SassodiSole si racconta “A corto di vino”

“A corto di vino” è il progetto, nato dall’Università di Siena, che vuole raccontare il vino Orcia e la storia di un territorio, la Val d’Orcia, attraverso dei cortometraggi ambientati all’interno di alcune delle cantine simbolo della denominazione. Fra le cantine prescelte spiccano i nomi di Tenuta Castelnuovo Tancredi a Buonconvento, Poggio Grande a Castiglione d’Orcia, Capitoni Marco a Pienza e SassodiSole a Montalcino.
Il compito è stato affidato ad oltre 40 studenti italiani e stranieri (alcuni provenienti da Brasile, Iran e Spagna) del Corso di Comunicazione Digitale tenuto da Maurizio Masini dell’Università di Siena che parteciperanno, il 24 aprile, alla rassegna “A corto di vino”, organizzata all’interno dell’Orcia Wine Festival, di scena a San Quirico d’Orcia dal 22 al 25 aprile. I “registi” saranno così chiamati a realizzare dei cortometraggi per far conoscere un territorio patrimonio mondiale dell’Umanità, diventando così essi stessi “ambasciatori” delle bellezze delle terre di Siena nei loro Paesi di origine.
“I video sono lo strumento di comunicazione del futuro. La denominazione Orcia Doc non ha eguali per la bellezza paesaggistica del territorio e le sue cantine esprimono la cura e la passione dei produttori che realizzano un vino artigianale di estrema qualità” dice Donatella Cinelli Colombini, presidente del Consorzio vino Doc Orcia.

Vino portabandiera della Regione Toscana: parola di Klaus Davi

“La Regione Toscana è un vero e proprio Brand, un “marchio” immediatamente riconoscibile che nessun’altra Regione italiana può vantare. Gran parte di questo successo è dovuto al vino, uno dei prodotti che rappresentano maggiormente la tradizione della Regione e la caratterizzano a livello mondiale per la sua autenticità”. Questo il risultato di una ricerca svolta sulla stampa estera da Klaus Davi, illustrato nella prima seduta del cda di A.Vi.To, il “Consorzio dei Consorzi” dei vini toscani, nella sede della presidenza della Regione Toscana a Firenze. La ricerca è stata realizzata monitorando oltre 50 testate internazionali, tra le più autorevoli e prestigiose, negli ultimi 27 mesi, analizzando sia le citazioni che gli articoli dedicati ai vini toscani, catalogandoli e valutandoli a seconda del contenuto. Aggiornato a marzo 2016, l’Osservatorio mostra come numerosissimi sono gli articoli dalla stampa internazionale che spendono parole di elogio sul vino toscano, consacrando mostri sacri come il Chianti, il celebre Brunello di Montalcino, i “Supertuscan” o il Morellino di Scansano vere e proprie eccellenze del made in Italy nel mondo. Dal punto di vista della comunicazione, tra il 2014 e il 2015, la presenza del vino toscano sulle pagine delle principali testate straniere ha fatto registrare un aumento pari al 16,2%. Nello specifico, nel 2014 sono usciti 314 articoli, nel 2015,365. Un balzo in avanti che va fatto risalire principalmente a due fattori: l’Expo 2015, la grande manifestazione di Milano che ha avuto come tema portante il food e, per forza di cose, l’attenzione mediatica si è spostata sulla gastronomia e sul vino. Altro aspetto importante è che l’Italia, per il secondo anno consecutivo, si è distinta come primo produttore vinicolo al mondo, davanti alla Francia. La conferma di questa posizione ha fatto sì che la stampa estera si concentrasse ancora di più sul vino italiano, in particolare sulla produzione toscana, portabandiera del settore nazionale. I Paesi che in assoluto hanno mostrato più interesse al vino toscano nel 2015 rispetto al 2014 sono stati Germania e Inghilterra. I tedeschi chiudono con un +48,5%, gli inglesi con +41,1%. Saldo positivo anche per Stati Uniti (+12%), Spagna (+7,4%) e Austria (+3,1%). Uniche in controtendenza Francia (-2,7%) e Svizzera (-17%). Dal monitoraggio della stampa estera si evince che il Chianti (in tutte le sue sfaccettature di Classico, Rùfina e Chianti normale) è il vino più citato con il 27% delle citazioni, seguito dal Brunello di Montalcino (23%) che staccano di diversi punti anche i “Supertuscan” (16%), molto in voga negli ultimi anni. Più staccate eccellenze locali come il Vino Nobile di Montepulciano (9%), il Morellino di Scansano(6%), il Vin Santo (5%), la Vernaccia di San Gimignano (4%) e il Rosso di Montalcino (3%), fino ad arrivare alle citazioni di tesori nascosti come il Verduzzo (2%) e il Sovana (1%). Poche le critiche che la stampa estera rivolge al settore vinicolo toscano: sui 726 articoli totali individuati dall’inizio 2014 ai primi due mesi e mezzo 2016, l’Osservatorio evidenzia che sono solo 26 (3,5%) quelli negativi o che comunque non parlano in toni positivi del vino toscano. La stampa internazionale individua come aree di miglioramento la lotta alla contraffazione rispetto alla quale le autorità stanno agendo positivamente. Altro problema è quello dei cinghiali e degli ungulati più in generale, il cui aumento rappresenta una minaccia per i vigneti. Altra questione è rappresentata dai repentini cambi climatici che possono giocare brutti scherzi ai produttori vitivinicoli della Toscana. Dal punto di vista comunicativo, articoli stranieri sottolineano una visione un po’ antiquata del Chianti, che “non è abbastanza hipster per i sommelier”. Qualche sparuta critica per i prezzi delle bottiglie toscane, giudicate in qualche caso troppo care.

