Il vigneto a Montalcino è un bene rifugio. C’è chi vende …

Non è una novità che, anche in tempi di crisi, investire sui vigneti d’eccellenza del Belpaese, sembra essere l’affare migliore. Il vino italiano, forte del successo legato all’export, è ormai primo per il rapporto qualità/prezzo, la ricchissima articolazione delle sue tipologie e l’immagine. E l’Italia resta decisamente il contesto migliore per fare business attraverso il vino ed i vigneti.
In questo contesto, poi, Montalcino, rappresenta uno dei territori in Italia a registrare il maggior numero di acquisizioni. Cresce, infatti, la fama del Brunello e crescono anche le richieste di acquisto delle aziende vinicole sia da parte di imprenditori italiani che stranieri.
L’ultima dimostrazione, conferma dell’appeal che questo fazzoletto di terra evoca nel mondo, la vendita, per 4 milioni di euro, della cantina Le Macioche acquistata, a settembre 2014 da tre imprenditori e amici, Massimo Bronzato, Stefano Brunetto e Riccardo Caliari, uniti anche dalla passione per il vino che li ha condotti all’acquisto di una realtà produttiva proprio nella culla del Brunello.
C’è poi un’altra cantina storica di Montalcino che potrebbe vedere, a breve, un passaggio di mano, una tra le più apprezzate in Italia e all’estero. Si tratta della Cerbaiona di Diego e Nora Molinari che sembrano essere in procinto di vendere. “Siamo convinti di voler vendere ma fino ad oggi le trattative che abbiamo portato avanti non ci hanno soddisfatto – racconta Nora Molinari alla Montalcinonews – e siamo ancora a lavoro. Avevamo degli accordi con un gruppo romagnolo che si sono interrotti e la trattativa è ancora aperta ad altri investitori”. L’azienda Cerbaiona nasce nel 1977, con Diego Molinari ex comandante dell’Alitalia, che stanco di solcare i cieli di tutto il mondo decide di fermarsi e mettere radici. Insieme a sua moglie Nora compra a Montalcino una tenuta di 15 ettari, di cui 3 vitati, con una bellissima casa padronale. La prima etichetta di Brunello esce con l’annata del 1981. Il Brunello del “Comandante”, cosi viene chiamato Diego a Montalcino, è un Brunello assolutamente tradizionale molto legato alla tipicità del territorio, un territorio che, con chiara evidenza, attrae enoappassionati che decidono di investire sul “re” del Sangiovese e su Montalcino.

Focus – Le acquisizioni a Montalcino dagli anni ’70 ad oggi
Sono gli anni Settanta a vedere l’inizio della “corsa al Brunello” da parte di compratori italiani o forestieri. Si parte partire dai pionieri degli investimenti stranieri a Montalcino, come la famiglia italo-americana Mariani che, nel 1978, ha acquisito e ideato la Castello Banfi, proseguendo con Il Palazzone, acquisito nel 2000 da Richard Parsons, ex ad di Time Warner e Citigroup (e consigliere del presidente Usa, Barack Obama), fino al gruppo del Caffè Illy, dal 2008 proprietari della cantina Mastrojanni. Risalgono invece al 2011, l’acquisto da parte di Louis Camilleri, ceo del colosso Philip Morris International, della Tenuta Il Giardinello e la vendita di Poggio di Sotto a Claudio Tipa, patron di ColleMassari e zio di Ernesto Bertarelli. Nel corso del 2012 c’è stata la vendita della proprietà Poggio Landi, la tenuta della famiglia Cinelli Colombini, tra le più antiche di Montalcino (“fisicamente” staccata dalla storica Fattoria dei Barbi) a un imprenditore argentino; l’acquisto della Tenuta Oliveto, di proprietà della famiglia Machetti, da parte della Soleya International Corporation di Panama, e l’annuncio di nuove acquisizioni da parte uno dei brand più importanti del Belpaese enoico, Saiagricola, che investirà ancora sulla cantina La Poderina. Mentre nel 2013, il passaggio del testimone è stato quello in merito una delle più antiche cantine del Brunello di Montalcino, Argiano, di proprietà della contessa Noemi Marone Cinzano, venduta a un gruppo di investitori brasiliani.

