4 Brunello tra i 100 migliori del mondo by Luca Gardini

Sono 37 i vini italiani, tra i 100 migliori vini del mondo. E 4 di questi sono Brunello di Montalcino. A dirlo la “Classifica dei 100 migliori vini del mondo” firmata da Luca Gardini, sommelier “campione del mondo” (nel 2010), pubblicata oggi per il settimanale Panorama. “100 sogni in bottiglia”, come li ha definiti lo stesso Gardini. Se al n. 1 assoluto c’è lo Champagne Dom Pérignon Rosé Vintage 2002, tra i primi posti, al numero 13 troviamo il Brunello di Montalcino Riserva 2006 della Fattoria Poggio di Sotto. Per trovare gli altri Brunello, bisogna scorrere la classifica fino alla posizione numero 55 dove troviamo il Cerretalto 2006 di Casanova di Neri e al numero 63 il Brunello Riserva 2005 Case Basse Soldera. A chiudere la lista dei Brunello presenti è la Riserva 2006 dell’inventore del “re” del Sangiovese Franco Biondi Santi (Tenuta Greppo).

Brunello di Montalcino e Barolo come Valentino e Prada

I cinesi adorano le griffe, e anche nel vino ricercano l’idea di status symbol e lusso: insomma, Brunello di Montalcino e Barolo come Valentino e Prada. I brasiliani, amano sperimentare nuove etichette mentre i russi sono disposti a spendere grosse cifre. È questo l’identikit, stilato da www.winenews.it, uno dei siti più cliccati del mondo del vino italiano, dei nuovi consumatori mondiali, potenziali mercati di riferimento del futuro per il vino made in Italy, di cui si parlerà a Vinitaly, la rassegna internazionale di riferimento del settore di scena a Verona dal 7 al 10 aprile (www.vinitaly.com).
Il consumo mondiale di vino nel 2012 si è attestato a 245,2 milioni di ettolitri. In Europa, si è stabilizzato sui livelli del 2011, ma è fuori dai confini europei che il trend è positivo: negli Stati Uniti si dovrebbero raggiungere i 29 milioni di ettolitri (+5%) mentre la Cina ha registrato una crescita dei consumi pari al 9 per cento.
Si tratta ancora di consumi lontani da quelli europei, infatti agli oltre 37 litri italiani si contrappongono il litro scarso dei cinesi, i pochi centilitri degli indiani, il litro abbondante dei brasiliani o i circa 10 litri dei russi, ma in crescita continua. Si tratta comunque di dati spalmati su tutta la popolazione, la maggior parte della quale non beve vino. Nelle città di consumo, quelle principali e più ricche, dove si concentra chi beve vino, i consumi pro capite, infatti, si avvicinano a quelli di altri paesi consumatori.
Se è vero che le nuove potenze mondiali, i cosiddetti Paesi Bric, rappresentano un bacino potenziale di miliardi di consumatori, è altrettanto vero che non è facile entrare in questi mercati, sia perché in alcuni casi si tratta di Paesi in cui il vino non fa parte della tradizione alimentare, sia perché il made in Italy si deve scontrare con competitor internazionali particolarmente agguerriti.
