Brunello di Montalcino & Golf. Magnum San Filippo per Pro-am 71° Open d’Italia

La Pro-am 71° Open d’Italia, la tradizionale gara a squadre che abbina un professionista con tre amateur, che lancia la blasonata kermesse italiana del Golf, sceglie il Brunello di Montalcino tra i premi in palio. Ieri, sul percorso Blu del Circolo Golf Torino, dove ha giocato anche Alessandro Del Piero, in due buche par 3 (la 5 e la 13), in cambio di una donazione di minima di 20 euro a favore della Fondazione Ricerca per la Fibrosi Cistica, infatti, si poteva concorrere per il “nearest to the pin”, ovvero per cercare di avvicinare il più possibile la palla alla buca con il primo colpo, e ricevere in premio una bottiglia Magnum di Brunello di Montalcino firmata San Filippo e un soggiorno di 7 notti in un Resort Club Med. Come è andata a finire? Nessuna delle 52 squadre in campo è riuscita a fare meglio del team guidato da Edoardo Molinari con il suo sponsor Mario Colombo (il patron di Colmar), Francesco Colombo e Umberto de Amicis, autori di uno score di meno 20. Dietro di loro, a un colpo, il pro sudafricano Darren Fichardt con Luca Signorini, Franco Michelazzo Gemmo e Marco Stella, e al terzo posto, con lo stesso risultato, la compagine di Matteo Manassero con Gian Paolo Marini (di Rolex Italia, sponsor di Matteo), Virginia Marini e Tommaso Giulini, neo presidente del Cagliari Calcio; al quarto posto, con meno 18, la formazione del belga Nicolas Colsaerts con Clara Garcovich, Dario Prandoni e Marcello Turotti e al quinto, con il medesimo punteggio, il francese Raphael Jacquelin con Antonio Bulgheroni (di Lindt), Edoardo Bulgheroni e Martino De Rosa.
La premiazione ha visto anche la presenza del capitano europeo della Ryder Cup Paul McGinley che nel suo discorso ha lasciato una porta aperta a Francesco Molinari per una possibile wild card. “Ci sono alcuni giocatori – ha detto l’irlandese McGinley – ancora sotto osservazione e, tra questi, c’è anche Francesco Molinari. Ha giocato bene in stagione e so cosa può fare in termini di Ryder Cup. Lo abbiamo visto tutti esprimersi al meglio anche quando il suo diretto avversario era Tiger Woods. Gli auguro una settimana eccellente. È un ragazzo eccezionale come persona e come giocatore, ed è stato un piacere per me avere a che fare con lui nelle ultime due Ryder Cup dove ero vice capitano”. Il torneo, fiore all’occhiello dell’Italian Pro Tour, il circuito delle gare nazionali allestite dal Comitato Organizzatore Open Professionistici di Golf della FIG, si disputa sulla distanza di 72 buche con taglio dopo 36 che lascerà in gara i primi 65 classificati dei 156 partenti, i pari merito al 65° posto e i dilettanti che rientreranno nel punteggio di ammissione. Il montepremi è di 1.500.000 euro con prima moneta di 250.000 euro.

