Vinitaly 2015: la “rinascita” del Brunello

Vinitaly conferma l’appeal del Brunello e registra un numero sempre crescente di buyers interessati a Montalcino. Tanto estero, Europa del Nord, Americhe e Asia, ma anche molte pubbliche relazioni e contatti positivi: ecco la fotografia di Vinitaly 2015 scattata dai produttori del Consorzio del Brunello di Montalcino che, nella quattro giorni, hanno incontrato i propri clienti, intrecciato relazioni con nuovi buyers, e confermato la solidità di mercati storici come gli Stati Uniti. “Vinitaly di grande entusiasmo per un’annata, la 2010, strepitosa, sempre più contatti e tanto interesse per questo vino, in particolare dal Canada” dice Bernardo Losappio, Villa Le Prata, a cui fa eco Francesco Ripaccioli, Canalicchio di Sopra, che spiega: “un appuntamento fondamentale per Montalcino che ha una quota export che sfiora l’80%, oltre al mercato internazionale stiamo assistendo ad un ritorno importante del mercato italiano”. “In pochi giorni riusciamo – dice Giacomo Bartolommei, Caprili – ad incontrare tutti i nostri clienti, speriamo di mantenere quest’interesse e questa attesa anche per l’annata 2011”. Per Paolo Bianchini, Ciacci Piccolomini d’Aragona, “il mercato più importante resta quello americano, anche se Europa e Italia hanno già ritirato i vini”. “Apriamo a nuovi mercati e stiamo lavorando per riuscire – dice Marco Cortonesi, La Mannella – a conquistare con maggiore facilità  anche i mercati asiatici”. Stefano Brunetto, Le Macioche: “stiamo crescendo molto in Italia, sarà difficile rispondere a tutte le richieste”, mentre Giuseppe Piras, Ridolfi, dice: “vendiamo il 99% all’estero e abbiamo in programma un focus per eventi internazionali”. “Dai paesi del Nord Europa all’America stiamo riscontrando un grande interesse a cui si aggiunge il Brasile che per noi è un mercato consolidato” dice Paolo Ciacci, Abbadia Ardenga. Parla di “rinascita del vino e del territorio” Fiorella Vannoni, Tenuta Crocedimezzo e la sintesi di Vinitaly la fa Riccardo Talenti, Talenti: “incremento di mercato e di entusiasmo”.

Sotto lo stesso cielo … Il nuovo stand del Consorzio a Vinitaly

Quest’anno lo stand del Consorzio si è presentato con una veste completamente rinnovata, un open space in cui ad essere valorizzati non sono stati soltanto il brand e il vino, ma anche tutto il territorio di Montalcino, con immagini che ne hanno esaltano la bellezza dei paesaggi e i tesori storici e artistici custoditi.
Il concept e il layout dello stand, che ha riscosso grande successo tra coloro che hanno seguito le degustazioni presso lo spazio del Consorzio, che hanno registrato il tutto esaurito, è opera di Allestimenti Bologna, sotto della direzione artistica  dell’architetto Marta Garosi.
“Lo spirito che ha mosso l’idea progettuale per il nuovo spazio espositivo del Consorzio del Brunello è stato quello di elaborare un concetto di unitarietà ponendo sotto un “cielo” unico i sessanta espositori consorziati – ha commentato l’Architetto Garosi. La copertura aerea dello stand è stata realizzata con teli appesi ad andamento curvilineo, con sovraimpresse le suggestive immagini del territorio toscano dell’area geografica montalcinese”.

Brunello dopo Vinitaly

Archiviata la kermesse veronese, il Consorzio già guarda al futuro. Fitto il programma di appuntamenti che si spalmano lungo tutto l’arco dell’anno uniti tutti dal leitmotiv di Expo 2015: grazie al progetto Top of the Dop, la coppia Brunello-Franciacorta vola a maggio in Germania e a luglio in Inghilterra mentre a metà giugno è prevista la presenza di Montalcino a Bordeaux per Vinexpo. Tour de force asiatico a novembre con Benvenuto Brunello in Giappone, International Wine&Spirits Fair a Hong Kong e Prowein China a Shanghai. Ma, prima di partire per il Sol Levante, appuntamento ad ottobre con “Incoming Enoteche Vinarius”.

I numeri di Vinitaly

Vinitaly 2015 chiude i battenti e la Montalcinonews tira le somme e sul lavoro fatto nei giorni di kermesse per il Consorzio del Brunello attraverso i profili social ed il blog che hanno fatto vivere, in diretta, anche a chi non era presente, i momenti più interessanti dell’appuntamento veronese. La pagina Facebook ha coinvolto 27.676 fan, Twitter 4.479 follower, Brunello Blog oltre 1.500 internauti e il canale YouTube ha raggiunto quota 55.207 visualizzazioni.

