Brunello Bio, a Montalcino al carica delle 40 aziende

Tanto Montalcino per Vinitalybio, il salone specializzato sui vini certificati, organizzato in collaborazione con Federbio. Secondo un’indagine realizzata da Vinitaly i grandi marchi e le piccole aziende convertite al bio, in Italia e anche tra i produttori di Brunello, cercano di attrarre i wine lover, vogliono diversificare la produzione, puntare l’attenzione sull’ambiente e provare a sperimentare. Motivazioni che fanno dell’Italia, e Montalcino ne è parte attiva, il primo Paese europeo per numero di produttori biologici, e tra i dieci maggiori al mondo. Chi sono? In molti, tanto che si va dai marchi storici come Marchesi de’ Frescobaldi, con 700 anni di storia alle spalle, che sta adeguando la sua produzione al vino biologico, a partire da Castelgiocondo, la tenuta proprio del Brunello di Montalcino, a grandi e celebri realtà del vino italiano come Col D’Orcia che ha iniziato la sua conversione al biologico nel lontano 2010, diventando la più grande azienda vinicola biologica di tutta la Toscana, dal 24 agosto 2010, l’intera tenuta inclusi vigneti, oliveti, seminativi, ma anche il parco ed i giardini sono condotti esclusivamente con pratiche agronomiche di tipo biologico. Ma a vivere bio sono anche i vigneti del Brunello griffati San Polo, la cantina della maison enoica Allegrini impegnata anche nel campo della sostenibilità, tanto che San Polo è la prima Cantina toscana a ottenere l’ambito marchio CasaClima Wine e la seconda in assoluto, dopo la tenuta altoatesina Pfitscher. E a Montalcino parla la lingua del bio anche Poggio di Sotto, etichetta di Brunello del Gruppo Collemassari che è passato al regime biologico nelle sue tenute. Ai vini certificati, la rassegna internazionale di riferimento del mondo del vino, in programma a Verona dal 22 al 25 marzo (www.vinitaly.com ), dedica dal 2014 uno specifico salone, denominato Vinitalybio, ospitato nel padiglione 11 e realizzato in collaborazione con Federbio. Un comparto, con oltre 45.000 aziende vitivinicole biologiche (circa il 17% del totale europeo), che vede l’Italia leader in Europa per il settore, seguita dalla Spagna (12% dell’Ue) e dalla Polonia (10%; fonte: ultimi dati disponibili al 31 dicembre 2013 di “Bio in cifre 2014” del Sinab-Sistema d’informazione nazionale sull’agricoltura biologica su dati Ministero delle Politiche Agricole e Organismi di controllo). Nel mondo la superficie coltivata supera 1,3 milioni di ettari (+12,8% sul 2012), per un giro d’affari attorno ai 3 miliardi di euro, di cui oltre 1 miliardo all’export, con l’Italia che ha conquistato la leadership in Europa (con un peso sul fatturato bio europeo dell’8%, e su quello mondiale del 4%; dati Fibl-Ifoam). Per quanto riguarda la superficie coltivata a vite in Italia, sono oltre 44.000 gli ettari di superficie vitata biologica in Italia, ma con più di 23.700 ettari di superficie “in conversione”, per un totale che supera i 67.900 ettari, il 18,5% in più sul 2012. La superficie viticola convertita al bio ha dunque una dinamica positiva, in controtendenza con le superfici totali viticole che nel 2013 si sono attestate a 646.000 ettari contro i 655.000 dell’anno prima. Alla luce di questo assume ancor più valore la crescita delle superfici bio del settore, che arrivano a un’incidenza sul totale dell’11%, con in testa la Sicilia per numero di ettari vitati, seguita da Puglia e Toscana. In produzione si è arrivati nel 2013 a sfiorare il valore potenziale di 5 milioni di quintali di uva da vino, equivalente a circa 3,5 milioni di litri, con un peso di oltre il 7% sulla produzione nazionale complessiva. E, nel complesso a Montalcino, sono oltre 40 le cantine biologiche tra cui San Polino, Piombaia, Podere Scopeto, Salicutti, Centine, Padelletti, Sante Marie, Greppino, Fonterenza, Mocali, Fornacina, Pian dell’Orino, Le Chiuse, La Spiga, Pittalis e Mameli, Tenuta San Giorgio, Fornacella, Stella di Campalto, Il Paradiso di Frassina, Casa Raja, Collemattoni, Cordella, Vini Italiani da Sogno, La Serena, Podere Giardino, Rendola, La Pisana, La Pieve, Bolsignano, San Lorenzo, Giorni Giotto, Calcinaia, Giorni Alfio, Terre di Salceta, Toccino. E tante altre sono le cantine che in questi anni hanno iniziato la conversione al biologico e ancora sono in fase di certificazione.