All’astrofisica Sandra Savaglio il Premio Casato Prime Donne 2014

Il Casato Prime Donne, un premio delle donne per le donne, va a un “cervello” italiano che ritorna dall’estero e scommette sul futuro dell’Italia: Sandra Savaglio. Dopo astronaute, artiste, sindache minacciate dalla criminalità e sportive, ecco che per l’edizione 2014, di scena domenica 14 settembre a Montalcino, il Premio Casato Prime Donne andrà all’astrofisica Sandra Savaglio che ha scelto di rientrare in Calabria dopo 23 anni durante i quali ha lavorato usando i maggiori telescopi del pianeta. La Savaglio, 47 anni, sportiva, giramondo, innamorata del cosmo, ha un aspetto assolutamente diverso da Margherita Hack scomparsa lo scorso anno, ma condivide con lei la grinta e la capacità di comunicare. Nel 2004 il “Time” le dedicò la copertina e un titolo emblematico “How Europe lost its science stars” e la propose simbolo della fuga dei cervelli. Ebbene, oggi, la stessa studiosa viene proposta dal Premio Casato Prime Donne come esempio delle donne che scelgono di scommettere sul futuro dell’Italia e tornano in patria per costruirlo. Una Prima Donna in tutto e per tutto. Per questo è stata scelta dalla Giuria del Premio Casato Prime Donne composta da Francesca Cinelli Colombini (presidente), Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione. Un simbolo di cambiamento del ruolo femminile come le cantine di Donatella Cinelli Colombini, che organizzano il Premio e sono le prime in Italia con un organico interamente in rosa. E la dedica che Sandra Savaglio lascerà a Montalcino in occasione del Premio Casato Prime Donne 2014, che le verrà consegnato domenica 14 settembre prossimo, è questa: “Ho sempre fatto quello che la gente non si aspettava da me come donna: la scienziata, lo sport, la difesa di chi non ha voce, contro gerarchie di cui in tanti hanno smisurato rispetto. Non per la mia gloria, ma perché quello mi sembrava la cosa più giusta per me e per i valori che ho imparato dalla mia terra. Una sfrontatezza che, consapevole, avrei pagato a mie spese”.

Sandra Savaglio – Il profilo

La storia di Sandra Savaglio somiglia a una fiaba: diciassettenne, quando ancora frequenta il liceo scientifico “Scorza” di Cosenza, legge Asimov e scopre la sua vera passione: “da grande mi piacerebbe fare la scienziata astrofisica, adoro scrutare il cielo, le galassie, pensare all’infinito, capire com’è fatto l’universo”. Passione che la porta, molti anni dopo, nel gruppo di studiosi che, alle Hawaii con il telescopio “Gemini”, scopre le origini più antiche della nostra galassia. Ma facciamo un passo indietro, al 1991, dopo la laurea in fisica con 110 e Lode e il dottorato all’Università della Calabria e allo European Southern Observatory, firma un contratto che la porta all’Università di Baltimora. Dice addio alla sua Marano Marchesato, piccolo centro in provincia di Cosenza, e come tanti altri cervelli in fuga, si trasferisce all’estero. I suoi studi diventano sempre più impegnativi: esplora le galassie distanti, si occupa dell’arricchimento chimico dell’universo, dei fenomeni esplosivi, fa scoperte fondamentali per la comprensione delle galassie che ospitano i lampi gamma, le esplosioni più energetiche dell’universo. Sandra Savaglio, in qualità di autrice o coautrice, vanta oltre centosessanta pubblicazioni nelle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, come “Nature” e “Astrophysical Journal”. Ha appena lasciato, dopo più di otto anni, il Max-Planck Institute di Garching in Germania dove è stata Fellow e Senior Research Scientist e in precedenza è stata allo Space Telescope Science Institute di Baltimora negli Stati Uniti e prima ancora, dal settembre 2001 a febbraio 2006, presso la John Hopkins University. Non c’è solo l’astrofisica nei suoi interessi ma anche l’impegno civile; nel 2006 pubblica insieme a Mario Caligiuri un libro-denuncia sul mondo della ricerca in Italia. Sandra Savaglio fu protagonista di una vicenda simile a quella di tanti giovani talenti nostrani emigrati all’estero. Partecipa al concorso per l’Osservatorio di Monte Porzio e dice apertamente quello che pensa dopo aver subito una persecuzione giudiziaria per aver vinto un concorso non predestinato a lei. Un posto di ricercatore che ormai non vuole più. Le sue parole a riguardo tagliano come il rasoio “sistemi antichi nei quali il valore dei singoli viene in secondo piano, e tutto affoga nel mare delle convenzioni e delle convenienze”. A quell’epoca promise di tornare in Italia se le cose fossero cambiate e ora mantiene l’impegno, in autunno lascerà la Germania, a seguito della “chiamata diretta” dell’Università della Calabria dove farà il professore ordinario “ad Arcavacata c’è un dipartimento di fisica che è un gioiellino per l’università, un fiore all’occhiello per la regione e per il Paese” ha detto la Savaglio consapevole di lasciare un “Paese economicamente messo meglio per il finanziamento alla ricerca, la Germania”. Un atto di amore e di coraggio che trascinerà anche altri se sarà seguito da comportamenti coerenti, perché dice: “mi aspetto di avere a disposizione delle risorse umane (ovvero studenti e giovani ricercatori), e per quello non c’è crisi economica che regga. In Calabria le risorse umane nel campo della ricerca scientifica di base ci sono, e non hanno niente da invidiare alla Germania”. Ed è proprio per questo desiderio di rinascere dalla crisi e di usare le risorse endogene per ripartire, che il Premio Casato Prime Donne ha scelto Sandra Savaglio, proponendola come esempio e stimolo all’universo femminile.

