Pino Daniele, l’artista che amava il Brunello

“Il ricordo più nitido che ho di Pino è semplice: lui, a ogni concerto chiedeva sempre di avere una bottiglia di Brunello di Montalcino in camerino. Penso che fosse il suo vino preferito, che poi è pure uno di quelli che io adoro… quindi era bello poter brindare con lui”. È con queste parole che Miguel Dell’Acqua, proprietario di “Assomusica”, un’associazione che organizza e produce spettacoli di musica dal vivo, ricorda Pino Daniele, uno fra i più importanti cantautori italiani conosciuti nel mondo, che proprio due giorni fa avrebbe compiuto 61 anni.
E non è un caso che il vino preferito di Pino Daniele sia stato proprio quello, perché oltre alla sua Napoli il cantautore ha portato nel cuore anche la Toscana. Terra in cui ha scelto di vivere per molti anni.
“Una persona squisita – racconta Miguel Dell’Acqua questo ricordo. Un ricordo dolce. Mi sembra di sentire ancora ora le sue parole, dette nel suo italiano. Con quella sua voce dall’accento napoletano marcato. Quell’accento che non si può cancellare mai”.

Marmo e art design, Castello Banfi e Ocra fra i sostenitori

Appena conclusa la prima edizione di “MOS Designer Residencies Competition”, il concorso per designer e architetti provenienti da tutto il mondo realizzato grazie alla collaborazione tra Carrara Design Factory, studio di architettura e design, e MOS Matter of Stuff, studio di architettura con sede a Londra e una galleria di design on line, gli studenti vincitori si preparano ad arrivare a Montalcino, ospiti di Castello Banfi, la rinomata tenuta vinicola, e Ocra, l’ Officina Creativa dell’abitare .
Un Dna in comune, che consiste nell’allontanamento da una logica industriale, quello che vede protagoniste la Carrara Design Factory e MOS, che hanno progettato e creato un concorso per designer e architetti. Il concorso, conclusosi il 29 febbraio con l’annuncio di 6 vincitori (3 per la categoria marmo e 3 per la categoria metallo) era aperto alle figure professionali creative di tutte le discipline: designer, artigiani, architetti, artisti. La giuria, composta da Simona Auteri e Sofia Steffenoni, Carla Beccari, il professor Sebastiane Bergne e vari designer consulenti tra cui Moreno Ratti, per la categoria marmo ha proclamato vincitori: il designer slovacco Tomas Gabzdil Libertiny, la designer tedesca Olga Bielawska e la designer americana Nina Cho.
Oltre a questo concorso, il tandem Carrara Design Factory e MOS MAtter of Stuff, ha realizzato un altro concorso aperto questa volta ai soli studenti di Camberwell university di design di Londra, con il tema: sostenibilità e riciclo del marmo, per la creazione di oggetti per la tavola. Anche per questo concorso sono stati proclamati già i 10 artisti studenti vincitori che appartengono a varie nazionalità: spagnola, italiana, giapponese .
I vincitori di entrambi i concorsi verranno ospitati tra aprile e maggio, grazie alla generosità e alla collaborazione di Castello Banfi, a Montalcino, nella sede Ocra, una struttura didattica fornita di aule e foresteria dove potranno completare i progetti, per poi tornare nuovamente a Carrara.
Dopo il soggiorno carrarese, gli artisti torneranno a Montalcino per la presentazione degli articoli di art design realizzati, i quali saranno destinati a partecipare a moltissime mostre ed eventi: prenderanno parte al Design Week di Londra (il festival annuale londinese di design), sarà creato per loro un evento alla Biennale di Venezia, ci sarà un intervento alla Marble Weeks di Carrara e alla Marmotec e probabilmente verranno portati anche a Parigi. Insomma un percorso destinato alle vetrine più prestigiose che Carrara ha contribuito a progettare e concretizzare in un contesto di sinergie artistiche internazionali.

Focus:
Carrara Design Factory
La neonata Cararra Design Factory, creata ad Aprile dell’anno scorso a Carrara, dalla professionista Carla Beccari che coordina una squadra di designer, architetti e scultori, è uno studio di architettura e design che intende promuovere, attraverso una piattaforma web di e-commerce, la vendita on line di manufatti e prodotti di interior design. La sfida di Carrara Design Factory è quella di utilizzare degli scarti della lavorazione primaria del marmo per la creazione di oggettistica e arredamento di design.

MOS Matter of Stuff
MOS Matter of Stuff è uno studio di architettura con sede a Londra e una galleria di design on line, fondato da due italiane: Simona Auteri e Sofia Steffenoni, che coordinano una squadra di professionisti, di interior designer e di architetti. La sfida di MOS è creare una nuova cultura del design, che prenda le distanze dal prodotto industriale per avvicinarsi e ristabilire una relazione con l’artigianato e la tradizione.