A partire dalla Cina, uno dei mercati più promettenti e difficili al mondo. Qui il consumatore, nella grande maggioranza dei casi, è completamente estraneo, dal punto di vista storico e culturale, al consumo di vino. Sono relativamente pochi anni che il vino è approdato in Cina, ed è destinato, per il momento, ad una piccola nicchia di nuovi ricchi, che ricercano uno status symbol di appartenenza allo stile di vita occidentale. E’ invece faticoso far entrare il consumo di vino nelle abitudini della classe media cinese, molto conservatrice. Su un punto tutti i produttori italiani che stanno lavorando con la Cina sono concordi: i tempi di reazione al vino, quello italiano in particolare, sono lenti, perché i vini-icona sono soprattutto quelli francesi, presenti in Cina da oltre vent’anni, mentre le nostre etichette devono ancora accreditarsi definitivamente in questo senso. E ci vuole il sistema-Italia a dare una mano, come ha fatto la Francia per i suoi produttori.
Diverso il caso della Russia: il consumatore di vini italiani appartiene ad un target medio-alto e cosmopolita, residente in prevalenza nelle grandi città come Mosca e San Pietroburgo, e abituato a viaggiare, spesso in Italia. Anche per i russi le nostre etichette rappresentano uno status symbol, legato al lifestyle italiano. Grazie a frequentazioni assidue del nostro Paese, conoscono sempre più le denominazioni e i terroir di casa nostra e, anche se sono disposti a spendere grandi cifre, lo fanno sempre più con cognizione di causa: amano sfoggiare, quindi, ma non sono disponibili a farsi ingannare.
In Brasile, invece, l’interesse per il vino sta crescendo lentamente, ma con costanza: qui le bevande tradizionali sono infatti la birra e la cachaça, rispettivamente con 54 litri e 11 litri pro capite annui, mentre il vino si attesta sui 2,5 litri a persona. Il Brasile, essendo anche produttore, sta promuovendo azioni interne per incrementare il consumo responsabile di vino. Qui a bere vino sono sicuramente la nicchia dei più abbienti, ma anche la nuova classe media, che prima non esisteva e che oggi è sempre più informata e preparata. Rimane invece totalmente estranea al consumo di vino la grande massa della popolazione. Il vino italiano – l’Italia è il quarto esportatore in Brasile, con una quota di mercato del 14 per cento circa – gode di un’immagine privilegiata tra i consumatori brasiliani, anche per la vicinanza culturale con l’Italia, grazie ai molti immigrati provenienti dal nostro Paese. Il vino toscano fa la parte del leone, in particolare il Chianti, ma sono molto diffusi anche Prosecco e Lambrusco. Resta una criticità il pesante sistema di dazi che rende il mercato verdeoro tra più cari al mondo.
Infine, l’India: un mercato che si è appena aperto al vino, e in cui il target dei consumatori è in espansione, anche se ancora di nicchia, soprattutto a causa di un elevatissimo sistema di tassazione che seleziona i potenziali acquirenti, appartenenti ad una classe economica di livello molto alto. Anche qui il vino si ordina e si beve soprattutto nei ristoranti e negli hotel di lusso, ma grazie alla lunga tradizione coloniale di stampo anglosassone le abitudini occidentali sono, rispetto alla Cina, molto più diffuse ed accettate.

