Consorzio del Brunello, tutti i voti dei consiglieri

Ecco tutti i numeri che hanno caratterizzato le operazioni di voto e che hanno visto coinvolti più di 200 produttori di Brunello di Montalcino. I voti risultano suddivisi, come da statuto, tra le tre categorie (imbottigliatori, viticoltori e vinificatori), a cui appartengono i produttori.

Focus – Tutti i voti, consigliere per consigliere
Imbottigliatori
Bindocci Fabrizio (Il Poggione) 159 voti
Cencioni Patrizio (Capanna) 156 voti
Ripaccioli Francesco (Canalicchio di Sopra) 132 voti
Nardi Emilia (Tenute Silvio Nardi) 116 voti
Losappio Bernardo (Villa Le Prata) 106 voti
Cinelli Colombini Donatella (Donatella Cinelli Colombini) 100 voti
Rubegni Adriano (Podere La Vigna) 97 voti
Lisini Baldi Carlo Arturo (Lisini) 96 voti
Morlacchetti Ermanno (Castelgiocondo) 92 voti
Schwarz Fabian (La Magia) 92 voti
Machetti Andrea (Mastrojanni) 90 voti
Pacenti Giancarlo (Siro Pacenti) 68 voti
Fanti Elisa (Tenuta Fanti) 67 voti
Zannoni Gioberto (La Fortuna) 67 voti
Costanti Andrea (Costanti) 65 voti
Cinelli Colombini Stefano (Barbi) 57 voti
Cencioni Patrizia (Solaria) 56 voti
Orzalesi Guido (Altesino) 47 voti
Marone Cinzano Francesco (Col d’Orcia) 46 voti
Giannelli Roberto (San Filippo) 30 voti
Cantini Francesco (Piombaia) 24 voti
Moretti Roberto (Querce Bettina) 24 voti
Gabelli Giorgio (Argiano) 23 voti
Furi Enrico (Pinino) 19 voti
Biasi Nicola (Poggio San Polo) 15 voti
Monaci Francesco (Agostina Pieri) 9 voti
Viticoltori
Bucci Marcello (Collemattoni) 130 voti
Cuccia Mario (Campogiovanni) 105 voti
Zannoni Gioberto (La Fortuna) 28 voti
Valiani Simonetta (Le Chiuse) 26 voti
Colleoni Marino (Santa Maria) 18 voti
Marone Cinzano Francesco (Col d’Orcia) 15 voti
Cinelli Colombini Donatella (Donatella Cinelli Colombini) 14 voti
Campinoti Riccardo (Le Ragnaie) 13 voti
Lisini Baldi Carlo Arturo (Lisini) 13 voti
Biasi Nicola (Poggio San Polo) 12 voti
Gabelli Giorgio (Argiano) 12 voti
Cantini Francesco (Piombaia) 10 voti
Monaci Francesco (Agostina Pieri) 9 voti
Furi Enrico (Pinino) 8 voti
Moretti Roberto (Querce Bettina) 8 voti
Vinificatori
Mulinari Francesco (L’Aietta) 98 voti
Bernazzi Gianni (Bellaria) 93 voti
Biasi Nicola (Poggio San Polo) 31 voti
Cinelli Colombini Donatella (Donatella Cinelli Colombini) 26 voti
Valiani Simonetta (Le Chiuse) 25 voti
Zannoni Gioberto (La Fortuna) 25 voti
Lisini Baldi Carlo Arturo (Lisini) 19 voti
Gabelli Giorgio (Argiano) 16 voti
Marone Cinzano Francesco (Col d’Orcia) 12 voti
Cantini Francesco (Piombaia) 11 voti
Moretti Roberto (Querce Bettina) 11 voti
Furi Enrico (Pinino) 6 voti
Monaci Francesco (Agostina Pieri) 6 voti