Top 100 dei rossi italiani: Brunello di Montalcino in testa

Incrociando le sette guide enologiche più autorevoli, Gambero Rosso, Espresso, Veronelli, Bibenda, Vitae, Daniele Cernilli e Luca Maroni, e le loro preferenze, ecco che esce fuori la classifica dei migliori 100 assoluti vini rossi e il Brunello sale sul podio delle denominazioni più rappresentate. Sono infatti 10 le etichette di Brunello di Montalcino che compaiono all’interno della lista, elaborata dalla rivista MF Gentleman: Biondi Santi, Col D’Orcia – Poggio al Vento, il Poggione, Le Chiuse, Fattoria dei Barbi – Vigna del Fiore, La Gerla, Castello Banfi – Poggio alle Mura, Le Potazzine, Mastrojanni – Vigna Loreto e Poggio di Sotto.
“Guide che sentono – commenta la rivista – ora più che mai, l’esigenza di differenziarsi l’una dall’altra e lo fanno cercando di scoprire vini inediti di produttori ancora sconosciuti, e che, per permettere agli emergenti di farsi strada, hanno preso l’abitudine di cancellare dalle loro pagine qualcuna delle bottiglie di più riconosciuto valore. Con queste esclusioni, però, è sempre più difficile per i vini d’alto profilo comparire in tutte”.

Tra cultura e impresa: il complesso di Sant’Agostino a Montalcino rinasce anche con il Consorzio del Brunello

Con un volume di 5000 metri quadrati, il duecentesco complesso di Sant’Agostino, tanto caro agli abitanti di Montalcino, sta per vedere, grazie ai finanziamenti ricevuti dalla Fondazione Bertarelli, dalla Regione Toscana e dai fondi del CEI (Comitato Episcopale Italiano) provenienti dall’Otto per Mille, il compimento del proprio risanamento conservativo e reintegro nel tessuto cittadino. L’intervento, iniziato nel 2013, la cui progettazione è stata affidata allo studio d’architettura Archos guidato da Edoardo Milesi, sin dal 2009 Presidente del Comitato Culturale della Fondazione Bertarelli, vedrà il proprio compimento quando la struttura, nel mezzo del centro storico, diverrà definitivamente anello di raccordo tra la parte più alta della città, dove si trova la Fortezza, ultimo avamposto della Repubblica di Siena contro Firenze, e la piazza del Palazzo Comunale.
Trasformare spazi inutilizzati in luoghi di relazione: questa l’idea alla base dell’attivazione di questo luogo che, rivitalizzato da attività e manifestazioni, si apre alla fruizione turistico-culturale.
Milesi, dall’alto della sua esperienza in architettura religiosa e riuso, spiega: “In un evento di architettura, il recupero deve essere funzionale al riuso con un programma di funzioni urbane necessarie e attese, per mettere l’edificio nella condizione di svolgere il suo nuovo ruolo senza perdere l’identità. Era importante rivitalizzare le risorse esistenti e aiutare le nuove energie a generarsi e liberarsi dalle potenzialità ancora nascoste. Il progetto di un processo e non di un oggetto.”
Il lavoro sono partiti dalla chiesa, risalente alla fine del 1200 e definitivamente completata nei primi decenni del 1300, e hanno visto, prima il consolidamento della copertura e della pavimentazione, poi l’opera sui preziosi affreschi, partendo dai più danneggiati dal tempo e dalle infiltrazioni, quali quelli delle navate laterali di scuola senese.
Per l’intera durata del restauro degli affreschi interni, la cui fine è prevista nel 2018 con il lavoro sull’abside, la chiesa di Sant’Agostino è luogo di un laboratorio aperto ai turisti e alla cittadinanza, senza impedirne l’utilizzo della chiesa per culto e concerti. Tra gli interventi ancora da realizzare sono previste opere sui paramenti murari esterni, con pulizia delle pietre e la stuccatura, oltre al restauro dei portoni in legno con sostituzione delle parti ammalorate.
Ma il recupero del complesso di Sant’Agostino non ha riguardato solo i suoi muri, ma anche la cultura che pulsava al suo interno. La comunicazione tra i due chiostri di impianto cinquecentesco, attorno ai quali si sviluppò il seminario vescovile, è stata aperta, al fine di facilitare lo svolgersi del percorso urbano attraverso il monumento e i locali ai piani alti dell’ex-seminario, che fino a poco prima dell’inizio del cantiere ospitavano la casa di cura per anziani, saranno trasformati in ostello. Vi trova spazio anche l’OCRA, Officina Creativa dell’Abitare, emanazione della Scuola Permanente dell’Abitare, incubatore culturale nascente in grado di offrire uno spazio aperto per seminari didattici, mostre, incontri ed eventi con artisti, fotografi, architetti, cuochi, designer, registi. Ma non finisce qui.
A fine 2016, il Consorzio del vino Brunello, grazie ad una convenzione trentennale con la Curia Arcivescovile di Siena e l’acceso ad un mutuo decennale da un milione di euro, vi troverà la propria sede operativa unica, avendo a disposizione uno spazio di 800 metri quadrati, da destinare a uffici amministrativi, sale di degustazione e di rappresentanza. Il Consorzio avrà inoltre la possibilità di usufruire dell’intero complesso per eventi, come Benvenuto Brunello a febbraio, occasione in cui le nuove annate di Brunello e Rosso di Montalcino vengono presentate.
Il Complesso, già luogo del Museo Civico e Diocesano, ospiterà anche uffici di consulenza per la promozione del territorio; residenze artistiche, l’accademia del gusto, e un caffè letterario. La speranza è che tutti i progetti messi in campo, nonostante il costo ingente per la riqualifica, non restino un’utopia e riescano ad andare in porto.

