Anche a Montalcino si è iniziato a vendemmiare

Una vendemmia da record. Almeno per quanto riguarda i tempi. Sono molte le aziende, anche a Montalcino, che si sono portate già avanti con i lavori. Come riporta la Montalcinonews, le motivazioni sono quelle di cui si sta parlando ormai da giorni: temperature altissime, siccità e problematiche legate agli ungulati che, ovviamente, rappresentano un pericolo per i raccolti nonostante le recinzioni montate da numerose cantine per cercare di arginare il fenomeno. Per quanto riguarda i bianchi la mobilitazione è già iniziata, con Col d’Orcia e Banfi in prima linea. Col d’Orcia addirittura ha già terminato, dopo aver deciso di raccogliere i primi grappoli di uva bianca il 9 agosto. Banfi ha iniziato ieri con il bianco, per il Merlot se ne riparlerà probabilmente i primi di settembre. Rispetto alle annate precedenti si può stimare un anticipo di circa quindici giorni per le vendemmie con tempistiche regolari. E c’è anche chi è già partito con il “rosso”. Castelgiocondo ha avviato la raccolta del Merlot, Col d’Orcia lo farà la prossima settimana (insieme al Syrah), all’incirca negli stessi giorni di vendemmia dell’azienda Ciacci Piccolomini d’Aragona. Mastrojanni invece ha deciso di aspettare. Abbiamo passato da pochi giorni la metà di agosto ma per le aziende del nostro territorio è già tempo di raccolti. Un’estate, questa del 2017, che difficilmente verrà dimenticata.

Vendemmia 2017: previste ondate di calore tra agosto e settembre

La vendemmia 2017 sotto il gran caldo e il bel tempo in tutta Italia (ad eccezione del Nord), Montalcino compresa. Questa, in sintesi, è la previsione per i mesi di agosto e settembre di Giampiero Maracchi, professore di Climatologia all’Università di Firenze e presidente dell’Accademia dei Georgofili. “Negli ultimi anni – spiega il climatologo fiorentino a Winenews.it – i fenomeni di caldo eccessivo si sono moltiplicati, perché all’anticiclone delle Azzorre si è sostituito quello africano. Questo fatto è il segnale che andiamo verso una tropicalizzazione del clima”. Le previsioni per le prossime settimane dovrebbero comprendere “altre ndate di calore – sottolinea Maracchi – naturalmente con temperature relative all’arrivo dell’equinozio autunnale, e quindi più basse. Un calore che colpirà in modo omogeneo tutta l’Italia, e che non sarà molto diverso da Sud e Centro. Diverse le condizioni al Nord, invece, dove le piogge, persino violente, continueranno anche in autunno”.

Stefano Cinelli Colombini e Annalisa Bruchi brindano col Brunello al Palio di Siena

Il ritiro forzato della Lupa; la competizione del triumvirato Scompiglio-Brio-Tittia; la sorpresa di Porto Alabe, il barbero che non ti aspetti che esce dall’anonimato; il primo successo di Carlo Sanna detto Brigante con l’Onda che si prende il Drappellone dedicato al ‘suo’ Giovanni Duprè. Il Palio di Siena ha regalato come sempre momenti di forti emozioni, attimi rarefatti in cui la storia si materializza e annulla, se pur per poco, il confuso presente. Nel mezzo di questa rievocazione medievale ha avuto un posto d’onore la città di Montalcino, presente con i suoi vessilli, i suoi uomini, i suoi simboli che si legano indissolubilmente con la storia di Siena. E mentre la Contrada dell’Onda era in giubilo per la quarantunesima vittoria, c’è chi è unito ai festeggiamenti con del buon Brunello. Stefano Cinelli Colombini, presente ieri in Piazza del Campo, ha infatti brindato a fine gara con Annalisa Bruchi, giornalista senese e da anni conduttrice, assieme a Maurizio Bianchini, della trasmissione che segue il Palio su Rai2. Cinelli ha offerto una bottiglia della propria cantina, Fattoria dei Barbi. Un modo elegante, piacevole e raffinato per festeggiare una Festa unica nel mondo e per ridurre ancor di più quella quarantina di chilometri che separa Siena da Montalcino.

