Brunello e primati

Brunello, un vino da primato: non solo per la fama e per l’eccellenza qualitativa, ma anche da un punto di vista legislativo. Era il lontano 1932 quando la Commissione del Ministero dell’Agricoltura definì il territorio di produzione del Brunello. È poi la volta, nel 1966, del riconoscimento della Doc e, nel 1980 la Docg. Traguardi importanti che attribuiscono al Brunello la fama riconosciuta, poi, da pubblico e consumatori.

Meno burocrazia per esportare Brunello di Montalcino

Il Ministero delle Politiche Agricole ha pubblicato, nei giorni scorsi, una circolare in base alla quale l’Ispettorato Repressione Frodi consente ai produttori di trasportare fino alla dogana italiana il vino con i documenti vigenti sul territorio nazionale. Un passo in avanti verso la tanto agognata semplificazione burocratica. Fino alla dogana, il vino tricolore può essere accompagnato dai documenti di trasporto italiani e le aziende produttrici di vino, quindi anche quelle di Montalcino, non dovranno produrre un inutile raddoppio di documentazione come accadeva fino ad oggi. I documenti per l’export saranno predisposti direttamente in Dogana, anche in via cumulativa per più o differenti prodotti, con sensibili risparmi di tempo ed economici per le imprese che esportano. “Il sostegno all’export è un obiettivo che dobbiamo perseguire anche con provvedimenti come questo”, così il Ministro delle politiche Agricole Martina. Un risparmio economico e di forza lavoro, dunque, per i produttori di Brunello che basano sull’export gran parte dei loro profitti, a vantaggio del brand che, nel mondo, acquisisce, ogni giorno che passa, sempre più fama, notorietà e prestigio.

“Vinitaly International”: Biondi Santi tra stile e tradizione

“Il Premio Vinitaly International alla Tenuta Greppo della famiglia Biondi Santi, a Montalcino, dove è nato il Brunello e se ne tramanda la tradizione, secondo uno stile che è unico. Legata alla figura di Franco Biondi Santi, “custode” di questo grande vino e “signore” dell’Italia del vino, scomparso nei giorni del Vinitaly 2013, oggi è condotta dal figlio Jacopo Biondi Santi, che, del padre, ha raccolto il testimone di una tradizione plurisecolare, come “guardiano” del patrimonio culturale e qualitativo del grande rosso toscano, e come guida della storica Tenuta e di una delle famiglie più importanti del vino italiano, che ha inventato, innovando nell’Ottocento, uno dei vini italiani oggi più famosi e celebrati al mondo”.
Queste le motivazioni per l’assegnazione del “Premio Vinitaly International”, il riconoscimento più prestigioso del salone riservato alle personalità del mondo vitivinicolo o enologico che si sono distinte nel contesto internazionale rappresentando il Made in Italy e che, per il 2014 hanno premiato Jacopo Biondi Santi e la Tenuta Greppo e Chateau d’Yquem. Una tradizione vitivinicola di famiglia importante, che affonda le proprie radici nell’Ottocento, quando, proprio alla Tenuta Greppo, nacque il Brunello per mano di Clemente Santi, erudito naturalista, professore di Scienze naturali, direttore del Museo di Storia Naturale e Prefetto dell’Orto botanico di Pisa. Spia luminosa, ispiratore e precursore dell’inventore del “vino rosso scelto (brunello)” fu lo zio Giorgio Santi che – uomo estremamente colto che, nei suoi studi a Montpellier e Parigi, ebbe l’opportunità di dialogare con scienziati del calibro di Buffon, Boscovich e Lavoisier – nelle “ferie universitarie” si dedicò allo studio degli aspetti naturalistici della sua terra. Una lunga tradizione tramandata di generazione in generazione e una forte passione per il vino e per la terra di Montalcino, dunque, che hanno reso la famiglia Biondi Santi e la Tenuta Greppo icone di raffinatezza e stile, persone e luoghi simbolo del Brunello conosciuti e ammirati in ogni parte del mondo.

