Enologo per un giorno? Per Cantine Aperte si può

È tempo di Cantine Aperte e la giornata di domenica 31 maggio 2015 sarà dedicata alle “rarità”, vini introvabili perché la bottiglia è molto vecchia oppure non ancora in commercio, sperimentale oppure sold out da tempo. E, al Casato Prime Donne della presidente toscana del Movimento Turismo del Vino, Violante Gardini, che organizza l’evento, rarità significa un vino che tutti vorrebbero assaggiare in anteprima: il Brunello di Montalcino Riserva 2010 che inizierà la sua commercializzazione solo a gennaio 2016.
È, poi, alla Fattoria del Colle di Trequanda (30 km da Montalcino) che, nel week end di Cantine Aperte, i wine lovers potranno trovare l’ambiente ideale per un week end lungo all’insegna del relax, nella campagna toscana affacciata sulle Crete Senesi, e del buon vino. Lezioni di cucina, visite guidate alla parte storica della villa cinquecentesca, ma soprattutto nuove esperienze sensoriali. La più curiosa sabato 30 maggio alle ore 16 con replica martedì 2 giugno alle ore 11: degustazioni per “apprendisti enologi” durante le quali gli ospiti di Donatella Cinelli Colombini potranno – in forma scherzosa ma sicuramente coinvolgente – creare un proprio “Supertuscan” a base di Sangiovese, Merlot e Sagrantino. Dopo aver degustato separatamente i tre vini in purezza, proveranno infatti a unirli con varie percentuali cercando l’equilibrio perfetto per poi confrontare il risultato con il vero Supertuscan “Il drago e le 8 colombe”.

Cantine Aperte, Movimento Turismo Vino: al via l’edizione n.23 del 30 e 31 maggio