Da Il Giardinello a Poggio Antico: il fascino del Brunello di Montalcino sugli investitori stranieri non finisce mai

Il vino made in Italy (con Toscana e Piemonte in primis) continua ad esercitare un forte appeal nei confronti di investitori sia nazionali che esteri. È l’analisi fatta dal giornalista Giorgio Dell’Orefice sull’edizione di ieri del Sole 24 Ore. “Dopo che il 2016 è stato l’anno delle quotazioni in borsa con le due Ipo di Italian Wine Brands e della griffe veneta Masi sbarcate entrambe al mercato Aim – si legge nell’articolo – il 2017 si avvia a passare agli archivi come l’anno di un rinnovato interesse per i grandi territori del vino italiano”.

In Toscana l’area che forse più di tutte continua ad esercitare un grande fascino per gli stranieri resta quella di Montalcino. “Un appeal – scrive Dell’Orefice – forse scritto nel Dna di questo terroir visto che il successo internazionale del Brunello si deve in buona parte all’investimento effettuato alla fine degli anni settanta dalla famiglia italoamericana Mariani (che rilevò Castello Banfi aprendo al Brunello le porte del mercato Usa)”. Tra le tante acquisizioni da parte di investitori stranieri, la più rilevante degli ultimi mesi riguarda quella di Poggio Antico (32,5 ettari di vigneto di cui 28 a Brunello) da parte del fondo belga Atlas Invest, attivo soprattutto nel settore dell’energia e del real estate. Fondato nel 2007 da Marcel van Poecke, Atlas Inves ha rilevato l’azienda dalla famiglia Gloder che la deteneva dal 1984. “Si tratta di investimenti – spiega all’interno dell’articolo il responsabile del sito specializzato winenews.it, Alessandro Regoli – che hanno portato talmente in alto le quotazioni dei vigneti che ormai le aziende del territorio sono contese più da fondi di investimento con interessi estesi e differenziati che da cantine i cui progetti imprenditoriali sono legati esclusivamente al vino”. Poggio Antico è dunque la conferma di una regola non scritta che vede ogni anno almeno un grande investimento a Montalcino. Da Louis Camilleri di Philip Morris col Giardinello (2011) alla società panamense Soleya International Corporation con Tenuta Oliveto (2012), dall’imprenditore brasiliano Andre Santos Esteves con Argiano (2013) al collega americano Gary Rieschel con La Cerbaiona (2015), fino all’ingresso nella Tenuta Greppo della famiglia Biondi Santi, dove è nato il Brunello e oggi guidata da Jacopo Biondi Santi, del gruppo del lusso francese Epi Group di Christopher Descours.

“Sanguis Jovis”, a Montalcino il progetto per promuovere la cultura del Sangiovese

Un progetto che nasce per promuovere la cultura del Sangiovese da sviluppare attraverso un centro di ricerca e di formazione d’eccellenza che mira a consacrare Montalcino come punto di riferimento per il pregiato vitigno. Si chiama “Sanguis Jovis” l’idea a firma della Fondazione Banfi che, in linea con i tempi che cambiano, si sta impegnando per promuovere una nuova cultura del vino che riesca a coniugare business e ricerca, agricoltura e umanesimo, società e scienza. Una formula che può essere schematizzata in tre punti: ricerca scientifica, attraverso l’ideazione di progetti sperimentali; l’alta formazione, con corsi e seminari dedicati a neolaureati o professionisti del settore per formare una nuova cultura sul vino; comunicazione, per la diffusione della conoscenza del Sangiovese. Dal 25 al 29 settembre verrà organizzata una Summer School a Montalcino che avrà un approccio interdisciplinare per conoscere il vitigno e i suoi terroir. Il programma prevede per lunedì 25 settembre un approfondimento sulla genetica, l’origine e la biodiversità del Sangiovese. Martedì 26 si parlerà di territori, geologia, e peculiarità pedo-paesaggistiche. Mercoledì 27 il tema è sulle risposte adattive del Sangiovese agli ambienti di coltivazione. Giovedì 28 spazio all’interazione del Sangiovese con i suoi terroir, mentre venerdì 29 la chiusura è sugli argomenti legati alla produzione e al mercato. Per tutta la durata del corso gli allievi vivranno presso la residenza della scuola con le attività didattiche che si terranno nelle aule ma anche in vigna e in cantina. La Summer School si svolgerà presso OCRA – Officina Creativa dell’Abitare, nel cuore del centro storico di Montalcino. Ogni giorno verrà analizzato un aspetto diverso del Sangiovese che sarà approfondito attraverso lezioni frontali, casi di studio, visite e interazioni con i professionisti del settore. La didattica sarà a cura di un gruppo misto di ricercatori universitari e tecnici di livello internazionale provenienti dalle migliori realtà italiane. C’è la possibilità di ottenere borse di studio, ne sono disponibili dieci su venti posti in totale. La domanda di ammissione dovrà pervenire entro venerdì 18 agosto.

