“Sagra del tordo”: Montalcino rivive il glorioso medioevo

Count down per la “Festa” di Montalcino. Di scena questo week end (25 e 26 ottobre 2014) la Sagra del Tordo: l’evento più importante dell’anno che coinvolge persone di ogni fascia d’età e che impegna tutta la comunità nei Quartieri per allestire una delle più antiche rievocazioni medievali del territorio. Saranno proprio i Quartieri Borghetto, Pianello, Ruga e Travaglio a raccontare attraverso i costumi, la sfilata, il ballo del Trescone, l’annuncio del Banditore e la rievocazione delle cacciate medievali con la gara di tiro con l’arco, il passato glorioso della città. Emozioni, antagonismi e profumi della tradizione si respireranno non solo nelle vie della città del Brunello ma anche tra gli stand dei Giardini, a cornice della trecentesca Fortezza, dove si potrà trovare una golosa sinfonia di piatti della tradizione di Montalcino, e non solo. Bruschette, “donzelline”, affettati e formaggi, pappardelle alla lepre, trippa allo zafferano, polenta, gnocchi e pinci al ragù, porchetta e lampredotto, funghi fritti, carne alla brace, cinghiale, polpette di carne, cartoccio di castagne, pan dei santi, solo per citare alcuni piatti, sono i sapori che si potranno degustare in abbinamento agli immancabili Brunello, Rosso e Moscadello di Montalcino.
La rievocazione storica della “Sagra del Tordo”, manifestazione nata nel 1958, la più antica d’Italia nel suo genere, prenderà il via sabato 25 ottobre (ore 11) da Piazza del Popolo, con il Ballo del gruppo folcloristico Il Trescone di Montalcino. Alle 11,30 arriverà il corteo che in trepidante attesa ascolterà il sorteggio degli arcieri dei Quartieri (ore 12) e, nel pomeriggio, alle ore 16,45, l’appuntamento è al Campo di tiro, con l’attesissima Provaccia di tiro con l’arco.
Domenica 27 Ottobre l’appuntamento è partire dalla mattina presto, già alle ore 9 per le vie di Montalcino si ballerà il Trescone di Montalcino e alle 11 in Palazzo comunale arriverà il corteo delle dame per scendere in piazza del Popolo. La rievocazione medievale ha uno dei suoi momenti più intensi e suggestivi alle ore 11,30, quando il banditore annuncia la festa e l’offerta dei doni ai Signori di Fortezza. E l’acme della Sagra del Tordo, come ogni anno, sarà raggiunto nel primo pomeriggio, ore 15,45, quanto al Campo si terrà il Torneo di tiro con l’arco fra i quattro Quartieri della città che decreterà quale sarà il popolo di Montalcino ad aggiudicarsi la vittoria.

Brunello, alcuni produttori di Montalcino iniziano la vendemmia

La vendemmia a Montalcino è appena iniziata o, per meglio dire, alcuni ancora sono in vigna. Abbiamo incontrato tre produttori che, proprio in questi giorni, stanno vendemmiando: Piombaia, Nostra Vita e Cava d’Onice. Perché hanno aspettato il 20 ottobre? Per tre motivi: la pratica biologica, ovvero la tecnica e i tempi di lavoro dettati da questa metodologia; la zona che, per tutti e tre i produttori, mette in risalto altitudine, buona esposizione al sole e protezione dalle perturbazioni metereologiche. E, ultimo aspetto, l’attenzione al vigneto che consiste nella vendemmia di selezione e nella tempestività delle operazioni. Fra queste lo sfogliamento e le pratiche agronomiche. Nella video intervista tutti i dettagli della loro vendemmia 2014:

A Castello Banfi l’“Oscar” di viticoltore “Piazza de’ Chavoli”

