“A tavola sulla spiaggia”, chef stellati e vini made in Montalcino

Vip e turisti con la passione per i fornelli si sfidano sulle sabbie di Forte dei Marmi per l’edizione numero ventitrè di “A tavola sulla spiaggia”, la gara gastronomica ideata da Gianni Mercatali che torna anche quest’anno giovedì 20 e venerdì 21 agosto nella località più chic della Versilia: Forte dei Marmi.
Nell’anno di Expo il contest gastronomico andrà ala ricerca delle migliori tradizioni gastronomiche italiane, dando spazio al tema recupero, della cucina del riciclo, del preparare pietanze buone e salutari senza buttare via niente.

I concorrenti sono tutti dei non professionisti della cucina, mentre in giuria si trovano giornalisti, opinion leader, produttori di vino e ristoratori per un totale di circa 13 stelle Michelin rappresentate, fra cui Italo Bassi dell’Enoteca Pinchiorri (3 stelle Michelin), Valeria Piccini, Aimo Moroni di Aimo e Nadia di Milano (2 stelle michelin), Davide Oldani lo chef simbolo di Expo e inventore della cucina pop.Ad accompagnare i piatti un blasonato parterre di vini dai migliori produttori toscani e italiani tra cui Castello Banfi, una delle cantine leader del territorio di Montalcino.

Montalcino sostiene il Comitato Grandi Cru Educational

In questi giorni nelle cantine più prestigiose d’Italia si parla cinese, per la presenza in visita educativa del gruppo di professionisti cinesi che partecipano al primo corso organico per imparare i segreti del vino italiano. Un corso di Educational al vino italiano promosso e organizzato dal Comitato Grandi Cru d’Italia (www.grandicruditalia.it), i 100 migliori produttori della penisola, grazie al sostegno di Padiglione Italia Expo 2015 e Ice, Italian Trade Agency.

Il progetto, che mira a formare professionisti cinesi che a loro volta diventino formatori di altri professionisti in patria, ha visto la partecipazione attiva anche dei grandi brand di Montalcino, soci del Comitato, fra cui: Allegrini, proprietario a Montalcino della cantina San Polo, Altesino, Castello Banfi, Col d’Orcia e Marchesi de’ Frescobaldi, che a Montalcino possiede la Tenuta Castelgiocondo.

Il primo corso terminerà a fine agosto e sarà seguito da altri nei prossimi mesi in modo da creare in Cina un nucleo di formatori che faccia fare un salto alla conoscenza e alla notorietà del vino in Italia. La durata del programma è di un mese: per tre settimane i professionisti cinesi hanno seguito e seguiranno le lezioni di docenti e formatori dell’Università degli Studi di Milano e di AIS – Associazione Italiana Sommelier, mentre i fine settimana e l’ultima di corso sono dedicati a esperienze sul campo, presso le aziende socie del Comitato Grandi Cru. In prima linea per il supporto all’incoming dei professionisti cinesi sono le Regioni Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Toscana.

MeranoWine Award, tra i migliori Montalcino c’è

Oltre 3500 vini degustati tra nazionali ed internazionali, e, tra le numerose etichette provenienti dal Belpaese ben 43 i vini di Montalcino che hanno ottenuto il famoso bollino MeranoWine Award 2015 e che faranno parte della Selezione Ufficiale del MeranoWine Festival (5-10 novembre 2015), l’evento nato nel 1992 e ormai divenuto un appuntamento imperdibile per le eccellenze enoiche di tutto il mondo e per i winelovers che cercano prodotti sopraffini per i loro palati.
Le quindici commissioni d’assaggio WineHunter (www.winehunter.it) hanno degustato oltre 3500 vini e tra questi, 830 etichette hanno ottenuto il bollino rosso (88-89,99 punti), 180 il bollino oro (90-94,99 punti) e 24 il bollino platino (95 punti e oltre): solo chi ottiene il bollino MeranoWine Award (88 punti e oltre) può sperare di essere fra i 300 presenti al Kurhaus, il palazzo liberty situato nel centro di Merano, la perla turistica dell’arco alpino.

