L’Italia ospite di “Vinexpo Hong Kong” lo dice l’ad Guillaume Deglise in visita al Consorzio del Brunello di Montalcino

L’Italia sarà il Paese ospite di “Vinexpo Hong Kong”, di scena in Asia dal 24 al 26 maggio 2016, lo ha detto Guillaume Deglise, amministratore delegato della più importante fiera enoica d’Europa, in visita in Italia per gli ultimi accordi e incontrato nella sua visita a Montalcino al Consorzio del Vino Brunello. “Vinexpo non è solo una fiera per i vini francesi – dice Deglise a WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere – è una fiera per tutti i vini internazionali, facciamo promozione di tutti i vini e distillati del mondo, dalla Francia, all’Italia, dalla Spagna al Sud America: avremo più di 30 Paesi rappresentati alla tappa di Hong Kong nel 2016. L’Italia – spiega Deglise – è il primo esportatore di vini nel mondo, ma in Cina è solo il quinto. Abbiamo visto un mercato potenziale in Cina per i vini e distillati italiani. Abbiamo preso la decisione proprio per questo, e avremo quindi l’Italia al centro del Salone però anche l’organizzazione di degustazioni, masterclass e tasting di vini italiani di prima classe”. Quello che fa Vinexpo, del resto, ha poco a che vedere con le altre fiere del settore, perché “Vinexpo ha un’immagine differente, arrivando ogni 2 anni è un evento che la gente aspetta con ansia, specie il trade asiatico. E poi a Vinexpo si incontrano tutte le professioni del vino, non solo gli export director, ma anche i proprietari. Non è solo una fiera – continua Deglise – ma un incontro per evento e un incontro per la professione. È proprio attraverso le aziende che passa la promozione del vino italiano: per noi l’Italia è un Paese importante, e l’iniziativa di Hong Kong è il primo passo verso un coinvolgimento maggiore, che avrà il suo apice a Bordeaux, dove c’è sempre grande interesse da parte dei visitatori stranieri per i vini di tutto il mondo, e quindi anche per l’Italia”.
“L’Italia sta imparando a fare sistema – aggiunge l’amministratore delegato di Vinexpo – è un Paese sempre di moda, per la gastronomia, per il vino, ma anche come destinazione turistica. Parliamo molto dell’Italia in Francia, perché è un modello da seguire in tutta Europa. Difficile dire chi abbia, tra Francia, Italia, Usa, Cile, Usa, la strategia migliore in termini di efficacia e sinergie. Ogni Paese è differente e, quindi, sceglie una strategia differente, narrando storie differenti, fatte da aziende differenti. Credo – continua Deglise – che l’Italia abbia molta forza, ci sono molte cose da dire sull’Italia, genera interesse, come lo generano, e sempre di più, i vini del Nuovo Mondo, dagli Usa alla Nuova Zelanda, passando per Sudafrica ed Australia. Però, i vini del Vecchio Mondo, su tutti Italia e Francia, rimangono una forza a parte. L’Italia – conclude Deglise – è sempre venuta ad Hong Kong con Vinexpo con molti produttori, circa 300, quest’anno invece saranno tra i 400 ed i 500, ed abbiamo già molte conferme, con la partecipazione di produttori come Frescobaldi, Planeta, Feudi di San Gregorio, Allegrini, ma anche grandi nomi come Angelo Gaja, Antinori ed altre grandi aziende. La cosa interessante, però, è soprattutto che facciamo la promozione di tutto il Paese, non solo le grandi aziende, ma anche i piccoli produttori, ed è questa la vera forza di Vinexpo Hong Kong 2016, dove parleremo di tutte le Regioni italiane, dall’Alto Adige alla Sicilia, e di tutto il panorama produttivo”.

