Cene e degustazioni in cantina aspettando Benvenuto Brunello 2016

È Gotthold Ephraim Lessing, drammaturgo Tedesco autore, nel 1763, del testo teatrale “Minna von Barnhelm”, il “padre” dell’aforisma, ripreso da un noto spot pubblicitario, “L’attesa del piacere è essa stessa piacere” che si adatta perfettamente a “raccontare” ciò che succederà nei prossimi giorni a Montalcino quando sarà il tempo di Benvenuto Brunello 2016, l’anteprima tutta dedicata alla scoperta del territorio, in programma dal 19 al 22 febbraio.
Ed è proprio l’attesa il momento più vitale di un evento, è quello in cui si creano le aspettative e ci si chiede cosa accadrà, si immaginano colori, profumi, atmosfere e odori di una città che, per Benvenuto Brunello, respira un’aria sempre frizzante e briosa. La stessa aria che nelle cene in cantina – che molti dei produttori di Brunello organizzano la sera prima della quattro giorni, tutta dedicata alla scoperta dei vini del territorio – respireranno, anche quest’anno, giornalisti e addetti ai lavori che conquisteranno, pacificamente, il territorio del Brunello. E, forse, le discussioni tra giornalisti e wine addicted su come risulterà l’annata 2011, quale evoluzione ci sarà stata nella Riserva 2010, quali sorprese regalerà il Rosso di Montalcino 2014, inizieranno già durante queste cene per durare lungo tutti i giorni della “maratona del Brunello” e, come ogni anno, anche nelle settimane seguenti con le pubblicazioni delle prime impressioni sui “nuovi nati” in casa Montalcino.

Agricoltura, è boom di richieste dai giovani

È un vero e proprio boom di domande di giovani, uomini e donne, che hanno scelto l’agricoltura per il loro futuro. E la giunta della Regione Toscana ha deciso di premiare l’entusiasmo e la voglia di investire dei giovani toscani.
La risposta al bando, destinato a giovani tra i 18 e 40 anni, emanato dalla Regione nell’ambito di Giovanisì con le misure del “Pacchetto Giovani”, è stata di gran lunga superiore a tutte le aspettative: in tutta la Regione sono arrivate ben 1761 domande, di cui 298 solo dalla provincia di Siena, a fronte di uno stanziamento iniziale di 40 milioni di euro che la Regione, in occasione dell’ ultima seduta, ha portato a 100 milioni, in modo da accogliere 686 domande, un numero superiore al doppio rispetto a quelle che sarebbe stato possibile finanziare con la dotazione iniziale.
Tre anni fa, quando la Regione aveva emanato un altro bando destinato ai giovani agricoltori, le domande arrivate erano state 634, e già quel numero era stato giudicato “straordinario”.
Con la stessa delibera con la quale la giunta regionale ha alzato a 100 milioni il plafond per il “Pacchetto Giovani” in agricoltura sono stati destinati, inoltre, 13 milioni di euro, sempre a valere sul Programma di Sviluppo rurale 2014-2020, per la diffusione, l’installazione, il miglioramento e l’espansione di infrastrutture a banda larga nelle zone rurali. Le nuove aziende porteranno in 3 anni oltre ottomila nuovi occupati.
I giovani toscani vogliono prima di tutto investire e ammodernare le aziende, quelle che in passato erano state magari dei genitori o dei nonni. In molti ampliano anche l’azienda di famiglia, prendendo in affitto terreni vicini, che spesso erano stati abbandonati. Secondo l’Irpet le 686 domande che verranno finanziate genereranno investimenti per 136,5 milioni. Il Pil aggiuntivo per la Toscana sarà di circa 75 milioni di euro, le unità di lavoro attivate inizialmente circa 1050 (circa 2500 con l’indotto) e il reddito disponibile distribuito alle famiglie e spendibile in consumi sarà di circa 25 milioni.
Tanti i giovani che intendono mettere su da soli l’attività. A presentare domanda sono state infatti 1307 aziende individuali (74%) e 454 società. La gran parte delle domande si riferisce agli uomini, con 2014 richiedenti, le donne sono 340 e di queste di cui 253 sono ditte individuali e 87 insediate in società. Il “Pacchetto Giovani” consente al giovane che vuol fare l’agricoltore, oltre ad ottenere un premio di primo insediamento pari a 40.000 euro, di ottenere contributi pari al 50% sugli investimenti effettuati per un ammontare minimo di 50.000 euro finalizzati all’ammodernamento delle strutture, delle dotazioni aziendali e alla diversificazione delle attività agricole (es. agriturismo). I giovani devono impegnarsi a realizzare un piano aziendale di sviluppo della durata massima di 36 mesi e continuare l’attività agricola per almeno 5 anni dal momento in cui ricevono l’ultimo pagamento.

