La viticoltura sostenibile: un’opportunità per il territorio toscano, se ne parla a Montalcino

Il settore vitivinicolo è una delle colonne portanti della produzione e dell’esportazione agroalimentare italiana. Non solo, i vigneti sono una delle componenti principali del paesaggio agrario di molte regioni e Montalcino, attraverso il suo Brunello può essere eletto portavoce di questo settore, nei confini del Belpaese ed in giro per il mondo. Il 29 ottobre, dalle 10,00 alle 13,00, il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, in collaborazione con Dnv Gl – ente di certificazione leader nel mondo, che lavora con le aziende per supportare le performance delle loro organizzazioni, prodotti, persone, infrastrutture e supply chain con servizi di certificazione, verifica, assessment e training – organizza un convegno presso la Nuova Sala AstrusiOff – (ex Centro Convegni) Piazza Cavour, 15 – Montalcino, con l’obiettivo di evidenziare i vantaggi della viticoltura sostenibile, grazie anche al progetto V.I.V.A. del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare. Interverranno al convegno Silvio Franceschelli, sindaco del Comune di Montalcino, Gianni Salvadori, assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Fiamma Valentino, Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, Ettore Caprì, Opera – Centro di Ricerca Opera per l’agricoltura sostenibile dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Stefano Santamato, Dnv Gl – Business Assurance, Stefano Cantelmo, Monte Vibiano Vecchio, Simona Bosco, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Riccardo Maria Pulselli, Indaco2, Spin-off Università di Siena. L’ingresso è libero previa iscrizione.
Focus – Il progetto Viva
Il progetto Viva Sustainable Wine, avviato dal Ministero dell’Ambiente nel luglio 2011, promuove la valutazione dell’impatto sull’ambiente del comparto vitivinicolo italiano, dal nord al sud del Paese, dalle piccole alle grandi imprese. Questo progetto è finalizzato a creare un modello produttivo che rispetti l’ambiente attraverso uno dei primi programmi concreti di sviluppo sostenibile, con l’obiettivo di conservare e tutelare la qualità e la produzione di vini italiani, e insieme preservare il territorio ed offrire opportunità di valorizzazione e di competitività dei prodotti italiani d’eccellenza sul mercato internazionale. Viva permette di tracciare la sostenibilità della filiera vite-vino, attraverso uno strumento di trasparenza che, per primo nel panorama internazionale del vino, fornisce al consumatore tutti i dati di sostenibilità validati da un ente terzo certificatore e garantiti dal Ministero dell’Ambiente. L’evento è stato anche l’occasione per la cerimonia di consegna alle aziende dei certificati di validazione dell’analisi. La sperimentazione del Ministero ha coinvolto nove aziende del settore – Castello Monte Vibiano Vecchio, F.lli Gancia & C, Marchesi Antinori, Masi Agricola, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Planeta, Tasca d’Almerita e Venica&Venica – che potranno “marchiare” uno o più dei loro prodotti con il brand “VIVA”. Le aziende sono state scelte sulla base di criteri geografici e di prodotto, e tre enti di ricerca (Agroinnova, Centro di Competenza dell’Università di Torino; il Centro di Ricerca Opera per l’agricoltura sostenibile dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; il Centro di Ricerca sulle Biomasse dell’Università degli Studi di Perugia). Il progetto è ora in fase di espansione, hanno già aderito a Viva: Cantina Vignaioli del Morellino di Scansano, Principi di Porcia, Vicobarone, Vinosia, Donnachiara, Cantine Riunite & Civ, Arnaldo Caprai, La Gioiosa. Si tratta del primo esempio di “gioco di squadra” tra ministero, aziende vitivinicole, enti di ricerca, università ed enti certificatori.
Viva Sustainable Wine nasce con lo scopo di misurare e migliorare le performance di sostenibilità della filiera vite-vino, a partire dalla sperimentazione su alcuni grandi produttori italiani, che hanno sottoposto il loro processo produttivo ad una valutazione dell’impronta ambientale dal campo al consumo. Grazie all’individuazione di quattro indicatori (Aria, Acqua, Territorio e Vigneto), accompagnati dai relativi disciplinari, le aziende hanno potuto misurare l’impatto della loro produzione in termini di sostenibilità ed intraprendere in tal modo, su base volontaria, un percorso di miglioramento. I dati ottenuti, validati da parte di un ente terzo indipendente e riconosciuto, sono accessibili grazie all’etichetta del Ministero che rimanda con il suo QRcode ad una pagina web dedicata che contiene descrizione approfondita del prodotto, valori numerici e i grafici.
L’etichetta offre dunque al consumatore uno strumento di trasparenza sulla performance ambientale dell’azienda produttrice del vino, e rende conto sia dei risultati attuali che del percorso compiuto dall’azienda nel tempo. Le aziende per la prima volta avranno degli indicatori standardizzati, validati e riconosciuti su cui lavorare per migliorare la loro performance e dimostrare di essere sempre di più rispettose dell’ambiente.
Viva è già anche disponibile come applicazione per tutti i sistemi mobile. Il progetto intende infine definire le linee guida per una produzione sostenibile, sviluppare un codice che permetta una certificazione per le aziende che le adottano, formare tecnici per lo sviluppo di protocolli di sostenibilità nel settore e sensibilizzare il consumatore sul mercato interno e internazionale. Il progetto si propone dunque di avere valore internazionale ed pronto per essere utilizzato da tutte le aziende piccole, medie e grandi del settore vinicolo.

