Terre di Toscana 2016. Ecco il parterre del Brunello

Torna, domenica 28 e lunedì 29 febbraio 2016, la nona edizione di Terre di Toscana (www.terreditoscana.info), una tra le più importanti kermesse dedicate al vino toscano, e Golisizia, evento nell’evento, elogio alla cucina dei grandi chef regionali. Uno spaccato unico e irripetibile che permette di incontrare, negli spazi dell’Una Hotel Versilia di Lido di Camaiore, nomi tanto prestigiosi e che vede convergere ogni anno migliaia di persone, fra appassionati consapevoli ed operatori professionali da tutta Italia, giornalisti e i buyers internazionali.

Ben 130 produttori, fra vignaioli di nicchia e marchi di livello internazionale, in rappresentanza della migliore produzione vitivinicola del territorio come il Brunello di Montalcino, il Chianti ed il Chianti Classico, il Nobile di Montepulciano, la Vernaccia di San Gimignano, ed i rossi di Bolgheri, dai più celebri a quelli dei nuovi interpreti, per spingersi fino all’estremo sud andando a scoprire la Maremma del Morellino di Scansano e la sua costa. Ma anche la possibilità di assaporare vini provenienti dalle zone emergenti del Granducato come il Montecucco, la Val di Cornia, la Val d’Orcia, Cortona, le Colline lucchesi, pisane e massesi, e quelle insolite e sorprendenti, come i Colli di Luni, la Garfagnana, il Casentino, il Mugello, l’Isola del Giglio, la Versilia.

E Montalcino sarà presente con ben 25 cantine e molte etichette di Brunello da gustare e assaporare…

Argiano
Banfi
Barbi
Baricci
Col d’Orcia
Il Marroneto
La Cerbaiola-Salvioni
La Gerla
Le Chiuse
Le Ragnaie
Lisini
Mastrojanni
Pietroso
Podere Salicutti
Podere San Giacomo
Poggio di Sotto
San Lorenzo
San Polo
Sesti
Stella di Campalto
Talenti
Tenuta di Sesta
Tenuta Il Poggione
Tenuta Le Potazzine
Tiezzi

Da Montalcino al Gamps, i fossili del Brunello

Dal fondale marino alle vigne del Brunello. Domenica 20 dicembre 2015, presso il Museo Gamps, Gruppo Avis Mineralogia Paleontologia Scandicci, si parlerà di come il fondale del mare sia diventato uno dei territori più ricchi ed affascinanti al mondo. Ed proprio i terreni di Montalcino, ricchi di storia e di vigneti, durante il Pliocene (un periodo geologico compreso fra 5,332 e 2,588 Ma) erano sommersi dal mare. I molluschi fossili arrivati sino ad oggi aprono una finestra sul passato e ci mostrano un ambiente popolato da una moltitudine di creature di mare caldo o tropicale. Squali, balene, dugonghi e delfini intrappolati nei sedimenti a testimonianza del mare che non c’è più.
E proprio il paleontologo Simone Casati, che opera per il Gamps, nel febbraio 2007, sotto le duecentesche mura del Castello di Poggio alle Mura, oggi di proprietà di Castello Banfi, ha rinvenuto un fossile di balena (battezzata “Brunella”) risalente al Pliocene (5,3 milioni di anni fa). È in questo periodo, quando le acque dell’Atlantico rifluiscono nel Mediterraneo, e la zona di Montalcino sommersa, che si concretizza il ripopolamento marino di cui il terreno è ancora testimone. È nel decennio 1970-1980 che la campagna di Montalcino subisce uno stravolgimento radicale: da terreni vergini si passa a vigne più intense. Nel momento in cui gli aratri solcano i campi, 50.000 secoli di storia tornano a galla e rivivono, raccontando un mondo diverso, quello marino. Ovunque, a perdita d’occhio, vengono fuori migliaia di conchiglie di ogni genere e specie. Un vero paradiso per ricercatori affamati di conoscenza.
L’importanza del ritrovamento della balena fossile, lunga quasi 10 metri, completa all’80% e in buonissimo stato di conservazione, è rilevante perché ha riportato alla luce un intero ecosistema.

