La parola ai produttori

Il 2009 per i produttori? “È ottimo” spiega Bindocci, presidente del Consorzio, per Elisabetta Borgogni (Madonna Nera): “aumenta la produzione”. “Complimenti ai produttori” dice Nussbaum (San Polino) perchè “il 2009 – per Biasi (San Polo) – dimostra che siamo un paese di viticoltori”. Per Talenti è “buono” e di “qualità” per Marco Cortonesi (La Mannella). “Eccellente” per Campinoti (Le Ragnaie), “pronto” per Salvioni e Caprili. Per Moretti (Querce Bettina) “difficile” ma “interessante” dice Ratto (Pian delle Vigne) e per Vannoni (Crocedimezzo) “soddisfacente”. “In linea con le attese” per Belingardi (Villa Poggio Salvi). “Piacevole” per Violante Gardini (Donatella Cinelli Colombini). Per Cantini e Fanelli di Camigliano “ottimo”. “Elegante” conclude Giovanna Neri (Col di Lamo).

Annata 2009 e Riserva 2008: i giudizi dei critici

Il 2009 secondo i critici presenti a Benvenuto Brunello? “Un’annata non omologabile” per Antonio Paolini de Il Messagero e Gambero Rosso; “divertente” per Andrea Gori di Intravino; “profumi che non cedono nel palato” per Leonardo Romanelli; “emergono le zone fresche” per Claudio Corrieri de l’Espresso; “vini piacevoli” per Franco Pallini di WineNews; “vini già approcciabili” per Gianni Fabrizio di Gambero Rosso; “interessante e soddisfacente” per Paolo Massobrio di La Stampa; “immediata” per Antonio Boco di Gambero Rosso e WineNews; “mostra cenni interessanti” per Giancarlo Gariglio di Slow Wine; “pronta” per Stefania Vinciguerra di Doctor Wine; “non comprensibile adesso” per Richard Baudains di Decanter; “difficile” per Massimo Billetto di Bibenda; “non da invecchiamento” per Walter Speller di Purple Pages; “buona qualità” per Ronny Lau Wai Man; “una sorpresa” per Alexander Magrutsch di Wein Pur; “alcuni vini si distinguono” per Dmitry Fedotov di Indipendent Wine Club; “elegante” per Sarka Duskova di Vino Revue; “attraente e morbida” per Timothy John Atkin di Gourmet Traveller Wine; “da bere presto” per Nicholas Belfrauge di Vinexus. Piace e non piace la Riserva 2008 che ha “forza ed energia insospettabili” per Andrea Gori; “sentori minerali e carnosi” per Leonardo Romanelli; è “austera” per Antonio Paolini; “elegante” per Gianni Fabrizio; “più fresca del 2009” per Giancarlo Gariglio; “non un’annata da Riserva” per Antonio Boco; “porta il nome di Riserva ma forse non era tale” per Paolo Massobrio; “mantiene le premesse ” per Franco Pallini; “buona annata” per Stefania Vinciguerra; “livello medio elevato” per Massimo Billetto; “meglio l’annata” per Walter Speller e Alexander Magrutsch e “ più adatta ai giornalisti che ai consumatori” per Timothy John Atkin. Così alcune delle firme italiane e straniere ieri a Montalcino a dimostrare ancora una volta l’amore, la passione e l’interesse che ruota intorno al Brunello.



A Montalcino con Carlo d’Inghilterra

Il Principe Carlo d’Inghilterrra, notoriamente un grande amante della Toscana e dei suoi vini – prestigiose annate di Brunello sono state spesso servite alle cene ufficiali della Regina Elisabetta a Buckingam Palace – non poteva farsi mancare Montalcino nei suoi numerosi viaggi nella regione. Carlo approdò qui la prima volta negli anni ’80, in compagnia dei marchesi Bona e Vittorio Frescobaldi. Nel primo giorno del suo soggiorno a Montalcino – da allora c’è tornato spesso – Carlo si fermò all’Antica Fiaschetteria, storico locale Liberty che da decenni rappresenta, con i suoi arredi d’epoca, una delle soste obbligate per i visitatori, godendosi poi una passeggiata lungo le vie principali del paese. E non si fece naturalmente mancare, raccontano le cronache, un assaggio di piatti tipici locali e dell’immancabile Brunello, of course.