“UnoMattina” racconta il Brunello di Montalcino

Il Brunello di Montalcino protagonista a “UnoMattina”, il programma televisivo realizzato in collaborazione con il Tg1, in uno speciale dedicato al Sangiovese più famoso al mondo. Ambasciatori per Montalcino, nello studio 2 del Centro di Produzione RAI di Saxa Rubra a Roma, il patron di Bibenda, una delle guide di settore più rinomate, Franco Maria Ricci, e il Presidente del Consorzio del Brunello, Fabrizio Bindocci. La storia del Brunello, il riconoscimento della Doc e la nascita del Consorzio, ma anche ettari coltivati e fatturato che presentano numeri da capogiro in una terra, come definita da Franco Maria Ricci, “benedetta dal Signore”. Terra anche di giovani vignaioli come Giovanni Neri della cantina Casanova di Neri che racconta il Sangiovese e le sue mille sfaccettature ai microfoni della Rai.

Guarda la trasmissione dal minuto 1:16:55 al minuto 1:23:43.

A.Vi.To. il primo consiglio di amministrazione

Per tutti è ormai il “Consorzio dei Consorzi dei vini di Toscana” e, nella regione dei campanili è un po’ come aver demolito un altro luogo comune. Un cambio di passo a cui la Regione ha dato il proprio benvenuto ospitando nella sala Pegaso di Palazzo Strozzi Sacrati la prima riunione del consiglio di amministrazione di A.Vi.To., l’associazione che ha riunito, fino ad oggi ben 16 tra le Denominazioni di Origine Toscane e che, probabilmente, andranno ad aumentare.
Ma qual è la prima mossa da fare per la neonata associazione?
La prima mossa di A.Vi.To.: “Alzare i prezzi di vendita dei nostri vini”, ha detto il presidente di A.Vi.To. e del Consorzio del Vino Brunello di Montalacino, Fabrizio Bindocci ieri mattina durante la conferenza stampa indetta in occasione del primo consiglio di amministrazione dell’associazione. “Le esportazioni toscane – ha detto Bindocci – in Italia sono seconde soltanto a quelle del Veneto. E l’Italia supera ormai i francesi, che però fatturano di più grazie al maggior prezzo delle bottiglie. Per aiutare i nostri produttori bisogna alzare i prezzi”.
“Davvero una bella iniziativa, che in meno di un anno è diventata realtà dal sogno che poteva sembrare” ha commentato, poi, il presidente della Toscana Enrico Rossi. “Fare promozione tutti assieme è vera innovazione – aggiunge l’assessore all’agricoltura, Marco Remaschi – è la strada giusta per promuovere la Toscana e i suoi prodotti senza che i campanili creino divisioni, decidendo insieme le strategie e utilizzando al meglio le risorse a disposizione, con l’obiettivo di creare anche occupazione”.
Sedici soci, dunque, per il momento. Dentro ci sono i consorzi Vino Chianti e Vino Chianti Classico, che rappresentano il 66 per cento delle Doc toscane, Vino ‪Brunello‬ di ‪‎Montalcino‬ (4.6%) e Morellino di Scansano (4,7%), Vino Nobile di Montepulciano (3,8%) e poi il Consorzio per la tutela Vini Bolgheri, San Gimignano, Vini Maremma Toscana, Chianti Colli Senesi, Chianti Rufina, Montecucco, Vini Cortona, Chianti Colli Fiorentini, Vini Valdichiana Toscana, Vino Orcia e Valdarno.