Degustazione alla cieca, vince il Brunello di Montalcino 2011

Il Brunello di Montalcino 2011 viene preferito all’annata 2010 con un punteggio medio in centesimi di 87,9 contro 87,3. È quanto emerge dal blog lucianopignataro.it dove la tanto celebrata annata 2010 di Brunello “soccombe”, in una degustazione alla cieca, senza sapere quindi né etichette né annate, di 44 campioni (22 del 2010 e 22 del 2011), alla nuova 2011.

“Quando abbiamo organizzato questa degustazione – si legge sul blog – dopo aver fatto un giro a Montalcino ed assaggiato un pò dei nuovi Brunello, pensavamo che la distanza qualitativa tra le due annate non fosse così grande, ma non immaginavamo che addirittura la nuova annata potesse superare la precedente”.

Ma quali sono le etichette di Brunello di Montalcino 2011 superiori all’annata 2010? Barbi, Caparzo, Col d’Orcia, Corte dei Venti, Fattoi, Il Poggione, Le Macioche, Martoccia, Pietroso, Poggio di Sotto, Tenuta di Sesta, Tiezzi Vigna Soccorso, Tiezzi Poggio Cerrino e Val di Suga. Ma ci sono anche 8 casi in cui il Brunello di Montalcino 2010 resta superiore alla nuova annata pronta ad entrare in commercio. È il caso di Biondi Santi, Donatella Cinelli Colombini, Fuligni Riserva, Le Chiuse, Le Potazzine, Sesti, Terre Nere e Tornesi.

“Ovviamente – conclude il blog – abbiamo assaggiato solo una rappresentanza delle etichette di Brunello. Aspettiamo Benvenuto Brunello per avere un quadro esaustivo dell’annata 2011”.

Il team dei degustatori
Luciano Di Lello
Antonio Di Spirito
Daniele Giornalisti/degustatori esperti presenti
Fabio Casamassima
Gianmarco Nulli Gennari
Andrea Petrini
Giuseppe Picconi
Luciano Pignataro
Stefano Ronconi
Fabrizio Russo
Maurizio Valeriani

I migliori assaggi
1) Corte dei Venti 2011 (90,40).
2) Poggio di Sotto 2011 (89,56).
3) Fattoi 2011 (89,30).
4) Pietroso 2011 (89,20).
5) Poggio di Sotto 2010 (89,17).
6) Sesti 2010 (88,89).
7) Donatella Cinelli Colombini 2010 (88,72)
8) Fattoi 2010 (88,72).
9) Biondi Santi 2010 (88,70).
10) Terre Nere 2010 (88,70).
11) Le Potazzine 2010 (88,55)
12) Angelini – Val di Suga 2011 (88,45).
13) Le Macioche 2011 (88,44).
14) Caparzo 2011 (88,40).
15) Col d’Orcia 2011 (88,35).
16) Fuligni Riserva 2010 (88,30).
17) Sesti 2011 (88,22).
18) Tornesi 2010 (88,20).
19) Fuligni 2011 (88,11).
20) Corte dei Venti – Riserva 2010 (88,10).
21) Tiezzi – Vigna Soccorso 2011 (88,06).
22) Barbi Colombini 2011 (88,00).