Brunello di Montalcino nei “Super Tre Stelle” 2015 by Veronelli

Sono 24 le etichette di Brunello di Montalcino, fra Annata e Riserva, premiate dalla “Guida Oro I Vini di Veronelli 2015”, intitolata all’indimenticabile Gino, con le “Super Tre Stelle”, il massimo riconoscimento per i vini che superano i 93 punti su 100 negli assaggi coordinati da Gigi Brozzoni e Daniel Thomases, chiamati ad esprimere il loro libero e ponderato giudizio sui vini italiani.
Le “Super Tre Stelle” della Guida Veronelli, giunta quest’anno all’edizione numero 27, sono un prezioso riconoscimento, assegnato solo ai migliori vini d’Italia, 548 in questa edizione, e un punto di riferimento per professionisti e appassionati alla ricerca di eccellenze enologiche.
Se parliamo di regioni, nel podio del top dell’enologia del Belpaese secondo la “Guida Oro I Vini di Veronelli 2015” la Toscana quest’anno, con 161 vini premiati di cui 24 Brunello di Montalcino, si deve accontentare del secondo posto, scalzata dal Piemonte, la Regione più premiata in assoluto con 162 vini mentre, se parliamo di vini, al comando c’è il Barolo con 124 vini, davanti all’Amarone, a quota 31, ed al Brunello, a 24.

Focus:
Brunello di Montalcino 2009 Castiglion del Bosco
Brunello di Montalcino 2009 Fanti
Brunello di Montalcino 2009 Fossacolle
Brunello di Montalcino 2009 La Cerbaiola
Brunello di Montalcino 2009 La Fiorita
Brunello di Montalcino 2009 La Rasina
Brunello di Montalcino 2009 Oliveto
Brunello di Montalcino 2009 Valdicava
Brunello di Montalcino “Altero” 2009 Poggio Antico
Brunello di Montalcino “Campo del Drago” 2009 Castiglion del Bosco
Brunello di Montalcino “Cerretalto” 2008 Casanova di Neri
Brunello di Montalcino “Le Potazzine” 2009 Le Potazzine
Brunello di Montalcino “Madonna delle Grazie” 2009 Il Marroneto
Brunello di Montalcino “Poggio Doria” 2009 Nardi
Brunello di Montalcino Riserva 2008 Oliveto
Brunello di Montalcino Riserva 2008 Uccelliera
Brunello di Montalcino Riserva “Gli Angeli” 2008 La Gerla
Brunello di Montalcino Riserva “Poggio Abate” 2008 La Poderina (Saiagricola)
Brunello di Montalcino Riserva “Poggio al Vento” 2007 Col d’Orcia
Brunello di Montalcino Riserva “Poggio alle Mura” 2008 Banfi
Brunello di Montalcino “Tenuta Nuova” 2009 Casanova di Neri
Brunello di Montalcino “Vigna La Casa” 2008 Caparzo
Brunello di Montalcino “Vigna Loreto” 2009 Mastrojanni
Brunello di Montalcino “Vigna Spuntali” 2009 Val di Suga

Vinarius: tre giorni di lezioni sul Brunello a Montalcino

Anche quest’anno il gruppo Vinarius è venuto a Montalcino, a lezione di Brunello, sui banchi del Consorzio. Da Villa I Cipressi a Banfi, da Barbi a Campogiovanni, da La Magia a Caparzo, da Tornesi a Col d’Orcia, da Pinino a San Polo, passando per Tenute Silvio Nardi, i produttori di Brunello di Montalcino hanno accolto gli “addetti ai lavori” dell’Associazione delle enoteche italiane con una tre giorni intensa di seminari agronomici, enologici, degustazioni e visite alle cantine. Ben sette le enoteche arrivate da ogni dove del Belpaese che hanno scelto Montalcino per una full immersion nel territorio per approfondire le conoscenze e veicolare sempre al meglio i vini di questa realtà, al consumatore finale. Tra queste Enoteca Il Tralcio – Monopoli (Ba), Enoteca L’Angolo Di Vino – Ruvo di Puglia (Ba), Enoteca Piccolomini@Nannini – Siena, Enoteca Vini e Delizie Aigrum – Firenze, Enoteca La Barrique – Cantu’ (Co), Enoteca Bischoff – Trieste ed Enoteca Bottiglieria Terruli – Martina Franca (Ta). Gli stage sui vini di Montalcino, nati nell’ottica di un momento di incontro, dialogo e conoscenza della realtà produttiva di questo terroir, si sono articolati in diversi momenti di approfondimento: una presentazione introduttiva al territorio, alla sua storia e alla sua unicità nel panorama produttivo internazionale, esperienze degustative con la presenza e la partecipazione diretta delle aziende, visite aziendali con focus incentrati sui processi produttivi, presentazione e spiegazione dei vigneti, delle loro caratteristiche e dei sistemi di allevamento, e, per finire, wine tasting approfonditi con verticali di vecchie annate.