Brunello e poesia futurista con Tommaso Marinetti

Era il 1935, l’Italia era nel pieno dell’era fascista e, all’Enoteca Italiana di Siena, era di scena la Mostra Nazionale di Vini Tipici. Proprio in questo contesto fu organizzato un concorso di “Poesia bacchica amorosa e guerriera”, con una giuria d’eccezione presieduta dal fondatore del Futurismo, Filippo Tommaso Marinetti. Durante la cena di gala in onore del vincitore del concorso, il poeta Lorenzo Viani, Marinetti improvvisò una vera e propria performance artistica. Salì sul tavolo e levando il calice urlò: “il Brunello è benzina”. Una frase celebre che incoronò tra i grandi il prodotto principe di Montalcino e attraverso la quale il re del Sangiovese divenne il “carburante che muove il mondo”.

Allegrini: tra promozione di squadra e Grand Tour

Una accademia per consolidare il settore, non più aziende concorrenti, ma alleate per fare formazione e per una sistematica valorizzazione dei territori del vino. Nella tradizionale serata di gala che fa incontrare, da 11 anni, vip e personalità che arrivano a Verona nei giorni di Vinitaly, Marilisa Allegrini, alla guida di uno dei più importanti brand dell’Italia enoica, che produce anche il Brunello alla cantina San Polo a Montalcino, ha presentato la “Italian Signature Wines Academy”, un ambizioso progetto condiviso con Marchesi de’ Frescobaldi, che a Montalcino sono presenti con CastelGiocondo e Luce della Vite, Feudi di San Gregorio, Fontanafredda, Planeta, Arnaldo Caprai e Villa Sandi. A fare da cornice la splendida Villa La Torre a Fumane di Valpolicella, dove, con suggestivi giochi di luce, ha preso forma la visione di Allegrini del moderno Gran Tour, l’offerta cioè che l’azienda propone ai winelovers di lutto il mondo di visitare le sue realtà produttive ed emozionali che si estendono dal Veneto alla Toscana. I percorsi amati che toccheranno Venezia, Verona, la Valpolicella, Bolgheri e Montalcino parleranno di vigneti, cantine, case coloniche, scenari campestri di grande bellezza, ma anche di città d’arte, storia, cultura del cibo e del vino, Su tutto, ovviamente, il vino, medium trasversale che collega ogni cosa e celebra, con orgoglio, il Valore Italia.

Moscadello re di Montalcino

Parlare di antica tradizione vinicola, per territori come Montalcino, è d’obbligo. La coltivazione della vite, la vendemmia e la produzione di vino sono una questione che riguarda la zona di Montalcino da sempre. E ciò è dovuto a diversi fattori, tra tutti quello ambientale e quello umano. Se le caratteristiche morfologiche, geologiche e climatiche del territorio risultano essere perfette per la coltivazione della vite, il lavoro dell’uomo, da sempre dedito all’agricoltura, ha fatto in modo che crescesse, si sviluppasse ed evolvesse dando frutti eccellenti e sempre in evoluzione qualitativa. Ma la storia della vite, a Montalcino, non è sempre stata legata al Brunello. Anche se oggi è il prodotto principe del territorio, la coltivazione del Sangiovese Grosso in purezza è abbastanza recente e affonda le sue radici, in casa Biondi Santi, solo alla fine dell’Ottocento. Fino ad allora Montalcino era conosciuta, sempre per il suoi prodotti enoici ma per le sue uve bianche e, più specificamente, per “quel graziosetto, quel sì divino Moscadelletto, che il Redi destinò alla delizia delle dame”, come racconta Emanuele Repetti nel 1833. Ma la produzione di Moscadello, sul territorio di Montalcino, ha radici ben più lontane: “i Moscatelli prodotti da questo suolo, esigono acclamazione, e si pongono per delizioso liquore sopra le mense dè gran signori”. Così, a cavallo tra il Sei ed il Settecento Giovanni Antonio Pecci, nelle sue “Memorie storiche della città di Montalcino”, ne loda le sfiziose caratteristiche. Oggi, con l’avvento del Brunello e la fama che il “re” del Sangiovese in purezza si è conquistato sui mercati e sugli scaffali di tutto il pianeta, a portare avanti la tradizione delle uve bianche dolci restano, purtroppo, soltanto 13 cantine che continuano a produrre Moscadello nelle sue tre varianti (Tranquillo, Frizzante e Vendemmia Tardiva): CastelloBanfi, Camigliano, Capanna, Caparzo, Caprili, Col d’Orcia, Il Poggione, La Poderina, Mastrojanni, Mocali, Sassetti Livio-Pertimali, Tenute Silvio Nardi e Villa Poggio Salvi.
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Sant’Antimo … in pillole