Brunello contraffatto: una task force per tutelare le produzioni

“Si resta con l’amaro in bocca”. Questo il commento di Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del vino Brunello di Montalcino in riferimento alla partita (duecento bottiglie) di falso Brunello sequestrata in un magazzino di un cuoco danese a Copenaghen. “Certo, quando si parla di brand italiani di successo nel mondo si parla di Ferrari, Prada e Brunello di Montalcino. I nostri numeri – prosegue Bindocci – non hanno bisogno di spiegazioni: vendiamo 9 milioni di bottiglie di vino l’anno. E manca, nel senso che c’è più richiesta di quel che viene prodotto. Ma così deve essere. Allora noi, come produttori e come Consorzio, facciamo attenzione: sul nostro sito si possono verificare tutte le etichette. L’intera produzione è tracciata. Per cui le basi per tutelare i nostri gioielli ci sono. Che ci sia un canale di passaggio verso il Nord dell’Europa dalla Germania invece è noto. Sono comunque brutte sorprese, cui non possiamo assistere. Oggi noi abbiamo un operatore che fa vigilanza, andando in giro per enoteche, supermercati, punti vendita: il Consorzio ricompera bottiglie di Brunello, fa controlli sulle fascette e analisi sui vini e le partite cui corrispondono. Ma non basta: il futuro è in una task force con altri Consorzi per tutelare le nostre produzioni e fare in modo che chi stappa una bottiglia a New York sia sicuro di bere Brunello. Oggi stesso contatterò il Ministero chiedendo che si vigili sul Made in Italy che tutti ci invidiano. Intanto dico ai nostri produttori di andare in giro e fotografare le bottiglie che trovano per il mondo e le fascette. Il rischio cui andiamo incontro non fa male solo al produttore dell’episodio in questione, ma all’intera denominazione”.
Dalle carte dell’indagine, condotta dal pm Aldo Natalini della Procura di Siena in stretta collaborazione con i colleghi danesi, emerge anche un’altra partita falsa, questa volta sequestrata a Monaco di Baviera. Occorre insomma un passo oltre: perchè l’indagine in corso rivela anche che dietro al mercato nero, del falso commercio, ci sarebbero diversi Paesi coinvolti. Le attenzioni degli inquirenti sono puntate sul ristoratore cui è stato sequestrata la partita ma anche su un imprenditore tedesco appassionato di vini e su un’azienda spagnola da cui sarebbero state acquistate le bottiglie. Sembra che sull’etichetta delle bottiglie sequestrate vi fosse impresso Brunello “de’ Montalcino”, invece del nome corretto della denominazione: “un segnale di allerta inconfondibile. Si dice, poi – prosegue Bindocci – che il vino imbottigliato fosse piuttosto cattivo. Chi tarocca potrebbe fare meglio, usufruendo di un ottimo prodotto e buoni prezzi. Voglio informarmi sul caso danese, spero non si trovi di mezzo un italiano”. Un problema non da poco, per il Brunello di Montalcino e per tutti quei prodotti di eccellenza dell’agroalimentare che, quando contraffatti, spesso in modo pessimo anche se non nocivo per la salute, acquisiscono una cattiva, se non pessima pubblicità, difficile poi da contraddire e superare.