L’intervista di Gambero Rosso a Enrico Viglierchio, direttore generale di Banfi

La siccità, la sostenibilità, gli strumenti di irrigazione. Sono alcuni degli argomenti toccati da Enrico Viglierchio, direttore generale di Banfi, nell’intervista rilasciata a Gambero Rosso. Per Montalcino si preannuncia una delle annate più siccitose mai affrontate. Anzi, “la più siccitosa che abbiamo visto – sostiene Viglierchio – simile alla 2012 e molto più asciutta della 2003 che è stata invece un’annata calda: da gennaio abbiamo avuto 180mm di precipitazioni, nella 2012 ne abbiamo avuto 250, considerando che Montalcino è una regione che varia dai 600 ai 700 mm. Per assurdo è meglio la siccità del caldo, perché in annate calde come la 2003, ricca di acqua fino a luglio e poi caldissima, si sono verificati blocchi totali di maturazione e fenomeni di disidratazione. Infatti molti Brunello 2003 sono vini con attacchi dolci al palato e chiusure amare legate a una non maturazione tannica. Hanno colori intensi ma non vivi, brillanti, dettati dalla pura e semplice concentrazione delle uve disidratate”. Banfi ha intrapreso dal 2015 un percorso di sostenibilità (nel 2016 è stato pubblicato il primo bilancio) riguardo ogni area aziendale: la gestione delle risorse umane, ambientali ed economiche. Progetti che possono andare dalla riduzione di infortuni all’abbattimento nell’uso di prodotti fitosanitari, dall’abbassamento dei consumi elettrici (trovando partnership con fornitori che sfruttano energie da fonti alternative) fino al recupero e ricircolo dell’acqua, che è e sarà sempre di più uno dei punti critici anche in relazione al pazzo clima a cui stiamo assistendo. “La produzione di vino utilizza tanta acqua – spiega Viglierchio – per lavare i serbatoi, le macchine, le ceste per la raccolta. Parte del prezioso liquido quindi può essere riciclato, rendendolo addirittura potabile, anche se la normativa attualmente ne vieta l’utilizzo alimentare ma ne permette solo quello industriale: una normativa controversa visto che è consentito dissalare l’acqua del mare per renderla potabile ma non è possibile riutilizzare l’acqua di cantina. Questo progetto si concluderà nel 2017 e porterà a recuperare e a ridurre l’approvvigionamento da pozzo e/o acquedotto di un 30-35%”. L’acqua, specialmente negli ultimi tempi, è preziosa anche per le viti. “Da sempre lavoriamo molto con l’irrigazione – continua il direttore generale di Banfi – un passo decisivo si è fatto tramite un sistema a rateo variabile: lungo i filari le condizioni del terreno cambiano molto e con esso cambia anche la necessità di approvvigionamento idrico della vite. Si è studiato un sistema, che entra in funzione dopo il terzo anno di vita della pianta, in grado di dosare l’irrigazione secondo 3 livelli diversi, attraverso 3 tubi. Da un lato si riduce l’uso dell’acqua, dall’altro migliora nettamente la qualità dell’uva”. Da ottobre 2015 è consentita l’irrigazione di soccorso, pratica che in casa Banfi è stata sempre utilizzata. Per alcuni una pratica di forzatura, per altri un modo per venire incontro a Banfi o a chi ha vigne in terreni poco vocati.C’è un disciplinare che parla chiaro e il disciplinare è fatto dai produttori – risponde Viglierchio – noi abbiamo irrigato da sempre ma a chi ci criticava ho sempre risposto: le viti noi non le facciamo morire. Con un disciplinare di produzione che pone un tetto massimo di 80 quintali a ettaro, la forzatura a tutti gli effetti non esiste, nella viticoltura moderna è solo un aiuto alle vigne nei periodi di stress idrico come questo. Molte vigne, dopo il 2012, erano morte per la siccità, anche in zone vocatissime e ad altitudini elevate. L’irrigazione si usa sugli impianti nuovi e in condizioni estreme, anche perché oggi la ricerca della qualità ci spinge a non eccedere col suo utilizzo. Certo è che oltre un certo livello di stress idrico non penso sia saggio mettere a repentaglio un intero cru o una vigna o parte di essa per un concetto che appare oggi superato: mio nonno usava l’irrigazione come pratica di forzatura ma lui se non produceva almeno 300 quintali a ettaro non era contento”. Chiusura sul Brunello, che ha fatto da traino ad un vero e proprio boom del “brand” vinicolo. “Penso sia legato alle annate ma soprattutto all’apertura di nuovi mercati che, anche in piccoli quantitativi totali, hanno creato maggior interesse. Teniamo presente che quella del Brunello tutto sommato nei numeri è una piccola denominazione, da massimo 9 milioni di bottiglie annue. La domanda crescente di questi nuovi mercati è andata ad allentare la pressione su quelli che sono i mercati storici del Brunello: oltre all’Italia, gli USA, la Germania e la Svizzera. Oltretutto la concomitanza di ottime annate, ma scarsamente produttive, ha esasperato la domanda, facendo innalzare i prezzi delle uve a livelli importanti, anche a 4-5 euro al chilogrammo. D’altronde la denominazione per dimensione è quella che è e non ha più margine di espansione, se si vuole del Brunello e dell’uva da Brunello la si deve pagare”. L’intervista integrale di Alessio Pietrobattista a Enrico Viglierchio è disponibile qui.