A.Vi.To.: conferenza stampa e primo cda per il Consorzio dei Consorzi

Una mattinata importante per A.vi.to, la neonata associazione dei consorzi dei vini di Toscana, presieduta da Fabrizio Bindocci, già presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Alla presenza di Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e Marco Remaschi, assessore regionale all’agricoltura, si è tenuta, a Palazzo Strozzi Sacrati in Piazza Duomo a Firenze, una conferenza stampa in occasione del primo Consiglio di Amministrazione dell’associazione. Ad intervenire, illustrando la visibilità del vino toscano nel mondo, il giornalista massmediologo Klaus Davi.

Ocm Vino: finalmente arriva lo schema di decreto

Lo schema di decreto per l’accesso ai fondi Ocm per la promozione nei Paesi Terzi (100 milioni di euro all’anno per i prossimi 3 anni) è stato approvato, dopo il via libera della Commissione Stato-Regioni di ieri, come annunciato dal Ministero delle Politiche Agricole. Una misura fondamentale che ha contribuito in maniera decisiva alla crescita dell’export del vino italiano, Brunello di Montalcino compreso e al record di 5,4 miliardi di euro nel 2015. Decreto che, vale la pena ricordarlo, salvo modifiche sarà valido fino alla campagna 2020. Per il resto, come anticipato da WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del buon bere, non c’è grandissima soddisfazione tra le più importanti organizzazioni della filiera, visto che non piacciono alcuni dei punti cardine del decreto dal quale poi verrà emanato il bando nazionale (dove ballano il 30% delle risorse) e poi quelli Regionali (che si spartiscono il 70% del plafond).
A partire dai criteri di priorità che, a differenza di quanto indicato e richiesto dai player più importanti e più “pesanti” sull’export nazionale, premieranno soprattutto raggruppamenti di soggetti piccoli e medio piccoli, che non abbiano mai beneficiato in passato dei fondi, piuttosto che organizzazioni con una spiccata e dimostrata propensione all’export, e che sono stati capaci, negli anni, di dare vita ad azioni consistenti ed efficaci, e in mercati nuovi, rischiando così di disperdere l’efficacia di investimenti a lungo termine lanciati in passato sulle piazze più importanti del mercato enoico del pianeta. Richiesta che, in realtà, non è stato possibile accogliere soprattutto per i vincoli imposti dal Regolamento Europeo in materia.
L’importo del sostegno a valere sui fondi europei è pari al massimo al 50% delle spese sostenute per svolgere le azioni promozionali (relazioni pubbliche, promozione e pubblicità, partecipazione a manifestazioni, fiere ed esposizioni di importanza internazionale, campagne di informazione, in particolare sui sistemi delle denominazioni di origine, delle indicazioni geografiche e della produzione biologica vigenti nell’Unione, studi per valutare i risultati delle azioni di informazione e promozione, ma anche attività di incoming di buyer e stampa stranieri che si possono svolgere nel territorio nazionale).
Questo sostegno europeo, spiega il Ministero, può essere integrato con fondi nazionali o regionali con un ulteriore importo fino a un massimo del 30% del contributo richiesto, per azioni senza marchi commerciali. Pertanto, l’ammontare complessivo del sostegno erogato con fondi europei e con l’integrazione nazionale o regionale non supera l’80% delle spese sostenute per realizzare il progetto. Sono ammissibili, a valere sui fondi quota nazionale, progetti aventi un importo complessivo minimo, ammesso a seguito dell’istruttoria di valutazione, per Paese terzo/anno non inferiore a 50.000 euro. Qualora il progetto sia destinato a un solo Paese terzo, il suo importo non deve essere inferiore a 100.000 euro.