Il Sant’Antimo è una denominazione ampia che prevede tipologie di vini sia rossi che bianchi prodotti con blend di vitigni diversi: per il rosso, che può essere prodotto anche come Novello, si usano Cabernet, Merlot e Pinot Nero, per il bianco Chardonnay, Sauvignon e Pinot Grigio. È possibile produrre inoltre il Sant’Antimo Vin Santo con uve bianche e il Sant’Antimo Vin Santo Occhio di Pernice con uve rosse, ambedue anche nella tipologia Riserva. Il Sant’Antimo ha caratteristiche molto diverse secondo le varie tipologie: ci sono  vini non molto impegnativi ma anche vini di livello molto elevato, provenienti sia da un solo vitigno che da sapienti combinazioni di uve diverse.

Focus – Abbinamenti con il Sant’Antimo
La gamma di combinazioni e abbinamenti è di conseguenza molto ampia, essendo possibile gustare al meglio i vini delle singole tipologie con i piatti di tante cucine sia locali che italiane, ovvero di cucine internazionali o di fantasia; dagli aperitivi, agli antipasti, fino a tutte le più diverse portate. Possiamo affermare che con le diverse tipologie del Sant’Antimo, il Brunello, Il Rosso ed il Moscadello, il produttore di Montalcino può offrire una gamma di prodotti molto articolata, in grado di soddisfare le esigenze di tutti i consumatori dal meno esperto al più esigente.

Focus – Disciplinare di produzione del Sant’Antimo
Il Sant’Antimo ha avuto il riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata con Decreto 18/1/1996. Di seguito sono riportate le norme previste dal Disciplinare vigente così come previsto da detto Decreto.
- Zona di produzione: Comune di Montalcino
- Vitigno: tutti quelli autorizzati in Toscana, con specifiche limitazioni per le tipologie con nome di vitigno e per il Vin Santo
- Resa massima dell’uva: 90 quintali per ettaro per i bianchi e per il Sant’Antimo Rosso, 80 quintali per ettaro per gli altri rossi
- Resa dell’uva in vino: 70%, 31,5% per il Vin Santo
- Colore, odore, sapore, gradazione alcolica, acidità totale minima, estratto secco netto minimo: variabili secondo le diverse tipologie
- Imbottigliamento: può essere effettuato solo in provincia di Siena.

Correva l’anno 1932 il vero primato del Brunello

Il Brunello, una tra le eccellenze enoiche d’Italia, conosciuto e apprezzato in ogni angolo del globo rappresenta anche un vino da primati non solo per la sua fama. Il prodotto principe del territorio di Montalcino è un vino da record anche dal punto di vista legislativo. Era, infatti, il lontano 1932 quando la Commissione del Ministero dell’Agricoltura decise che si poteva chiamare Brunello solo ed esclusivamente il vino prodotto e imbottigliato all’interno dei confini del Comune di Montalcino, un territorio con un microclima ottimale e particolare struttura fisico-chimica dove il Sangiovese in purezza si esprimeva in modo del tutto particolare e peculiare. Una sorta di Doc ante-litteram (o De.Co di veronelliana memoria), insomma, in cui si riconoscevano la peculiarità del territorio. Più recentemente, nel 1966, il Brunello è stato uno dei primi vini del nostro Paese ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata (Doc). Ma soprattutto è stato il primo vino italiano ad avere la Denominazione d’Origine Controllata e Garantita (Docg), con il Decreto del Presidente della Repubblica del 1 luglio 1980. Montalcino è stato, inoltre, il primo caso in Italia in cui da un vitigno si possono ottenere due vini a denominazione d’origine: il Brunello ed il Rosso.