Biondi Santi: una verticale da scoprire con “Incontri di Vite”

Poter partecipare ad una verticale è sempre un onore e quando si tratta di una degustazione di Brunello di Montalcino diventa un evento davvero eccezionale. E con “Incontri di Vite”, il blog curato da Alessandro Valenti, Luca Maiorano, Giulio Perelli e Stefano Vigneri, possiamo gustare una bella verticale di 2 Brunello annate e 5 Brunello Riserva di Tenuta Greppo Biondi Santi. “Dire Biondi Santi – si legge sul blog – significa dire storia del Brunello di Montalcino. E non lo si dice per la fama del doppio cognome ormai riconosciuto in ogni parte del globo ma perchè materialmente la famiglia Santi e poi Biondi sono gli autori di un grande vino da più di un secolo. Ad iniziare dall’aver coltivato il Brunello, rispetto al più famoso e diffuso Moscardello (sin da circa la metà del 1800) a l’aver selezionato il clone del Sangiovese “BBS11″ (Brunello Biondi Santi, vite n° 11)”.
La degustazione parte con l’assaggio del Brunello annata 2009, vendemmia difficile: “ il naso è ancora chiuso – il commento di “Incontri di Vite” – mentre in bocca ovviamente percepiamo in grande evidenza l’ acidità, il tannino è setoso ed il finale ha una buona persistenza. La seconda annata è la 2008 : il naso questa volta è già più “spigliato” e ci mostra i suoi sentori: sottobosco,frutta matura ed anche del tabacco Kentucky. In bocca è un vino imponente, il tannino è vellutato con un finale ancora fresco, il cui risultato è una beva appagante”.
Passando poi ai Brunello di Montalcino Riserva: “la 2007 – si legge sul blog – ci stupisce e subito capiamo che si tratta di un grande vino. Naso complesso (selvatico, floreale con tendenze balsamiche), spezie scure e china. Sul palato abbiamo la netta sensazione di un vino strutturato, molto elegante, magistralmente prodotto: un vino complesso ma facile da bere. Il quarto Brunello all’assaggio è la Riserva 2006 che, nonostante i suoi quasi 10 anni, ha un naso ancora da sviluppare ma possiamo riconoscere della frutta di bosco, un legame terroso, una bella speziatura ed anche una nota agrumata. Un tannino un po’ verde, un vino più leggero (rispetto al 2007) ma sempre molto godibile per la spiccata freschezza. La 2004 ha un naso accattivante, il nostro preferito: Caffè tostato, note balsamiche, sottobosco, humus ed anche funghi. In bocca è equilibratissimo ma con una spalla acida che ci fa presupporre una longevità quasi infinita, come la persistenza. Il penultimo bicchiere è il 2001: al contrario degli altri vini al naso, è un vino molto orizzontale, mettendo in bella mostra i vari sentori (balsamicità, tabacco, cioccolato, florealità, ferro, coriandolo. L’ intensità è più lenta nel farsi percepire ma col passare dei secondi e dei minuti cresce e la persistenza gusto-olfattiva ne trae un grande vantaggio. Infine la 1997: Al naso è avvolgente, a quasi 20 anni, riconosciamo della confettura di agrumi, spezie dolci ed un “dolce” balsamicità. In bocca risulta morbido, un vino quasi “masticabile” e leggermente meno persistente. Un grande vino, una grande verticale”.

Giacomo Pondini, dal 2016, nuovo direttore del Consorzio Brunello di Montalcino

Giacomo Pondini, 40 anni, dal 1 gennaio sarà il nuovo direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino. Giacomo Pondini, che già dal 2004 rivestiva analogo incarico al Consorzio del Morellino di Scansano, subentra a Giampiero Pazzaglia, da oltre due anni alla guida della struttura e che, dal prossimo gennaio, ricoprirà la carica di direttore generale nel gruppo ColleMassari.

Nel dare il benvenuto al nuovo direttore, il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, sottolinea come “la nomina di Pondini, la scelta delle sue capacità e competenze, rientra in un progetto di crescita che vede il Consorzio sempre più impegnato a sostenere le aziende del territorio a svilupparsi e consolidarsi sul mercato internazionale. Un ruolo sempre più strategico – rimarca – che va al di là della semplice tutela, per affermarsi come motore di crescita di tutto il sistema territoriale. In questo senso, va il mio ringraziamento a Giampiero Pazzaglia che in questi anni ha contribuito al rinnovamento della nostra struttura e a superare i problemi posti dalla congiuntura economica. I risultati raggiunti sono anche merito suo perché è una persona che ha dato tanto per la nostra denominazione. Auguro a Giampiero il meglio per la sua nuova avventura e lo ringrazio pubblicamente per quanto ha fatto per noi”.

“Top Trade 2015”: il Brunello Argiano nella top ten

È la cantina Argiano di Montalcino ad essere incoronata, con il suo Brunello, nella top ten della “Top Trade 2015”, ovvero le prime dieci marche vinicole italiane negoziate nel 2015 per valore.