Brunello e Rosso di Montalcino, l’eccellenza by L’Espresso 2015

Conta 25 mila vini degustati, circa 8 mila recensiti, 2.100 aziende classificate, ovvero, il meglio della produzione enologica italiana, carte regionali delle principali Doc e Docg, con un’ampia sezione sulla conservazione e sull’abbinamento dei vini.: è la guida de l’Espresso, curata da Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili, “I Vini d’Italia 2015”, che, per la sua quattordicesima edizione, porta delle novità: per la prima volta nella storia un vino binaco, lo scintillante Trebbiano d’Abruzzo 2010 di Valentini, affianca il leggendario Barolo Vigna Rionda di Massolino, che con l’annata 2008 bissa il risultato ottenuto lo scorso anno dal 2007, ai vertici della “classifica” con il punteggio massimo di 20 ventesimi. Un vero colpo di scena e segno di un cambiamento nella guida diretta da Enzo Vizzari, anche se, niente paura, il Brunello di Montalcino resta sempre saldo ai piani alti insieme alle altre denominazioni “Vip” del Belpaese: Barolo, Barbaresco e Chianti Classico.
Il Brunello di Montalcino, infatti, è nel gotha dei migliori vini del Belpaese grazie a Poggio di Sotto entra nella lista delle cantine da “tre stelle”, il massimo riconoscimento assegnato dal team di degustatori de “Le Guide de l’Espresso”.
Nella Top 20 per rapporto qualità-prezzo svetta, con 17/20, il Rosso di Montalcino 2012 Fattoria dei Barbi.
Ma, per Montalcino, non è certo finita qui. Ad aggiudicarsi un posto nei gradini più alti della classifica 2015 sono ben 16 le etichette, tra Brunello e Rosso, ad aggiudicarsi l’Eccellenza, ovvero quei vini che hanno ottenuto un punteggio di almeno 18/20, le punte di diamante del territorio: da Col d’Orcia a Biondi Santi, da Baricci a Cerbaiona, da Salvioni a Mocali, da Pian dell’Orino a Pian delle Querci, da Poggio di Sotto a Podere Salicutti, dalle Ragnaie a Tenimenti Angelini-Val di Suga, da Le Chiuse a Siro Pacenti fino a Tenuta le Potazzine.

Focus – Tutti i riconoscimenti per Montalcino by “Le Guide de l’Espresso: I Vini d’Italia 2015”

Tre Stelle
Cantina Poggio di Sotto

Top 20 per rapporto qualità-prezzo
Rosso di Montalcino 2012 Fattoria dei Barbi.

Eccellenze
18.5 Brunello di Montalcino Riserva Poggio al Vento 2007 Col d’Orcia
18.5 Rosso di Montalcino 2010 Biondi Santi
18 Brunello di Montalcino 2009 Baricci Colombaio Montosoli
18 Brunello di Montalcino 2009 Cerbaiona
18 Brunello di Montalcino 2009 Salvioni
18 Brunello di Montalcino 2009 Mocali
18 Brunello di Montalcino 2009 Pian dell’Orino
18 Brunello di Montalcino 2009 Pian delle Querci
18 Brunello di Montalcino 2009 Poggio di Sotto
18 Brunello di Montalcino Riserva 2008 Biondi Santi
18 Brunello di Montalcino Tre Vigne 2009 Podere Salicutti
18 Brunello di Montalcino 2009 Vecchie Vigne Le Ragnaie
18 Brunello di Montalcino 2009 Vigna del Lago Tenimenti Angelini – Val di Suga
18 Rosso di Montalcino 2012 Le Chiuse
18 Rosso di Montalcino 2012 Pacenti Siro
18 Rosso di Montalcino 2012 Gorelli – Tenuta Le Potazzine