La biologa Federica Bertocchini vince il Premio Casato Prime Donne 2017

Il Premio Casato Prime Donne 2017 va alla biologa Federica Bertocchini e ai giornalisti Pietro di Lazzaro, Stefano Pancera e Vannina Patanè. Federica Bertocchini, 49 anni, biologa molecolare di Piombino, ha scoperto il bruco che mangia la plastica. Una scoperta capace di risolvere grossi problemi ambientali, soprattutto in mare dove c’è un’isola galleggiante di rifiuti grande come il Texas. Eppure, nonostante la scoperta, Federica da qualche mese è disoccupata a causa della mancanza d’investimenti nella ricerca. A Federica Bertocchini va il Premio Casato Prime Donne 2017. Lo ha deciso all’unanimità la giuria presieduta da Donatella Cinelli Colombini e composta da Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione.
Insieme a lei, nelle sezioni giornalistiche e fotografiche, riservate a chi ha meglio divulgato Montalcino e i suoi vini, vincono Pietro di Lazzaro per il servizio televisivo dedicato al 50° anniversario del Consorzio del Brunello del TG3 RAI, Stefano Pancera per il pezzo intitolato ‘Il futuro del vino italiano nelle mani dei giovani’ trasmesso da Mattino 5 Mediaset e Vannina Patanè per l’articolo ‘Montalcino acqua e vino’ pubblicato in “In Viaggio” di Aprile 2017. Ad essi si aggiungerà l’autore della migliore foto dei territori dei vini Brunello e Orcia che verrà scelto nel mese di agosto fra 5 finalisti da una giuria popolare attraverso il voto online.