Focus – Come è avvenuto nel 2007 il ritrovamento della balena del Pliocene
La più grande e antica balena fossile mai rinvenuta in Italia e nel bacino del Mediterraneo dormiva tra le vigne di Montalcino: lo scheletro completo di un cetaceo di oltre 5 milioni di anni fu trovato nel 2007 tra i filari del famoso Brunello, un tempo antichi fondali marini, di Castello Banfi, griffe di uno dei territori del vino più blasonati del mondo. La scoperta fu fatta dal team di paleontologi del Gruppo di Mineralogia e Paleontologia di Scandicci (Firenze). “Lo stato di conservazione è ottimo – dichiarò Simone Casati, paleontologo, che, insieme a Franco Gasparri, del Gruppo Mineralogia e Paleontologia di Scandicci, effettuò la scoperta. Il gruppo lavorò sotto il controllo della Sovrintendenza archeologica regionale della Toscana. Gli scavi furono diretti dal dottor Menotti Mazzini dell’Università di Firenze e lo scheletro fu studiato dal dottor Michelangelo Bisconti del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo di Livorno. Questa antica balenottera apparteneva al Sottordine dei Misticeti, ovvero le balene che, al posto dei denti, possiedono un sistema di placche cornee, chiamate fanoni, che pendono dalla mascella ed hanno la funzione di filtrare enormi quantità di acqua trattenendo il cibo. Questo è costituito in massima parte da organismi planctonici (tra cui il krill, una specie di gamberetto presente in molti mari, e i copepodi, piccoli crostacei), ma può comprendere anche interi banchi di piccoli pesci, a seconda delle abitudini alimentari delle diverse balene. Nell’area circostante il cetaceo furono rinvenuti moltissimi denti di squalo, a riprova che una dozzina di essi visitarono la carcassa dell’animale morto per cibarsene. Dopo la scoperta delle prime vertebre, gli archeologi isolarono i fossili e si prepararono allo spostamento. Fu la prima volta che i paleontologi avevano l’occasione di studiare l’anatomia e le caratteristiche di una balenottera così antica. Si tratta di una grande scoperta perchè l’integrità e l’eccezionale stato di conservazione consentono di effettuare osservazioni di grande dettaglio relative all’anatomia scheletrica dell’esemplare attraverso le quali sarà possibile giungere a conclusioni di carattere evolutivo e biogeografico di notevole interesse. Oggi il paesaggio di quest’area della Toscana meridionale dista dalla costa mediterranea, e quindi dal mare, oltre 30 chilometri dal sito di rinvenimento del fossile, ma la balena risale al periodo in cui il fondale marino era il paesaggio di questa zona. Il professor Casati esaminando le vertebre riuscì a dedurre che si trattava di un esemplare di balena giovane poiché i dischi invertebrali non risultavano ancora saldati con le vertebre. La Castello Banfi iniziò immediatamente a collaborare attivamente agli scavi mettendo a disposizione escavatori e personale per favorire il lavoro degli archeologi nella zona che circondava lo scheletro; l’azienda fece poi richiesta alla Sovrintendenza di poter “adottare” il prezioso fossile ed esporlo al pubblico di appassionati nel suo Museo del Vetro e della Bottiglia nel Castello di Poggio alle Mura. In un’intervista nel 2007, Cristina Mariani-May, proprietaria della Castello Banfi, azienda leader del territorio di Montalcino, ha dichiarato: “questa scoperta, parlando di terroir, è significativa e ci ricorda ancora una volta che i minerali e i nutrienti depositati in milioni di anni costituiscono una grossa parte della composizione del suolo. Un terreno speciale, quindi, che favorisce la produzione di uve che danno complessità e profumi ai nostri vini”.

