Modello Montalcino: il Brunello non conosce crisi

Presentata l’annata 2009 del Brunello di Montalcino, in degustazione fino al 28 febbraio
presso i ristoranti di Eataly: per il presidente Bindocci “rispetto per la terra, scelte coraggiose e investimenti sul territorio la formula vincente”
“Per le sue caratteristiche – commenta il Presidente del Consorzio Fabrizio Bindocci – il 2009 è un Brunello elegante, piacevole e con tannini morbidi, adatto a rispondere alle richieste di un mercato che si rivolge sempre più alla qualità. I produttori sono stati abili nel garantire all’annata le caratteristiche che rendono il Brunello unico e riconosciuto in tutto il mondo, indipendentemente dal decorso stagionale, sicuramente non facile”.
Apre oggi Benvenuto Brunello, la manifestazione che ogni anno riunisce nel Chiostro del Museo di Montalcino i produttori che presentano le annate appena lanciate sul mercato (Brunello 2009, Riserva 2008, Rosso 2012, Moscadello e Sant’Antimo) e quella appena vendemmiata (2013), cui domani saranno conferite le stelle nella nuova cornice della Chiesa di Sant’Agostino.
Quest’anno Benvenuto Brunello allarga i propri orizzonti e raggiunge tutta l’Italia, grazie l’iniziativa realizzata dal Consorzio e Eataly, la catena di ristoranti di eccellenza creata ad Alba da Oscar Farinetti. A partire da oggi, infatti, il Brunello 2009 sarà in degustazione presso i ristoranti Eataly di Firenze, Roma, Torino, Pinerolo, Bari, Genova e Bologna. L’iniziativa, che durerà fino al 28 febbraio, consentirà a tutti gli avventori e appassionati dell’enologia di qualità di degustare il Brunello di Montalcino 2009.

Per Jeff Porter, Wine Director dei ristoranti di Joe e Lidia Bastianich Babbo e Del Posto di New York, che ha assaggiato l’annata 2009 nell’anteprima americana di Benvenuto Brunello, “il Brunello 2009 è stravaganza …”. Joel Mack del blog Vintrospective, la descrive così: “vini generalmente aperti, generosi e pronti da bere”. Per il sommelier Tim Rawding di Altamarea Group, che riunisce ristoranti come Marea, ai Fiori, Costata, Ristorante Morini, Osteria Morini e altri, “è importante degustare questi vini insieme ai cibi, specialmente se si assaggiano diverse annate in breve tempo”.

Il 2013 è stato un anno importante per il territorio di Montalcino: l’export è cresciuto ulteriormente rispetto all’anno scorso, passato dal 65% del 2012 al 67% nel 2013. La quota più importante è rappresentata ancora dagli USA, passati dal 25% al 28%, seguiti dai mercati asiatici (15%) e dal centro America (Brasile, Messico, Panama, Venezuela ecc.), che rappresenta circa il 10% del totale esportato. In crescita anche il giro d’affari del settore enoturistico a Montalcino (ristoranti, alberghi, enoteche, ecc.), che ha chiuso il 2013 registrando un +5%, passando dai 29 milioni di euro del 2012 agli oltre 30 milioni nel 2013. Un dato importante per il territorio resta quello della quota di vino acquistata direttamente in azienda, consumato nei locali di Montalcino o comprato nelle enoteche, che si attesta anche quest’anno al 18%. Si tratta di uno tra i migliori risultati del mercato enologico italiano. Un leggero calo si è avuto nella produzione, che si è fermata nel 2013 a 12.730.000 bottiglie: 8.100.000 di Brunello (- 12%), 4.300.000 di Rosso (-4%), 40.000 di Moscadello  (stabile rispetto al 2012) e 290.000 di Sant’Antimo (-19%).
La minore produzione ha inciso di un solo punto percentuale sul fatturato complessivo delle aziende di Montalcino, che nel 2013 si è attestato a 165 milioni di euro, contro i 167 milioni dello scorso anno.
Le capacità dei produttori ilcinesi maturate in oltre un secolo di attività hanno consentito di creare e consolidare un modello, a garanzia dell’elevatissimo standard qualitativo del Brunello, fatto di equilibrio e rispetto per il territorio, capacità di fare scelte coraggiose, come ad esempio quella della riduzione delle rese a beneficio della qualità, e volontà di investire sul territorio. “A Montalcino agricoltori e produttori sono divenuti col tempo imprenditori con una forte vocazione internazionale - ha commentato il Presidente Fabrizio Bindocci – capaci di reinvestire sul territorio le risorse realizzate in anni di lavoro. Ciò ha fatto sì che le aziende, molte delle quali guidate da giovani imprenditori, abbiano investito nelle strutture produttive, si siano dotate di strutture per l’accoglienza dei turisti, e quindi nei servizi. Questo processo ha creato un circolo virtuoso che si sta trasformando in un’industria turistica di alto livello”.

