In alto i calici … con il Brunello di Montalcino

Archiviato il Natale è già tempo di pensare al nuovo anno che arriva ed una domanda sorge spontanea: come brindare al meglio? I consigli della Montalcinonews, per inaugurare nel migliore dei modi il 2016, non potevano che “giocare in casa” e andare sui tre vini più “incoronati”, con il Brunello 2010, nell’anno che sta per concludersi.

Il Brunello di Montalcino 2010 “Tenuta Nuova” di Casanova di Neri (100/100 da Robert Parker, 99 punti su International Wine Report, fra i dieci imperdibili nel “Codice Gardini” e terzo posto nella classifica dei 100 migliori vini al mondo by Luca Gardini, nella Top 100 mondiale e italiana di James Suckling, “5 Grappoli” Bibenda, fra i 1001 vini da bere di Francesca Negri, “Tre Stelle” nella Guida Oro i Vini di Veronelli, “Tre Stelle” nella Guida Essenziale di Daniele Cernilli, fra le “Corone” di Vini Buoni d’Italia e 100 punti su the Wine Advocate by Monica Larner), il Brunello di Montalcino “Madonna delle Grazie” di Il Marroneto (100/100 da Robert Parker, secondo posto nella Top 100 by Wine Enthusiast e 99 punti su Wine Enthusiast Buying Guide, “5 Grappoli” Bibenda, “Tre bicchieri” per Gambero Rosso, fra le “Corone” di Vini Buoni d’Italia, nella classifica dei 100 migliori vini al mondo by Luca Gardini e 100 punti su the Wine Advocate by Monica Larner) e il Brunello di Montalcino 2010 di Le Potazzine (dai “5 Grappoli” con Bibenda alle “4 Viti” su Vitae, la guida dell’Associazione Italiana Sommelier, dai “Tre Bicchieri” del Gambero Rosso alle “Super Tre Stelle” nella Guida Oro I Vini di Veronelli, dal punteggio di 18.5/20 su “I Vini d’Italia” by L’Espresso alla menzione “Grande Vino” su Slow wine fino a la “Corona” su “Vini buoni d’Italia”).

Completano il palmares, il Brunello di Montalcino 2010 delle cantine Biondi Santi, Salvioni La Cerbaiola, Poggio di Sotto, Castelgiocondo, Siro Pacenti, Il Poggione e Pianrosso di Ciacci Piccolomini.

“Premio Giulio Gambelli”: Consorzio del vino Brunello fra i promotori

Promosso da Aset (Associazione Stampa Enogastroagroalimentare Toscana) e dal gruppo Igp (I Giovani Promettenti: Carlo Macchi, Luciano Pignataro, Roberto Giuliani, Stefano Tesi, Kyle Phillips), in collaborazione, a partire da quest’anno, con i consorzi di Tutela del Chianti Classico, Brunello di Montalcino, Vino Nobile di Montepulciano, Consorzio della Denominazione San Gimignano, il prossimo gennaio torna il “Premio Giulio Gambelli”, il maestro assaggiatore che ha seguito la vita e l’evoluzione dei più grandi vini toscani di sempre, scomparso il 3 gennaio 2012.

Pensato per valorizzare il miglior enologo under 35, il cui lavoro abbia saputo incarnare al meglio l’idea di vino portata avanti dal “non enologo” e grande Maestro del Sangiovese, il Premio Gambelli torna per la sua quarta edizione, con molti aspiranti giovani enologi a cui è stato chiesto di spedire alla giuria, formata dai cinque Igp e dai cinque soci Aset, 3 campioni di massimo 3 vini che dimostrino il massimo rispetto per la materia prima, espressione in maniera chiara e netta sia dei vitigni di provenienza che del territorio di origine.

La consegna del premio, una targa ricordo e 1500 euro, avviene per tradizione contestuale al periodo delle anteprime di Toscana (febbraio), e nel 2016 sarà in occasione dell’Anteprima del Consorzio della Vernaccia di San Gimignano.