BioDistretto: il Comitato muove i suoi primi passi

Dopo la stipula dell’atto costitutivo del 23 novembre 2015, il Comitato per Montalcino BIO, nato da un’idea del conte Francesco Marone Cinzano – proprietario di Col d’Orcia, la più grande cantina bio della Toscana – con l’obiettivo di preservare la biodiversità che contraddistingue Montalcino ed il suo territorio promuovendo un sistema di produzione ecostenibile, ha iniziato a muovere i suoi primi passi ieri con una prima assemblea ordinaria. Alla presenza dei 52 firmatari sostenitori del progetto, che comprendono non solo cantine del territorio ma anche attività commerciali, professionisti e privati cittadini.
Durante la prima fase dell’assemblea sono stati nominati i rappresentanti del Comitato: Simone Pallesi – Castiglion del Bosco, Giuliano Dragoni – Col d’Orcia, Francesca Padovani – Campi di Fonterenza, Kalyna Temertey Canta – Casa Raia. Inoltre, Silvana Biasutti come responsabile comunicazione e Claudio Pallari come tesoriere.
L’oggetto del successivo punto all’ordine del giorno si è focalizzato sulla definizione delle prime linee guida e relative azioni per la costituzione del distretto biologico a Montalcino, quale progetto economico volto a valorizzare tutti i prodotti del territorio, da quelli agricoli fino ai servizi turistici.
A metà gennaio verrà convocata una riunione tecnica dei produttori vitivinicoli per dibattere in merito ad azioni di collaborazione per la gestione dei vigneti quali monitoraggi, rilievi nei vigneti, ricerca e sperimentazioni.

Focus – Elenco dei 52 firmatari
1 Col d’Orcia S.r.l. – Francesco Marone Cinzano
2 Soc. Agr. Col di Lamo SS. – Giovanna Neri
3 Montalbe S.r.l. – Hotel Al Brunello – Mauro Bartolommei
4 Az.Agr. Cosimi Renzo – Cosimi renzo
5 Loacker Tenute SS. – Franz Loacker
6 Casato Prime Donne – Donatella Cinelli Colombini
7 Piancornello Soc. Agr. SS. – Claudio Monaci
8 Drogheria Franci di Tassi Fabio Snc. – Franca Tassi (Ilaria Gianoli)
9 Tassi – Franci Franca – Fabio Tassi
10 Soc. Agr. Camigliano S.rl. – Paola Falabretti
11 Scuola Permanente dell’Abitare – Edoardo Milesi
12 Az. Agr Martini Guido – Guido Martini
13 Stefano Ciatti Dr. – Stefano Ciatti
14 Soc. Agr. Cava d’Onice SS. – Simone Nannetti
15 Az. Agr. Le Chiuse – Simonetta Valiani
16 Az. Agr. Fornacina – Simone Biliorsi
17 Il Bosco di Grazia Soc. Agr. SS. – Elisabetta Rubegni
18 Soc. Agr. Le Macioche – Stefano Brunetto
19 Az. Agr Bolsignano – Roberto Rubegni
20 Az. Agr Collelceto – Elia Palazzesi
21 Az. Agr Collemattoni – Marcello Bucci
22 Az. Agr. Cupano – Ornella Tondini
23 Az. Agr La Rasina – Marco Mantengoli
24 Az. Agr. La Rasa – Andrea Mantengoli
25 Fedolfi A. S.a.s. – Enoteca di Piazza – Niccolò Fedolfi
26 Az. Agr. San Polino SS. – Luigi Fabbro
27 Az. Agr. Le Ragnaie – Riccardo Campinoti
28 Bruno Dalmazio S.r.l. – Bruno Dalmazio
29 Soc. Agr. Sassodisole SS. – Roberto Terzuoli
30 Terre Nere Campigli Vallone Soc. Agr. – Federica Vallone
31 Via del Paradiso – Silvana Biasutti
32 Az. Agr. Poggio Stenti – Carlo Pieri
33 Villa Cipressi Soc. S. Agr. – Federico Ciacci
34 Soc. Agr. Piombaia SS. – Francesco Cantini
35 Soc. Agr. Santa Maria – Colleoni Marino
36 Az. Agr. Visconti – Tea Fanti
37 Nostra Vita di Parisi D. – Domenico Parisi
38 Az. Agr. Campi di Fonterenza – Margherita Padovani
39 Agenzia Immobiliare Luciani – Giancarlo Luciani
40 Massimo Gorelli Snc – Massimo Gorelli
41 Monica Francescatti Arch. – Monica Francescatti
42 Cordella – Maddalena Cordella
43 Ristoran House di Muggianu S. S.a.s. – Simone Muggianu
44 Az. Agr. La Magia – Fabian Schwarz
45 Sanlorenzo – Luciano Ciolfi
46 Az. Agr. Casa Raia – Pierre- Jean Monnoyer
47 Montalcino Verde di Tullio Scrivani S.a.s. – Tullio Scrivani
48 Az. Agr. Podere Giardino – Federico Dragoni
49 Bindi Giacomo Az. Agr. Il Cocco – Giacomo Bindi
50 Az. Agr. Il Valentiano – Ciacci Fabiano
51 Az. Agr. Mathews Beatrice – Mathews Beatrice
52 Az. Agr. Castiglion del Bosco – Simone Pallesi

