Dopo Benvenuto Brunello, Montalcino aspetta nuovi appuntamenti

Aspettando nuovi entusiasmanti appuntamenti, dopo un Benvenuto Brunello strepitoso, segnato anche da qualche fiocco di neve, in questo video realizzato dalla Montalcinonews, si vede come sarà la città del Brunello nelle prossime stagioni. Il video è realizzato da HeliVR, team di professionisti capitanati da Luca Biagiotti e Sandro Pertici, con i droni guidati da Sebastiano Gabutti, il campione italiano di acrobazia estrema con elicotteri radicomandati in 3D, ottavo classificato nella top ten mondiale.

Brunello 2.0

Ultimo giorno di Benvenuto Brunello. Come è andata? Foto, news, video e curiosità live sui social network hanno raggiunto, in media, 25.000 persone al giorno, con punte che sfiorano i 30.000 contatti su Facebook. L’account twitter del Consorzio del Brunello ha raggiunto 1.043 followers e il Blog ha avuto 4.479 visualizzazioni di pagina.

Consorzio’s appointments

Archiviato Benvenuto Brunello, il Consorzio già guarda oltre. A marzo volerà in Canada per portare il “re del Sangiovese” al Wine Tasting (che si sposta, poi, in Russia a maggio, in Brasile nel mese di giugno e in Italia ad ottobre) e a Dusserldorf per partecipare a Prowein. In aprile non può certo mancare Vinitaly, la più grande manifestazione enologica d’Italia. Sempre in giugno è prevista la presenza di Montalcino e del suo nettare a Bordeaux per Vinexpo. Altro evento, “Incoming Enoteche Vinarius”, a settembre, e questa volta il Consorzio gioca in casa. Per novembre, poi, sono previste trasferte a Tokio e Seoul, con date ed eventi ancora da definire.

Brunello e giovani: tra produttori e consumatori

Nei giorni scorsi abbiamo potuto constatare che molte delle cantine di Montalcino sono guidate da ragazzi, giovani che vanno dai 20 ai 40 anni, di cui molti laureati, e che, sempre di più spesso scelgono la terra, e soprattutto quella del Brunello, come professione per la vita e portano alto il nome di Montalcino e del suo Sangiovese nel mondo. Girando tra gli stand di Benvenuto Brunello e ascoltando le impressioni di giovani produttori, operatori del settore e consumatori abbiamo scoperto perché il Brunello attrae così i giovani. Sono il fascino, la storia e la cultura legati a Montalcino, e la passione per un vino affascinante il giusto mix che i giovani cercano. Un prodotto famoso in tutto il mondo, cool, che attrae l’interesse dei ragazzi. Un vino in continua evoluzione, che non tramonta mai, che ogni anno si rigenera, sinonimo di qualità: tutto questo attrae le nuove generazioni che spesso scelgono di investirvi le proprie energie e il proprio lavoro. E così tramonta anche il mito che i giovani non hanno voglia di fare, di impegnarsi e di lavorare: i ragazzi di oggi, sanno riconoscere ciò che è vincente e sanno canalizzare le proprie energie e non hanno paura di faticare. Ma anche per svagarsi, non vogliono più accontentarsi e cercano la qualità anche al ristorante, sempre più attenti alla cultura del buon bere e del buon mangiare. E Benvenuto Brunello è una manifestazione che i giovani apprezzano per il confronto generazionale e di culture che qui si viene a creare, tutti però con un unico obiettivo: conoscere e apprezzare il simbolo del “Made in Italy” vinicolo nel mondo.

<iframe width=”560″ height=”315″ src=”http://www.youtube.com/embed/FM6wUzvBH7Y” frameborder=”0″ allowfullscreen></iframe>