Una bella idea che permette di ricordare un grande uomo, Giulio Gambelli, soprannominato “Bicchierino”, per il suo innato talento e la particolarissima sensibilità nell’assaggio, padre di molti dei vini mito, che resteranno per sempre nella storia enoica della Toscana, sfumando nella leggenda, e che continueranno a raccontare non solo di luoghi e terre stupende, ma anche un po’ di lui, personaggio straordinario, di cui già si sente la mancanza.

I vincitori delle passate edizioni
Premio Gambelli 2013 – Fabrizio Torchio (Grape – Gruppo Ricerche Avanzate Per l’Enologia)
Premio Gambelli 2014 – Gianluca Colombo (Az. Segni di Langa, Roddi – CN / Cordero Consulenze)
Premio Gambelli 2015 – Francesco Versio (Az. Bruno Giacosa, Neive – CN)

Giulio Gambelli
Schivo, modesto, a suo agio solo col suo lavoro e con i suoi vini più cari, figli del Sangiovese, era così Giulio Gambelli, classe 1925, il grande esperto del mondo del vino italiano che si è spento il 3 gennaio 2012. Originario di Poggibonsi, Gambelli ha dedicato tutta la sua vita al vino toscano e ad “interpretare” quello che è il suo vitigno principe: il Sangiovese. Impara il mestiere all’Enopolio di Poggibonsi, sotto la guida di un maestro d’eccezione, quel Tancredi Biondi Santi, autore di una delle bottiglie forse più rappresentative del vino italiano: il Brunello di Montalcino Riserva 1955. La sua carriera si snoda poi attraverso una serie di collaborazioni di prestigio che lo vedono “maestro assaggiatore” praticamente in tutte le cantine più importanti della Toscana, dove contribuisce a rendere grandi Chianti Classico e Brunello di Montalcino (dove ha avuto un ruolo fondamentale anche nella Commissione d’Assaggio del Consorzio). Segno tangibile di grande considerazione, ad un maestro del vino che si è fatto sul campo, è stata la consegna, su suggerimento di WineNews, da parte dell’allora presidente della Camera di Commercio di Siena Vittorio Galgani della medaglia d’oro (13 dicembre 2002). Per la presentazione della sua biografia “L’uomo che sa ascoltare il vino”, edito da Veronelli Editore, era stata proposta da più parti anche la laurea honoris causa in enologia. Che, però, non è mai stata assegnata. “Bicchierino”, questo il suo soprannome visto l’innato talento e la particolarissima sensibilità nell’assaggio, è stato il padre di molti dei vini mito, che resteranno per sempre nella storia enoica della Toscana, sfumando nella leggenda, e che continueranno a raccontare non solo di luoghi e terre stupende, ma anche un po’ di lui, personaggio straordinario, di cui già si sente la mancanza.

“Decanter 50 star buys”: Brunello di Montalcino San Polo nella “top 10”

C’è il Brunello di Montalcino 2010 di San Polo, cantina del gruppo Allegrini, come rivelato da Winenews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del nettare di Bacco, nella “top 10” della “Decanter 50 star buys” 2015, la classifica dei migliori assaggi per rapporto qualità prezzo di vini da tutto il mondo, realizzati nell’anno che sta per chiudersi dal team di degustazione del magazine Uk “Decanter” (di cui fa parte anche “l’italiano” Ian D’Agata, www.decanter.com). Settimo posto in classifica per il re del Sangiovese, unico italiano nella “top 10”.

“Benvenuto Brunello” 2016, iniziato il countdown

Mancano poco meno di due mesi al debutto ufficiale del Rosso di Montalcino 2014, del Brunello di Montalcino 2011 e della Riserva 2010, e all’assegnazione delle stelle della vendemmia 2015. Il palcoscenico, come di consueto, sarà la kermesse “Benvenuto Brunello” 2016, la “due giorni” all’insegna delle eccellenze del territorio, che ogni anno richiama a Montalcino giornalisti ed operatori da tutto il mondo, che per questa edizione si svilupperà tra venerdì 19 e sabato 20 febbraio, giornate dedicate alle degustazioni della stampa, con un programma intenso e ricco di eventi.