L’“Oscar” di viticoltore va ai fratelli italoamericani John e Harry Mariani, fondatori di Banfi. A decretarlo è il premio “Piazza de’ Chavoli”, ovvero quello che internazionalmente viene definito l’Oscar dell’enogastronomia italiana. La riconosciuta valenza socio-economica e culturale della manifestazione – organizzata dall’Associazione Cuochi Pisani, sotto l’egida della Federazione italiana cuochi (Fic), e con il contributo fattivo della “Fondazione Pisa”, che, per il secondo anno consecutivo, è partner ufficiale dell’evento, unitamente all’Airchef, il catering aeroportuale presente in 23 aeroporti italiani e a bordo delle maggiori compagnie aeree mondiali – vede la premiazione di scena oggi sul Lungarno Gambacorti di Pisa, con la consegna dei premi internazionali “Piazza de’ Chavoli” anche ad illustri personaggi che, a vario titolo, hanno reso grande l’enogastronomia italiana nel mondo. Ecco, infatti, che con i Fratelli Mariani (viticoltore), vengono premiati gli chef Crippa (ristoratore) e Pontoni (cuoco), Alberto Lupini (giornalista), Paolo Baracchino (storico) e Federico Fazzuoli (personaggio). Il “Piazza de’ Chavoli”, quest’anno, è giunto alla quattordicesima edizione, un Premio che prende il nome da Piazza Cairoli, della Berlina, dell’Abbondanza, dell’Ortaggio, tutti nomi usati in epoche diverse, a Pisa, per indicare quella che in origine era conosciuta appunto come Piazza de’ Chavoli, dove già nel XV sec. si svolgeva un animatissimo mercato: “la piazza de’ chavoli dove del chontinovo si v’è uno mercato d’ogni chosa, dove i contadini istanno a vender lenghie, lino, polli, frutte et ogni legume”. Un’origine tutta legata al lavoro, e alla storia di Pisa, tanto che il premio ne sottolinea il forte legame anche nel riconoscimento: un’apposita incisione di una veduta della piazza firmata dal pittore pisano Enrico Fornaini. Un premio che andrà allo chef friulano e maestro di cucina Germano Pontoni, autore di volumi di successo; il miglior ristoratore è Enrico Crippa, lo chef, tre stelle Michelin, del Piazza Duomo di Alba, mentre il migliore tra i giornalisti enogastronomici è Alberto Lupini, caposervizio della redazione Economia de “L’Eco di Bergamo”, a lungo corrispondente de “Il Sole 24 Ore”; l’“Oscar” allo storico enogastronomico va a Paolo Baracchino, assaggiatore del Grand Jury Européen, e a Federico Fazzuoli, celebre volto Rai dei tempi passati, infine, quello di personaggio del mondo enogastronomico.

Focus – Premio Cantina Banfi, motivazione

Nel 1978 dal sodalizio tra Ezio Rivella, affermato enologo ed esperto viticultore, con i fratelli italoamericani John e Harry Mariani , importatori di vino l’azienda vinicola Banfi consolida il proprio marchio e propone vini di alta qualità, raggiungendo punte di vera eccellenza. Situata nel versante sud del Comune di Montalcino, l’azienda possiede 2830 ettari di terreno dei quali circa 800 sono destinati a vigneti specializzati oltre all’immancabile Sangiovese, qui si coltiva anche il Cabernret Sauvignon, il Merlot, il Syrach, lo Chardonnay . Il vino viene conservato in una grande cantina termocondizionata, dotata delle più moderne apparecchiature per la produzione di vini di alta qualità.

La viticoltura sostenibile: un’opportunità per il territorio toscano, se ne parla a Montalcino