”Non è stato semplice – ha commentato Köcher, presidente e fondatore del Merano Wine Festival – perché la qualità è sempre in aumento: fattore che ci ha spinto ad alzare la soglia di punteggio per ottenere il MeranoWine Award, passando da 86 a 88 punti“. E per la prima volta in 24 anni, Helmuth Koecher, che per il suo Festival vuole solo etichette che definisce “Wow”, ha deciso di pubblicare l’elenco completo delle etichette e delle cantine che hanno ottenuto il famoso bollino MeranoWine Award 2015, ovvero un punteggio pari o superiore a 88/100.

E i migliori 25 produttori di Igt, Rosso e Brunello di Montalcino sono: Lisini, Banfi, Bertani Domains Val Di Suga, Biondi Santi, Castiglion del Bosco, Col d’Orcia, Cupano, Donatella Cinelli Colombini, Fattoria del Cerro – Saiagricola, Fuligni, Il Marroneto, La Fiorita, La Gerla, Le Macioche, Loacker Corte Pavone, Luce della Vite, Marchesi De’ Frescobaldi, Mastrojanni, Poggio Antico, Poggio di Sotto, Poggio San Polo, Tenuta San Giorgio, Tenute Silvio Nardi, Villa Poggio Salvi, Vitanza. Di questi, ben 4 sono le cantine del Brunello che hanno ottenuto per i loro vini una valutazione superiore ai 95 punti: Cupano, Il Marroneto, Luce Della Vite e Poggio Di Sotto.

“Si tratta di eccellenze vitivinicole che meritano di essere promosse per la loro elevata qualità”, riferisce il Patron del Festival. Il bollino MeranoWine Award è conosciuto da anni come referenza per gli addetti ai lavori e utilizzato internamente per l’ammissione delle aziende vitivinicole agli eventi che organizziamo in Italia e all’estero durante il resto dell’anno – prosegue Köcher – ma non è mai stato pubblicizzato direttamente. Eppure si tratta di un certificato di eccellenza per la nostra produzione vitivinicola e una garanzia di qualità Superiore per il consumatore”.

I vigneti d’oro dei più celebrati vini tricolori

“Comprate terreni. Non ne fabbricano più”. Mark Twain lo diceva già nell’America dell’Ottocento. Ma nell’Italia di oggi la terra da comprare è soprattutto quella coltivata a uva. E non si parla di uve qualsiasi, ma di quelle da cui si ricavano i più celebrati vini tricolori, esportati in tutto il mondo e in grado di strappare quotazioni d’eccezione sui mercati internazionali. Così, se i prezzi del mattone sono negli ultimi anni precipitati, quelli dei vigneti hanno resistito impavidi alla crisi. E anzi, con un aumento del 28% dall’inizio del millennio (fonte: Istituto nazionale di economia agraria), si sono rivelati tra i migliori beni rifugio. Secondo l’Inea in Italia il prezzo medio di un ettaro di terra coltivata (un ettaro corrisponde all’area di un quadrato con 100 metri di lato) si aggira intorno ai 20mila euro. Il valore di un ettaro di vigna è invece quasi doppio e tocca quota 36mila euro. Ma le medie, si sa, non dicono tutto, e per capire fino in fondo la corsa delle quotazioni dei super-vigneti bisogna guardare ai dati di dettaglio raccolti da ‪‎Winenews‬.it, uno dei più cliccati siti del settore, che ha preso in esame le zone di origine dei vini più pregiati.
“Se il benessere di un settore si vede dalla vivacità degli investimenti – ha spiegato Alessandro Regoli, direttore di Winenews.it, a Il Giornale – il vino italiano sembra godere davvero di ottima salute.
Ma come si spiegano le quotazioni monstre dei grappoli d’oro italiani? Una prima risposta è quella legata al successo del made in Italy alcolico. Mentre il consumo interno è in continuo calo, un pò per colpa della crisi un pò per le nuove abitudini di consumo, l’export cresce anno dopo anno. Nel 2014 su una produzione vinicola che ha superato il valore di 9,4 miliardi, più di 5 sono finiti all’estero. Il settore sta completando un lungo processo di professionalizzazione. La grandezza media delle aziende cresce (non raggiungeva un ettaro nel 1970, sfiorai 10 oggi), anche se resta piccola in confronto alla concorrenza estera, mentre diminuisce la superficie complessiva coltivata a uva da vino: si è passati dai 970mila ettari ai 656mila del 2014. Nel1980 il semplice vino da tavola rappresentava il 90% della produzione, oggi è al 30%, il resto sono bottiglie di maggior valore. Più qualità, dunque, e meno quantità.
In attesa dell’arrivo di soldi stranieri sono però gli acquirenti italiani a mantenere alte le quotazioni delle zone di produzione. Solo negli ultimi mesi è stato un fuoco di fila di acquisizioni importanti. I grandi produttori arricchiscono il portafoglio di prodotti per aumentare il tasso di crescita della propria azienda. E spesso sono protagonisti di altri settori a darsi da fare: Giorgio Rossi Cairo, con la sua ValuePartners superconsulente di grandi colossi dell’industria italiana, ha acquistato in gennaio una grande azienda vinicola, Cascina Cucco, a Serralunga. Il gruppo farmaceutico ‪Angelini‬, da 20 anni attivo anche nella produzione vinicola (dall’Amarone al Chianti fino al ‪Brunello‬), si è aggiudicato lo storico marchio Fazi Battaglia (150 ettari nella zona classica dei Castelli di Jesi, prevalentemente dedicati al Verdicchio). Ultimo a scendere in campo, stando alle indiscrezioni raccolte da Winenews, è stato l’imprenditore italoargentino Alejandro Bulgheroni, uno dei maggiori operatori nel settore dell’ energia in America Latina. Bulgheroni starebbe acquistando una tenuta nella zona di Bolgheri. L’investimento viene valutato trai 15 e i 20 milioni di euro. Solo briciole per uno degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio di 5,5 miliardi di dollari.