Tutti e dieci i vini presenti nella top ten, tranne uno, sono toscani e prevalentemente Super Tuscan: al primo, secondo e terzo posto ci sono rispettivamente Sassicaia, Masseto e Ornellaia, tutti e tre provenienti dalla zona di Bolgheri, seguiti da Tignanello, al quarto posto, di proprietà della famiglia Marchesi Antinori che si ripete, al settimo posto, con Solaia. Al quinto posto c’è di nuovo Bolgheri con San Guido Guidalberto ed al sesto posto c’è il Brunello di Montalcino, acclamato già dagli inizi dell’anno per gli eccellenti risultati ottenuti con l’annata 2010, della cantina Argiano. A seguire, all’ottavo posto c’è Alceo, della cantina Castello dei Rampolla, e al posto numero 9 c’è Petrolo Galatrona. Solo una etichetta dal Piemonte, al decimo posto, Sori San Lorenzo della cantina Gaja.

50 anni di Doc: 5 artisti per il Brunello

Un anno importante, il 2016, per Montalcino ed il suo Brunello ma anche un’occasione per ricordare e celebrare un traguardo fondamentale ed il punto di svolta per la produzione enoica del territorio. Era il lontano 28 marzo del 1966, quando, con il Decreto del Presidente della Repubblica veniva riconosciuta, per il “re” del Sangiovese, la Denominazione di Origine Controllata. E, per festeggiare i primi 50 anni della Doc, il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha deciso di coinvolgere personalità importanti del mondo dell’arte e della cultura. Che il vino non sia una semplice bevanda ma una cultura carica di significati e valori complessi, sia simbolici che intellettuali, è un fatto del tutto assodato. La vite, l’uva ed il vino fanno parte sia delle tradizioni religiose pagane sia delle celebrazioni liturgiche e sono dunque onnipresenti all’interno di opere d’arte.
Il palcoscenico del magico e suggestivo incontro tra arte, cultura e vino sarà Benvenuto Brunello 2016, la kermesse di Montalcino tutta dedicata al “re” del Sangiovese, quando i protagonisti, oltre al Brunello 2015, saranno 5 tra i maestri più quotati e importanti della scena artistica contemporanea che dall’Italia guarda al mondo: Sandro Chia, che a Montalcino vive e produce Brunello al Castello di Romitorio e che ha fatto da portavoce del progetto, Bertozzi&Casoni, Pino Deodato, Gian Marco Montesano e Mimmo Paladino.
Se per il momento il progetto risulta essere assolutamente “Top Secret”, si può dire che le opere che i “Magnifici 5” creeranno – ispirandosi al Brunello e a quella che da tutti, enologi ed esperti, è stata definita una delle vendemmie migliori degli ultimi anni – andranno a concretizzarsi in un’immagine simbolo della capacità creativa di un’intera cultura territoriale, locale e nazionale , come insieme complesso, che concorre alla creazione di qualche cosa di unico, il Brunello, una sorta di opera d’arte a suo modo.
Il risultato della collaborazione dei 5 artisti verrà riproposto su delle etichette speciali e su un catalogo dedicato alla ricorrenza, biglietto da visita che accompagnerà il Consorzio del Brunello anche in ogni attività promozionale del 2016.

