Consorzio’s appointments

Archiviato Benvenuto Brunello, il Consorzio già guarda oltre. A marzo volerà in Canada per portare il “re del Sangiovese” al Wine Tasting (che si sposta, poi, in Russia a maggio, in Brasile nel mese di giugno e in Italia ad ottobre) e a Dusserldorf per partecipare a Prowein. In aprile non può certo mancare Vinitaly, la più grande manifestazione enologica d’Italia. Sempre in giugno è prevista la presenza di Montalcino e del suo nettare a Bordeaux per Vinexpo. Altro evento, “Incoming Enoteche Vinarius”, a settembre, e questa volta il Consorzio gioca in casa. Per novembre, poi, sono previste trasferte a Tokio e Seoul, con date ed eventi ancora da definire.

Brunello e giovani: tra produttori e consumatori

Nei giorni scorsi abbiamo potuto constatare che molte delle cantine di Montalcino sono guidate da ragazzi, giovani che vanno dai 20 ai 40 anni, di cui molti laureati, e che, sempre di più spesso scelgono la terra, e soprattutto quella del Brunello, come professione per la vita e portano alto il nome di Montalcino e del suo Sangiovese nel mondo. Girando tra gli stand di Benvenuto Brunello e ascoltando le impressioni di giovani produttori, operatori del settore e consumatori abbiamo scoperto perché il Brunello attrae così i giovani. Sono il fascino, la storia e la cultura legati a Montalcino, e la passione per un vino affascinante il giusto mix che i giovani cercano. Un prodotto famoso in tutto il mondo, cool, che attrae l’interesse dei ragazzi. Un vino in continua evoluzione, che non tramonta mai, che ogni anno si rigenera, sinonimo di qualità: tutto questo attrae le nuove generazioni che spesso scelgono di investirvi le proprie energie e il proprio lavoro. E così tramonta anche il mito che i giovani non hanno voglia di fare, di impegnarsi e di lavorare: i ragazzi di oggi, sanno riconoscere ciò che è vincente e sanno canalizzare le proprie energie e non hanno paura di faticare. Ma anche per svagarsi, non vogliono più accontentarsi e cercano la qualità anche al ristorante, sempre più attenti alla cultura del buon bere e del buon mangiare. E Benvenuto Brunello è una manifestazione che i giovani apprezzano per il confronto generazionale e di culture che qui si viene a creare, tutti però con un unico obiettivo: conoscere e apprezzare il simbolo del “Made in Italy” vinicolo nel mondo.

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Botero e Chia: Brunello in pittura

Una lunga storia, che viene da lontano, un “amore splendido” quello che lega pittura e vino, due modi di fare arte, due facce della stessa medaglia che, spesso si uniscono per creare un qualcosa di speciale, di prezioso. Sono sempre di più gli artisti che legano il proprio nome e le proprie opere al vino, creando etichette per l’eccellenza enologica, riconoscibili, che colpiscono l’occhio di chi ama, beve e acquista vino, ma anche acquistando cantine e producendo vino. E Montalcino, con il suo Brunello, non è certo da meno. Sono molte le wine label create per il re del Sangiovese: Botero e Sandro Chia, che qui, nella sua tenuta di Castello di Romitorio, produce anche vino, alcuni dei nomi che hanno impreziosito il Brunello. Montalcino e il suo prezioso Sangiovese, vantano la prestigiosa “collaborazione” con Fernando Botero che, nel 2002, ha concesso l’utilizzo di una sua opera, “Il ratto d’Europa” per novemila bottiglie di Brunello di Montalcino, annata ’97. Fa parte della “categoria” artista vigneron, nuova “professione” oggi molto in voga, l’esponente della Transavanguardia Sandro Chia, che addirittura afferma: “a New York e Long Island preferisco Montalcino”.