Un anno importante, il 2016, per Montalcino ed il suo Brunello ma anche un’occasione per ricordare e celebrare un traguardo fondamentale ed il punto di svolta per la produzione enoica del territorio. Era il lontano 28 marzo del 1966, quando, con il Decreto del Presidente della Repubblica veniva riconosciuta, per il “re” del Sangiovese, la Denominazione di Origine Controllata. E, per festeggiare i primi 50 anni della Doc, il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino ha deciso di coinvolgere personalità importanti del mondo dell’arte e della cultura. Che il vino non sia una semplice bevanda ma una cultura carica di significati e valori complessi, sia simbolici che intellettuali, è un fatto del tutto assodato. La vite, l’uva ed il vino fanno parte sia delle tradizioni religiose pagane sia delle celebrazioni liturgiche e sono dunque onnipresenti all’interno di opere d’arte.

Il Consorzio del Brunello, ovviamente, si sta già preparando e, se per il momento il progetto risulta essere assolutamente “Top Secret”, si può dire che i protagonisti, oltre al Brunello 2015, saranno 5 tra i maestri più quotati e importanti della scena artistica contemporanea che dall’Italia guarda al mondo: Sandro Chia, che a Montalcino vive e produce Brunello al Castello di Romitorio e che ha fatto da portavoce del progetto, Bertozzi&Casoni, Pino Deodato, Gian Marco Montesano e Mimmo Paladino.

Le opere che i “Magnifici 5” creeranno – ispirandosi al Brunello e a quella che da tutti, enologi ed esperti, è stata definita una delle vendemmie migliori degli ultimi anni – andranno a concretizzarsi in un’immagine simbolo della capacità creativa di un’intera cultura territoriale, locale e nazionale , come insieme complesso, che concorre alla creazione di qualche cosa di unico, il Brunello, una sorta di opera d’arte a suo modo. Il risultato della collaborazione dei 5 artisti verrà riproposto su delle etichette speciali e su un catalogo dedicato alla ricorrenza, biglietto da visita che accompagnerà il Consorzio del Brunello anche in ogni attività promozionale del 2016.

Non mancheranno, come di consueto, la cena di gala offerta dal Consorzio del Brunello di scena venerdì 19 febbraio e l’assegnazione dei premi Leccio d’Oro 2016, la presentazione della vendemmia 2015 con la proclamazione delle stelle assegnate all’annata e la presentazione e posa della classica formella celebrativa per sabato 20 febbraio, il tutto accompagnato dagli stand espositivi dei produttori all’interno del complesso di Sant’Agostino. Sede assai cara al Consorzio che, entro la fine del 2016, vi stabilirà, grazie all’accordo siglato con la Curia Vescovile di Siena, sia i locali amministrativi che le sale di degustazione e di rappresentanza.

Fine 2015 positivo per le “auctions” enoiche. Fra gli italiani top c’è Biondi Santi

Da Sotheby’s a Hart Davis Hart, da Zachys a Christie’s, il 2015 si chiude alla grande sotto il martello dei banditori delle aste di “fine wines” più importanti al mondo. E i vini italiani al top, come riportato da WineNews.it, uno dei siti più cliccati dagli amanti del wine&food, sono Sassicaia, Masseto, Ornellaia, Voerzio, Giacosa, Biondi Santi e Gaja.

Tornano offerte importanti e tornano anche alcuni dei protagonisti che la crisi finanziaria mondiale e qualche titubanza dagli acquirenti orientali avevano lasciato sullo sfondo: i bordolesi. Sul fronte delle “blue cheaps” del Belpaese, conferme per alcuni dei nomi più blasonati che ottengono valutazioni interessanti e di confortante continuità. Ma andiamo per ordine.

A New York, il 2 dicembre, Christie’s ha raccolto 1.253.726 dollari. Le bottiglie più quotate del made in Italy in bottiglia sono state invece le 12 di Sorì San Lorenzo 2000 di Gaja, aggiudicate a 3.185 dollari, due doppie Magnum di Masseto 2001, 2.695 dollari, e 12 bottiglie di Brunello di Montalcino 1990 di Biondi Santi battute a 2.205 dollari.