Botero e Chia: Brunello in pittura

Una lunga storia, che viene da lontano, un “amore splendido” quello che lega pittura e vino, due modi di fare arte, due facce della stessa medaglia che, spesso si uniscono per creare un qualcosa di speciale, di prezioso. Sono sempre di più gli artisti che legano il proprio nome e le proprie opere al vino, creando etichette per l’eccellenza enologica, riconoscibili, che colpiscono l’occhio di chi ama, beve e acquista vino, ma anche acquistando cantine e producendo vino. E Montalcino, con il suo Brunello, non è certo da meno. Sono molte le wine label create per il re del Sangiovese: Botero e Sandro Chia, che qui, nella sua tenuta di Castello di Romitorio, produce anche vino, alcuni dei nomi che hanno impreziosito il Brunello. Montalcino e il suo prezioso Sangiovese, vantano la prestigiosa “collaborazione” con Fernando Botero che, nel 2002, ha concesso l’utilizzo di una sua opera, “Il ratto d’Europa” per novemila bottiglie di Brunello di Montalcino, annata ’97. Fa parte della “categoria” artista vigneron, nuova “professione” oggi molto in voga, l’esponente della Transavanguardia Sandro Chia, che addirittura afferma: “a New York e Long Island preferisco Montalcino”.

Brunello on the wine list of the world

Brunello on the wine list of the world, ecco come sommelier, importatori e ristoratori da tutto il mondo interpretano il Brunello nel mondo e speigano come mai è così popolare, ricercato e conosciuto.
Yuma Hirai Tokyo Frypanbar Kame www.monnaka-kame.com “I like it a lot, excpecially on meat dishes”
Andrew J Heck New York Southport Wines LLC: “the most famous and recognizable wine based on Sangiovese and the most recognizable grape in Italy, very famous in US and New York you find always at least four brunello on a wine list, it’s famous for the depth, complexity, favour and acidity. There are many style and a style for every palate”.
Roman Novotny Head sommelier La Degustation Praga: “Brunello is one of the best and most famous like Champagne or Bordeaux, and this is a wonderful exhibition for tasting this wine. Brunello it’s great for aging and cellaring, very gastronomic kind of wine, I prefer Brunello amongst all the wines that comes from Italy”.
Josh Milner Virginia Bellissimo Ristorante Fairfax: “it’s a powerful wine but above all It’ something authentic, related with Tuscany,  really popular in the US, I would normally order but mainly people like it because it’s unique!”
John Voigtmann La Bandita Pienza: “it’s very popular in the US but also obviously here in Pienza, people like it. The name Montalcino means wine with great structure, last a long time becoming better with age and has a lot of complexity. It’s perfect for earthy dishes, meat, beans and heavy sauces”.
Burnes Brown Di Paolo Restaurant Atlanta Georgia: “it’new but also different, more complex, lot of taste and it’s nothing I’m used to…”

Affascinante e ricco di storia, il Brunello nei ristoranti italiani

Durante le due giornate riservate agli operatori del settore abbiamo chiesto ad enoteche, ristoranti e sommelier in Italia e nel mondo cosa abbia di particolare il Brunello e come mai i clienti che lo scelgono, lo preferiscono ad altri. Viene fuori l’immagine di un vino molto ben definito, potente ma affascinante, ricco di frutta e sensazioni seducenti ma soprattutto ricco della storia e del fascino del territorio che lo produce. Ecco cosa ci hanno detto alcuni operatori del settore italiani:
Tunde Pecsvari (Osteria Brunello Milano): “perché è sensuale, completo, affascinante anche per chi non ha una grande preparazione enologica, quindi può essere apprezzato anche chi si avvicina per la prima volta al vino”.
Nobuhiko Suzuki (Enoteca Italiana): “sta crescendo tanto nella considerazione fino a diventare noto a livello internazionale, è forte tannico ma questa potenza lo rende unico e poi le aziende lavorano in maniera interessante ognuno può trovare il suo stile preferito”.
Francesco Vandi (Noè vino e Cucina Faenza): “molto diverso dal nostro Sangiovese di Romagna ma ha peculiarità uniche , da noi si abbina con la vostra bistecca e altre carni, tra i più grandi vini italiani e del mondo”
Christian e Hans (Enoteca Mair Mair Vipiteno): “in Alto Adige Brunello di Montalcino è molto conosciuto soprattutto con persone che da Germania e Austria vengono a comprarlo da noi più di altoatesini, per loro è il vino italiano numero uno. Si sceglie Brunello perché è complesso, ha frutto e adatto anche ai principanti, è particolare ma si capisce. Clienti conoscono i grandi produttori ma noi cerchiamo di far conoscere anche i più piccoli, è un mondo affascinante da cui scegliere.
Francesco (Taverna Urbana Roma): “Roma non è una città difficile per il Brunello, lo proponiamo con i piatti della cucina romana importanti come quelli basati sul quinto quarto poi carne arrosto, la sua potenza non spaventa, nel nostro locale molto in centro ha molti turisti che lo vengono a cercare”.
Marco Abramo (Enoteca Montecervino): “Brunello viene scelto per regalo importante, amatore per sua collezione e turista che lo chiede per primo. Lo si beve però anche durante la settimana su piatti di carne ma rimane il top per regalare”.
Fabio Rocchi (shop online): “online non è facile da vendere il vino in generale ma di certo funziona da solo molto meglio di altri. Ma soprattutto abbinato a del cibo tipico come carni e salumi o formaggi permette di portarsi a casa un pezzo di Toscana con piccola spesa per trasporto”.