Brunello e denominazioni toscane al top nel gotha del vino

Dal Brunello di Montalcino al Chianti Classico, da Bolgheri al Nobile di Montepulciano, passando per Igt prodotti dalla Maremma ai terroir del Chianti, le denominazioni più blasonate, sono tra le più premiate al mondo e tengono alto il valore della ‘Toscana del vino’. Un brand che tra denominazioni affermate e emergenti si prepara al Buy Wine (12-13 febbraio), la borsa del vino organizzata da Toscana Promozione con 240 buyer da tutto il mondo e alle proprie anteprime (12-20 febbraio).
Guardando alle principali guide italiane, nelle edizioni 2016, la Toscana è leader assoluta nella Guida “Vini d’Italia” del Gambero Rosso (con 79 “Tre Bicchieri”), e dietro solo al Piemonte nelle guide “Vini d’Italia” de L’Espresso, “Bibenda”, “Slow Wine” (con “I Grandi Vini”, quelli valutati solo per la loro qualità), e “Vitae” dell’Ais-Associazione Italiana Sommelier:
Ancora meglio è andata oltreconfine, con la Toscana che tiene alta la bandiera del vino italiano nei giudizi delle più importanti riviste e firme della critica enoica internazionale. Al top ci sono i due 100/100, il massimo punteggio possibile, che “The Wine Avocate”, la voce più influente della critica mondiale ha assegnato nel 2015 al Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2010 de Il Marroneto e al Brunello Tenuta Nuova 2010 di Casanova di Neri (inseriti anche nella “Robert Parker Wine Advocate Best 50 of 2015”, la classifica dei migliori assaggi dell’ultimo anno, insieme ad un’altra grande chicca del vino toscano fresca di debutto, l’Ornellaia Bianco 2013 della Tenuta dell’Ornellaia, celebre per il grande rosso bolgherese).
Per “Wine Enthusiast”, è il Chianti Classico Gran Selezione il miglior vino del mondo dell’anno, secondo la “The Enthusiast 100” 2015 della nota rivista americana, che vede in classifica altri 4 vini toscani: il Borgonero 2011 di Borgo Scopeto, il Chianti Rufina 2013 di Selvapiana, il Brunello Varco 2010 di Molino di Sant’Antimo ed il Brunello 2010 di Ridolfi. Brunello che, grazie alla qualità e alle recensioni dell’annata 2010, porta la Toscana anche tra i primi 10 della “Top 100” di “Wine Spectator”, con il Brunello 2010 de Il Poggione alla posizione n. 4. Dietro è sempre Toscana con ben 11 vini (su 20 italiani) da 4 denominazioni diverse (5 Brunello, 3 Bolgheri, 2 Toscana Igt, un Chianti, un Nobile). Tra gli alfieri, dal Brunello 2010 di Pertimali di Livio Sassetti al Bolgheri Volpolo 2012 di Podere Sapaio, dal Brunello 2010 di Collosorbo al Chianti Classico 2011 del Castello d’Albola, dall’Ilatraia 2012 di Brancaia a Il Fauno 2010 di Arcanum, fino al Guado al Tasso 2012 di Marchesi Antinori.
E la Toscana vince anche nella “Top 100 Wines 2015” del portale Usa “International Wine Report”, che mette in fila i migliori vini sul mercato seguendo tre criteri: voto sulla qualità espresso in centesimi, l’excitement, ossia tutti quei fattori che riguardano produttore, difficoltà dell’annata e territorio, ed il rapporto qualità-prezzo. Al 1° posto è il Brunello 2010 di La Cerbaiola-Salvioni, forte dei 100/100 conquistati nell’assaggio; stesso punteggio, in termini degustativi, assegnati al Brunello 2010 di Biondi-Santi, cui si uniscono ancora il Brunello Tenuta Nuova 2010 di Casanova di Neri e il Brunello 2010 di Poggio di Sotto (Collemassari), ma anche il Toscana Rosso 2012 della Tenuta di Trinoro, l’Ornellaia 2012 della Tenuta dell’Ornellaia, il Brunello 2010 di Lisini, il Guado al Tasso 2011 di Marchesi Antinori, il Solengo 2012 di Argiano, il Volpolo 2012 di Podere Sapaio, e l’Indaco 2011 della Tenuta dei Sette Cieli.
Bene anche la critica che premia vini più accessibili, come dimostra la presenza del Toscana Rèmole 2013 di Marchesi de’ Frescobaldi, del Chianti Classico Single Estate 2012 di Villa Cafaggio e del Toscana Rosato 2014 di Rocca di Montegrossi nella “Top 100 Values” di “Wine Spectator” la grande guida sui vini dal miglior rapporto qualità-prezzo (una selezione tra le etichette di tutto il mondo che hanno ottenuto un punteggio minimo di 88/100, ed hanno un prezzo allo scaffale, in Usa, sotto i 20 dollari).
Ma i vini toscani non possono mancare in una classifica che tiene conto della capacità di invecchiamento, come la “Top 100 Cellar Selections” 2015 di “Wine Enthusiast” dedicata ai migliori vini usciti sul mercato nel 2015, da far invecchiare in cantina prima di stapparli. Primo tra gli italiani, e secondo in classifica, è ancora il Brunello Madonna delle Grazie 2010 de Il Marroneto, accompagnato dal Sassicaia 2012 di Tenuta San Guido, nome-icona del vino italiano, e ancora dal Brunello 2010 di Conti Costanti, dal Chianti Classico Basilica Solatìo Riserva 2010 di Villa Cafaggio, dal Nobile Mulinvecchio 2010 di Contucci, dal Brunello 2010 di Biondi-Santi, dal Tignanello 2012 di Marchesi Antinori e dal Chianti Classico Baron’Ugo Riserva 2011 di Monteraponi.

