Brunello al top ed export in crescita per la Toscana enoica

La Toscana del vino e Montalcino con il suo Brunello, si stanno movendo velocemente verso un nuovo record nell’export: nei primi 9 mesi 2012, infatti, le vendite sui mercati esteri sono cresciute del 6,8% sullo stesso periodo del 2011 e, considerando che le esportazioni dell’ultimo trimestre pesano per il 30-31% sul totale, il commercio del vino toscano potrebbe superare, per la prima volta, quota 700 milioni di euro. In questo contesto, a dir poco positivo, considerato il periodo di crisi mondiale, in questi giorni a Siena arrivano buyer da tutto il mondo, pronti ad assaggiare i vini vincitori – ben 530 vini per 322 aziende – della “Selezione dei vini di Toscana”, l’evento biennale tenutosi ad ottobre a Siena, promosso da Toscana Promozione e organizzato da Enoteca Italiana e dall’Associazione Enologi Enotecnici Italiani. E qui Montalcino e la Castello Banfi, sbancano. Un concorso enologico, giunto ormai alla sua decima edizione, nato con l’obiettivo di selezionare e premiare i migliori vini toscani per creare un vero e proprio paniere dell’eccellenza da utilizzare in azioni di promozione in Italia e all’estero. E Stati Uniti, Canada, Russia, Brasile e Cina, i mercati più importanti per l’export enoico italiano, arrivano a Siena per incontrare il meglio del vino “Made in Tuscany” in occasione della due giorni che si tiene nel caveau di Enoteca Italiana.
Nella classifica dei TOP 100 della X “Selezione dei Vini di Toscana”, la provincia più premiata è stata Siena, con 38 etichette, seguono Firenze con 30, Grosseto a 12 e Arezzo a 10. A livello comunale, guida Montalcino con 12 premi, davanti a Montespertoli a 8, Cortona e San Gimignano con 7. In assoluto è la Castello Banfi, una delle cantine leader del terriotorio del Brunello, la più premiata con ben 4 etichette. Un’occasione questa di Siena, insieme alla fiorentina “Buy Wine” (di scena il 14 e 15 febbraio, evento “b2b” di Toscana Promozione), che farà incontrare 282 produttori della Regione con 211 buyer di tutto il mondo, per far conoscere le migliori eccellenze toscane da sempre simbolo di fascino dell’“Italian style”, grazie alla loro qualità e alla molteplicità dei vitigni fortemente legati al territorio di origine, che fanno della Toscana un giacimento di sapori unico al mondo.

Asta “Naples Winter Wine Festival”: il Brunello “solidale”

Sono il Brunello Pian delle Vigne by Antinori e l’Italia del vino in generale, i protagonisti dell’asta benefica “Naples Winter Wine Festival” che, secondo il magazine più autorevole del mondo del vino, “Wine Spectator”, è l’asta enoica a scopo benefico di maggior successo degli Stati Uniti, e che, dal 2001 ad oggi, ha raccolto ben 107 milioni di dollari per finanziare progetti di salvaguardia e tutela dei minori più sfortunati. Tra i suoi sostenitori, il “Naples Winter Wine Festival”, vanta quattro tra i nomi più illustri del Belpaese enoico, Marilisa Allegrini, Piero Antinori, Sebastiano Cossia Castiglioni e Salvatore Ferravamo.
Tra i 65 lotti battuti all’asta di sabato 26 gennaio scorso, ben 13 erano quelli totalmente o parzialmente dedicati all’Italia e ben due a Montalcino.
Il lotto 11 denominato “Magico Italiano” prevedeva, oltre ad una selezione di vini by Allegrini e del Veronese e dell’Alta Maremma, anche un tour con soggiorno a Verona, Bolgheri e 3 notti nella tenuta di San Polo a Montalcino con visita alla cantina di Brunello. Per il lotto 62 – “Romance in Tuscany” – invece, tutto firmato Antinori, la star era il Brunello Pian delle Vigne.
Sempre di più Montalcino e il suo Brunello, in ogni parte del mondo, vincono la gara della solidarietà e della beneficenza.