Tim Atkin “classifica” il 2008 e la Riserva 2007

“Il 2008 è un classico, riflette le differenze che da zona a zona, nelle varie altitudini il Sangiovese acquisisce naturalmente. La Riserva 2007, pur non raggiungendo il 2006 e il 2004, risulta comunque piacevole”. Così Tim Atkin, “Master of Wine” e giornalista de “L’Economist”, introduce la sua personale classifica dei Brunello appena usciti. Per il 2008, i più apprezzati da Atkin sono Cerbaiona, Poggio di Sotto e Salvionia quota 97 punti e Mastrojanni con il cru Schiena d’Asino a 96. Per la Riserva 2007, 98 punti vanno a Poggio di Sotto, seguito da Conti Costanti con 97 e Casanova di Neri (Cerretalto) e Fuligni con 96 punti.

Focus: Le classifiche di Tim Atkin

Top 80 Brunello di Montalcinos 2008 Vintage

97 punti:
2008 Cerbaiona Brunello di Montalcino
2008 Poggio di Sotto Brunello di Montalcino
2008 Salvioni Brunello di Montalcino
96 punti:
2008 Mastrojanni Brunello di Montalcino, Vigna Schiena d’Asino
95 punti:
2008 Altesino Brunello di Montalcino, Montosoli
2008 Conti Costanti Brunello di Montalcino
2008 Mastrojanni Brunello di Montalcino, Vigna Loreto
2008 Stella di Campalto Brunello di Montalcino
94 punti:
2008 Casanova di Neri Brunello di Montalcino, Tenuta Nuova
2008 Fornacina Brunello di Montalcino
2008 Gianni Brunelli Brunello di Montalcino
2008 La Velona Brunello di Montalcino
2008 Le Gode Brunello di Montalcino
2008 Lisini Brunello di Montalcino
2008 Mastrojanni Brunello di Montalcino
2008 Pieve Santa Restituta Brunello di Montalcino, Sugarille
2008 Salicutti Brunello di Montalcino, Piaggione
2008 Talenti Brunello di Montalcino
2008 Valdicava Brunello di Montalcino

Top 50 Brunello di Montalcino 2007 Riservas

98 punti:
2007 Poggio di Sotto Brunello di Montalcino Riserva
97 punti:
2007 Conti Costanti Brunello di Montalcino Riserva
96 punti:
2007 Casanova di Neri Brunello di Montalcino, Cerretalto
2007 Fuligni Brunello di Montalcino Riserva
95 punti:
2007 Gianni Brunelli Brunello di Montalcino Riserva
2007 Lisini Brunello di Montalcino, Ugolaia
94 punti:
2007 Barbi Brunello di Montalcino Riserva
2007 Canalicchio (Franco Pacenti) Brunello di Montalcino Riserva
2007 Caparzo Brunello di Montalcino Riserva, La Casa
2007 Fornacina Brunello di Montalcino Riserva
2007 Il Poggione Brunello di Montalcino Riserva, Vigna Paganelli
2007 La Velona Brunello di Montalcino Riserva
2007 Lisini Brunello di Montalcino Riserva
2007 Mocali Brunello di Montalcino Riserva
2007 Talenti Brunello di Montalcino Riserva
2007 Valdicava Brunello di Montalcino Riserva, Madonna del Piano

 

WSA 2013: argento per Grappa di Brunello Mastrojanni by Nannoni

“World Spirits Award” by Wolfram Ortner, la classifica delle migliori distillerie e dei migliori alcolici prodotti al mondo, compie 10 anni e, per l’occasione ha preso in considerazione più prodotti, più categorie, più distillerie, più paesi, più medaglie, più “Spirits of the Year” … insomma, più premi. E, per la categoria Master-Class Distillery 2013, grazie anche ai suoi prodotti – tra i quali l’argento se lo aggiudica la grappa di Brunello Riserva Mastrojanni – va alla Nannoni Grappe Srl di Paganico. Qui, molte delle cantine di Montalcino che producono grappa proveniente dalle vinacce del Brunello, affidano la produzione del proprio distillato. Un bel riconoscimento, per Mastrojanni e Nannoni che arriva in un settore, quello degli “spiriti”, non molto attivo in Toscana, che è conosciuta soprattutto per i suoi “rossi” e soprattutto per il Brunello.

Osteria Brunello festeggia il Leccio d’Oro con Canalicchio di Sopra

Dopo essersi aggiudicata l’edizione 2013 del “Leccio d’Oro” per la carta dei vini che meglio rappresenta e valorizza non solo il “re” del Sangiovese ma anche tutti i vini prodotti nel territorio di Montalcino, l’“Osteria Brunello” ha deciso di festeggiare il riconoscimento, ritirato a Montalcino durante Benvenuto Brunello lo scorso 23 febbraio, con una serata in compagnia di una delle cantine più rinomate del territorio. L’appuntamento con Tunde Pecsvari, maitre, somellier e proprietaria del locale e con Canalicchio di Sopra, è per domenica 10 marzo nell’osteria milanese, quando il giovane produttore Francesco Ripaccioli guiderà una degustazione, non solo dei prodotti appena immessi sul mercato, ma anche delle vecchie e prestigiose annate della cantina di Montalcino.

