Ocm Vino: Agea dà il via alla campagna 2015-2016

In arrivo nuove opportunità per i produttori di Montalcino: Agea, L’Agenzia per le erogazioni in agricoltura che coordina e si occupa dell’erogazione dei fondi dell’Unione europea, ha pubblicato le Istruzioni operative relative alle modalità e condizioni per l’accesso all’aiuto comunitario per la misura degli “Investimenti” della campagna 2015-2016.
Nello specifico, potranno accedere agli aiuti comunitari i soggetti che siano titolari di partita Iva, che siano iscritti al Registro delle Imprese, ed abbiano costituito nel Sian, lo strumento attraverso il quale viene attuato il processo di “telematizzazione” nella gestione dei servizi realizzati dal Sistema Informativo Agricolo Nazionale un “fascicolo aziendale” attivo.
Possono accedere all’aiuto le microimprese, le piccole e medie imprese; le imprese che occupano meno di 750 persone o il cui fatturato annuo non supera i 200 milioni di Euro, la cui attività sia: la produzione di mosto di uve ottenuto dalla trasformazione di uve fresche da esse stesse ottenute, acquistate, o conferite dai soci, anche ai fini della sua commercializzazione; la produzione di vino ottenuto dalla trasformazione di uve fresche o da mosto di uve da esse stesse ottenuti, acquistati o conferiti dai soci, anche ai fini della sua commercializzazione; l’affinamento e/o il confezionamento del vino conferito dai soci, anche ai fini della sua commercializzazione; in via prevalente, l’elaborazione, l’affinamento ed il successivo confezionamento del vino acquistato ai fini della sua commercializzazione.
L’aiuto è riconosciuto per gli investimenti materiali o immateriali in impianti di trattamento, in infrastrutture vinicole e nella commercializzazione del vino, diretti a migliorare il rendimento globale dell’impresa.
La domanda di aiuto è strutturata per ambito regionale e deve essere consegnata entro lunedì 29 febbraio 2016.

Giampiero Pazzaglia: “a fine anno lascio il Consorzio”

Anni intensi e pieni di soddisfazione per Giampiero Pazzaglia, quelli trascorsi, nei panni di coordinatore, al Consorzio del Brunello ma che, come annunciato questo pomeriggio durante l’assemblea dei soci, stanno volgendo al termine.
Una seduta che doveva essere “ordinaria”, ma che ha preso una direzione alquanto inaspettata. Pazzaglia, infatti, ha preso la parola e, attraverso una lettera di commiato, ha comunicato che, con la fine dell’anno, finirà anche la sua esperienza alla direzione del Consorzio del Brunello. Ancora nulla di certo su quale sarà il futuro di Giampiero Pazzaglia, che ha fatto però intendere di rimanere a Montalcino e nel mondo del vino, e soprattutto su chi prenderà il suo posto come coordinatore o direttore dell’organo di tutela delle denominazioni di Montalcino.

“Wine Enthusiast 100” 2015 premia il Brunello

19.800 assaggi per altrettanti vini provenienti da tutto il mondo sono alla base della The Enthusiast 100” 2015, la classifica della celebre rivista americana (la responsabile per l’Italia è Kerin O’Keefe) che piazza al primo posto come miglior vino del mondo dell’anno Il Grigio 2011 della griffe San Felice, un Chianti Classico Gran Selezione. Prima etichetta italiana su 17 in classifica che apre la strada a molte delle famose denominazioni del Belpaese e, come praticamente d’obbligo anche al re del Sangiovese. Sono due, infatti, le etichette di Brunello a rappresentare la denominazione di Montalcino che si appresta, con l’arrivo del nuovo anno, a festeggiare i 50 anni dal suo riconoscimento. Al numero 37 si piazza il Brunello di Montalcino Varco 2010 della cantina di Carlo Vittori Molino di Sant’Antimo, mentre al numero 72 c’è il Brunello di Montalcino 2010 di Ridolfi.
Una graduatoria, quella di “Wine Enthusiast” che “in questa edizione mostra la grandissima varietà di vini di eccellenza sul mercato. Ognuno dei quali selezionato per molte ragioni, incluso il rapporto tra l’alta qualità dei vini ed il prezzo, la reperibilità sul mercato, e il “buzz”, quel tocco in più che a parole è difficile spiegare”.
“Il 2015 è stato un anno eccezionale per i vini italiani su “Wine Enthusiast” – commenta a WineNews Kerin O’Keefe – per la prima volta in assoluto, un vino italiano ha preso il top spot per i “Top 100 Best Buys” (Sella e Mosca 2010 Terre Rare Carignano Riserva), ed il secondo posto per i “Top Cellar Selections” (Il Marroneto 2010 Brunello Madonna delle Grazie). E ora, San Felice Il Grigio Chianti Classico Gran Riserva 2011 è il numero 1 sulla lista “Enthusiast 100”. Sono molto felice, ed orgogliosa, che dalle quasi 20.000 recensioni pubblicate quest’anno su “Wine Enthusiast” (di cui circa 3.000 per l’Italia), i vini italiani abbiano dimostrato tutto la loro classe, finezza e valore”.

