Top Hundred 2016 by Il Golosario: il Brunello c’è

“Il riconoscimento delle 100 migliori cantine d’Italia è un esercizio appassionante, giacché da 15 anni non premiamo mai la cantina degli anni precedenti. È un modo questo per mostrare che in Italia c’è una qualità diffusa di vino a tutti i livelli, sempre più incalzante. Tant’è che appena chiusa la selezione di quest’anno abbiamo dovuto riconoscere altre 23 cantine d’eccellenza.” Così Paolo Massobrio e Marco Gatti, ideatori del premio Top Hundred alle cento migliori cantine italiane, de ilgolosario.it, spiegano la scelta di premiare più cantine del solito e di istituire una nuova categoria: i “Fuori di top”. Si tratta in questo caso di cantine, per lo più piccole o piccolissime e spesso nuove, scoperte a chiusura della selezione effettuata con degustazioni di esperti e promosse per la loro eccezionalità direttamente sul campo, quindi senza passare dalle degustazioni plenarie. Scorrendo tuttavia già l’elenco dei 100 migliori vini italiani di quest’anno emerge una netta affermazione del Veneto che conta ben 17 cantine premiate con un buon equilibrio tra denominazioni affermate (come quelle del Prosecco) e emergenti (vedi Lessini Durello). Seguono, come da manuale, il Piemonte con 13 premiati e la Toscana con 10 premiati di cui due cantine di Brunello, Bellaria e Ridolfi entrambe con il Brunello di Montalcino 2011, mentre al sud si segnala l’ottima affermazione della Puglia con 7 cantine. E tra i Fuori di top? In questo caso è il Piemonte a fare a parte del leone con ben 6 cantine premiate seguito dalla Lombardia con 4 cantine, mentre al Sud è ancora una volta la Puglia (con 3 cantine) a segnalare una qualità sempre più diffusa e radicata nel territorio. Top dei Top, ovvero la cantina che più ha colpito la commissione di degustazione in tutte le fasi (quindi sia al primo assaggio sia alle degustazioni finali) è la piccola realtà di Bekeke da Roncade (Tv), firmata dall’enologo Simone Maculan, con un vino rosso da uve carmenere e lungo affinamento. A completare la selezione di Paolo Massobrio e Marco Gatti la scelta di 22 Cantine del cuore (una per regione, salvo Trentino Alto Adige e Emilia Romagna che ne hanno due) che rappresentano quelle cantine storiche, già premiate con il Top Hundred, che per via del mantenimento della qualità generale dei vini e del costante miglioramento della loro offerta meritano una citazione a sé stante.
Molte di queste curiosità enologiche saranno anche a Golosaria a Milano dal 5 al 7 novembre prossimo, e domenica 6 novembre si terrà la cerimonia di proclamazione delle cantine e dei vini di quest’anno, con un appassionante contorno di degustazioni.

Wine Searcher: tra i vini più costosi c’è Biondi Santi

Una classifica, quella stilata da Wine Searcher, il portale di riferimento per chi cerca e compra vino online, che prende in considerazione le top 10 dei vini più costosi d’Italia, escludendo ovviamente le bottiglie di edizioni speciali e da collezione e che mostra un Belpaese enoico ricco di nettari, perlopiù invecchiati, di qualità che spaziano dal Piemonte al Veneto fino alla Toscana. Come noto, l’Italia è famosa nel mondo soprattutto per i suoi vini rossi e, come prevedibile, nella lista, che non annovera neppure un vino bianco, il Brunello di Montalcino, non poteva certo mancare. Il “re” del Sangiovese compare al posto n. 4 con una delle etichette più famose e apprezzate del territorio: il Brunello di Montalcino Riserva della Tenuta Greppo Biondi Santi. Inventori, alla fine del 1800 del Sangiovese in purezza a Montalcino e fautori della nascita, della storia e dell’evoluzione di questo vino, oggi Wine Searcher propone il Brunello Biondi Santi in classifica tra i più costosi, con un prezzo che, di media, si aggira sui 553 dollari.