From the Usa to Montalcino with love

Se Mr. President, Barack Obama, sceglie di regalare allo speaker della Camera John Boehner un Brunello di Montalcino e se Richard Parsons, ex presidente di Citi e Time Warner, oggi nel collegio della commissione bipartisan sui dibattiti presidenziali americani, sceglie di acquistare una cantina nella patria del Sangiovese più famoso al mondo, qualcosa vorrà pur dire…
Immaginate di essere due fra gli uomini più famosi, ricchi e potenti degli Stati Uniti: nella vostra vita avete avuto la fortuna di viaggiare un pò ovunque e, perchè no, bere le etichette più blasonate, rinomate e ricercate in tutti gli angoli del globo e, fra tutte le scelte possibili, avete scelto proprio Montalcino.
Il rieletto Presidente americano Obama, ha infatti deciso di regalare, sfidando le severissime regole della Camera, proprio un Brunello di Montalcino Poggio Antico annata 1997, fra le più pregiate e rinomate, a John Boehner, speaker ufficiale della Camera Usa, in occasione del compimento dei suoi 63 anni.
Sarà stato proprio Mr. Richard Parsons, nello staff dei consiglieri economici di Obama, a suggerire Brunello di Montalcino? Questo non lo sappiamo, ma di certo, la risposta che ha dato alla Montalcinonews, alla domanda su quali fossero i motivi che lo avevano spinto ad acquistare nel 2003 la cantina Palazzone a Montalcino e ad aggiungere, al suo già ricco e vivace curriculum vitae, la qualifica di vigneron di Brunello, lo potrebbe lasciar intendere…
“I love the wine, I love the place, I love the food, I love the people. Sono uno dei più grandi fan del Brunello – ha spiegato Parsons – e adoro questo territorio, i paesaggi, le persone e il cibo, ed è per questo che ho scelto di acquistare una cantina qui. Adoro l’Italia e la Toscana in particolare, ma non esiste un territorio più bello di quello di Montalcino”.
Due scelte, quella di Obama e Parsons, che dpovrebbero far riflettere produttori, istituzioni e abitanti di Montalcino sull’immenso patrimonio d’immagine che è stato costruito in tutti questi anni e che rappresenta una sorta di conferma che Montalcino è ormai un brand, un luogo del sogno, un’icona turistica capace di richiamare nomi di enorme fama ed essere oggetto di scelta di personaggi di questo calibro.

Quei “maledetti” vini “toscani”