Benvenuto Brunello 2015 in Canada

Le interviste realizzate dal Consorzio del Brunello agli operatori canadesi, giornalisti, importatori, distributori e consumatori, confermano l’entusiasmo per l’annata 2010, riconoscendone l’eccezionale equilibrio. Un interesse consolidato anche da eventi, come quello di Calgary, come sottolinea il giornalista Tom Firth, che crea occasioni importanti per incontri diretti con trade, buyers, media, opinion leader e il vino. Per Tim Mitchell, importatore canadese: il consumatore americano si sta educando ad apprezzare e conoscere le grandi selezioni di vini e il Brunello, in particolare, che ha una sensualità tale da far desiderare di averne una bottiglia in ogni occasione. Anche Fabio Centini (di Centini Restaurant, Calgary e Alberta) spiega la tipologia di consumatore canadese che beve Brunello: una persona che ha un palato elegante e pulito. Che gode del vino se accompagnato  all’alta gastronomia, in poche parole un  consumatore raffinato. Per Scott Winograd (sommelier Calgary Winter Club) c’è molta differenza tra un produttore e l’altro e proprio per questo il Brunello in Canada è molto apprezzato. Per tutte le sue sfumature. E sul fronte del mercato, da tutti emerge, la preferenza dei canadesi ad acquistare vino da bere subito, ecco perché annate come la 2010 saranno premiate dal mercato.

Benvenuto Brunello in Canada: Vancouver e Calgary accolgono il “re” del Sangiovese

Il Brunello, ed i suoi produttori non riposano mai e sono in costante movimento per promuovere, presentare e far conoscere le nuove annate in giro per il mondo. E questi primi mesi dell’anno sono sempre molto frenetici e densi di impegni e iniziative. Dopo essere approdati, in gennaio, negli Stati Uniti con Benvenuto Brunello in Usa (San Francisco e New York), l’anteprima a Montalcino due settimane fa e vari altri eventi in Italia, in questi giorni i produttori sono volati ad Ovest per partecipare a Benvenuto Brunello in Canada. Le etichette che faranno bella mostra di sè a Calgary, la città principale centro finanziario della provincia di Alberta e polo di importanti industrie petrolifere, per degustazioni tecniche, sommelier lunch Walk around tasting riservato al trade, sono 23: Argiano, Barbi, Campogiovanni, Capanna, Caparzo, Castelgiocondo – Marchesi de’ Frescobaldi, Cerbaia, Col d’Orcia , Collemattoni, Collosorbo, Il Grappolo – Fortius, Il Poggione, La Fiorita, La Fortuna, La Magia, La Mannella, Palazzo, Ridolfi, Sassetti Livio- Pertimali, Tenuta di Sesta, Tenute Silvio Nardi, Villa i Cipressi, Villa Poggio Salvi. A Vancouver, nella “Hollywood North”, invece, sono Argiano, Banfi, Barbi, Campogiovanni, Capanna, Caparzo, Castelgiocondo – Marchesi de’ Frescobaldi, Col d’Orcia , Collosorbo, Il Grappolo – Fortius, Il Marroneto, Il Poggione, La Fiorita, La Fortuna, La Magia, La Mannella, Palazzo, Sassetti Livio- Pertimali, Tenuta di Sesta, Tenute Silvio Nardi, Villa Poggio Salvi.