Cantine AperteSostenibilità, solidarietà, degustazioni e proposte vegan, ma anche arte, sport e musica in circa 730 aziende di tutta Italia di cui 8 sono a Montalcino.
Ultimo weekend di maggio all’insegna di Cantine Aperte: in circa 730 aziende del Paese sabato 30 e domenica 31 si alza il sipario della 23° edizione della kermesse del Movimento Turismo Vino che fa scoprire agli enoappassionati i segreti e le curiosità del nettare di Bacco direttamente nei suoi territori di produzione. In alcune regioni l’appuntamento prosegue anche lunedì 1 e martedì 2 giugno. Tra le novità 2015 ci sono i pacchetti turistici targati MTV per chi desidera wine experience di più giorni (info www.movimentoturismovino.it), mentre per gli ‘Instagram addicted’ continua il contest fotografico #bevicosavedi, che premierà – in occasione di Calici di Stelle – le migliori foto sul vino italiano e le bellezze d’Italia con i suoi paesaggi, monumenti, piazze, vigne e cantine (per partecipare c’è tempo fino al 22 luglio).
“Intercettare diversi pubblici di riferimento, attraverso un’offerta sempre più integrata – ha detto Daniela Mastroberardino, presidente del Movimento Turismo Vino – è l’obiettivo di questa edizione di Cantine Aperte, per la quale ci aspettiamo almeno 1,2 milioni di visitatori. Non a caso nell’anno di Expo Milano per l’evento simbolo di MTV abbiamo deciso di puntare su un doppio appuntamento e su pacchetti turistici creati ad hoc, che saranno operativi anche l’ultimo weekend di maggio”.
A Montalcino sono 8 le cantine socie del Movimento Turismo del Vino a partecipare a Cantine Aperte: Casato Prime Donne, Castello Banfi, Col d’Orcia, Loacker Corte Pavone, Fattoria dei Barbi, Il Poggione, Podere le Ripi e Tenuta Silvio Nardi.
Dalla Valle d’Aosta alla Calabria, dalla Liguria alla Basilicata, passando per Emilia Romagna e Lazio, le cantine d’Italia sono pronte ad accogliere famiglie, winelover e bambini con un fitto programma di iniziative: in primo piano il vino con degustazioni, pranzi e cene con il vignaiolo, trekking tra i filari, vinoterapia e visite guidate in cantina. Ma Cantine Aperte punta anche su arte, musica, cibo, solidarietà e sostenibilità. Sono infatti oltre 300 le aziende MTV di Lombardia, Marche, Molise, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta e Puglia che raccoglieranno tappi di sughero a sostegno dell’ambiente, al fianco della Campagna di promozione del sughero Intercork II* (nuovo partner del Movimento Turismo Vino per il 2015). E se le aziende pugliesi sposano pure la difesa dei propri ulivi con l’iniziativa “1 tappo, 2 perché”, in Campania le cantine generano ‘crediti di carbonio’ attraverso corridoi ecologici per la messa a dimora di nuovi alberi. La salvaguardia ambientale passa inoltre per il Trentino Alto Adige con lo speciale Eno-bus che fa tappa da Ferrari F.lli Lunelli, Moser Francesco, Maso Poli e Endrizzi.
Cibo di cantina ‘stellato’ nelle Marche (Garofoli), cooking show in barricaia in Sardegna (Dolianova), “vini e cibi rari” in Toscana con annate fuori commercio abbinate a prodotti gastronomici d’eccellenza: nelle aziende MTV dello Stivale anche il food la fa da padrone. In Veneto, in particolare, si punta sul vegan (Pizzolato, Andreola di Stefano Pola e Galileo) e sul cibo di strada (Quota 101 e Paladin), mentre in Emilia Romagna l’enogastronomia del territorio si abbina ai racconti dei vignaioli e al ricordo di Veronelli. L’alimentazione, assieme a biodiversità e salute, fanno inoltre da sfondo agli incontri promossi da MTV Umbria in linea con il tema di Expo2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”.
L’arte ‘fa rima’ invece con i Sassi di Matera in Basilicata (F. Dragone), che mette in campo un itinerario tra la Capitale europea della cultura 2019 e il Parco della Murgia Materana per scoprire chiese rupestri e cantine scavate nella roccia. Dal Jazz allo swing, dal pop al rock, sono numerose le enoproposte all’insegna della musica. In Piemonte, da Cà del Bric si inizia con l’aperitivo swing, in Abruzzo c’è spazio per un’esibizione rock dal vivo (Chiarieri), in Basilicata arrivano le note della tradizione lucana (Re Manfredi) e da Argiolas in Sardegna sono di scena il folklore sardo e i canti popolari. Musiche popolari pure nelle cantine del Molise, ma abbinate a presentazioni letterarie. Cantine Aperte è anche “on the road”: per gli amanti delle due e quattro ruote si va dal raduno delle 500 in Lombardia (Il Feudo Nico) a quello di Vespe da Lucchetti (Marche), fino al mini raduno di Vespe d’epoca in Veneto (Benazzoli).
Sono sotto il segno dello sport invece le escursioni di nordic walking da Goretti in Umbria e dalla piemontese Vinchio-Vaglio Serra. Giri in barca in laguna e itinerari in bici attendono i visitatori in Veneto (La Frassina), safari in vigna a bordo di fuoristrada d’epoca si mettono in moto da Cantina di Remo in Molise e passeggiate a piedi e a cavallo animano Abbazia Santa Anastasia in Sicilia, con il battesimo della sella per i più piccoli. Proprio ai bambini sono dedicati il fitto programma della Lombardia con Cantine Aperte Junior e le animazioni didattiche in notturna dell’umbra Lungarotti con ‘Sognando al Museo’. Numerose infine le attività a sfondo charity nelle regioni (dall’Abruzzo all’Umbria, alle Marche), tra cui il Friuli Venezia Giulia che dedica il kit Cantine Aperte Unicef a sostegno dei bambini del Nepal.