Brunello alfiere dell’Italia enoica: il “wine dream” italiano

Il Brunello di Montalcino tra gli alfieri dell’Italia enoica: il “wine dream” italiano per eccellenza, amato dai wine lover, dai vip e sempre presente sulle tavole “ufficiali”. A ribadire l’importanza enoica di questo territorio e la grandezza del Brunello, questa volta, è il sondaggio di www.winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, e Vinitaly (www.vinitaly.com), appuntamento enologico internazionale e “regia” del progetto “Vino – A Taste of Italy” in Expo2015. Dal sondaggio “Vedo l’Expo, sogno l’Italia del vino: l’Esposizione Universale, di cui il vino è il “fiore all’occhiello” del made in Italy, sarà un trampolino di lancio per i suoi distretti”, emerge che la curiosità verso l’Expo2015 è tanta, tanto che, l’89% degli eno-appassionati la visiterà, ma nel loro cuore ci sono i terroir, e per l’83% un’incursione in un territorio del vino sarà una tappa obbligata. Le mete? Su tutti, le Langhe che, fresche del riconoscimento Unesco, sembrano vivere un “secondo Rinascimento”; la Franciacorta delle famose “bollicine”, a due passi dall’Expo; la Sicilia, regione del momento celebrata in patria e oltreconfine; la Toscana, meta cult per eccellenza; e la Valpolicella, patria dell’Amarone. Ecco il sentiment che si respira tra 1.539 “enonauti” di tutto il mondo, appassionati già fidelizzati al vino e al web, che hanno risposto ad un sondaggio che mette in evidenza come per il 97% dei wine lover, l’Esposizione Universale avrà ricadute turistiche ed economiche sul vino italiano, chiamato ad essere “ambasciatore” del made in Italy, un ruolo appropriato per il 92%, così come il fatto che, in primo piano, ci saranno proprio i territori (97%). Gli “alfieri” dell’Italia enoica? Il Barolo, seguito dal Chianti, dal Brunello di Montalcino, dal Chianti Classico e dall’Amarone della Valpolicella.
L’Expo2015 sarà, dunque, un’occasione fondamentale per visitare gli eno-distretti: si recheranno a Milano a vedere il Padiglione Vino (89%), ma l’intenzione degli “enonauti” (83%) sarà quella di andare alla scoperta dei grandi territori del vino italiano. Dove andranno? Su tutti, nelle Langhe, per scoprire e ri-scoprire uno dei più famosi e storici terroir del vino italiano, ora anche Patrimonio Unesco; poi in Franciacorta, il terroir più vicino a Milano, patria delle sempre amate “bollicine”; quindi, in Sicilia, il territorio più celebrato del momento per la vivacità del suo mondo del vino; in Toscana, che arretra in una classifica che solitamente la vede ai primi posti, forse perché in molti l’hanno già visitata; e, infine, in Valpolicella, patria dell’Amarone, con tappa a Verona, dicono i wine lover, che per l’Expo2015 ospita forse la più ricca mostra mai realizzata di opere d’arte ispirate a Bacco. Il vino italiano in Expo2015 sarà ambasciatore del made in Italy e il cuore pulsante del Padiglione Italia: uno spazio e un ruolo appropriati per il 92% degli “enonauti”, convinti che, con gli altri prodotti made in Italy altrettanto conosciuti nel mondo, possa fare da traino a tutte le eccellenze enogastronomiche e turistiche del Belpaese. E la grande maggioranza dei wine lover (97%) è d’accordo che all’Expo2015 in primo piano ci saranno i territori. Anche perché un altro 97% dichiara che l’Esposizione Universale avrà ricadute turistiche ed economiche sul vino italiano. A patto di saperla sfruttare bene, perché vale anche il viceversa, con gli “enonauti” che si augurano che possa essere occasione di scambio con altri Paesi, soprattutto in termini di marketing.
Protagonista del Padiglione Vino sarà tutta l’Italia, “per far avvicinare soprattutto i visitatori internazionali alla sua cultura emozionandoli”, ha detto Giovanni Mantovani, ad Vinitaly-Veronafiere, in questi giorni in giro per l’Italia ad illustrare il progetto Expo. Ma se si chiede agli “enonauti” quale siano i vini “portabandiera” dell’Italia enoica, i più rappresentativi dei territori, il risultato sono “cinque alfieri” in bottiglia: n. 1, il Barolo, il grande rosso piemontese, il vino che più evoca la storia d’Italia, a partire dal suo celebre “inventore” Camillo Benso Conte di Cavour; n. 2 è il Chianti, forse il vino più conosciuto al mondo, i cui vigneti abbracciano praticamente tutta la Toscana; n. 3 è il Brunello di Montalcino, il “wine dream” italiano per eccellenza, amato dai wine lover, dai vip e sempre presente sulle tavole “ufficiali”; n. 4 è il Chianti Classico, un vino e un territorio tra le città d’arte di Firenze e Siena, da sempre nei desideri degli appassionati di tutto il mondo; infine, chiude il “quintetto”, l’Amarone della Valpolicella, tra i più importanti rossi italiani, sempre più amato oltreconfine.