Il Brunello di Montalcino nella “Top 100” by IWR

Salvioni La Cerbaiola, Biondi Santi, Casanova di Neri, Poggio di Sotto e Lisini. Queste le cinque cantine di Montalcino che, con il loro Brunello 2010 sono entrate nella “Top 100” di International Wine Report (www.internationalwinereport.com), il sito internet indipendente che fornisce gratuitamente i bollettini e le note di degustazione di alcuni fra i vini più celebri al mondo con l’obbiettivo di informare, educare e aiutare i consumatori a trovare i migliori vini possibili.

Il Brunello di Montalcino 2010 Salvioni La Cerbaiola, al primo posto, e il Brunello di Montalcino 2010 Biondi Santi, al sesto posto, si sono aggiudicati i 100 punti mentre, Casanova di Neri con il Brunello di Montalcino 2010 “Tenuta Nuova”, al posto n° 15, e il Brunello di Montalcino 2010 Poggio di Sotto, alla posizione n° 19, seguono con 99 punti. Posizione n° 47 per il Brunello di Montalcino 2010 Lisini che conquista 97 punti.

“Montalcino e tutto intorno”, la presentazione

“La Chiesa di Sant’Agostino, rappresenta uno dei luoghi di Montalcino più affascinanti e suggestivi e torna a nuova vita grazie ai restauri ancora in corso. Un ringraziamento va senza dubbio a Monsignor Arcivescovo Antonio Buoncristiani che ci permette questa sera di essere qui ed al sindaco Silvio Franceschelli. La nostra volontà di promuovere e produrre un simile progetto nasce dal desiderio, come nostro solito, di sostenere le iniziative culturali e comunicative legate a questo straordinario territorio. Un territorio che tanto ha dato alla nostra azienda e verso cui ci sentiamo in debito perenne. Questo lavoro nasce un anno fa quando Alessandro Schwed venne a proporci questo progetto, vero e proprio omaggio al territorio. Un film diretto da Alessandro Schwed con musiche composte ad hoc dal figlio Giovanni e con l’impeccabile lavoro dietro la “macchina da presa” di Giuseppe Sanfilippo”. Così Rodolfo Maralli, sales & marketing director di Banfi, ha presentato, in una Chiesa di Sant’Agostino gremita di persone, “Montalcino e tutto intorno”, un lungometraggio in immagini e versi che descrive e racconta l’incantevole territorio di Montalcino, un omaggio alle mura, alle vallate, ai campi e ai vicoli, ma non solo. Un omaggio soprattutto ai volti, alle passioni, a quelle persone che vivono quotidianamente questo incantevole borgo della Val d’Orcia.