Bio e territorio: strategia vincente per Montalcino

Un’agricoltura biologica, sostenibile e attenta alle “buone pratiche” a Montalcino è possibile. Un progetto economico, culturale e di valorizzazione per tutto il territorio e per tutte le sue produzioni, una strategia vincente che farebbe, della terra del Brunello, il portavoce per la produzione biologica in Italia. Questo è quanto è emerso dal convegno, organizzato dal comitato per MontalcinoBio, dal titolo “Scienza ed Esperienza. Un’alleanza naturale”.
“Questo convegno – ha spiegato il dottor Stefano Zaninotti, agronomo Vitenova Vine Wellness, società di consulenza alle aziende vitivinicole in campo agronomico – ci permette di divulgare il nostro lavoro. Il mio studio analizza tutto ciò che si trova nel vigneto, tutto quello che di negativo e nocivo si trovi a contatto con la vite e, attraverso uno studio sistematico, di piante e insetti che vivono e convivono con il vigneto, cerchiamo di trovare delle soluzioni, dei modi per salvaguardare la vite e i suoi frutti. Il punto di partenza per provare a conoscere il mondo che ruota intorno alla vitis vinifera è provare a capirlo, analizzando la biodiversità, la natura, cioè, che ospita l’insieme di tutto ciò che vive nel e sopra il terreno, l’ecosistema vigneto, che ospita diverse comunità di organi viventi che interagiscono tra di loro in un equilibrio che può essere disturbato ma che si prova a mantenere in equilibrio. Da qui, poi, si analizza la sostenibilità e cioè la biodiversità che caratterizza un vigneto che si trova in equilibrio. Maggiore biodiversità significa maggiore possibilità di capacità di resistere agli attacchi e maggiore possibilità di raggiungere un equilibrio. Questo è il nostro compito, studiare e capire l’ecosistema del vigneto, e lo facciamo cercando di conoscere e analizzare i nemici e gli amici della vite per proteggerla e lavorare al meglio”.
La flora ed il terroir sono stati al centro dell’intervento del dottor Cristiano Francescato: “per riuscire a ripristinare l’equilibrio degli ecosistemi naturali è importante studiare tutto ciò che li circonda. Si parte dalla flora, che rappresenta la parte biotica più interconnessa con l’ecosistema e studiando la sua composizione arriviamo a capire con quale tipologia di ecosistema abbiamo a che fare. Ma la flora non rappresenta l’unica parte da prendere in esame, molto importante è anche il terroir dove l’ecosistema si sviluppa. Per terroir si intende un mix di componenti dove natura e uomo interagiscono: terroir è clima, temperature, suolo, vitigno, ma anche lavoro dell’uomo sulla natura, storia e cultura”.
È, poi, con il professor Andrea Lucchi dell’Università degli Studi di Pisa che si è entrati nello specifico parlando di tecniche biologiche utili alla salvaguardia del vigneto: “credo che andare verso una viticoltura che faccia meno uso di molecole di sintesi sia un percorso irrefrenabile. Molti sono i benefici che possono portare sistemi a basso impatto ambientale nell’economia della difesa del vigneto. L’uso di feromoni – sostanze biochimiche prodotte da ghiandole esocrine che sono emesse dagli organismi viventi a basse concentrazioni con la funzione di inviare segnali ad altri individui della stessa specie – che vengono utilizzati con un sistema che si chiama “confusione sessuale”: nella pratica immettiamo nell’ambiente dei feromoni simili a quelli prodotti dagli insetti ma sintetici in questo modo si impedisce al massimo e alla femmina di incontrarsi, quindi le femmine non possono deporre le uova da cui nascono delle larve che poi andranno ad attaccare la vite. Con questo sistema noi lavoriamo meglio quanto più riusciamo a lavorare a livello comprensoriale che porta a diffondere questo sistema su migliaia di ettari e a ridurre l’input chimico ma anche una riduzione di residui nel prodotto finale, il vino”.
A chiudere il convegno, il professor Bruno Bagnoli dell’Università degli studi della Tuscia che si è parlato dei giallumi: “per i giallumi intendiamo delle malattie dovute a dei citoplasmi (batteri privi di parete cellulare) che in natura vengono trasmessi da insetti che hanno un apparato boccale particolare, succhiante, che riesce a fargli intercettare le parti fotoplasmatiche. Il fitoplasma si moltiplica nel corpo dell’insetto e questo diviene infettivo e in grado di trasferire il fitoplasma su altre piante magari sane. È una problematica che trova l’apice in una malattia che si chiama flavescenza dorata che è dovuta ad un fitoplasma da sempre considerato un organismo da quarantena, ovvero organismo per il quale occorre mettere in atto tutte le metodiche per provare almeno a limitare la diffusione. Il fitoplasma è veicolato nell’ambiente, è trasferito da un insetto, una cicalina, e recentemente è stato osservato che i rapporti tra insetti e fitoplasma sono più ampi e siamo in grado di dire che ad intervenire, oltre alla cicalina, cono anche altri insetti vettori. Gli studi volti al controllo di questa problematica, riguarda ovviamente, non potendo fare una lotta diretta contro i fitoplasmi, il controllo dei vettori e tutti quelli approcci per aumentare la resistenza delle piante, dell’ospite”.
Un buon punto di partenza per il Comitato per MontalcinoBio che ha posto le basi per un progetto che potrebbe portare Montalcino a farsi portavoce di una filosofia che, sempre più, oggi, deve essere presa in considerazione.