Focus – Contributi 2015 per il Brunello
In Toscana, nel 2015 sono stati ben 22 i progetti ammessi a finanziamento, per un tale di contributo comunitario di 7,02 milioni di euro, che ha attivato una somma complessiva di 15,7 milioni di euro. Al top per finanziamento quello dell’Ati guidata da “Casa Sola di Giuseppe Gambaro”, con 499.996 euro (per un progetto da 1,249 milioni di euro), seguito da quello di Fattoria di Calcinaia, con 499.942 euro (su 1,249 milioni di euro), e da quello Giuntini Antinori Massetti Federico, con 499.341 euro (su 1,248 milioni di euro). A distanza di pochi spiccioli anche il progetto di Viticola Toscana Spa, con 497.912 euro (su 995.825 euro), e dell’Ati guidata da Le Corti, con 497.770 euro (su 995.541 euro). Anche se, nel Granducato, il finanziamento complessivo maggiore è andato a PromoSiena srl, società della Camera di Commercio di Siena: 777.903 euro, divisi in due progetti, dal valore complessivo di 1,55 milioni di euro.
Capitolo a parte, invece, quello dei Consorzi del Vino di Toscana, che avevano un budget loro riservato: 1,4 milioni di euro di contributi complessivi, per 2,9 milioni di euro di investimento attivato. A beneficiarne il Consorzio del Brunello di Montalcino (499.765 euro su un progetto da 999.530 euro), il Consorzio del Vino Chianti (495.423 euro su un progetto da 1,03 milioni di euro), il Consorzio del Chianti Classico (361.060 euro su 722.120) ed il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano (117.532 euro su 235.065).
Ma, andando a guardare nello specifico, si può constatare che è proprio il progetto presentato da un team di cantine di Montalcino ad essere stato ammesso al contributo comunitario a punteggio pieno (100 su 100), con un finanziamento pari al 50% dell’importo totale (237.551,73 su 475.103,46 euro). A far parte del gruppo è una Associazione Temporanea di Impresa (Ati), composta da La Rasina, in qualità di mandatario, e dalle cantine Armilla, Campi di Fonterenza, Collemattoni, Fossacolle, La Magia, Lazzeretti, Podere La Vigna, Podere Le Ripi, Ciacci Piccolomini d’Aragona, Campigli Vannone Pierina, Cencioni Patrizia, Mulinari Francesco, Palazzesi Elia, Castello Tricerchi, Col di Lamo, La Mannella e Tenuta Fanti. Al secondo posto, con 96,7 punti ed un finanziamento al 50% (160.021,22 su 320.042,43 euro), la Ati “Donna Olimpia 1898 srl”, con Tenuta San Giorgio.
Al quarto posto si piazza, con 92 punti ed il 40% di contributo (499.996,16 su 1.249.990,40), la Ati “Casa Sola di Giuseppe Gambaro” che, tra le altre cantine conta, tra i produttori di Brunello di Montalcino, Il Marroneto e Piombaia.
La Associazione Temporanea di Impresa (Ati) che segue, sempre con 92 punti, ed un finanziamento al 40% (499.942,20 su 1.249.855,51 euro), è la “Azienda Agraria Fattoria di Calcinaia di Capponi” che, al suo interno, conta, di Montalcino le cantine La Gerla, Cinelli Colombini, Le Ragnaie, Siro Pacenti, San Filippo e Renieri. Ancora a 92 punti e con un finanziamento di 108.158,66 su 270.396,64 pari al 40% è Poggio San Polo, che si è presentata con un progetto interamente studiato sulla cantina.
Al 9° posto della graduatoria si piazza la Ati “Giuntini Antinori Masseti Federico”, dove compaiono alcune cantine di Brunello come Casanova di Neri, Tenute Silvio Nardi e Tenuta Valdicava, con un finanziamento del 40% (499.341,48 su 1.248.353,69 euro). Per trovare ancora cantine di Brunello, che hanno potuto attingere al contributo comunitario, bisogna scendere in graduatoria al posto n. 11 la Ati “L’Eccellenza Toscana in Usa e Cina”, con Poggio al Sole ed un finanziamento di 487.777, per proseguire, al 12°, con “Castello d’Abola Società Agricola Semplice” e le cantine Argiano, Mastrojanni e Villa I Cipressi.
Al 13° posto ci sono Uccelliera e La Fornace, con la Ati “S.M. Tenimenti Pile e Lamole e Vistarenni e San Disdaio”, ed un finanziamento pari a 392.094,87. “World Wide Wine – Ati” si piazza al 14° posto, con un finanziamento pari al 50% del costo del progetto (340.646,60 euro), dove sono inserite anche la cantina di Brunello Poggio al Sole. In posizione n. 15 si piazza la Ati “Divinae Terrae”, con 497.912, 54 euro di finanziamento, che vanno anche alla cantina di Montalcino Tenuta Vitanza.