Balthus raccontato da Gelasio Gaetani Lovatelli d’Aragona

Il celebre conte, enologo, produttore di Brunello di Montalcino, e autore di saggi e romanzi sul vino, Gelasio Gaetani Lovatelli, celebra il grande artista Balthus in occasione della doppia retrospettiva, di scena a Roma fino al 31 gennaio 2016, curata da Cécile Debray, del Musée national d’Art Moderne – Centre Pompidou, allestita alle Scuderie del Quirinale e a villa Medici, dove Balthasar Klossowski de Rola fu per lunghi anni direttore dell’Accademia di Francia. “Era un esteta, un artista dalla vasta cultura, un uomo della Mitteleuropa, innamorato dell’Oriente e dell’Italia, un paese a cui aveva dedicato un culto particolare. Non è un caso che a pochi chilometri dalla capitale acquistò il castello di Montecalvello, un piccolo gioiello d’arte medioevale”. Così il conte Gelasio ricorda l’artista, conversando con l’agenzia Adnkronos.
“Alcuni ricordi, importanti, mi legano a Balthus -aggiunge il conte d’Aragona- L’ho conosciuto nel suo chalet di Rossinière, in Svizzera, con Dado Ruspoli nella sua disarmante e sofisticata semplicità. Camicia e foulard di seta, zoccoli in legno. Ci servì il té. Ma Balthus è anche legato alla mia famiglia, in particolare ad una mia zia, Lelia Caetani Howard, pittrice anche lei, cui Balthus fece alcuni ritratti, in mostra tra l’altro a Roma”.
“Si conobbero nella capitale e fu lei ad impartire a Balthus le prime lezioni di italiano”. Francese, da parte di madre, ma di origine polacca con ascendenti tedeschi, Balthus con la madre Baladine e il fratello Pierre vissero tra la Francia e la Svizzera, “protetto” da Rainer Maria Rilke che ne sostenne gli studi e la formazione. “La famiglia di Erich Klossowski, celebre storico dell’arte -ricorda il conte d’Aragona- era frequentata dall’élite intellettuale, non solo francese, come Pierre Bonnard, Henri Matisse, Jean Cocteau, André Gide”.
“Balthus fu figlio e discepolo di un’Europa della cultura e dell’arte”, dice ancora Gelasio Gaetani. Un universo senza frontiere, quello del conte Klossowski, secondo il conte d’Aragona, influenzato dalla pittura italiana di Masaccio, Piero della Francesca, Simone Martini, da un Oriente fonte di continue ispirazioni.
“L’incontro in Giappone con la futura moglie Setsuko, mentre era in “missione” per conto del governo francese, è stato fondamentale per la sua estetica pittorica – Sottolinea Gelasio Gaetani – Guardando il volto della moglie, ma anche della figlia Harumi, che ho frequentato per molti anni, il pensiero corre alle immagini delle sue fanciulle in fiore, di quelle adolescenti dall’incarnato chiaro, perlaceo. Volti in penombra dallo sguardo intenso, da cui si scorgono esseri malinconici e sognanti, eppure elegantissimi nella loro semplicità”.
“Tutto questo mi riporta alla bellezza apparentemente distante, non gridata, misteriosamente provocante delle donne giapponesi. Eppure – ricorda il noto wine maker – Balthus è entrato nella mia vita, molto presto, prima che venissi a contatto con il grande maestro. Ero fraterno amico di Edoardo Agnelli, che frequentavo adolescente con i miei fratelli. Nella sua casa romana, poco distante dal Quirinale, troneggiava un dipinto di Balthus, cui l’Avvocato e la sua famiglia erano particolarmente legati”.
Balthus fu profondamente innamorato dell’Italia. Dal 1961 al 1977 è direttore, a villa Medici, dell’Accademia di Francia. Frequenta Fellini, Guttuso, la “dolce vita” romana, colta ed intellettuale. “Era ossessionato dal paesaggio -dice il conte d’Aragona- Non era un pittore astratto, Balthus. Amava riprodurre paesaggi ispirandosi alle “nature” di Piero della Francesca, di Masaccio, li riproponeva in maniera assolutamente fedele”.
“Era poi innamorato dell’alto Lazio – continua Gelasio Gaetani – Fu proprio nei pressi di Viterbo che acquistò il castello di Montecalvello, spesso “ritratto” nella sua pittura. Era affascinato dalla Tuscia, forse perchè un tempo quelle terre appartenevano alla famiglia Farnese e palazzo Farnese, oggi sede dell’ambasciata di Francia, luogo ricco di storia, di fascino, di storia, era amato e frequentato da Balthus”.
Scrittore, viaggiatore, Gelasio Gaetani Lovatelli d’Aragona, è oggi considerato uno dei maggiori esperti di vino italiano, di cui è ambasciatore nel mondo. Tra le sue ultime fatiche letterarie, il romanzo, scritto a quattro mani, con Camilla Baresani “Vini, Amori” (edizioni Bompiani), mentre il prossimo anno uscirà per la casa editrice francese Assouline il libro illustrato dalle splendide immagini fotografiche di Alien Coquelle “The italian dream book- Wine, art and soul”. Un viaggio all’interno del nostro Paese rappresentato attraverso le eccellenze e la produzione del vino.
Balthus non amava il vino. “Quando ci siamo incontrati mi ha sempre offerto del té -ricorda ancora il conte d’Aragona- Ma da uomo coltissimo e innamorato dell’Italia sono convinto che apprezzasse il vino, la sua cultura, la sua storia perchè intimamente legate al nostro Paese. È curioso che all’interno del mio ultimo libro io citi un celebre pinot nero, prodotto in un’azienda di Civita di Bagnoreggio, nella tenuta di Vaiano”.
“Le vigne di questa storica tenuta sono piantate – ha concluso il noto enologo – sugli antichi calanchi della valle Tiberina, spesso ritratti da Balthus nelle vedute di Montecalvello e l’azienda vinicola ha battezzato un rosso pregiato con un’etichetta liberamente ispirata ai dipinti del grande maestro”.