Fiorentina: Manuel Pasqual in terra di Brunello

Ha raggiunto il record di 350 presenze assolute con la maglia della Fiorentina, diventando il settimo giocatore più rappresentativo della storia viola. È Manuel Pasqual, classe 1982, capitano della e giocatore della Nazionale italiana, in visita a Montalcino alla cantina Fattoi.
“Manuel Pasqual – ha raccontato Leonardo Fattoi, proprietario dell’azienda – è venuto nella nostra cantina assieme ad un nostro cliente e al suo socio, proprietari del ristorante “Giacomo” a Vallombrosa Reggello in provincia di Firenze. È un amante del nostro vino, che ha potuto assaggiare presso il ristorante. Ha visitato l’azienda e degustato i nostri vini, ed è rimasto affascinato dalla bottaia”.
Manuel Pasqual è solo l’ultimo di una serie di “turisti illustri” arrivati per le vacanze nella città del Brunello come Paul Mc Cartney, che a Montalcino ha festeggiato il suo compleanno, Mark Knopfler chitarrista dei Dire Straits, Pink, cantautrice statunitense seguitissima nel panorama musicale mondiale, Josh Hartnett, attore e produttore di fama mondiale, Kate Winslet, una delle più giovani attrici, all’età di soli 22 anni, ad aver ricevuto due candidature all’Oscar, Felipe Melo, calciatore brasiliano con un passato nella Juventus e nella Fiorentina e oggi centrocampista dell’Inter, Melinda Gates, imprenditrice e moglie di Bill Gates, Ralph Fiennes, uno degli attori e registi britannici più amati del grande schermo e molti altri.

Bindocci su sequestro: “niente ferma il Brunello”