Lo confermano i dati: nel 2013 si è registrato un incremento del 6% rispetto all’anno scorso delle presenze di turisti a Montalcino, sia italiani sia stranieri, nel periodo compreso tra gennaio e agosto. Gli oltre 65 mila turisti che hanno visitato la patria del Brunello nel 2013 hanno alloggiato in strutture alberghiere ed extra alberghiere (ostelli, affittacamere ecc.). A incidere maggiormente sulla crescita sono stati soprattutto gli arrivi stranieri (e in particolare da USA, UK, Germania, Brasile, Belgio, Francia, Canada, ecc.), circa 3000 in più rispetto al 2012. A questi si devono aggiungere gli oltre 14 mila turisti che hanno scelto di soggiornare in agriturismo, a stretto contatto con le cantine e i produttori del grande rosso toscano. Rispetto al 2012, oltre il 60% di turisti italiani ha infatti preferito le strutture agrituristiche ai più tradizionali alberghi.

Per domani, oltre alle degustazioni, l’appuntamento è alle 11 presso la Chiesa di Sant’Agostino di Montalcino per l’assegnazione delle stelle alla vendemmia 2013, la posa della piastrella celebrativa dell’annata 2013, apposta come da tradizione sul muro esterno del Palazzo Pubblico di Montalcino, e l’assegnazione dei premi Leccio d’Oro 2014, consegnati come ogni anno dal Consorzio a quei locali, in Italia e all’estero, che hanno la Carta dei Vini con una gamma ampia e rappresentativa di vino Brunello e degli altri vini di Montalcino.

Montalcino tra assedi e contaminazioni

Un valore inestimabile prodotto dal Brunello, ma anche dal paesaggio e dalla sua ubicazione, un territorio ambito ed un luogo soggetto ad acquisizioni di multinazionali e dei “paperoni” di tutto il mondo: ecco la Montalcino di oggi e di sempre. Una posizione strategica, l’altura che sorge tra l’Amiata e la Maremma, un crocevia importante e un luogo ambito che, per secoli, ha reso Montalcino terreno di lotte, assedi e combattimenti. Una storia fatta di lotte per la supremazia sul territorio che ha visto popoli, etnie e culture diverse in un susseguirsi di contaminazioni e afflussi di capitali stranieri. Sono i secoli che vanno dal 1200 al 1600 che, attraverso ben cinque assedi e lotte intermedie, danno a Montalcino l’aspetto cosmopolita e aperto al mondo che, attraverso il Brunello e la sua fama mondiale, oggi conserva e consolida quotidianamente.

Ciclismo e Brunello

Il Brunello, il vino italiano più famoso e blasonato al mondo è anche conosciuto, spesso, attraverso lo sport, in particolare il ciclismo che sembra essere la disciplina per eccellenza del territorio. Ben due volte, infatti, il Giro d’Italia ha fatto tappa qui e, ogni anno, i ciclisti, che partecipano all’Eroica e alla Granfondo del Brunello, solcano le strade del territorio e costeggiano le vigne del re del Sangiovese.