Cantine aperte alle scuole, l’Alberghiero di Ladispoli a Castello Banfi

Alberghiero di Ladispoli in visita alla Castello Banfi Nota in tutto il mondo per il famoso Brunello di Montalcino, la tenuta vitivinicola toscana di Castello Banfi, adagiata tra i fiumi Orcia e Ombrone, nasce nel 1978 per iniziativa dei fratelli italo-americani John e Harry Mariani. Da Teodolinda Banfi a Cristina Mariani, la storia della famiglia si intreccia, fin dagli esordi, con quella dell’Italia. E, ad ispirare la filosofia delle Cantine Banfi, una sintesi fra passato, presente e futuro ben condensata nella riflessione di Jean Léon Jaurès “la tradizione non consiste nel mantenere le ceneri, ma nel mantenere viva una fiamma”
Lo scorso 17 novembre a varcare le porte dell’antico maniero medievale di Montalcino, venuti per visitare le cantine di Castello Banfi, sono stati gli studenti dell’Istituto Alberghiero di Ladispoli, accompagnati dai docenti Michele Comito, Renato d’Aloia, Michele Limotta e Pamela Pierotti.
Qui i ragazzi hanno potuto comprendere quali siano stati i fattori indispensabili che hanno fatto la fortuna della cantina: un microclima ideale (alto indice di insolazione ed elevata ventilazione), un’invidiabile ricchezza del suolo e una straordinaria capacità imprenditoriale, basata da sempre sull’impiego responsabile delle risorse e sulla tutela della biodiversità. Il nome del brand è legato alla prima donna laica giunta da Milano a Roma per varcare le porte del Vaticano, come governante del Cardinale Arcivescovo Achille Ratti, destinato a diventare, nel 1922, Papa Pio XI. Grande esperta di cucina e profonda conoscitrice di vini, sarà lei ad avvicinare il nipote Giovanni F. Mariani Sr. al mondo enogastronomico di più alto livello. Fu poi la volta di John e Harry e quindi di James e Cristina. E’ quest’ultima a coordinare in prima persona le attività di Banfi fra Italia e Usa, curando in modo particolare la ricerca dell’eccellenza e riuscendo ad ottenere per il marchio (prima cantina al mondo) le certificazioni di Qualità, Gestione Ambientale e Responsabilità Sociale (ISO 9001, ISO 14001 e SA 8000).
A fare da sfondo alla nascita e alla crescita dell’azienda (in cui lavorano circa 200 operai fra interni ed esterni), il suggestivo Castello trecentesco di Poggio alle Mura (oggi Castello Banfi) ed il suo borgo rurale. Nel 1979, ad un solo anno di distanza dalla fondazione di Castello Banfi a Montalcino, viene acquistata la storica cantina piemontese Bruzzone, oggi Banfi Piemonte. L’amore per la Toscana ha recentemente avvicinato Banfi a nuovi territori, tra i più vocati della regione: Bolgheri, Maremma e Chianti.
“Il nostro rapporto con le Cantine Banfi – ha sottolineato il professor D’Aloia – è iniziato tre anni fa. Per un Istituto Professionale Alberghiero, è essenziale la conoscenza delle realtà produttive. Un mese fa eravamo in Umbria, alle Cantine Lungarotti. Continua il nostro viaggio alla scoperta del successo italiano in Europa e nel mondo”.
Entusiasti gli allievi della scuola di Ladispoli che hanno potuto osservare da vicino i processi della vinificazione e i segreti dell’eccellenza vitivinicola avvalendosi, durante la visita, di strutture architettoniche sorprendenti e innovative, come il ponte sopraelevato che domina e attraversa l’intera area della lavorazione del vino. A colpirli, in particolare, la spiegazione della filosofia alla base del successo dei prodotti Banfi: dalla scelta delle uve (rigorosamente raccolte a mano) alla selezione degli acini, fino alla fermentazione in tini compositi (realizzati in legno e acciaio), che consentono una gestione ottimale delle temperature. Del resto, alla scelta dei legni l’azienda Banfi dedica da sempre un’attenta ricerca: il rovere francese proviene dai boschi di Alliers, Nevers, Fontainebleu, Tronçais e viene poi fatto stagionare nella tenuta del Castello. Assemblate le barriques, comincia la tostatura, per un periodo – spiegano alla Banfi – più lungo rispetto alle consuete tempistiche seguite, per ottenere risultati di maggiore uniformità. Non solo vino, però, a Castello Banfi, dove si producono anche raffinati oli extravergine, confetture e salse. C’è poi il Museo della Bottiglia e del Vetro, che espone antichi contenitori e recipienti, caraffe, bicchieri, vasi e balsamari datati dal V secolo a. C. ad oggi. Nel suo genere, una delle più vaste collezioni private del mondo.
E anche Le Cantine Banfi sono state ospitate all’Expo 2015 di Milano, all’interno del Padiglione Vino. “Abbiamo partecipato attraverso il Consorzio del Brunello di Montalcino, con una postazione di erogazione di vino e un’altra con Vinitaly, per cui avevamo due postazioni di erogazione – ha precisato Lorella Carresi, Responsabile Pubbliche Relazioni e Communication Manager dell’Azienda Banfi – Abbiamo partecipato anche attraverso alcuni eventi. Uno degli ultimi: due serate con degustazioni, con Merano Gourmet’s International”.
“Banfi è una realtà sempre in movimento, sempre in fermento, non ci fermiamo mai. – ha aggiunto Lorella Carresi – Sono recenti le acquisizioni di vigneti a Bolgheri, in Maremma e di un’azienda del Chianti. Per noi sono importanti soprattutto i progetti di medio-lungo termine, come l’uscita di nuove etichette nel 2016, di cui non possiamo ovviamente anticipare altro”.
Una realtà, quella dell’Azienda Banfi, sempre attenta anche al mondo delle scuole e della formazione. Del resto la Banfi, attraverso la famiglia Mariani, è partner della Cornell University di Ithaca, nello Stato di New York. Si è laureato qui John Mariani, proclamato “Uomo dell’anno” italoamericano nel 2001, dalla Fondazione Sons of Italy, che premia coloro che si sono distinti particolarmente nel loro ambito di attività. “Banfi, sin dalla sua nascita – ha ricordato Lorella Carresi – si è sempre dedicata all’educazione e alla formazione sul vino, rivolgendosi ai consumatori, ai professionisti del settore e agli studenti. Insegnare la storia e le tappe della vinificazione significa gettare le basi per un consumo consapevole”. E a chi, in Cantina, si ostina a chiedere dove riescano a trovare le energie necessarie per portare avanti tutte queste attività, la risposta arriva sicura: “E’ la forza di questi luoghi a guidare la nostra esperienza”.