Il settore vitivinicolo è una delle colonne portanti della produzione e dell’esportazione agroalimentare italiana. Non solo, i vigneti sono una delle componenti principali del paesaggio agrario di molte regioni e Montalcino, attraverso il suo Brunello può essere eletto portavoce di questo settore, nei confini del Belpaese ed in giro per il mondo. Il 29 ottobre, dalle 10,00 alle 13,00, il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, in collaborazione con Dnv Gl – ente di certificazione leader nel mondo, che lavora con le aziende per supportare le performance delle loro organizzazioni, prodotti, persone, infrastrutture e supply chain con servizi di certificazione, verifica, assessment e training – organizza un convegno presso la Nuova Sala AstrusiOff – (ex Centro Convegni) Piazza Cavour, 15 – Montalcino, con l’obiettivo di evidenziare i vantaggi della viticoltura sostenibile, grazie anche al progetto V.I.V.A. del Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare. Interverranno al convegno Silvio Franceschelli, sindaco del Comune di Montalcino, Gianni Salvadori, assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Fiamma Valentino, Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, Ettore Caprì, Opera – Centro di Ricerca Opera per l’agricoltura sostenibile dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Stefano Santamato, Dnv Gl – Business Assurance, Stefano Cantelmo, Monte Vibiano Vecchio, Simona Bosco, Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Riccardo Maria Pulselli, Indaco2, Spin-off Università di Siena. L’ingresso è libero previa iscrizione.
Focus – Il progetto Viva
Il progetto Viva Sustainable Wine, avviato dal Ministero dell’Ambiente nel luglio 2011, promuove la valutazione dell’impatto sull’ambiente del comparto vitivinicolo italiano, dal nord al sud del Paese, dalle piccole alle grandi imprese. Questo progetto è finalizzato a creare un modello produttivo che rispetti l’ambiente attraverso uno dei primi programmi concreti di sviluppo sostenibile, con l’obiettivo di conservare e tutelare la qualità e la produzione di vini italiani, e insieme preservare il territorio ed offrire opportunità di valorizzazione e di competitività dei prodotti italiani d’eccellenza sul mercato internazionale. Viva permette di tracciare la sostenibilità della filiera vite-vino, attraverso uno strumento di trasparenza che, per primo nel panorama internazionale del vino, fornisce al consumatore tutti i dati di sostenibilità validati da un ente terzo certificatore e garantiti dal Ministero dell’Ambiente. L’evento è stato anche l’occasione per la cerimonia di consegna alle aziende dei certificati di validazione dell’analisi. La sperimentazione del Ministero ha coinvolto nove aziende del settore – Castello Monte Vibiano Vecchio, F.lli Gancia & C, Marchesi Antinori, Masi Agricola, Mastroberardino, Michele Chiarlo, Planeta, Tasca d’Almerita e Venica&Venica – che potranno “marchiare” uno o più dei loro prodotti con il brand “VIVA”. Le aziende sono state scelte sulla base di criteri geografici e di prodotto, e tre enti di ricerca (Agroinnova, Centro di Competenza dell’Università di Torino; il Centro di Ricerca Opera per l’agricoltura sostenibile dell’Università Cattolica del Sacro Cuore; il Centro di Ricerca sulle Biomasse dell’Università degli Studi di Perugia). Il progetto è ora in fase di espansione, hanno già aderito a Viva: Cantina Vignaioli del Morellino di Scansano, Principi di Porcia, Vicobarone, Vinosia, Donnachiara, Cantine Riunite & Civ, Arnaldo Caprai, La Gioiosa. Si tratta del primo esempio di “gioco di squadra” tra ministero, aziende vitivinicole, enti di ricerca, università ed enti certificatori.
Viva Sustainable Wine nasce con lo scopo di misurare e migliorare le performance di sostenibilità della filiera vite-vino, a partire dalla sperimentazione su alcuni grandi produttori italiani, che hanno sottoposto il loro processo produttivo ad una valutazione dell’impronta ambientale dal campo al consumo. Grazie all’individuazione di quattro indicatori (Aria, Acqua, Territorio e Vigneto), accompagnati dai relativi disciplinari, le aziende hanno potuto misurare l’impatto della loro produzione in termini di sostenibilità ed intraprendere in tal modo, su base volontaria, un percorso di miglioramento. I dati ottenuti, validati da parte di un ente terzo indipendente e riconosciuto, sono accessibili grazie all’etichetta del Ministero che rimanda con il suo QRcode ad una pagina web dedicata che contiene descrizione approfondita del prodotto, valori numerici e i grafici.
L’etichetta offre dunque al consumatore uno strumento di trasparenza sulla performance ambientale dell’azienda produttrice del vino, e rende conto sia dei risultati attuali che del percorso compiuto dall’azienda nel tempo. Le aziende per la prima volta avranno degli indicatori standardizzati, validati e riconosciuti su cui lavorare per migliorare la loro performance e dimostrare di essere sempre di più rispettose dell’ambiente.
Viva è già anche disponibile come applicazione per tutti i sistemi mobile. Il progetto intende infine definire le linee guida per una produzione sostenibile, sviluppare un codice che permetta una certificazione per le aziende che le adottano, formare tecnici per lo sviluppo di protocolli di sostenibilità nel settore e sensibilizzare il consumatore sul mercato interno e internazionale. Il progetto si propone dunque di avere valore internazionale ed pronto per essere utilizzato da tutte le aziende piccole, medie e grandi del settore vinicolo.