Cos’è il Premio Casato Prime Donne
Il premio Casato Prime Donne è nato nel 1999 come sviluppo del premio Barbi Colombini. Si svolge ogni anno a Montalcino e valorizza i migliori contributi giornalistici e fotografici riguardanti il territorio e il vino Brunello. Fra i vincitori i più importanti giornalisti e fotografi e le principali testate nazionali e internazionali.
La giuria presieduta da Francesca Colombini sceglie ogni anno un personaggio femminile che si è particolarmente distinto per coraggio ed eticità di comportamenti e che, con il suo impegno, ha valorizzato la presenza femminile nella società e nel lavoro. Il bando di concorso è diviso in cinque sezioni; per quattro di esse il vincitore è designato dalla giuria del Premio mentre le fotografie sono sottoposte al voto di una giuria virtuale, via web. I vincitori ricevono, oltre al denaro, bottiglie di Brunello e la possibilità di soggiornare per una settimana in agriturismo; un’opportunità che per molti giornalisti, soprattutto esteri, si è consolidata in un legame permanente con il territorio.
La cerimonia del 19° Premio Casato Prime Donne avrà luogo domenica 17 settembre 2017 alle 10,30 nel Teatro degli Astrusi di Montalcino.

Vincitrici delle passate edizioni:
2004 – Kerry Kennedy diritti umani
2005 – Congregazione delle Missionarie del S. Cuore di Gesù
2006 – Volontarie del Telefono Rosa
2007 – Frances Mayes, scrittrice
2008 – Josefa Idem, atleta olimpionica
2009 – Ilaria Capua – virologa Deputata al Parlamento italiano
2010 – Samantha Cristoforetti, astronauta
2011 – Carla Fendi, stilista e mecenate della cultura
2012 – Maria Carmela Lanzetta, ex sindaco di Monasterace e attuale Ministro degli affari regionali
2013 – Linda Laura Sabbadini Dirigente ISTAT autrice di indagini sulla violenza sulle donne
2014 – Sandra Savaglio astrofisico di fama internazionale rientrata in Italia per insegnare all’Università di Cosenza
2015 – Giusy Nicolini Sindaco di Lampedusa e Linosa in prima linea nell’accoglienza dei profughi
2016 – Chaimaa Fatihi attivista contro il terrorismo

Recinzioni e pericoli per l’agricoltura, il problema ungulati a Montalcino è reale

Anche Montalcino è costretta a convivere con il problema degli ungulati. Nelle ultime settimane tante aziende del territorio sono corse ai ripari costruendo recinzioni intorno alle vigne. Ma evidentemente non basta. Ogni giorno viene fatta la conta dei danni che sono rilevanti. D’altronde, con la siccità che non indietreggia di un centimetro, e con le uve già dolci, i cinghiali non hanno altra soluzione per placare la loro sete se non quella di dirigersi verso i grappoli. Un problema che ne scatena altri: le recinzioni non sono certo il massimo per un paese che vive di turismo e poi gli animali, se non trovano accesso tra i filai, è molto più probabile che si presentino nella strada. Creando pericoli per gli automobilisti. Il tema è annoso e le opinioni non sono tutte uguali. Anche Confagricoltura Toscana si era espressa sull’argomento sollevando il problema ungulati. Un punto di vista condiviso e rilanciato da tanti produttori di vino del territorio di Montalcino ma non solo. “Fortunatamente – ha dichiarato Stefano Cinelli Colombini alla Montalcinonews – la redditività del Brunello permette di limitare i danni ma non in tutti i posti è così. I pozzi e le fosse sono secche, l’uva invece è dolce, quando un cinghiale ha sete cosa deve fare? La situazione però è diventata insostenibile, non era mai successo di mettere le recinzioni prima di settembre. Si è creata una militarizzazione del territorio in un posto che vive di turismo. E i danni temo che non finiranno da qui alla raccolta. Come si risolve il problema? Semplicemente applicando la legge regionale e quindi riportando gli ungulati ad un numero accessibile che sia compatibile con il territorio. In Toscana negli anni ’70 ce n’erano circa centomila adesso superano il mezzo milione con la cifra destinata a crescere di anno in anno. I cinghiali attaccano anche altri animali e sono un pericolo per chi guida perché sono la causa principale degli incidenti ben più dell’alcool e dei sinistri provocati dalle distrazioni con il telefono. Essendo poi animali intelligenti si dirigono anche in luoghi dove non si caccia rovinando ambienti di pregio. Ma soprattutto esiste il rischio che negli anni non si possa più vivere di agricoltura. Noi produttori siamo tutti favorevoli alla limitazione di questi animali e insieme agli altri Consorzi agiremo nei prossimi giorni per divulgare i danni che sono stati fatti e per informare la gente. A Montalcino ci sono 2100 ettari di Brunello, con dodici milioni di bottiglie come potenziale produttivo. Invece se ne producono otto milioni. E’vero che puntiamo giustamente sulla qualità ma sul numero, in parte, incide anche il fattore ungulati”.