“Artisti per Frescobaldi”: il 29 gennaio la premiazione del vincitore

Ribadire il legame secolare della famiglia con il territorio e l’arte, con un Premio che si prefigge di sostenere, ogni anno, tre giovani artisti emergenti, invitandoli a realizzare un opera ispirata ad una delle tenute della famiglia e riconoscendo a quello indicato da una giuria di massimi esperti d’arte, una borsa di studio. Questo lo scopo di “Artisti per Frescobaldi”, il premio ideato dalla storica famiglia del vino toscano, che premia ogni anno tre artisti che, attraverso la fotografia, i video e le installazioni multimediali, danno una loro visione del rapporto tra l’azienda, la produzione vinicola e una delle tenute Frescobaldi. Fulcro dell’edizione 2013 è stata la Tenuta di Castelgiocondo, nel cuore della terra del Brunello di Montalcino, declinata dagli artisti Rä Di Martino, Giovanni Ozzola e Elisa Sighicelli. Il nome del vincitore si saprà solo il 29 gennaio, quando, nella Sala Chagall della “Fondazione Stelline” di Milano, Tiziana Frescobaldi, Direttore Artistico del premio e Ludovico Pratesi, Critico d’arte e curatore del premio, lo annunceranno pubblicamente (www.artistiperfrescobaldi.it). Nell’occasione sarà anche riconosciuto un sostegno ad Amaci, l’Associazione che raggruppa i Musei d’arte contemporanea in Italia: Frescobaldi intende non solo promuovere l’arte emergente in Italia, ma anche riconoscere il ruolo fondamentale svolto dal comparto museale italiano.
La giuria del premio, con presidente onorario Antonio Paolucci, direttore del Musei Vaticani, è composta da tre membri, selezionati tra i principali direttori di musei d’arte contemporanea, che hanno il compito di scegliere l’artista che ha meglio interpretato il rapporto azienda-vini-tenuta e lo premiano con una borsa di studio offerta dalla famiglia Frescobaldi.
Già dal 22 gennaio, alla Fondazione Stelline, è possibile ammirare le tre opere, in una esposizione che si protrarrà fino al 3 febbraio prossimo, con l’obiettivo di promuovere l’arte contemporanea non solo tra gli appassionati, ma anche tra le persone che desiderano avvicinarsi all’arte.
Infine, a Vinitaly 2013 a Veronafiere a Verona (7-10 aprile), sarà presentata l’edizione limitata di magnum di Castelgiocondo Brunello 2007 con etichette realizzate dai tre artisti: un altro modo per sancire il legame tra territorio, cultura del vino e arte. Parte dei proventi ricavati dalla vendita delle bottiglie sarà devoluto in un fondo per l’arte contemporanea, individuato nel 2013 presso l’Associazione Base di Firenze, luogo unico per la pratica dell’arte in Italia, curata da un collettivo di artisti toscani che promuovono alcuni degli aspetti più interessanti dell’arte contemporanea.

Riserva Biondi Santi? Il top

Fanco Biondi Santi

Fanco Biondi Santi

È la storica cantina Tenuta Greppo Biondi Santi, con il suo Brunello Riserva 2006, a mettere d’accordo tutte le guide di settore, italiane e internazionali. A dircelo è il mensile Gentleman, che incrocia  i risultati delle guide più importanti d’Italia con i punteggi assegnati al Made in Italy da Wine Spectator e The Wine Advocate by Robert Parker. Prendendo in considerazione i vini classificati da tutte e due le pubblicazioni americane, oltre che da cinque guide italiane, infatti, si riscontra che la Riserva firmata dal “dottore del Brunello”, Franco Biondi Santi, cantina che ha inventato il “re del Sangiovese” a metà dell’Ottocento, è la regina delle guide.

Con l’Onav: “assaggiatori di vino in 18 lezioni” a Montalcino

Come si diventa assaggiatori di vino? Ce lo insegna l’Onav, l’Organizzazione Nazionale Assaggiatori di Vino che, dal prossimo 26 gennaio 2013 inizierà un nuovo corso, in 18 lezioni, proprio a Montalcino, la patria del Brunello e una delle città simbolo del vino d’eccellenza in Italia. un nuovo Corso di Assaggiatore di vino.
Per diventare “Assaggiatori di Vino”, oltre a frequentare il corso, si deve sostenere, al termine delle lezioni, un esame finale, e, ricevuta la patente, si viene inseriti direttamente nell’Albo Nazionale Onav e si accede automaticamente alla classe degli “Assaggiatori di Vino”. Dopo due anni d’esperienza degustativi si diviene “Esperto Assaggiatore” e, in tale veste, è possibile entrare a far parte delle commissioni ministeriali preposte al controllo organolettico dei Vqprd.
Gli enologi, gli enotecnici e i laureati specializzati in viticoltura ed enologia, con due anni d’esperienza degustativa, che facciano domanda d’iscrizione all’Onav, accedono direttamente alla classe degli Assaggiatori con la qualifica di “Tecnici Assaggiatori”.
L’Onav, sorge ad Asti nel lontano 1951 e le ragioni che ne determinano la nascita vanno ricercate nell’esigenza, già allora assai sentita, di rendere disponibile un corpo di assaggiatori affidabili, perché specificatamente preparati ed esaminati, atti a svolgere la delicata ed impegnativa funzione.
All’assaggiatore sono richiesti un complesso di doti naturali, di specifiche conoscenze tecniche ed un addestramento, ai quali si deve ricorrere quando si voglia ottenere un giudizio significativo e completo sulla qualità del vino. L’appuntamento, dunque, per tutti coloro che sono interessati al corso, è per sabato 26 gennaio 2013, dalle ore 21 presso il Palazzp del Comune. Per informazioni sulle iscrizioni