From the Usa to Montalcino with love

Se Mr. President, Barack Obama, sceglie di regalare allo speaker della Camera John Boehner un Brunello di Montalcino e se Richard Parsons, ex presidente di Citi e Time Warner, oggi nel collegio della commissione bipartisan sui dibattiti presidenziali americani, sceglie di acquistare una cantina nella patria del Sangiovese più famoso al mondo, qualcosa vorrà pur dire…
Immaginate di essere due fra gli uomini più famosi, ricchi e potenti degli Stati Uniti: nella vostra vita avete avuto la fortuna di viaggiare un pò ovunque e, perchè no, bere le etichette più blasonate, rinomate e ricercate in tutti gli angoli del globo e, fra tutte le scelte possibili, avete scelto proprio Montalcino.
Il rieletto Presidente americano Obama, ha infatti deciso di regalare, sfidando le severissime regole della Camera, proprio un Brunello di Montalcino Poggio Antico annata 1997, fra le più pregiate e rinomate, a John Boehner, speaker ufficiale della Camera Usa, in occasione del compimento dei suoi 63 anni.
Sarà stato proprio Mr. Richard Parsons, nello staff dei consiglieri economici di Obama, a suggerire Brunello di Montalcino? Questo non lo sappiamo, ma di certo, la risposta che ha dato alla Montalcinonews, alla domanda su quali fossero i motivi che lo avevano spinto ad acquistare nel 2003 la cantina Palazzone a Montalcino e ad aggiungere, al suo già ricco e vivace curriculum vitae, la qualifica di vigneron di Brunello, lo potrebbe lasciar intendere…
“I love the wine, I love the place, I love the food, I love the people. Sono uno dei più grandi fan del Brunello – ha spiegato Parsons – e adoro questo territorio, i paesaggi, le persone e il cibo, ed è per questo che ho scelto di acquistare una cantina qui. Adoro l’Italia e la Toscana in particolare, ma non esiste un territorio più bello di quello di Montalcino”.
Due scelte, quella di Obama e Parsons, che dpovrebbero far riflettere produttori, istituzioni e abitanti di Montalcino sull’immenso patrimonio d’immagine che è stato costruito in tutti questi anni e che rappresenta una sorta di conferma che Montalcino è ormai un brand, un luogo del sogno, un’icona turistica capace di richiamare nomi di enorme fama ed essere oggetto di scelta di personaggi di questo calibro.

Quei “maledetti” vini “toscani”