“50 Vinitaly Insieme” con Fattoria dei Barbi

Vinitaly, la più grande fiera al mondo dedicata al vino e ai distillati con sede a Verona, festeggia il suoi primi 50 anni e premia, con “50 Vinitaly Insieme”, le cantine che hanno partecipato, fin dalla prima edizione della kermesse. Il Brunello di Montalcino c’è con Fattoria dei Barbi.
È il 1967, infatti, l’anno che segna la svolta per il settore enologico italiano. Proprio quell’anno infatti viene assegnata la Doc a molte tra quelle che diverranno, negli anni, le denominazioni più importanti in Italia e all’estero, quelle denominazioni (Vernaccia di San Gimignano, Est! Est!! Est!!!, Ischia, Frascati, Bianco di Pitigliano, Brunello di Montalcino, Barbaresco, Barolo, Aprilia, Vino Nobile di Montepulciano), come il Brunello di Montalcino, che ancora oggi, rappresentano l’enologia italiana nel mondo, ed è l’anno anche in cui nasce Vinitaly. Dal 1967, quando alla manifestazione “Giornate del Vino italiano” al Palazzo della Gran Guardia nel centro di Verona del 1967 si dibatteva sul tema della allora giovane legge (del 1963) sulle denominazioni di origine dei vini, alla Vinitaly International Academy per formare nuovi esperti di vino italiano nel mondo, in grado di esserne ambasciatori e divulgatori nei cinque continenti. Oggi Vinitaly è un sistema a rete di cui fanno parte Vinitaly International, OperaWine, Vinitaly Wine Club, VIA – Vinitaly International Academy, wine2wine, Sol & Agrifood, Enolitech e il Premio enologico internazionale 5 Star Wines (www.vinitaly.com).
Il Vinitaly n. 50 (10-13 aprile, con cambio di orario: 9,30-18; con Poste Italiane che emetterà un francobollo dedicato a Vinitaly della serie tematica “le Eccellenze del sistema produttivo ed economico”), il Salone Internazionale dei vini e dei distillati, il primo nato in Europa negli anni Sessanta, non sarà una celebrazione del passato, ma un rinnovato sguardo al futuro. Ed è su questa linea che Veronafiere, proprietario del marchio e organizzatore della rassegna, ha programmato il palinsesto di iniziative ed eventi che hanno come finalità esclusiva quella di favorire in ogni modo il business delle aziende clienti all’insegna della mission “il wine business in fiera, il wine festival in città”.
E la fedeltà di alcune cantine italiane alla kermesse sarà festeggiata con un diploma per “50 Vinitaly Insieme” consegnato alle 42 cantine che partecipano alla fiera dal 1967. Insieme a Fattoria dei Barbi, a rappresentare Montalcino, grandi nomi con possedimenti anche in terra di Brunello: Allegrini con San Polo, Bertani Domains con Val di Suga, Marchesi de’ Frescobaldi con CastelGiocondo e Ruffino con Greppone Mazzi.

Focus – Le 42 cantine che riceveranno il diploma “50 Vinitaly Insieme”

Agricoltori del Chianti Geografico
Collavini
Aldegheri
Fratelli Tedeschi
Allegrini – Poggio al Tesoro – San Polo
Cecchi
Leone de Castris
Fraccaroli
Azienda Agrciola Poggi Giorgio
Lungarotti
Fattoria dei Barbi
Guerrieri Rizzardi
Bersano
Marchesi di Barolo
Bertani Domains
Marchesi de’ Frescobaldi
Bortolomiol
Masi Agricola
Braida di Giacomo Bologna
Montresor Giacomo
Candido
Pasqua
Bolla
Ruffino (Greppone Mazzi)
Cantina Colli del Soligo
Ruggeri & C.
Cantina di Castelnuovo del Garda
Terre del Barolo
Cantina di Soave
Umani Ronchi
Cantina Montelliana e dei Colli Asolani
Villadoria
Casa Vinicola Sartori
Vini Fabiano Verona
Castelli del Grevepesa
Vini La Delizia
Cavit
Zardetto Spumanti
Chiarli
Zenato
Donelli Vini
Zonin 1821

Tre giovani talenti si ispirano al Brunello di Montalcino. Torna “Artisti per Frescobaldi”