Sorpasso dell’Italia sulla Borgogna: il vino italiano sbanca sui mercati

È il report (Luglio 2015) del Liv-ex, il benchmark più rappresentativo del mercato dei fine wine, a testimoniare uno storico sorpasso, quello, sui mercati enoici, dell’Italia sulla Borgogna. Le grandi etichette del Belpaese hanno rappresentato una quota del 7% degli scambi dello scorso mese sul mercato secondario, contro il 6,7% dei borgognoni. A sbancare il Sassicaia che, con le annate 2011 e 2012, si conferma, di gran lunga, tra le etichette tricolore più scambiate, ma il risultato è stato raggiunto anche grazie alle performance di Masseto, Ornellaia, Solaia, Tignanello, Messorio Macchiole, Redigaffi Tua Rita, Barbaresco e Langhe Sori Tildin Gaja, Barolo Luciano Sandrone, protagonisti con le ultime 10 annate dell’“Italy 100”, l’indice dedicato all’Italia del Liv-ex. Ottima anche la performance del Brunello di Montalcino, che non rientra negli indici, ma che si è rivelato come il terzo italiano più scambiato a luglio, forte anche di una critica internazionale decisamente positiva: l’annata 2010 di Argiano, segno tangibile di una vendemmia che è destinata a rimanere negli annali della storia enologica del Paese.