“Guardateli in faccia: i toscani veri – queste le parole, tratte dal celebre romanzo “Maledetti Toscani”, dello scrittore e giornalista italiano, Curzio Malaparte – Per riconoscerli basta guardarli in faccia … Tutti i toscani si assomigliano fra loro, ed è nel colore degli occhi che li riconosci, che sono chiari, dànno sul grigio, son del colore del cielo toscano” …. e potremo aggiungere che, il loro ritratto, lo ritrovi tanto nei paesaggi quanto nei vini, nati nella terra degli etruschi, forti e muscolosi, austeri e di carattere, come il Brunello di Montalcino. Il popolo senese, in particolare, ha un accento -secondo Malaparte – garbato, raffinato, che si riflette anche sulla pittura: gli artisti senesi, infatti, dipingevano le proprie Madonne e i loro “cittini” con tratti delicati. “Manine, nasini, gotine, bocchine, capellini, bambine, braccine, piedini, ditini: e le ali, le alette, le aline degli Angeli, paiono ali di mosca, argentee e trasparenti, e le nuvole su cui siedono le Madonne paiono fiati, fiatini, fraticelli di bocche malate e i monti lontani, in cui riconosci l’Amiata, il Cetona, Radicofani, e i poggi di Colle d’Elsa, di San Gimignano, di Montalcino, di Montepulciano, paiono mucchietti di terra, e i cieli spicchi di cielo, e i campi campielli. E in quell’universo di persone gentili, a modino, con le manine pallide, i nasini rosei, gli occhini azzurri, e di alberelli verdi, di fiumi rosei, di olivi d’argento, di strade bianche e turchine, spira un’aria di casa, un’aria senese: un’aria che basta un pittore fiorentino a respirartela tutta in una boccata sola”. Ma la grazia, soprattutto delle donne del senese, è correlata anche ad una forza, ad una tenacia e ad una energia che, tra lo sbigottimento degli uomini, rendere salve Siena e Montalcino, ultimi baluardi della libertà toscana. “Spirano tanta cortesia, tanta modestia, tanta angelica innocenza, che le soldatesche spagnole si ruppero le corde del collo dal gran ridere (e anche gli uomini, mi dispiace dirlo, anche gli uomini di tutta Italia, così fieri di esser maschi, si sbellicarono dalle risa), quando Montluc, ridotto agli estremi, chiamò le donne senesi alla difesa di Siena e di Montalcino, ultimi baluardi della libertà toscana, e italiana. Non so, io uomo, se arrossire di vergogna o impallidire di commozione, al pensiero che siano state proprio le gentili donne senesi a difendere fino alla morte la libertà della Toscana e dell’Italia, che è una libertà di genere maschile: e con un coraggio e una grazia, di cui lo stesso Montluc, francese e perciò buon intenditore e amante della grazia femminile, ne rimase incatenato e insieme atterrito. Poiché non v’è nessuna donna al mondo che eguagli una donna senese nell’arte dell’ammazzare con grazia”.
È dagli occhi dei toscani, “spicchi di cielo sopra campi e campicelli”, vari tanto quanto i panorami e i dialetti che li contraddistinguono, che si può capire il carattere, tanto delle persone quanto dei vini, oggi blasonati, ben presenti in un panorama enoico mondiale e, sopratutto, in grado di competere, e vincere, con io grandi terroir, come lo Champagne e Bordeaux.
E se anche Bacco si era fermato in Toscana alla ricerca dell’ebrezza, la classifica delle mete predilette del turismo enologico conferma la supremazia della terra degli Etruschi. Nella classifica “Traveller’s Choice Wine Destination Award” stilata dal sito internet TripAdvisor, sulla base delle recensioni dei viaggiatori e winelover da tutto il mondo, risulta essere proprio la Toscana, battendo la concorrenza francese, la meta preferita per gli amanti del turismo enologico.
“E non perchè noi toscani – continua Malaparte – siamo migliori o peggiori degli altri, italiani o stranieri, ma perchè, grazie a Dio, siamo diversi da ogni altra nazione … forse perchè, quando si tratta di essere migliori o peggiori degli altri, ci basta di non essere come gli altri … ”.
Lo stile di vita, il territorio e le persone, sono quindi riflesse nei toscani e nella Toscana dei grandi vini, Brunello in testa, e garantite certo, dalle tradizioni secolari e da una buona gestione della sua immagine nel mondo. E se i toscani, con i loro modi di fare “sono ironici e sardonici. Ridono quando gli altri piangono. E se gli altri ridono, loro guardano” … potremmo definire il Brunello un agente sociale, in grado di ammorbidire i loro animi.
Il popolo senese, in particolare, ha un accento -secondo Malaparte – garbato, raffinato, che si riflette anche sulla pittura: gli artisti senesi, infatti, dipingevano le proprie Madonne e i loro “cittini” con tratti delicati. “Manine, nasini, gotine, bocchine, capellini, bambine, braccine, piedini, ditini: e le ali, le alette, le aline degli Angeli, paiono ali di mosca, argentee e trasparenti, e le nuvole su cui siedono le Madonne paiono fiati, fiatini, fraticelli di bocche malate e i monti lontani, in cui riconosci l’Amiata, il Cetona, Radicofani, e i poggi di Colle d’Elsa, di San Gimignano, di Montalcino, di Montepulciano, paiono mucchietti di terra, e i cieli spicchi di cielo, e i campi campielli. E in quell’universo di persone gentili, a modino, con le manine pallide, i nasini rosei, gli occhini azzurri, e di alberelli verdi, di fiumi rosei, di olivi d’argento, di strade bianche e turchine, spira un’aria di casa, un’aria senese: un’aria che basta un pittore fiorentino a respirartela tutta in una boccata sola”. Ma la grazia, soprattutto delle donne del senese, è correlata anche ad una forza, ad una tenacia e ad una energia che, tra lo sbigottimento degli uomini, rendere salve Siena e Montalcino, ultimi baluardi della libertà toscana. “Spirano tanta cortesia, tanta modestia, tanta angelica innocenza, che le soldatesche spagnole si ruppero le corde del collo dal gran ridere (e anche gli uomini, mi dispiace dirlo, anche gli uomini di tutta Italia, così fieri di esser maschi, si sbellicarono dalle risa), quando Montluc, ridotto agli estremi, chiamò le donne senesi alla difesa di Siena e di Montalcino, ultimi baluardi della libertà toscana, e italiana. Non so, io uomo, se arrossire di vergogna o impallidire di commozione, al pensiero che siano state proprio le gentili donne senesi a difendere fino alla morte la libertà della Toscana e dell’Italia, che è una libertà di genere maschile: e con un coraggio e una grazia, di cui lo stesso Montluc, francese e perciò buon intenditore e amante della grazia femminile, ne rimase incatenato e insieme atterrito. Poiché non v’è nessuna donna al mondo che eguagli una donna senese nell’arte dell’ammazzare con grazia”.