Il vino nell’arte

Ricostruire la presenza del vino nelle vicende artistiche significherebbe percorrere oltre cinquemila anni di storia. Il vino rappresenta un bene culturale irrinunciabile, un documento fondante e vivo nell’archivio storico dell’umanità, una sacra metafora, una portentosa allegoria. Nel sacro o nel profano, il prestigioso nettare assume significati simbolici sempre importanti, e, nei Baccanali di Dioniso, primo vignaiolo, è strumento per accendere le frenesie, è l’eccesso; è la carnalità; nei riti della tradizione popolare è il magico antidoto contro povertà e malesseri; nel rito cattolico è sangue di Cristo, che consente la riconciliazione di tutte le anime. Non c’è da stupirsi se pittura e vino nella loro storia hanno avuto numerosi incontri, perchè il vino non è esclusivamente materia e colore, ma splendore e metamorfosi: botte, bicchiere, zampillo, effervescenza ma anche grappolo, paesaggio, terra e gioco. Fin dai tempi remoti, il vino è stato affidato all’immortalità della pittura. Le grandi civiltà pittoriche sono da sempre legate al vino; il vignaiolo, come il pittore, ha una sua tavolozza, ha i suoi pennelli. L’arte e il vino racchiudono in sè una natura materiale e un potere spirituale. nell’ambivalenza ecco che gli artisti interpretano il mito e l’ebbrezza, attraverso la visione attenta di personaggi dai tratti androgini, la sveltezza della gioventù del maschio e la carnosità e la rotondità della femmina. Quasi tutti i grandi pittori erano frequentatori di bettole, alcuni di essi rappresentano l’ubriachezza con uno scopo edificante, con l’intento moralistico di insegnare la virtù. Altri la rappresentano in chiave realistica e pittorica, specialmente la rappresentazione dell’ubriachezza contadina non era priva di un certo disprezzo socale. I ricchi incarnano il vizio contro la sobrietà dei lavoratori.

Focus – Il vino nell’arte nelle varie epoche
Il Medioevo è un’epoca di splendore per il vino e per la storia della viticoltura in Italia. La produzione artistica tardo-gotica rappresenta una fonte unica e straordinaria per l’immagine del vino. Preziosi libri d’ore, calendari astrologici e libri dei mestieri ritraggono con precisione di dettagli il lavoro nei campi e le attività quotidiane nelle diverse stagioni. Un esempio interessante è rappresentato dal mese di marzo di Francesco Cossa. Cinque uomini sono intenti a potare le viti. Nei cicli pittorici si trovano spesso scene di vendemmie, costruzioni di botti, lavoro nelle vigne ed in cantina.
Raramente gli artisti omettono il vino, in forma di coppa o di brocca, nelle composizioni comunemente chiamate Nature Morte. Qui il vino assume due significati contrapposti: uno positivo e l’altro indubbiamente negativo. Il liquido è simbolo di meditazione, macchia di colore intensa, allegoria di vita tranquilla, ricchezza e sfarzo. Allo stesso tempo è metafora di invecchiamento lento, inteso come morte, di vanità, di ubirachezza. In genere, se si osserva bene una natura morta, si vede alzarsi in volo una farfalla proprio dal grappolo d’uva; ciò sta a significare l’anima che si allontana dalle cose materiali ed effimere come i divertimenti.
Il vino nei ritratti, invece assume le sembianze di una conversazione intima a due: il bicchiere e la persona raffigurata. Prevale ancora il simbolo di vino come meditazione. La donna non viene mai rappresentata da sola con un bicchiere di vino quando accade è uno spettacolo inquietante; il vino diviene simbolo di una vita persa di un amore perso e di solitudine.
Il vino e l’amore, l’ebrezza e lo smarrimento; il vino disinibisce toglie i freni della ragione e libera le gioie della carne. Pranzi sontuosi, colazioni all’aperto, balli e non solo. Il vino diventa il “ruffiano” delle giovani coppie.
L’altro lato del vino, poi, è quello triste. Il vino come simbolo del male di esistere, di solitudine e di povertà. Il vino, in alcuni casi, diventa il mezzo del proibito, di corruzione e anche di incesto.
Brunello, a record-setting wine: not only because of its fame and qualitative excellence acknowledged worldwide, but also from a legislative standpoint. As early back as 1932, the Board of the Ministry of Agriculture decided that the name Brunello could be used exclusively for wine produced and bottled in the Municipality of Montalcino, a territory with an optimal microclimate and a particular physical-chemical structure. A sort of DOC ante litteram (or De.Co, the Municipal Denomination of Origin conceived by Luigi Veronelli), that recognised the peculiarity of the territory. More recently, in 1966, Brunello was one of the first wines to obtain the Denomination of Controlled Origin (DOC) in Italy. Above all, it was the first Italian wine to receive the Denomination of Controlled and Guaranteed Origin pursuant to Italian Presidential Decree of 1st July 1980. Montalcino is also the first case in Italy from which a single vine species can produce two wines with denomination of origin: Brunello and Rosso di Montalcino.