Demetrio Zaccaria e la storia vitivinicola di Montalcino

“Ricerca storica, attraverso i libri a stampa, su aspetti originali di fatti e notizie sulle origini e sull’evoluzione di Montalcino e dei suoi vini”. Questo è il titolo dello studio di Demetrio Zaccaria, l’imprenditore bibliofilo fondatore, nel 1980, della Biblioteca Internazionale La Vigna di Vicenza, che, nel lontano 1985, partecipò e vinse l’edizione di quell’anno del “Premio Barbi Colombini”, il premio letterario e giornalistico che, negli anni ha visto avvicendarsi sul palco personaggi di grande rilievo. Uno studio non solo accurato ma anche corredato di numerosi documenti italiani e stranieri che ripercorre la storia della viticoltura di Montalcino dal momento che le viti hanno fatto la loro comparsa sul territorio fino ai giorni nostri. Un modo divertente ed estremamente interessante per ripercorrere la storia e la tradizione vinicola, dalle radici profonde e fortemente radicate, di un luogo che per i suoi vini, dalla forte connotazione identitaria, legata indissolubilmente al territorio, e la sua tradizione, è conosciuto, famoso, apprezzato ed elogiato in tutto il mondo.
Da secoli, come ricorda Zaccaria nel suo studio, molto prima dell’avvento del Brunello, la viticoltura ha fatto la sua comparsa sulla collina di Montalcino e, a dimostrazione che questa coltura è sempre stata un’attività primaria per il territorio, esiste tutta una letteratura che probabilmente inizia con Leonardo Alberti (1479 – 1552). Infatti nella “Descrizione di tutta Italia”, egli loda i vini di Montalcino senza però farne alcuna distinzione: “camminando poscia verso Siena si scopre sopra d’un’alto monte, Monte Alcino, da’l Volaterrano detto Mons Alcioni, molto nominato ne’l paese per li buoni Vini che si cavano da quelli ameni colli”. Se l’Alberti non specifica i tipi di vino prodotti a Montalcino, più preciso è Giovan Vettorio Soderini (1526 – 1596) nel suo “Trattato della coltivazione delle viti, e del frutto che se ne può cavare”. Egli cita il Moscadello ma il primo a parlare di questo prodotto a Montalcino è sessant’anni dopo, l’autore tedesco Philippo Jacobo Sachs nella sua “Ampelographia” dove dice “… & in monte Alcino seu Elcino, gustu sapidissimum nascitur, & paratur ex Uva Appiana, rubrum ex uvis parum passis, album ex crudis”.
Nel 1685 nella prima edizione del suo “Bacco in Toscana” il Redi decanta il vino di Montalcino: “del leggiadretto, del sì divino Moscadelletto di Montalcino talor per scherzo ne chieggio un nappo?
Era dunque il vino bianco ad avere un suo nome già all’epoca di Redi, sia a Montalcino che in Italia, mentre il rosso era ancora anonimo, anche se Federigo Melis, nel suo libro, edito nel 1984, “I vini italiani nel Medioevo” scrive: “…già emerge Montalcino – del quale il nome del Brunello ho incominciato ad incontrarlo, però, solamente nel tardo Cinquecento”. Con Giovanni Battista Monti (1498-1551) e i suoi “Cento sonetti e cento brindisi” conosciamo ben tre varietà di uva prodotta a Montalcino, color oro, moro e vermiglio, ma bisogna attendere il 1700 per vedere, nei vini prodotti sul territorio, una personalità più precisa e definita.
Padre Ferdinando Paoletti nel libro “L’arte di fare il vino perfetto e durevole da poter servire al commercio esterno” (Firenze 1789), disdegna i vini bianchi toscani ad eccezione di quelli prodotti a Montalcino che porta come esempio da imitare.
Per oltre un secolo non si hanno più notizie dei vini di Montalcino. nei primi decenni dell’Ottocento un farmacista del luogo si dedicò con amore alla vitivinicoltura locale raggiungendo ottimi risultati. Era Clemente Santi, che già nel 1856, con i suoi prodotti, ottenne riconoscimenti alle Esposizioni di Londra e Parigi. L’anno seguente compare anche nel “Catalogo degli animali riproduttori, macchine, arnesi e prodotti agrari presentati all’esposizione fatta dal 1 al 7 giugno 1857…”.
Quattro anni dopo, all’Esposizione di Firenze del 1861 troviamo un nuovo importante nome legato alla storia dei vini di Montalcino, al numero 11 tra i premiati c’è “Anghirelli Giuseppe di Montalcino (Toscana), per vino detto Abrostine, fortemente colorito”.
Se molto, i produttori di oggi del territorio del Brunello, devono a Clemente Santi, non minore importanza ha, nella storia enoica di Montalcino, il farmacista pistoiese Egidio Pollacci, al quale si deve un notevole progresso negli studi di enologia. Il merito di questo studioso emerge già nel 1864 quando il Comizio Agrario di Siena organizza un Concorso per vini della provincia: a Pollacci viene dato l’incarico di analizzarli e redigere dei dati che poi pubblicherà in una dispensa dal titolo “Analisi chimica dei vini della provincia senese seguita da nozioni pratiche sulla preparazione dei vini comuni, degli aleatici, e dei vini santi. Era la prima volta che questo genere di dati veniva reso pubblico ma è anche la prima volta che, nelle osservazioni, compare il nome Brunello (“n. 38. Il Lambrusco non vi entra che per una quarta parte; il resto dell’uva si compone soprattutto di canaiolo e Brunello”.
Importante è anche la pubblicazione del “Bullettino Ampelografico”, fascicolo VII del 1877, a cura del Ministero dell’Agricoltura, che riporta la relazione dei lavori della Commissione Ampelografica della provincia di Siena: “la sezione di Montalcino ha la regione più fortunata per la produzione dei suoi rinomati vini, nelle colline costituite più specialmente dal Galestro e dall’Alberese, all’altezza di circa 500 metri sul livello del mare. Tra i suoi vitigni più coltivati è fda notare il Brunello, fra le uve nere, ed il Moscadello ed il Procanicofra le uve bianche, che danno i due vini, Brunello e Moscatello, già fin dall’antico ben noti” e vengono forniti tutti i dati relativi al Brunello di Montalcino, raccolto nel dì 8 ottobre 1875.