La classifica prosegue con una Ati che ormai è “affezionata” ai contributi comunitari “Le Corti Spa Società Agricola”, dove compaiono Canalicchio di Sopra e Col d’Orcia, che, al 16° posto, si aggiudicano un contributo pari a 497.770,61 euro su 995.541,22. Al numero 18, con un finanziamento pari al 50% del totale (564.809 euro), dove compaiono, a rappresentare Montalcino Franceschi Leopoldo e Livia (Il Poggione), Le Macioche e San Felice, si trova PromoSiena Srl, che compare anche al n. 19 e un finanziamento di 495.499,50 euro.
Arrivando tra le ultime posizioni, il Brunello si ritrova alla posizione 22, con la “Ati Charming Tuscany”, dove compaiono Canalicchio di Sopra e Col d’Orcia srl. Tra gli esclusi, ma che potrebbero, nell’eventualità venissero riscontrate irregolarità o ci fosse qualche rinuncia, potrebbero accedere ai finanziamenti anche le seguenti cantine di Brunello di Montalcino: La Martoccia, con la Ati “Azienda Agricola La Bandita e Lunadoro”; la Ati World Wine Tuscany, con Canalicchio di Sopra e Col d’Orcia; “PromoSiena”, con Il Poggione e Le Macioche; “Marchesi de’ Frescobaldi Srl – Ati”, con le Tenute di Castelgiocondo e Luce della Vite.
C’è poi anche chi è stato completamente estromesso dai contributi comunitari. Per i produttori di Brunello di Montalcino, sono rimasti fuori i progetti di Castiglion del Bosco, Pinino Srl, Camigliano, Tenuta di Sesta, Franci Franca, con la “Ati Multitasting”, ancora le stesse cantine con la “Ati Rosso Toscano” e, per finire la Società Agricola San Felice.
In aggiunta, una riflessione a parte è da fare sui progetti multiregionali, che vedono sia la Toscana che altre regioni fare da capofila e che, al loro interno, vedono comparire il Brunello e Montalcino. Con la Regione Toscana capolista ci sono 4 progetti dal valore complessivo di 5.530.304 euro e che verranno finanziati dal Ministero delle Politiche Agricole per un importo pari a 959.208,95 euro, anche se la richiesta di contributo era di 1.382.576.
Il “problema” è che, dei 14 milioni di euro previsti (e sui quali erano state modulate le cifre dei progetti e la richiesta di finanziamenti), alla fine a reale disposizione del Ministero delle Politiche Agricole ne sono risultati poco più di 10 e, di conseguenza, si è deciso di rivedere a ribasso l’importo di tutti i finanziamenti richiesti. Ed i progetti ammessi, ora, torneranno al vaglio delle Regioni del capofila proponente, che dovranno decidere come assegnare la loro parte di fondi a disposizione.
Entrando nello specifico, vediamo che Montalcino ed i suoi produttori non potevano certo mancare e, tra le fila del primo dei progetti con capofila la Toscana si trova la Castello Banfi, con un progetto multiregionale, che comprende tutte le cantine del gruppo “Banfi Società Agricola Srl”, la “Marchesi Antinori Spa”, con ben due progetti, e la Ati “Ruffino Srl”, di cui fanno parte, oltre alla capofila anche Conti Costanti ed Eredi Fuligni.
Ma non finisce qui. Come già accennato, Montalcino ed il suo Brunello sono presenti anche in alcune società consortili che partecipano ai contributi con altre regioni a fare da capofila: per esempio, nei due progetti della Regione Lazio “Confagri Promotion – Confagricoltura”, dove compaiono, nel primo, Banfi srl e la Capanne Ricci, mentre nel secondo si ritrova solo Capanne Ricci. Tenimenti Angelini è poi l’unica cantina toscana a far parte della società consortile “Bertani Domains Srl, Ati Baschi”, con capofila il Friuli Venezia Giulia.
Facendo una analisi dettagliata della situazione che coinvolge Montalcino, su un totale di 260 cantine, tra consorziate (252) e non, sono ben 56 – di cui 7 che compaiono in due progetti diversi – ad aver presentato richieste (tra quelle accettate, quelle in lista di attesa e quelle escluse) per attingere ai contributi Ocm e promuovere, nei Paesi terzi il proprio marchio. Questi progetti vanno ad affiancare quello promosso dal Consorzio del Brunello che coinvolge tutti i 280 viticoltori di Montalcino, attraverso un piano di comunicazione e di marketing che punta a promuovere, nel mondo, il Brunello ed il territorio, non frazionato tra i vari marchi e le varie cantine, ma nella sua interezza.

