Un quarto delle cantine italiane al top su internet è attiva anche a Montalcino

Per ora più quantità che qualità su social network e siti aziendali ma, a puntare sulle opportunità legate all’ottimizzazione dei contenuti per mercati chiave, sviluppo dello storytelling ed e-commerce, ci sono importanti brand che rappresentano anche i vini di Montalcino. A dirlo l’indagine, su parametri quantitativi e qualitativi, firmata da FleishmanHillard (http://fleishman.it), società di consulenza strategica con oltre 80 offici nel mondo e parte del Gruppo Omnicom, che ha analizzato fino al novembre 2013 la presenza e le attività online delle prime 25 aziende vinicole italiane per fatturato, secondo l’ultima indagine di Mediobanca, che mette in evidenza come un quarto delle etichette siano anche “made in Montalcino”. A partire dal podio, infatti, dove svetta, tra siti aziendali e attività sui social network, Frescobaldi (a Montalcino guida CastelGiocondo), seguito da Masi e Mezzacorona. A seguire il terzetto, in ordine, nella “top 10”, ci sono Santa Margherita, Antinori (che a Montalcino conta Pian delle Vigne), Zonin, Cavit, Gruppo Campari, La-Vis, Giordano Vini e Banfi. Al n. 13 Ruffino (presente a Montalcino con Greppone Mazzi) e al n. 19 Caviro (con Cantina di Montalcino). Una ricerca che, al di là della classifica, racconta in panorama che, per ora, “offre più quantità che qualità – ha commentato Alessandra Fremondi, Senior Consultant e responsabile dell’area Food&Beverage di FleishmanHillard Italia – su social network e siti aziendali. Si evidenzia il dinamismo e la capacità di cambiamento del settore vinicolo italiano. Tuttavia il processo di digitalizzazione è ancora di fase di consolidamento e, per ora, il comparto sembra essere più caratterizzato dalla quantità che dalla qualità, pur non mancando casi di eccellenza le principali opportunità che vediamo sono rappresentate da strategie di comunicazione basate su un adeguato storytelling, dall’e-commerce e, soprattutto in ottica esportazione, dalla capacità di rispondere alle peculiarità digital dei diversi mercati, inclusi motori di ricerca e social network”. Tra le curiosità, guardando al dettaglio dei social più utilizzati, Cavit è quella più seguita su Facebook, con oltre 150.000 fans (davanti a Mezzacorona, Frescobaldi, Giordano Vini e Zonin), Campari quella con più iscritti, 80, al proprio canale YouTube (seguita da Frescobaldi, Santa Margherita, Giordano Vini e Antinori), mentre su Twitter, con oltre 6.000 followers, primeggia Mezzacorona (davanti a Santa Margherita, Frescobaldi, Banfi e Antinori). Dalla ricerca emerge, però (come peraltro registrato negli anni da WineNews, con la sua classifica dei siti migliori “Cantine in Web”, all’edizione n. 13), come manchi ancora una strategia sull’ottimizzazione dei siti per essere meglio individuati dai motori di ricerca, e come l’e-commerce sia esplorato da un esiguo numero di aziende (solo 1 su 25, nel caso della classifica). Ancora, sebbene ormai tutte le cantine abbiamo capito l’importanza di rendere fruibile il proprio sito dai dispositivi mobili, che ormai sono usati dal 41% della popolazione italiana attiva sul web, secondo i dati di Iab Italia, sui social c’è ancora tanto da lavorare: al di là di Facebook, YouTube e Twitter, che sono, nell’ordine, i più utilizzati, l’analisi quantitativa ha dimostrato che le potenzialità di Pinterest e Instagram, i due social network più giovani e dove l’immagine ha un ruolo fondamentale, vengono sfruttati in minima parte, essendo canali ad ora presidiati soltanto dal 28% del campione in esame. “L’analisi qualitativa focalizzata sulla frequenza di aggiornamento ha evidenziato, invece – si legge in una nota – che solo il 64% delle aziende analizzate ha pubblicato un post sulla propria pagina Facebook nell’ultima settimana presa in considerazione; in Twitter, nel 99% dei casi l’ultimo tweet è invece avvenuto negli ultimi sette giorni. Infine, nel canale YouTube del 34% delle aziende vinicole l’ultimo video risale agli ultimi 6 mesi presi in esame”.

Brunello Appointments

Archiviato “Benvenuto Brunello”, il Consorzio già guarda oltre: a marzo volerà in Canada per portare il “re del Sangiovese” al Wine Tasting (che si sposta, poi, in Brasile a maggio, in Russia in giugno, in Italia a ottobre, in Giappone a novembre e in Cina a dicembre) e a Düsseldorf per il Prowein. In aprile non può mancare Vinitaly, la più grande manifestazione enologica d’Italia. A fine maggio è prevista la presenza di Montalcino e del suo nettare a Hong Kong per Vinexpo e a settembre “Incoming Enoteche Vinarius”, e questa volta il Consorzio gioca in casa.