Nella nuova edizione di ViniBuoni d’Italia il Brunello è protagonista

La Toscana nel podio delle regioni top secondo “ViniBuoni d’Italia” 2018, la guida edita da Touring Editore e curata da Mario Busso e Luigi Cremona che si focalizza esclusivamente sui vitigni di antica coltivazione e/o locali e che, come da tradizione, apre la stagione con largo anticipo. L’edizione aggiornata ha assegnato complessivamente 416 “corone”. Al primo posto nella classifica delle regioni troviamo il Piemonte, al secondo la Toscana e al terzo il Veneto. E dei 51 vini del Granducato, ben 19 (oltre il 40%) sono di Montalcino. Nella graduatoria “Golden Star”, che sancisce un livello di qualità eccelso del vino nella sua tipologia, pur non raggiungendo il massimo premio, troviamo inoltre altri nove vini di Montalcino (sei Brunello e tre Rosso, la lista completa è disponibile qui).

Le “Corone” di “ViniBuoni d’Italia” 2018 – Montalcino

Banfi, Brunello di Montalcino Poggio alle Mura 2012

Canalicchio di Sopra, Brunello di Montalcino 2012

Casanova di Neri, Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2012

Col d’Orcia, Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 2010

Fuligni, Brunello di Montalcino 2012

Giodo, Brunello di Montalcino 2012

Le Chiuse, Brunello di Montalcino 2012

Le Ragnaie, Brunello di Montalcino V.V. 2012

Le Ragnaie, Rosso di Montalcino V.V. 2014

Lisini, Brunello di Montalcino Ugolaia 2011

Mastrojanni, Brunello di Montalcino Vigna Loreto 2012

Podere Salicutti, Brunello di Montalcino Piaggione 2012

Poggio di Sotto, Brunello di Montalcino 2012

Salvioni-La Cerbaiola, Brunello di Montalcino 2012

Siro Pacenti, Brunello di Montalcino Vecchie Vigne 2012

Stella di Campalto, Rosso di Montalcino 2013

Tenuta di Sesta, Brunello di Montalcino 2012

Tenuta Le Potazzine, Brunello di Montalcino 2012

Tiezzi, Brunello di Montalcino Vigna Soccorso 2012

Courmayeur, Avise e poi Roma: non si ferma il Tour del Brunello

Dalla Sicilia alla Val d’Aosta, in una sola settimana. Viaggia veloce il Brunello di Montalcino, partito in un tour organizzato dal Consorzio del Brunello in collaborazione con WineZone, per far conoscere e assaporare il “re” del Sangiovese in giro per le località più suggestive del Belpaese. Dopo aver partecipato all’evento “Castelbuono DiVino”, la tre giorni di festival siciliana (il Consorzio era ospite d’onore, per aver celebrato i suoi primi 50 anni di storia), lo scorso weekend il Brunello ha fatto tappa a Courmayeur. Tre degustazioni di quattro vini, una al mattino e due nel pomeriggio, al Grand Hotel Royal & Golf e al Caffè della Posta. “Abbiamo svolto tre seminari di introduzione alla denominazione, raccontando la storia del Brunello e le caratteristiche dei nostri vini – spiega Giacomo Pondini, direttore del Consorzio – tutti i posti erano esauriti, l’iniziativa era gratuita e rivolta al consumatore, al turista che va al ristorante”. Di tornare a casa, però, il Brunello non ne ha proprio foglia. Proprio adesso, ad Adise, si sta svolgendo una degustazione libera riservata gli operatori del settore, in cui partecipano anche le aziende vinicole di Montalcino. A dicembre, infine, appuntamento nella Capitale. Ma il viaggio, siamo sicuri, non finirà lì.

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