Tra export e produzione, il Brunello di Montalcino osservato dal settimanale Tre Bicchieri by Gambero Rosso

Con l’edizione n. 46 del 19 novembre 2015 di Tre Bicchieri, il settimanale online del Gambero Rosso, si parla di export, di produzione e di Brunello di Montalcino. E, a portarci nel mondo del re del Sangiovese è la sapiente penna di Andrea Gabbrielli con una analisi molto precisa e ben dettagliata del passato, del presente e del futuro del Brunello e di Montalcino.
“L’annata 2010 è ormai agli sgoccioli e sembra, man mano che il tempo passa, avere le stesse caratteristiche dell’annata 1990 (commercializzata nel 1995), unanimemente considerata come l’anno della svolta del Brunello di Montalcino. Infatti, da prodotto conosciuto localmente, grazie anche all’apertura del mercato americano e ad una grande annata, divenne un vino di fama internazionale, seppur diffuso in un numero limitato di mercati. A vent’anni di distanza, la splendida annata 2010, commercializzata nel 2015, sta segnando un’altra svolta perché il Brunello ha ormai assunto una dimensione globale ed è sempre più uno dei vini italiani di riferimento nel mondo, con il 70% del totale prodotto, venduto all’estero. Giampiero Pazzaglia, coordinatore del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, descrive così il panorama della denominazione: “La produzione totale del Brunello di Montalcino 2010 è stata di 9,2 milioni di bottiglie da 75 cl. di cui un milione a Riserva e di 8,2 milioni ad annata. Al 31 ottobre 2015 sono state cedute 7,8 milioni di fascette su 8,2 milioni potenziali. Già, sin d’ora, abbiamo una richiesta anticipata di fascette relative al Brunello di Montalcino 2011 (in vendita dal primo gennaio 2016) che saranno circa 7,65 milioni, oltre al Brunello Riserva 2010 (anche questo in vendita da gennaio) con circa un milione di pezzi. Questa richiesta, così sostenuta, ha inoltre trainato le ultime giacenze di Brunello 2008 e 2009 che qualche produttore aveva ancora in cantina”. Enrico Viglierchio, direttore generale della Banfi, azienda che esporta Brunello in 90 Paesi del mondo, ribadisce che “l’annata 2010 è stata estremamente importante, perché dopo alcune annate intermedie dal punto di vista commerciale, è servita per affermare con forza che il Brunello è un riferimento per i vini italiani di alta gamma all’estero. Certo ci sono mercati più sensibili e altri meno, ma ormai la distribuzione è globale e dappertutto siamo accolti nello stesso modo”. Dappertutto tranne che in Italia, dove i consumi interni (per il Brunello, ma anche per molte altre denominazioni) non decollano. Per la Dop toscana rappresentano il 18% del totale, con la vendita sul luogo di produzione (enoteche di Montalcino) stabili al 12%. Tutt’altra storia per l’export che è passato dal 65% del 2012 al 67% del 2013, fino al 70% di oggi. Sul ruolo che l’annata 2010 sta svolgendo e ha svolto, è d’accordo anche il conte Francesco Marone Cinzano di Col d’Orcia “Quest’anno fin da gennaio/febbraio gli ordini sono iniziati ad arrivare piuttosto copiosi, con modalità che mi hanno riportato ai bei tempi prima del 2008. Si tratta di un ulteriore segnale dei mercati che stanno finendo di assorbire il raddoppio della produzione verificatosi qualche anno fa. In un quadro generale dove gli imbottigliatori non stanno crescendo, anche a causa degli alti prezzi dello sfuso”. Già, perché i volumi complessivi del Brunello di Montalcino, al netto dell’influsso meteo sull’annata, rimangono sostanzialmente stabili. In questi anni, la reale resa produttiva nelle aziende di Montalcino