Vino, Resort e turismo: Massimo Ferragamo racconta Montalcino

“Non c’è altro posto in Toscana, la mia terra del cuore, che abbia una denominazione importante come il Brunello e difronte all’unione di questo vino con un paesaggio unico e irripetibile non puoi non appassionarti e … decidi di investire”. Così Massimo Ferragamo – presidente della Ferragamo Usa, la società che dagli anni Cinquanta si occupa di distribuire i prodotti del marchio nel Nord America – racconta alla Montalcinonews l’acquisizione in terra di Brunello. “Una realtà in crescita anche nel 2013, è quella del Resort di Castiglion del Bosco – prosegue – dove arrivano dai 12 ai 15.000 ospiti all’anno e che, durante la stagione, offre un impiego a 170-200 persone: qui siamo abituati ad una clientela straniera che vuol essere coccolata, per questo abbiamo creato una struttura in grado di esaudire ogni desiderio o esigenza”. Ma, da Massimo Ferragamo arriva anche un consiglio per Montalcino e la sua comunità: prendere esempio da realtà meno fortunate per incrementare il turismo: “la scommessa – dice – è quella di trovare attrattive che, insieme al Brunello, riescano ad invogliare non solo gli enoappassionati ma un turismo più ampio e differenziato”.

Montalcino e il dolce nettare

La coltivazione della vite e la produzione di vino sono una questione che riguarda di Montalcino da sempre. Ma la storia della vite, qui, non è sempre stata legata al Brunello. Fino alla fine dell’Ottocento Montalcino era conosciuta per il Moscadello di cui notizie arrivano dal Seicento. Oggi, a portare avanti la tradizione restano solo 13 cantine (Banfi, Camigliano, Capanna, Caparzo, Caprili, Col d’Orcia, Il Poggione, La Poderina, Mastrojanni, Mocali, Sassetti Livio-Pertimali, Tenute Silvio Nardi e Villa Poggio Salvi) a produrre ancora il dolce nettare cantato dal Redi.

Lavoro, stranieri e melting pot: così Bonomi

È Aldo Bonomi, uno dei più importanti sociologi italiani, che si occupa delle dinamiche sociali, antropologiche ed economiche dello sviluppo territoriale, ad intervenire su uno dei temi caldi che riguardano il mondo del vino e i territori come Montalcino: gli immigrati e il loro lavoro tra i filari. In risposta all’Inchiesta “Versa il melting pot nel bicchiere” – condotta da Winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere – sulla percentuale degli stranieri nei Comuni più importanti dell’Italia del vino, “Straniero è una “parola magica”, importante, una parola che produce a volte anche paura – dice Bonomi. Che usiamo in termini positivi, come quando parliamo della conquista dei mercati stranieri, quando siamo capaci di fare globalizzazione, e ne siamo entusiasti. A volte, invece, questa parola evoca un senso di “invasione”, come nel dibattito sempre aspro attorno all’immigrazione. Dal mio punto di vista, questa parola rappresenta una sola cosa: opportunità. È un’opportunità quando si presenta come “braccia”, che, non dimentichiamo, sono uomini e quindi dobbiamo stare molto attenti a ragionare su chi lavora nella nostra agricoltura e nei nostri territori. E poi ci sono – spiega il sociologo – i nuovi residenti, stranieri che, stanziandosi in quei luoghi, seguono il percorso del vino, perché il vino, lo sappiamo, ha la capacità di ridisegnare un territorio e la sua immagine, in distretti come Montalcino o come quello del Prosecco, dove anche i meccanismi produttivi rendono bello il paesaggio. A conferma di come il vino non sia solo un progetto commerciale, ma anche una forma per stabilire nuove reti di convivenza, nei lavori e nel mercato. Oltre che – conclude – un potente veicolo di immagine e turismo per i territori”. Ed è proprio quest’ultimo concetto che Montalcino ha fatto suo, da sempre. Un territorio, quello del Brunello, che, oltre ad essere uno dei simboli dell’enologia italiana nel mondo, è esempio di accoglienza e integrazione razziale, a tutti i livelli: dagli stranieri che arrivano per cercare lavoro nelle cantine di Brunello a chi, quelle cantine le compra. Un piccolo melting pot che in questa comunità di poco più di 5.000 abitanti sembra funzionare perfettamente.

Cotarella, Antinori e Frescobaldi: i saggi di Expo 2015

Riccardo Cotarella, 65 anni, è l’uomo del vino per l’Expo 2015. Lo ha annunciato il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina, al Vinitaly di Verona. Presidente dell’Associazione Enologi ed Enotecnici Italiani è uno degli enologi italiani più affermati nel mondo – consulente di importanti brand del Brunello di Montalcino, tra cui il gruppo Saiagricola che a Montalcino produce Brunello con etichetta “La Poderina” e Tenute Friggiali – Cotarella, guiderà il comitato dei saggi che deciderà che fare per divulgare e promuovere il vino all’Esposizione universale di Milano, all’interno del Padiglione Italia. Con lui, a fianco di Diana Bracco, presidente di Expo, ci saranno, nel comitato, due grandi del vino italiano e del Brunello: il marchese toscano Pietro Antinori, a capo di una delle storiche aziende del vino d’Italia, che a Montalcino possiede Pian delle Vigne e presidente di Grandi Marchi, ed il marchese Vittorio Frescobaldi, presidente dei Grandi Cru d’Italia presente sul territorio del Brunello con Castelgiocondo. Insieme a loro anche il presidente di Federvini Lamberto Vallarino Gancia, della famiglia piemontese che fondò l’azienda degli spumanti, il presidente di Unione italiana vini, il veneto Domenico Zonin, figlio di Gianni, banchiere e produttore di vino con base a Gambellara ed il direttore generale di VeronaFiere Giovanni Mantovani.
Infine, nel comitato dei saggi, ci sono Ruenza Santandrea, presidente del gruppo cooperativo Cevico e Raffaele Boriello, vice capo di gabinetto del ministero di Martina.
“Ce la metteremo tutta – annuncia Riccardo Cotarella – perché questa è una occasione che non ci ricapiterà più chissà per quanti anni. Ciò che faremo sarà raccontare il vino italiano. Non servono maghi della comunicazione ma autenticità”.