Brunello sulla bocca di tutti

Da sempre, il Brunello di Montalcino, è un vino che si fa apprezzare, sia dagli esperti che da “profani” estimatori di ogni genere. Per le sue qualità molti ne parlano con parole di elogio e, la “letteratura enologica”, da tempi non sospetti, riporta parole di apprezzamento di letterati ed esperti di vino. Primi fra tutti Mario Soldati e l’enologo Luigi Veronelli che, riferendosi al “segreto” della Ricolmatura del Brunello fatta al Greppo nella primavera del 1970, scrissero: “sono caduto in ginocchio come davanti ad un piccolo miracolo”. E ancora Veronelli: “aristocratico vino da arrosto paragonabile ai migliori cru di Borgogna. Galeotto vino che nel bicchiere si assottiglia in mille sfumature e che inebria per il suo profumo”; ma anche Soldati, in un confronto con il Chianti: “ … il Brunello invece, grazie all’integrità delle propria razza, invecchiando migliora sempre. Produzione degna di stare a livello dei più rinomati vini del mondo”. Ma sono molti i commenti, sul “re” del Sangiovese, di quelli che al vino danno del “tu”, personalità competenti di ogni epoca, il cui nome è noto a tutti e i pareri dei quali convalidano, fin dalle sue origini, il prestigio ed il valore del vino simbolo dell’Italia nel mondo. “Per la robustezza, il sapore asciutto, il corpo, questo eccezionale vino rosso è adatto alle grandi specialità di carni rosse, caccia e selvaggina”. Così Desana ne “I migliori vini italiani per la buona tavola” del 1970. Ma anche Garoglio, disquisendo di Brunello parla di una produzione “degna di stare al livello dei più rinomati vini del mondo … notevole la risonanza acquisita sul mercato estero”. E come non ricordare le parole di Musiani che, prevedendo il futuro, definisce il nettare di Montalcino: “vino destinato a grande avvenire”.
Come si sa, però, un’accesa competizione, da sempre, contrappone Toscana e Piemonte, Italia e Francia, nella promozione e difesa delle proprie produzioni. Ma la letteratura, ci dimostra che il Brunello, anche se, per alcuni estremamente controvoglia, riesce a mettere d’accordo tutti. È Sarti, infatti, a dire: “rammaricato come piemontese di aver trovato il meglio di ogni altro vino”. Ma sono anche il francese Perommat – presidente dell’Institut National des Appellation d’Origine des vin nel 1972 – ad avere parole di grande elogio per la “qualitè de vin”, ed il suo compatriota Brunet – presidente del Touring Club di Francia – che, guidando, in Italia, una delegazione di degustatori  d’oltralpe nel lontano 1968, ad affermare: “abbiamo degustato il prezioso vino e siamo unanimi nel riconoscere che questo divino nettare possiede il corpo del nostro Borgogna e la finezza del nostro Bordeaux”.

Annata & Riserva by foreign critics

Ecco i commenti su Annata 2008 e Riserva 2007 dei più importanti critici stranieri. Monica Larner (Wine Enthusiast) amo la Riserva 2007 e il 2008 have a sharp acidity”; Riserva per Walter Speller (Jancisrobinson.com) avrà un grande successo sul mercato e per Walter Tommasi (Freelancer) ha una buona struttura. Per Tomoko Ebisawa (Vinotheque)the standar of the quality for Riserva 2007 is very good” e il 2008 “represent the Sangiovese”, mentre per Kerin O’Keefe (Decanter) è unannata eterogenea”; “a classic vintage per Tim Atkin (Wine writer from UK) e per Christian Eder (Vinum) is a wine that could remain in the cellar”.

Annata 2008 e Riserva 2007: i giudizi dei critici italiani

L’annata 2008 secondo i critici italiani presenti a Benvenuto Brunello? “Sottile” per Giancarlo Gariglio (Slow Wine), “da tavola, ha bisogno di un piatto in abbinamento” per Antonio Boco (Winenews e Gambero Rosso), “con vini molto interessanti e convincenti” per Daniel Thomases (I Vini di Veronelli), “eterogenea e con un pizzico di magia e imprevedibilità” per Paolo De Cristofaro (Gambero Rosso), “in salita” per Gigi Brozzoni (I vini di Veronelli) e “non terribile come si è detto con punte molto interessanti” per Daniele Cernilli (Doctor Wine). Piace la Riserva 2007 che secondo alcuni critici italiani presenti a Benvenuto Brunello presenta una “maturazione lineare delle uve” per Daniel Thomases (I Vini di Veronelli), “vini complessi e ricchi” per Giancarlo Gariglio (Slow Wine), “maturità e pienezza di bell’equilibrio” per Antonio Boco (Winenews e Gambero Rosso) “punte di straordinario valore” per Daniele Cernilli (Doctor Wine) e “conferma le impressioni sulle annate 2007″ per Paolo De Cristofaro (Gambero Rosso). Così alcune delle firme straniere ieri a Montalcino a dimostrare ancora una volta l’amore, la passione e l’interesse attorno al Brunello.