Focus – Gli Artisti
Sandro Chia - Nato a Firenze nel 1946 a formatosi a Firenze all’Accademia di belle arti, ha viaggiato in India, in Turchia e in Europa, prima di stabilirsi a Roma nel 1970. Inizialmente orientato verso l’arte concettuale, a metà degli anni Settanta Chia si è accostato alla figurazione, emergendo tra i protagonisti della transavanguardia. Dal 1981 si è trasferito a New York, lavorando tra gli Stati Uniti e l’Italia. Ha elaborato un linguaggio ironico e allusivo, ricco di riferimenti all’arte rinascimentale e ai movimenti artistici della prima metà del Novecento. Ha realizzato opere di grande formato, caratterizzate dall’uso di impasti cromatici corposi e accesi e da un segno pittorico forte e dinamico, frequentemente popolate da eroiche figure maschili che tornano anche nelle sculture in bronzo, spesso dipinte in colori vivaci. Ha esposto le sue opere in importanti rassegne e in numerose personali (1983, New York, S. R. Guggenheim Museum; 1984, New York, Metropolitan museum of art; 1984 e 1988, Biennale di Venezia; 1992, Berlino, Nationalgalerie; 1995, Roma, Villa Medici; 1997, Siena, Magazzini del sale; 2000, Trento, Galleria civica di arte contemporanea; 2002, Firenze, Palazzo Pitti; 2003, Milano, Spazio Bisazza; 2006, San Josè, Costa Rica, Klaus Steinmetz Arte moderna; 2007, Pietrasanta, duomo di Sant’Agostino; 2009-10, Roma, Galleria nazionale d’arte moderna).
Pino Deodato - Il cammino nell’arte di Pino Deodato è iniziato a Nao di Jonadi (Vibo Valentia), dove è nato nel 1950 e dove compie i primi studi, conseguendo la maturità artistica a Vibo Valentia. Subito dopo, nel 1969, la decisione di andare a Milano, a studiare all’accademia di Brera. Intanto, nel capoluogo lombardo Pino viene a contatto con i maggiori esponenti dell’arte milanese tra cui Paolo Baratella e Giangiacomo Spadari del quale diventerà assistente. In quegli stessi anni conosce l’ambiente artistico francese, avvicinandosi a importanti maestri come Gerard Guyomard, Ivan Messac e lo spagnolo Arrojo. Erano, gli anni Settanta, quando Deodato sviluppa le sue creazioni artistiche che porta in giro per l’Italia. Contemporaneamente, in un frenetico e fecondissimo periodo di profonda ispirazione, i suoi quadri vengono ospitati in diverse città italiane. Tra gli anni ’70 e i primi anni ’80 l’artista, da solo o con altri, realizza molti murales con al centro tematiche legate al sociale e al desiderio di cambiamento. Su quel filone si è dipanata, dagli anni ’90 la sua espressione artistica, fatta di quel realismo magico che trova ispirazione nelle pieghe della sua memoria. Un percorso caratterizzato da quadri che sono delle vere e proprie metafore dalla vita. Metafore, allegorie, attraverso cui Deodato continua a narrare la storia dell’uomo, un viaggio fatto di successi ma anche di sconfitte e delusioni, di piccole gioie ricavate dall’album della propria esistenza, di introspezione e di voglia di lottare, nonostante tutto, per conquistarsi quello spazio che ciascun individuo ha – deve avere – nell’universo.
Bertozzi&Casoni - Bertozzi & Casoni è una società fondata nel 1980 a Imola da Giampaolo Bertozzi (Borgo Tossignano, Bologna, 1957) e da Stefano Dal Monte Casoni (Lugo di Romagna, Ravenna, 1961). Gli artisti si sono formati a Faenza, uno dei centri più importanti e raffinati per la produzione della ceramica. Appena terminati gli studi, Bertozzi e Casoni frequentano l’Accademia di Belle Arti di Bologna, fondano una società diventando i protagonisti di un nuovo modo di fare arte attuale attraverso le ragioni della tecnica tradizionale inventando, in sostanza, una “nuova ceramica” contemporanea. Abilità esecutiva