Caparzo e Civita insieme nel sostegno dell’arte italiana

Civita, associazione da anni impegnata nella tutela del patrimonio artistico italiano, incontra un collaboratore insolito per il progetto “Civitas”: Caparzo, azienda vitivinicola di Montalcino che quest’anno spegne 45 candeline e festeggia 40 anni di Brunello, guidata da Elisabetta Gnudi Angelini.
Da questa alleanza prende vita l’omonima linea prodotta dall’azienda, che dedica a Civita tre prestigiosi vini per sostenerla nella valorizzazione del patrimonio artistico nazionale.
Due mondi storicamente legati da una particolare sinergia (quanti Bacchi dipinsero geni come Caravaggio, quanti ne scolpirono altrettanti come Michelangelo, quante nature morte tinte dai toni bruni degli acini d’uva…) questa volta si fondono in un’unione tutta singolare e il vino, da sempre espressione culturale del nostro Paese, si congiunge all’arte in un progetto finalizzato al restauro e al recupero di importanti opere italiane.
Fanno parte della linea il Brunello di Montalcino Docg – invecchiato tre anni in botti di rovere e dal gusto morbido e austero, esalta arrosti, carni grigliate, selvaggina e formaggi stagionati – nell’esclusivo formato Magnum, da collezione e in edizione limitata, in una raffinata confezione in rovere, è l’ideale per un regalo prestigioso; il Sangiovese Toscana Igt, prodotto con sole uve Sangiovese e affinato in botti di rovere, dal carattere giovane, ma dalla struttura consistente, l’alleato perfetto per ogni tipo di piatto; il Bianco Toscana Igt, ottenuto da uve Chardonnay (75%), Sauvignon Blanc (20%) e Gewurtztraminer (5%), fresco e caratteristico nei profumi ampi e persistenti, che ricordano il glicine e la vaniglia, compagno delicato per piatti di pesce e carni bianche.
Ogni bottiglia, proposta in una signorile confezione, veste l’elegante etichetta su cui sono riprodotti reperti dell’antichità etrusca, a ricordare che, grazie ai proventi del progetto e al sostegno di Caparzo, Civita nel tempo ha riportato all’apice dello splendore preziosi capolavori, tra cui 23 pregiate urne funerarie etrusche di età ellenistica, la quattrocentesca “Madonna col Bambino” attribuita a Piermatteo d’Amelia, la raffinata “Madonna delle Grazie e Santi” del Perugino, e la “Madonna col Bambino” di Gentile da Fabriano.
Tutta la sensualità del buon vino sposa l’universale canone di “giusta causa”, e Caparzo brinda all’arte d’Italia e al prossimo restauro!


Focus – Il vino nell’arte

Ricostruire la presenza del vino nelle vicende artistiche significherebbe percorrere oltre cinquemila anni di storia. Il vino rappresenta un bene culturale irrinunciabile, un documento fondante e vivo nell’archivio storico dell’umanità, una sacra metafora, una portentosa allegoria. Nel sacro o nel profano, il prestigioso nettare assume significati simbolici sempre importanti, e, nei Baccanali di Dioniso, primo vignaiolo, è strumento per accendere le frenesie, è l’eccesso; è la carnalità; nei riti della tradizione popolare è il magico antidoto contro povertà e malesseri; nel rito cattolico è sangue di Cristo, che consente la riconciliazione di tutte le anime. Non c’è da stupirsi se pittura e vino nella loro storia hanno avuto numerosi incontri, perchè il vino non è esclusivamente materia e colore, ma splendore e metamorfosi: botte, bicchiere, zampillo, effervescenza ma anche grappolo, paesaggio, terra e gioco. Fin dai tempi remoti, il vino è stato affidato all’immortalità della pittura. Le grandi civiltà pittoriche sono da sempre legate al vino; il vignaiolo, come il pittore, ha una sua tavolozza, ha i suoi pennelli. L’arte e il vino racchiudono in sè una natura materiale e un potere spirituale. nell’ambivalenza ecco che gli artisti interpretano il mito e l’ebbrezza, attraverso la visione attenta di personaggi dai tratti androgini, la sveltezza della gioventù del maschio e la carnosità e la rotondità della femmina. Quasi tutti i grandi pittori erano frequentatori di bettole, alcuni di essi rappresentano l’ubriachezza con uno scopo edificante, con l’intento moralistico di insegnare la virtù. Altri la rappresentano in chiave realistica e pittorica, specialmente la rappresentazione dell’ubriachezza contadina non era priva di un certo disprezzo socale. I ricchi incarnano il vizio contro la sobrietà dei lavoratori.