Brunello & Barolo, insieme a Copenhagen

Export, intelligenza, alleanze. Ecco le tre parole d’ordine dell’evento “Brunello e Barolo per la prima volta insieme”, che si terrà a Copenhagen il 21 novembre 2014 nell’esclusiva cornice del Børsen Palace. Con i biglietti per i posti disponibili (1.200) andati già quasi tutti esauriti, la Danimarca si conferma amante del Belpaese enoico, tanto che il suo mercato premia i vini italiani in termini di volumi e di valore economico, mettendoli al primo posto. Una ventina di produttori di Brunello e altrettanti di Barolo, quindi, grazie alla partnership siglata dal Consorzio I Vini del Piemonte e la Strada del Barolo con il Consorzio del vino Brunello di Montalcino, saranno i protagonisti di una giornata di degustazione interamente dedicata ai consumatori finali e ad alcuni rappresentanti del settore, quali giornalisti, ristoratori, sommelier e importatori. L’iniziativa sarà patrocinata dall’Ambasciata d’Italia in Copenhagen e avrà come partner ufficiali il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero e la Confederazione Italiana Agricoltori – sede di Alba. L’evento si terrà a Copenhagen proprio perché quello danese ha dimostrato di essere fra i mercati più ricettivi per i vini rossi di eccellenza: la Danimarca è uno dei paesi nei quali il vino italiano è maggiormente conosciuto e apprezzato e la crescita costante della domanda di vino di qualità negli ultimi anni ha fatto sì che l’Italia divenisse il principale esportatore di vino in questo paese, superando la Francia non soltanto in termini di volumi ma anche in termini di valore economico. Il pubblico danese, inoltre, può contare su un’alta capacità di spesa, è piuttosto preparato e ama in particolare i prodotti enogastronomici d’eccellenza: lo dimostra il fatto che, a più di due mesi dall’evento, sono già stati venduti un migliaio di biglietti su circa 1.200 disponibili.
Decisiva per la scelta della location è stata soprattutto l’esperienza accumulata dal Consorzio I Vini del Piemonte nel corso delle sei edizioni del Barolo & Friends Event che proprio qui a Copenhagen hanno regalato ai produttori piemontesi le maggiori soddisfazioni: in occasione dell’ultima edizione, nel giugno scorso, sono stati circa 400 gli operatori professionali e oltre 2.000 i wine-lover che hanno affollato le sale del Børsen per incontrare di persona i 40 produttori presenti e degustare i loro vini. Così come le sei edizioni del Barolo & Friends, anche questo evento si terrà al Børsen Palace, la storica sede della Borsa nel cuore della città, e il prestigioso palazzo sarà richiamato già nel titolo della manifestazione: Brunello & Barolo al Børsen.
Al fine di presentare ai più autorevoli giornalisti danesi le due prestigiose denominazioni protagoniste e i rispettivi territori di riferimento, l’Ambasciata d’Italia in Copenhagen ha convocato una conferenza stampa che si terrà il 21 novembre alle ore 11 presso il Børsen Palace.
Le ragioni che hanno portato alla realizzazione di questo evento e i punti di forza di tale iniziativa sono chiariti dalle parole di Nicola Argamante, vice-presidente del Consorzio I Vini del Piemonte: “l’evento nasce da tre parole d’ordine: la prima è Export, non soltanto perché la maggior parte del nostro prodotto si vende all’estero, ma anche perché i vini di eccellenza sono uno dei biglietti da visita del “Made in Italy” e dunque il loro successo nei mercati esteri rappresenta un traino fortissimo per tutta l’economia del nostro paese. La seconda parola è Intelligenza: nonostante non godiamo di contributi pubblici per la promozione nei paesi dell’UE, riteniamo che sarebbe controproducente per noi trascurare i mercati scandinavi … troppo spesso infatti si fanno eventi di dubbia efficacia dall’altra parte del mondo, dimenticando paesi strategici, anche dal punto di vista turistico, come la Danimarca o la Svezia. Il terzo elemento chiave sono le Alleanze: pur potendo contare su un prodotto leader come il Barolo, siamo convinti che quando andiamo all’estero
sia utile e sempre più necessario allearsi con realtà di cui condividiamo valori e cultura dell’eccellenza, per risultare ancora più competitivi e rappresentare ancora meglio il “life style italiano”. Se tutto il mondo vuole bere italiano, quale risposta migliore se non offrire in un unico evento i due prodotti di punta dell’enologia italiana? Con gli amici del Consorzio del vino Brunello di Montalcino ci stiamo intendendo alla perfezione e siamo convinti che questa esperienza possa essere l’inizio di una collaborazione proficua e duratura”.
“In questi anni il Brunello e il Barolo hanno saputo conquistare la leadership internazionale in un settore difficile come quello dell’enogastronomia grazie alla competenza e al duro lavoro dei propri produttori, uniti al rispetto del territorio e ai valori della tradizione – ha commento Fabrizio Bindocci Presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Presentarci insieme all’estero alla vigilia di un anno importante per l’Italia come è il 2015 con l’Expo, è “Brunello e Barolo insieme sono un esempio virtuoso del fare sistema per difendere e valorizzare, come altre realtà da tempo fanno, la grande eccellenza italiana con la storia, le emozioni e la cultura che pochi brand al mondo possono vantare”.

Focus – Programma dell’evento
“Walk Around Tasting” articolato in tre sessioni (ore 13.00/15.30 – 16.00/18.30 – 19.00/21.30), durante le quali i produttori di Brunello e i produttori di Barolo presenteranno le loro migliori Docg ai consumatori finali e ad alcuni operatori professionali invitati. In sala sarà presente anche un’area food con alcune specialità gastronomiche toscane e piemontesi. Per rendere maggiormente innovativo ed esperienziale l’evento, inoltre, saranno organizzati alcuni laboratori di approfondimento:
Ore 12.00:
- Degustazione verticale di 5 diverse annate di Brunello di Montalcino, condotta da Thomas Ilkjaer
(in danese)
- Laboratorio di degustazione Wine & Cheese con due diverse etichette di Brunello e due di Barolo
abbinate a 4 formaggi toscani e 4 piemontesi, condotto da Sandro Minella (in inglese)
Ore 15.00:
- Degustazione verticale di 5 diverse annate di Barolo, condotta da Thomas Ilkjaer (in danese)
- Degustazione comparativa fra un Rosso di Montalcino, un Nebbiolo, due diverse etichette di Brunello
e due di Barolo di annate diverse da quelle presenti in sala, condotta da Sandro Minella (in inglese)
Ore 18.00:
- Degustazione comparativa fra un Rosso di Montalcino, un Nebbiolo, due diverse etichette di Brunello
e due di Barolo di annate diverse da quelle presenti in sala, condotta da Thomas Ilkjaer (in danese)
- Laboratorio di degustazione Wine & Cheese con due diverse etichette di Brunello e due di Barolo
abbinate a 4 formaggi toscani e 4 piemontesi, condotto da Sandro Minella (in inglese)
Partner tecnico: RCR Cristalleria Italiana