Da “Bionasega” ad “Orgasmo”: ecco gli originali nomi dei vini di Montalcino

Mentre le celebrities si sbizzarriscono a dare i nomi più strani ai figli a Montalcino i produttori di vino non stanno a guardare e scelgono nomi originali, ironici, graffianti anche bizzarri ed irriverenti da dare ai loro “bambini”, i vini. Dopo il Rosso di Toscana Igt “Bionasega” by Rudy Cosimi, che proporrà anche in “versione” Brunello di Montalcino, arriva una edizione limitata del Brunello di Montalcino 2010 della cantina Fattoi, 3 bicchieri per il Gambero Rosso, della selezione “Vini Orgasmo”. “È l’unione, la condivisione di attimi, un mescolarsi di emozioni, passione, eccitazione, energia, amore. Tutto in un coinvolgimento totale che culmina col massimo piacere, ma che allo stesso tempo, genera ogni nuova vita. Proprio come questo nettare d’uva nato da un sogno di mezza estate, coinvolgendo la passione, la gioia e l’amore per il prossimo, con l’intento di regalare emozioni nel sorseggiare in compagnia il massimo della vita”. Questo il messaggio che compare nelle etichette della linea “Vini Orgasmo” che conta, tra gli altri, oltre al Brunello Fattoi, anche un Franciacorta ed un Chianti. Ma qual è il motivo che ha portato gli ideatori della “Orgasmo Wine Selection” alla scelta di questo nome? Sul sito si legge: “il nome che gli abbiamo dato deriva dalla grande gioia che si prova quando nasce un figlio, ed ancor prima quando si apprende che una nuova vita sta crescnedo dentro al grembo. Un piacere ed una sensazione che si può, appunto, definire un ORGASMO interiore. Una gioia che abbiamo voluto condividere.Ci auguriamo di innestare nel tuo cuore e nei tuoi pensieri, anche una sola piccola GIOIA, facendoti riflettere e condividere il nostro vino ed il nostro pensiero, con le persone importanti per te”.