produttrici di Brunello ha oscillato tra i 58 e i 64 quintali/ettaro rispetto al tetto massimo di 80 q.li previsti dal disciplinare. Di fatto, la linea scelta dai produttori è quella di incrementare il valore unitario della produzione, rimandando qualsiasi decisione su un possibile ampliamento dei volumi, che quei 22 o i 16 quintali in meno sugli 80 q.li previsti, potrebbero agevolmente permettere. In sostanza, la scelta condivisa, a partire dal 2007, quando si decise di abbassare le rese, sta pagando in termini di innalzamento della qualità media del Brunello sia delle grandi, sia delle piccole aziende. Tale scelta limita, di fatto, il peso e il ruolo degli imbottigliatori. Basti pensare che il Brunello 2010 sfuso ha toccato 1,4 mila euro ad ettolitro ed il 2011, che pur essendo un’annata meno importante e più magra, viene trattata a mille euro. Anche il Rosso di Montalcino non è immune da questa crescita: una partita di 1,5 mila quintali di uva da Rosso è stata pagata ben 400 euro al quintale. Con prezzi così elevati, i margini di manovra delle aziende imbottigliatrici sono assai ridotti. Fabrizio Bindocci, direttore de Il Poggione e presidente del Consorzio di tutela, fresco del riconoscimento ottenuto dal Brunello di Montalcino 2010 che ha conquistato un lusinghiero 4° posto nella Top 100 della rivista americana Wine Spectator, osserva che “la richiesta del 2010 non solo ha assorbito pure le vecchie annate, ma anche spinto il Rosso di Montalcino: oggi dopo un anno possiamo parlare di esaurito tecnico. Quanto al Consorzio la strada è già impostata: manterremo i volumi facendo crescere il prezzo unitario, pur nella consapevolezza che non tutti possono esprimere lo stesso tenore di qualità. In futuro, se i prezzi saliranno ancora, si potrà scegliere di produrre qualcosa di più, per calmierarli”. Un richiamo a stare con i piedi sempre per terra viene da Enrico Viglierchio (Banfi) il quale osserva che “I risultati positivi vanno visti sempre con l’occhio critico, perché non necessariamente potranno essere mantenuti anche negli anni a venire. Infatti, bisogna sempre cercare un equilibrio tra il valore unitario della bottiglia e il valore globale della denominazione: ci deve essere coerenza perché le fughe sui prezzi non sono ammesse”. Uno spiraglio su quanto sta succedendo a proposito del valore complessivo della denominazione, sia dal punto di vista immobiliare sia dei marchi aziendali, lo hanno aperto gli ultimi passaggi di proprietà di aziende montalcinesi che, per la cospicuità delle somme pagate, in qualche caso hanno suscitato scalpore. Si tratta di investimenti importanti che esulano dal mero calcolo della redditività aziendale. Quest’ultima, infatti, da sola non giustificherebbe tali investimenti. Ma evidentemente, secondo gli investitori, il valore complessivo, immobiliare e aziendale, è destinato a crescere ulteriormente in futuro. Da questo punto di vista Montalcino è un modello che fa scuola, da seguire e da imitare. In un paese, il percorso del classico struscio prevede Via Matteotti, breve sosta a Piazza del Popolo per poi proseguire lungo Via Mazzini sino a Piazza Cavour. Poi si torna indietro. L’itinerario attraversa il centro storico di Montalcino passando davanti ai principali bar, alle enoteche e naturalmente alle banche. Da un anno e più, le facce dei produttori di Brunello le riconosci a prima vista perché sono dotate di larghi sorrisi soddisfatti, specialmente se stanno uscendo dalla banca dopo aver ritirato l’ultimo estratto conto. È da prima del 2008 che gli affari non andavano così bene”.