Brunello tra le etichette della “New York Wine Experience” 2014

Calici di Brunello

Calici di Brunello

Da Antinori ad Allegrini, da Biondi-Santi ad Altesino, da Gaja a Casanova di Neri, da Ciacci Piccolomini d’Aragona a Eredi Fuligni, da Fattoria dei Barbi a Siro Pacenti, da Il Poggione a Valdicava: ecco le etichette che parlano di Montalcino tra le oltre 40 griffe del vino italiano protagoniste del “New York Wine Experience” 2014 by Wine Spectator, la rivista n. 1 degli enoappassionati degli States, di scena dal 16 al 18 ottobre. Un team di cantine che conferma, una volta di più, la passione degli americani per il vino italiano, e che vede le migliori etichette del Belpaese insieme a mostri sacri del vino francese come Château d’Yquem o Château Haut-Brion, e mondiale, come Chateau Musar, dal Libano, o Torres, dalla Spagna, solo per fare qualche esempio.
Un evento che, come da tradizione, avrà come prestigiosa location il Marriott Marquis di New York City e che in tre giorni molto densi, con protagonisti 250 vini di prim’ordine provenienti da tutto il mondo (prezzo del pacchetto completo 2.195 dollari), comprenderà il “Critics’ Choice Grand Tastings”, la degustazione dei vini dei migliori enologi mondiali e vari seminari di approfondimento. Come quelli che vedranno protagonisti due nomi storici del vino italiano: Antinori, con il marchese Piero che condurrà la degustazione comparativa delle annate 2007, 2004 e 1997 di due dei vini del Belpaese, i “super Tuscans” Tignanello e Solaia, e Masi, con Raffaele Boscaini, guida della griffe della Valpolicella insieme al padre Sandro, che guiderà la verticale di Amarone della Valpolicella Classico Mazzano 2007, Amarone della Valpolicella Classico Campolongo di Torbe 1997, Amarone della Valpolicella Classico Serègo Alighieri Vaio Armaron 1988, e Amarone della Valpolicella Classico Costasera 1978.
Info: www.winespectator.com

“Barolo-Brunello”, wine tasting per le eccellenze del Belpaese

Per la prima volta due eccellenze dei più affascinanti territori vitivinicoli del mondo si incontrano per dare vita ad un evento di promozione che farà volare Barolo e Brunello di Montalcino a  Copenhagen. “Barolo-Brunello”, questo il nome dell’evento che porterà in degustazione, nella splendida cornice del Børsen Palace, il 21 novembre 2014, ben 40 cantine, 20 produttrici di Brunello e altrettante di Barolo, per dare la possibilità ad enoappassionati ed esperti del settore, quali giornalisti, ristoratori, sommelier e importatori, di conoscere in una sola location, due denominazioni che sono da sempre motivo di fascino, discussioni ed intriganti parallelismi. L’evento sarà a Copenhagen proprio perché quello danese ha dimostrato di essere fra i mercati più ricettivi per i vini rossi di eccellenza: la Danimarca è uno dei Paesi nei quali il vino italiano è maggiormente conosciuto e apprezzato e la crescita costante della domanda di vino di qualità negli ultimi anni ha fatto sì che l’Italia divenisse il principale esportatore di vino, davanti alla Francia. Il pubblico danese, inoltre, può contare su un’alta capacità di spesa, è piuttosto preparato e ama in particolare i prodotti enogastronomici d’eccellenza. Splendida iniziativa che potrebbe aprire le porte a progetti, ancora mai realizzati, in grado di far crescere ulteriormente il mercato del Made in Italy enologico nel mondo, ma che presenta un’unica nota stonata. Se, da una parte dalle Langhe è già partita la comunicazione dell’evento e già si lavora, dal punto di vista promozionale e mediatico per pubblicizzare la Kermesse, in casa di Brunello, ad oggi, non si è ancora provveduto a puntare i riflettori su una manifestazione che risulta avere tutte le carte in regola e le potenzialità per essere un viatico esplorativo di nuovi orizzonti.