A Natale il “re” delle feste è rosso

Bollicine “regine” delle festività? Non per questo Natale. Il “re” della festa è un rosso: il Barolo, in testa ai desideri di chi sogna di trovare un vino sotto l’albero (9 eno-appassionati su 10), seguito, tra le bottiglie che si vorrebbero ricevere in dono, dai Supertuscan, dall’Amarone della Valpolicella e dall’immancabile Brunello di Montalcino.
A dirlo è un sondaggio di WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, cui hanno risposto 1.066 “enonauti”, appassionati già fidelizzati al mondo del vino e del web, “secondo il quale nel prossimo Natale come sempre vincerà la tradizione di stappare grandi vini, simbolo di condivisione e convivialità e “piccolo lusso” al quale non si rinuncia e che è giusto concedersi in occasioni speciali – sottolinea Alessandro Regoli, direttore di www.winenews.it – con il vino che si conferma anche tra i regali più desiderati a Natale, e il wine and food tra i doni più amati”.
Se infatti la Festa per eccellenza della convivialità richiede un vino degno di nota da stappare con parenti e amici, anche svegliarsi il 25 dicembre e trovare un vino sotto l’albero ha il suo “perché”: è il desiderio dell’89% degli “enonauti”. E, se si avvera, il 65% vorrebbe che fosse un rosso, il 20,5% bollicine, il 12,5% un bianco e il 2% un vino dolce. Quale vorrebbero? Un Barolo, che guida la lista dei desideri dei wine lovers, seguito dalle etichette mito dei Supertuscan e dall’Amarone della Valpolicella, sempre più amato, e dal Brunello di Montalcino, un grande classico.
Accanto al vino dei desideri c’è poi quella bottiglia speciale che gli appassionati selezioneranno di persona per accompagnare la tavola natalizia, per piacere e per stupire i propri ospiti. E sulla maggior parte delle tavole sarà ancora un rosso, prediletto dal 45% degli “enonauti”, seguito dalle bollicine per il 33%, un bianco per il 15% e, infine, un vino dolce per il 7%. E, ancora una volta, la maggioranza degli appassionati stapperà un Barolo, seguito dal Brunello e dall’Amarone, dal Chianti e dal Chianti Classico.

Il “Codice Gardini”: Casanova di Neri tra i 10 imperdibili

Luca Gardini, “il vulcanico esperto di vino che ha messo i jeans alla figura di sommelier, togliendo giacca, cravatta e tastevin”, così nella felice definizione di Pier Bergonzi, ha assaggiato fino ad oggi almeno centomila vini ma sono dieci quelli che porterebbe in un baule su un’isola deserta. E fra questi dieci imperdibili vini, contenuti all’interno del “Codice Gardini”, definita “una guida pop al piacere di bere” e che uscirà il 19 dicembre con la Gazzetta dello Sport, c’è il Brunello di Montalcino Tenuta Nuova di Casanova di Neri: “Ho comparato dieci annate, quando ero da Cracco – racconta Gardini – se Biondi Santi è la storia, Casanova di Neri è la nuova icona del Brunello”. “Codice” che arricchisce di un nuovo capitolo, dunque, la collaborazione tra “la rosa” e Gardini, che oltre a curare settimanalmente sul noto quotidiano sportivo una propria rubrica, è autore della “Top 100 vini al mondo” e di “Pop Wine” (la classifica dei migliori 50 vini italiani sotto i 15 euro).
Nel “Codice Gardini” si insegna a degustare tutto ciò con metodo innovativo, una scheda punteggiata da smile, e categorie che vanno da “faccia del vino” a “forza emozionale”. Il prossimo passo? Il debutto, sempre il 19, del sito www.gardininotes.com. Un sito italiano, curato da uno dei più affermanti sommelier del Belpaese a livello internazionale, ma solo in inglese, con “un’ampia selezione di rating basati sugli assaggi effettuati, rigorosamente alla cieca, su di un vasto numero di etichette provenienti da tutto il mondo”