Brunello & mercati: vince l’export

Mercato italiano che sconta la crisi, export in aumento, conferma dei mercati tradizionali e new entry dei Paesi emergenti: ecco lo stato dell’arte delle vendite di Brunello nel 2013. MontalcinoNews traccia un ideale “borsino” e tasta il polso al mercato nazionale. “Per un’azienda – spiega Enrico Furi, Pinino – è sempre meglio fronteggiarsi su entrambi i mercati” mentre per Gianni Bernazzi, Bellaria afferma: “in questo momento è meglio puntare sull’export” perchè “il mercato italiano è difficile” spiega Riccardo Illy, Matrojanni. E, infatti, “noi puntiamo al mercato estero”, conferma Alessandra Marzocchi, Poggio Rubino, a cui fa eco Bernardo Losappio, Villa Le Prata: “l’Italia sta vivendo una crisi che si riflette nel vino”. Anche per Stefano Cinelli Colombini, Fattoria dei Barbi: “il mercato italiano è cambiato”, ma secondo Francesco Marone Cinzano, Col d’Orcia: “il mercato nazionale resta importante”. E, allora, “l’export per Montalcino è un’opportunità”, come chiosa Francesco Ripaccioli, Canalicchio di Sopra, senza mai dimenticare che, come conclude Gian Matteo Baldi, Val di Suga, “l’identità dipende dalla nostra importanza nel territorio di origine”.

Oscar Farinetti firma la piastrella celebrativa della vendemmia 2013

Il globo terrestre e una spirale vinosa e virtuosa che, partendo da Montalcino, attraversa il mondo e finisce in un bicchiere. Questa la grafica della piastrella celebrativa della vendemmia 2013 firmata da Oscar Farinetti – patron di Eataly, la catena degli store del gusto dedicata all’acquisto, alla degustazione e alla vendita di soli cibi di alta qualità italiana, presenti in tutto lo Stivale, da Torino a Roma, da Firenze a Bari, e nei quatto angoli del Pianeta, da New York a Tokio – e presentata qualche minuto fa nella suggestiva Chiesa di Sant’Agostino.
“Il Brunello è un’eccellenza a forte identità locale, frutto di un grande vitigno autoctono, distribuito, goduto e ammirato nel mondo. Il nostro Paese, per risorgere, ha bisogno proprio di prodotti così! Da qui mi è venuta l’idea della  spirale che unisce un pensiero locale ad un’azione globale. I “guru” del marketing sostengono che si debba “pensare globale e agire locale”. Invece bisogna fare esattamente il contrario, soprattutto in Italia. Dobbiamo “pensare locale e agire globale” perché in Italia, in ogni luogo, basta andare in profondità per scoprire giacimenti di storia, cultura, bontà e bellezza. “Pensare locale e agire globale” è la più bella strategia per il vino ed è ciò che i produttori di Brunello hanno saputo fare, affermando il loro prodotto nel mondo. La piastrella suggerisce quindi un messaggio positivo che celebra un “piccolo” ma strategico comparto vinicolo italiano che è riuscito a farsi conoscere ed apprezzare universalmente. Che questo sia di buon auspicio per chi saprà cogliere l’esempio”.
Così Oscar Farinetti ha descritto la sua opera invitando i produttori di Montalcino e italiani in genere ad impadronirsi delle proprie biodiversità, di prendere coscienza del grande patrimonio che il Belpaese ha e imparare a comunicarlo al mondo.

Bb 2014: la cena di gala

Una scenografia, quella del Chiostro del Museo di Montalcino, sublime, affascinante e seducente, degna di un banchetto principesco. Proprio qui, questa sera, tra statue lignee, affreschi e dipinti di scuola senese, andrà in scena la ormai tradizionale cena di gala. Il protagonista è senza dubbio il nuovo nato di Montalcino, il Brunello 2009, che giornalisti e produttori festeggeranno.