“Ancora una volta un grande brand del Made in Italy è stato oggetto di un tentativo di falsificazione. Tuttavia, grazie all’ottimo lavoro e alla vigilanza delle autorità così come all’efficienza delle procedure di controllo messe in atto dal Consorzio insieme ai produttori, questa truffa è stata sventata. La complicità di un ristoratore e un operatore compiacente non basteranno mai ad imitare l’eccellenza ed unicità di un prodotto oramai ben posizionato al livello mondiale. Ovviamente, come sempre, ci tuteleremo in tutte le sedi e metteremo a disposizione degli inquirenti ogni competenza e servizio necessario. Inoltre al nome di tutto il Consorzio e del territorio di Montalcino vorrei ringraziare in modo particolare le autorità Danesi per efficacia, velocità e accuratezza delle indagini svolte e per l’importanza e le risorse dedicate al caso”. Questo il commento del presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino alla notizia del sequestro, da parte della Guardia di Finanza, di 200 bottiglie di falso Brunello di Montalcino, che riportavano l’etichetta di Tenuta Fanti, e 250 di falso Amarone della Valpolicella rinvenute in un magazzino di un cuoco danese a Copenaghen.
Il sequestro, di cui si è saputo solo ora, risale al novembre 2014 e il vino contenuto nelle bottiglie si sospetta possa essere di origine spagnola, ma ad accertarlo saranno le analisi chimiche sui campioni prelevati dalle bottiglie sequestrate. È quanto si apprende da fonti vicine alle indagini condotte dal Pubblico Ministero Aldo Natalini della Procura di Siena in stretta collaborazione con i colleghi danesi.
L’indagine, come riportato da Repubblica Firenze, è stata avviata nel 2014 a seguito dell’acquisto di alcune bottiglie da parte un cittadino danese che si è rivolto direttamente a Fanti, la cantina produttrice di Montalcino denunciando sospetti sul vino comprato che presentava una lunga serie di errori di battitura nell’etichetta e che riportava identico numero di serie in tutti i contrassegni.
Sospetti poi confermati dalla cantina di Montalcino che si è rivolta al Consorzio del Vino Brunello facendo scattare le indagini.
Attualmente risulta indagato il solo cuoco proprietario del magazzino dove erano conservate le bottiglie sequestrate e le ipotesi di reato sono frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. Le bottiglie di falso Brunello e Amarone erano infatti vendute a circa un terzo del reale valore di mercato.
Dagli accertamenti in corso non risulterebbero italiani nell’organizzazione di contraffazione, le lenti della procura di Siena e dei colleghi di Copenaghen, dove è stato trasferito il procedimento, si starebbero concentrando su un imprenditore tedesco appassionato di vini e sul titolare dell’azienda spagnola con cui il cuoco indagato aveva stretto rapporti commerciali acquistando le bottiglie di falso Brunello e Amarone.
Secondo gli investigatori, questa è solo la punta dell’iceberg di un giro internazionale di vini italiani contraffatti e che sia solo una piccola parte di un carico ben più consistente. Gli accertamenti vanno ora avanti per risalire alla rete di fiancheggiatori e ai canali di rifornimento.

Danimarca: sequestrate false bottiglie di Brunello

Sono 200 le bottiglie di falso Brunello di Montalcino, che riportavano l’etichetta di Tenuta Fanti, e 250 di falso Amarone della Valpolicella quelle sequestrate dalla Guardia Forestale in un magazzino di un cuoco danese a Copenaghen.

Il sequestro, di cui si è saputo solo ora, risale al novembre scorso e il vino contenuto nelle bottiglie si sospetta possa essere di origine spagnola, ma ad accertarlo saranno le analisi chimiche sui campioni prelevati dalle bottiglie sequestrate. È quanto si apprende da fonti vicine alle indagini condotte dal Pubblico Ministero Aldo Natalini della Procura di Siena in stretta collaborazione con i colleghi danesi.

L’indagine, come riportato da Repubblica Firenze, è stata avviata nel 2014 a seguito dell’acquisto di alcune bottiglie da parte un cittadino danese che si è rivolto direttamente a Fanti, la cantina produttrice di Montalcino denunciando sospetti sul vino comprato che presentava una lunga serie di errori di battitura nell’etichetta e che riportava identico numero di serie in tutti i contrassegni.

Sospetti poi confermati dalla cantina di Montalcino che si è rivolta al Consorzio del Vino Brunello facendo scattare le indagini. “Abbiamo scoperto la truffa grazie ad un nostro cliente – commenta Elisa Fanti, una delle titolari della tenuta – appena ci ha mandato le foto abbiamo capito che era vino truccato, l’etichetta era chiaramente contraffatta. Poi quando è arrivato il vino e lo abbiamo assaggiato, abbiamo avuto la conferma che non era il nostro Brunello. Abbiamo fatto denuncia al Consorzio, e poi è intervenuta la magistratura. Non ho idea di quante bottiglie di quel tipo ci siano in giro – conclude – ma spero che l’inchiesta faccia in fretta chiarezza”.

Attualmente risulta indagato il solo cuoco proprietario del magazzino dove erano conservate le bottiglie sequestrate e le ipotesi di reato sono frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci. Le bottiglie di falso Brunello e Amarone erano infatti vendute a circa un terzo del reale valore di mercato.