Montalcino e la vite: la storia che segna il futuro

“Lo studio della storia è imprescindibile per comprendere e affrontare nelle sue problematiche il presente – spiega il professor Alfio Cortonesi (Università Tuscia) – e non è neppure da spiegare come Montalcino rappresenti il luogo simbolo del legame con la terra, l’agricoltura, la coltivazione della vite e la produzione di vino”. Ed è proprio a Montalcino, un territorio impervio, isolato ma dalle risorse smisurate, che, da sempre, si sono sviluppate personalità capaci, idee brillanti, che hanno portato, nonostante tutto, questo territorio, nei secoli, a dialogare con il mondo. Un luogo ricco, vocato all’agricoltura, ma anche all’arte, all’artigianato e alla ricerca. La coltivazione della vite riguarda il territorio di Montalcino da sempre e ciò è dovuto a diversi fattori. Se le caratteristiche morfologiche, geologiche e climatiche risultano essere perfette per la coltivazione della vite, il lavoro dell’uomo ha fatto in modo che crescesse dando buoni frutti. Ma la storia della vite, a Montalcino, non è sempre stata legata al Brunello. Anche se oggi è il prodotto principe del territorio, la coltivazione del Sangiovese, è abbastanza recente e affonda le proprie radici, in casa Biondi Santi, solo alla fine dell’Ottocento.

La parola ai produttori

Il 2009 per i produttori? “È ottimo” spiega Bindocci, presidente del Consorzio, per Elisabetta Borgogni (Madonna Nera): “aumenta la produzione”. “Complimenti ai produttori” dice Nussbaum (San Polino) perchè “il 2009 – per Biasi (San Polo) – dimostra che siamo un paese di viticoltori”. Per Talenti è “buono” e di “qualità” per Marco Cortonesi (La Mannella). “Eccellente” per Campinoti (Le Ragnaie), “pronto” per Salvioni e Caprili. Per Moretti (Querce Bettina) “difficile” ma “interessante” dice Ratto (Pian delle Vigne) e per Vannoni (Crocedimezzo) “soddisfacente”. “In linea con le attese” per Belingardi (Villa Poggio Salvi). “Piacevole” per Violante Gardini (Donatella Cinelli Colombini). Per Cantini e Fanelli di Camigliano “ottimo”. “Elegante” conclude Giovanna Neri (Col di Lamo).

Annata 2009 e Riserva 2008: i giudizi dei critici

Il 2009 secondo i critici presenti a Benvenuto Brunello? “Un’annata non omologabile” per Antonio Paolini de Il Messagero e Gambero Rosso; “divertente” per Andrea Gori di Intravino; “profumi che non cedono nel palato” per Leonardo Romanelli; “emergono le zone fresche” per Claudio Corrieri de l’Espresso; “vini piacevoli” per Franco Pallini di WineNews; “vini già approcciabili” per Gianni Fabrizio di Gambero Rosso; “interessante e soddisfacente” per Paolo Massobrio di La Stampa; “immediata” per Antonio Boco di Gambero Rosso e WineNews; “mostra cenni interessanti” per Giancarlo Gariglio di Slow Wine; “pronta” per Stefania Vinciguerra di Doctor Wine; “non comprensibile adesso” per Richard Baudains di Decanter; “difficile” per Massimo Billetto di Bibenda; “non da invecchiamento” per Walter Speller di Purple Pages; “buona qualità” per Ronny Lau Wai Man; “una sorpresa” per Alexander Magrutsch di Wein Pur; “alcuni vini si distinguono” per Dmitry Fedotov di Indipendent Wine Club; “elegante” per Sarka Duskova di Vino Revue; “attraente e morbida” per Timothy John Atkin di Gourmet Traveller Wine; “da bere presto” per Nicholas Belfrauge di Vinexus. Piace e non piace la Riserva 2008 che ha “forza ed energia insospettabili” per Andrea Gori; “sentori minerali e carnosi” per Leonardo Romanelli; è “austera” per Antonio Paolini; “elegante” per Gianni Fabrizio; “più fresca del 2009” per Giancarlo Gariglio; “non un’annata da Riserva” per Antonio Boco; “porta il nome di Riserva ma forse non era tale” per Paolo Massobrio; “mantiene le premesse ” per Franco Pallini; “buona annata” per Stefania Vinciguerra; “livello medio elevato” per Massimo Billetto; “meglio l’annata” per Walter Speller e Alexander Magrutsch e “ più adatta ai giornalisti che ai consumatori” per Timothy John Atkin. Così alcune delle firme italiane e straniere ieri a Montalcino a dimostrare ancora una volta l’amore, la passione e l’interesse che ruota intorno al Brunello.



A Montalcino con Carlo d’Inghilterra

Il Principe Carlo d’Inghilterrra, notoriamente un grande amante della Toscana e dei suoi vini – prestigiose annate di Brunello sono state spesso servite alle cene ufficiali della Regina Elisabetta a Buckingam Palace – non poteva farsi mancare Montalcino nei suoi numerosi viaggi nella regione. Carlo approdò qui la prima volta negli anni ’80, in compagnia dei marchesi Bona e Vittorio Frescobaldi. Nel primo giorno del suo soggiorno a Montalcino – da allora c’è tornato spesso – Carlo si fermò all’Antica Fiaschetteria, storico locale Liberty che da decenni rappresenta, con i suoi arredi d’epoca, una delle soste obbligate per i visitatori, godendosi poi una passeggiata lungo le vie principali del paese. E non si fece naturalmente mancare, raccontano le cronache, un assaggio di piatti tipici locali e dell’immancabile Brunello, of course.