“Donne, vino e seduzione”: il gentilsesso ama il Brunello

Se l’uomo da sempre è appassionato del nettare di Bacco è la donna che, negli ultimi anni sta diventando una attenta esperta non solo di vini ma anche di terroir e delle loro più recondite caratteristiche, attratte sempre più spesso da vini dal forte carattere come il Brunello o l’Amarone. Il ruolo delle donne nel mondo del vino è sempre più centrale, sia in cantina, dove le produttrici del Belpaese sono diventate il punto di riferimento del panorama enologico internazionale, sia fuori, con l’”altra metà del cielo” che si scopre sempre più appassionata a Bacco. Tanto che, come rivela la ricerca “Donne, vino e seduzione”, curata dal professore Gabriele Micozzi, docente di Marketing alla Luiss di Roma, in collaborazione con Live, lo spin off dell’Università Politecnica delle Marche, per il Consorzio Vini Piceni, l’84 % delle donne italiane vorrebbe approfondire la propria conoscenza del vino, stessa percentuale di chi preferisce i vini autoctoni, mentre il 18% si considera un’appassionata ed il 58% si sente curiosa rispetto al mondo del vino. Nella scelta di un prodotto si lasciano guidare principalmente dal terroir (22%), seguito dal passaparola (16%) e dalle storie riportate sul retro della bottiglia, tanto che le consumatrici vorrebbero bottiglie con maggiori informazioni (36%) e più creatività in etichetta (24%).
Il vini italiano considerato più seducenti è il Brunello di Montalcino, seguito dall’Amarone e dalle bollicine della Franciacorta, quasi allo stesso livello di quelle del Trentodoc. Ma le donne hanno anche qualche consiglio da dare alle cantine del Belpaese essere più “attraenti”. Prima di tutto, creare più eventi divertenti per aiutare la conoscenza del vino (14%), quindi migliorare e valorizzare l’accoglienza in cantina (13%), sviluppare prodotti a minore gradazione (13%), sviluppare prodotti biologici, biodinamici e vegani (11%), e ancora aumentare le informazioni sui prodotti ed i loro metodi di produzione (10%), migliorare il packaging (10%), raccontare meglio la loro storia, anche usando il web e i social network (9%), spiegare meglio gli aspetti salutistici del vino, come calorie, dosi consigliate e benefici (7%), ma anche diminuire i prezzi (5%) e formare la ristorazione a diffondere la cultura del vino del territorio (4%).
Molto interessante anche la percezione dei personaggi che coinvolgono maggiormente la donna e sanno creare più fiducia. Le figure che sanno meglio sedurre con il proprio raccontare il vino, infatti, sono: un contadino che racconta la sua vigna (22 %); un produttore che racconta il suo vino (20 %); uno chef che abbina un vino ad un piatto (15%); un giornalista che scrive di vino (13%); un sommelier che spiega un vino (12%). Dai dati, inoltre, emerge che secondo il 61% delle donne un uomo che non beve vino risulti noioso o poco interessante, mentre un uomo che beve e conosce il vino risulta ricco di cultura e tradizioni (32%), interessante (26%) e divertente (24%). E se la scelta cade su una bottiglia particolarmente pregiata, meglio berla con il fidanzato o il marito (54%) che con gli amici (21%), anche se il 20% della intervistate indica l’amante come situazione ideale, visto che il vino è ritenuto un potente afrodisiaco. Il vino, per le donne, è anche valore sociale, emozionale e culturale: una cena senza un buon vino è un’occasione persa (38%), o addirittura un fallimento (24%), e, per sedurre, non c’è di meglio che preparare un menu accompagnato da una bollicina bianca (20 %), un bianco floreale (15%) o un rosso leggero e profumato (18%).
Se tra i brand alimentari italiani più apprezzati al top ci sono Barilla, Consorzio del Parmigiano Reggiano e Consorzio del Prosciutto di Parma, e tra quelli più seducenti le donne italiane annoverano Ferrero, Campari e Illy, tra i brand del vino quelli che vengono maggiormente apprezzati sono Gaia, Antinori e Biondi Santi. I personaggi più interessanti secondo il mondo pubblico femminile, nel mondo del vino e del cibo, sono invece Joe Bastianich, Massimo Bottura, Simone Rugiadi, Oscar Farinetti, Antonino Cannavacciuolo, Benedetta Parodi, Carlo Cracco, Antonella Clerici, Fede ( Federico Quaranta) e Tinto ( Nicola Prudente) e Francesco Zonin.
“Direi che gli sforzi dei produttori e dei consorzi hanno fatto crescere in questi anni la cultura del vino – chiosa Angela Velenosi, presidente del Consorzio Vini Piceni – tanto che le donne sono sempre più esigenti e consapevoli in termini di qualità e la loro ricerca delle produzioni autoctone mi fa sperare che in questo Agosto il patrimonio enologico italiano con i suoi terroir sia valorizzato, raccontato e narrato dalla ristorazione per celebrare questa estate mentre noi produttori abbiamo da poco già iniziato la vendemmia. Il marketing, pertanto, dovrà saper intercettare anche attraverso i nuovi media una cliente sempre più sofisticata ed alla ricerca di emozioni, vinceranno le aziende che sapranno in modo autentico narrare la loro storia differenziandosi e creando stili nuovi”.