Dario Fo e Dioniso: tra arte e vino, tra ragione e ironia

Esiste un legame indissolubile tra cinema e wine&food sono entrambe forme d’arte elevatissime. Siamo sotto la protezione di un grande dio, Dioniso, dio della sregolatezza ma anche della fantasia”. Così Lina Wertmuller definisce l’arte, in tutte le sue forme, e Dioniso, suo protettore, al quale Montalcino, anni fa rese omaggio. Era il lontano 1986, quando, nel suggestivo scenario della Fortezza, fu allestito un banchetto-spettacolo (su idea di Ferruccio Marotti, deus ex machina dello Studio Internazione dello Spettacolo, un progetto di seminari e spettacoli teatrali che per tre anni ebbero come sede la patria del Brunello). Gli spettatori di questo insolito convito ebbero la straordinaria possibilità di partecipare alla cena assaggiando pietanze e manicaretti preparati dalle mani sapienti delle “massaie” dei quattro Quartieri di Montalcino, seduti fianco a fianco a personaggi d’eccezione: da Dario Fo a Renato Rascel, da Franca Valeri a Manuela Kustermann, da Piero Di Iorio a Massimo Venturiello, da Elsa Martinelli a Franco Camarlinghi, da Renato Nicolini a Rosa Fumetto, tutti coordinati da Daniele Formica nel ruolo di “provocatore” a tempo pieno. Ed è prorio Dario Fo, in un audio intervista rilasciata, a Montalcino, in quell’estate del 1986, a raccontare le origini del teatro che si legano inscindibilmente al culto dionisiaco. “Il teatro, culto dell’ebrezza, del piacere e della festa che è sacralità e dissacrazione insieme, è rito e immolazione, alle sue origini, doveva legare collettivamente la gente, liberarla da angosce e tensioni. Era un momento di grande catarsi e liberazione, un momento per acquisire grande forza e carica emotiva. Anche oggi il teatro di valore tende ad agglomerare a creare collettività a sviluppare o sciogliere bisogni. Ed è una festa anche se magari si sviluppa in chiave tragica”. Scendendo nel particolare del suo lavoro, del suo modo di fare teatro, una commistione tra la commedia dell’arte e la satira sociale, ma anche politica, racconta: “facendo teatro dialettico, utilizzo sia il tema della gioiosità e della festa, ma anche, in conflitto, quello della riflessione. Il far ridere è certamente un aspetto positivo. L’ilarità, il ridere servono a controllare ciò che di eccessivo di abnorme e di amorale si svolge in una società controllata da regole esagerate definitive e dogmatiche. Scardina le potenzialità negative dell’individuo e fa sciogliere attraverso la ragione e la riflessione. La ragione passa sempre dall’ironia saper vedere il rovescio delle leggi che dovrebbero legare gli uomini ad una vita civile, ridere è grande riflessione sulle stupidità umane”.

2012: annata a 5 Stelle!

Si potrà acquistare solo tra 5 anni, ma è già certo: il Brunello 2012 occuperà un posto d’onore nelle cantine degli eno-appassionati di tutto il mondo. Un’annata insolita, atipica, dall’andamento fluttuante, che ha visto un calo di produzione ma un aumento vistoso della qualità. Queste le caratteristiche dell’ultima vendemmia a Montalcino che hanno portato il 2012 ad aggiudicarsi “cinque stelle”. Vini dalla notevole struttura, con livelli di polifenoli molto alti e una intensità colorante estremamente elevata hanno convinto la commissione di degustazione, formata da enologi ed esperti del settore che operano sul territorio, coadiuvati anche da analisi di laboratorio, hanno decretato l’eccezionalità della vendemmia 2012 assegnandole il massimo punteggio. L’ottimismo degli esperti lascia intendere che il 2012 possa essere un’annata da sogno. Non resta che aspettare  anni …