Focus: Informazioni e iscrizioni ai corsi

Delegato: Alessandra Ruggi (+39 335 878 12 96)
Vicedelegato: Cristiano Pellegrini (+39 347 832 20 21)
Mail: siena@onav.it

Nick the Nightfly e Castello Banfi: sodalizio tra musica e vino

Dopo il memorabile concerto della scorsa estate a Montalcino, nell’ambito di Jazz&Wine, Nick the Nightfly, leggendaria voce di Monte Carlo Nights, uno dei programmi più esclusivi nel panorama radiofonico italiano, torna nella città del Brunello, ospite ancora una volta della cantina leader del terriotorio, Castello Banfi.
L’appuntamento con Nick the Nightfly è per lunedì 28 gennaio (ore 18) al Teatro degli Astrusi (evento ad invito). Un’occasione unica – come fanno sapere gli organizzatori – per condividere insieme, a quanti invitati, un momento dedicato alla grande musica nel cuore di Montalcino.
Un sodalizio, quello tra la Castello Banfi e Nick the Nightfly, che sembra perpetuarsi e magari svilupparsi nell’idea che la voce di Monte Carlo Nights, ha espresso l’estate scorsa, in una spaghettata di mezzanotte – rigorosamente tricolore a base di aglio, olio, peperoncino e pomodorini pachino – in Piazza del Popolo, dopo il suo concerto all’interno della manifestazione Jazz&Wine a Montalcino promossa dalla cantina di Brunello. In una “ovazione” nei confronti dell’“italian wine&food”, Nick ha raccontato come il cibo, i prodotti tipici e il vino, il Brunello, siano un patrimonio dal valore inestimabile e sui cui l’Italia e la città del Brunello devono puntare e ha lanciato l’idea di dar vita ad un evento – concerto ad hoc, proprio a Montalcino. Una sinergia tra il wine&food di qualità e la grande musica di prestigio, con cuochi di eccellenza, per riscoprire il piacere della convivialità e dello stare insieme attraverso il cibo, il vino e la grande musica.

 