Il Brunello versione manga: in Oriente spopola il primo fumetto enoico che mette Montalcino tra i 12 “Apostoli del Vino”

Il Brunello di Montalcino portavoce del Made in Italy enoico attraverso l’affascinante universo manga, il fumetto giapponese. A dare la notizia Montalcinonews, che spiega come il “re” del Sangiovese stia spopolando in Oriente, anche tra gli appassionati di manga, grazie all’entrata in scena, per la prima volta, del tema vino in questo particolarissimo, e seguitissimo, mondo dei fumetti, attraverso le storie e i disegni firmati da Tadashi Agi e Shū Okimoto, gli stessi che, nel 2009, firmarono la piastrella celebrativa che, ogni anno, il Consorzio del Brunello di Montalcino, fa realizzare a personaggi famosi, in occasione di Benvenuto Brunello. “The Drops of God” è il titolo dell’avvincente saga manga in cui il Brunello di Montalcino 2005 Poggio di Sotto tiene alta la bandiera dell’enologia italiana, raccontando la storia di Shizuku Kanzakì. Figlio di un critico di vino, Kanzakì lavora in una compagnia di birra, è astemio e alla morte del padre (Yutaka) deve gareggiare con il fratello adottivo e forse figlio illegittimo (Issei) per l’assegnazione di un’eredità rappresentata da una collezione di vini stimata attorno ai 20 milioni di dollari. L’individuazione dei “12 apostoli”, alias 12 etichette, non è facile sia perché celata da indovinelli enologici sia perché Issei è un abile esperto di vino. Nel manga viene dato molto spazio anche all’enologia francese, ad alcune etichette americane (Opus One 2000 oppure Caymus Special Selection Cabernet Sauvignon 2000), a qualche rappresentante del nuovo mondo enoico (per esempio, il sudafricano Napier Red Medallion 2016), senza dimenticare una discreta pattuglia di vini italiani. Quali? Il Brunello di Montalcino 2005 di Poggio di Sotto, il Barolo Cannubi Boschis 2001 di Luciano Sandrone, il Barolo, sempre 2001, di Bruno Giacosa o il Rosso di Miani. Al di là delle tappe che avvicinano i due fratelli al traguardo finale, il manga è interessante, dal punto di vista enoico, perché cosparso di descrizioni poetiche che poco hanno a che vedere con la competitività del degustatore seriale, privilegiando la poetica legata al vino. Un modo nuovo, simpatico e divertente, quello dei manga a tema enologico, che apre orizzonti inediti al Brunello e al mondo del vino, italiano e non solo, nel suo complesso, in grado di appassionare e fare comunicazione e promozione di brand.