Cinema nella terra del Brunello: i fratelli Taviani a Romitorio

In arrivo, a Montalcino, le grandi star del cinema italiano. Sono i fratelli Paolo e Vittorio Taviani che, scegliendo la suggestiva cornice del Castello di Romitorio per il loro prossimo film “Meraviglioso Boccaccio”, stando ad indiscrezioni, porteranno, nella patria del Brunello, stelle del calibro di Kim Rossi Stuart, Riccardo Scamarcio, Michele Riondino, Miriam Dalmazio, Eugenio Franceschini, Flavio Parenti, Carolina Crescentini, Paola Cortellesi, Vittoria Puccini, Fabrizio Falco e Rosabell Laurenti Sellers. Alcune delle scene del film – prodotto dalla Stemal Entertainment, Rai Cinema, con il contributo del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo – che riproterà in pellicola le Novelle del Decamerone dal punto di vista dei Taviani, saranno girate proprio a Montalcino i primi giorni di maggio e vedranno protagonista il Castello di Romitorio. Il fortilizio – costruito nel XII secolo, circondato da una fitta foresta di lecci, abbandonato negli anni ’50 e tornato a nuova vita dopo l’acquisto di Sandro Chia, noto pittore della Transavanguardia, nel 1984 – con le sue possenti mura e la leggenda che lo vorrebbe collegato alla imponente Fortezza di Montalcino attraverso un passaggio segreto sotterraneo, sembra essere il luogo ideale per dar vita agli intrighi, agli inganni e ai sotterfugi che caratterizzano l’opera di Boccaccio.

Vinitaly 2014: il Consorzio del Brunello approda alla prestigiosa Kermesse

Il Brunello di Montalcino non conosce crisi e arriva al Vinitaly con 67 aziende per confermare il momento positivo e presentare i nuovi progetti. Il primo lo vede impegnato insieme a un altro dei marchi più importanti dell’enologia italiana: il Franciacorta. Lunedì 7 aprile alle 12 al PalaExpo – Padiglione Lombardia i due Consorzi presenteranno le azioni sinergiche e complementari di promozione all’estero.
Per il Presidente Fabrizio Bindocci “è un accordo importante che ci vede impegnati per la prima volta insieme nell’unire forze e competenze in una strategia comune. Credo che, al di là delle “caratteristiche enologiche”, siano molti gli elementi che ci accomunano con il Franciacorta: i produttori di entrambi i territorio hanno saputo investire nei mercati giusti e proporre un prodotto riconoscibile. A ciò si deve aggiungere l’esperienza e la capacità dei produttori  che nel tempo hanno trasformato la forza del territorio e la sua tipicità in un sistema unico ed  irripetibile. Così questi due brand sono diventanti dei modelli vincenti”.
Il giorno successivo, alle 15, lo stand del Consorzio (Padiglione 9, B6) accoglierà anche un altro appuntamento importante: la presentazione del Premio Giulio Gambelli 2015, conferito al miglior enologo italiano under 35 dell’anno dall’ASET – Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana) e dal network di blogger IGP – I Giovani Promettenti.  Il premio, istituito nel 2012 in memoria del grande maestro del Sangiovese, viene attribuito ogni anno in occasione delle anteprime dei grandi consorzi vitivinicoli toscani e, nel 2015, sarà il turno del Consorzio del Brunello.
Ma il vero, grande e unico protagonista di questa edizione del Vinitaly sarà ovviamente il vino: in degustazione le annate 2009 del Brunello e la Riserva 2008, il 2012 del Rosso, il Moscadello e il Sant’Antimo. Il 2009 è un Brunello elegante, piacevole e con tannini morbidi, adatto a rispondere alle richieste di un mercato che si rivolge sempre più alla qualità. I vini – presentati ufficialmente a febbraio durante Benvenuto Brunello – hanno già fatto il giro del mondo e degustati da esperti sommelier, enologi, giornalisti ed appassionati. Il Consorzio è infatti volato prima a New York e Los Angeles, poi a Toronto e Montréal e infine al ProWein di Düsseldorf, ottenendo grandi riconoscimenti da parte degli esperti che hanno assaggiato le annate immesse sul mercato.
“Il Brunello 2009 è stravaganza …” ha commentato Jeff Porter, Wine Director dei ristoranti di Joe e Lidia Bastianich di New York quando ha assaggiato l’annata 2009 nell’anteprima americana di Benvenuto Brunello. Dal Canada sono arrivati i commenti di Igor Ryjenkov, primo Master of Wine del Canada e attualmente consulente per LCBO (Monopolio dell’Ontario): “c’è grande interesse per il Brunello tra i consumatori, conoscitori e appassionati di questo vino, già confermato sul mercato. Si tratta di un prodotto prestigioso, rispettato sui mercati” e di Romain Gruson, Presidente dell’associazione sommelier Canada: “i Brunello assaggiati sono eleganti ed equilibrati, con aromi di frutta, tannini integrati e finale lungo”.
Anche il Rosso di Montalcino sta confermando il suo momento d’oro, puntando sulla forte personalità e prontezza nella bevibilità, che lo configurano come un altro grande rosso toscano. È un vino che unisce complessità e “istinto”, capace di valorizzare le caratteristiche del Sangiovese, declinate in una veste più “giovanile” e versatile, molto adatta anche alla ristorazione.
Il vino è quindi per il territorio un volano di crescita imprenditoriale ed economica e un attrattore di investimenti, sia interno sia esterni, e i numeri lo dimostrano: 67% di export nel 2013, con gli USA passati dal 25% al 28%. In crescita anche il giro d’affari del settore enoturistico a Montalcino (ristoranti, alberghi, enoteche, ecc.), che ha chiuso il 2013 con un +5% (oltre 30 milioni nel 2013). + 6% anche delle presenze di turisti nel 2013, sia italiani sia stranieri.