Asta Pandolfini: Montalcino all’incanto

Per i winelovers che amano il Brunello, e tutto il mondo che ruota intorno al “re del Sangiovese”, e che hanno voglia di accaparrarsi vini eccezionali e da collezione, è in arrivo una ghiotta occasione da non perdere. È la Casa d’Aste Pandolfini, che dal 1999 si dedica alle aste di vini pregiati e da collezione, offrendosi al pubblico italiano come una piazza valida e alternativa a quelle rinomate di Londra, New York e Parigi, a proporre una asta di vini pregiati e da collezione il prossimo 15 aprile (ore 14.30) al Centro Svizzero di Via Palestro a Milano. Un appuntamento con i migliori vini, come nella più classica tradizione Pandolfini, italiani e francesi: all’incanto, tra i 276 lotto (140 con vini italiani e 136 con vini francesi) che verranno battuti durante l’asta milanese, Montalcino ed i suoi gioielli non potevano mancare. Sei i lotto dedicati a Montalcino ed ai vini del suo territorio: Biondi Santi, i Marchesi de’ Frescobaldi con Luce e Casanova di Neri.

Focus – I lotto di Montalcino al dettaglio
Lotto n. 9
Brunello di Montalcino Biondi Santi
2009 – 1 bottiglia
2005 – 1 bottiglia
Riserva 2004 – 1 bottiglia
3 bottiglie
Base d’asta 200/600 euro

Lotto n.10
Selezione Marchesi de’ Frescobaldi
Montesodi 2009 – 1 bottiglia
Montesodi 2004 – 1 bottiglia
Montesodi 2001 – 1 Magnum in cassetta di legno
Montesodi 1999 – 1 bottiglia
Montesodi 1998 – 1 bottiglia
Montesodi 1990 – 1 bottiglia
Mormoreto 2009 – 1 bottiglia
Mormoreto 2008 – 1 bottiglia
Mormoreto1997 – 1 bottiglia
Giramonte 1999 – 1 Magnum cassetta di legno
Brunello di Montalcino
Riserva FF 1993 – 1 Magnum cassetta di legno
11 bottiglia
Base d’asta 350/750 euro
(Mormoreto 1997 – etichetta danneggiata Brunello di Montalcino Riserva FF 1993 – confezione in lacca cinese Mormoreto 1990 – etichetta lievemente danneggiata

Lotto n. 11
Luce, Tenuta Luce della Vite
Brunello di Montalcino 2007 – 3 bottiglie csl
2009 – 4 bottiglie
2004 – 1 bottiglia
1998 – 1 bottiglia
1996 – 1 bottiglia
1993 – 1 bottiglia
11 bottiglie
Base d’asta 400/800 euro

Lotto n. 64
Luce, Tenuta Luce della Vite
Toscana, IGT
2001 – 6 bottiglie in cassetta di legno
1999 – 6 bottiglie in cassetta di legno
1995 – 6 bottiglie in cassetta di legno
18 bottiglie
Base d’asta 850/1.100 euro

Lotto n. 79
Casanova di Neri
Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 1999 – 2 bottiglie
Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 1997 – 3 bottiglie
Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 1997 – 1 Doppia Magnum in cassetta di legno
Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 1997 – 1 Magnum in cassetta di legno
Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 1995 – 4 bottiglie
Brunello di Montalcino Cerretalto 2000 – 1 Magnum in cassetta di legno
Brunello di Montalcino Cerretalto 1999 – 2 Magnum in cassetta di legno
Brunello di Montalcino Cerretalto 1997 – 3 Magnum in cassetta di legno
Brunello di Montalcino Cerretalto 1995 – 3 bottiglia
Brunello di Montalcino Cerretalto 1995 – 1 Magnum in cassetta di legno
Brunello di Montalcino 1993 – 1 bottiglia
Pietradonice 2000 – 2 Magnum in cassetta di legno
24 bottiglie
Base d’asta 1.900/2.500 euro
(Brunello di Montalcino 1995 – una bt etichetta lievemente danneggiata)

Lotto n. 105
Luce, Tenuta Luce della Vite
Toscana, IGT
1997 – 1 bottiglia
1996 – 1 bottiglia
1995 – 1 bottiglia
1994 – 1 bottiglia
1993 – 1 bottiglia
5 bottiglie
Base d’asta 200/500 euro