“Cantine Aperte di Cristallo”: vini d’autore in Toscana

Open day “Cantine Aperte di Cristallo”: i vini d’autore del MTV – Movimento Turismo del Vino Toscana (www.mtvtoscana.com) si trasferiscono a Colle Val d’Elsa e propongono una degustazione itinerante dedicata ai wine lovers e agli amanti dell’artigianato artistico. Sabato 7 marzo, dalle 10 alle 18, saranno a disposizione i sacchettini con dentro i bicchieri e le mappe del percorso in tutte le soste dell’itinerario. “Quasi una mappa del tesoro, che porta nelle botteghe dei maestri vetrai e molatori e nel museo del Cristallo. E’ qui che gli appassionati di vino potranno scoprire come nascono i bicchieri più raffinati con un mix di design, artigianalità e alta tecnologia. Ogni tappa del percorso offre l’assaggio di tre cantine presentate dai loro artefici o dai Sommelier FISAR delegazione Siena Val d’Elsa” (www.fisarsienavaldelsa.it) spiega Violante Gardini presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, che ha fortemente voluto questo evento insieme al Consorzio del Cristallo di Colle Val d’Elsa (www.cristallo.org). A Colle Val d’Elsa, nella capitale del cristallo, dove nasce il 95% della produzione italiana e il 14% di quella mondiale, i grandi vini della Toscana vengono impreziositi dallo scintillio dei cristalli di design sulle tavole eleganti. “L’appuntamento del 7 marzo è un’occasione per i wine lovers e per gli “shopping addicted”, per conoscere e portare a casa i vini toscani del cuore con il bicchiere “giusto” ad un prezzo speciale” conclude Violante Gardini. Colle Val d’Elsa ha un passato etrusco e romano ma scopre la sua vocazione per il cristallo nel medioevo, attività che ancora oggi da lavoro a 700 persone ed ha un fatturato di 70 milioni di euro all’anno. Da non perdere la visita a “Colle alta” con i suoi palazzi antichi e i ristoranti gourmet,  alcuni dei quali con stella Michelin, che rendono la capitale del cristallo anche una capitale golosa. Le cristallerie e i maestri molatori, con le loro creazioni e decorazioni di cristallo, e le più pregiate denominazioni toscane, distillerie comprese, per la prima volta insieme nella Capitale del Cristallo, saranno in grado di regalarvi un esclusivo percorso didattico e sensoriale: a partire dalle degustazioni di Chianti Classico con le cantine Cantalici, Castello di Radda e Castellare di Castellina, di scena nel laboratorio della cristalleria RCR (www.rcrcrystal.com ), per poi proseguire nella cristalleria Collevilca (www.collevilca.it) dove vi aspettano l’Orcia ed il Brunello di Donatella Cinelli Colombini, il Carmignano di Tenuta di Capezzana e Artimino, ed il Nobile di Montepulciano Bindella. Fermata obbligata, presso questa cristalleria, per un momento glamour e senza tempo; la lezione sul bon ton della tavola elegante (ore 11:30) con le regole legate alla mise en place e all’uso dei bicchieri da vino. Proseguendo nelle tappe successive, le molerie diventano le protagoniste del percorso: la Moleria La Grotta del Cristallo (www.lagrottacrystal.com) dove ad attendervi ci sarà il Chianti dell’Agricola Tamburini, il Chianti Colli Senesi di Borgo Santinovo e vini delle Colline Aretine con Camperchi, e la Moleria Franco Cucini (www.formesulcristallo.it) dove sarà possibile  ammirare un artigiano “all’opera” e degustare il Brunello delle aziende Loacker Corte Pavone e Poggio San Polo, ed i distillati della Distillerie Bonollo. Il Museo del Cristallo (www.cristallo.org) sarà la perfetta conclusione della giornata, con l’assaggio dei vini della cantina Varramista della zona di Pisa, il Montecucco di Tenuta l’Impostino e il Morellino di Scansano con Rocca di Frassinello. (per tutte le informazioni su orari delle visite, prenotazioni e costi: www.mtvtoscana.com).

Movimento Turismo Vino Toscana

Il Movimento Turismo del Vino, associazione no profit nata nel 1993 con l’obbiettivo di divulgare la visita dei luoghi di produzione del vino e l’incontro con i suoi protagonisti, è diviso in delegazioni regionali, ciascuna coordinata da un presidente ed un consiglio direttivo. Dal luglio 2013, MTV Toscana è presieduto da Violante Gardini e associa circa 80 cantine e 3 agenzie di viaggi, in rappresentanza di tutti i territori del vino della regione, e varrebbe la pena di vistarle tutte: ci sono quelle familiari dove il produttore riceve personalmente i visitatori trasmettendo la passione che lo anima, altre sono in edifici storici come borghi, ville o castelli e raccontano storie centenarie, alcune sono capolavori firmati da grandi architetti contemporanei ma tutte esprimono lo stesso amore per il territorio e per il frutto più nobile della terra: l’uva.

 

Consorzio del Cristallo Colle Val d’Elsa

Colle di Val d’Elsa si trova nel cuore della Toscana, ed è considerata, la Capitale del Cristallo, perché produce il 95 % della produzione Italiana di cristallo e il 14% per cento di quella mondiale. La lavorazione del cristallo a Colle di Val d’Elsa è frutto di un percorso antico che arriva fino ai giorni nostri dove si intrecciano le tradizionali lavorazioni alle più svariate e moderne tecniche di lavorazione. Allo scopo di promuovere le lavorazioni artigianali ed industriali del cristallo di Colle di Val d’Elsa è stata creata la società del Cristallo di Colle di Val d’Elsa, che è un consorzio costituito da tutte le realtà che sul territorio operano nel settore del cristallo. Il Consorzio, attraverso le diverse attività, si pone l’obiettivo di diffondere la conoscenza non solo del materiale ma anche della terra che lo genera, come sinonimo d’identità, di partecipazione e quindi di qualità. Il Consorzio del Cristallo oltre alle sue attività di promozione gestisce, a Colle di Val d’Elsa, l’unico Museo del Cristallo Italiano. Parteciperanno all’iniziativa di sabato 7 marzo, le aziende Colle Vilca, RCR, Museo del Cristallo e i molatori Luciano Bandinelli e Riccardo Cucini.