“Guardateli in faccia: i toscani veri – queste le parole, tratte dal celebre romanzo “Maledetti Toscani”, dello scrittore e giornalista italiano, Curzio Malaparte – Per riconoscerli basta guardarli in faccia … Tutti i toscani si assomigliano fra loro, ed è nel colore degli occhi che li riconosci, che sono chiari, dànno sul grigio, son del colore del cielo toscano” …. e potremo aggiungere che, il loro ritratto, lo ritrovi tanto nei paesaggi quanto nei vini, nati nella terra degli etruschi, forti e muscolosi, austeri e di carattere, come il Brunello di Montalcino. Il popolo senese, in particolare, ha un accento -secondo Malaparte – garbato, raffinato, che si riflette anche sulla pittura: gli artisti senesi, infatti, dipingevano le proprie Madonne e i loro “cittini” con tratti delicati. “Manine, nasini, gotine, bocchine, capellini, bambine, braccine, piedini, ditini: e le ali, le alette, le aline degli Angeli, paiono ali di mosca, argentee e trasparenti, e le nuvole su cui siedono le Madonne paiono fiati, fiatini, fraticelli di bocche malate e i monti lontani, in cui riconosci l’Amiata, il Cetona, Radicofani, e i poggi di Colle d’Elsa, di San Gimignano, di Montalcino, di Montepulciano, paiono mucchietti di terra, e i cieli spicchi di cielo, e i campi campielli. E in quell’universo di persone gentili, a modino, con le manine pallide, i nasini rosei, gli occhini azzurri, e di alberelli verdi, di fiumi rosei, di olivi d’argento, di strade bianche e turchine, spira un’aria di casa, un’aria senese: un’aria che basta un pittore fiorentino a respirartela tutta in una boccata sola”. Ma la grazia, soprattutto delle donne del senese, è correlata anche ad una forza, ad una tenacia e ad una energia che, tra lo sbigottimento degli uomini, rendere salve Siena e Montalcino, ultimi baluardi della libertà toscana. “Spirano tanta cortesia, tanta modestia, tanta angelica innocenza, che le soldatesche spagnole si ruppero le corde del collo dal gran ridere (e anche gli uomini, mi dispiace dirlo, anche gli uomini di tutta Italia, così fieri di esser maschi, si sbellicarono dalle risa), quando Montluc, ridotto agli estremi, chiamò le donne senesi alla difesa di Siena e di Montalcino, ultimi baluardi della libertà toscana, e italiana. Non so, io uomo, se arrossire di vergogna o impallidire di commozione, al pensiero che siano state proprio le gentili donne senesi a difendere fino alla morte la libertà della Toscana e dell’Italia, che è una libertà di genere maschile: e con un coraggio e una grazia, di cui lo stesso Montluc, francese e perciò buon intenditore e amante della grazia femminile, ne rimase incatenato e insieme atterrito. Poiché non v’è nessuna donna al mondo che eguagli una donna senese nell’arte dell’ammazzare con grazia”.
È dagli occhi dei toscani, “spicchi di cielo sopra campi e campicelli”, vari tanto quanto i panorami e i dialetti che li contraddistinguono, che si può capire il carattere, tanto delle persone quanto dei vini, oggi blasonati, ben presenti in un panorama enoico mondiale e, sopratutto, in grado di competere, e vincere, con io grandi terroir, come lo Champagne e Bordeaux.
E se anche Bacco si era fermato in Toscana alla ricerca dell’ebrezza, la classifica delle mete predilette del turismo enologico conferma la supremazia della terra degli Etruschi. Nella classifica “Traveller’s Choice Wine Destination Award” stilata dal sito internet TripAdvisor, sulla base delle recensioni dei viaggiatori e winelover da tutto il mondo, risulta essere proprio la Toscana, battendo la concorrenza francese, la meta preferita per gli amanti del turismo enologico.
“E non perchè noi toscani – continua Malaparte – siamo migliori o peggiori degli altri, italiani o stranieri, ma perchè, grazie a Dio, siamo diversi da ogni altra nazione … forse perchè, quando si tratta di essere migliori o peggiori degli altri, ci basta di non essere come gli altri … ”.
Lo stile di vita, il territorio e le persone, sono quindi riflesse nei toscani e nella Toscana dei grandi vini, Brunello in testa, e garantite certo, dalle tradizioni secolari e da una buona gestione della sua immagine nel mondo. E se i toscani, con i loro modi di fare “sono ironici e sardonici. Ridono quando gli altri piangono. E se gli altri ridono, loro guardano” … potremmo definire il Brunello un agente sociale, in grado di ammorbidire i loro animi.
Il popolo senese, in particolare, ha un accento -secondo Malaparte – garbato, raffinato, che si riflette anche sulla pittura: gli artisti senesi, infatti, dipingevano le proprie Madonne e i loro “cittini” con tratti delicati. “Manine, nasini, gotine, bocchine, capellini, bambine, braccine, piedini, ditini: e le ali, le alette, le aline degli Angeli, paiono ali di mosca, argentee e trasparenti, e le nuvole su cui siedono le Madonne paiono fiati, fiatini, fraticelli di bocche malate e i monti lontani, in cui riconosci l’Amiata, il Cetona, Radicofani, e i poggi di Colle d’Elsa, di San Gimignano, di Montalcino, di Montepulciano, paiono mucchietti di terra, e i cieli spicchi di cielo, e i campi campielli. E in quell’universo di persone gentili, a modino, con le manine pallide, i nasini rosei, gli occhini azzurri, e di alberelli verdi, di fiumi rosei, di olivi d’argento, di strade bianche e turchine, spira un’aria di casa, un’aria senese: un’aria che basta un pittore fiorentino a respirartela tutta in una boccata sola”. Ma la grazia, soprattutto delle donne del senese, è correlata anche ad una forza, ad una tenacia e ad una energia che, tra lo sbigottimento degli uomini, rendere salve Siena e Montalcino, ultimi baluardi della libertà toscana. “Spirano tanta cortesia, tanta modestia, tanta angelica innocenza, che le soldatesche spagnole si ruppero le corde del collo dal gran ridere (e anche gli uomini, mi dispiace dirlo, anche gli uomini di tutta Italia, così fieri di esser maschi, si sbellicarono dalle risa), quando Montluc, ridotto agli estremi, chiamò le donne senesi alla difesa di Siena e di Montalcino, ultimi baluardi della libertà toscana, e italiana. Non so, io uomo, se arrossire di vergogna o impallidire di commozione, al pensiero che siano state proprio le gentili donne senesi a difendere fino alla morte la libertà della Toscana e dell’Italia, che è una libertà di genere maschile: e con un coraggio e una grazia, di cui lo stesso Montluc, francese e perciò buon intenditore e amante della grazia femminile, ne rimase incatenato e insieme atterrito. Poiché non v’è nessuna donna al mondo che eguagli una donna senese nell’arte dell’ammazzare con grazia”.