e distaccata ironia caratterizzano già le loro prime creazioni in sottile maiolica policroma. Importante è la collaborazione (1985-1990) con la Cooperativa Ceramica di Imola dove lavorano come ricercatori nel Centro Sperimentazioni e Ricerche sulla Ceramica. Negli anni Ottanta il virtuosismo esecutivo raggiunge nuovi apici tra opere scultoree, intersezioni con il design e realizzazioni di opere di affermati artisti italiani ed europei: Arman e Alessandro Mendini, tra gli altri. Nel 1990 creano fontane e grandi sculture per un intervento urbano a Tama, un nuovo quartiere di Tokyo. La critica e le più importanti gallerie d’arte nazionali e internazionali si interessano al loro lavoro. Le loro sculture – simboliche, irridenti e pervase da sensi di attrazione nei confronti di quanto è caduco, transitorio, peribile e in disfacimento – sono diventate icone internazionalmente riconosciute di una, non solo contemporanea, condizione umana. Tra surrealismo compositivo e iperrealismo formale, Bertozzi e Casoni indagano i rifiuti della società contemporanea non escludendo quelli culturali: da quelli del passato a quelli delle tendenze artistiche più vicine.
Gian Marco Montesano - Nato a Torino nel 1949, vive e lavora fra Parigi, Trento e Bologna. La sua carriera si divide tra arte, scrittura e regia di teatro. Dagli anni ‘70 presente sulla scena artistica, è stato invitato alla Biennale di Venezia nel ‘93. Ha tenuto mostre in importanti spazi pubblici e privati internazionali. Gli è stata dedicata una vasta personale in sede pubblica nel 2003 a Torino, a cura di Luca Beatrice e Guido Curto, promossa dalla Regione Piemonte. Hanno scritto di lui intellettuali e critici, da Jean Baudrillard a Toni Negri a Achille Bonito Oliva. Se all’inizio della sua carriera le opere erano riproduzioni di Madonne, ex voto e di immagini sacre, che Montesano ingrandisce e rivisita in chiave postmoderna, rifacendosi alla bella tradizione della pittura popolare, il suo lavoro si presenta frequentemente come un viaggio all’indietro nei luoghi della memoria e della storia italiana. indagando la storia ed il passato, Montesano rilegge gli anni drammatici e cruciali della formazione dell’Europa nel corso del secolo XX fino almomento della sua crisi.
Mimmo Paladino - Mimmo Paladino nasce a Paduli (Benevento) nel 1948 e lavora oggi tra la sua terra d’origine e Roma. È uno dei rappresentanti più affermati della Transavanguardia, movimento teorizzato nel 1980 dal critico Achille Bonito Oliva che esplode nella sezione “Aperto” della Biennale di quell’anno: gli artisti rivendicano un ritorno alla pittura a scapito della smaterializzazione voluta dal Minimalismo e Concettualismo. L’esperienza di Paladino si evolve negli anni Ottanta unendo al linguaggio astratto una rinnovata attenzione per il figurativo. Nel 1964, visitando la Biennale di Venezia, riceve una forte impressione dagli artisti Pop americani. Attraverso densi riferimenti al mito e sviluppando immagini archetipiche postula un’arte dal sapore arcaico, mediterraneo, onirico, che ha come perno il tema della memoria e del frammento. Le sue statue sono icone, maschere antiche, geometrizzanti, quasi un alfabeto di segni che tornano in maniera ciclica. Paladino si dedica, oltre che alla pittura e alla scultura, anche all’incisione: l’acquaforte, l’acquatinta, la linoleografia, la xilografia. Interviene poi sul territorio, con installazioni per chiese, piazze e palazzi. Altro luogo privilegiato è il teatro per il quale svolge un’attività intensa di scenografo (sovente in coppia con Mario Martone) che gli frutta il premio Ubu per l’Edipo a Colono. Si cimenta anche nel cinema.