Brunello, il vino di una vita

Il Brunello “non ha l’età”, è il vino di una vita: rosso “maturo” per il traguardo dei 18 anni e l’ingresso nel mondo della maturità, da stappare alla laurea dopo i cinque anni “canonici” di studi all’Università e di invecchiamento in cantina, una “certezza” come quella che si raggiunge a 35 anni, “rassicurante” alla soglia dei 50 anni perché affina e migliora con l’età, “peccato” non commesso da concedersi quando si ripercorre la vita ad 80 anni, “eccezione” nel mondo del vino capace di arrivare imperturbabile alla stessa età di chi straordinariamente compie 100 anni. Ecco il Brunello di Montalcino visto dalla MontalcinoNews, tra i pochi vini al mondo che c’è sempre, compagno di una vita per gli eno-appassionati, grazie a quella grande capacità di viaggiare nel tempo che lo rende unico.

Che il proprio vino preferito possa suggellare le tappe di tutta una vita, è il sogno di ogni eno-appassionato. E il fascino e l’unicità del Brunello di Montalcino stanno soprattutto nelle sue tappe di invecchiamento – almeno due anni in botte di legno e almeno quattro mesi di affinamento in bottiglia, che diventano sei per la Riserva – quando il vino matura, assorbendo lentamente ulteriori aromi e profumi grazie al contatto con il legno delle botti in cui risposa.

Uno simboli nel mondo del vino per equilibrio e maturità. Pronto per essere stappato magari proprio a 18 anni (prima meglio evitare …), il traguardo più atteso, sognato e unico, da festeggiare come si deve con un vino che rispecchia appieno la maggiore età. Ma speciale è anche il brindisi per il raggiungimento della laurea all’Università: tanto agognata dopo gli anni di studi, cinque in teoria, tanti quanti il Brunello riposa ed invecchia prima di essere messo in commercio (il 1 di gennaio del quinto anno dopo la vendemmia). E se per i neo dottori inizia l’avventura nel mondo del lavoro, per il celebre rosso arriva il momento del suo ingresso nei mercati del mondo.

A 35 anni si è in cerca di certezze, e il Brunello, nel suo campo, lo è: amato e conosciuto in tutto il mondo, prodotto solo a Montalcino, terroir vocato che permette costanza qualitativa, dal vitigno simbolo della Toscana, noto per le sue caratteristiche di longevità, e che, di tutto questo, lascia traccia nel bicchiere. E allora perché non andare sul sicuro con grandi annate come la ’97 o la ’99, la 2001, la 2004 o la 2006, tanto per citare, tra le più importanti, quelle più recenti, visto che si è comunque ancora giovani? Come ci si sente sempre anche a 50 anni. Quando si vedono le cose in una giusta prospettiva, e un calice di Brunello tra le mani “rassicura” con la sua capacità di migliorare con il tempo ed affinare col passare degli anni.