Chi sono i nuovi consiglieri del Brunello

Bernazzi Gianni (Bellaria), Cuccia Mario (Campogiovanni), Ripaccioli Francesco (Canalicchio di Sopra), Cencioni Patrizio (Capanna), Morlacchetti Ermanno (Castelgiocondo), Bucci Marcello (Collemattoni), Cinelli Colombini Donatella (Donatella Cinelli Colombini), Bindocci Fabrizio (Il Poggione), Mulinari Francesco (L’Aietta), Schwarz Fabian (La Magia), Lisini Baldi Carlo Arturo (Lisini), Machetti Andrea (Mastrojanni), Rubegni Adriano (Podere La Vigna), Nardi Emilia (Tenute Silvio Nardi), Losappio Bernardo (Villa Le Prata): sono questi i “nuovi consiglieri del Brunello”, ovvero coloro che guideranno il Consorzio, uno tra gli organi più importanti del territorio, per i prossimi tre anni. Una giornata importante, quella di oggi per Montalcino, che ha visto più di 200 produttori impegnati nel voto.
Il candidato che risulta essersi aggiudicato il maggior numero di consensi è il presidente uscente Fabrizio Bindocci con 159 voti.
Nessun cambio, invece, per la terna dei sindaci revisori dei conti: restano in carica il presidente Silvestro Maddau, Carlo Ravagni e Paolo Monti.
Rimane solo di conoscere il nome del futuro presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino; e per saperlo, bisogna, però, attendere, presumibilmente la settimana prossima, quando il nuovo consiglio direttivo si insedierà e eleggerà il futuro presidente del Consorzio.

Tracciabilità del Brunello: le ultime ricerche in campo genomico e chimico-analitico

C’erano alcuni dei ricercatori più noti e importanti d’Italia al convegno che si è tenuto oggi al Teatro degli Astrusi di Montalcino, promosso dal Consorzio del Brunello: “Tracciabilità del Sangiovese a Montalcino: ricerche e sperimentazioni per l’identificazione dell’origine”, in cui sono state messe a confronto le linee di ricerca più avanzate che si stanno muovendo dentro a questo percorso affascinante, che ha nella metodica genomica e in quella chimico-analitica i suoi punti di riferimento. La domanda a cui si è cercato di rispondere è se sia possibile rintracciare in un vino, magari invecchiato, il vitigno e/o i vitigni di origine. La risposta è affermativa, ma la ricerca più avanzata non ha ancora individuato un metodo assolutamente infallibile per questo tipo di rilevazione. E quali sono i metodi più efficaci per questo tipo di indagine? Sia l’analisi del profilo antocianico che il test del Dna non sono infatti infallibili.
“L’analisi del profilo antocianico delle uve è ormai un metodo consolidato – ha spiegato Fulvio Mattivi, ricercatore di Fondazione Edmund Mach Istituto di San Michele all’Adige – tanto è vero che per i vini giovani la cromatografia liquida è un metodo già validato dall’Oiv (Eno 22/2003)”. E per stabilire il profilo antocianico nei vini invecchiati? “Il metodo e la ricerca su cui stiamo lavorando – continua Mattivi – parte da un’analisi “in tracce” perché gli antociani reagiscono con le altre sostanze e quindi vengono come “inquinati”. Siamo però arrivati a correlazioni statistiche significative dei pigmenti antocianici con quelli dell’uva anche nei vini invecchiati monovarietali, in testa i Brunello di Montalcino. È ancora un work in progress, ma una certezza nella comparazione di campioni ottenuti da blend non ci sarà mai. Un po’ della nebbia si è però diradata – ha concluso Mattivi – e questo ci fa ben sperare per il futuro della nostra ricerca”.