Bindocci: “cari soci vi presento il lavoro del CdA”

Un’assemblea dei soci, quella di martedì 24 novembre 2015, importante per il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Qui di seguito la relazione integrale che il presidente Fabrizio Bindocci ha letto alla platea e che ha offerto molti spunti: dalla situazione economica consortile all’excursus sugli anni di mandato che si concluderà a maggio 2016 fino ad arrivare alle dimissioni del coordinatore del Consorzio, Giampiero Pazzaglia.
“Cari soci, il lavoro fatto dal Consiglio in termini non solo di spending review ma anche di ottimizzazione delle spese sta dando i risultati auspicati e questo lo dicono i numeri che il nostro coordinatore Giampiero Pazzaglia ci ha appena letto.
Il 2015, anno che sta per finire, ha regalato alla nostra denominazione risultati eccellenti in immagine e visibilità a livello mondiale. Il Brunello di Montalcino 2010 che stiamo finendo di vendere ha ottenuto risultati più che eccellenti essendo sempre in vetta alle classifiche delle Riviste e Guide americane ed europee più lette. E’ un risultato che premia l’impegno, la volontà e la capacità di noi produttori che anno dopo anno cresciamo a livello qualitativo e questa annata 2010 ci ha dato anche eccellenti risultati economici, con gli 8,2 milioni di bottiglie che sono state vendute e che hanno fatto anche da traino alle ultime giacenze di cantina delle annate 2008 e 2009, ottime, ma che non avevano incontrato pienamente il gusto del mercato. Che le vendite sarebbero andate nel verso giusto lo avevamo visto già da inizio anno, quando gli ordini iniziavano ad arrivare subito, soprattutto dai mercati esteri perché della qualità di questa annata si era già parlato ed infatti si è registrato un sensibile aumento dell’export.
Con prezzi di vendita importanti, finalmente, non ci sono state “svendite” sugli scaffali di questa annate. La politica iniziata nell’anno 2007 di ridurre le produzioni migliorando la già alta qualità anno dopo anno ha dato i suoi frutti migliori: meno bottiglie, prezzi più alti e stabili dall’uva allo sfuso fino ad arrivare al prezzo della bottiglia, dove tutti giustamente hanno un ottimo reddito.
Bene, anzi molto bene, anche per il Rosso di Montalcino 2013 annata ottimo che sta aumentando come numero di bottiglie vendute. Il mercato apprezza anche questa denominazione perché comunque la qualità del prodotto è ottima.
L’importante è non montarsi la testa, continuare nella promozione dei vini e del territorio per essere sempre al centro dell’attenzione mondiale; lavorare come squadra, dove ognuno di noi ha un ruolo e giocando insieme si raggiungono risultati che da soli sarebbero impensabili da raggiungere. Basta manie di protagonismo, il dire “io sono il più bravo”, “i miei vini”, “la mia azienda”…parliamo e ricordiamoci che siamo dove siamo perchè è la denominazione che è un brand forte, conosciuto che ci ha fatto crescere, e non l’opposto. Lavoriamo insieme e se ci sono problemi parliamone in occasione di assemblee, di incontri con il Consiglio di Amministrazione: le vostre idee possono e devono essere utili alla crescita di tutti e non ha molto senso far nascere comitati con gruppi di aziende che lavorano per proprio conto ed interesse; non dimenticatevi che se siamo dove siamo arrivati il merito è di chi prima di noi ha iniziato il percorso mettendoci del suo, aggregando e non dividendo, discutendo ma costruendo quello che poi è diventato la nostra forza: una denominazione forte che riunisce grandi e piccoli produttori, che lavora per l’interesse di tutti e che ha bisogno dei consigli di tutti. Non servono le critiche al bar del “io l’avevo detto, io avrei fatto, è tutto sbagliato”. Parlate direttamente con il Consiglio, il Consorzio è la vostra casa, noi siamo qui ad amministrare perché voi ci avete eletto, non siamo qui per volere divino ma per vostra scelta. Se sbagliamo, ed è possibile, richiamateci all’ordine, fatecelo capire con onestà e lealtà, perché così facendo si va avanti costruendo qualcosa che resta ed è utile a tutti. Con i premi che i produttori ricevono si arricchisce la denominazione tutta e non solamente il singolo, ricordiamocelo.
Oltretutto, questo CdA è in dirittura d’arrivo, a Maggio ci saranno le elezioni per il rinnovo e noi lasceremo un Consorzio risanato, con i conti in ordine con l’acquisizione di una sede prestigiosa all’altezza della nostra denominazione, con uno stand del Vinitaly rinnovato che l’anno scorso ha suscitato ammirazione ed invidia di tanti, perché anche questo è Brunello di Montalcino: un Consorzio di produttori forte, che fa squadra, che si presenta con un look attrattivo ed al passo con i tempi. Abbiamo dato il via allo svolgimento di Benvenuto Brunello in una location suggestiva ed adatta all’importanza dell’evento; quest’anno, sfruttando l’attenzione per l’annata 2010, abbiamo organizzato molte attività di promozione tra cui le degustazioni in Giappone ed i seminari in Cina dei giorni scorsi.
Di questo sono orgoglioso ed un domani potrò dire che anche io ho fatto la mia parte per l’interesse della denominazione e del territorio che tanto mi ha dato e del quale sono orgoglioso di far parte.
All’inizio del nostro percorso abbiamo trovato problemi all’interno del Consorzio e con le dimissioni di Campatelli abbiamo avuto un’attimo di incertezza sulla futura gestione del Consorzio perché la struttura dei dipendenti era un castello di carta: tante persone a lavoro ma che non avevano, non per loro volontà, pratica e consapevolezza di come si organizzasse e gestisse il lavoro di squadra, perché giornalmente veniva assegnato loro il compitino da svolgere.
Abbiamo pensato che fosse necessario trovare un nuovo Direttore con capacità manageriali e di marketing, al passo con i tempi ed all’altezza della nostra denominazione; la commissione istituita ad hoc ed il CdA, poi, si sono mossi incaricando una società specializzata nella ricerca di manager per avere una scelta chiara, non frutto di amicizie, politica o altro ma una scelta fatta in base a meriti, capacità e curriculum di tutto rispetto. Nel contempo, abbiamo avuto la fortuna di incontrare l’amico e concittadino Giampiero Pazzaglia, che avendo cessato il rapporto di lavoro quale Direttore Generale e Amministratore di Argiano, ha accettato con entusiasmo l’idea di traghettare il Consorzio dalle acque torbide ed agitate in cui si trovava, ad altri lidi migliori dicendo da subito che per lui era una bella sfida, che gli piaceva l’idea di mettersi in gioco facendo un lavoro nuovo ma interessante e che si sarebbe impegnato al meglio per riuscire nel compito che gli andavamo ad affidare. E’ stata una bella avventura, un percorso che abbiamo fatto spalla a spalla, confrontandoci, parlando e prendendo decisioni insieme al CdA che ci hanno permesso di uscire dalla situazione che tutti avevamo davanti agli occhi, facendo tanto e bene grazie al suo lavoro per il quale non si è mai risparmiato ne in termini di orario ne di sabati o domeniche quando spesso c’è stato da lavorare.
I risultati raggiunti sono anche merito suo e lo dico apertamente perché è una persona che ha dato tanto e bene e che poteva sicuramente fare ancora tanto e bene per la nostra denominazione. Auguro a Giampiero il meglio per questa nuova avventura che si appresta ad iniziare e lo ringrazio pubblicamente per quanto ha fatto per noi in questo periodo e spero di riaverlo a Montalcino fra di noi”.

