la comunicazione dell’evento e già si lavora, dal punto di vista promozionale e mediatico per pubblicizzare la Kermesse, in casa di Brunello, ad oggi, non si è ancora provveduto a puntare i riflettori su una manifestazione che risulta avere tutte le carte in regola e le potenzialità per essere un viatico esplorativo di nuovi orizzonti.

Brunello day: il vino di Montalcino e le stelle Michelin all’Argentario

Brunello day nella notte di San Lorenzo: tra il mare e la terra, sotto il cielo della Toscana, venerdì 10 agosto, al beach club dell’Hotel Pellicano, vicino a Porto Ercole, una location esclusiva a strapiombo sul mare dell’Argentario. Nel resort 5 stelle lusso, esclusivo ed appartato, dove questa estate anche l’attore americano Josh Hartnett, 35 anni, l’innamorato del film Pearl Harbor, con la fidanzata Tamsin Egerton, 25, ha fatto tappa per le sue vacanze nel mare toscano più chic, voleranno prestigiose etichette di Brunello di Montalcino: Pietroso 2009, Poggio di Sotto 2008, Biondi Santi 2006, Caprili Riserva 2006 e Le Potazzine Riserva 2004. La star, la notte di San Lorenzo, all’Argentario, non sarà un divo di Hollywood ma il Brunello di Montalcino che sarà in degustazione in compagnia di una selezione di prodotti gastronomici della famosa località come entrée  di una cena gourmet presso il ristorante dell’hotel Il Pellicano, 2 stelle Michelin, con musica dal vivo in sottofondo. E sotto le stelle della notte di San Lorenzo, nei piatti preparati dallo chef Antonio Guida del ristorante Il Pellicano, si potranno scoprire, e assaporare, golosi piaceri come la Fregola sarda con coniglio, seppia e carciofi, la Lasagnetta con anatra confit al pompelmo rosa e crema di pasta, il Pollo Ficatum, il petto con crema di cannellini, alghe, limetta e garusoli e, ancora, il Petto di piccione affogato con crema di fegato grasso e ananas, per concludere con la degustazione di formaggi di fattoria accompagnati da pane alle noci e dolci contrasti.

Brunello di Montalcino ospite d’onore a Bancarel’Vino

Anche il Brunello di Montalcino a Bancarel’Vino, la rassegna enologica patrocinata dalla Regione Toscana e dall’Unione dei Comuni Montani della Lunigiana, che premia i migliori fra i vini italiani, per le categorie bianco, rosso e rosato. Ospite d’onore della kermesse enogastronomica e culturale, di scena dal 1 al 3 agosto nel borgo storico di Mulazzo, il Brunello di Montalcino, simbolo per antonomasia dell’eccellenza vinicola toscana e del Made in Italy nel mondo. A rappresentarlo Benedetta Pasini, una delle “donne del Brunello” con la cantina “Beatesca”. La manifestazione, nata nel 1983 dalla volontà di valorizzare i prodotti locali, unendo due tradizioni del territorio, quella libraria e quella vitivinicola, è un momento importante di confronto e di approfondimento sui vari prodotti tipici lunigianesi, con degustazioni, presentazioni di libri, tavole rotonde e convegni tematici dedicati alla gastronomia e al turismo. A Mulazzo di scena i vini della provincia: doc Colli di Luni, doc Candia dei Collpi Apuani, Igt Val di Magra e Igt Toscana. Fra i concorrenti verranno selezioni i 6 migliori bianchi e i 6 migliori rossi che riceveranno il “Premio selezione Bancarel’Vino 2014”. La novità di quest’anno è che i vini, che parteciperanno al concorso, verranno inseriti in una “Carta dei vini” provinciali, con l’obiettivo di stimolare i ristoranti a utilizzare i vini delle proprie terre. La carta è un’evoluzione del progetto del 2013, quando furono organizzate “Cene di Bancarel’Vino” nei vari ristoranti lunigianesi proprio per portare su quelle tavole i vini locali. Il motore della manifestazione rimane il vino, ma anche gli altri prodotti della terra avranno il loro spazio, grazie ai banchetti dei prodotti tipici, dal miele alla farina di castagne, dall’agnello di Zeri alla cipolla di Treschietto, dai funghi ai formaggi, dai salumi alla farina di farro. Bancarel’Vino affianca la promozione enogastronomica a quella del territorio, proponendo al pubblico anche le aperture straordinarie del Museo Dantesco e dell’Archivio Museo Malaspina. Mulazzo, infatti, è terra ricca di storia e di fascino, già feudo della potente famiglia Malaspina, dove Dante Alighieri si recò più volte, ospite dei signori, e dove la tradizione vuole abbia scritto alcuni canti della Divina Commedia.