Ribadire il legame secolare della famiglia con il territorio e l’arte, con un Premio che si prefigge di sostenere, ogni anno, tre giovani artisti emergenti di ultima generazione, invitandoli a realizzare un opera ispirata ad una delle tenute della famiglia e riconoscendo a quello indicato da una giuria di massimi esperti d’arte, una borsa di studio. Questo lo scopo di “Artisti per Frescobaldi” (www.artistiperfrescobaldi.it), il premio ideato nel 2012 da Tiziana Frescobaldi, direttore artistico, e curato dal critico d’arte Ludovico Pratesi, collegato all’antica tradizione di mecenatismo dei Frescobaldi ma che al tempo stesso apre un nuovo capitolo, con protagonisti e linguaggi espressivi differenti, che premia ogni anno tre artisti che, attraverso la fotografia, i video e le installazioni multimediali, danno una loro visione del rapporto tra l’azienda, la produzione vinicola e una delle tenute. Fulcro dell’edizione 2016 sarà la Tenuta di Castelgiocondo, nel cuore della terra del Brunello di Montalcino, declinata dagli artisti americani Matthew Brannon e Eric Wesley, e dall’italiano Patrizio Di Massimo.
Ai tre artisti è stato chiesto di creare un’opera ispirata a Castelgiocondo, la Tenuta a Montalcino, che hanno visitato a luglio e a ottobre 2015, per interpretarne lo spirito, la storia, il terroir. Ogni artista realizzerà anche il disegno per un’etichetta che richiama la sua opera, per un’edizione limitata di 999 magnum di Castelgiocondo Brunello 2011, vendemmia dedicata ad Artisti per Frescobaldi. Parte del ricavato della vendita delle magnum andrà a sostegno di giovani artisti toscani, per ribadire l’impegno della famiglia Frescobaldi a favore dell’arte delle ultime generazioni.
Il nome del vincitore sarà reso noto solo il 21 ottobre, quando, alla Galleria d’arte moderna di Milano, con sede nella Villa Reale di via Palestro, Tiziana Frescobaldi e Ludovico Pratesi lo annunceranno pubblicamente e dove le opere dei tre artisti saranno esposte al pubblico fino al 6 novembre.
Per decretare il vincitore è stata nominata una giuria internazionale di prestigio composta da Massimilano Gioni, direttore artistico della Fondazione Trussardi di Milano, Samuel Keller, direttore della Fondazione Beyeler di Basilea, e Gianfranco Maraniello, direttore del MART di Rovereto, che avrà il compito di scegliere l’artista che ha meglio interpretato il rapporto azienda-vini-tenuta.

La Tenuta
Eretto nel 1100 a difesa della via che dal porto di Talamone portava a Siena, il castello è proprietà di Frescobaldi dal 1989. Una delle prime aziende produttrici di Brunello di Montalcino già dalla fine del XIX secolo, Castelgiocondo è terra di vini di grande struttura, complessi ed equilibrati. La tenuta si trova sul versante sud-ovest di Montalcino, ad una altitudine tra i 180 e i 400 metri sul livello del mare, e si estende su 815 ettari. I terreni della tenuta, assai diversificati a seconda dell’altitudine, e il clima caldo, asciutto e ventilato sono le condizioni ideali per la produzione di vini concentrati, potenti e strutturati, ma caratterizzati al tempo stesso da grande equilibrio ed eleganza: Castelgiocondo Brunello di Montalcino Riserva DOCG, Castelgiocondo Brunello di Montalcino DOCG, Campo ai Sassi Rosso di Montalcino DOC e Lamaione IGT.

Matthew Brannon
È nato a St.Maries, Idaho, USA, nel 1971. Vive e lavora a New York. La ricerca di Matthew Brannon parte da una riflessione sulla storia e l’evoluzione della grafica pubblicitaria, che l’artista reinterpreta indagando i limiti e le potenzialità, per metterle in relazione con la realtà contemporanea. Tra le principali mostre personali: 2015 The Rules Are Not the Rules, Casey Kaplan, New York; 2013 Department Store at Night (Five Impossible Films, I), Marino Marini Museum, Firenze; 2008 The Question is a Compliment, Friedrich Petzel Gallery, New York; 2007 Where Were We, Whitney Museum of American Art at Altria, New York; Try & be Grateful, AGYU, Art Gallery at York University, Toronto; 2005 Meat Eating Plants, David Kordansky Gallery, Los Angeles; 2004 Exhausted Blood & Imitation Salt, Johmn Conelly Presents, New York; 2003 Tatum O’Neals Birthday Party, Kevin Bruk Gallery, Miami; 2000 Soft Rock, Künstlerhaus Bethanien, Berlino.