Produttori di Brunello:
Capanna – Montalcino
Caparzo – Montalcino
Casanova di Neri – Montalcino
Castiglion del Bosco – Montalcino
Cerbaia – Montalcino
Ciacci Piccolomini d’Aragona – Montalcino
Col d’Orcia – Montalcino
La Gerla – Montalcino
Le Chiuse – Montalcino
Lisini – Montalcino
Ridolfi – Montalcino
Tassi – Franci Franca – Montalcino
Tenuta San Giorgio – Montalcino
Tenute Silvio Nardi – Montalcino
Terre Nere – Montalcino
Tornesi – Montalcino
Uccelliera – Montalcino
Val di Suga – Montalcino
Villa I Cipressi – Montalcino
Villa Le Prata – Montalcino

Produttori di Barolo:
Alessandro Veglio – La Morra
Agricola Brandini s.a.a.r.l. – La Morra
Casa E di Mirafiore – Serralunga d’Alba
Conterno Fantino – Monforte d’Alba
Domenico Clerico – Monforte d’Alba
Franco Conterno – Monforte d’Alba
Germano Ettore – Serralunga d’Alba
Giacomo Borgogno & Figli – Barolo
Le Strette – Novello
Malvirà – Canale
Manzone Giovanni – Monforte d’Alba
Michele Chiarlo – Calamandrana
Parusso – Monforte d’Alba
Podere Ruggeri Corsini – Monforte d’Alba
Olivero Mario – Roddi
Renato Ratti – La Morra
Rinaldi Pietro – Alba
Rivetto – Sinio
Rocche Costamagna – La Morra
Seghesio Fratelli – Monforte d’Alba
Tenuta L’Illuminata – La Morra
Terre del Barolo Soc. Coop. Agr. – Castiglione Falletto

Food partner:
Piemonte Vine & Delikatesser
Ello Food – Supermarco

Vendemmia 2014 a Montalcino? Per vignaioli “esperti” e giocata sulla selezione

Se la quantità della vendemmia 2014 è ormai, come si vede dai primi dati, sicuramente in calo sul 2013, a Montalcino, tra i produttori di Brunello, c’è meno preoccupazione di quanto si possa credere sul fronte della qualità. Questo perché, come spiega Francesco Ripaccioli, Canalicchio di Sopra e vicepresidente del consorzio del Brunello, il know how dei produttori, il maggiore lavoro in vigna e la riduzione delle quantità stanno portando in cantina uva di buona qualità. Se, a quanto pare, non ci sarà la Riserva 2014, il Brunello e il Rosso di Montalcino saranno le punte di diamante su cui i produttori del “Sangiovese grosso” investiranno. Un investimento che parte dalla vigna dove, tra i filari, i produttori hanno fatto una prima scelta, con un lavoro attento e certosino. Selezioni in vigna, quindi, ma anche vagli ai cosiddetti “tavoli di scelta”, dove il Brunello di Montalcino viaggia su pedane vibranti che consentono una valutazione accurata sullo stato dell’uva.

Suckling: “My top 100 Tuscan wines in 2014”

“Questo è un momento estremamente eccitante. Si producono vini di forza, dall’equilibrio formidabile e dall’incredibile complessità e persistenza. La vendemmia 2010 ridefinisce lo stile del Brunello, in un’annata in cui sono stati prodotti vini raffinati e dalle intense note minerali a causa della lunga stagione di maturazione per il Sangiovese. Ho riscontrato una salinità e una sapidità di fondo che ho assaporato raramente nei Brunello prodotti negli ultimi trent’anni”. Così James Suckling, il guru del vino che, anche se non è più corrispondente europeo di Wine Spectator, è spesso definito come “one man show” del settore, uno dei più seguiti critici enologici del mondo, descrive il Brunello, dopo ben 100 assaggi di altrettante cantine  di Montalcino, nella sua personalissima “My Top 100 Tuscan Wines in 2014”.
Sono molte le etichette del territorio che Suckling “recensisce” in classifica ma, come spesso accade, non si parla solo di Brunello. E questo anche a ricordare che Montalcino è famosa non solo per il suo prezioso Sangiovese ma per la sua “vocazione” alla viticoltura e alla produzione di diverse tipologie di vino. Sono infatti ben 10 le cantine presenti in classifica con i loro Brunello e 4 presenti con altre etichette anch’esse ormai famose e apprezzate in tutto il mondo.