Montalcino: un brand da 700 milioni

I simboli del made in Italy nel mondo vincono anche grazie all’immagine e c’è un territorio, Montalcino, che, proprio all’immagine e alla visibilità del brand Brunello, deve 700 milioni di euro. A dirlo, su richiesta della Montalcinonews, una stima dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza. Solo 16 anni l’Università Bocconi di Milano valutava il “marchio” 500 miliardi di lire. Dalla tutela delle tradizioni ai capitali stranieri approdati a Montalcino, dalla conservazione del paesaggio agli investimenti tecnologici, gli ultimi 30 anni sono stati un’opportunità di sviluppo per tutto il territorio e il presupposto per la creazione di meccanismi virtuosi che affrontano competitivamente il mercato grazie anche al legame indissolubile che c’è tra Brunello e territorio fatto di storia, cultura, paesaggio, innovazione e rispetto delle proprie origini.

Modello Montalcino: il Brunello non conosce crisi

Presentata l’annata 2009 del Brunello di Montalcino, in degustazione fino al 28 febbraio
presso i ristoranti di Eataly: per il presidente Bindocci “rispetto per la terra, scelte coraggiose e investimenti sul territorio la formula vincente”
“Per le sue caratteristiche – commenta il Presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci – il 2009 è un Brunello elegante, piacevole e con tannini morbidi, adatto a rispondere alle richieste di un mercato che si rivolge sempre più alla qualità. I produttori sono stati abili nel garantire all’annata le caratteristiche che rendono il Brunello unico e riconosciuto in tutto il mondo, indipendentemente dal decorso stagionale, sicuramente non facile”.
Apre oggi Benvenuto Brunello, la manifestazione che ogni anno riunisce nel Chiostro del Museo di Montalcino i produttori che presentano le annate appena lanciate sul mercato (Brunello 2009, Riserva 2008, Rosso 2012, Moscadello e Sant’Antimo) e quella appena vendemmiata (2013), cui domani saranno conferite le stelle nella nuova cornice della Chiesa di Sant’Agostino.
Quest’anno Benvenuto Brunello allarga i propri orizzonti e raggiunge tutta l’Italia, grazie l’iniziativa realizzata dal Consorzio e Eataly, la catena di ristoranti di eccellenza creata ad Alba da Oscar Farinetti. A partire da oggi, infatti, il Brunello 2009 sarà in degustazione presso i ristoranti Eataly di Firenze, Roma, Torino, Pinerolo, Bari, Genova e Bologna. L’iniziativa, che durerà fino al 28 febbraio, consentirà a tutti gli avventori e appassionati dell’enologia di qualità di degustare il Brunello di Montalcino 2009.

Per Jeff Porter, Wine Director dei ristoranti di Joe e Lidia Bastianich Babbo e Del Posto di New York, che ha assaggiato l’annata 2009 nell’anteprima americana di Benvenuto Brunello, “il Brunello 2009 è stravaganza …”. Joel Mack del blog Vintrospective, la descrive così: “vini generalmente aperti, generosi e pronti da bere”. Per il sommelier Tim Rawding di Altamarea Group, che riunisce ristoranti come Marea, ai Fiori, Costata, Ristorante Morini, Osteria Morini e altri, “è importante degustare questi vini insieme ai cibi, specialmente se si assaggiano diverse annate in breve tempo”.

Il 2013 è stato un anno importante per il territorio di Montalcino: l’export è cresciuto ulteriormente rispetto all’anno scorso, passato dal 65% del 2012 al 67% nel 2013. La quota più importante è rappresentata ancora dagli USA, passati dal 25% al 28%, seguiti dai mercati asiatici (15%) e dal centro America (Brasile, Messico, Panama, Venezuela ecc.), che rappresenta circa il 10% del totale esportato. In crescita anche il giro d’affari del settore enoturistico a Montalcino (ristoranti, alberghi, enoteche, ecc.), che ha chiuso il 2013 registrando un +5%, passando dai 29 milioni di euro del 2012 agli oltre 30 milioni nel 2013. Un dato importante per il territorio resta quello della quota di vino acquistata direttamente in azienda, consumato nei locali di Montalcino o comprato nelle enoteche, che si attesta anche quest’anno al 18%. Si tratta di uno tra i migliori risultati del mercato enologico italiano. Un leggero calo si è avuto nella produzione, che si è fermata nel 2013 a 12.730.000 bottiglie: 8.100.000 di Brunello (- 12%), 4.300.000 di Rosso (-4%), 40.000 di Moscadello  (stabile rispetto al 2012) e 290.000 di Sant’Antimo (-19%).
La minore produzione ha inciso di un solo punto percentuale sul fatturato complessivo delle aziende di Montalcino, che nel 2013 si è attestato a 165 milioni di euro, contro i 167 milioni dello scorso anno.
Le capacità dei produttori ilcinesi maturate in oltre un secolo di attività hanno consentito di creare e consolidare un modello, a garanzia dell’elevatissimo standard qualitativo del Brunello, fatto di equilibrio e rispetto per il territorio, capacità di fare scelte coraggiose, come ad esempio quella della riduzione delle rese a beneficio della qualità, e volontà di investire sul territorio. “A Montalcino agricoltori e produttori sono divenuti col tempo imprenditori con una forte vocazione internazionale - ha commentato il Presidente Fabrizio Bindocci – capaci di reinvestire sul territorio le risorse realizzate in anni di lavoro. Ciò ha fatto sì che le aziende, molte delle quali guidate da giovani imprenditori, abbiano investito nelle strutture produttive, si siano dotate di strutture per l’accoglienza dei turisti, e quindi nei servizi. Questo processo ha creato un circolo virtuoso che si sta trasformando in un’industria turistica di alto livello”.