Brunello & mercati: vince l’export

Mercato italiano che sconta la crisi, export in aumento, conferma dei mercati tradizionali e new entry dei Paesi emergenti: ecco lo stato dell’arte delle vendite di Brunello nel 2013. MontalcinoNews traccia un ideale “borsino” e tasta il polso al mercato nazionale. “Per un’azienda – spiega Enrico Furi, Pinino – è sempre meglio fronteggiarsi su entrambi i mercati” mentre per Gianni Bernazzi, Bellaria afferma: “in questo momento è meglio puntare sull’export” perchè “il mercato italiano è difficile” spiega Riccardo Illy, Matrojanni. E, infatti, “noi puntiamo al mercato estero”, conferma Alessandra Marzocchi, Poggio Rubino, a cui fa eco Bernardo Losappio, Villa Le Prata: “l’Italia sta vivendo una crisi che si riflette nel vino”. Anche per Stefano Cinelli Colombini, Fattoria dei Barbi: “il mercato italiano è cambiato”, ma secondo Francesco Marone Cinzano, Col d’Orcia: “il mercato nazionale resta importante”. E, allora, “l’export per Montalcino è un’opportunità”, come chiosa Francesco Ripaccioli, Canalicchio di Sopra, senza mai dimenticare che, come conclude Gian Matteo Baldi, Val di Suga, “l’identità dipende dalla nostra importanza nel territorio di origine”.

Oscar Farinetti firma la piastrella celebrativa della vendemmia 2013

Il globo terrestre e una spirale vinosa e virtuosa che, partendo da Montalcino, attraversa il mondo e finisce in un bicchiere. Questa la grafica della piastrella celebrativa della vendemmia 2013 firmata da Oscar Farinetti – patron di Eataly, la catena degli store del gusto dedicata all’acquisto, alla degustazione e alla vendita di soli cibi di alta qualità italiana, presenti in tutto lo Stivale, da Torino a Roma, da Firenze a Bari, e nei quatto angoli del Pianeta, da New York a Tokio – e presentata qualche minuto fa nella suggestiva Chiesa di Sant’Agostino.
“Il Brunello è un’eccellenza a forte identità locale, frutto di un grande vitigno autoctono, distribuito, goduto e ammirato nel mondo. Il nostro Paese, per risorgere, ha bisogno proprio di prodotti così! Da qui mi è venuta l’idea della  spirale che unisce un pensiero locale ad un’azione globale. I “guru” del marketing sostengono che si debba “pensare globale e agire locale”. Invece bisogna fare esattamente il contrario, soprattutto in Italia. Dobbiamo “pensare locale e agire globale” perché in Italia, in ogni luogo, basta andare in profondità per scoprire giacimenti di storia, cultura, bontà e bellezza. “Pensare locale e agire globale” è la più bella strategia per il vino ed è ciò che i produttori di Brunello hanno saputo fare, affermando il loro prodotto nel mondo. La piastrella suggerisce quindi un messaggio positivo che celebra un “piccolo” ma strategico comparto vinicolo italiano che è riuscito a farsi conoscere ed apprezzare universalmente. Che questo sia di buon auspicio per chi saprà cogliere l’esempio”.
Così Oscar Farinetti ha descritto la sua opera invitando i produttori di Montalcino e italiani in genere ad impadronirsi delle proprie biodiversità, di prendere coscienza del grande patrimonio che il Belpaese ha e imparare a comunicarlo al mondo.

Bb 2014: la cena di gala

Una scenografia, quella del Chiostro del Museo di Montalcino, sublime, affascinante e seducente, degna di un banchetto principesco. Proprio qui, questa sera, tra statue lignee, affreschi e dipinti di scuola senese, andrà in scena la ormai tradizionale cena di gala. Il protagonista è senza dubbio il nuovo nato di Montalcino, il Brunello 2009, che giornalisti e produttori festeggeranno.

Montalcino: un brand da 700 milioni

I simboli del made in Italy nel mondo vincono anche grazie all’immagine e c’è un territorio, Montalcino, che, proprio all’immagine e alla visibilità del brand Brunello, deve 700 milioni di euro. A dirlo, su richiesta della Montalcinonews, una stima dell’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Monza e Brianza. Solo 16 anni l’Università Bocconi di Milano valutava il “marchio” 500 miliardi di lire. Dalla tutela delle tradizioni ai capitali stranieri approdati a Montalcino, dalla conservazione del paesaggio agli investimenti tecnologici, gli ultimi 30 anni sono stati un’opportunità di sviluppo per tutto il territorio e il presupposto per la creazione di meccanismi virtuosi che affrontano competitivamente il mercato grazie anche al legame indissolubile che c’è tra Brunello e territorio fatto di storia, cultura, paesaggio, innovazione e rispetto delle proprie origini.