Focus – Il vino nell’arte nelle varie epoche
Il Medioevo è un’epoca di splendore per il vino e per la storia della viticoltura in Italia. La produzione artistica tardo-gotica rappresenta una fonte unica e straordinaria per l’immagine del vino. Preziosi libri d’ore, calendari astrologici e libri dei mestieri ritraggono con precisione di dettagli il lavoro nei campi e le attività quotidiane nelle diverse stagioni. Un esempio interessante è rappresentato dal mese di marzo di Francesco Cossa. Cinque uomini sono intenti a potare le viti. Nei cicli pittorici si trovano spesso scene di vendemmie, costruzioni di botti, lavoro nelle vigne ed in cantina.
Raramente gli artisti omettono il vino, in forma di coppa o di brocca, nelle composizioni comunemente chiamate Nature Morte. Qui il vino assume due significati contrapposti: uno positivo e l’altro indubbiamente negativo. Il liquido è simbolo di meditazione, macchia di colore intensa, allegoria di vita tranquilla, ricchezza e sfarzo. Allo stesso tempo è metafora di invecchiamento lento, inteso come morte, di vanità, di ubirachezza. In genere, se si osserva bene una natura morta, si vede alzarsi in volo una farfalla proprio dal grappolo d’uva; ciò sta a significare l’anima che si allontana dalle cose materiali ed effimere come i divertimenti.
Il vino nei ritratti, invece assume le sembianze di una conversazione intima a due: il bicchiere e la persona raffigurata. Prevale ancora il simbolo di vino come meditazione. La donna non viene mai rappresentata da sola con un bicchiere di vino quando accade è uno spettacolo inquietante; il vino diviene simbolo di una vita persa di un amore perso e di solitudine.
Il vino e l’amore, l’ebrezza e lo smarrimento; il vino disinibisce toglie i freni della ragione e libera le gioie della carne. Pranzi sontuosi, colazioni all’aperto, balli e non solo. Il vino diventa il “ruffiano” delle giovani coppie.
L’altro lato del vino, poi, è quello triste. Il vino come simbolo del male di esistere, di solitudine e di povertà. Il vino, in alcuni casi, diventa il mezzo del proibito, di corruzione e anche di incesto.
Brunello, a record-setting wine: not only because of its fame and qualitative excellence acknowledged worldwide, but also from a legislative standpoint. As early back as 1932, the Board of the Ministry of Agriculture decided that the name Brunello could be used exclusively for wine produced and bottled in the Municipality of Montalcino, a territory with an optimal microclimate and a particular physical-chemical structure. A sort of DOC ante litteram (or De.Co, the Municipal Denomination of Origin conceived by Luigi Veronelli), that recognised the peculiarity of the territory. More recently, in 1966, Brunello was one of the first wines to obtain the Denomination of Controlled Origin (DOC) in Italy. Above all, it was the first Italian wine to receive the Denomination of Controlled and Guaranteed Origin pursuant to Italian Presidential Decree of 1st July 1980. Montalcino is also the first case in Italy from which a single vine species can produce two wines with denomination of origin: Brunello and Rosso di Montalcino.

Slowine: i giudizi

“Le degustazioni hanno confermato quanto di buono era emerso a febbraio duranti i giorni di Benvenuto Brunello. Si tratta, infatti, a nostro giudizio, di una vendemmia che ha esaltato la verticalità dell’uva Sangiovese”. Questo il verdetto di Fabio Pracchia e dei curatori di Slowine ospitati qualche giorno fa nelle stanze del Consorzio del Brunello per i consueti assaggi. Sotto esame il Brunello annata 2010.
“Abbiamo apprezzato soprattutto quei vini dove l’enologia ha giocato in sottrazione, esaltando la leggerezza gustativa e affidando la complessità al gioco tra sapore e qualità tannica. I vini migliori esibiscono un lento e inesorabile allungo finale dove emerge il carico fruttato del vino corroborato da spina acida ed eredità tannica. Vini anche severi, ma caratteriali e complessi. Laddove si è esagerato nella concentrazione sono risultati vini dall’ingresso troppo dolce e in difetto di dinamicità”. Ottimi, poi, anche i giudizi sul Rosso di Montalcino 2013 che offre una ottima e deliziosa declinazione che il Sangiovese acquisisce a Montalcino  affidata all’agilità del sorso e alla freschezza aromatica.