“Taste of Italy”, la Cultura Italiana negli Stati Uniti con Frescobaldi

C’è anche il Brunello di Montalcino by Marchesi De’ Frescobaldi tra le eccellenze dell’enogastronomia italiana presenti a “Taste of  Italy”, iniziativa che si inaugura proprio oggi a New York, inserita nel programma dell’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti – un viaggio lungo un anno con più di 180 eventi che costelleranno tutto il 2013, per celebrare le eccellenze del Belpaese nel mondo e per raccontare e promuovere l’Italia, per coinvolgere ed emozionare gli americani, per rafforzare i legami tra i due Paesi e per crearne di nuovi – organizzato dal Ministero degli Affari Esteri dall’Ambasciata d’Italia a Washington e dai nostri Consolati negli USA ed inaugurato lo scorso dicembre. E tra le sette eccellenze dell’Enogastronomia Italiana che portano avanti il progetto e che porteranno negli Stati Uniti i sapori, l’arte e la magia del vivere all’italiana ci sono S.Pellegrino, Frescobaldi, Donnafugata, Masi, Berlucchi, Alma e lo chef tre stelle Michelin Massimo Bottura.
Tre appuntamenti nei tre più importanti poli culturali degli Stati Uniti – New York, Washington e Los Angeles – per celebrare la cultura italiana della buona tavola, attraverso alcuni dei prodotti più amati ed apprezzati all’estero, interpretati dallo chef italiano che più si è distinto nel panorama dell’alta cucina internazionale. Un viaggio dedicato ai territori italiani per un’esperienza culinaria unica: un modo di raccontare il Bel Paese attraverso i sapori della tradizione, gli ingredienti genuini e il gusto tipicamente italiano.
E oggi, al grido, lanciato da Bottura e dalle sei aziende sue partners in questa iniziativa, “Come to Italy with US” inizia il viaggio con il primo dei tre appuntamenti, di scena a New York presso l’ICC, International Culinary Center, che vedrà, oltre alla presenza della stampa e di personalità illustri, anche la partecipazione del Console d’Italia a New York, Natalia Quintavalle. Il secondo appuntamento si terrà invece a Washington D.C. il 6 marzo nell’elegante cornice di Villa Firenze, Residenza dell’Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti. Il padrone di casa – l’Ambasciatore Claudio Bisogniero – inviterà personalità di spicco del mondo istituzionale. L’ultimo degli appuntamenti sarà il 10 marzo a Los Angeles – nell’esclusivo quartiere di Bel Air – dove il Console Generale a Los Angeles, Giuseppe Perrone, e i signori John e Joan Hotchkis ospiteranno personalità illustri provenienti dal mondo enogastronomico, artistico e cinematografico.

Gardini, il “cavaliere” del Brunello

“Credo che ogni vendemmia vada giudicata a sè, non può essere paragonata alle annate precedenti. Per quanto riguarda un vino importante come il Brunello, ritengo che ne vada interpretata l’evoluzione. La maggior parte delle aziende ha lavorato bene, e nel tempo darà delle soddisfazioni”. Così Luca Gardini, uno dei più riconosciuti sommelier italiani e “Miglior Sommelier del Mondo nel 2010”, autore proprio oggi di un articolo “Benvenuto Principe Brunello” sul quotidiano “La Gazzetta dello Sport”.
“Il 2008 non è l’annata del secolo – continua Gardini – ma ho trovato un livello medio molto buono e alcune eccellenze. Ci sono punte di acidità e una trama tannica così raffinata che mi fa immaginare una lunghissima vita per queste bottiglie e credo che il meglio lo daranno più avanti, sorprendendoci. I Brunello Riserva sono il frutto di un’annata complessa e potente. Si possono apprezzare subito ma hanno il fiato per arrivare lontano. A “Benvenuto Brunello” mi sono trovato benissimo, sono molto bravi – conclude Luca Gardini – nell’organizzazione. E poi amo Montalcino. E’ una delle “mete del vino” che preferisco”.