Fisar Siena Valdelsa

Le finalità della Fisar Antica Terra Siena e Valdelsa si sintetizzano nella diffusione e valorizzazione della cultura eno-gastronomica, non soltanto tra gli Associati, in collaborazione con coloro, operatori del settore, istituzioni pubbliche e private, cui vengono a contatto quotidianamente. È un compito, questo, che richiede professionalità, impegno e tanta passione che la Fisar Siena Valdelsa, porta avanti il più possibile con umiltà, entusiasmo e spirito costruttivo.

Vinitaly&Brunello: vecchie annate in degustazione by Col d’Orcia

Se è solo attraverso i libri, quelle affascinanti fonti di sapere e conoscenza, e le opere d’arte che si riesce a raccontare la storia, le tradizioni e l’evoluzione dell’uomo nei secoli, cos’è capace di raccontare la vita di un vino come il Brunello che fa, della sua longevità, il tratto stilistico fondamentale, se non proprio le vecchie annate e le bottiglie che ne conservano la memoria? E se entrare in una cantina dove si conservano annate storiche è senza dubbio un’emozione, pensate che onore potrà essere per tutti coloro che, partecipando a Vinitaly 2015 avranno il piacere di avvicinarsi alla cantina Col d’Orcia e la fortuna di degustare alcune tra le annate storiche della cantina di Brunello e Poggio al Vento. Un patrimonio, quello di Col d’Orcia, che vanta ben 50.000 bottiglie di vecchie annate, autentiche gemme riservate, che sarà possibile degustare durante la kermesse veronese dedicata al mondo del vino, dal 22 al 25 marzo (orari apertura: 9.30 – 18.30) nel Padiglione 9 (ex 8) “Regione Toscana” – Stand D 16.

Il Brunello 2010 visto da Monica Larner “The Wine Advocate”

“I 100/100 sono una dedica al territorio, cui questo vino è legato fin dal suo nome, quello di una chiesa, la Madonna delle Grazie, che è uno dei suoi più antichi e storici gioielli di Montalcino. Sono entusiasta di questo riconoscimento che conferma che gli sforzi che ho fatto negli anni, sempre rimanendo legato alle tradizioni del territorio e alla mia natura, siano oggi ripagati. Condividere poi il riconoscimento con Giacomo è, senza dubbio, un onore: le due facce del farevino , l’esperienza e la professionalità di Neri e la mia passione, si incontrano e racchiudono in sé cioò che significa produrre Brunello”. Così Alessandro Mori, racconta alla Montalcinonews la notizia del punteggio pieno, i 100/100 appunto, assegnati da Monica Larner, inviata speciale di Robert Parker, il guru americano della critica enologica mondiale, creatore di una delle sue pubblicazioni più autorevoli, “The Wine Advocate”, al suo Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2010. Al proprietario de Il Marroneto fa eco Giacomo Neri, anche lui salito sull’Olimpo a pieni voti con il suo Tenuta Nuova 2010: “Questo riconoscimento – spiega – premia il nostro vino e il grande lavoro svolto in vigna e in cantina in tutti questi anni, sempre proteso all’unicità e alla qualità dei vini e ci ripaga degli sforzi fatti per portare il Brunello nel mondo come simbolo della grandezza enologica italiana. Una grande soddisfazione deriva anche dal fatto che, l’impegno e la costanza che mettiamo nel nostro lavoro, vengono confermati ogni anno. Questa è la quinta volta che riceviamo i 100/100”.
Ma sono molti i Brunello ed i Rosso di Montalcino ad aver conquistato il cuore, ed il palato, di Monica Larner durante i suoi assaggi proprio sul territorio.
Sarà per la vendemmia, che ha permesso al Sangiovese di esprimersi pienamente nella sua versatilità e nelle sue infinite potenzialità, ma l’annata 2010 ha messo Montalcino e le sue denominazioni su un piedistallo, ripristinando la fiducia su un vitigno che, negli ultimi anni, forse, era stato un pò sottovalutato e “rinnegato”.
Su un bouquet di 218 assaggi, Monica Larner ha “piazzato” ben 49 etichette tra i 94 ed i 100/100, e tra queste, molte vanno ad incalzare i due punteggi pieni: Canalicchio di Sopra 2010, la Cerbaiona 2010 ed Il Poggione 2010 ottengono 98/100, Ciacci Piccolomini d’Aragona Vigna di Pianrosso 2010, Pieve di Santa Restituta 2010, Sassetti Livio Pertimali 2010 e Uccelliera 2010 guadagnano 97 punti, Le Ragnaie 2010, Altesino Montosoli 2010, San Filippo 2010 Brunello di Montalcino Le Lucere 2010, Sesta di Sopra 2010 e Mastrojanni 2010 si attestano a 96 punti.
L’entusiasmo della stampa americana verso il Brunello ed il Rosso rappresenta una grande vittoria per questo vino e per il territorio di Montalcino che fa sperare in una ulteriore apertura verso il mercato d’Oltreoceano, già prospero, ma con grandi potenzialità di incremento.