Ddl Stefàno: “Storia e civiltà del Vino” nuova materia scolastica

Come è vero che la matematica e la storia, la grammatica e la geografia, sono materie fondamentali da imparare sui banchi di scuola, è importante che i bambini acquisiscano una conoscenza profonda di ciò che caratterizza il Belpaese, l’anima del Paese in cui vivono e quest’anima, per l’Italia, è formata dalla terra e da uno dei prodotti principe dello Stivale: il vino. Con questo intento il senatore Dario Stefàno, ex coordinatore degli Assessori Regionali all’Agricoltura, quando era assessore in Puglia, e oggi membro, tra le altre, cose della Commissione Agricoltura al Senato della Repubblica, ha presentato ieri a Roma un disegno di legge che vedrebbe divenire insegnamento obbligatorio nelle scuole primarie e secondarie di tutta Italia (almeno un’ora a settimana) la “Storia e civiltà del vino”. Genesi, mitologia storia e metastoria del vino nella cultura euro-mediterranea; geografia italiana dei vitigni autoctoni e alloctoni e dei vini derivati; la coltura della vite, la produzione delle uve ed il processo di produzione del vino; il vino ed i suoi derivati nella storia, nel presente e nel futuro: ecco i punti chiave in cui si dovrebbe articolare questo insegnamento. Un progetto ambizioso, per le tante criticità che la scuola di oggi in Italia presenta (dalla presenza di culture che non contemplano o addirittura vietano il consumo di vino o alcolici, all’opportunità, sottolineata da WineNews, di contestualizzare questo insegnamento in un quadro più ampio di educazione alimentare), ma per i ragazzi di territori come quello di Montalcino, utile per comprendere il luogo dove sono nati ed il lavoro che la terra e la vite offrono.
“Un percorso che parte dalla presentazione di questo ddl a mia firma sul quale ho lavorato molto in questi anni – ha detto Stefàno – e costruito con un lavoro ed un impegno comune al mondo del vino. Io credo sia venuto il tempo che l’Italia recuperi la consapevolezza dei propri elementi di identità, e che ci costruisca la formazione di base delle nuove generazioni. Noi proponiamo l’insegnamento obbligatorio, nelle scuole primarie e secondarie, della storia e della cultura del vino. Non vogliamo insegnare ai ragazzi a bere, ma vogliamo raccontare la storia del nostro Paese attraverso quella dell’uva e del vino, perché non c’è pagina della storia italiana, religiosa, sociale, economica, che non abbia intrecciato questi elementi. E in questo senso non parliamo di formazione tecnica, che in senso enologico va comunque di molto irrobustita nelle scuole tecniche di formazione (agrario, alberghiero ecc), dove oggi è a livelli largamente insufficienti. Noi vogliamo agire sulla culturae di base, raccontare ai ragazzi cosa c’è nella storia del vino del nostro Paese, e investire in discipline intersettoriali, che ci consentano di recuperare anche il rapporto con i territori. Altri Paesi, come la Francia, l’hanno già fatto. Se lo facciamo anche noi, recuperando elementi indentitari e unitari, come il vino, che unisce tutto il Paese, possiamo fare tanto. Il ddl è molto semplice, 6 articoli che sono un’impalcatura fondamentale che rimanda poi a regolamenti successivi per essere attuato. Ma l’idea è di di avviare subito esperienze pilota in alcune Regioni, Puglia in testa, anche per capire le criticità da risolvere. È un impegno di legge, speriamo di farcela”.

Brunello a Vinitaly

Vinitaly, che quest’anno festeggia i suoi primi 50 anni, rappresenta la rassegna internazionale di riferimento del vino italiano, ed il Brunello di Montalcino, uno dei simboli dell’enologia del Belpaese non può certo mancare all’appuntamento di Verona. Alla kermesse, dal 10 al 13 Aprile 2106, non mancherà lo spazio dedicato al “re del Sangiovese” con il Consorzio del Brunello che ospiterà molte cantine mentre altre allestiranno spazi propri per incontrare buyers, operatori e appassionati. A partecipare all’edizione 2016 saranno ben 120 cantine di Montalcino.

Focus – Le cantine presenti a Vinitaly Abbadia Ardenga, Agostina Pieri, Agricola San Felice, Allegrini San Polo, Antinori, Argiano, Banfi, Barbi, Bartoli Giusti, Biondi Santi, Brunelli Martoccia, Camigliano, Canalicchio, Canalicchio di Sopra, Cantine di Montalcino, Capanna, Caparzo, Caprili, Casanova di Neri, Casisano, Castello di Romitorio, Castiglion del Bosco, Cava d’Onice, Casa vinicola Luigi Cucchi e Figli, Celestino Pecci, Ciacci Piccolomini d’Aragona, Cipresso Roberto, Citille di Sopra, Col di Lamo, Col d’Orcia, Collelceto, Collemattoni, Collosorbo, Conti Costanti, Cupano, Donatella Cinelli Colombini, Fanti, Fattoi, Fornacina, Fossacolle, Friggiali, Gianni Brunelli, Il Colle, Il Marroneto, Il Paradiso di Manfredi, Il Pino, Il Poggiolo, Il Valentiano, Innocenti, La Colombina, La Fiorita, La Fortuna, La Gerla, La Lecciaia, La Magia, La Mannella, La Palazzetta, LA Rasina, Lazzeretti, Le Chiuse, Le Macioche, Le Ragnaie, Lionelli Marchesi srl, Lisini, Logonovo, Luciani, La Madonna, Marchesato degli Aleramici, Mastrojanni, Mocali, Molino di Sant’Antimo, Palazzo, Piancornello, Pian delle Querci, Pian dell’Orino, Piccini, Pietroso, Pinino, Podere La Vigna, Podere, Le Ripi, Podere, Salicutti, Poggio Antico, Poggio dell’Aquila, Poggio di Sotto, Quercecchio, Ridolfi, Rocca delle Macie, Salvioni, San Filippo, San Lorenzo, San Polino, Sassetti Livio, Sassodisole, Scopone, Sesta di Sopra, Siro Pacenti, Solaia, Stella di Campalto, Talenti, Tassi-Franci, Tenuta Buon Tempo, Tenuta Crocedimezzo, Tenuta di Sesta Tenuta, Il Poggione, Tenuta Le Potazzine, Tenuta San Giorgio, Tenuta Vitanza, Tenute Silvio Nardi, Terre Nere, Tiezzi, Uccelliera, Valdicava, Val di Suga, Vasco Sassetti, Ventolaio, Verbena, Villa Le Prata, Villa Poggio Salvi.