Gambelli ed i giovani enologi

Dedicato ai giovani enologi, under 35, artefici o co-artefici di un vino, uscito in commercio nel 2014, fatto nel “solco” tracciato da Giulio Gabelli, il maestro assaggiatore, scomparso il 3 gennaio 2012, che ha seguito la vita e l’evoluzione dei più grandi vini toscani di sempre, a cui ha dedicato tutta la vita, interpretando, soprattutto, il suo vitigno principe: il Sangiovese. Tutto questo è il “Premio Giulio Gambelli”, concorso dedicato ai giovani enologi di cui si parlerà a Vinitaly, martedì 8 aprile, ore 15, nello spazio del Consorzio del Brunello di Montalcino.

Montalcino: territorio da sogno per relax e business

Profilo Montalcino

Profilo Montalcino

Sono luoghi da sogno, territori incontaminati che regalano sensazioni che fanno bene al cuore e all’anima, le mete preferite da facoltosi stranieri dove soggiornare per le vacanze o dove rifugiarsi e, perché no, cambiare vita. Se poi sono anche zone dove, oltre a respirare aria che parla di arte, storia e cultura, si producono vini d’eccellenza, il gioco è fatto. E Montalcino è il simbolo di tutto questo. A confermarlo Immobiliare.it con il quadro di chi investe: da una parte c’è chi compra per trascorrere qui le vacanze – scegliendo immobili spaziosi e, magari, offerte che includono terreni con vigneti (o oliveti) già avviati – e chi, invece, decide di cambiare vita e avviare un’attività economica orientandosi su piccole aziende già famose o su casali di pregio da trasformare in agriturismi. Per chi, invece, sceglie Montalcino per cercare un po’ di relax dalla vita quotidiana, il territorio offre strutture d’eccellenza. Il portale Tripadvisor ha inserito nella “Travellers Choice 2014”, la classifica dei 25 hotel di lusso migliori d’Italia, i due Resort del territorio: Castiglion del Bosco ed Il Borgo (Castello Banfi). Qui, tra vini d’eccellenza, cene gourmet, relax e splendidi campi da golf, i clienti sono coccolati e viziati.

In ricordo del “Dottore” del Brunello

È trascorso un anno dalla morte di Franco Biondi Santi, il “Dottore” del Brunello e custode del sapere di famiglia che ha reso grande il Sangiovese e Montalcino, ed ancora, sul territorio, è forte la sua presenza, la sua figura gentile e carismatica. Nel giorno della sua morte un ricordo con le parole, che racchiudono l’anima e la natura del grande uomo che fu, pronunciate, un anno fa durante i funerali, da Padre Andrea, confidente e amico della famiglia: “un uomo onesto, intelligente, capace e volenteroso che mi ha accolto a casa come se fossi uno di famiglia. Il “Dottore” che ha dedicato la sua vita e la sua esperienza alla sua famiglia, al suo Brunello e all’intera comunità di Montalcino, che ogni giorno, al suo risveglio, affacciandosi alla finestra, ringraziava il Signore per la natura che lo circondava e che amava profondamente”.

Brunello & Franciacorta time, appuntamento domani a Vinitaly

Un’occasione per parlare di Made in Italy ma anche un momento di confronto e dibattito sui temi caldi che ruotano intorno alla produzione e alla vendita del vino. Sul palcoscenico di PalaExpo Padiglione Lombardia – Stand B/C 16 di Vinitaly, il 7 aprile 2014 (ore 12.00), andrà in scena “Brunello e Franciacorta: modelli vincenti di promozione”. Interverranno il Presidente del Consorzio del Brunello, Fabrizio Bindocci, il Presidente del Consorzio Franciacorta, Maurizio Zanella ed il Presidente FederDoc, Riccardo Ricci Curbastro, a moderare sarà il “Gastronauta” Davide Paolini.

Consorzio, social e hashtag. Al via #rossomontalcino

Un’efficace presenza online, fatta di siti internet e social network, risulta essere una componente obbligatoria per ogni azienda, impresa, ditta o ente che voglia essere competitiva sul mercato ed il mondo del vino non è esente anche se, spesso, i Consorzi dei vini italiani, conosciuti e apprezzati soprattutto negli States, il Paese in cui amano Twitter, risultano essere carenti da molti punti di vista. Fanno eccezione solo alcuni, tra cui il Consorzio del Brunello, attivo, grazie al lavoro della Montalcinonews, su ben 7 social network e che, in occasione di Vinitaly, lancia un nuovo hashtag (#rossomontalcino) per festeggiare la kermesse e una delle sue denominazioni.

Brunello e primati

Brunello, un vino da primato: non solo per la fama e per l’eccellenza qualitativa, ma anche da un punto di vista legislativo. Era il lontano 1932 quando la Commissione del Ministero dell’Agricoltura definì il territorio di produzione del Brunello. È poi la volta, nel 1966, del riconoscimento della Doc e, nel 1980 la Docg. Traguardi importanti che attribuiscono al Brunello la fama riconosciuta, poi, da pubblico e consumatori.