Brunello sulla bocca di tutti

Da sempre, il Brunello di Montalcino, è un vino che si fa apprezzare, sia dagli esperti che da “profani” estimatori di ogni genere. Per le sue qualità molti ne parlano con parole di elogio e, la “letteratura enologica”, da tempi non sospetti, riporta parole di apprezzamento di letterati ed esperti di vino. Primi fra tutti Mario Soldati e l’enologo Luigi Veronelli che, riferendosi al “segreto” della Ricolmatura del Brunello fatta al Greppo nella primavera del 1970, scrissero: “sono caduto in ginocchio come davanti ad un piccolo miracolo”. E ancora Veronelli: “aristocratico vino da arrosto paragonabile ai migliori cru di Borgogna. Galeotto vino che nel bicchiere si assottiglia in mille sfumature e che inebria per il suo profumo”; ma anche Soldati, in un confronto con il Chianti: “ … il Brunello invece, grazie all’integrità delle propria razza, invecchiando migliora sempre. Produzione degna di stare a livello dei più rinomati vini del mondo”. Ma sono molti i commenti, sul “re” del Sangiovese, di quelli che al vino danno del “tu”, personalità competenti di ogni epoca, il cui nome è noto a tutti e i pareri dei quali convalidano, fin dalle sue origini, il prestigio ed il valore del vino simbolo dell’Italia nel mondo. “Per la robustezza, il sapore asciutto, il corpo, questo eccezionale vino rosso è adatto alle grandi specialità di carni rosse, caccia e selvaggina”. Così Desana ne “I migliori vini italiani per la buona tavola” del 1970. Ma anche Garoglio, disquisendo di Brunello parla di una produzione “degna di stare al livello dei più rinomati vini del mondo … notevole la risonanza acquisita sul mercato estero”. E come non ricordare le parole di Musiani che, prevedendo il futuro, definisce il nettare di Montalcino: “vino destinato a grande avvenire”.
Come si sa, però, un’accesa competizione, da sempre, contrappone Toscana e Piemonte, Italia e Francia, nella promozione e difesa delle proprie produzioni. Ma la letteratura, ci dimostra che il Brunello, anche se, per alcuni estremamente controvoglia, riesce a mettere d’accordo tutti. È Sarti, infatti, a dire: “rammaricato come piemontese di aver trovato il meglio di ogni altro vino”. Ma sono anche il francese Perommat – presidente dell’Institut National des Appellation d’Origine des vin nel 1972 – ad avere parole di grande elogio per la “qualitè de vin”, ed il suo compatriota Brunet – presidente del Touring Club di Francia – che, guidando, in Italia, una delegazione di degustatori  d’oltralpe nel lontano 1968, ad affermare: “abbiamo degustato il prezioso vino e siamo unanimi nel riconoscere che questo divino nettare possiede il corpo del nostro Borgogna e la finezza del nostro Bordeaux”.