L’export fa crescere i fatturati 2012 per il vino italiano

Secondo un sondaggio della www.winenews.it, uno dei siti di comunicazione più cliccati del mondo del vino italiano, il 76% delle aziende vinicole più importanti d’Italia archivia il 2012 con un bilancio positivo, registrando una previsione al rialzo dei fatturati, che, in media, si attesta su un +4% sul 2011 e il futuro, per il 95% delle cantine tricolori che esprime un “sentiment” positivo, sembra essere roseo anche per il 2013. Almeno così la pensano 30 tra le realtà enologiche più importanti d’Italia per storia, immagine e per volume d’affari.
Il comparto vitivinicolo italiano non è, evidentemente, un’astratta isola felice, ma di certo rimane distante dalle crisi profonde degli altri comparti, almeno tra le sue realtà leader. Lo scivolone dei consumi interni (ormai ben al di sotto della soglia “psicologica” dei 40 litri procapite) ha aperto qualche crepa nel muro, ma la solidità imprenditoriale del mondo del vino tricolore non è in discussione. Soprattutto grazie alla forza dell’export che, a chiusura 2012, dovrebbe attestarsi tra 4,6 e 4,7 miliardi di euro (record storico), con volumi intorno ai 21-21,5 milioni di ettolitri (stime su dati Istat). Il comparto del vino made in Italy sembra, insomma, saldamente agganciato a quei beni, come la moda, per fare l’esempio più macroscopico, che continuano a rappresentare, peraltro con una confortante continuità temporale, il meglio dell’offerta del made in Italy nel mondo e quella dall’appeal più irresistibile, malgrado la congiuntura sfavorevole.
Un ottimismo ulteriormente confermato dal 38% delle aziende sondate da WineNews che “sentono”, senza se e senza ma, molto positivo il 2013 e da un 57% comunque moderatamente ottimista: un “penso positivo” ormai, e probabilmente con qualche riflessione da operare sul piano strategico complessivo, determinato sempre più inequivocabilmente dall’export. Un “peso” quasi totalizzante, visto che, per il 95% del campione, il 2012 è stato un anno all’insegna delle crescenti vendite fuori dai confini nazionali, con un +13% sul 2011, in media, in termini di aumento di fatturato.
Le 30 cantine italiane, sondate dall’inchiesta WineNews non rappresentano un “campione scientifico”, ma si tratta comunque di un autorevole panel di aziende che sintetizza quella realtà più consolidata del comparto, composta dai marchi già affermati sui principali mercati esteri e in grado di “mordere” quelli nuovi grazie a reti commerciali solide e articolate.
Le performance più interessanti per le 30 aziende che fatturano insieme 2 miliardi di euro giungono nel 57% dei casi dalle vendite negli Stati Uniti, mercato storicamente di riferimento per il vino italiano, maturo secondo alcuni, ma che ha ribadito il suo ruolo fondamentale per le etichette del Bel Paese, nonostante la crisi che anche da New York a Los Angeles ha colpito forte. Si tratta di un mercato in cui il consumo di vino è ancora basso e, nonostante quello che si possa pensare, esistono dei margini di crescita ulteriori. In più, il vino italiano è sugli scaffali e nei ristoranti d’Oltreoceano ben posizionato e possiede una rete “culturale” e commerciale ormai consolidata. Un altro Paese dell’aria nord americana, il Canada, rappresenta per il 47% delle aziende sondate un terminale decisamente interessante. Il 38% del campione individua nella Russia un mercato in crescita e dalla domanda reattiva, specialmente nel “gioco” dei brand del luxury wine. Torna a far parlare di sé il Giappone (per il 28% delle cantine) un mercato che, probabilmente rappresenta ancora l’hub principale del vino italiano in Asia. La scommessa con il mercato cinese, i cui margini di espansione sono evidenti, ma, per il momento, altrettanto evidenti sono le sue criticità, è per il 28% delle imprese del vino italiano decisamente performante. Conferme di vitalità commerciale dal Nord Europa (per il 23% del campione) e dalla Germania, altro storico mercato per le etichette tricolori che resta fondamentale per il 19% delle aziende. L’Asia, nel suo complesso, offre buone performance commerciali per il 9% delle cantine sondate da WineNews, insieme alla Gran Bretagna, mercato storico, ma, forse, specie nel recente passato, un po’ meno vivace.
Passando ai meno “soddisfatti”, sono il 19% le aziende vinicole che hanno dichiarato una stabilità previsionali dei propri fatturati sul 2011 mentre sono il 5% quelle che invece prevedono una chiusura 2012 in flessione anche se leggera e, con la medesima percentuale, quelle che denunciano un “sentiment” negativo verso quello che accadrà nel 2013. Ancora una percentuale del 5% è quella delle cantine che ha registrato una flessione nelle esportazioni, quantificabile in un -10% sul 2011. A causare questo rallentamento, gli scambi commerciali con la Germania (23%), con il Nord Europa e la Gran Bretagna (14%), con l’Australia, il Nord America e la Svizzera (9%). Dal punto di vista geografico risulta evidente il rallentamento dei paesi europei e qualche cedimento nel Nord America, che duplica le criticità prodotte dalla crisi mondiale a partire almeno dal 2009.
Discorso a parte merita il mercato interno, dove il campione si spacca in due: per il 42% delle aziende intervistate da WineNews, anche le vendite entro i confini nazionali sono cresciute nel 2012, con una percentuale media del 9%. Il 47%, invece, dichiara una flessione con un decremento medio del 7%. Stabili le vendite per l’11% delle cantine sondate. Che il mercato italiano rappresenti una criticità pare sia un dato ormai più che consolidato. Ma a pesare non sono soltanto gli effetti della crisi. Il nuovo regime dei pagamenti anticipati di recente introduzione aggiunge nuove difficoltà, specialmente nel classico canale distributivo dell’horeca, nel quale persiste una mancanza di liquidità. Cambiano nel Bel Paese anche gli stili di vita e sembra in atto una vera propria “mutazione antropologica” che sta progressivamente spodestando la bottiglia di vino dalla sua posizione storicamente predominante. Un fenomeno che non sembra limitarsi soltanto allo stivale, ma che sta interessando anche le altre “patrie” del vino, a cominciare dalla Francia.
Se sul “fronte dei numeri”, il comparto vitivinicolo del Bel Paese non sembra soffrire più di tanto l’obbiettiva difficoltà dell’attuale congiuntura, il che può fare presumere ad un 2013 senza una sostanziale preoccupazione, è evidente che lo sguardo verso il futuro degli imprenditori del vino non può non tenere conto delle possibili criticità che sempre possono presentarsi o acuirsi. Ecco allora che, per il 38% delle cantine sondate da WineNews, resta viva l’attenzione sulle incognite economiche, per il 33% il rischio di una perdita di competitività sui mercati internazionali, per il 28% le incognite derivanti dalla politica, insieme al peggioramento ulteriore della crisi globale in atto. Il 25% del campione intervistato da WineNews, invece, continua a temere la concorrenza, specie sui mercati internazionali, insieme alla persistenza della debolezza dei consumi. Il 9% pone, invece, l’accento sui problemi valutari, guardando alla non ancora recuperata solidità dei mercati finanziari internazionali.