Sempre nella grande mela, il 4-5 dicembre, Zachys ha totalizzato complessivamente 5.677.201 dollari di vendita. I vini tricolore al top sono stati 12 bottiglie di Masseto 1998, battute a 7.350 dollari, appaiate alle 12 bottiglie di Barolo Falletto di Serralunga 1996 di Bruno Giacosa, al secondo posto ancora in tandem 6 bottiglie di Barolo Sarmassa 2000 di Roberto Voerzio e 12 bottiglie di Masseto 1999, aggiudicate a 6.125 dollari, e nel terzo gradino del podio 12 bottiglie di Sorì San Lorenzo 1997 di Gaja battute a 5.635 dollari.

A Chicago, la casa d’aste Hdwine (10-12 dicembre) ha totalizzato 8.067.090 dollari di vendita, e i top lot dell’Italia enoica sono stati 12 bottiglie di Barbaresco Santo Stefano Riserva 1982 di Bruno Giacosa, aggiudicate a 13.000 dollari, ancora Bruno Giacosa con 9 bottiglie di Barbaresco Santo Stefano Riserva 1990 battute a 7.500 dollari e 12 bottiglie di Masseto 1987-1989 a 5.000 dollari.

Il podio dei vini più preziosi del Bel Paese nell’asta londinese di Sotheby’s (16-17 dicembre), che ha fatto registrare un valore complessivo in aggiudicazioni di 2.515.967 sterline, “parla” la stessa lingua e cioè quella di Bolgheri: al primo posto ci sono 6 bottiglie di Sassicaia 1988 della Tenuta San Guido, aggiudicate a 1.586 sterline, al secondo 6 bottiglie di Masseto 2001 battute a 1.081 sterline, e al terzo la Tenuta dell’Ornellaia con 6 bottiglie di Bolgheri Ornellaia 1988 vendute a 729 sterline.

Tenute Silvio Nardi: vino delle feste per Paolo Massobrio

Arduo il compito di chi, per professione, deve consigliare un poker di vini per le festività, “dopo un anno di scoperte fantastiche”. Ci ha provato Paolo Massobrio che da oltre vent’anni si occupa, come giornalista, di economia agricola ed enogastronomia, e che rivela “a Natale da sempre apro il Bricco dell’Uccellone, ancor più quest’anno che la Barbera di Giacomo Bologna ha compiuto i 30 anni. Tra i miei familiari c’è chi predilige il Brunello di Montalcino e io ho un debole per il Manachiara delle Tenute Silvio Nardi”.

Tenute Silvio Nardi è una delle aziende storiche di Montalcino. Silvio Nardi acquistò la Tenuta di Casale del Bosco nel nord-ovest di Montalcino nel 1950. Fu il primo produttore “forestiero” a Montalcino, nonché uno dei soci fondatori del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino nel 1967. Negli anni ‘70 si sono aggiunte le due Tenute di Manachiara (zona sud-est di Montalcino) e di Bibbiano (comune di Buonconvento). Dal 1985, Emilia Nardi è il Presidente dell’azienda.

Arriva “Wine&Siena”: una due giorni dedicata alle eccellenze toscane, Brunello compreso

Una due giorni per incontrare 100 produttori vitivinicoli provenienti dalla Toscana e 45 da altre regioni italiane vocate, ma anche 45 artigiani del gusto, tutti selezionati per il livello qualitativo dei loro prodotti. Questa la ricetta della prima edizione di “Wine&Siena” (www.wineandsiena.it), di scena sabato 30 e domenica 31 gennaio 2016, nelle sale di Rocca Salimbeni, la sede storica di Banca Monte dei Paschi, e al Grand Hotel Continental a Siena. L’evento, ideato da Confcommercio Siena, vede la collaborazione di Gourmet’s International, il sistema di selezione e valorizzazione di eccellenze che sta dietro al successo internazionale di manifestazioni quali il Merano WineFestival.