Montalcino e il vino, una storia che parla di Moscadello

Secoli prima che Montalcino divenisse famosa per il Brunello, il re del vini rossi del Belpaese oggi famoso e apprezzato in ogni angolo del pianeta, il Moscadello già godeva di un’ampia notorietà tra gli estimatori del buon vino. Un argomento molto caro alla Montalcinonews, che ama parlare della storia della città, delle sue tradizioni e della sua evoluzione. La coltivazione della vite, la vendemmia e la produzione di vino sono una questione che riguarda il territorio di Montalcino da sempre. E ciò è dovuto a diversi fattori, tra tutti quello ambientale e quello umano. Se le caratteristiche morfologiche, geologiche e climatiche risultano essere perfette per la coltivazione della vite, il lavoro dell’uomo, da sempre dedito all’agricoltura ha fatto in modo che crescesse dando buoni frutti. Ma la storia della vite, a Montalcino, non è sempre stata legata al Brunello. Anche se oggi è il prodotto principe del territorio, la coltivazione del Sangiovese, è abbastanza recente e affonda le sue radici, in casa Biondi Santi, solo alla fine dell’Ottocento. Fino ad allora Montalcino era conosciuta per le sue uve bianche e, più specificamente, per “quel graziosetto, quel sì divino Moscadelletto, che il Redi destinò alla delizia delle dame” (Emanuele Repetti, 1833). Ma questa produzione ha radici ben più lontane: “i Moscatelli prodotti da questo suolo, esigono acclamazione, e si pongono per delizioso liquore sopra le mense dè gran signori” così, a cavallo tra Sei e Settecento ne parla Giovanni Antonio Pecci nelle sue “Memorie storiche della città di Montalcino”. Il Moscadello di Montalcino, oggi prodotto in piccole quantità – solo 13 cantine portano avanti la tradizione Banfi, Camigliano, Capanna, Caparzo, Caprili, Col d’Orcia, Il Poggione, La Poderina, Mastrojanni, Mocali, Sassetti Livio-Pertimali, Tenute Silvio Nardi e Villa Poggio Salvi – è un vino elegante, profumato, da bere per le grandi occasioni e le piccole, per i giorni importanti e per quelli che potrebbero diventarlo. Ma fin dall’antichità il dolce nettare di Montalcino è decantato da scrittori, nelle corti e dagli studiosi.
Plinio il Vecchio nella sua monumentale opera “Naturalis Historia” descrive accuratamente il vitigno del “moscato dorato”chiamandolo “uva apiana”, poiché, data la sua dolcezza, le api ne sono ghiotte. Una vite molto diffusa in Etruria, forse, sosteneva Plinio, importata dagli Etruschi, popolo conoscitore della coltura della vite e del vino. Nel Medioevo, il Moscadello compare nei ricettari di farmacopea come medicinale energetico e rinforzante. Alcuni documenti attestano già nel XIV secolo un largo consumo e commercio di questo vino, specialmente a Roma. L’età del Rinascimento, in Toscana e nelle principali corti italiane, rappresenta una lunga stagione di prosperità. Le cucine più sontuose traboccano di piatti prelibati e divini squisiti. Il buon mangiare ed il buon bere creano l’occasione per il pacere conviviale, ivi compresi gli atteggiamenti galanti e amorosi, imponendosi come stile di vita.
Il Moscadello, con il suo gusto raffinato, è tra i protagonisti del periodo. Pietro Aretino (1492-1556), ambiguo autore dei “Sonetti Lussuriosi”, in una lettera indirizzata ad un amico senese, datata 3 dicembre 1540, lo ringraziava per un dono di “un caratello di prezioso, delicato Moscadello , tondotto, leggiero e di quel frizzante iscarico che par che biascia, morde e trae di calcio, parole che parrebbon la sete in su le labbra”. Sante Lancerio, segreto bottigliere – che rappresentano i sommeliers dell’epoca che prima di servire un vino, devono “prepararsi per tempo”, adottare un preciso abbigliamento e atteggiamento – di Papa Paolo III (Alessandro Farnese), nel 1536, in una relazione indirizzata al Cardinale Sforza, descriveva minuziosamente i vini prodotti in Italia, elogiandone i pregi ed evidenziandone i difetti. Del Moscadello scriveva: “… A voler conoscere la loro perfetta bontà bisogna non sia di colore acceso, ma di color dorato, non fumoso et troppo dolce, ma amabile …”. sempre attraverso Lancerio sappiamo che il Papa non amava questo vino considerandolo “da donna” e non da uomini potenti. La fortuna e la fame del Moscadello vanno di pari passo all’estendersi della signoria dei Medici. Francesco I, per motivi diplomatici, ne inviò varie partite alla Regina Elisabetta d’Inghilterra. Cosimo III fece altrettanto con la Regina Anna e con le dame favorite di Re Carlo II. Nell’ottobre del 1550 Caterina dei Medici va sposa ad Enrico II di Francia e porta con sé, alla corte francese, cuochi e bottiglieri toscani. I bottiglieri.