Ma il celebre rosso è anche il compagno perfetto per ripercorre una vita ad 80 anni, tempo di bilanci e pentimenti, per i peccati non commessi, ma che ci si possono ancora concedere chiudendo un occhio sui vizi: uno su tutti, si beve di meno, ma si sceglie il meglio. E se si arriva a 100 anni? Nell’eccezione, si va alla ricerca di un vino della stessa età. E con il Brunello è possibile trovarlo: un pezzo di storia davanti al quale è come se il tempo si fosse fermato, imperturbabile di fronte ai secoli. E alla fine poi, la regola è: non facciamoci prendere dallo sconforto dell’età, beviamoci su (bene e con moderazione …).

Consorzio del Vino Brunello su maxi sequestro: no problemi disciplinare

In merito alle notizie ed indiscrezioni riportate da diversi organi di stampa in queste ore, in merito al sequestro di un quantitativo di vino sfuso atto a divenire Brunello in una cantina di Montalcino da parte del Corpo forestale dello Stato e dei Carabinieri del Nas, il Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino Fabrizio Bindocci ribadisce che “per quanto di nostra conoscenza il sequestro non ha nulla a che vedere con questioni che riguardano la tutela del disciplinare ma solamente a responsabilità personali esclusivamente di tipo amministrativo che quindi non toccano nella maniera più assoluta la denominazione”.

“Benvenuto Brunello World Experience”: successo per Montalcino

“In America incontriamo sempre un grande entusiasmo verso i nostri vini – Per il Consorzio e per tutto il territorio si tratta di un momento importante per conoscere le richieste del mercato d’oltreoceano, che rappresenta il 25% del nostro export. Durante questi eventi abbiamo l’opportunità di raccontare la storia di ogni singola bottiglia di Brunello e la passione che ci mettono i nostri produttori per farla, elementi imprescindibili per un mercato sempre più attento alla qualità come è quello americano”. Questo il commento di Francesco Ripaccioli, Vicepresidente del Consorzio, presente all’evento “Benvenuto Brunello World Experience”. E gli Stati Uniti si confermano uno tra i mercati fondamentali per il Montalcino ed il suo nettare. Ed è per questo che nei giorni scorsi il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, insieme alle quasi 50 aziende del territorio, è volato a New York e Los Angeles per presentare ai giornalisti americani, ai sommelier e ai proprietari di importanti ristoranti delle due metropoli USA, le annate Brunello 2009, Riserva 2008 e Rosso 2012, che saranno presto immesse sul mercato e presentate in Italia al Benvenuto Brunello (21 – 24 febbraio).
Ottima l’accoglienza ricevuta nelle due grandi metropoli. Degli oltre 240 tra chef e sommelier che hanno partecipato ai due incontri, oltre 60 fanno parte di ristoranti ed enoteche stellati Michelin, come Chef’s Table at Brooklyn Fare, Daniel, Eleven Madison Park, Jean Georges, Atera, Jungsik, 15 East, Ai Fiori, Aldea, A Voce Columbus, Casa Mono, Lincoln, Telepan e molti altri.
Per preparare i due esclusivi pranzi organizzati per gli oltre mille ospiti, sono stati coinvolti gli chef di prestigiosi ristoranti delle due città, tra cui Babbo e Del Posto di New York, guidati da Mario Batali, Joe e Lidia Bastianich, e il ristorante Culina di Los Angeles.
Jeff Porter, Wine Director dei ristoranti Babbo e Del Posto, ha tweettato “il Brunello 2009 è stravaganza … porterò con me la passione del Sangiovese”.
Joel Mack del blog Vintrospective descrive così l’annata 2009: “vini generalmente aperti, generosi e pronti da bere”.
Per il sommelier Tim Rawding di Altamarea Group, che riunisce ristoranti come Marea, ai Fiori, Costata, Ristorante Morini, Osteria Morini, Due Mari, Nicoletta, The Chop Shop, Al Molo, “è importante degustare questi vini insieme ai cibi, specialmente se si assaggiano diverse annate in breve tempo”.
Focus – Le 47 cantine presenti a  “Benvenuto Brunello World Experience”
Banfi, Barbi, Belpoggio, Brunelli, Camigliano, Canalicchio di Sopra, Capanna, Capanne Ricci, Caparzo, Castelgiocondo, Castelli Martinozzi, Castello Romitorio, Cerbaia, Col d’Orcia, Collosorbo, Corte dei venti, Greppone Mazzi, Il grappolo – Fortius, Il Palazzone, Il Poggione, La Fiorita, La Magia, La Togata, Le Chiuse, Le Macioche, Le Ragnaie, Loacker Corte Pavone, Palazzo, Paradisone, Pian delle vigne, Pinino, Podere le Ripi, Ridolfi, Santa Giulia, Sassetti Livio Pertimali, Sassodisole, Solaria, Talenti, Tenuta San Giorgio, Tenute Piccini, Tenute Silvio Nardi, Terre Nere, Uccelliera, Voliero, Verbena e Villa Poggio Salvi.