Prowein 2015: Brunello di Montalcino “preso d’assalto”

Qualità e non numeri, organizzazione, internazionalità e incontri B2B. Ecco come è andata, per la denominazione di Montalcino, la fiera del vino più importante del Nord Europa che, ogni anno, accoglie 5 mila espositori provenienti da quasi 50 paesi e oltre 40 mila persone. E se il bancone degustazione del Consorzio del Brunello di Montalcino è stato letteralmente preso d’assalto per scoprire l’Annata 2010, già famosa ovunque, i produttori hanno potuto rafforzare, e confermare, i propri contatti e aprirsi, così come hanno iniziato a fare negli ultimi anni, a importatori provenienti dall’Europa dell’Est, come Polonia e Ungheria, mercati piccoli ma in crescita, e altre realtà emergenti come Asia e Giappone. Il punto di forza di “Prowein” si conferma il forte appeal e il legame tra la cultura enoica e i mercati di Germania, del Nord Europa, del Regno Unito e anche di Usa e America Latina. Una “specializzazione” ed un orientamento alle vendite che caratterizza “Prowein” e che, quest’anno, ha visto salire anche il numero di produttori di Montalcino volati a Düsseldorf. Ben 32 le etichette: da Argiano a Bartoli Giusti Tenuta Comunali, da Canalicchio Di Sopra a Capanna, da Casanova Di Neri a Castello Romitorio, da Castello Tricerchi a Celestino Pecci, da Cerbaia a Fanti, da Ferrero a Fornacina, da Fossacolle a Il Poggione, da La Fiorita a La Mannella, da Lisini a Mastrojanni, da Máté a Mocali Poggio Nardone, da Pinino a Podere Brizio, da Podere Le Ripi a Poggiarellino, da Poggio Antico a Ridolfi, da San Polino a Talenti, da Tenute Silvio Nardi a Terre Nere, da Uccelliera a Villa Poggio Salvi. “Il vantaggio di Prowein sta proprio nella diversità di provenienza degli importatori e nella specializzazione di questa fiera – spiega Francesco Ripaccioli, vice presidente del Consorzio del Brunello -. Qui non c’è un biglietto, un ingresso, i produttori e gli importatori lavorano su appuntamenti, incontri tecnici e di degustazione. E se questo è l’aspetto che caratterizza Prowein, per i nostri vini è importante essere presenti qui, come in altre manifestazioni. Penso a Vinitaly che differisce sotto molti aspetti, ma è importante tanto quanto Prowein. Quest’anno, data la stretta vicinanza temporale dei due eventi, sarà molto importante essere presenti ovunque perché non è detto che tutti operatori che abbiamo incontrato a Düsseldorf potranno venire anche a Verona. Alcuni, già lo sappiamo, hanno scelto di partecipare solo ad uno dei due appuntamenti”.