Il poeta savonese Gabriello Chiabrera, durante un soggiorno alla corte dei Medici a Firenze, compone il poema “Vendemmia di Parnaso” (1605), dove canta vari vini, ma omette di citare il vino dorato di Montalcino. La circostanza ferisce il gentiluomo montalcinese Alfonso Donnoli, che nel suo poemetto in onore della vittoria della cristianità contro i turchi (1631) scrive un’ode al prezioso Moscadello: “Ma l’ambra del mio Monte è al sin migliore come grata, e quel modo par che placida baci, allor che bevi e che l’Ilba s’inchini al suo sapore puro Mosco all’odore”.
Nel 1684 viene stampato a Firenze l’enigmatico libretto “Epigrammata Focosa” dell’aretino Giovan Battista Capalli, alias Erinome Palio, dedicato al Granduca Ferdinando II, dove si elogiano in versi i vini “color oro” e “porpora” di Montalcino: “I vini di Montalcino bevi in doppia brocca questo è color d’oro, quello di porpora sarà un prodigio. Il cielo ci ha lasciato un auspicio: a me il dolce oro: la porpora invece a te”. Tuttavia il Moscadello deve la sua notorietà ad un altro aretino, il medico-poeta Francesco Redi che, con i suoi sonetti, ispirò, nel 1717, “Bacco in Boemia” di Pietro Domenico Bartoloni di Empoli: “Già mi ribello dal Moscadello di Montalcino”, ribadendo ancora una volta il suo stato di vino per donne.
Nel XVIII secolo, con il diffondersi della moda del Grand Tour, il viaggio d’istruzione dei giovani rampolli in giro per l’Europa, si sviluppa l’editoria del turismo. Si compilano, infatti, le prime guide specializzate che illustrano le bellezze d’Italia e ne esaltano i prodotti enogastronomici. Molti viaggiatori stranieri, tornati in patria, cominciano a scrivere dei resoconti dettagliati della loro esperienza, spingendo altre persone a fare le stesse esperienze. Nel 1753, a Firenze, nasce l’Accademia dell’Agricoltura chiamata poi dei Georgofili. Risalgono a questo periodo i primi trattati sull’agricoltura toscana, come “L’Agricoltore Sperimentato” di Cosimo Trinci.
La prima parte del tomo è interamente dedicata alla vite e al vino, con un capitolo sul Moscadello di Montalcino, in cui si trovano dei ricettari per produrlo: “quattro parti di Moscadella bianca perfettamente matura, e scelta esattamente dall’altra troppo vizza, e imperfetta, e una parte di Trebbiano Fiorentino”. Il Moscadello, vino sofisticato e ricercato, nell’Ottocento diventa un oggetto di culto, ammirato e cantato dai grandi poeti. Tra il 1812 e il 1813, Ugo Foscolo, durante il soggiorno fiorentino, frequenta i migliori salotti mondani, tra cui quello del lungarno della Contessa d’Albany. Qui incontra la nobildonna senese Quirina Mocenni Magiotti, con la quale ha una storia d’amore. Di lei scrive, in una lettera indirizzata ad un amico, datata giugno 1813: “mi regala starne e beccacce sanesi, e panforte, e parecchi fiaschetti di Montalcino”. Naturalmente il poeta si riferisce al Moscadello di Montalcino, il solo vino che veniva venduto in piccoli fiaschi dal collo lungo. Verso la metà del XIX secolo, le moscadellaje di Montalcino furono colpite da una strana malattia detta “mal bianco”. La catastrofe fu inevitabile. Dopo vari tentativi di salvare i preziosi vitigni e nonostante uno studioso inglese avesse scoperto i benefici dovuti al trattamento con lo zolfo, i vignaioli abbandonarono la terra. Seguirono poi la peronospera (1879) e la filossera (1888), due terribili malattie delle viti. Negli anni 1903-04, Montalcino fu dichiarato territorio infetto. In poco tempo le moscadellaje scomparvero. Nel frattempo si stava facendo largo la produzione di Brunello che si sostituì a quella del Moscadello.