Parker: 100/100 a Casanova di Neri e Il Marroneto

“Da un punto di vista qualitativo, sta andando sempre meglio con le nuove generazioni c’è stata una vera e propria esplosione qualitativa, specie nel Sud, a partire da Sicilia e Sardegna, ma in generale ovunque, dalla Toscana al Piemonte, ci sono sempre più vini di qualità, e chi ne beneficia è ovviamente il consumatore. Sono sicuro che Monica Larner sia la persona giusta per giudicarli, è abile ed ha entusiasmo. All’ultima annata di Brunello ha assegnato due punteggi perfetti, ossia due 100/100, e sono entrambi vini che ho assaggiato personalmente, e condivido sia l’entusiasmo che i voti per due vini assolutamente maestosi, quel genere di vini in grado di farci sognare”. Così spiega, a WineNews, uno dei siti più cliccati dagli appassionati del wine & food d’Italia, Robert Parker, il guru americano della critica enologica mondiale, creatore di una delle sue pubblicazioni più autorevoli, “The Wine Advocate”, capace di rendere immortale un vino, l’assegnazione del punteggio pieno, 100/100, a due Brunello di Montalcino 2010: Tenuta Nuova di Casanova di Neri e Madonna delle Grazie by Il Marroneto.
“Dare i 100/100 è un’emozione ed una grande responsabilità – sottolinea, sempre a WineNews, Monica Larner, corrispondente in Italia per “The Wine Advocate” -  per arrivare ad un punteggio del genere devono coincidere diversi aspetti: ci vuole una grande annata, ci vogliono aziende che sappiano lavorare bene, e vini in grado di far sognare. Tutto questo, a Montalcino, c’è, perché l’annata 2010 è stata davvero straordinaria per il Brunello. Nei miei assaggi sono stata colpita in modo particolare da questi due vini, molto diversi tra loro, uno rappresenta uno stile più moderno, l’altro uno stile più tradizionale, ma ci tengo a sottolineare che si tratta di due grandi espressioni del Sangiovese: qui si parla di grandi vini, non di un parallelismo tra stile, né tanto meno di una contrapposizione, l’idea di dividere l’enologia di un territorio in due scuole mi dà quasi fastidio, siamo all’inizio di un nuovo capitolo, andiamo oltre, e parliamo di Sangiovese in maniera concreta”.
Ci sono crocevia nel mondo del vino, in grado di cambiare la vita non solo ad un vino in particolare e all’azienda che lo produce, ma ad un intero territorio ed alla sua denominazione, elevandoli all’ennesima potenza nell’immaginario di tutti, dai collezionisti agli esperti, dai “colleghi” ai semplici eno-appassionati. Perché, d’ora in avanti, quel vino sarà per sempre ricordato per l’eccezionalità dell’evento che lo ha visto protagonista. Tanto straordinario quanto raro. Ed è priorio questo che è accaduto alle due cantine di Montalcino, salite nell’Olimpo dell’enologia grazie al duro lavoro e alla passione che contraddistingue tutti i grandi vignaioli.
Un riconoscimento che “è la gioia più grande nella mia carriera di viticoltore costellata di soddisfazioni – dice, a WineNews, Giacomo Neri, alla guida di Casanova di Neri – che dedico alla famiglia Neri ed a tutto il team di Casanova di Neri, perché è solo facendo squadra che si può raggiungere certi risultati”. Anche per Alessandro Mori, proprietario de Il Marroneto, “i 100/100 sono una dedica al territorio, cui questo vino è legato fin dal suo nome, quello di una chiesa, la Madonna delle Grazie, che è uno dei suoi più antichi e storici gioielli di Montalcino”.
“Penso che da oggi in poi ne sentiremo parlare anche al di là della cerchia del mondo del vino – aggiunge, a Winenews, uno dei siti più cliccati dagli appassionati del wine & food d’Italia, il guru Robert Parker – sono vini destinati a far conoscere in tutto il mondo la propria grandezza. E penso anche che Monica abbia un futuro radioso di fronte a sé, sono felice per lei, eccitato per “The Wine Advocate” e davvero onorato e gratificato di avere colleghi così. Vorrei spendere qualche parola per chi negli ultimi anni ha lavorato sui vini italiani per noi, come Monica, ed io non potrei essere più entusiasta della sua integrità ed indipendenza, e soprattutto, la cosa più importante, della sua passione per i vini italiani, che si traduce in una grande conoscenza del Paese, ed in una copertura radicale e molto positiva di tutti territori del vino italiano”.
Ma attraverso uno dei suoi “alfieri” più importanti e famosi, come il Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2010 di Casanova di Neri ed il Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2010 de Il Marroneto, quello di Parker è un riconoscimento all’Italia del vino che finora, nei suoi giudizi, più che una rarità, è una chimera: un onore, non solo per i due vignaioli ma anche per tutto il territorio di Montalcino e per la denominazione che rappresentano nel Belpaese ed in giro per il mondo.