Fondazione Altagamma: dal 1992 ad oggi sempre più wine&food

Fondazione Altagamma nasce nel 1992 nel mondo della moda, con l’obiettivo di riunire le imprese dell’alta industria culturale e creativa per promuovere nel mondo l’eccellenza, l’unicità e lo stile di vita italiano, ma, negli anni, si modifica e incrementa i suoi adepti fino ad arrivare ad oggi e poter contare su un centinaio di aziende, non più solo della moda, ma anche del design e del food, in primis del vino. Una apertura ed una crescita che vede, tra i protagonisti del settore enoico alcune delle cantine più conosciute di Montalcino. Al fianco di Bellavista, Ca’ del Bosco, Ferrari, Livio Felluga, Masi Agricola, Ornellaia, Nonino e Segnana e adesso anche la cantina campana Feudi di San Gregorio, che porta a così a 13 il numero delle cantine presenti in Altagamma, non potevano mancare Allegrini, che a Montalcino produce Brunello a San Polo, Biondi Santi, Luce della Vite (Frescobaldi) e Mastrojanni.
“Il vino rappresenta il vero trait d’union tra moda e design – come ha raccontato a WineNews, il sito più cliccato dagli amanti del buon bere, Stefania Lazzaroni, dg di Altagamma – perché il lifestyle è sempre più legato all’esperienza, ed il food, come il vino, in tal senso diventa un ingrediente indispensabile, capace di abbracciare persino il mondo dell’arte”. Un mondo, quello enoico, che fa “sempre più parte dello stile di vita italiano – aggiunge Matteo Lunelli, vice presidente della Fondazione Altagamma e presidente delle Cantine Ferrari – perché il vino è la poesia della terra come diceva Mario Soldati, e questo video è un racconto di come i marchi del vino Altagamma sono un po’ la poesia dei territori del vino d’Italia”.