Vite: il libro di Michele Masotti dedicato a “Sunto”

Raccontare la storia di un uomo, “Sunto”, all’anagrafe Assunto Pieri, attraverso quelle di un territorio, questo l’obiettivo di Vite, L’esistenza è fermentazione, il libro di Michele Masotti, edito da Betti Editrice che sarà presentato questo pomeriggio in Piazza del Campo, a partire dalle 19.00 e, nella città del protagonista e del Brunello il prossimo 23 agosto 2015 dalle ore 18 nel chiostro del museo di Montalcino.
Un libro che con semplicità traccia il trascorrere del tempo, tempo in cui si intreccia la storia personale di un uomo e della sua famiglia con la Storia del Paese: il Fascismo, la Seconda Guerra Mondiale, le lotte agrarie, la fine della mezzadria, la produzione del pregiato Brunello.
Attraverso lo sguardo e gli occhi di Sunto i lettori divengono testimoni del trascorrere del tempo e del rincorrersi delle epoche.
Nelle pieghe dei ricordi è nato questo romanzo dove il vino è simbolo di autenticità, di quella Toscana terra di storia e fatiche, terra che si trasforma e trasforma la sua gente.
In compagna dell’autore e dell’editore, scopriremo la genesi di questo testo, nato dal desiderio della famiglia di Sunto di non far dimenticare un pezzo di storia importante per territorio toscano.
Parole, storie, emozioni, aspettano la popolazione di Montalcino domenica 23 agosto 2015 accompagnate da qualche assaggio a base delle eccellenze gastronomiche toscane offerte dal ristorante Bagoga di Siena e dai vini di Bellaria, in particolare il Brunello che porta il nome di Sunto.

Palio dell’Assunta: il Brunello tra i colori del Drappellone

“Il Palio, il vino e la cultura sono elementi caratterizzati di questa zona e rappresentano Siena ed il suo territorio in tutto il mondo. Tutti apprezzano le colline senesi ed i prodotti della sua terra”. Così Elisabetta Rogai, artista fiorentina che espone in tutto il mondo, ha raccontato a WineNews, il sito più cliccato dagli amanti del buon bere, ciò che è racchiuso nella sua “visione” del drappellone che andrà in sorte alla contrada che trionferà il prossimo 16 agosto in Piazza del Campo. Ed è proprio il vino, emblema della sua pittura a dipingere il drappellone. “Il Brunello è il vino buono per antonomasia ed è per questo che ho deciso di usarlo, insieme agli altri vini del senese (Chianti Classico, Colli Senesi e Nobile), per dipingere il mio “cencio”.
Il lavoro della Rogai risulta essere una vera e propria opera culturale. Meraviglioso il volto della Madonna che riempie la parte alta del drappo di seta. Con lo sguardo rivolto in basso, l’attenzione è su un enorme disco dove, come in una foto a 360 gradi, prendono forma i palazzi che circondano Piazza del Campo. È Siena, ma il codice di lettura spazia oltre, rimanda al nostro mondo. Al centro un cielo azzurro-cobalto illuminato, in oro, dalla luna e dalle stelle. Forte il rimando al soffitto della Cappella esterna che sembra appoggiarsi alla facciata del Palazzo Pubblico.
Attorno, sempre con il prezioso metallo, la scritta: “Amate la giustizia voi che governate la terra”. La riproposizione del messaggio che si legge nell’affresco “Le allegorie del buono e cattivo governo” di Ambrogio Lorenzetti e nella Maestà di Simone Martini all’interno del Museo Civico senese, che richiama, anche, l’enciclica sull’ambiente di Papa Francesco, affinché l’umanità cambi il modello di sviluppo per proteggere la casa comune. La terra. In sintesi: integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, perché senza giustizia è impossibile ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri.
Il messaggio corre in parallelo con quello lanciato da Expo 2015: nutrire tutti rispettando il nostro habitat per una corretta sostenibilità delle risorse. Sul capo della Vergine un’aureola di spighe di grano.
Già questa parte dell’opera di Elisabetta Rogai potrebbe essere esaustiva, ma l’artista con la sua téchne dimostra veramente un saper fare; non si esaurisce in un sapere. Con l’abilità e la teoria Rogai riesce a produrre cose contingenti, che possono esserci e non esserci. Ed ecco, infatti, a metà dipinto un bambino che gioca con i barberi. Il divertimento che ha accompagnato l’infanzia di tutti i senesi.
Un elemento che poteva essere anche omesso, ma che la sensibilità dell’artista ha ritenuto utile. Una connotazione che rimanda all’estetica per uno spazio di discussione aperto a chi vuole comprendere il significato del Palio.
Così come l’uso del vino in una tavolozza cromatica sapientemente usata e calibrata. Insieme ai colori olio ecco, di nuovo, un ritorno alla terra di Siena. Sono presenti tutti i vini senesi. Un bene prezioso che rende uniche le creazioni di Elisabetta Rogai, perché con il passar del tempo il vino invecchia, così il colore cambia, trasformando le sue produzioni in qualcosa di eternamente vivo.
L’artista, attraverso il suo lavoro, ha lanciato Siena e il suo Palio dentro l’Expo. Ha fatto conoscere al mondo le marche identificative del territorio senese. Le eccellenze che si traducono in qualità della vita, paesaggi rurali e agricoli, prodotti di vocazione, elementi e colori come una corsa di cavalli unica al mondo. La sua gente. La sua devozione al sacro.
Nella parte in basso un frammento di galoppo. Tre cavalli che cercano di guadagnare il traguardo. Pennellate di forza che rendono, appieno, l’essenza dei tre giri sul tufo di Siena.
Nel suo insieme il drappellone dipinto da Elisabetta Rogai appare come un paradigma di vita.