Brunello di Montalcino nei “Super Tre Stelle” 2015 by Veronelli

Sono 24 le etichette di Brunello di Montalcino, fra Annata e Riserva, premiate dalla “Guida Oro I Vini di Veronelli 2015”, intitolata all’indimenticabile Gino, con le “Super Tre Stelle”, il massimo riconoscimento per i vini che superano i 93 punti su 100 negli assaggi coordinati da Gigi Brozzoni e Daniel Thomases, chiamati ad esprimere il loro libero e ponderato giudizio sui vini italiani.
Le “Super Tre Stelle” della Guida Veronelli, giunta quest’anno all’edizione numero 27, sono un prezioso riconoscimento, assegnato solo ai migliori vini d’Italia, 548 in questa edizione, e un punto di riferimento per professionisti e appassionati alla ricerca di eccellenze enologiche.
Se parliamo di regioni, nel podio del top dell’enologia del Belpaese secondo la “Guida Oro I Vini di Veronelli 2015” la Toscana quest’anno, con 161 vini premiati di cui 24 Brunello di Montalcino, si deve accontentare del secondo posto, scalzata dal Piemonte, la Regione più premiata in assoluto con 162 vini mentre, se parliamo di vini, al comando c’è il Barolo con 124 vini, davanti all’Amarone, a quota 31, ed al Brunello, a 24.

Focus:
Brunello di Montalcino 2009 Castiglion del Bosco
Brunello di Montalcino 2009 Fanti
Brunello di Montalcino 2009 Fossacolle
Brunello di Montalcino 2009 La Cerbaiola
Brunello di Montalcino 2009 La Fiorita
Brunello di Montalcino 2009 La Rasina
Brunello di Montalcino 2009 Oliveto
Brunello di Montalcino 2009 Valdicava
Brunello di Montalcino “Altero” 2009 Poggio Antico
Brunello di Montalcino “Campo del Drago” 2009 Castiglion del Bosco
Brunello di Montalcino “Cerretalto” 2008 Casanova di Neri
Brunello di Montalcino “Le Potazzine” 2009 Le Potazzine
Brunello di Montalcino “Madonna delle Grazie” 2009 Il Marroneto
Brunello di Montalcino “Poggio Doria” 2009 Nardi
Brunello di Montalcino Riserva 2008 Oliveto
Brunello di Montalcino Riserva 2008 Uccelliera
Brunello di Montalcino Riserva “Gli Angeli” 2008 La Gerla
Brunello di Montalcino Riserva “Poggio Abate” 2008 La Poderina (Saiagricola)
Brunello di Montalcino Riserva “Poggio al Vento” 2007 Col d’Orcia
Brunello di Montalcino Riserva “Poggio alle Mura” 2008 Banfi
Brunello di Montalcino “Tenuta Nuova” 2009 Casanova di Neri
Brunello di Montalcino “Vigna La Casa” 2008 Caparzo
Brunello di Montalcino “Vigna Loreto” 2009 Mastrojanni
Brunello di Montalcino “Vigna Spuntali” 2009 Val di Suga

Montalcino “on air” con “Capital in the World”

“Montalcino è un esempio di come un territorio bello, sano, pulito e rilassante, attraverso l’espressione di un grande prodotto, il Brunello, che lo ha veicolato nel mondo, sia divenuto un posto attrattivo. Questo ha portato, a Montalcino, nell’arco degli anni, milioni di persone si sono innamorate di questo territorio e molti personaggi potenti o famosi, avendone la possibilità, hanno deciso di acquistare aziende e di farne un proprio stile di vita, una realtà produttiva e un vero e proprio business. Ma a Montalcino si viene sì perchè si conosce il Brunello e per scoprire dove questo nasce ma poi si scopre la storia, la cultura, l’arte e l’architettura, il tutto inserito nel palcoscenico naturale della Val d’Orcia, dichiarata dall’Unesco nel 2004 Patrimonio dell’Umanità”.
Così Francesco Ripaccioli, vicepresidente del Consorzio del Vino Brunello, ha raccontato Montalcino agli ascoltatori della trasmissione di questa mattina “Capital in the World”, la trasmissione di Doris Zaccone per RadioCapital che tratta di argomenti, avvenimenti, tradizioni di tutti i paesi della mondo, con l’immancabile confronto con gli ascoltatori che magari sono lontani da casa.
Ascolta Drinking in the world in streming seguendo il link:

http://www.capital.it/capital/radio/programmi/Capital-in-the-world/3281819/3759341