“Abbiamo scelto la Toscana, e Siena in particolare, perché questa città può senz’altro definirsi la capitale italiana del vino e la Toscana la regione più vocata d’Europa alla produzione vitivinicola d’eccellenza” spiega Helmuth Köcher, Presidente e fondatore del Merano WineFestival, Ceo di Gourmet’s International e Wine Hunter, e promotore dell’iniziativa. “Si tratta di un’area geografica – prosegue Köcher – tra le più vocate al mondo per la vitivinicoltura e punto di riferimento per l’enologia di qualità in Italia. Sono ben cinque le Docg che tutelano i vini prodotti nelle varie micro e macro-aree che compongono le colline della Toscana centrale: Brunello di Montalcino, Chianti, Vino Nobile di Montepulciano, Chianti Classico e Vernaccia di San Gimignano. A queste vanno aggiunte altre Doc e Igt ricche di qualità e fascino”.

“La particolarità della formula di Wine&Siena – ha aggiunto Andrea Vanni di Gourmet’s International – consiste nel fatto che tutti i produttori sono stati selezionati tra i vincitori degli annuali Merano WineAward e che questo evento si configura come uno dei pochi, a livello nazionale, che garantisce una selezione qualitativa di prodotti e produttori presenti. In questo caso la selezione ha un focus sulla Toscana”.

Natale, stappare e condividere

Alzi la mano chi non conserva gelosamente in cantina una (o più) bottiglie preziose, quelle che non è mai il momento di stappare, perché aprirle in fondo significa perderle. Se c’è un’occasione giusta per godere di un grande vino è proprio il Natale, per condividerlo con le persone che si amano, meglio ancora se capaci di riconoscere e apprezzare il valore di ciò che hanno nel bicchiere. E perché non stappare proprio i Brunello 2010, quelli che hanno fatto incetta di punteggi strepitosi? Wine Spectator “consiglia” etichette come Il Poggione  La Serena, Altesino (Montosoli), Livio Sassetti Pertimali e Collosorbo, con Monica Larner per Wine Advocate e Kerin O’Keefe per Wine Enthusiast a vincere sono Il Marroneto (Madonna delle Grazie) e Casanova di Neri (Tenuta Nuova); mentre se volete seguire i consigli di Internationale Wine Report per brindare stapperete La Cerbaiola Salvioni, Biondi Santi, Poggio di Sotto e Lisini.

Cerbaiona: oggi la firma della vendita

Dopo la notizia della vendita che è rimbalzata sui giornali di settore e non, è arrivato il momento di ufficializzare il passaggio di proprietà e proprio in queste ore, Gary Rieschel sta diventando a tutti gli effetti il proprietario della cantina di Brunello di Montalcino Cerbaiona.
Dopo mesi di incontri, di offerte e controfferte si è infatti conclusa, lo scorso ottobre, la trattativa milionaria, 6.000.000 di euro, stando alle stime di Winenews, uno dei siti più seguiti dagli amanti del buon bere, che vede la cessione di una delle più blasonate cantine del territorio del Brunello.
Diego e Nora Molinari, da 38 anni proprietari dell’azienda Cerbaiona di Montalcino, hanno individuato i loro successori. Dopo aver fatto di Cerbaiona un’etichetta d’eccellenza internazionale, hanno deciso di lasciare e, a raccogliere il testimone, è Gary Rieschel, fondatore di diverse società di venture capital, per anni nella Midas List di Forbes, ora al timone della Qiming Venture Partners di Shanghai. Americano, ma da sempre frequentatore dei Molinari e di questo terroir privilegiato, non è la prima volta che investe a Montalcino contagiando altri investitori, tutti affascinati dallo storico marchio del territorio.
Un momento davvero eccellente per la Cerbaiona, fresca di nomina a “Vino dell’anno” da parte di Daniele Cernilli (Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2016), premio che va ad aggiungersi ai 100 punti assegnati dal numero uno della critica internazionale dei vini italiani, Antonio Galloni, che ha dichiarato, “Cerbaiona è fra i tre migliori Brunello che abbia mai assaggiato”. Una perla dell’enologia italiana che Sotheby’s propone spesso nelle aste per i suoi collezionisti.
“Da anni Cerbaiona rappresenta per me e mia moglie un qualcosa di speciale. Siamo stati con Diego e Nora durante ogni nostro viaggio in Toscana. Ora ci auguriamo di proseguire con questa filosofia dell’ospitalità, cortesia, e vino spettacolare, ovvero quanto si aspetta chi visita Cerbaiona. Che richiede rispetto, non solo per quello che è stata, ma anche per ciò che sarà”. Così Rieschel racconta la sua filosofia: puntare sulla continuità di questo esclusivo vigneto Cru per tutelare, alla Cerbaiona, l’impronta del terroir anche attraverso il coinvolgimento, all’interno del progetto, di soci e forze locali.