Brunello di Montalcino protagonista in tv, sbarca su “Un posto al sole”

Un paesaggio mozzafiato, un territorio affascinante e un vino, il Brunello, simbolo dell’enologia italiana nel mondo: forse sono proprio questi, i “fattori X” che attraggono, ispirano e fanno sì che Montalcino ed il suo prezioso nettare, ormai da più di settant’anni, siano protagonisti, al cinema, in trasmissioni televisive ed in fiction di ogni genere. Dai film che sono girati in questo angolo di paradiso, a quelli in cui Montalcino è citato per mezzo del suo frutto più conosciuto e apprezzato, il famoso Sangiovese: un connubio tra paesaggio, territorio e i suoi frutti, che sembrano essere estremamente “fotogenici” e di ispirazione per registi che provengono da ogni parte del mondo. Il Brunello, il re dei vini nazionali e bandiera del “Made in Italy” nel mondo fa spesso la sua comparsa sulle “tavole”, vere o immaginarie, del cinema. E ieri è stata la volta di “Un posto al Sole”, la prima soap opera interamente prodotta in Italia, ma anche la più longeva e seguita fiction italiana, ambientata a Napoli ed in onda, dal 1996, su Rai3 dal lunedì al venerdì. In una scena (al minuto 20:15), tra i ricordi e la nostalgia dei bei tempi andati, è proprio il Brunello di Montalcino a creare l’atmosfera tra i due protagonisti, Andrea ed Elena, per un “ritorno di fiamma”.
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Brunello day: il vino di Montalcino e le stelle Michelin all’Argentario

Brunello day nella notte di San Lorenzo: tra il mare e la terra, sotto il cielo della Toscana, venerdì 10 agosto, al beach club dell’Hotel Pellicano, vicino a Porto Ercole, una location esclusiva a strapiombo sul mare dell’Argentario. Nel resort 5 stelle lusso, esclusivo ed appartato, dove questa estate anche l’attore americano Josh Hartnett, 35 anni, l’innamorato del film Pearl Harbor, con la fidanzata Tamsin Egerton, 25, ha fatto tappa per le sue vacanze nel mare toscano più chic, voleranno prestigiose etichette di Brunello di Montalcino: Pietroso 2009, Poggio di Sotto 2008, Biondi Santi 2006, Caprili Riserva 2006 e Le Potazzine Riserva 2004. La star, la notte di San Lorenzo, all’Argentario, non sarà un divo di Hollywood ma il Brunello di Montalcino che sarà in degustazione in compagnia di una selezione di prodotti gastronomici della famosa località come entrée  di una cena gourmet presso il ristorante dell’hotel Il Pellicano, 2 stelle Michelin, con musica dal vivo in sottofondo. E sotto le stelle della notte di San Lorenzo, nei piatti preparati dallo chef Antonio Guida del ristorante Il Pellicano, si potranno scoprire, e assaporare, golosi piaceri come la Fregola sarda con coniglio, seppia e carciofi, la Lasagnetta con anatra confit al pompelmo rosa e crema di pasta, il Pollo Ficatum, il petto con crema di cannellini, alghe, limetta e garusoli e, ancora, il Petto di piccione affogato con crema di fegato grasso e ananas, per concludere con la degustazione di formaggi di fattoria accompagnati da pane alle noci e dolci contrasti.