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Sul fronte dell’analisi genomica, l’amplificazione degli acidi nucleici (metodo PCR), ovvero il test del Dna praticato in molte delle recenti indagini su fatti di sangue, tanto per capirci, “è un test in vitro che ricostruisce il Dna e che è molto usato e possiede già valore legale – spiega Rita Vignan,i ricercatrice di Serge-genomics dell’Università di Siena – e sta progressivamente diventando un metodo che riesce a portare dei risultati anche nel caso in cui il Dna sia estremamente compromesso, come dimostrano le sue applicazioni in archeologia e paleontologia. In questo senso è possibile applicarlo anche al vino, benché sia ancora aperto il dibattito sulla effettiva possibilità di estrarre del Dna dal vino, visto l’alto rischio di contaminazione con altri acidi nucleici (lieviti , batteri, ecc.). Nei vini monovarietali anche invecchiati abbiamo ottenuto risultati significativi e il test del Dna funziona, mentre sui blend è praticamente impossibile scendere sotto il 10% di utilizzo di un’altra varietà. Insomma – conclude Vignani – la fase attuale dovrebbe invitarci a lavorare per far incrociare i vari metodi, perché un metodo scientifico infallibile non esiste”.
Per Stella Grando, ricercatrice di Fondazione Edmund Mach Istituto di San Michele all’Adige, invece, “il Dna è una molecola molto difficile da recuperare nel vino. I risultati scientifici del test del Dna sul vino non sono riproducibili e non si prestano a determinazioni quantitative. Evidentemente però ci sono degli interessanti sviluppi, specialmente nel campo della meta genomica e dell’analisi microbiologica del Dna delle altre componenti del vino. Naturalmente – conclude Grando – un conto è un lavoro per determinare uno strumento di controllo, un conto è un lavoro per ampliare la conoscenza. Quest’ultima mi sembra la vera attività del ricercatore”.
Da ultimo, ma non per importanza, lo stato dell’arte sull’analisi dei rapporti tra isotopi di bioelementi (idrogeno, carbonio, ossigeno) che viene utilizzata ormai da vent’anni per verificare l’autenticità del vino e l’origine dichiarata in etichetta. “Le verifiche – spiega Federica Camin, ricercatrice di Fondazione Edmund Mach Istituto di San Michele all’Adige – si basano sul confronto dei valori isotopici del campione con quelli di una banca dati ufficiale: ogni anno un numero di campioni rappresentativo della produzione vinicola di ciascuno stato membro viene ufficialmente raccolto ed analizzato. La banca dati permette di avere annualmente i dati isotopici di riferimento di campioni autentici, e su questa base di definire i limiti legali dei dati isotopici per i prodotti di ciascun Paese e ciascuna sottozona e nel caso di un numero significativo di campioni, di ciascuna denominazione”.
Uno sforzo anticipatore quello del Consorzio del Brunello che mette in campo anche una richiesta chiara e inequivocabile: perché il vino tricolore riesca ad elevare il suo livello d’eccellenza la ricerca scientifica è decisamente insostituibile. Certo, l’impegno economico in progetti analoghi è oneroso, ma necessario se vogliamo che i nostri prodotti siano sempre più capaci di rappresentare una garanzia indiscutibile e un segno distintivo del made in Italy per i consumatori di tutto il mondo.

 

 

Donatella Cinelli Colombini presidente Doc Orcia

Nuova governance per la Doc Orcia, la giovane denominazione nata il giorno di San Valentino del 2000 ed estesa su 13 comuni: Buonconvento, Castiglion d’Orcia, Pienza, Radicofani, San Giovanni d’Asso, San Quirico d’Orcia, Trequanda e parte di Abbadia San Salvatore, Chianciano Terme, Montalcino, San Casciano dei Bagni, Sarteano e Torrita di Siena, cambia il volto e l’esperienza della presidente, restando ancorata alla leadership femminile. A Donella Vannetti succede la “signora del Brunello” Donatella Cinelli Colombini eletta ieri sera presidente della denominazione “più bella del mondo” in un territorio iscritto nel patrimonio dell’Umanità Unesco. “I vini sono davvero buoni e manifestano tutto l’impegno e la passione dei produttori che nella stragrande maggioranza fanno tutto direttamente: dalla vigna alla vendita delle bottiglie”, così Donatella Cinelli Colombini, sottolinea come, in un mondo globalizzato, la Doc Orcia resta il vino concepito e amato come “prodotto familiare” anche se sono presenti e attivi importanti consulenti agronomi ed enologi impegnati nella produzione di Orcia Rosso, con almeno il 60% di Sangiovese, e Orcia Sangiovese entrambi anche nella tipologia Riserva, Orcia bianco, rosato e Vin Santo. Un vino prodotto in un territorio, ben 13 i comuni iscritti, che trae dal turismo il principale motore economico come dimostrano 1.800.000 presenze turistiche registrate solo lo scorso anno. “Proprio la bellezza del territorio della Doc Orcia e i turisti che ogni anno vengono a visitarlo sono – secondo Donatella Cinelli Colombini – la principale destinazione commerciale della giovane denominazione, nata fra due colossi come il Brunello di Montalcino e il Vino Nobile di Montepulciano”. Un “colosso”, il Brunello di Montalcino che da sempre vede Donatella Cinelli Colombini impegnata in prima persona come produttore e come membro del consiglio d’amministrazione del Consorzio, ricoprendo, tutt’oggi, la carica di vice presidente. Impegni da cui sembra non volersi allontanare: “assolutamente no, le mie radici sono nella terra del Brunello”. E, aspettando di vedere quali saranno i futuri sviluppi di entrambe le denominazioni, ecco tutte le nuove nomine del Consorzio Doc Orcia di cui fanno parte 37 aziende, 29 delle quali imbottigliano con marchio proprio: nel nuovo Consiglio di Amministrazione della Doc Orcia  siedono 8 membri, tra cui Andrea Bruni (vicepresidente) agronomo consulente di Podere Forte di Castiglion d’Orcia, Roberto Terzuoli dell’azienda Sasso di Sole Torrenieri – Montalcino, Paolo Salviucci Cantina Campotondo di Castiglion d’Orcia, Marco Capitoni dell’omonima azienda di Pienza, Antonio Rovito dell’azienda Val d’Orcia Terre Senesi  di Castiglion d’Orcia, Gabriella Giannetti dell’azienda San Savino ancora di Castiglion d’Orcia, Emanuele Bizzi direttore dell’azienda agricola Trequanda  e Giuseppe Olivi dell’azienda Le Buche  di Sarteano.