Il vino negli affari aiuta ed il Brunello si dimostra il più affidabile

Stringere rapporti d’affari non è sempre semplice ma sembra che farlo davanti ad un bicchiere di vino faccia chiudere un contratto su due. Ad influire è anche la scelta del vino, i rossi sono preferibili ai bianchi ed il Brunello di Montalcino si dimostra il più affidabile. Dalle cene romantiche alle occasioni formali e di lavoro: il vino rosso, ed in particolare il re del Sangiovese, sembra che non possano assolutamente mancare mai in tutte le tavole ed in ogni tipo di situazione. A dirlo un sondaggio di Vino75 enoteca online che mira alla diffusione della cultura enologica grazie alla tecnologia digitale, condotto in rete tra 800 manager e imprenditori, selezionati tra gli 11mila iscritti al sito web, equamente suddivisi tra uomini e donne, tra nord, sud e centro Italia, in occasione del prossimo Vinitaly 2014,  il Salone Internazionale del vino e dei distillati di Verona. Dal sondaggio emerge che ben un affare su due si conclude fuori dalle sale riunioni, durante un aperitivo o un pasto. Nel 60% dei casi a far decidere per il si o il no sono indicazioni contestuali, come la scelta del vino a tavola (80%), perchè indicative della personalità del futuro socio, collaboratore, cliente e o fornitore. I vini rossi (56%) sono i più apprezzati, seguiti dalle bollicine (21%) e dai bianchi (18%), staccati i rosati, fermi al 5%. Insomma, una nuova e moderna lettura del proverbio latino “in vino veritas”, ma attenti a non esagerare, il 100% degli intervistati boccia subito chi alza il gomito. Nell’80% dei casi scegliere il vino giusto aiuta le trattative, in particolare, i rossi (56%) sono preferiti ai bianchi (18%) e il Brunello di Montalcino, con il 57% dei consensi, è ritenuto garanzia di successo poichè indicatore di affidabilità delle persone che lo hanno scelto, seguito dal Chianti (56%), simbolo di praticità, e dal Soave (48%) preferito da chi cerca duttilità nei rapporti di lavoro. Il Ribolla Gialla (35%), poi, viene consigliato come indicatore di vivacità e creatività, mentre la scelta dell’Amarone (27%) è prova di passione verso il proprio lavoro.
Nel dettaglio, il 50% degli intervistati ha dichiarato di decidere di dar vita a nuovi rapporti di lavoro (assunzioni, collaborazioni, acquisti, investimenti etc.) durante incontri fuori dagli uffici.