Focus: Luca Gardini
Luca Gardini, 34 anni, è figlio d’arte, anche il padre Roberto è stato campione italiano tra i sommelier. Ha iniziato a lavorare in Romagna, è diventato il folletto dell’Enoteca Pinchiorri a Firenze, si è trasferito a Milano da Cracco ed ora è a capo di una società tutta sua.

Prima della stretta europea, ecco 54 ettari di diritti di impianto

È un vero e proprio last minute quello che la Regione Toscana ha messo in piedi liberalizzando entro. Una iniziativa, quella che la Regione Toscana ha messo in piedi liberalizzando entro il 31 dicembre 2015 54 ettari di diritti di vigneto, che precede l’entrata in vigore del nuovo regolamento comunitario che dal 1° gennaio 2016 regolarizzerà in maniera molto più ristretta l’accesso ai diritti da parte dei viticoltori. “Intanto come Regione ci sentiamo di dare questa ultima opportunità agli imprenditori toscani del settore che vogliano investire nel vigneto – spiega l’assessore all’agricoltura della Regione Toscana , Marco Remaschi ad Alessandro Maurilli per Agrisole – mentre stiamo lavorando in maniera intensa sui singoli territori per incontrare i soggetti interessati e spiegare con i nostri uffici la nuova normativa a livello comunitario che cambia in parte drasticamente un sistema che in Toscana in questi anni aveva funzionato in maniera efficace e con una crescita dei vini di qualità notevole rispetto anche ad altre regioni”.
La delibera della Giunta dei giorni scorsi sarà seguita da un decreto dirigenziale che metterà i viticoltori interessati nella condizione di acquisire i diritti messi in gioco dalla Regione. Si parla di un costo per ettaro di 1.500 euro e saranno disponibili per tutti quei viticoltori che erano già inseriti nelle singole graduatorie provinciali. il plafond di 54 ettari fa parte di un totale di circa 171 ettari di diritti di impianto e reimpianto appartenenti alla riserva regionale che sono stati messi sul mercato dalla Regione nei mesi scorsi. Soddisfazione per questa iniziativa da parte delle associazioni di categoria. A partire dalla Confagricoltura senese che proprio su queste tematiche aveva promosso un incontro tra produttori, consorzi e assessore per spiegare le nuove regole per acquisire i diritti. “Questo è un intervento positivo – spiega Giuseppe Bicocchi, presidente dell’Upa Siena – che precede un momento di incertezza sulle nuove regole del settore che dovranno essere valutate passo per passo per capire ireali vantaggi anche nel nostro sistema regionale”. I dubbi maggiori sulla nuova regolamentazione in vigore da gennaio vengono invece dai Consorzi di tutela, tutti uniti nel sollevare critiche rispetto al precedente modello. “Valuteremo la normativa solo dopo la sua entrata a regime – dicono i presidenti dei consorzi di Brunello, Vino Nobile, Chianti e Orcia Doc – per ora ci riteniamo preoccupati per un sistema che così penalizza la viticoltura toscana e italiana”. I viticoltori toscani hanno comunque tempo fino al 31 dicembre per approfittare degli ultimi 54 ettari a disposizione.