Roma, Brunello & Co. per “Jazz & Wine” al St. Regis

“Jazz & Wine”, la rassegna ideata in sinergia da Castello Banfi e Alexanderplatz Jazz Club di Roma, il più importante club della Capitale e il più “antico” d’Italia, la cui direzione artistica è affidata a Paolo Rubei della famiglia proprietaria del Club, tiene a battesimo la riapertura della stagione del Jazz al St. Regis di Roma. Primo appuntamento giovedì 19 marzo, dalle ore 19 alle 21, in uno degli alberghi più prestigiosi del mondo, dopo il grande successo riscosso con gli appuntamenti autunnali, il grande jazz torna protagonista con una nuova formula e nuove collaborazioni. Il concept della serata trae ispirazione dal festival tutto made in terra di Brunello “Jazz & Wine in Montalcino”, vedrà tutti i giovedì appuntamenti alternati e sarà dedicato al Jazz e al vino d’autore con un’offerta che andrà dal Banfi Brut Metodo Classico a La Pettegola Vermentino, da il Brunello Poggio alle Mura al Rosso di Montalcino. Vino ma anche cocktail à la carte, da abbinare a finger food e stuzzichini caldi e freddi firmati dall’Executive Chef Francesco Donatelli. Ad aprire la rassegna il 19 marzo sarà il “Dario Rosciglione Quartet” composto dalla voce Fabiana Rosciglione, Andrea Beneventano al piano e Amedeo Ariano alla batteria. Il quartetto eseguirà un repertorio rendendo omaggio ai più grandi compositori del periodo musicale jazzistico dagli anni ’40 agli anni ’60, spaziando da Gershwin a Porter, fino a Kern. Ogni brano è interpretato in maniera raffinata e personale, dove ogni elemento del quartetto contribuisce al raggiungimento di una performance di elevata professionalità e piacevole ascolto. Per informazioni e prenotazioni “Jazz & Wine” è possibile di contattare Le Grand Bar del St. Regis Roma al numero 06 47091 o visitare www.stregisrome.com/aperitif-jazz. Per gli appassionati di Instagram e twitter si potrà invece postare e seguire il concerto utilizzando i seguenti hashtags #stregisrome #stregisrituals #jazzrome. I prossimi appuntamenti saranno il 2 aprile con Sin Saudade, “Duo Jazz particolar” che vede Natalio Mangalavite piano e voce, Juan Carlo Zamora armonica, violino e voce. Il 9 aprile sarà la volta di Radio Trio, con Enrico Zanisi (top piano 2012, 2013), Marco Siniscalco al basso ed Emanuele Smimo alla batteria. Il 23 aprile suoneranno i Gipsy Trio (standard jazz e manouche) composto da Miraldo Vidal chitarrista e produttore musicale, Paride Furzi al contrabbasso e Simone Magliozzi alla chitarra. Il 7 maggio si esibirà “Three in swing” il trio che vede Luca Velotti a sassofono e clarinetto, Michele Ariodante, chitarra e voce e Carlo Battisti alla batteria.

ProWein & Mr. Brunello

Non si arresta il tour “promozionale” del Brunello di Montalcino, che dal 15 al 17 marzo prossimi sarà al ProWein 2015 di Düsseldorf, il più importante evento enologico del Nord Europa che accoglie ogni anno 5 mila espositori provenienti da quasi 50 paesi e visitato da oltre 40 mila persone. Il Consorzio non potevana certo mancare e sarà rappresentato da oltre 30 aziende del territorio (Halle 16, Stand E51), con anche un seminario (domenica 15 marzo ore 16 Halle 13, Stand D100) dedicato al Brunello e condotto da Christian Eder della rivista svizzera “Vinum Europas Weinmagazin”. Il tutto per presentare un’annata, la 2010, che ha le carte in regola per divenire una delle vendemmie da ricordare e che ha già conquistato i cuori, i palati e i mercati di tutto il mondo.

Focus – Il Brunello a ProWein
Le Cantine
1 Argiano
2 Bartoli Giusti – Tenuta Comunali
3 Canalicchio Di Sopra
4 Capanna
5 Casanova Di Neri
6 Castello Romitorio
7 Castello Tricerchi
8 Celestino Pecci
9 Cerbaia
10 Fanti
11 Ferrero
12 Fornacina
13 Fossacolle
14 Il Poggione
15 La Fiorita
16 La Mannella
17 Lisini
18 Mastrojanni
19 Máté
20 Mocali – Poggio Nardone
21 Pinino
22 Podere Brizio
23 Podere Le Ripi
24 Poggiarellino
25 Poggio Antico
26 Ridolfi
27 San Polino
28 Talenti
29 Tenute Silvio Nardi
30 Terre Nere
31 Uccelliera
32 Villa Poggio Salvi

