Brunello a Vinitaly: “contratti firmati in fiera”

Vinitaly

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“Il miglior risultato di questo Vinitaly? Abbiamo firmato i contratti direttamente in fiera, un fatto che non accadeva da diversi anni”: la testimonianza di Stefano Campatelli, direttore del Consorzio del Brunello, la dice lunga sul clima di ottimismo e soddisfazione che si respira tra i produttori di Montalcino l’ultimo giorno della kermesse veronese. “Finalizzare subito i contatti commerciali è un segnale molto importante e positivo, che conferma l’interesse crescente per il Brunello da parte di buyer e importatori da tutto il mondo – continua Campatelli – il nostro lavoro è stato sicuramente avvantaggiato dalla nuova formula varata quest’anno da VeronaFiere: ci ha permesso di avere più tempo da dedicare ai contatti professionali, senza nulla togliere a visitatori ed eno-appassionati, anch’essi importanti perché ci consentono di tastare direttamente il “polso” al target dei consumatori
finali”. A visitare il Consorzio del Brunello, che raggruppa 74 produttori (ai quali si aggiungono altri 70 cantine con un proprio stand personale), sono stati soprattutto buyer americani – il principale mercato del Brunello, in grado di assorbire il 25% della produzione – ma non sono mancati addetti ai lavori in arrivo da tutta Europa, in particolare Germania, Svizzera e Paesi dell’Est. Ancora in minoranza i Paesi asiatici: per il mercato cinese, potenzialmente di enorme importanza per il vino italiano, ma in cui il vino è ancora destinato ad un consumo di élite, il Consorzio ha ideato un apposito corso di formazione di alto livello sul Brunello, che si terrà in Cina per un pubblico selezionato di sommelier e assaggiatori. Ma tra i visitatori del Brunello non ci sono solo gli addetti ai lavori: oltre a migliaia di wine lovers, che non si sono lasciati sfuggire la possibilità di trovare tutte insieme tante etichette da degustare, al Consorzio, sono passate le maggiori testate italiane (tv e carta stampata), a conferma dell’interesse mediatico che da sempre riscuote il vino di Montalcino.

Montalcino, meglio uniti che divisi

Tutti uniti nel nome del Brunello: ecco, in sintesi, il pensiero dei vignaioli di Montalcino che, interrogati su quali siano i motivi per cui vale la pena stare insieme, piuttosto che divisi, hanno fornito tre ragioni principali. La prima è legata alla mission, ovvero perseguire l’obiettivo di portare in giro per il mondo un marchio, quello del Brunello, diventato ormai una vera e propria icona enologica. Una grande responsabilità che deve essere compresa da tutti. La seconda ragione riguarda in maniera più vasta l’intero territorio di Montalcino, luogo unico al mondo rappresentato non solo dal vino, ma anche dall’arte, dalla storia, dalla cultura e dai paesaggi, in cui credono, investendo nella terra. Infine, essere uniti conviene a tutti, anche nelle piccole cose. L’unione fa la forza, dicono i vignaioli di Montalcino, sottolineando lo spirito di collaborazione ed i rapporti di buon vicinato. Non ha ragione di esistere la conflittualità tra piccoli e grandi: quest’ultimi rappresentano un volano di sviluppo, mentre i piccoli, di impostazione artigianale, proiettano sugli altri un valore aggiunto d’immagine e di prestigio.

Esempio da seguire?

Montalcino, con il Brunello, è un patrimonio del made in Italy d’eccellenza, in grado, attraverso la promozione della qualità, della tipicità e del territorio, di sfidare la crisi e di guardare al mondo. Tanto, da essere diventato un termine di paragone, anche per il Ministro per l’Agricoltura, Mario Catania, lo ha detto a Vinitaly. Cosa ne pensate?

New York loves Montalcino

Autorevole uomo d’affari newyorkese con una grande passione per il vino e, soprattutto, per Montalcino: è Richard Parsons, ex ad di Time Warner e manager chiamato a salvare il colosso bancario Usa Citigroup che, ieri a Verona, ha ricevuto un premio speciale da Grandi Cru d’Italia, il “club” delle più importanti imprese. Nonostante i suoi tanti impegni professionali cerca di essere presente il più possibile in cantina, “Il Palazzone”, dove produce Brunello di Montalcino. E, parlando in collegamento da Wall Street, proprio a Montalcino ha dedicato il premio: “un luogo che mi ha fatto innamorare subito quando l’ho visto, e che mi ha fatto capire immediatamente che è il luogo perfetto per fare investimenti”. Anche grazie alla premiazione di Parsons c’è stato tanto Brunello e tanto Montalcino, protagonisti, a Vinitaly 2012.

Zonazione, chi vincerà?

Attilio Scienza, uno dei massimi esperti italiani di viticoltura, sostiene da anni che la zonazione – studio mirato di un territorio al fine di ripartirlo in zone omogenee – sarebbe un valore aggiunto per Montalcino. Non andrebbe intesa come classificazione, bensì come indagine volta a fornire informazioni sul terroir a consumatori e produttori. Per il magazine inglese Decanter gli amanti del Brunello sarebbero felici di una suddivisione in sottozone, ma sarebbe una strada costellata di difficoltà e polemiche, soprattutto da un punto di vista politico. Lo dice Kerin O’Keefe nel numero di Aprile 2012, sostenendo che qualsiasi tentativo è destinato al fallimento.