“Gazza Golosa”: la hit list del Brunello 2010 secondo Gardini

È già tempo di punteggi e classifiche. Se alcuni, già nei giorni di Benvenuto Brunello, avevano accennato alla propria, personale, hit list delle etichette di Brunello di Montalcino 2010, oggi, esce in edicola anche la top ten di Luca Gardini, sommelier “Migliore al mondo” nel 2010, sulle pagine del quotidiano rosa, “La Gazzetta dello sport”. Per “Gazza Golosa” Luca Gardini è “il guru dei vini italiani, che ha fatto centinaia di assaggi, girando anche per le cantine di Montalcino”, e per Gardini il “guru” dell’annata 2010 a Montalcino è Casanova di Neri con Tenuta Nuova. Ben 99 punti su 100 all’etichetta Casanova di Neri guidata da Giacomo Neri, i cui vini, secondo Gardini “hanno un piede nella tradizione e uno nella modernità e da molti anni godono del favore assoluto della critica mondiale. La continuità nell’eccellenza è la sua cifra stilistica”. A seguire, medaglia d’argento per Le Potazzine, la cui “anima” è Gigliola Giannetti: “la tenuta esposta a Sud-Ovest regala vini di un’eleganza spettacolare”. Il terzo posto va a Ciacci Piccolomini d’Aragona con Pianrosso e il suo “Brunello è tra i più richiesti e stimati nel mondo”. Se Casanova di Neri, Le Potazzine e Ciacci Piccolomini d’Aragona, sono le tre realtà diverse per esposizione dei vigneti, storia e filosofia aziendale che salgono sul podio, a seguire ci sono: Salvioni, Marroneto, Siro Pacenti, Canalicchio di Sopra, Querce Bettina, Collelceto, San Lorenzo.