A Copenaghen per “Barolo & Brunello the Italian Kings”

Per il secondo anno consecutivo, dopo il successo della prima edizione, venerdì 20 novembre, i due grandi vini storici di Piemonte e Toscana si presentano insieme nella prestigiosa cornice del Børsen Palace di Copenhagen.
L’evento “Barolo & Brunello the Italian Kings” ritorna per confermare la solida alleanza tra i due vini simbolo dell’eccellenza enologica italiana sancita lo scorso anno proprio a Copenhagen: ventidue produttori di Brunello e altrettanti di Barolo saranno nuovamente protagonisti di una giornata di degustazione interamente dedicata ai consumatori finali e ad alcuni rappresentanti del settore, quali giornalisti, ristoratori, sommelier e importatori.
Così come la prima, anche questo seconda edizione di “Barolo & Brunello the Italian Kings” si terrà al Børsen Palace, la storica sede della Borsa nel cuore della città che negli ultimi anni ha già ospitato le sette edizioni del Barolo & Friends Event di Copenhagen. Decisiva per la scelta della location è stata soprattutto l’esperienza accumulata dal consorzio di promozione I Vini del Piemonte con i Barolo & Friends Event, che proprio qui a Copenhagen hanno regalato ai produttori piemontesi le maggiori soddisfazioni.
Il programma dell’evento prevede il “Walk Around Tasting” (Ore 13.00-15.00 / 15.30-17.45 / 18.30-20.45), articolato in tre sessioni, durante le quali i produttori di Brunello e i produttori di Barolo presenteranno le loro migliori Docg ai consumatori finali e ad alcuni operatori professionali invitati. In sala sarà presente anche un’area food con alcune specialità gastronomiche toscane e piemontesi e tre laboratori (Ore 12.00-13.00 / 14.30-15.30 / 17.30-18.30) di approfondimento con degustazione comparativa dei seguenti vini: Nebbiolo 2013, Barolo 2011, Barolo 2008 (o 2010), Rosso di Montalcino 2012, Brunello 2009, Brunello Riserva 2008.

Focus – I produttori di Brunello presenti all’evento
Castiglion del Bosco
Col d’Orcia
Collelceto
Cupano
La Poderina
Le Chiuse
Le Macioche
Tassi-Franci Franca
Tenuta Buon Tempo
Tenuta San Giorgio
Tenute Silvio Nardi
Uccelliera/Voliero
Val di Suga
Villa Le Prata
Degustazioni comparative
Laboratorio 1
1) Alessandro Veglio Langhe Nebbiolo 2013 – Cupano Rosso di Montalcino 2012
2) Parusso Barolo Bussia 2010 – Caparzo Brunello di Montalcino 2009
3) Franco Conterno Barolo 2008 – Col d’Orcia Brunello di Montalcino Riserva 2008
Laboratorio 2
1) Seghesio Fratelli Langhe Nebbiolo 2013 – Tenuta Buon Tempo Rosso di Montalcino 2012
2) Malvirà Barolo 2010 – Castello Romitorio Brunello di Montalcino 2009
3) Manzone Giovanni Barolo Riserva 2008 – Fattoria dei Barbi Brunello di Montalcino Riserva 2008
Laboratorio 3
1) Borgono Langhe Nebbiolo 2013 – Villa Le Prata Rosso di Montalcino 2012
2) Conterno Fantino Barolo Mosconi 2010 – Capanna Brunello di Montalcino 2009
3) Enzo Boglietti Barolo Riserva 2008 – La Poderina Brunello di Montalcino Riserva 2008
Focus – “Barolo & Brunello the Italian Kings”
L’iniziativa è organizzata e promossa dal consorzio di promozione I Vini del Piemonte in collaborazione con la Strada del Barolo e grandi vini di Langa, il Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino e la CIA di Alba ed è patrocinata dall’Ambasciata d’Italia a Copenhagen.
Il mercato danese ha dimostrato di essere fra i più ricettivi per i vini rossi di eccellenza: la Danimarca è uno dei paesi nei quali il vino italiano è maggiormente conosciuto e apprezzato e la crescita costante della domanda di vino di qualità negli ultimi anni ha fatto sì che l’Italia divenisse il principale esportatore di vino in questo paese, superando la Francia non soltanto in termini di volumi ma anche in termini di valore economico. Il pubblico danese, inoltre, può contare su un’alta capacità di spesa, è piuttosto preparato e ama in particolare i prodotti enogastronomici d’eccellenza.