Patitucci loves Brunello. A Montalcino unica data italiana per “Children Of The Light”

Città di Brunello, di bellezza incredibile, che tutto il mondo conosce, una delle poche città italiane conosciute anche nei paesi emergenti, nei mercati nuovi, che la scelgono come luogo d’elezione e, nei giorni di “Jazz & Wine”, Montalcino è anche grande palcoscenico per la musica più raffinata e al tempo stesso “popolare”, il Jazz . Ieri sera in Fortezza di è svolto uno dei concerti più attesi: il trio  “Children Of The Light” composto dai grandi Danilo Perez al piano, John Patitucci al basso e Brian Blade alla batteria. E John Patitucci, a nome personale e della nuova formazione, che ha debuttato in uno dei templi della musica come il Blue Note Jazz Festival, ha dichiarato il suo amore per la Toscana, per Montalcino e per i suoi vini. Patitucci, il “bassista che può muoversi in qualsiasi direzione, in qualunque momento” come l’ha definito il “New York Times”, infatti, ama la buona cucina e nella sua casa di New York prepara, lui stesso, i ravioli fatti a mano. Come? Secondo l’antica ricetta che i suoi parenti, emigrati negli Stati Uniti da Calabria e Campania, gli hanno tramandato. E con i piatti tipici della tradizione italiana Patitucci non ha dubbi, abbina il Rosso e il Brunello di Montalcino.

Il nuovo Rinascimento passa per il Brunello

L’essere umano che lavora in condizioni migliori è più creativo, geniale, ha un livello di responsabilità altissimo e, Montalcino, che come il “made in Italy” di qualità, ha una grande potenzialità, partendo dalle sue eccellenze, come il Brunello, può intraprendere un nuovo Rinascimento. Ecco, dal punto di vista “filosofico”, l’abstract dell’incontro dal titolo “Brunello di Montalcino e Brunello Cucinelli. Il successo di due grandi marchi del made in Italy” che si è svolto oggi, in Fortezza, a cui hanno partecipato Fabrizio Viola, Ad di Banca Mps, Brunello Cucinelli creatore dell’azienda nata nel 1978 e approdata con successo in Borsa il 27 aprile 2012, Fabrizio Bindocci presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino e Silvio Franceschelli sindaco di Montalcino. A moderare l’incontro Tommaso Strambi, caporedattore de “La Nazione”, che in un botta e risposta con gli “interpreti” del successo di questi brand ha sottolineato come il “Brunello di Montalcino e la Brunello Cucinelli siano nati in due piccoli borghi, in Umbria e in Toscana, forse, non a caso”. Convinto dell’unicità, e dell’eccezionalità di due territori come Montalcino e Solomeo, infatti, è anche Brunello Cucinelli che ha sottolineato che “non ho dubbi, se avessi avuto l’impresa in un luogo diverso non avrebbe avuto lo stesso successo”. E sull’importanza del luogo, sulla necessità di preservare la bellezza dei territori, il “re” del cachemire è tornato anche in relazione al turismo.  “Se fra 5 o 10 anni avremmo il 50% in più di turisti i nostri borghi saranno affievoliti – ha detto Cucinelli, spiegando che – il misticismo di certi luoghi collima con i prodotti. Non bisogna per forza avere qui, a Montalcino, milioni di persone: viviamo in luoghi speciali non facciamoci abbindolare dal consumismo. Questi 20 anni ci hanno portato ad essere troppo consumisti. Noi italiani, per primi, stiamo vivendo il declino del consumismo, dobbiamo essere tutti in dieta. E questo non è un aspetto negativo, l’essenziale, l’importante, e non il superfluo, ci consentono di vivere nel bel clima del Rinascimento”. Una “dieta” necessaria, per entrare nel nuovo Rinascimento, da seguire anche nel settore turistico: “non è la quantità di persone che fa la differenza: questo è il grande tema dei prossimi tre secoli. Secondo me, infatti, il grande valore di cui andremo alla ricerca nei prossimi anni sarà il silenzio. Inconciliabile con le grandi masse”. E su turismo e mercati il presidente del Consorzio del Brunello, Fabrizio Bindocci, ha detto: “il modello Montalcino è un modello vincente ma non dobbiamo fermarci, l’apice non si deve credere, mai, di averlo raggiunto. Occorre sforzarsi per migliorarsi e i produttori di Brunello di Montalcino sono bravi a farlo”. Migliorare e crescere sono state anche le parole chiave di Viola, ad Mps, che a Montalcino ha detto: “abbiamo combattuto due anni e mezzo affinché questa banca continuasse ad esistere come ente autonomo. Traversie che non sono riconducibili, se non poco, con la gestione ordinaria della banca. Il Monte Paschi deve tornare a fare la banca e se lo farà avrà le soddisfazioni che credo meriti. Siamo nati secoli fa, tempi in cui il mondo era completamente diverso, e, oggi, queste due realtà che stasera sono al centro delle nostre attenzioni hanno visto Mps fare la banca. Mps, infatti, c’era nella fase di start u, all’inizio, in tempi non sospetti, per il Brunello di Montalcino e per Brunello Cucinelli. E c’è anche oggi con una struttura organizzativa “schiacciata”, rapida, per essere tempestiva nelle risposte, piccola per essere vicina ai clienti e grande per operare nel mondo e consentire alle aziende di operare anche sui mercati internazionali”. Infine una battuta sul futuro e sulle scelte “politiche” che ha visto il sindaco di Montalcino Franceschelli sulla stessa lunghezza d’onda di Brunello Cucinelli. Su questo aspetto, infatti, Cucinelli ha detto che l’imprenditore si deve sentire “custode” e non “proprietario”. Perché il custode  “restaura per lasciare a chi verrà. I nostri avi progettavano a 500 – 1.000 anni, oggi non lo facciamo più. E, invece, abbiamo il dovere di abbellire, lasciare una città più bella. Dobbiamo tornare a credere nello Stato, rispettare le leggi, che a volte possono piacere o meno e pensare alle future generazioni”. Una “visone” di futuro e di scelte che per Franceschelli, nella pratica amministrativa, si concretizza nel “conservare ciò che abbiamo, recuperare e valorizzazione l’esistente. Quando parlo di Montalcino sono abituato a dire – ha continuato Franceschelli – che è un territorio fortunato in cui negli anni ’60 sono state prese scelte lungimiranze e il tasso di disoccupazione è vicino allo zero. Ma qui c’è la sfida. Non siamo al punto di quiete. Dobbiamo preoccuparci di vendere il nostro prodotto in nuovi mercati e portare il nostro territorio sempre più in giro per il mondo”.