Il “regale” Biondi Santi

Degustazione

Degustazione

Era il 20 novembre 1947 quando Elisabetta d’Inghilterra sposò, nell’Abbazia di Westiminster, il principe Filippo d’Edimburgo e al fastoso banchetto di nozze fu servito, insieme a grandi champagne e vini francesi, il Brunello di Montalcino Biondi Santi. Stessa griffe che ritrovò il 28 aprile 1969 all’Ambasciata italiana di Londra, quando in occasione di una cena in onore della Regina Elisabetta e del Presidente Giuseppe Saragat fu servito Brunello Riserva Biondi Santi Vendemmia 1955. La bottiglia che Wine Spectator ha inserito, unico italiano, tra i grandi del 1900.

Vinitaly, Brunello “sprint” su tutti i fronti

Contatti commerciali con buyer da tutto il mondo, visibilità mediatica, possibilità di farsi conoscere direttamente da eno-appassionati e consumatori finali: nella sua edizione 2012 Vinitaly, con 80.000 visitatori nei primi due giorni, si conferma l’evento più importante per i produttori di vino italiani, ed un palcoscenico imprescindibile per un grande marchio come il Brunello. Ma qual è il bilancio di quest’anno? A tracciare un primo resoconto è Ezio Rivella, presidente del Consorzio: “abbiamo avuto una forte presenza di operatori italiani ieri e stranieri oggi, in particolare americani ed europei. Ma non sono mancati i mercati asiatici, a cui il Brunello guarda con molto interesse. È soprattutto la Cina, il mercato che più guardiamo con attenzione, nell’ottica di mettere in campo azioni strutturate di marketing per conquistare i gusti e le attenzioni di questi nuovi consumatori”. E se il bilancio si potrà fare solo domani, “l’impressione delle prime tre giornate – secondo Stefano Campatelli, direttore del Consorzio – è molto buona. Non sappiamo ancora se è il miglior Vinitaly degli ultimi anni, ma le premesse ci sono tutte. Questi tre giorni sono stati molto intensi e ricchi di presenze, non solo per il notevole afflusso di visitatori ma anche per la loro qualità. Operatori italiani e stranieri ma anche enoappassionati molto qualificati, sono venuti al Consorzio del Brunello per fare assaggi ma anche, e soprattutto, per conoscere i prodotti e fare contrattazioni”. Tra molte note positive una è proprio stonata, quella che, forse a causa di un sovraccarico di rete, ha colpito la telefonia mobile, rendendo impossibile per i frequentatori di Vinitaly fare e ricevere telefonate e collegarsi alla rete. Nonostante questo il flusso dei visitatori del Brunello di Montalcino è stato intenso, confermando questo vino una delle denominazione italiane più amate e desiderate dai wine lovers.

Un colorato tributo al Brunello

Formella annata

Formella annata

Una singolare galleria a cielo aperto, fuori dal Palazzo Pubblico di Montalcino, che espone i colorati tributi al Brunello da parte di grandi personalità italiane e internazionali: sono le formelle in ceramica dedicata alle vendemmie del vino di Montalcino, firmate da griffe del calibro di Prada, Roberto Cavalli e Ottavio Missoni, da designer come Giorgetto Giugiaro e Roberto Giolito (Centro Studi Fiat), dal pittore Sandro Chia, dal fotografo Oliviero Toscani, dalla campionessa Deborah Compagnoni. Quest’anno è di scena la maison fiorentina Ferragamo, che celebra il Brunello 2011. E le vendemmie appena uscite? Il Brunello 2007 è stato definito dai critici “un’annata buona, caratterizzata da grande espressività e alcol ben bilanciato” (Tim Atkin), la Riserva 2006 “dotata di grande profondità e longevità” (Ernesto Gentili) e il Rosso 2010 “molto buono e fresco” (Steven Spurrier).

Brunello-mania a Tokyo

Bottiglie di Brunello

Bottiglie di Brunello

Un angolo di Montalcino a Tokyo: è l’osteria “Bru.sta” (www.brusta.com), sigla che sta per “Brunellista”, uno degli indirizzi più cool della capitale giapponese. Tutto merito del proprietario, Tsunashige Nishiyama, che rimasto folgorato dopo un viaggio a Montalcino, ha deciso di promuovere il Brunello tra i suoi connazionali. Qui, tra tavoli e arredi rigorosamente made in Toscana, giovani rampanti e uomini d’affari fanno la fila per degustare un calice del celebre rosso e mangiano ribollita ascoltando l’opera. Nella carta dei vini oltre il 70% delle etichette arriva dal territorio di Montalcino, con 60 produttori diversi.

Montalcino per D’Annunzio

“Un altro è di Montalcino, alto, svelto e duro come una torre della sua rocca. E stando egli in piedi con una berretta da podestà, scopro dietro di lui la cruda terra senese, vedo lo sfondo della Val d’Orcia mutula e severa, con le sue crete, con le sue rupi, con i suoi cerri”. Sono i versi che Gabriele D’Annunzio dedicò al torpediniere montalcinese Achille Martinelli nel libretto “La beffa di Buccari”. Nel 1918 D’Annunzio, insieme a lui e ad altri 28 uomini, fu protagonista della celebre impresa in cui fu silurato un piroscafo austriaco nella baia di Buccari. Per il Vate, un occasione per scrivere della terra di Toscana, di cui era innamorato.