Consorzio del Brunello: firmata la convenzione per la sede in Sant’Agostino

Dopo alcuni mesi dall’assemblea dei soci che approvò l’operazione, ieri, il Presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, ha finalmente firmato la convenzione con la Curia Vescovile senese per la nuova sede nel complesso di Sant’Agostino. Un’operazione resa possibile grazie all’accensione di un mutuo decennale per 1 milione di euro. L’usufrutto delle stanze dell’ex convento, avrà, a partire dal 2016, una durata di 30 anni. Il Consorzio avrà a disposizione uno spazio di oltre 800 metri quadrati: qui troveranno sede non solo i locali amministrativi ma anche le sale di degustazione e di rappresentanza e, in accordo con la proprietà, sarà possibile per il Consorzio del Brunello, usufruire dell’intero complesso per eventi e kermesse.

Per Pazzaglia e Consorzio è tempo di guardare al futuro

Nel giorno in cui il Presidente Fabrizio Bindocci firma la convenzione con la Curia Vescovile senese per la nuova sede nel complesso di Sant’Agostino, il Consorzio del Brunello si prepara a salutare il Coordinatore pro tempore Giampiero Pazzaglia che, a fine anno lascerà il consorzio di tutela per dedicarsi alla direzione del gruppo Collemassari della famiglia Tipa-Bertarelli. Anni intensi e pieni di soddisfazione per Giampiero Pazzaglia, quelli trascorsi al Consorzio dove arrivò, nel 2012 dopo le dimissioni dell’allora direttore Stefano Campatelli, con il compito di riorganizzare la struttura e traghettarla verso una nuova direzione. Dopo molti obiettivi raggiunti, non ultimo quello della firma per la nuova sede consortile, un lavoro capillare e dettagliato e una stretta e proficua collaborazione con il Presidente Bindocci, Pazzaglia ha deciso di affrontare nuove sfide, rimanendo comunque sul territorio. Come dichiarato ai microfoni della Montalcinonews (entra sul sito per vedere il video), Bindocci fa sapere che, da gennaio 2016, sarà Giacomo Pondini, già alla direzione del Consorzio del Morellino di Scansano, il nuovo direttore del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino.