Brunello di Montalcino for “Italy’s Top 50 Most Expensive Wines”

Il Brunello di Montalcino c’è, e con uno dei suoi più “blasonati” ambasciatori. È il Brunello di Montalcino Riserva Biondi Santi Tenuta il Greppo che entra in una delle classifiche più attese e seguite dell’estate:“Italy’s Top 50 Most Expensive Wines” stilata da Wine-Searcher, il motore di ricerca più utilizzato al mondo per le quotazioni delle bottiglie (è visitato ogni giorno da oltre 1 milione di persone). Il 1 luglio, dopo la prima metà dell’anno, Wine-Searcher ha aggiornato le sue “chart” e se in quella dei vini più costosi al mondo sul mercato (compilata in base al prezzo medio per bottiglia, tenendo conto di tutte le annate disponibili, con dati estratti da 46.432 carte dei vini), tra i primi 50, non figura neanche un italiano (sul podio Henri Jayer Richebourg Grand Cru, a parire da 16.500 dollari, Domaine de la Romanee-Conti Romanee-Conti da 13.900, e il tedesco Egon Muller-Scharzhof Scharzhofberger Riesling Trockenbeerenauslese, da 7.680), le etichette del Belpaese, e con loro Montalcino, spuntano tra le migliori quotazioni allo scaffale. Al n. 1 l’Amarone della Valpolicella Classico Riserva di Quintarelli, ad un prezzo medio di 754 dollari a bottiglia (arrivando a vette di 1.999), seguto dal Matsseto, con 741 (e fino a 5.200), e dal Barolo Monfortino Riserva di Giacomo Conterno, a 678 dollari a bottiglia (e fino a 3.156). Posizione n. 4 per il Barolo Falletto Riserva di Bruno Giacosa, a 611 dollari a bottiglia (e fino a 1.219 euro), seguito dal Brunello di Montalcino Riserva Biondi Santi Tenuta il Greppo, in media a 575 dollari a bottiglia ma che, nei casi più estremi e di annate rarissime, arriva anche a 52.464 dollari, cifra superata solo da pochissimi francesi e da qualche annata dell’australiano Penfolds.