“Fondazione Territoriale Brunello di Montalcino”: ecco i nomi

Patrizio Cencioni, Fabrizio Bindocci, Andrea Machetti, Remo Grassi ed Emanuele Bartolommei: ecco i nomi di 5 dei 7 consiglieri, quelli nominati dal Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, che faranno parte del direttivo della “Fondazione Territoriale Brunello di Montalcino”, costituita con atto notarile nel maggio 2016 e creata con l’obiettivo di finanziare progetti di sviluppo territoriale.
Retta, in questi mesi di passaggio, da un comitato di pilotaggio – guidato dall’ex presidente del Consorzio, Fabrizio Bindocci, l’ex vicepresidente e promotore del progetto Bernardo Losappio e dal sindaco di Montalcino, Silvio Franceschelli – con il compito di redigere lo statuto della Fondazione e guidarla, per il prossimi 6 mesi, verso il consiglio direttivo, è in attesa della nomina che, da statuto, spetta al sindaco di Montalcino, Silvio Franceschelli (egli stesso membro del cda e nel board, in veste istituzionale e senza alcun ruolo politico) e che verrà nominato nella seduta del Consiglio Comunale (in calendario la prossima settimana), quando verrà accettata formalmente la partecipazione alla Fondazione.
Nata con lo scopo di finanziare progetti di sviluppo per Montalcino ed il suo territorio, la “Fondazione Territoriale Brunello di Montalcino” reperirà le risorse da destinare alla causa attraverso il contributo volontario dei produttori, quantificabile in 1-2 centesimi a bottiglia, o meglio a “fascetta”, che, secondo le prime stime, consentirebbe di ottenere un budget iniziale di 150-200.000 euro all’anno. I contributi non saranno distribuiti a pioggia ma, di anno in anno, puntando su progetti e idee concrete e ben delineate.
La Fondazione prende, dunque, forma e si avvia ad iniziare il suo percorso verso il sostegno della crescita del sistema economico e sociale di Montalcino; una cosa, però, risulta, oggettivamente, “eccentrica”: l’ideatore-promotore e primo sostenitore del progetto, Bernardo Losappio, è stato clamorosamente escluso dal direttivo, e, quindi, non potrà dare il suo contributo all’evoluzione della Fondazione.

Incoming a Montalcino: parola ai sommelier giapponesi

Nuovo appuntamento, per il Consorzio del Brunello, con sommelier stranieri, questa volta giapponesi, arrivati a Montalcino nei giorni scorsi per implementare la conoscenza dei prodotti vinicoli del territorio. Fumiko Nishio, IWM (Italian Wine Master), Mayumi Fukumura, IWM (Italian Wine Master), Kazuo Naito, vincitore come migliore Sommelier della “JET cup”, Masahiro Shibata, capo sommelier del Ristorante Heinz Beck a Tokyo,  Yasushi Honda, vincitore come migliore Sommelier della “JET cup”, Ayako Ishigaki, sommelier presso il Ristorante Opium e  Tomoko Ebisawa, direttrice responsabile del “Wine&Food Magazine Vinotheque” e consulente per l’Associazione Sommelier Giapponese, hanno visitato diverse cantine e assaggiato vecchie e nuove annate di Brunello. Da un’intervista emerge quanto sia importante, per i Sommelier che nel mondo divengono ambasciatori dei vini che raccontano, visitare i luoghi di produzione e “toccare con mano” i luoghi che danno i natali a vini importanti come il Brunello di Montalcino. Guarda il Video

Il Barbaresco incontra il Brunello di Montalcino sulle colline di Treiso

“… Poiché le parole sono come il vino: hanno bisogno del respiro e di tempo perché il velluto della voce riveli il loro sapore definitivo”. Le parole di Luis Sepùlveda fanno da biglietto da visita ad un incontro speciale, quello tra il Barbaresco di Giorgio Pelissero ed il Brunello di Montalcino di Col d’Orcia giovedì 22 settembre 2016 al Ristorante La Ciau Del Tornavento di Treiso.
Il tempo è il paradigma di questi due grandi vini, il Nebbiolo e il Sangiovese, che solo con gli anni si scoprono nella loro forma migliore, dove la verità, la bellezza e la bontà di un sorso appagano e regalano un piacere infinito. Il vino, questo magico elemento creato dall’uomo con il suo calore, il biglietto da visita che seduce lo sguardo, con quei colori che possono essere tenui, intensi e impenetrabili. I suoi profumi, delicati o vigorosi, ma anche freschi, morbidi e potenti, e infine il sapore, che ne rivela il magico carattere. E protagonisti di questo incontro sono Barbaresco e Brunello di Montalcino, due tra le Docg italiane più note al mondo, di due grandi produttori, Giorgio Pelissero, titolare dell’Azienda Agricola Pelissero e il Conte Francesco Marone Cinzano, titolare dell’Azienda Col d’Orcia, si trovano per una serata unica e affascinante al Ristorante La Ciau Del Tornavento dello chef Maurilio Garola a Tresio.
Un incontro per parlare di bellezza, dei vini, di passione, fatica, piacere.
La serata sarà aperta con un aperitivo in cantina dai bianchi delle due aziende, la piemontese Langhe doc Favorita Le Nature 2015 e il Pinot Grigio Biologico Sant’Antimo doc 2015. A seguire il Langhe doc Nebbiolo 2014 e il Rosso di Montalcino Biologico doc 2014.
Durante la cena, una fantastica verticale delle annate 2010-2006-2001 dei vini top delle due aziende, il Barbaresco docg Vanotu e il Brunello di Montalcino docg Riserva Poggio al Vento.
Gran finale con la freschezza del Moscato d’Asti docg 2015 e la sapidità del Moscadello di Montalcino Pascena doc 2012.