Elisabetta Gnudi ed i suoi “Toscani” volano ad Expo

Sono Altesino e Caparzo in terra di Brunello ma anche Borgo Scopeto nel Chianti e Doga delle Clavule in patria di Morellino, i gioielli enologici di Elisabetta Gnudi, a raccontare al mondo, attraverso Expo Milano 2015, l’eccellenza vitivinicola italiana.
“Il palcoscenico di Expo – afferma Elisabetta Gnudi – è un’occasione veramente unica da cui ripartire per sostenere il made in Italy”.
E così i suoi vini partono alla volta dell’Esposizione Universale di Milano per raccontare una Terra meravigliosa e di grande tradizione vitivinicola.
Insieme al cibo, il vino è senza dubbio espressione di quel patrimonio agroalimentare che fa grande il nome del nostro Paese in tutto il mondo.
Il Padiglione “Vino – A taste of Italy”, inaugurato lo scorso 23 maggio all’interno di Expo, accoglie Altesino e Caparzo, due eccellenze di Montalcino.
Altesino sarà rappresentato dal Brunello Montosoli, primo cru del territorio ilcinese che da alcuni anni conquista le più autorevoli classifiche enologiche internazionali affermandosi fra i primi 100 top wine del mondo.
L’araldo di Caparzo sarà, invece, il Rosso di Montalcino, un vino giovane e facilmente fruibile per piacevolezza e bevibilità.
Insieme ai due brand di Montalcino, Chianti Classico e Maremma saranno protagonisti anche a uno dei più importanti eventi satellite del “Fuori Expo”: il Mercato Metropolitano allestito in zona Porta Genova che ospiterà l’Enoteca Palazzo Mentone di Cherasco, fino al 31 ottobre sinonimo del “bere bene” a Milano.
Insieme al Brunello e al Rosso di Montalcino di Altesino e Caparzo, il Chianti Classico di Borgo Scopeto e il Morellino di Scansano firmato Doga delle Clavule saranno in degustazione in una selezionatissima rosa di 48 eccellenze italiane.
Sullo sfondo di Expo, le quattro aziende toscane vogliono rappresentare la grandezza vitivinicola italiana, tenendo alto il vessillo di un Paese che, in fatto di enogastronomia, custodisce un patrimonio davvero inestimabile.

Cercasi fondi per “One Vision”, il Campo Estivo per ragazzi affetti da Aniridia

Un appello, quello che parte dall’associazione fondata e formata dai genitori di bambini affetti da Aniridia ed arrivato a Montalcino attraverso Rosalba Vitanza, nota produttrice di Brunello e socia dell’associazione, per cercare fondi per promuovere un “One Vision”, il Campo Estivo per ragazzi disabili visivi. Una malattia, la Aniridia, molto invalidante e che consiste nella mancanza dell’iride che porta ad una forte ipovisione che spesso si tramuta in cecità. “Ho avuto la fortuna di conoscere un gruppo di genitori che con tanto coraggio hanno trovato il modo di aiutare i loro figli nati con questa grave malattia – racconta Rosalba Vitanza alla Montalcinonews – Questi Genitori, questi Eroi, hanno fondato un’associazione attraverso la quale cercano di far sentire la loro voce in un mondo di logiche numeriche in cui la rarità della malattia non suscita abbastanza interesse per la ricerca lasciandoli senza speranza”. Oggi quest’associazione di genitori fa parte della Federazione Aniridia Europe e, con essa, ha creato un’evento denominato “One Vision Campo Estivo per ragazzi disabili visivi” per i loro ragazzi e per i ragazzi (amici o parenti) che li accompagneranno. Lo scopo di questo campo estivo e quello di far conoscere i figlioli di questi coraggiosi genitori di tutta Europa tra loro, che, accumunati dallo stesso problema, potranno darsi consigli su come affrontare i problemi di ogni giorno nel loro delicato momento di crescita.
“Purtroppo – prosegue Vitanza – non tutti i genitori hanno la possibilità economica di far partecipare i loro figli a questo importante incontro. È per questo che c’è bisogno di tutti. So benissimo il difficile momento economico che tutti stiamo vivendo ma come madre mi sento in dovere di aiutare questi genitori. Il momento storico politico in cui i nostri figli stanno crescendo è tale che donare loro l’esempio ed essere generosi è il regalo più bello e prezioso che possiamo fare loro … sperando in un mondo migliore”.