“Montalcino Bio”, nasce il comitato del biologico

“Promuovere, nel territorio del Comune di Montalcino, lo sviluppo dell’agricoltura biologica e degli allevamenti biologici identificando, con tale espressione, il sistema di produzione agricolo e di allevamento nel benessere degli animali al fine di poter offrire al consumatore prodotti freschi, genuini e privi di sostanza chimiche, responsabilmente, a tutela della salute, riducendo al minimo l’impatto ambientale dell’attività agricola e di allevamento, quindi, in modo ecosostenibile, il tutto con conseguente sviluppo anche dell’attività turistica del territorio, nell’ambito del più ampio progetto di tutela ambientale e sostenibilità conseguente alla gestione biologica del territorio suddetto, al fine di poter giungere, in un prossimo futuro, alla realizzazione di un Distretto Bio/Naturale, intendendosi, per tale, l’area geografica corrispondente al territorio del Comune di Montalcino dove agricoltori, allevatori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni, in accordo tra loro, gestiranno, in maniera sostenibile, le risorse locali, partendo dal modello biologico di produzione e consumo per arrivare alla promozione dei prodotti biologici, al fine del raggiungimento del pieno sviluppo delle potenzialità economiche, sociali e culturali di detto territorio”. Questo è lo scopo della fondazione di un comitato, “Montalcino Bio”, che vede tra i suoi promotori il Conte Francesco Marone Cinzano che dirige Col d’Orcia, la più grande azienda vinicola biologica di tutta la Toscana, che verrà costituito, come d’obbligo di fronte ad il notaio Coppini, nelle stanze dell’Enoteca la Fortezza alle ore 11 di lunedì 23 novembre 2015 e che punterà a promuovere la produzione ed il commercio di prodotti biologici su tutto il territorio del Comune di Montalcino.
Al Comitato potranno aderire tutti gli enti, sia pubblici che privati, di qualsiasi genere e forma, nonché tutte le tipologie di imprenditori residenti o, comunque, stabilmente presenti sul territorio del Comune di Montalcino. Gli organizzatori dovranno provvedere, annualmente ad individuare ed attuare le iniziative da intraprendere al fine del raggiungimento dello scopo suddetto, quantificandone i relativi costi e spese.
Gli stessi organizzatori provvederanno, anche, a rinnovare l’eventuale richiesta di sottoscrizione di fondi a favore del comitato al fine di favorire il conseguimento dello scopo sopra specificato, illustrando le iniziative che saranno intraprese in tal senso.

MasterClass in Cina: il Brunello di Montalcino conclude il tour asiatico

Sono le MasterClass in Cina l’ultimo step del tour asiatico del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino che ha viaggiato in largo e lungo per far conoscere le ultime annate del re del Sangiovese.
Dal 19 al 25 novembre 2015 sarà il momento per una sorta di road show con protagonista, ancora una volta il Brunello 2010, nelle città di Shanghai, Pechino, Nanchino e Canton, che rappresentano, per Montalcino ed i suoi produttori, le principali città del mercato vinicolo cinese.
Le MasterClass sono aperte agli operatori del settore che, in ogni città, saranno guidati da Calvin Chen, Wine Educator e Sommelier professionista, che ha lavorato in prestigiosi ristoranti a Shanghai come Va bene e The Kitchen.
Durante ciascuna MasterClass si terrà una degustazione guidata di 8 etichette di Brunello di Montalcino 2010. Le cantine che partecipano a questo ultimo tour asiatico sono Belpoggio, Camigliano, Caparzo, Castelgiocondo, Cerbaia, Col d’Orcia, Collemattoni, Cupano, Fattoria dei Barbi, Fortius Il Grappolo, La Fiorita, La Magia, Le Macioche, Podere Brizio, Scopone e Tenute Silvio Nardi.

Verticale per Il Poggione

“La storia di una cantina si racconta attraverso le bottiglie”. Alla Tenuta Il Poggione, Fabrizio Bindocci racconta, in una degustazione verticale che dal 1955 arriva fino ai giorni nostri, la storia e l’evoluzione della cantina della famiglia Franceschi. “Una bella carrellata che testimonia non solo le eccellenti caratteristiche del nostro meraviglioso prodotto ma anche il grande e importante lavoro che negli anni si è fatto a Montalcino. Ogni bottiglia è frutto del mix tra gli eventi climatici dell’anno, la sapienza e l’esperienza di chi la vigna l’ha curata e lavorata: rappresenta simbolicamente un capitolo della storia della cantina”.

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