Normativa Vitivinicola: le novità per il Brunello di Montalcino

Ampio spazio alle relazioni e al dibattito, con alcune domande dei produttori di Brunello, hanno caratterizzato il convegno di scena oggi nella chiesa di Sant’Agostino a Montalcino: “Normativa Vitivinicola: novità, aggiornamenti e orientamenti”. Per i produttori è stata un’occasione importante per approfondire tematiche strettamente legate al proprio lavoro e, in particolare, oltre alle procedure sulla corretta e trasparente informazione ai consumatori, anche per entrare nel vivo di cosa Montalcino dovrà aspettarsi, a partire dal 2016, dalla gestione di fase transitoria alla nuova normativa comunitaria su impianto, estirpazione e reimpianto dei vigneti. I produttori, anche se molti interessati, hanno sottolineato, insieme all’importanza di conoscere meglio la materia e le normative di riferimento, il fatto che per alcune aziende potrebbero lievitare i costi legati alla semplificazione burocratica. Il riferimento è alla digitalizzazione: se per molti lavorare con i sistemi informatici non è un problema, per altri rimane un limite e un vero e proprio lavoro che considerano aggiuntivo a quello tradizionale. Tornando al tema del convegno ecco cosa ha maggiormente interessato la platea di Sant’Agostino: gli orientamenti comunitari nel settore vitivinicolo. Le norme comunitarie avevano già imposto il divieto di impianto di nuovi vigneti fin dal 1987, per più ragioni: dalla “situazione fortemente eccedentaria del mercato vitivinicolo”, alla garanzia di un certo equilibrio di mercato unicamente mediante un divieto temporaneo di nuovi impianti”. Le conseguenze hanno portato al divieto di ogni nuovo impianto di viti fino al 31 agosto 1990, data più volte prorogata fino ad arrivare al 31 dicembre 2015, ma anche aiuti per promuovere l’estirpazione dei vigneti. All’atto pratico è possibile impiantare vigneti solo a fronte di un diritto di reimpianto, ovvero un diritto a reimpiantare una superficie vitata originata dalla estirpazione di una superficie vitata equivalente. Negli ultimi 30 anni l’Europa ha assistito all’abbandono dei vigneti da parte dei produttori meno competitivi, alla soppressione di talune misure di sostegno del mercato che incentivavano investimenti privi di vitalità economica (aiuti alla distillazione, all’arricchimento), ma anche l’attuazione di misure di sostegno strutturali (come la ristrutturazione e riconversione dei vigneti o gli investimenti e la promozione delle esportazioni vinicole). Oggi la produzione vinicola comunitaria non è più eccedente e aumenta la competitività del settore sui mercati mondiali, tuttavia la nuova Ocm non porta alla liberalizzazione degli impianti e questo perché l’unione Europea teme che un progressivo aumento della domanda a livello di mercato mondiale incentivi un eccessivo accrescimento dell’offerta e quindi provochi un impianto smisurato di nuovi vigneti, con possibili ripercussioni sociali e ambientali. In quest’ottica è stato istituito un nuovo sistema di gestione degli impianti viticoli, sotto forma di sistema di autorizzazioni per gli impianti, garantendo così un aumento ordinato degli impianti viticoli durante il periodo compreso tra il 2016 e il 2030. In questo modo non si perdono quote di mercato ma al tempo stesso non si rischia di squilibrare il mercato nel prossimo decennio. Per assicurare un aumento ordinato degli impianti viticoli durante il periodo compreso tra il 2016 e il 2030, viene istituito un nuovo sistema di autorizzazioni per gli impianti . Salvo poche deroghe, potranno essere quindi impiantati nuovi vigneti solo a fronte di una autorizzazione rilasciata da parte dello Stato Membro. Un’autorizzazione che può essere gratuita, su richiesta del produttore, sulla base di criteri di ammissibilità, oggettivi e non discriminatori, di validità triennale e se il produttore non le utilizza è soggetto a una sanzione amministrativa che, come dice il regolamento di riferimento, deve essere “proporzionata, efficace e dissuasiva”. Gli Stati Membri dovranno mettere a disposizione annualmente un numero di autorizzazioni per nuovi impianti equivalente al massimo all’1 % della superficie vitata totale del proprio territorio, determinata al 31 luglio dell’anno precedente: è pari a 650.000 ettari la superficie vitata nazionale e a circa 59.000 ettari la superficie vitata regionale. Gli Stati Membri possono mettere a disposizione superfici meno estese a livello nazionale o regionale, anche a livello di zone destinate alla produzione di specifiche denominazioni di origine protette o indicazioni geografiche protette oppure zone che non hanno una indicazione geografica. Le autorizzazioni per i nuovi impianti sono concesse a livello nazionale con due distinte modalità tra loro in alternativa: secondo “criteri di priorità” con una procedura di selezione ben precisa e dettata dalla Unione Europea oppure su base “pro-rata” (solo se non si pongono limitazioni di natura territoriale) nell’assegnazione delle autorizzazioni). E’ possibile introdurre nuovi criteri di ammissibilità e di priorità per il rilascio delle autorizzazioni per i nuovi impianti, come un nuovo criterio di ammissibilità, relativo al rischio di usurpazione della notorietà dei vini a Dop o ad Igp, un nuovo criterio di priorità a favore dei produttori che rispettano le regole del sistema e non hanno vigneti abbandonati nelle loro aziende, ma anche un nuovo criterio di priorità a favore delle organizzazioni senza scopo di lucro con fini sociali che hanno ricevuto terreni confiscati. Per tener conto delle diversità naturali e socioeconomiche e delle differenti strategie di crescita degli operatori economici nelle diverse zone, invece, gli Stati membri possono applicare i criteri di ammissibilità e di priorità in modo differenziato a livello regionale, anche se la graduatoria per il rilascio delle autorizzazioni rimane a livello nazionale. Il Regolamento di esecuzione, infatti, dispone che qualora l’autorizzazione rilasciata corrisponda a meno del 50% della superficie richiesta, il beneficiario può rifiutare tale autorizzazione entro un mese dalla data in cui è stata concessa senza incorrere in sanzioni amministrative. Gli Stati membri possono decidere di mettere a disposizione tali ettari l’anno successivo ma non è chiaro se si può superare il tetto dell’1% della superficie vitata nazionale Per quanto riguarda chi estirpa, gli Stati membri concedono automaticamente un’autorizzazione ai produttori che estirpano una superficie vitata successivamente al primo gennaio 2016 e che hanno presentato una richiesta, ma con alcune limitazioni. Per quanto riguarda le domande di autorizzazioni per reimpianto anticipato, invece, possono essere presentate in qualsiasi momento durante l’anno. Domande in cui deve essere precisata la dimensione e la posizione della zona da estirpare e della zona in cui reimpiantare in possesso dello stesso richiedente a cui è concessa l’autorizzazione. Il regime transitorio dei diritti di reimpianto si applica fino al 31 dicembre 2015, i diritti di impianto concessi ai produttori anteriormente al 31 dicembre 2015, che non sono stati utilizzati e sono ancora in corso di validità a questa data, possono essere convertiti in autorizzazioni e la conversione dei diritti avviene su presentazione di una richiesta da parte dei produttori interessati entro il 31 dicembre 2015, tuttavia gli Stati membri possono decidere di far presentare tali richieste dal primo gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2020. Con il Decreto Ministeriale 1213 del 19 febbraio scorso il Ministero ha disposto che il termine ultimo per presentare la richiesta di conversione in autorizzazioni dei diritti di impianto concessi ai produttori anteriormente al 31 dicembre 2015 è fissato, dall’Italia, al 31 dicembre 2020.