Dagli accertamenti in corso non risulterebbero italiani nell’organizzazione di contraffazione, le lenti della procura di Siena e dei colleghi di Copenaghen, dove è stato trasferito il procedimento, si starebbero concentrando su un imprenditore tedesco appassionato di vini e sul titolare dell’azienda spagnola con cui il cuoco indagato aveva stretto rapporti commerciali acquistando le bottiglie di falso Brunello e Amarone.
Secondo gli investigatori, questa è solo la punta dell’iceberg di un giro internazionale di vini italiani contraffatti e che sia solo una piccola parte di un carico ben più consistente. Gli accertamenti vanno ora avanti per risalire alla rete di fiancheggiatori e ai canali di rifornimento.

Walter Speller racconta il Brunello di Montalcino 2011 e la Riserva 2010

Ad un mese esatto dall’inizio di “Benvenuto Brunello”, la kermesse che svela in anteprima le nuove annate pronte ad entrare in commercio di Rosso, Brunello e Riserva, a Montalcino da venerdì 19 a lunedì 21 febbraio 2016, i critici sono già all’opera con i primi assaggi.

È Walter Speller, voce e firma dell’autorevole Jancisrobinson.com il primo ad arrivare a Montalcino per degustare i nuovi nati in casa Brunello.

“Il 2011 è un’annata – afferma Speller – meno favorevole del 2010, un Brunello difficile da eguagliare. Ho assaggiato molti vini buoni ma caratterizzati da una forte acidità non perfettamente integrata con il vino. Il 2011 sarà un’annata molto favorevole per la ristorazione. Per la Riserva 2010, invece, avevo grandi aspettative essendo un’annata eccezionale. Mi aspettavo freschezza ed equilibrio alcolico, invece tante riserve sono chiuse, con molto alcool e difficili da capire in questo momento. Non me lo aspettavo. La cosa positiva è che è veramente una Riserva di qualità come non vedevo da molti anni”. Per il Rosso di Montalcino 2014, Speller rimanda degustazione e giudizi a quando tornerà a Montalcino per partecipare a “Benvenuto Brunello”.

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L’Italian Sounding colpisce anche il Brunello

“Italian Sounding”, questo il nome che rappresenta il fenomeno della contraffazione e falsificazione dei prodotti alimentari made in Italy, ovvero l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia per promuovere e commercializzare prodotti affatto riconducibili al Belpaese. Esso rappresenta la forma più eclatante di concorrenza sleale e truffa nei confronti dei consumatori e colpisce i prodotti più rappresentativi, specie nei mercati emergenti, dove i falsi sono più economici. Ecco che allora, ad accompagnare il Parmesan prodotto negli Stati Uniti, il Parmesao del Brasile e il Regianito dell’Argentina (contraffazioni del Grana Padano e Parmigiano Reggiano) arriva il Barollo, il Cantia (che in inglese suona più o meno come Chianti) il Vinoncella e il Monticino, sostituto del Brunello di Montalcino.
Un’economia parallela che, sottraendo quote di mercato ai prodotti tutelati, determina pesanti danni alle aziende italiane. Secondo i dati di Coldiretti, infatti, il fatturato del falso made in Italy ha doppiato quello delle esportazioni nazionali dei prodotti originali, con quasi 2 prodotti di tipo italiano su 3 in vendita sul mercato internazionale che in realtà non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale.
All’estero capita spesso di leggere nei menù dei ristoranti, indicati tra i piatti tipici della tradizione italiana, specialità che di italiano hanno a malapena il nome. Tra i più gettonati gli “spaghetti with meatballs” che secondo l’immaginario collettivo sono un classico piatto del Belpaese, al pari dei diffusissimi spaghetti bolognesi, che a Bologna si stanno ancora domandando chi li abbia inventati. Ma, fintanto che ci si limita ad adattare una ricetta al palato locale, l’unico a poter subire danni è il gusto. Il discorso però cambia quando si parla di contraffazione e falsificazione dei prodotti alimentari made in Italy.