Il Brunello sbanca ma attenzione a non abbassare la guardia

A Montalcino sembra di essere tornati indietro di 20 anni: export al top, scorte quasi finite e richieste anticipate per l’annata 2011. Eppure la produzione rimane stabile. Quali conseguenze? Si alza il valore e cala il peso degli imbottigliatori. Ecco l’analisi di Andrea Gabbrielli per il Gambero Rosso.
“L’annata 2010 è ormai agli sgoccioli e sembra, man mano che il tempo passa, avere le stesse caratteristiche dell’annata 1990 (commercializzata nel 1995), unanimemente considerata come l’anno della svolta del Brunello di Montalcino. Infatti da prodotto conosciuto localmente, grazie anche all’apertura del mercato americano e a una grande annata, divenne un vino di fama internazionale, seppur diffuso in un numero limitato di mercati. A vent’anni di distanza, la splendida annata 2010, commercializzata nel 2015, sta segnando un’altra svolta perché il Brunello ha ormai assunto una dimensione globale ed è sempre più uno dei vini italiani di riferimento nel mondo, con il 70% del totale prodotto, venduto all’estero.
L’annata 2010 e l’effetto traino
Giampiero Pazzaglia, coordinatore del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, descrive così il panorama della denominazione: “La produzione totale del Brunello di Montalcino 2010 è stata di 9,2 milioni di bottiglie da 75 cl. di cui un milione a Riserva e 8,2 milioni ad annata. Al 31 ottobre 2015 sono state cedute 7,8 milioni di euro, 800 mila fascette su 8,2 milioni potenziali. Già, sin d’ora, abbiamo una richiesta anticipata di fascette relative al Brunello di Montalcino 2011 (in vendita dal primo gennaio 2016) che saranno circa 7,65 milioni, oltre al Brunello Riserva 2010 (anche questo in vendita da gennaio) con circa un milione di pezzi. Questa richiesta, così sostenuta, ha inoltre trainato le ultime giacenze di Brunello 2008 e 2009 che qualche produttore aveva ancora in cantina”. Enrico Viglierchio, direttore generale della Banfi, azienda che esporta Brunello in 90 Paesi del mondo, ribadisce che “l’annata 2010 è stata estremamente importante, perché dopo alcune annate intermedie dal punto di vista commerciale, è servita per affermare con forza che il Brunello è un riferimento per i vini italiani di alta gamma all’estero. Certo ci sono mercati più sensibili e altri meno, ma ormai la distribuzione è globale e dappertutto siamo accolti nello stesso modo”. Dappertutto tranne che in Italia, dove i consumi interni (per il Brunello, ma anche per tutte le altre denominazioni) non decollano. Per la Docg toscana rappresentano il 18% del totale, con la vendita sul luogo di produzione (enoteche di Montalcino) stabili al 12%. Tutt’altra storia per l’export che è passato dal 65% del 2012 al 67% del 2013, fino al 70% di oggi.
Sul ruolo che l’annata 2010 sta svolgendo e ha svolto, è d’accordo anche il conte Francesco Marone Cinzano di Col d’Orcia “Quest’anno fin da gennaio/febbraio gli ordini sono iniziati ad arrivare piuttosto copiosi, con modalità che mi hanno riportato ai bei tempi prima del 2008. Si tratta di un ulteriore segnale dei mercati che stanno finendo di assorbire il raddoppio della produzione verificato qualche anno fa. In un quadro generale dove gli imbottigliatori non stanno crescendo, anche a causa degli alti prezzi dello sfuso”.
I volumi complessivi del Brunello e le quotazioni