Tavolo Comune
1 Banfi
2 Barbi
3 Campogiovanni
4 Capanne Ricci
5 Caparzo
6 Col D’orcia
7 La Gerla
8 Molinari
9 Querce Bettina
10 Scopone
11 Tenuta Le Potazzine

Seminario
1 Banfi
2 Barbi
3 Campogiovanni
4 Canalicchio Di Sopra
5 Caparzo
6 Castello Romitorio
7 Col D’orcia
8 Il Poggione
9 La Gerla
10 La Mannella
11 Talenti
12 Tenute Silvio Nardi
13 Villa Poggio Salvi

Brunello: Carpineto compra a Montalcino “Il Forteto del Drago”

Brunello “appeal”. Montalcino continua ad attirare interessi e investimenti, anche dell’imprenditoria tricolore, l’ultima transazione che vede il Brunello di Montalcino al centro dell’affair è quella siglata Giovanni Carlo Sacchet ed Antonio Mario Zaccheo, proprietari di Carpineto (www.carpineto.com) che prendono in mano “Il Forteto del Drago” dalla famiglia lombarda Troise: 53 ettari di terra complessivi, 11 vitati, di cui 3,5 a Brunello, 2 ad oliveto e 39 a bosco, che abbracciano il podere e la cantina che da Località Rogarelli guarda al borgo da una sottozona interessante, in posizione privilegiata. A dare la notizia, con tanto di stime sul costo d’acquisto, 7-8 milioni di euro, è Winenews.it, il sito più cliccato dagli amanti del buon bere. Al di là dell’aspetto economico, però, sottolinea Winenews, con l’acquisizione a Montalcino, Giovanni Carlo Sacchet ed Antonio Mario Zaccheo, soci dal lontano 1967, chiudono un cerchio che da Greve in Chianti, dove tutto ha avuto inizio, li ha portati a scommettere sui grandi territori di Toscana, e sul suo vitigno più rappresentativo, il Sangiovese, da Montepulciano, dove sono proprietari di 84,5 ettari di vigneti, rigorosamente a Sangiovese, alla Maremma, con l’azienda di Valcolomba, a Gavorrano, che si incunea tra Bolgheri e Scansano, fino, appunto, a Montalcino. “È un’acquisizione – raccontano i neo proprietari de “Il Forteto del Drago” a WineNews – che ha una valenza importante e strategica, un sacrificio, ma così chiudiamo il cerchio delle Docg più importanti della Toscana: il Chianti Classico, dove siamo presenti a Greve in Chianti, il Nobile di Montepulciano e, da ora, il Brunello di Montalcino, oltre che in Maremma”. Si amplia, così, il portafoglio aziendale di Carpineto, che ad oggi può vantare un patrimonio di 570 ettari di terre, di cui 201 a vigneto, divisi tra Chianti Classico (10 ettari), Montepulciano (88 ettari), Montalcino (11 ettari) e Maremma, per una produzione complessiva di 3 milioni di bottiglie (di cui il 90% finisce all’estero) ed un fatturato che, nel 2014, ha toccato i 13 milioni di euro.