Focus – Come donare
Per donare basta fare un bonifico all’associazione Aniridia Italiana al numero
Iban del conto corrente: IT43 Y076 0103 2000 0008 8006 358 giustificando ogni eventuale contributo con la dicitura “Donazione per One Vision campo estivo per ragazzi disabili visivi”. Vi sarà rilasciata una lettera da noi scritta per la vostra contabilita’, purtroppo non essendo una onlus non possiamo rilasciare ricevute.

Focus – La malattia
Aniridia significa “senza iride”. E’una malattia genetica rara che colpisce la vista ed è caratterizzata dalla formazione incompleta dell’iride (la parte colorata dell’occhio che circonda la pupilla). Anche altre parti dell’occhio, come il nervo ottico e la macula (la parte centrale della retina), possono non essere correttamente sviluppate. Le alterazioni della struttura dell’occhio possono provocare l’insorgenza di altre patologie oculari. L’aniridia e queste condizioni associate colpiscono ciascuno in modo diverso. Così, mentre alcune persone affette da aniridia sono ipovedenti o non vedenti, altre possono avere una vista quasi normale.
L’aniridia congenita è presente alla nascita ed è causata da una mutazione del gene PAX6, situato sul cromosoma 11, che determina un mancato completamento dello sviluppo dell’occhio. La malattia è spesso trasmessa come carattere autosomico dominante da genitori portatori della mutazione (aniridia ereditaria). Un terzo dei casi può invece derivare da una mutazione de novo, ossia una mutazione genetica che si verifica in un bambino i cui genitori non sono portatori della malattia (aniridia sporadica). Aniridia colpisce da 1: 40.000 a 1: 100.000 nati vivi, e colpisce maschi e femmine in ugual misura.
Le persone affette da aniridia possono essere colpite anche da patologie associate; la maggior parte delle persone con aniridia non sviluppa tutte queste condizioni, e in alcune persone esse possono non svilupparsi affatto.
Fotofobia: sensibilità alla luce che può abbagliare e rende difficile vedere. Può anche causare malessere, dolore o mal di testa;
Nistagmo: movimento involontario costante del bulbo oculare;
Glaucoma: elevata pressione del liquido all’interno del bulbo oculare che può danneggiare permanentemente il nervo ottico;
Cataratta: opacità del cristallino;
Cheratopatia: una varietà di condizioni che colpiscono la cornea, ossia la parte anteriore trasparente dell’occhio che ricopre l’iride e la pupilla, a causa di una carenza di cellule staminali limbari.
L’aniridia può verificarsi come parte di un’altra malattia genetica conosciuta come Sindrome di WAGR. Colpisce più di un gene sul cromosoma 11 e la mutazione può variare da paziente a paziente. L’acronimo WAGR descrive i quattro sintomi più comuni: tumore di Wilms (tumore renale infantile), anomalie genito-urinarie, aniridia e ritardo mentale.

Top of the Dop: il Brunello vola in Germania

Nuovo appuntamento per la campagna di informazione e valorizzazione sui vini e sui salumi a denominazione d’origine “Top of the Dop”. Dopo che Montalcino ha ospitato, il 5 e il 6 novembre 2014, l’incoming per giornalisti ed addetti ai lavori provenienti dalla Germania, con l’obiettivo di implementare la conoscenza dei prodotti vinicoli e di salumeria italiani più prestigiosi per un maggior mercato europeo, è arrivato il momento di ricambiare la visita. In questi giorni, infatti, sono i produttori di Brunello volati in Germania per presentare l’annata 2010 del Sangiovese più famoso e conosciuto al mondo.
L’evento caratterizzato da seminari condotti dal giornalista Christian Eder e organizzati in cooperazione con la rivista Vinum, sono iniziati il 18 maggio 2015 e si sono divisi in tre tappe: lunedì a Berlino, ieri a Francoforte e termineranno oggi a Stoccarda. Durante i seminari, organizzati con il Consorzio di Tutela del Franciacorta, un progetto promosso da Federdoc e Istituto Valorizzazione Salumi Italiani e cofinanziato dalla Comunità Europea e dallo Stato, degustati i Brunello di Montalcino 2010 di 6 cantine: Capanna, Caparzo, Caprili, Col d’Orcia, Le Macioche, Tenuta San Giorgio.