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Sfuso e prezzi: il Brunello vince

Come sempre, con la fine dell’anno arrivano anche i dati sulle quotazioni all’origine dei vini più importanti d’Italia ed il Brunello di Montalcino dimostra di essere in ottima salute ma anche il vino più quotato del Belpaese. Dal “borsino” realizzato da WineNews sui dati dell’ultimo report di Ismea, infatti, emerge che, dall’inizio dell’anno, i vini Dop hanno visto crescere i propri listini in media dell’8%, (+9% i bianchi e +8% i rossi), mentre i vini comuni, hanno perso, nel complesso il 15% su base annua, e gli Igp hanno fatto -8%. Entrando nello specifico, il primato spetta dunque al Brunello di Montalcino, con 882 euro a quintale (+14,9% sul periodo gennaio-ottobre 2014), seguito dall’Amarone della Valpolicella a 875 euro (-2,8%) e dal Barolo, a 742 euro (+5,4%). Una “classifica” che, di fatto, conferma il ruolo fondamentale del Brunello nell’enologia italiana ed un primato della triade Toscana – Piemonte – Veneto che sembra inattaccabile, ad oggi, sul fronte del valore aggiunto dei vini.

Aste enoiche: fine anno con il botto

Da Sotheby’s (2 dicembre, Londra) a Cristhie’s (2 dicembre, New York), da Zachys (4-5 dicembre, New York), a Pandolfini (11 dicembre, Firenze), fine anno stellare per le aste di vino internazionali con, all’incanto, tanta Italia e tanto Brunello di Montalcino. In vista della fine dell’anno, che rappresenta ancora uno dei momenti di maggior consumo di vino, per i collezionisti del mondo ci sono in vista tante aste internazionali di altissimo livello con cui rimpinguare le proprie cantine di bottiglie rare e preziose, da Bordeaux alla Borgogna, dalla Champagne agli Usa e, ovviamente, all’Italia. Si parte il 2 dicembre, a Londra, con “A Century of Classic Wine” da Sotheby’s (www.sothebys.com), dove tra alcune chicche francesi, non mancherà l’Italia, che spicca con due lotti, valutati entrambi sui 2.000 euro, uno da 12 bottiglie di Ornellaia 1999, ed uno di 12 bottiglie tra Sassicaia 1989, Ornellaia 1990 e 1991, Solaia 1990 e 1993, e Tignanello 1990, e con il Belpaese presente in catagolo anche con i Barolo di diverse annate di Roberto Voerzio, Ceretto e Bruno Giacosa, e con Angelo Gaja, sia con il suo celebre Barolo Sperss 1994, ma anche con il suo Brunello di Montalcino Rennina 1997 di Pieve Santa Restituta.
Sempre il 2 dicembre, ma stavolta a New York, sarà la volta di Cristhie’s, (www.christies.com) con la sua “Fine & Rare Wines”, dove, per il Belpaese, spiccano, tra gli altri, anche tre lotto da 12 bottiglie di Brunello di Montalcino 1990 di Biondi Santi, valutati sui 2.000 dollari ognuno.
Poi, sempre a New York, il 4-5 dicembre, sarà la volta della “The Holiday Auction” di Zachys (http://zachys.com), con oltre 1900 lotti in catalogo con le più grandi griffe di Francia e non solo (compresa la collezione privata di Bob Hudson), ed uno “Spot light on Italy” (il 5 dicembre), con tutti i più grandi nomi del Belpaese, da Masseto ad Ornellaia, da Tignanello a Solaia, e ancora i big del Piemonte, da Gaja a Conterno, da Mascarello a Scavino, da Bruno Giacosa a Voerzio, da Sandrone a Clerico e Pio Cesare, passando per i Brunello di Montalcino di Biondi Santi, Castel Giocondo (Frescobaldi), Casanova di Neri, Valdicava, e Cerbaiona, gli Amarone di Dal Forno e Quintarelli, ed etichette come Flaccianello della Pieve di Fontodi, Messorio de Le Macchiole, Redigaffi di Tua Rita e non solo, per oltre 200 lotti, anche di grandi formati, che coprono il meglio della produzione italiana di annate dalla 1964 ad oggi.
In Italia, invece, a mettere in scena un’asta davvero speciale, sarà la fiorentina Pandolfini che, l’11 dicembre 2015, metterà all’incanto 12 lotti interamente dedicati a Montalcino: dal Brunello annata e riserva Tenuta Greppo Biondi Santi al Brunello Case Basse Soldera fino all’Igt Luce della Vite by Marchesi de’ Frescobaldi per una base d’asta totale che si aggira intorno ai 10.000 euro.
Occasioni ghiotte per tutti gli enoappassionati che vogliono regalarsi o regalare perle dell’enologia italiana.