Tracciabilità del Sangiovese a Montalcino: il Consorzio ne discute in un convegno

Tracciare il Sangiovese contenuto in ciascuna bottiglia di Brunello per garantirne in modo scientifico l’origine. È questa la sfida lanciata dal Consorzio del Brunello che, per la prima volta, riunisce a Montalcino i massimi esperti del settore per discutere sui metodi che attualmente possono essere utilizzati per tracciare scientificamente un vino dalle caratteristiche particolari come il Brunello. Un obiettivo ambizioso che dia un ulteriore segnale di eccellenza e attenzione verso il mercato della grande enologia italiana.
L’appuntamento è fissato per venerdì 24 maggio a partire dalle 9 al Teatro degli Astrusi di Montalcino con il convegno “Tracciabilità del Sangiovese a Montalcino: ricerche e sperimentazioni per l’identificazione dell’origine”, quando produttori, tecnici ed enologici s’incontreranno per discutere i risultati delle ricerche condotte dai team di esperti che hanno lavorato con il metodo del profilo antocianico, con quello degli isotopi stabili e mediante test del DNA.
I lavori saranno trasmessi in diretta streaming sull’homepage del sito del Consorzio www.consorziobrunellodimontalcino.it e sul blog brunello.tv. Inoltre, per poter intervenire al dibattito, è attiva l’email del Consorzio info@consorziobrunellodimontalcino.it cui inviare le domande. Le richieste potranno pervenire dalle ore 9 di lunedì 20 maggio alle ore 11.30 di venerdì 24.
Per l’occasione sarà presente anche il Presidente di Federdoc Riccardo Ricci Curbastro a dimostrazione che la tracciabilità delle uve è un tema caro a tutto il mondo enologico e che Montalcino si conferma un esempio nel panorama delle DOCG italiane.
Come sottolinea il Presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci “la notorietà e l’autorevolezza raggiunte dal Brunello ci hanno spinti ad essere all’avanguardia a livello internazionale anche in tema di tracciabilità. Oltre a vendere un sogno lo dobbiamo anche certificare, e vogliamo essere i primi a farlo in modo scientifico. Proporremo il nostro, ma siamo aperti anche ad atri metodi, ricordando però che tutti sono importanti purché dimostrabili scientificamente”.

Programma del convegno:

Dopo i saluti e l’introduzione del Presidente del Consorzio del Brunello Fabrizio Bindocci e del sindaco di Montalcino Silvio Franceschelli, il convegno affronterà i seguenti temi:

- “I controlli e la tutela dei consumatori” con l’intervento di Emilio Gatto, Direttore generale della prevenzione e del contrasto alle frodi agro-alimentari del Dipartimento ICQRF del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali;

- “I controlli e la tutela dei produttori di vino e dei loro consorzi” con Riccardo Ricci Curbastro, Presidente Federdoc;

- “Tracciabilità del Sangiovese per la produzione del Brunello di Montalcino con il metodo del profilo antocianico” con Fulvio Mattivi della Fondazione Edmund Mach – Istituto di San Michele all’Adige;

- “Rintracciabilità delle impronte genetiche del vitigno nel vino mediante test del DNA”, con Rita Vignani di Serge Genomics del Dipartimento di Scienze della vita dell’Università di Siena;

- “La tracciabilità del Sangiovese nel vino Brunello di Montalcino attraverso il test del DNA” con Stella Grando della Fondazione Edmund Mach dell’Istituto di San Michele all’Adige;

- “La tracciabilità dell’origine del vino Brunello di Montalcino con il metodo degli isotopi stabili”, con Federica Camin della Fondazione Edmund Mach dell’Istituto di San Michele all’Adige.

Le conclusioni sono affidate a Gianni Salvadori, Assessore all’Agricoltura della Regione Toscana.