Brunello all’inaugurazione del Padiglione “Vino-A Taste of Italy”

Anche il Brunello di Montalcino all’inaugurazione del Padiglione “Vino-A Taste of Italy”, lo spazio espositivo dell’esperienza vitivinicola italiana che sarà inaugurato ufficialmente sabato 23 maggio dal ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina. A Milano ci sarà il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, e il coordinatore Giampiero Pazzaglia. Una presenza istituzionale per il padiglione organizzato da VeronaFiere (con Giovanni Mantovani) e allestito dall’architetto Italo Rota. La terrazza al secondo piano, riservata agli eventi, aprirà il 23 maggio. Il percorso didattico al piano terra è invece già ultimato: l’idea è di unire modernità, reperti antichi e citazioni classiche. La distorsione ottica a cui Rota ha pensato sul Bacco di Caravaggio vede anche qualche fumetto animato. C’è il simbolo pop dell’amore, la statua di Giulietta portata da Verona, che ha subito attratto post it da innamorati perché “Wine is love”. Frasi di questo tipo, che sono anche il filo conduttore nelle sale: “Wine in design”, “Wine in culture”. E poi grandi nasi restituiscono i profumi dei vini, dalla pesca alla pietra focaia. “Il Padiglione sarà un percorso emozionale. Uno strumento di divulgazione attraverso i cinque sensi”. È quanto ha dichiarato il Ministro per le politiche agricole e ambientali Maurizio Martina nel corso della presentazione del Padiglione del Vino a Expo Milano 2015, che trova spazio all’interno del Padiglione Italia . “Un grande gioco di scoperte”, lo definisce l’architetto Italo Rota, il progettista di questa installazione di duemila metri quadrati. Il progetto, frutto della collaborazione tra Ministero delle politiche agricole, Padiglione Italia e Veronafiere, ha tra i suoi obiettivi raccontare la storia e la cultura del vino italiano coinvolgendo i visitatori in un’esperienza a tutto campo, da quella emozionale, realizzata attraverso un percorso multimediale, a quella degustativa nell’enoteca “Biblioteca del Vino”. I visitatori del Padiglione al primo piano troveranno proprio la Biblioteca del vino, un’enoteca con bottiglie da tutta Italia, 1.400 etichette. Qui saranno organizzate le degustazioni con i sommelier. Ci sarà poi una Cantina Web per gli acquisti e uno spazio sulla terrazza per gli eventi e i corsi di approfondimento per raccontare la viticoltura italiana, dai piccoli vignaioli di montagna ai produttori dei vini prestigiosi esportati in tutto il mondo. Sabato 23 maggio l’inaugurazione vedrà il talk show su presente e futuro con il cibo e la gastronomia, in programma alle ore 11.30, a seguire una parata di stelle della cucina e con alcuni tra i nomi più importanti dell’editoria, della critica e del giornalismo enogastronomico del Belpaese.