Eric Wesley
È nato nel 1973 a Los Angeles, dove vive e lavora. Il lavoro di Eric Wesley offre un commento ironico sul rapporto mutabile tra arte e società, artista e cittadino, sobria serietà e comicità surreale. Sculture e installazioni offrono un punto di vista originale e spesso dissacrante sul quotidiano. Tra le principali mostre personali: 2012 Eric Wesley, Galleria Fonti, Napoli, Italia; Eric Wesley: 2 New Works, Bortolami Gallery, New York; 2011 The Same ol’ New Frontier, China Art Objects, Los Angeles; 2009 New Realistic Figures, Maureen Paley, Londra; 2007 Spafice, Foundation Morra Greco, Napoli; 2006 Audi, Meyer-Riegger Gallery, Karlsruhe; Eric Wesley, China Art Objects Galleries, Los Angeles; MOCA FOCUS: Eric Wesley, Museum of Contemporary Art, Los Angeles; 2005 Bowie-Van Valen Gallery, Amsterdam ; 2004I love WW2, Locust Projects, Miami; 2003 Jeans Theory, Statements, Art Basel, Basilea ; 2002 New Amsterdam Lights, Metro Pictures, New York; Enchilada “The Endless Burrito”, Meyer-Reigger Galerie, Karlsruhe; 2001 Two Story Clocktower, CalTech, Pasadena ; 2000 Kicking Ass, China Art Objects Galleries, Los Angeles; 1999 Camper, China Art Objects Galleries, Los Angeles.

Patrizio di Massimo
È nato a Jesi nel 1983. Vive e lavora a Londra. Patrizio di Massimo rilegge la tradizione e l’identità italiana attraverso un’interessante sovrapposizione tra tradizione e contemporaneità con una gamma molto ampia di linguaggi espressivi , che vanno dal disegno alla scultura, dalla pittura al video fino all’installazione. Tra le principali mostre personali: 2014 Patrizio Di Massimo, Are Ere Ire, T293, Roma; 2014 Patrizio Di Massimo, Soft Corners Lining White, Rowing, Londra; Patrizio Di Massimo, Me, Mum, Mister, Mad, Kunsthalle Lissabon, Lisbona; 2013 Patrizio Di Massimo, Monologue for two, Fiorucci Art Trust (performance); Patrizio Di Massimo, Inside Me, Present Future, Artissima, Torino (performance); Patrizio Di Massimo, The Lustfult Turk, Gasworks, Londra; Patrizio Di Massimo, Monologue for two, MdP1, Milan (performance); 2012 Patrizio Di Massimo, The Lustful Turk, Villa Medici, Roma; Patrizio Di Massimo, I want to live like this, T293, Roma; Patrizio Di Massimo, Buzzi’s Turandot (in the form of notes), Stedelijk Museum, Amsterdam (performance); 2011 Patrizio Di Massimo, Modus Operandi, White Fish Tank, Ancona; 2010 Patrizio Di Massimo, The Negus said: Give me the lion keep the stele!, Art 41 Basel, Art Statements, con T293; Patrizio Di Massimo, Col Sole in Fronte, T293, Napoli; 2009 Patrizio Di Massimo, Zilkha Auditorium1, Whitechapel Art Gallery, Londra.

Le donne dietro ai brands. Forbes intervista Cristina Mariani-May

Forbes, la nota rivista statunitense di economia e finanza fondata nel 1917 da Bertie Charles Forbes, ha deciso di intervistare tutte quelle donne che stanno dietro ai brand più famosi e, fra le “quota rosa” di spicco c’è Cristina Mariani-May, Co-CEO di Banfi Vintners, con sedi in Italia, a Montalcino, e New York.
Cristina Mariani-May, come si legge sulle pagine della rivista, mentre studiava per prendere la laurea alla Georgetown University, ha vissuto e studiato al campus di Georgetown a Firenze, dove ha sviluppato una passione per tutto il made in Italy, innamorandosi delle colline ondulate, la cultura e il cibo della Toscana. Dopo la laurea e un Master in Business Administration, il più importante programma di specializzazione manageriale post-laurea esistente al mondo, alla Columbia Business School “ho lavorato – racconta Cristina Mariani-May – negli affari della mia famiglia, a partire dal marketing, fino a diventare co-CEO. A Castello Banfi, ho voluto condividere questa passione con il mondo, elevando la qualità del vino italiano, grazie al lavoro fatto, con un affiatato team di fiducia, dedicato alla ricerca e all’attuazione di pratiche enologiche sostenibili, nel rispetto della natura. Di conseguenza, Castello Banfi è diventata l’unica azienda al mondo a raggiungere l’ISO 14001, ISO 9001 e la certificazione SA 8000, riconoscendoci la leadership nel campo della soddisfazione del cliente, della responsabilità ambientale e la responsabilità sociale”.
Parlando della donna “che ha fatto la differenza” nella sua vita, Cristina Mariani-May afferma: “anche se non l’ho mai incontrata, la mia prozia Teodolinda Banfi è sempre stata una fonte di ispirazione, una pioniera, fedele, laboriosa, una donna senza paura, ma con smalto ed equilibrio. Nel 1920, Teodolinda è stata la prima donna, che non era una suora, a vivere in Vaticano, responsabile di tutta la famiglia di Papa Pio XI: si occupava di tutto quello che occorreva per gestire il suo staff, come la selezione dei vini. Anche lei era gentile e amorevole, dopo aver cresciuto il suo nipote (mio nonno, che ha fondato la nostra azienda e l’ha chiamata come lei) come fosse suo figlio. È attraverso lei che riconosco l’importanza della famiglia, come deve essere bilanciata con il lavoro, e come una donna può avere successo in entrambi i campi. Dalla sua ispirazione ho imparato a lavorare senza sosta, ma con la passione per il team, le persone e la famiglia, crescendo i bambini nel segno del rispetto ma con una mente imprenditoriale”.
L’ultima domanda per Cristina Mariani-May è come lei aiuti le donne nel mondo aziendale: “è importante – risponde – rimanere in contatto e mettersi a disposizione. Faccio “mentoring”, attività di formazione aziendale, in collaborazione con la Columbia Business School, e partecipando a eventi del settore, come l’imminente “Women of the Vine Global Symposium”. L’industria delle bevande alcoliche è dominata dagli uomini, ma qualcosa sta cambiando, e io faccio quello che posso per educare e responsabilizzare le donne nel nostro business. Quello che è veramente gratificante è che, mentre stiamo aiutando altre donne, anche loro ci aiutano condividendo con noi le loro esperienze, intuizioni, e la passione per la scoperta”.