Brunello di Montalcino ospite d’onore a Bancarel’Vino

Anche il Brunello di Montalcino a Bancarel’Vino, la rassegna enologica patrocinata dalla Regione Toscana e dall’Unione dei Comuni Montani della Lunigiana, che premia i migliori fra i vini italiani, per le categorie bianco, rosso e rosato. Ospite d’onore della kermesse enogastronomica e culturale, di scena dal 1 al 3 agosto nel borgo storico di Mulazzo, il Brunello di Montalcino, simbolo per antonomasia dell’eccellenza vinicola toscana e del Made in Italy nel mondo. A rappresentarlo Benedetta Pasini, una delle “donne del Brunello” con la cantina “Beatesca”. La manifestazione, nata nel 1983 dalla volontà di valorizzare i prodotti locali, unendo due tradizioni del territorio, quella libraria e quella vitivinicola, è un momento importante di confronto e di approfondimento sui vari prodotti tipici lunigianesi, con degustazioni, presentazioni di libri, tavole rotonde e convegni tematici dedicati alla gastronomia e al turismo. A Mulazzo di scena i vini della provincia: doc Colli di Luni, doc Candia dei Collpi Apuani, Igt Val di Magra e Igt Toscana. Fra i concorrenti verranno selezioni i 6 migliori bianchi e i 6 migliori rossi che riceveranno il “Premio selezione Bancarel’Vino 2014”. La novità di quest’anno è che i vini, che parteciperanno al concorso, verranno inseriti in una “Carta dei vini” provinciali, con l’obiettivo di stimolare i ristoranti a utilizzare i vini delle proprie terre. La carta è un’evoluzione del progetto del 2013, quando furono organizzate “Cene di Bancarel’Vino” nei vari ristoranti lunigianesi proprio per portare su quelle tavole i vini locali. Il motore della manifestazione rimane il vino, ma anche gli altri prodotti della terra avranno il loro spazio, grazie ai banchetti dei prodotti tipici, dal miele alla farina di castagne, dall’agnello di Zeri alla cipolla di Treschietto, dai funghi ai formaggi, dai salumi alla farina di farro. Bancarel’Vino affianca la promozione enogastronomica a quella del territorio, proponendo al pubblico anche le aperture straordinarie del Museo Dantesco e dell’Archivio Museo Malaspina. Mulazzo, infatti, è terra ricca di storia e di fascino, già feudo della potente famiglia Malaspina, dove Dante Alighieri si recò più volte, ospite dei signori, e dove la tradizione vuole abbia scritto alcuni canti della Divina Commedia.