Ismea: Brunello, Barolo ed il boom delle quotazioni alla produzione

“La qualità dell’annata 2010, considerata dagli esperti alla stregua di quella del 1997, sta ottenendo grandi riconoscimenti sul mercato nazionale ed estero, registrando ottime performance di crescita specialmente in Giappone. Il Barolo sta invece beneficiando di una forte spinta della domanda soprattutto statunitense, da sempre attenta ai grandi rossi certificati italiani”. A raccontare il  boom dei prezzi alla produzione di due tra le più importanti denominazioni enoiche del Belpaese, il Brunello di Montalcino ed il piemontese Barolo, l’Overview di questa settimana di Ismea, l’Istituto di servizi per il mercato agroalimentare.  “Già dallo scorso anno – ricorda Ismea – si erano avuti segnali positivi su questi due dei grandi rossi italiani, ma è con l’inizio del 2015, e quindi con l’ingresso sul mercato delle nuove annate, che si può parlare di exploit dei prezzi alla produzione”. A febbraio, precisa l’indagine di Ismea, il Barolo ha superato la la soglia dei 700 euro al quintale e “bisogna tornare indietro fino alla metà del 2007 per trovare numeri simili. I listini attuali sono più del doppio rispetto a quelli di cinque anni fa”. Situazione analoga per il Brunello di Montalcino. Il mese di febbraio, continua l’analisi, ci ha consegnato un valore medio all’origine di ben 880 euro al quintale, prezzo mai raggiunto negli ultimi dieci anni. Sarà la forte domanda estera – come ad esempio quella del Giappone che, dal confronto del dato cumulato dei primi undici mesi del 2014 rispetto al 2013, ha visto un +8% in volume di tutti i rossi Dop toscani – sarà la presenza sui mercati di tutto il mondo e sarà anche per la grande promozione che il Brunello ha fatto di sé negli ultimi anni, ma, certamente, il successo ed il conseguente impennarsi delle quotazioni di questa eccellenza toscana ha partecipato sì la domanda estera, va ascritto alla grande annata 2010 presente sul mercato. Secondo gli esperti l’attesa per questa produzione “è stata ripagata da una grandissima qualità delle bottiglie targate, appunto, 2010 che potrà essere annoverata negli annali dopo quella del 1997 e del 2001, portando il Vigneto Italia ad altissimi livelli”.

Dal Quirinale alla videochat del Tg1, la settimana della “Signora del Brunello”

Settimana “romana” per la Signora del Brunello Donatella Cinelli Colombini. Dopo esser stata invitata al Quirinale, per la Festa della Donna, dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, mercoledì 11 marzo sarà ospite di Anna Scafuri, nella videochat “Italia a Tavola” del Tg1. Sicuramente ci sarà molto di cui parlare e ancora di più da chiedere ad una donna la cui “vita” non racconta solo il vino, e le sue mille sfaccettature, ma anche le cause sociali, l’italian style e la capacità di essere, sempre, antesignana di mode, tendenze e processi di sviluppo virtuosi. Era il 1993, infatti, quando l’associazione Mtv Italia – che oggi conta 1.000 cantine – prese vita proprio a Montalcino, per mano della Signora del Brunello, Donatella Cinelli Colombini, con l’obiettivo di promuovere la cultura del vino, portare sempre più turisti in cantina per far conoscere l’attività delle aziende, offrire un esempio di come si può fare impresa nel rispetto delle tradizioni, della salvaguardia dell’ambiente e dell’agricoltura di qualità. Un lavoro, che a partire da un’idea di Donatella Cinelli Colombini, il Movimento Turismo del Vino porta avanti da più di vent’anni con passione, costanza, dedizione e risultati tangibili, tanto che è stato riconosciuto anche dal Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, che spesso ha sottolineato come l’enoturismo, con i 4 milioni di persone che ogni anno visitano le cantine, siano un fenomeno che va oltre il dato economico. E se questo è il fiore all’occhiello della signora del Brunello, a cui si potrebbero aggiungere le tante onorificenze che ha guadagnato, con il lavoro, nel corso degli anni, l’impegno concreto per la parità di genere e per lo sviluppo turistico della città del Palio, da ultimo, scopriamo anche un pezzo della sua storia di famiglia che arriva dal cuore di Roma. La famiglia materna di Donatella Cinelli Colombini, infatti, come lei stessa racconta dalle pagine del suo blog, ha lavorato al servizio del Santo Padre, per generazioni. “Gli inquilini precedenti del Quirinale erano i Pontefici e questa era una reggia – spiega Donatella Cinelli Colombini – il cortile dei Corazzieri, i corridoi coperti di arazzi medicei, la sala della cerimonia traboccante di stucchi dorati e con tre enormi lampadari di cristallo”. Una prima volta per la signora del Brunello, che è un po’ un ritorno alle origini, tanto che alla cerimonia per la festa delle donne, di scena al Quirinale, per volontà del Presidente Mattarella, c’erano anche tanti volti noti in rosa come Rosy Bindi, Susanna Camusso, Livia Turco e 300 donne di tutta Italia. “Donne per la terra” diceva il titolo dietro le spalle di Sergio Mattarella. La cerimonia è stata breve, solenne e con significati forti nelle parole delle quattro premiate in rappresentanza della difesa ambientale, della solidarietà e della ricerca.
Ecco il discorso del Presidente Mattarella, in cui sottolinea che “Le donne sono più capaci di produrre senza distruggere, sanno costruire e innovare tutelando e salvaguardando”:

Il vigneto a Montalcino è un bene rifugio. C’è chi vende …

Non è una novità che, anche in tempi di crisi, investire sui vigneti d’eccellenza del Belpaese, sembra essere l’affare migliore. Il vino italiano, forte del successo legato all’export, è ormai primo per il rapporto qualità/prezzo, la ricchissima articolazione delle sue tipologie e l’immagine. E l’Italia resta decisamente il contesto migliore per fare business attraverso il vino ed i vigneti.
In questo contesto, poi, Montalcino, rappresenta uno dei territori in Italia a registrare il maggior numero di acquisizioni. Cresce, infatti, la fama del Brunello e crescono anche le richieste di acquisto delle aziende vinicole sia da parte di imprenditori italiani che stranieri.
L’ultima dimostrazione, conferma dell’appeal che questo fazzoletto di terra evoca nel mondo, la vendita, per 4 milioni di euro, della cantina Le Macioche acquistata, a settembre 2014 da tre imprenditori e amici, Massimo Bronzato, Stefano Brunetto e Riccardo Caliari, uniti anche dalla passione per il vino che li ha condotti all’acquisto di una realtà produttiva proprio nella culla del Brunello.
C’è poi un’altra cantina storica di Montalcino che potrebbe vedere, a breve, un passaggio di mano, una tra le più apprezzate in Italia e all’estero. Si tratta della Cerbaiona di Diego e Nora Molinari che sembrano essere in procinto di vendere. “Siamo convinti di voler vendere ma fino ad oggi le trattative che abbiamo portato avanti non ci hanno soddisfatto – racconta Nora Molinari alla Montalcinonews – e siamo ancora a lavoro. Avevamo degli accordi con un gruppo romagnolo che si sono interrotti e la trattativa è ancora aperta ad altri investitori”. L’azienda Cerbaiona nasce nel 1977, con Diego Molinari ex comandante dell’Alitalia, che stanco di solcare i cieli di tutto il mondo decide di fermarsi e mettere radici. Insieme a sua moglie Nora compra a Montalcino una tenuta di 15 ettari, di cui 3 vitati, con una bellissima casa padronale. La prima etichetta di Brunello esce con l’annata del 1981. Il Brunello del “Comandante”, cosi viene chiamato Diego a Montalcino, è un Brunello assolutamente tradizionale molto legato alla tipicità del territorio, un territorio che, con chiara evidenza, attrae enoappassionati che decidono di investire sul “re” del Sangiovese e su Montalcino.

Focus – Le acquisizioni a Montalcino dagli anni ’70 ad oggi
Sono gli anni Settanta a vedere l’inizio della “corsa al Brunello” da parte di compratori italiani o forestieri. Si parte partire dai pionieri degli investimenti stranieri a Montalcino, come la famiglia italo-americana Mariani che, nel 1978, ha acquisito e ideato la Castello Banfi, proseguendo con Il Palazzone, acquisito nel 2000 da Richard Parsons, ex ad di Time Warner e Citigroup (e consigliere del presidente Usa, Barack Obama), fino al gruppo del Caffè Illy, dal 2008 proprietari della cantina Mastrojanni. Risalgono invece al 2011, l’acquisto da parte di Louis Camilleri, ceo del colosso Philip Morris International, della Tenuta Il Giardinello e la vendita di Poggio di Sotto a Claudio Tipa, patron di ColleMassari e zio di Ernesto Bertarelli. Nel corso del 2012 c’è stata la vendita della proprietà Poggio Landi, la tenuta della famiglia Cinelli Colombini, tra le più antiche di Montalcino (“fisicamente” staccata dalla storica Fattoria dei Barbi) a un imprenditore argentino; l’acquisto della Tenuta Oliveto, di proprietà della famiglia Machetti, da parte della Soleya International Corporation di Panama, e l’annuncio di nuove acquisizioni da parte uno dei brand più importanti del Belpaese enoico, Saiagricola, che investirà ancora sulla cantina La Poderina. Mentre nel 2013, il passaggio del testimone è stato quello in merito una delle più antiche cantine del Brunello di Montalcino, Argiano, di proprietà della contessa Noemi Marone Cinzano, venduta a un gruppo di investitori brasiliani.