La musica del Casato Prime Donne

Il “Casato Prime Donne” a Montalcino, prima cantina in Italia con un organico interamente femminile, diventa un laboratorio sonoro grazie a Igor Vazzaz, intellettuale eclettico e trasgressivo, e la sua opera d’arte enomusicale. Dopo cinque mesi di prove, nasce un’esperienza sensoriale fuori dal comune che unisce e modifica la percezione di luoghi, vini e musiche sotto la regia di Igor Vazzaz e che verrà inaugurata il prossimo 13 settembre, in occasione del Premio Casato Prime Donne 2015, per poi rimanere a disposizione di tutti i visitatori della cantina.
“Da tempo – afferma Donatella Cinelli Colombini – cercavo un esperto di musica e vino in grado di scegliere i suoni per accompagnare gli assaggi delle mie bottiglie nella cantina dove nascono, poi ho conosciuto Igor Vazzaz. Ci siamo incontrati più volte, abbiamo degustato assieme, visitato le cantine, ci siamo confrontati e… voilà: l’opera enomusicale ha preso forma”.
Vazzaz è un tosco-friulano, classe 1974, cantautore, critico teatrale, saggista, sommelier, cronista sportivo e autore semisatirico. In ambito enoico, da anni partecipa ai panel di degustazione della rivista “Sommelier Toscana”, l’organo regionale dell’Associazione Italiana Sommelier, per cui ha firmato articoli e interviste. Insegna critica teatrale a livello universitario e non solo, benché il suo interesse principale sia la musica: da quella tradizionale toscana e irlandese alla canzone d’autore sino al “rock etnosurf” dei suoi Tarantola 31 con cui, nel 2013, ha pubblicato l’album “Nonostante Maria (va tutto bene)”.
“L’idea di affiancare, accompagnare, abbinare, termine caro alla sommellerie – spiega Vazzaz – il prezioso nettare con la pratica del suono, della melodia, dell’armonia e del ritmo non è nuovo ai nostri giorni, tutt’altro. La precedenza va al vino, alla sua percezione come elemento portante, per poi valutare ogni possibilità d’accostamento etnico, emotivo, metaforico», tenendo conto che, alla fine, «si tratterà, sempre e comunque, di un Gioco, ossia, si badi bene, di una delle cose più importanti cui l’uomo possa dedicarsi; e non è un caso che, in varie lingue, giocare sia sinonimo di suonare (talvolta pure di recitare)”.
Da questi presupposti, da cinque mesi di degustazioni, test e confronti, nasce così un viaggio sensoriale sorprendente nei “quattro teatri” del Casato Prime Donne che ospitano gli assaggi.

Montalcino, territorio da copertina

E’ dedicata al Brunello e a Montalcino la copertina della nuova edizione 2015-2016 dell’elenco telefonico del senese di ”PagineSi’!”. Ed è proprio il profilo della città, circondata da vigneti chiamata a rappresentare, per l’anno 2015-2016, la provincia di Siena. Un modo per celebralre le eccellenze della provincia e quale miglior biglietto da visita di un luogo dove si concentrano storia, cultura, bellezze paesaggistiche, ed una economia florida. Un modo, anche questo per valorizzare un prodotto economico, ma anche sociale e culturale che rappresenta al meglio la vocazione del territorio e del Belpaese tutto all’innovazione, all’esportazione, all’attrazione turistica, al meglio dell’enogastronomia, quindi alla piu’ cordiale capacità di accoglienza del Paese.