Al Consorzio con D’Agata, Mecoli e Kamarianakis a degustare il Rosso 2012

Giornata di degustazioni, oggi, al Consorzio del Brunello, ed il protagonista è stato il Rosso 2012. “Montalcino non ha mai fatto vini migliori: freschi, leggeri, leggiadri e peperini che invitano ad esser gustati, ed il Rosso 2012, un grande vino, ne è la dimostrazione tangibile. Aromi e sapori di ciliegia rossa acidula, ma anche di liquirizia, violetta, tabacco e tè nero mentre sono quasi completamente assenti sentori di cacao, caffè, peperone, catrame e alice che eravamo abituati a sentire. A volte si sentono note alcoliche pronunciate ma questo è dovuto all’annata molto calda. Nel complesso un’ottima annata per il Rosso di Montalcino”. Questo il giudizio di Ian D’Agata, responsabile per i vini italiani della “International wine cellar” di Stephen Tanzer e responsabile della Vinitaly International Academy, un’iniziativa educazionale rivolta agli operatori del settore all’estero con l’obiettivo di approfondire la conoscenza del vino italiano ed aiutare così le etichette tricolore a farsi largo sui mercati esteri. Insieme a lui, a degustare, ospitati dal Consorzio del Brunello, i Rosso di Montalcino 2012, anche Andrew Mecoli Retail Manager per l’Ambasciata degli Usa in Italia e Emmanuel Kamarianakis Minister-Counsellor presso l’Ambasciata del Canada in Italia, tutti estremamente entusiasti per la qualità dei vini degustati questa mattina.
“Il Rosso 2012 – Andrew Mecoli – spiega è l’interpretazione pura del territorio di Montalcino e non solo. Il Sangiovese ha, si può dire, con questo territorio, un “rapporto speciale”: è qui che sviluppa delle caratteristiche non solo uniche ma pure ed eccellenti che è impossibile trovare altrove. Questa è la bellezza di Montalcino e dei suoi vini”.
Ad andare oltre alla qualità del prodotto e a parlare di marketing e mercati è stato Emmanuel Kamarianakis che ha affermato: “trattandosi di un ottimo vino, il Rosso 2012 è un ottimo candidato per “sbancare” sul mercato mondiale e, in particolar modo, in Canada e negli Stati Uniti, non solo perchè questi due paesi ospitano una vasta popolazione di origini italiane e sa apprezzare i vini del Belpaese ma perchè è un prodotto molto conosciuto nel mondo e che sa farsi apprezzare da varie cultre. Ad aiutare c’è poi l’accordo di libero scambio tra Canada ed Europa, che dovrebbe estendersi anche agli Stati Uniti che potrebbe agevolare il mercato di questo vino”.

Patitucci loves Brunello. A Montalcino unica data italiana per “Children Of The Light”

Città di Brunello, di bellezza incredibile, che tutto il mondo conosce, una delle poche città italiane conosciute anche nei paesi emergenti, nei mercati nuovi, che la scelgono come luogo d’elezione e, nei giorni di “Jazz & Wine”, Montalcino è anche grande palcoscenico per la musica più raffinata e al tempo stesso “popolare”, il Jazz . Ieri sera in Fortezza di è svolto uno dei concerti più attesi: il trio  “Children Of The Light” composto dai grandi Danilo Perez al piano, John Patitucci al basso e Brian Blade alla batteria. E John Patitucci, a nome personale e della nuova formazione, che ha debuttato in uno dei templi della musica come il Blue Note Jazz Festival, ha dichiarato il suo amore per la Toscana, per Montalcino e per i suoi vini. Patitucci, il “bassista che può muoversi in qualsiasi direzione, in qualunque momento” come l’ha definito il “New York Times”, infatti, ama la buona cucina e nella sua casa di New York prepara, lui stesso, i ravioli fatti a mano. Come? Secondo l’antica ricetta che i suoi parenti, emigrati negli Stati Uniti da Calabria e Campania, gli hanno tramandato. E con i piatti tipici della tradizione italiana Patitucci non ha dubbi, abbina il Rosso e il Brunello di Montalcino.