Jazz & Wine in Montalcino il festival più longevo e imitato d’Italia

Diciassettesima edizione per il festival più longevo, e più imitato, d’Italia,  che quest’anno porta in Toscana grandi nomi di richiamo internazionale come Incognito, Children of the Light e The Bad Plus. È Jazz & Wine in Montalcino (15 – 20 luglio), che con un grande cartellone tutto internazionale di star del jazz, nel 2014, si conferma la rassegne più conosciuta e seguita nel panorama musicale italiano. Nato dalla collaborazione tra la Castello Banfi, l’associazione culturale Jazz & Image di Roma ed il Comune di Montalcino, il festival propone una programmazione di assoluto livello, con artisti italiani e internazionali di indiscussa fama mondiale che saranno preceduti, come di consueto, dall’attesissima serata “Aspettando Jazz & Wine” che si terrà, il 10 luglio, all’interno delle storiche mura di Castello Banfi, con Fabio Mariani Gipsy Three, lo straordinario chitarrista che affronta in modo divertente e “funambolico” il repertorio di Django. Martedì 15 luglio, sempre all’interno delle mura di Castello Banfi, arrivano i talentuosi Deidda Brothers Plus che, con Amedeo Ariano e Pierpaolo Bisogno che sul palco si scambiano ruoli e strumenti, incarnano l’essenza degli “Harlem Globe Trotter” della musica. Dal 16 luglio il festival si trasferirà nella trecentesca Fortezza di Montalcino con il progetto “Sei in Jazz”, un originale tributo musicale al grande Lucio Battisti riletto in chiave jazz: musiche spogliate dei testi e rilette con l’eleganza e il gusto dell’improvvisazione. Si prosegue giovedì 17 luglio con un trio stellare: Danilo Perez al piano, John Patitucci al basso e Brian Blade alla batteria. I tre straordinari musicisti, conosciuti in tutto il mondo, anche per la loro decennale collaborazione con il mitico Wayne Shorter, che presentano a Montalcino, “Children Of The Light”: un mix magico e portentoso tra sonorità latine e jazz.
A salire sul palco di Jazz & Wine venerdì 18 luglio l’incredibile trio The Bad Plus, con l’unica data italiana del tour estivo, con Salerno, per la musica di questo gruppo che combina elementi di jazz d’avanguardia con influenze pop e rock sfuggendo, però, ad ogni classificazione di genere. Nell’infinita esplorazione di possibilità che solo il jazz riesce ad offrire, i tre musicisti: Reid Anderson al basso, Ethan Iverson al piano e David King alla batteria, suonano in perfetta sintonia. Sabato 19 luglio è la volta di Herbie Goins & Mauro Zazzarini Blues Inn. Goins è il raffinato cantante soul-blues di fama internazionale che suona con uno dei migliori sassofonisti jazz-blues italiani, Zazzarini, per formare una coppia inedita, per un concerto che spazia dal blues, al funky, per arrivare al jazz. A chiudere questa straordinaria edizione del festival, domenica 20 luglio, gli Incognito. Da trent’anni sulla cresta dell’onda, la band è da sempre la casa di ottimi musicisti che, a fasi alterne e in momenti differenti, hanno partecipato e dato vita alla straordinaria avventura del gruppo che ancora ruota attorno al suo primo leader, il mauritiano Jean-Paul ‘Bluey’ Maunick, fondatore e spirito guida, che è rimasto costantemente fedele nel tempo alla sua creatura, Incognito, e quest’anno festeggia trentacinque anni di carriera con  il nuovo lavoro “Amplified soul”.
Per il diciassettesimo anno consecutivo, a Montalcino, due piaceri così intimi ed intensi, la musica jazz ed il grande vino di qualità, celebrano con crescente successo il loro entusiasmante incontro nella città simbolo dell’enologia italiana, la patria del Brunello. Confermato, anche il gemellaggio tra il festival Jazz & Wine in Montalcino, Jazz&Wine of Peace Festival di Cormòns e Zola Jazz & Wine, a cui da quest’anno si aggiunge anche Vino & Jazz Marche. Toscana, quindi, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Marche, unite dalla passione per la musica di qualità e il buon vino. Un confronto imperdibile, con realtà territoriali e produttive diverse tra loro, accomunate dalla stessa passione e dallo stesso “stile di vita”, il jazz.

Brunello di Montalcino e Brunello Cucinelli: il successo di due grandi marchi

Innovazione e artigianalità, tradizione e identità del gusto per la produzione di una rigorosa espressione del “made in Italy”. È la filosofia che sta alla base di due grandi marchi del Belpaese, solo apparentemente diversi tra loro, il vino e la moda. E i due brand capaci di incarnare questo approccio al mercato e questa “visione”  di prodotto sono il vino Brunello di Montalcino e la griffe leader nella moda casual chic Brunello Cucinelli. Di queste due eccellenze del territorio si parlerà a Montalcino, nel suggestivo piazzale della Fortezza militare, in occasione dell’evento promosso da Banca Monte dei Paschi di Siena, in programma mercoledì 15 luglio, ore 19. “Brunello di Montalcino e Brunello Cucinelli. Il successo di due grandi marchi del made in Italy” è il titolo della tavola rotonda a cui parteciperanno Fabrizio Viola, Ad di Banca Mps, Brunello Cucinelli creatore dell’azienda nata nel 1978 e approdata con successo in Borsa il 27 aprile 2012, Fabrizio Bindocci presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino e Silvio Franceschelli sindaco di Montalcino. A moderare l’incontro Tommaso Strambi, caporedattore de La Nazione.