Mundus Vini: Biondi Santi è medaglia Gran Oro e “Best of show”

L’Italia trionfa nella degustazione primaverile e conquista 497 medaglie al Premio internazionale Mundus Vini, l’autorevole concorso internazionale molto importante per consolidare la posizione nei mercati del nord Europa; 6 le medaglie Gran Oro, una al Brunello di Montalcino Riserva 2010 Biondi Santi, 232 le medaglie d’Oro e 259 quelle Argento. Questi i risultati emessi da una giuria composta da 160 esperti di vino, che su oltre 5mila etichette degustate hanno assegnato 2.063 medaglie. Alle spalle dell’Italia si trova la Spagna con 469 medaglie, seguita dal Portogallo (258), e dalla Germania (226). Al quinto posto la Francia con 191 riconoscimenti. A seguire: Austria (62), Cile (56) , Australia (52), Grecia (35), Bulgaria (29), Sud Africa (29), Nuova Zelanda (20), Stati Uniti (19), Argentina (14), Ungheria (12), Georgia (11), Romania (10), Israele (9), Turchia (8), Lussemburgo (6).
Inoltre sulla base dell’alta qualità, nella degustazione primaverile di Mundus Vini, sono stati assegnati 68 premi speciali “Best of show”. Di questi, 10 sono stati conferiti all’Italia: Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Mater Domini Veneti 2010 di Cantina Valpolicella Negrar; Sarmassa Barolo Docg 2011 di Cantine dei Marchesi di Barolo; Palmenti Negroamaro Salento Igp 2012 di Cantine San Marzano; Fontanafredda Vigna la Rosa Barolo Docg 2011 di Fontanafredda; Tenuta Greppo Brunello di Montalcino Docg Riserva 2010 di Jacopo Biondi Santi; 1044 Passito Bianco della Toscana 2013 di Poggio Rozzi.

Focus: Mundus Vini
Mundus Vini è un concorso internazionale che si tiene in Germania istituito nel 2001, diventato in pochi anni una prestigiosa vetrina per le etichette di qualità prodotte nelle regioni viticole più blasonate del mondo. Mundus Vini si tiene due volte all’anno: nel mese di agosto, come degustazione estiva (agosto), congeniale alle fiere autunnali e alle attività di fine anno, e come degustazione di primavera (a febbraio) prima di ProWein.
L’obiettivo di Mundus Vini è promuovere la qualità e la commercializzazione dei vini partecipanti. Il Premio intende offrire a produttori, viticoltori, importatori e consumatori una piattaforma ideale che consenta di paragonare fra loro i vini partecipanti, di offrire un valido strumento di decisione e di orientamento per l’acquisto e di raggiungere il grande pubblico. Ciò che per il consumatore è un utile strumento di orientamento, rappresenta per il produttore la conferma del suo operato. Il produttore ha l’opportunità di misurare i propri standard nel confronto internazionale ed i premi ricevuti al Mundus Vini costituiscono un prestigioso strumento di marketing dei prodotti.