Già perché i volumi complessivi del Brunello, al netto dell’influsso meteo sull’annata, rimangono sostanzialmente stabili. In questi anni la reale resa produttiva nelle aziende di Montalcino produttrici di Brunello ha oscillato tra i 58 e i 64 quintali/ettaro rispetto al tetto massimo di 80 q.li previsti dal disciplinare. Di fatto la linea scelta dai produttori è quella di incrementare il valore unitario della produzione, rimandando qualsiasi decisione su un possibile ampliamento dei volumi, che quei 22 o i 16 quintali in meno sugli 80 q.li previsti, potrebbero agevolmente permettere.
In sostanza la scelta condivisa, a partire dal 2007, quando si decise di abbassare le rese, sta pagando in termini di innalzamento della qualità media del Brunello sia delle grandi, sia delle piccole aziende. Tale scelta limita, di fatto, il peso e il ruolo degli imbottigliatori. Basti pensare che il Brunello 2010 sfuso ha toccato 1,4 mila euro ad ettolitro ed il 2011, che pur essendo un’annata meno importante e più magra, viene trattata a mille euro.
La ricaduta sul Rosso di Montalcino
Anche il Rosso di Montalcino non è immune da questa crescita: una partita di 1,5 mila quintali di uva da Rosso è stata pagata ben 400 euro al quintale. Con prezzi così elevati, i margini di manovra delle aziende imbottigliatrici sono assai ridotti. Fabrizio Bindocci, direttore de Il Poggione e presidente del Consorzio di tutela, fresco del riconoscimento ottenuto dal Brunello di Montalcino 2010 che ha conquistato un lusinghiero 4° posto nella Top 100 della rivista americana Wine Spectator, osserva che “la richiesta del 2010 non solo ha assorbito pure le vecchie annate, ma anche spinto il Rosso di Montalcino: oggi dopo un anno possiamo parlare di esaurito tecnico. Quanto al Consorzio la strada è già impostata: manterremo i volumi facendo crescere il prezzo unitario, pur nella consapevolezza che non tutti possono esprimere lo stesso tenore di qualità. In futuro, se i prezzi saliranno ancora, si potrà scegliere di produrre qualcosa di più, per calmierarli”.
Il valore della denominazione
Un richiamo a stare con i piedi sempre per terra viene da Enrico Viglierchio (Banfi) il quale osserva che “I risultati positivi vanno visti sempre con l’occhio critico, perché non necessariamente potranno essere mantenuti anche negli anni a venire. Infatti bisogna sempre cercare un equilibrio tra il valore unitario della bottiglia e il valore globale della denominazione: ci deve essere coerenza perché le fughe sui prezzi non sono ammesse”. Uno spiraglio su quanto sta succedendo a proposito del valore complessivo della denominazione, sia dal punto di vista immobiliare che dei marchi aziendali, lo hanno aperto gli ultimi passaggi di proprietà di aziende montalcinesi che, per la cospicuità delle somme pagate, in qualche caso hanno suscitato scalpore. Si tratta di investimenti importanti che esulano dal mero calcolo della redditività aziendale. Quest’ultima, infatti, da sola non giustificherebbe tali investimenti. Ma evidentemente, secondo gli investitori, il valore complessivo, immobiliare e aziendale, è destinato a crescere ulteriormente in futuro. Da questo punto di vista Montalcino è un modello che fa scuola, da seguire e da imitare.
Il comitato Montalcino Bio
Si è costituito il 23 novembre all’Enoteca La Fortezza, il Comitato Montalcino Bio. Il comitato promotore, di cui fanno parte tra gli altri Francesco Marone Cinzano (Col d’Orcia) e le aziende Le Chiuse, Le Ragnaie, Stella di Campalto, Donatella Cinelli, Camigliano, Cupano e altri, ha la missione di promuovere e di sviluppare l’agricoltura biologica nel suo complesso con l’obiettivo di realizzare Distretto Bio nel territorio comunale di Montalcino. Al Comitato possono aderire enti pubblici, privati, e gli imprenditori a vario titolo della zona”.