“Oscar del Vino” 2015: nomination a Biondi Santi

Le votazioni on line sono chiuse, i giochi sono fatti, ma per accendere i riflettori e conoscere il verdetto di uno degli eventi più glamour e attesi del vino italiano, bisognerà aspettare fino a sabato 6 giugno per la notte degli “Oscar del Vino” by Bibenda, di scena al Rome Cavalieri. One man show della serata, come sempre, la guida della Fondazione Italiana Sommelier, Franco Ricci. E, tra i “nominati” eccellenti, in lizza per la nomination “Miglior azienda vinicola” c’è anche Montalcino con Biondi Santi e il suo Brunello di Montalcino Riserva 2008 che lotterà contro la cantina Centopassi con Tendoni di Trebbiano 2012 e la cantina Santadi con il Carignano del Sulcis Superiore Terre Brune 2010.
Tante, poi, le categorie degli Oscar: “Miglior Vino Rosso”, “Miglior Vino Bianco”, “Miglior Vino Rosato”, “Miglior Vino Spumante” “Miglior Vino Dolce”, “Migliore Etichetta con Miglior Vino”, “Miglior Vino di grande qualità prezzo”, “Migliore Olio del Raccolto 2013”. E, come sempre, i premi speciali “Migliore Enologo”, “Miglior Ristorante”, “Miglior Scrittore”, “Migliore Innovazione nel Vino”, “Migliore Addetto Commerciale” ed il Premio Speciale della Giuria.
A contendersi, poi, la palma di “Miglior vino Bianco” sono invece Tasca d’Almerita con il Sicilia Contea di Sclafani Chardonnay 2012, Jermann con il Vintage Tunina “Tappo a vite” 2005, e Cataldi Madonna con il Pecorino Giulia 2013; il “Miglior vino spumante”, ancora, sarà uno tra il Dubl + 2011 di Feudi di San Gregorio, il Verdicchio dei Castelli di Jesi Brut M. C. Ubaldo Rosi Riserva 2008 di Colonnara e il Soldati La Scolca Brut d’Antan Millesimato 2003 de La Scolca. In corsa per il “Miglior vino rosato” ci sono l’Alto Adige Brut Rosé Athesis Talento Metodo Classico di Kettmeir, loa Spumante Metodo Classico 4478 Nobleffervescence di Quatremillemètres, ed il Rosé Brut 2011 di Terrazze dell’Etna; il Moscato Passito di Saracena 2013 di Cantine Viola, il Vinsanto del Chianti Classico 2004 di Fontodi ed ilMoscato Giallo Passito Baronesse Baron Salvadori 2011 di Nals Margreid si contendono il titolo di “Miglior vino dolce”. Infine, saranno il Molise Aglianico Contado 2012 di Majo Norante, il Frascati Superiore Vigneto Santa Teresa 2013 di Fontana Candida ed il Vino Nobile di Montepulciano 2011 Tenute del Cerro a correre per la categoria “Miglior vino di grande qualità-prezzo”, e il Bolle di Lambrusco To You di Ceci, il Trentino Chardonnay del Diaol Ritratti 2013 di La Vis ed il Suisassi 2011 di Duemani per quella di “Migliore etichetta con miglior vino”.

“Il sangue di Montalcino”: il giallo di Negri diventa film

Il Sangue di Montalcino by Giovanni Negri“Il Sangue di Montalcino”, primo successo editoriale da eno-giallista di Giovanni Negri e prima avventura del commissario Cosulich, ormai investigatore-icona del mondo del vino, potrebbe presto arrivare sul grande schermo.  “Abbiamo firmato a Cannes il contratto per la cessione dei diritti con il produttore di lungo corso Galliano Juso”, così Negri dichiara, dalla Francia a WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere.
Niente, eccetto la firma del contratto, per ora di chiaro e  definito, ancora, ma sembra che l’idea di Juso, che ha alternato nella sua carriera la produzioni di film ora più ironici come i tanti polizeschi negli anni 70 con protagonista “Er Monnezza” Tomas Milian, ora più impegnati come “Tatanka”, del 2001, con il pugile Clemente Russo, sia “quella di una storia ambientata soprattutto a Montalcino, tra i vigneti del Brunello, come il libro – spiega Negri – ma con scene girate anche a Londra e altre ambientazioni prestigiose”.
Tutto da vedere per il cast, dove potrebbe figurare il celebre attore inglese Jude Law, più volte candidato all’Oscar, e protagonista in titoli come “Ritorno a Cold Mountain”, “Closer”, “Sherlock” Holmes o “Il talento di Mr. Ripley”.
E chissà che il film non diventi magari il primo di una saga ambientata nel mondo del vino, che in versione libro è continuata negli anni, e che vive in questi giorni con il “Il vigneto Da Vinci”, storia ambientata nella Milano dell’Expo 2015.