Montalcino portavoce di agricoltura biologica

Un progetto economico, culturale e di valorizzazione per tutto il territorio di Montalcino e per tutte le sue produzioni. Questo l’assunto che muove il neonato Comitato per MontalcinoBIO e che è alla base della filosofia che muove, oggi, molti dei produttori di Brunello. Il territorio di Montalcino è occupato, per il 50%, dalla macchia mediterranea che, al suo interno, racchiude vari ecosistemi e una biodiversità complessa. Una varietà importante, fatta di bosco e vigneti, terreni coltivati con seminativi diversi ma anche oliveti e altre importanti produzioni come quella del miele sembra rappresentare l’habitat perfetto dove l’agricoltura biologica possa prosperare. In virtù del fatto che, per le sue caratteristiche, Montalcino può divenire portavoce per la produzione biologica in Italia questa mattina nelle stanze del complesso di Sant’Agostino occupate da OCrA, si è alzato il sipario sul convegno “Scienza ed Esperienza. Un’alleanza naturale” organizzato dal comitato per Montalcino BIO, con il patrocinio del Comune di Montalcino e di Ocra. Dario Pettinelli, giornalista dle Gambero Rosso, ha fatto da moderatore a vari interventi che hanno fornito un quadro abbastanza dettagliato di quanto l’agricoltura biologica sia importante nella sua complessa gestione. “Questo convegno – spiega il dottor Stefano Zaninotti, agronomo Vitenova Vine Wellness, società di consulenza alle aziende vitivinicole in campo agronomico – ci permette di divulgare il nostro lavoro. Il mio studio analizza tutto ciò che si trova nel vigneto, tutto quello che di negativo e nocivo si trovi a contatto con la vite e, attraverso uno studio sistematico, di piante e insetti che vivono e convivono con il vigneto, cerchiamo di trovare delle soluzioni, dei modi per salvaguardare la vite e i suoi frutti. Il punto di partenza per provare a conoscere il mondo che ruota intorno alla vitis vinifera è provare a capirlo, analizzando la biodiversità, la natura, cioè, che ospita l’insieme di tutto ciò che vive nel e sopra il terreno, l’ecosistema vigneto, che ospita diverse comunità di organi viventi che interagiscono tra di loro in un equilibrio che può essere disturbato ma che si prova a mantenere in equilibrio. Da qui, poi, si analizza la sostenibilità e cioè la biodiversità che caratterizza un vigneto che si trova in equilibrio. Maggiore biodiversità significa maggiore possibilità di capacità di resistere agli attacchi e maggiore possibilità di raggiungere un equilibrio. Questo è il nostro compito, studiare e capire l’ecosistema del vigneto, e lo facciamo cercando di conoscere e analizzare i nemici e gli amici della vite per proteggerla e lavorare al meglio”. La flora ed il terroir sono stati al centro dell’intervento del dottor Cristiano Francescato: “per riuscire a ripristinare l’equilibrio degli ecosistemi naturali è importante studiare tutto ciò che li circonda. Si parte dalla flora, che rappresenta la parte biotica più interconnessa con l’ecosistema e studiando la sua composizione arriviamo a capire con quale tipologia di ecosistema abbiamo a che fare. Ma la flora non rappresenta l’unica parte da prendere in esame, molto importante è anche il terroir dove l’ecosistema si sviluppa. Per terroir si intende un mix di componenti dove natura e uomo interagiscono: terroir è clima, temperature, suolo, vitigno, ma anche lavoro dell’uomo sulla natura, storia e cultura”. È, poi, con il professor Andrea Lucchi dell’Università degli Studi di Pisa che si è entrati nello specifico parlando di tecniche biologiche utili alla salvaguardia del vingeto: “credo che andare verso una viticoltura che faccia meno uso di molecole di sintesi sia un percorso irrefrenabile. Molti sono i benefici che possono portare sistemi a basso impatto ambientale nell’economia della difesa del vigneto. L’uso di feromoni – sostanze biochimiche prodotte da ghiandole esocrine che sono emesse dagli organismi viventi a basse concentrazioni con la funzione di inviare segnali ad altri individui della stessa specie – che vengono utilizzati con un sistema che si chiama “confusione sessuale”: nella pratica immettiamo nell’ambiente dei feromoni simili a quelli prodotti dagli insetti ma sintetici in questo modo si impedisce al massimo e alla femmina di incontrarsi, quindi le femmine non possono deporre le uova da cui nascono delle larve che poi andranno ad attaccare la vite. Con questo sistema noi lavoriamo meglio quanto più riusciamo a lavorare a livello comprensoriale che porta a diffondere questo sistema su migliaia di ettari e a ridurre l’imput chimico ma anche una riduzione di residui nel prodotto finale, il vino”. A chiudere il convegno, il professor Bruno Bagnoli dell’Università degli studi della Tuscia che si è parlato dei giallumi: “per i giallumi intendiamo delle malattie dovute a dei citoplasmi (batteri privi di parete ellulare)che in natura vengono trasmessi da insetti che hanno un apparato boccale particolare, succhiante, che riesce a fargli intercettare le parti fotoplasmatiche. Il fotoplasma si moltiplica nel corpo dell’insetto e questo diviene infettivo e in grado di trasferire il fitoplasma su altre piante magari sane. È una problematica che trova l’apice in una malattia che si chiama flavescenza dorata che è dovuta ad un fitoplasma da sempre considerato un organismo da quarantena, ovvero organismo per il quale occorre mettere in atto tutte le metodiche per provare almeno a limitare la diffusione. Il fitoplasma è veicolato nell’ambiente, è trasferito da un insetto, una cicalina, e recentemente è stato osservato che i rapporti tra insetti e fitoplasma sono più ampi e siamo in grado di dire che ad intervenire, oltre alla cicalina, cono anche altri insetti vettori. Gli studi volti al controllo di questa problematica, riguarda ovviamente, non potendo fare una lotta diretta contro i fitoplasmi, il controllo dei vettori e tutti quelli approcci per aumentare la resistenza delle piante, dell’ospite”. Un buon punto di partenza per il Comitato per MontalcinoBIO che oggi ha posto le basi per un progetto che potrebbe portare Montalcino a farsi portavoce di una filosofia che, sempre più, oggi, deve essere presa in considerazione.