Storie di cantine, uomini e luoghi raccontate da Stefano Cinelli Colombini

“Il testo che mi è arrivato adesso, cinque anni dopo, è stato riveduto, corretto e integrato, reso in forma più scorrevole e avvincente e non ce n’è un altro che possa descrivere meglio, oggi, gli eventi più importanti della storia di Montalcino, in forma essenziale, senza troppi fronzoli e senza mai perdere la testa. Ma la cosa più importante è che fa venire proprio la voglia di andarci, a Montalcino, e di starci un po’ a godersi questo paesino abbarbicato su un’altura da cui si dominano le campagne senesi e che si allunga fra boschi e vigne fino alle pendici del grandioso Monte Amiata, in una natura veramente affascinante”. È con queste parole che Mario Crosta, scrittore per Lavinium, commenta il libro, stampato in questi giorni, di Stefano Cinelli Colombini dal titolo: “Appunti per una storia di Montalcino”.
“Quando leggerai – prosegue Crosta – questo condensato della sua storia e arriverai alla bomba atomica che ne ha fatto di colpo un deserto, cioè alla costruzione dell’autostrada del Sole che dal 1963 l’ha tagliato fuori dal principale flusso del commercio e ne ha espulso i tre quarti della popolazione, allora capirai. E ti divertirai. No, non sono un mostro, piango anch’io quell’autentica tragedia che in quel borgo tanto bello ha sconquassato tutto, ma ci si può divertire davvero a pensare che in quello stesso preciso momento è nato un futuro tanto diverso da quello della stragrande maggioranza dei borghi d’Italia, oggi invasi dalle auto e dai centri commerciali, mentre chi arriva su questa terrazza prima o poi si sente come un alieno che guarda giù alle disgrazie degli altri e da cui per fortuna è scampato, almeno per un momento della vita, uscendo da un mondo tritacarne. È proprio qui che non sono mai riusciti a seppellire quella che nel cuore di tutti si chiama speranza di un mondo nuovo, eppure antico. Ci si sente come l’uomo che è vissuto nel futuro e che ci tornerà per cambiarlo. Sono le persone come Stefano che ci tramandano da tempi immemorabili questo sentimento che muove il mondo. Ed è così che quello che, durante gli anni del boom economico per gli altri, era ormai considerato uno dei paesi ormai più poveri e abbandonati su scala nazionale è riuscito a ritornare ai fasti di un tempo, ma senza farsi stravolgere dalla chimera industriale ed oggi, anche se nessuno lo scrive, Montalcino è di gran lunga la comunità agricola più ricca del mondo e forse è addirittura il Comune più ricco d’Italia”.
Una pubblicazione che racconta Montalcino, il suo passato, il suo presente e il suo futuro, storie di cantine, uomini e luoghi viste e raccontate con gli occhi di Stefano Cinelli Colombini, patron della cantina Fattoria dei Barbi. Quando e perché nascono le fortune dei vini di Montalcino? È a questa domanda che Stefano Cinelli Colombini vuole rispondere.
“Montalcino deve tenersi stretta la sua bandiera, il Brunello, che sta portandola così lontano. È tutto qui: un successo duraturo si costruisce sempre e solo con forti radici nella storia e nel territorio; gli ilcinesi hanno creato la cultura che ha generato il Brunello, ma se ora vogliono crescere devono creare una storia e un progetto comune insieme con tutti i nuovi venuti. E soprattutto per questo sono dannose le leggende da bar come quella del singolo genio del vino o della grande azienda che quasi da sola crea il successo mondiale del Brunello. Questo grande vino è nato da una comunità e allora cresce e cambia solo grazie al consenso di tutta questa comunità immersa in perfetta simbiosi con la flora e la fauna come un’arca di Noè. Direbbe la sua anche il poderoso bramito dei cervi di notte nel cuore delle vigne d’altura per non parlare di come griderebbero le faine che corrono sui tetti dei casolari di pietra. Anche se non ti fanno dormire, di notte, ti fanno riflettere”, questo il monito dell’autore.