22 cantine di Brunello per “Terre di Toscana”

Il momento “magico” della mescita di un BrunelloDegustare denominazioni importanti della Toscana come il Brunello di Montalcino, il Chianti ed il Chianti Classico, il Nobile di Montepulciano, la Vernaccia di San Gimignano, ed i rossi di Bolgheri, dai più celebri a quelli dei nuovi interpreti, per spingersi fino all’estremo sud andando a scoprire la Maremma del Morellino di Scansano e la sua costa. Ma anche la possibilità di assaporare vini provenienti dalle zone emergenti del Granducato come il Montecucco, la Val di Cornia, la Val d’Orcia, Cortona, le Colline lucchesi, pisane e massesi, e quelle insolite e sorprendenti, dalla Garfagnana al Mugello.
Torna la nuova edizione di Terre di Toscana, una tra le più importanti kermesse dedicate al vino toscano, e di Golisizia, evento nell’evento, elogio alla cucina dei grandi chef regionali. Ben 130 vignaioli, in rappresentanza della migliore produzione vitivinicola del territorio, saranno pronti domenica 1 e lunedi 2 marzo 2015 per far assaggiare ai visitatori oltre 600 grandi etichette e raccontare le proprie storie di vita e di vite negli spazi dell’Una Hotel Versilia di Lido di Camaiore.
E Montalcino sarà presente con ben 22 cantine e molte etichette di Brunello da gustare e assaporare.
Anche questa nuova edizione di Terre di Toscana sarà caratterizzata da interessanti novità, grazie alle aziende che vi prenderanno parte per la prima volta. Ci saranno le realtà da più tempo attive, che hanno fatto la storia del rinascimento enoico italiano, accanto ai giovani vignaioli ed al loro entusiasmo, ed una folta rappresentanza di realtà “eco friendly”, sia biologiche che biodinamiche. Il vino sarà, come sempre, accompagnato da delizie gastronomiche toscane accuratamente selezionate: dai salumi, ai formaggi, all’olio, alle conserve, ai dolci, fino a quello che di più gustoso offre il paniere locale. Il tutto presentato personalmente dagli artigiani del gusto.

Focus: Le cantine di Brunello presenti a Terre di Toscana
Argiano
Banfi
Fattoi
Fornacina
Fuligni
Il Marroneto
La Cerbaiola-Salvioni
Le Chiuse
Le Ragnaie
Lisini
Mastrojanni
Pietroso
Poggio di Sotto
Ruffino
SanLorenzo
Sesti
Solaria-Patrizia Cencioni
Tenuta Col d’Orcia
Tenuta di Sesta
Tenuta Il Poggione
Tenuta Le Potazzine
Val di Suga-Trerose
Ventolaio