Focus – Montalcino nella “My Top 100 Tuscan Wines” by James Suckling

Ciacci Piccolomini D’Aragona – Brunello di Montalcino Vigna di Pianrosso Santa Caterina D’oro Riserva 2007 (97 punti)
San Polino – Brunello di Montalcino Helichrysum 2009 (97 punti)
Altesino – Brunello di Montalcino Montosoli 2009 (95 punti)
Banfi – Toscana Summus 2011 (95 punti)
Frescobaldi – Toscana Lamaione 2010 (95 punti)
Uccelliera – Brunello di Montalcino Riserva 2008 (95 punti)
Argiano – Toscana Solengo 2011 (94 punti)
Lisini – Brunello di Montalcino Riserva 2008 (94 punti)
Marchesi Antinori – Brunello di Montalcino Pian delle Vigne 2009 (94 punti)
Marchesi dè Frescobaldi – Brunello di Montalcino Castelgiocondo (94 punti)
Col d’Orcia – Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 2007 (94 punti)
San Felice – Campogiovanni Arkeos 2010 (94 punti)
Siro Pacenti – Brunello di Montalcino 2009 (94 punti)
Valdicava – Brunello di Montalcino 2009 (94 punti)

Brunello di Montalcino by “Slow Wine” 2015

Dopo le anticipazioni della scorsa settimana sulle “Chiocciole”, ecco tutte le etichette di Brunello presenti in “Slow Wine” 2015, la guida ai vini d’Italia di Slow Food, curata da Giancarlo Gariglio e Fabio Giavedoni, che si basa sui giudizi e non sui voti per classificare il mondo del vino italiano. Come già detto, ad aggiudicarsi le famigerate “Chiocciole”, sono in 4 a Montalcino: Baricci, Fattoi, Il Paradiso di Manfredi e Le Chiuse. Ma non finisce qui. Tra le diverse sezioni annoverate in guida, Montalcino ed il suo Brunello si fanno ben valere. Ad ottenere l’appellativo di “Grande Vino”, ovvero quei vini valutati soltanto secondo le loro qualità organolettiche, sono 8 etichette di Montalcino – Tenuta Greppo Biondi Santi, Col d’Orcia, Fuligni, Pietroso, Poggio di Sotto, Sesti Castello di Argiano, Talenti e Tenuta le Potazzine. Se nella sezione “Vini Quotidiani” (254), ossia quelli con il miglior rapporto qualità prezzo, il Brunello non compare, è nella sezione “Vini Slow” – quelli, cioè, capaci di rappresentare al meglio la filosofia produttiva ricercata dall’associazione di Bra, che sommano ai risultati organolettici, attenzione massima all’ambiente in vigna e in cantina e prezzi non proibitivi – che Montalcino ed il suo nettare spopolano con ben 15 etichette: Baricci, Brunello Le Chiuse di Sotto, Camigliano, Caprili, Collemattoni, Fattoi, Il Paradiso di Manfredi, Mastrojanni, Piancornello, Pian delle Querci, Pian dell’Orino, Agostina Pieri, Podere Salicutti, Podere Sante Marie Colleoni e Terre Nere.
Un buon risultato per Montalcino in una guida che basa i propri giudizi anche sulla consapevolezza che il legame tra viticoltura e territorio di provenienza è alla base dei buoni vini del Belpaese e su quanto la gerarchia di qualità della produzione enologica italiana si vincoli alla capacità di esprimere la vocazione dei luoghi di origine.

Focus – Il Brunello nella guida “Slow Wine” 2015

Grandi Vini
Jacopo Biondi Santi Tenuta Greppo – Brunello di Montalcino 2009
Col d’Orcia – Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 2007
Fuligni – Brunello di Montalcino 2009
Pietroso – Brunello di Montalcino 2009
Poggio di Sotto – Brunello di Montalcino 2009
Sesti – Castello di Argiano – Brunello di Montalcino Phenomena Riserva 2008
Talenti – Brunello di Montalcino 2009
Tenuta Le Potazzine – Brunello di Montalcino 2009
Vini Slow
Baricci – Rosso di Montalcino 2012
Brunelli Le Chiuse di Sotto – Rosso di Montalcino 2012
Camigliano – Brunello di Montalcino 2009
Caprili – Brunello di Montalcino 2009
Collemattoni – Brunello di Montalcino 2009
Fattoi – Brunello di Montalcino Riserva 2008
Il Paradiso di Manfredi – Brunello di Montalcino 2009
Mastrojanni – Rosso di Montalcino 2012
Piancornello – Brunello di Montalcino Riserva 2008
Pian delle Querci – Brunello di Montalcino 2009
Pian dell’Orino – Brunello di Montalcino 2009
Agostina Pieri – Rosso di Montalcino 2012
Podere Salicutti – Brunello di Montalcino Tre Vigne 2009
Podere Sante Marie – Colleoni – Brunello di Montalcino 2009
Terre Nere – Brunello di Montalcino 2009