 

Gelardini & Romani: “Brunello Wine Auction”

Gelardini & Romani Wine Auction, la prima casa d’Aste d’Italia specializzata in vino, torna all’incanto con i nettari più blasonati al mondo il 2 novembre 2014 ad Hong Kong, nuova capitale mondiale delle aste enoiche. Dei 963 lotti ben 59 arrivano da Montalcino, tra Brunello, Cru e Riserva saranno battute all’asta le prestigiose etichette di 25 tra le più conosciute cantine del territorio: da Banfi a Tenuta Greppo Biondi Santi, da San Felice-Campogiovanni a Castelgiocondo a Talenti, da Ciacci Piccolomini d’Aragona a Greppone Mazzi, da Donatella Cinelli Colombini ad Agostina Pieri, da Altesino a Pian delle Vigne, da Siro Pacenti ad Argiano, da Castiglion del Bosco a Fattoria dei Barbi, da Poggio Antico a Caparzo, da Casanova di Neri a Donna Olga passando per Il Poggione, La Gerla, Lisini e Tenute Silvio Nardi. Ben 4 lotti di Brunello di Montalcino Riserva – Tenuta Greppo Biondi Santi, Case Basse Soldera, Valdicava Madonna del Piano, Frescobaldi Ripe al Convento – fanno parte della “Italian Grand Cru”, la classifica che riguarda le etichette di vino italiane più ricercate ed apprezzate da collezionisti ed investitori di tutto il mondo e classificate in base ai maggiori livelli di prezzo ed alla minore percentuale di lotti invenduti, registrati dalla Gelardini & Romani Wine Auction. Ma non finisce qui. Uno dei lotti di Brunello di Montalcino, San Felice-Campogiovanni è inserito anche nella “Charity Lots”: 5 lotti il cui ricavato andrà in favore di “Emergenza Sorrisi”, doctors for smile children, l’associazione onlus che si batte per restituire il sorriso e la speranza di una vita migliore a bambini affetti da labio-palatoschisi, malformazioni del volto, ustioni, traumi di guerra, neoplasie, patologie ortopediche e oculistiche. Un bel risultato per il Brunello che, asta dopo asta, si conferma il nettare di Bacco d’alta gamma del Belpaese.

Vinarius: tre giorni di lezioni sul Brunello a Montalcino

Anche quest’anno il gruppo Vinarius è venuto a Montalcino, a lezione di Brunello, sui banchi del Consorzio. Da Villa I Cipressi a Banfi, da Barbi a Campogiovanni, da La Magia a Caparzo, da Tornesi a Col d’Orcia, da Pinino a San Polo, passando per Tenute Silvio Nardi, i produttori di Brunello di Montalcino hanno accolto gli “addetti ai lavori” dell’Associazione delle enoteche italiane con una tre giorni intensa di seminari agronomici, enologici, degustazioni e visite alle cantine. Ben sette le enoteche arrivate da ogni dove del Belpaese che hanno scelto Montalcino per una full immersion nel territorio per approfondire le conoscenze e veicolare sempre al meglio i vini di questa realtà, al consumatore finale. Tra queste Enoteca Il Tralcio – Monopoli (Ba), Enoteca L’Angolo Di Vino – Ruvo di Puglia (Ba), Enoteca Piccolomini@Nannini – Siena, Enoteca Vini e Delizie Aigrum – Firenze, Enoteca La Barrique – Cantu’ (Co), Enoteca Bischoff – Trieste ed Enoteca Bottiglieria Terruli – Martina Franca (Ta). Gli stage sui vini di Montalcino, nati nell’ottica di un momento di incontro, dialogo e conoscenza della realtà produttiva di questo terroir, si sono articolati in diversi momenti di approfondimento: una presentazione introduttiva al territorio, alla sua storia e alla sua unicità nel panorama produttivo internazionale, esperienze degustative con la presenza e la partecipazione diretta delle aziende, visite aziendali con focus incentrati sui processi produttivi, presentazione e spiegazione dei vigneti, delle loro caratteristiche e dei sistemi di allevamento, e, per finire, wine tasting approfonditi con verticali di vecchie annate.