Il Brunello Mastrojanni in degustazione a Roma

In un territorio affascinante, ricco di castelli e borghi medioevali dall’incorrotto impianto urbanistico, nasce uno dei più grandi vini rossi del pianeta: il Brunello di Montalcino. Il vino, che secondo la definizione di Hugh Johnson rappresenta: “la forma più concentrata e longeva di Sangiovese esistente al mondo”, presenta un’ampia varietà di espressioni, legati ad una molteplicità di fattori:
dalle impostazioni stilistiche delle aziende, alle scelte agronomiche e di cantina, dalle diverse esposizioni, alle caratteristiche pedoclimatiche dei vigneti. Con questa motivazione “Athenaeum Aeneo dei Sapori” organizza, per martedì 18 febbraio 2014 (ore 19,00 al St. Regis Grand Hotel di Roma) una degustazione di Brunello di Montalcino della cantina Mastrojanni, oggi del gruppo del caffè “illy”. In compagnia di Andrea Machetti, Ad della cantina e figura storica del comparto vitivinicolo Montalcinese, degusteremo Rosso di Montalcino 2011; Brunello di Montalcino 2001, 2003, 2004; Brunello di Montalcino Schiena d’Asino 2006, 2007; Brunello di Montalcino Vigna Loreto 2008.

Il Brunello a Milano per “Identità Golose” (9 – 11 febbraio 2014)

È il Brunello uno dei protagonisti dell’edizione 2014, dal titolo “Una golosa intelligenza” di “Identità Golose”, la kermesse gastronomica di Milano di scena dal 9 all’11 febbraio e che ospiterà nomi internazionali del calibro di Pino Cuttaia, Carlo Cracco, Yoshiaki Takazawa, Enrico Crippa, Heinz Beck, Jean-François Piège, Quique Dacosta, Davide Scabin, Niko Romito, Massimo Bottura, Davide Oldani e Moreno Cedroni (info: www.identitagolose.it). Sono tante le griffe del vino italiano che hanno scelto l’evento milanese per incontrare gli enoappassionati e winelovers. E come poteva mancare il Brunello? Sono le etichette di Castiglion del Bosco e Caparzo a rappresentare Montalcino ed il suo nettare alla Kermesse ma anche il Meregalli, gruppo di distribuzione che, sul territorio, collabora con la cantina Ciacci Piccolomini d’Aragona. Ma sono anche altre le griffe italiane presenti in degustazione: da Guido Berlucchi a Zenato, da Negri a Cecchi, da Ca’ del Bosco a Florio, da Bonaventura Maschio a Nonino, e tanti altri …

Il Brunello di Montalcino contro la leucemia: un’asta di vino per la vita

Sarà la cinquecentesca Villa Bossi di Bodio Lomnago ad ospitare “Il vino per la vita”, la seconda edizione della speciale asta di pregiati vini di annata. Tra i lotti – sono 250 le bottiglie che andranno all’ incanto fra vini “giovani di qualità” e vini d’annata che verranno battuti da un banditore d’eccezione, Luca Martini, campione mondiale dei sommelier 2013, Brunello di Montalcino Biondi Santi 1964 e un rarissimo Brunello Riserva Gianfranco Ferrè di Frescobaldi 1993, oltre a molti altri vini di note cantine italiane.
Il ricavato dell’asta sarà interamente devoluto in beneficenza al comitato Stefano Verri Onlus, che lavora da 15 anni contro la leucemia e studia per trovarne una cura.