Il vigneto non è una criticità. Aspettiamo il cambiamento del Pit

“Vanno cancellate intere parti, va preso un pennarello nero e tirata una riga su pagine e pagine. Non abbassiamo certo la guardia, ne va della vita delle nostre imprese e del nostro lavoro, nella logica di un interesse collettivo”. Così i Consorzi del vino della Toscana, presente anche il Consorzio del Brunello di Montalcino con il presidente Bindocci, hanno presentato, oggi, la loro posizione contro il Piano Paesaggistico adottato dal Consiglio Regionale lo scorso 2 luglio, il Pit. Dopo un tavolo di confronto che, secondo molti, poteva arrivare prima, l’incontro “dimostra – dice Fabrizio Bindocci, presidente Consorzio del Brunello di Montalcino – che da parte della Regione Toscana c’è stata una minima apertura al dialogo, partita, soprattutto, dall’Assessore all’Agricoltura Gianni Salvadori che ci fa dire che il bicchiere è mezzo pieno. Il problema che perdura e che noi abbiamo evidenziato, questa mattina, all’assessore all’Urbanistica Anna Marson, è che non si può considerare il vigneto una criticità. Senza toni trionfalistici, aspettiamo fiduciosi, perché questa mattina hanno promesso che continueranno ad andare avanti – conclude Bindocci – sulla linea del cambiamento. Vedremo”.
I Consorzi, in questa occasione, si stanno muovendo uniti e compatti, tanto che fanno registrare un unicum nella lunga storia dei Consorzi toscani dove, raramente, è stata raggiunta una così ampia unitarietà d’intenti, a dimostrazione del fatto che tutto il settore vitivinicolo toscano, senza distinzioni di sorta, condivide la medesima valutazione del Piano Paesaggistico e la medesima preoccupazione. E i Consorzi, che oggi si sono ritrovati, avevano già dimostrato in più occasioni la loro posizione, tanto che avevano inviato anche un documento congiunto ai consiglieri regionali, nel quale giudicano “anacronistico e sbagliato il Piano Paesaggistico”, approvato dal Consiglio Regionale. “Sbagliato – si legge nel documento – perché rilancia un modello di agricoltura vecchio e non competitivo, bloccando, se attuato nelle sue direttrici, lo sviluppo della agricoltura di qualità che pure è parte integrante e decisiva del Pil toscano. Sbagliato perché viziato da pesanti pregiudizi ideologici che rischiano di confinare la nostra agricoltura e, in particolare, la stragrande maggioranza del comparto vitivinicolo, in un ghetto residuale e di carattere quasi esclusivamente “museale”. Anacronistico perché ignora, colpevolmente, il ruolo fondamentale che l’agricoltura toscana ha avuto, nei secoli, per la salvaguardia e la tutela del nostro paesaggio, uno dei più belli e invidiati del mondo intero, dimenticando, anche in questo caso colpevolmente, che da sempre, i nostri agricoltori sono stati non solo i migliori custodi, ma anche i più autorevoli, realistici ed innovativi architetti del nostro paesaggio. Anacronistico e sbagliato perché contrapporre, in maniera manichea, intransigente, categorica, tradizione e innovazione è un errore politico e, prima ancora, culturale. Anzi, proprio la capacità di tenere assieme questi due fattori è stata la straordinaria arma vincente grazie alla quale il Made in Tuscany si è ormai da tempo affermato come un brand fra i più apprezzati nel mercato globale dell’agroalimentare, garantendo uno sviluppo costante e continuo dei livelli occupazionali diretti e dell’indotto. Ci appare un fatto molto grave che in una regione come la nostra che, da sempre, ha favorito, con le sue politiche l’armoniosa integrazione tra la agricoltura di qualità ed un paesaggio unico al mondo – sia stato approvato un piano paesaggistico che, nei fatti, rinnega una storia ormai secolare. Il vero nemico delle nostre bellezze è infatti l’abbandono delle colture che si può combattere soltanto favorendo lo sviluppo di una agricoltura di qualità, capace contemporaneamente di tutelare l’ambiente e di favorire occasioni di reddito continue e costanti nel tempo per gli operatori. Bene ha fatto l’Assessore alla Agricoltura Gianni Salvadori a precisare il suo punto di vista, che coincide peraltro con quello della quasi totalità degli attori che operano nel settore agricolo. Auspichiamo che le recenti parole del Presidente della Regione Toscana Rossi, anticipino un radicale ripensamento del piano stesso. Ci appelliamo alle forze politiche, all’amministrazione regionale, ai consiglieri che pure hanno votato, forse distrattamente, alla unanimità il piano perché contribuiscano, alla ripresa della attività legislativa a modificarlo decisamente e drasticamente. Invitiamo, altresì le Organizzazioni Professionali, che pure si sono già autorevolmente e chiaramente mobilitate, a sostenere, con sempre maggiore forza la battaglia comune che abbiamo intrapreso. E non è questione di emendamenti o di piccole modifiche per cambiare, qua e là, alcune cose, quanto piuttosto di un profonda e radicale inversione di rotta che superi la filosofia di fondo del piano stesso, restituendo così dignità alla intera agricoltura toscana, valorizzandone il proprio potenziale sia sul versante dello sviluppo economico che su quello della tutela del paesaggio e dell’ambiente”.