Lo confermano i dati: nel 2013 si è registrato un incremento del 6% rispetto all’anno scorso delle presenze di turisti a Montalcino, sia italiani sia stranieri, nel periodo compreso tra gennaio e agosto. Gli oltre 65 mila turisti che hanno visitato la patria del Brunello nel 2013 hanno alloggiato in strutture alberghiere ed extra alberghiere (ostelli, affittacamere ecc.). A incidere maggiormente sulla crescita sono stati soprattutto gli arrivi stranieri (e in particolare da USA, UK, Germania, Brasile, Belgio, Francia, Canada, ecc.), circa 3000 in più rispetto al 2012. A questi si devono aggiungere gli oltre 14 mila turisti che hanno scelto di soggiornare in agriturismo, a stretto contatto con le cantine e i produttori del grande rosso toscano. Rispetto al 2012, oltre il 60% di turisti italiani ha infatti preferito le strutture agrituristiche ai più tradizionali alberghi.

Per domani, oltre alle degustazioni, l’appuntamento è alle 11 presso la Chiesa di Sant’Agostino di Montalcino per l’assegnazione delle stelle alla vendemmia 2013, la posa della piastrella celebrativa dell’annata 2013, apposta come da tradizione sul muro esterno del Palazzo Pubblico di Montalcino, e l’assegnazione dei premi Leccio d’Oro 2014, consegnati come ogni anno dal Consorzio a quei locali, in Italia e all’estero, che hanno la Carta dei Vini con una gamma ampia e rappresentativa di vino Brunello e degli altri vini di Montalcino.

Montalcino tra assedi e contaminazioni

Un valore inestimabile prodotto dal Brunello, ma anche dal paesaggio e dalla sua ubicazione, un territorio ambito ed un luogo soggetto ad acquisizioni di multinazionali e dei “paperoni” di tutto il mondo: ecco la Montalcino di oggi e di sempre. Una posizione strategica, l’altura che sorge tra l’Amiata e la Maremma, un crocevia importante e un luogo ambito che, per secoli, ha reso Montalcino terreno di lotte, assedi e combattimenti. Una storia fatta di lotte per la supremazia sul territorio che ha visto popoli, etnie e culture diverse in un susseguirsi di contaminazioni e afflussi di capitali stranieri. Sono i secoli che vanno dal 1200 al 1600 che, attraverso ben cinque assedi e lotte intermedie, danno a Montalcino l’aspetto cosmopolita e aperto al mondo che, attraverso il Brunello e la sua fama mondiale, oggi conserva e consolida quotidianamente.

Ciclismo e Brunello

Il Brunello, il vino italiano più famoso e blasonato al mondo è anche conosciuto, spesso, attraverso lo sport, in particolare il ciclismo che sembra essere la disciplina per eccellenza del territorio. Ben due volte, infatti, il Giro d’Italia ha fatto tappa qui e, ogni anno, i ciclisti, che partecipano all’Eroica e alla Granfondo del Brunello, solcano le strade del territorio e costeggiano le vigne del re del Sangiovese.