Benvenuto Brunello 2015 in Canada

Le interviste realizzate dal Consorzio del Brunello agli operatori canadesi, giornalisti, importatori, distributori e consumatori, confermano l’entusiasmo per l’annata 2010, riconoscendone l’eccezionale equilibrio. Un interesse consolidato anche da eventi, come quello di Calgary, come sottolinea il giornalista Tom Firth, che crea occasioni importanti per incontri diretti con trade, buyers, media, opinion leader e il vino. Per Tim Mitchell, importatore canadese: il consumatore americano si sta educando ad apprezzare e conoscere le grandi selezioni di vini e il Brunello, in particolare, che ha una sensualità tale da far desiderare di averne una bottiglia in ogni occasione. Anche Fabio Centini (di Centini Restaurant, Calgary e Alberta) spiega la tipologia di consumatore canadese che beve Brunello: una persona che ha un palato elegante e pulito. Che gode del vino se accompagnato  all’alta gastronomia, in poche parole un  consumatore raffinato. Per Scott Winograd (sommelier Calgary Winter Club) c’è molta differenza tra un produttore e l’altro e proprio per questo il Brunello in Canada è molto apprezzato. Per tutte le sue sfumature. E sul fronte del mercato, da tutti emerge, la preferenza dei canadesi ad acquistare vino da bere subito, ecco perché annate come la 2010 saranno premiate dal mercato.

Benvenuto Brunello in Canada: Vancouver e Calgary accolgono il “re” del Sangiovese

Il Brunello, ed i suoi produttori non riposano mai e sono in costante movimento per promuovere, presentare e far conoscere le nuove annate in giro per il mondo. E questi primi mesi dell’anno sono sempre molto frenetici e densi di impegni e iniziative. Dopo essere approdati, in gennaio, negli Stati Uniti con Benvenuto Brunello in Usa (San Francisco e New York), l’anteprima a Montalcino due settimane fa e vari altri eventi in Italia, in questi giorni i produttori sono volati ad Ovest per partecipare a Benvenuto Brunello in Canada. Le etichette che faranno bella mostra di sè a Calgary, la città principale centro finanziario della provincia di Alberta e polo di importanti industrie petrolifere, per degustazioni tecniche, sommelier lunch Walk around tasting riservato al trade, sono 23: Argiano, Barbi, Campogiovanni, Capanna, Caparzo, Castelgiocondo – Marchesi de’ Frescobaldi, Cerbaia, Col d’Orcia , Collemattoni, Collosorbo, Il Grappolo – Fortius, Il Poggione, La Fiorita, La Fortuna, La Magia, La Mannella, Palazzo, Ridolfi, Sassetti Livio- Pertimali, Tenuta di Sesta, Tenute Silvio Nardi, Villa i Cipressi, Villa Poggio Salvi. A Vancouver, nella “Hollywood North”, invece, sono Argiano, Banfi, Barbi, Campogiovanni, Capanna, Caparzo, Castelgiocondo – Marchesi de’ Frescobaldi, Col d’Orcia , Collosorbo, Il Grappolo – Fortius, Il Marroneto, Il Poggione, La Fiorita, La Fortuna, La Magia, La Mannella, Palazzo, Sassetti Livio- Pertimali, Tenuta di Sesta, Tenute Silvio Nardi, Villa Poggio Salvi.