Il nuovo Rinascimento passa per il Brunello

L’essere umano che lavora in condizioni migliori è più creativo, geniale, ha un livello di responsabilità altissimo e, Montalcino, che come il “made in Italy” di qualità, ha una grande potenzialità, partendo dalle sue eccellenze, come il Brunello, può intraprendere un nuovo Rinascimento. Ecco, dal punto di vista “filosofico”, l’abstract dell’incontro dal titolo “Brunello di Montalcino e Brunello Cucinelli. Il successo di due grandi marchi del made in Italy” che si è svolto oggi, in Fortezza, a cui hanno partecipato Fabrizio Viola, Ad di Banca Mps, Brunello Cucinelli creatore dell’azienda nata nel 1978 e approdata con successo in Borsa il 27 aprile 2012, Fabrizio Bindocci presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino e Silvio Franceschelli sindaco di Montalcino. A moderare l’incontro Tommaso Strambi, caporedattore de “La Nazione”, che in un botta e risposta con gli “interpreti” del successo di questi brand ha sottolineato come il “Brunello di Montalcino e la Brunello Cucinelli siano nati in due piccoli borghi, in Umbria e in Toscana, forse, non a caso”. Convinto dell’unicità, e dell’eccezionalità di due territori come Montalcino e Solomeo, infatti, è anche Brunello Cucinelli che ha sottolineato che “non ho dubbi, se avessi avuto l’impresa in un luogo diverso non avrebbe avuto lo stesso successo”. E sull’importanza del luogo, sulla necessità di preservare la bellezza dei territori, il “re” del cachemire è tornato anche in relazione al turismo.  “Se fra 5 o 10 anni avremmo il 50% in più di turisti i nostri borghi saranno affievoliti – ha detto Cucinelli, spiegando che – il misticismo di certi luoghi collima con i prodotti. Non bisogna per forza avere qui, a Montalcino, milioni di persone: viviamo in luoghi speciali non facciamoci abbindolare dal consumismo. Questi 20 anni ci hanno portato ad essere troppo consumisti. Noi italiani, per primi, stiamo vivendo il declino del consumismo, dobbiamo essere tutti in dieta. E questo non è un aspetto negativo, l’essenziale, l’importante, e non il superfluo, ci consentono di vivere nel bel clima del Rinascimento”. Una “dieta” necessaria, per entrare nel nuovo Rinascimento, da seguire anche nel settore turistico: “non è la quantità di persone che fa la differenza: questo è il grande tema dei prossimi tre secoli. Secondo me, infatti, il grande valore di cui andremo alla ricerca nei prossimi anni sarà il silenzio. Inconciliabile con le grandi masse”. E su turismo e mercati il presidente del Consorzio del Brunello, Fabrizio Bindocci, ha detto: “il modello Montalcino è un modello vincente ma non dobbiamo fermarci, l’apice non si deve credere, mai, di averlo raggiunto. Occorre sforzarsi per migliorarsi e i produttori di Brunello di Montalcino sono bravi a farlo”. Migliorare e crescere sono state anche le parole chiave di Viola, ad Mps, che a Montalcino ha detto: “abbiamo combattuto due anni e mezzo affinché questa banca continuasse ad esistere come ente autonomo. Traversie che non sono riconducibili, se non poco, con la gestione ordinaria della banca. Il Monte Paschi deve tornare a fare la banca e se lo farà avrà le soddisfazioni che credo meriti. Siamo nati secoli fa, tempi in cui il mondo era completamente diverso, e, oggi, queste due realtà che stasera sono al centro delle nostre attenzioni hanno visto Mps fare la banca. Mps, infatti, c’era nella fase di start u, all’inizio, in tempi non sospetti, per il Brunello di Montalcino e per Brunello Cucinelli. E c’è anche oggi con una struttura organizzativa “schiacciata”, rapida, per essere tempestiva nelle risposte, piccola per essere vicina ai clienti e grande per operare nel mondo e consentire alle aziende di operare anche sui mercati internazionali”. Infine una battuta sul futuro e sulle scelte “politiche” che ha visto il sindaco di Montalcino Franceschelli sulla stessa lunghezza d’onda di Brunello Cucinelli. Su questo aspetto, infatti, Cucinelli ha detto che l’imprenditore si deve sentire “custode” e non “proprietario”. Perché il custode  “restaura per lasciare a chi verrà. I nostri avi progettavano a 500 – 1.000 anni, oggi non lo facciamo più. E, invece, abbiamo il dovere di abbellire, lasciare una città più bella. Dobbiamo tornare a credere nello Stato, rispettare le leggi, che a volte possono piacere o meno e pensare alle future generazioni”. Una “visone” di futuro e di scelte che per Franceschelli, nella pratica amministrativa, si concretizza nel “conservare ciò che abbiamo, recuperare e valorizzazione l’esistente. Quando parlo di Montalcino sono abituato a dire – ha continuato Franceschelli – che è un territorio fortunato in cui negli anni ’60 sono state prese scelte lungimiranze e il tasso di disoccupazione è vicino allo zero. Ma qui c’è la sfida. Non siamo al punto di quiete. Dobbiamo preoccuparci di vendere il nostro prodotto in nuovi mercati e portare il nostro territorio sempre più in giro per il mondo”.