Stilnovo, la nuova etichetta firmata Banfi

Dopo il grande succeso de La Pettegola, sfizioso Vermentino, esce proprio in questi giorni il suo “fratello rosso”: la nuova etichetta di Banfi, Stilnovo, un Governo all’Uso Toscano a base Sangiovese che rappresenta il perfetto connubio tra classico e contemporaneo, un progetto che si fonda sull’eleganza, sulla leggerezza, ma soprattutto sullo stile.
Banfi con questo nuovo vino, lo Stilnovo, ripropone l’affascinante pratica enologica del Governo all’Uso Toscano risalente al 1400, che consiste in una lenta rifermentazione del vino appena svinato con uve leggermente appassite.
Le note di degustazione raccontano un vino fresco, fruttato, morbido, elegante e di estrema piacevolezza. La buona acidità lo rende perfetto e facile da abbinare a qualsiasi piatto. Si esprime al meglio servito a 16°C.
Stilnovo è un nuovo modo d’interpretare il vino, attraverso uno stile inconfondibile, disimpegnato e piacevole, ma allo stesso tempo ricercato e particolare. Perché Stilnovo è stiloso!
Stilnovo affonda le sue radici nella tradizione, ma parla un linguaggio moderno, e il suo stile trendy va al di là di ogni moda. Per dirla come Coco Chanel: “Le mode passano, lo stile resta!”
Lo stile è il requisito che caratterizza tutto il progetto Stilnovo e che si manifesta in ogni possibile declinazione, in ogni forma, attività, oggetto e comunicazione.

La Montalcino enoica tra tradizione e innovazione

Un dibattito sempre vivo a Montalcino, quello che contrappone, in campo enologico, la tradizione all’innovazione e che porta, alcune tra le cantine del territorio, a proporre o riproporre, nel carnet delle proprie etichette, prodotti originali o vini che hanno fatto la storia di Montalcino. Secoli prima che Montalcino divenisse famosa per il Brunello, il re dei vini rossi del Belpaese oggi famoso e apprezzato in ogni angolo del pianeta, era il Moscadello a farla da padrone con un’ampia notorietà tra gli estimatori del buon vino. A “raccontare” la gloriosa storia di questo vino liquoroso – lodato già a cavallo tra il Sei ed il Settecento da Giovanni Antonio Pecci nelle sue “Memorie storiche della città di Montalcino” e cantato da Emanuele Repetti nel 1833 – restano soltanto 13 cantine che hanno scelto di non dimenticare le origini  della viticoltura del territorio (Banfi, Camigliano, Capanna, Caparzo, Caprili, Col d’Orcia, Il Poggione, L’Aietta, La Poderina, Mastrojanni, Mocali, Sassetti Livio-Pertimali, Tenute Silvio Nardi, Villa Poggio Salvi). Non dimentichiamoci poi, anche se sembra un paradosso, che il Brunello stesso può essere considerato una innovazione. Anche se oggi è il prodotto principe del territorio, infatti, la coltivazione del Sangiovese Grosso in purezza è abbastanza recente e affonda le sue radici, in casa Biondi Santi, solo alla fine dell’Ottocento. Se sono in pochi a restare legati alla tradizione vinicola di Montalcino, sono molti i produttori che, attraverso studi e ricerche “sul campo”, si dilettano a sperimentare nuovi prodotti. E una strada è quella delle “bollicine”. Se sono molte le grandi griffe con interessi a Montalcino che producono questo genere di vini fuori dal territorio, alcune cantine scelgono di affiancare a Brunello e Rosso, bianchi o rosati, rigorosamente con uve Sangiovese, frizzanti: Le Chiuse, Loacker, Il Poggiolo e Il Poggione che della tradizione e dell’innovazione fa la sua bandiera con il Moscadello Frizzante.

BaroloBrunello in Montalcino

Un luogo simbolico, uno dei più importanti complessi storici della Toscana apre le porte a BaroloBrunello. Il Chiostro di Sant’Agostino diventa così sempre più parte attiva nella riorganizzazione turistica del centro storico di Montalcino, aprendosi a nuove manifestazioni enologiche. Giunge al terzo anno con grandi novità “BaroloBrunello”. Quella che era nata quasi come una scommessa e che sta diventando un appuntamento da non perdere per ogni operatore del settore, quest’anno – come già annunciato lo scorso anno al Castello di Barolo – si sposta nel trecentesco Complesso di Sant’Agostino di Montalcino per una due giorni di degustazioni (12 e 13 novembre 2016). Cornice prestigiosa quella del chiostro riservata fino ad oggi esclusivamente a Benvenuto Brunello, lo storico appuntamento organizzato dal Consorzio del Brunello di Montalcino. I produttori di BaroloBrunello presenti alla kermesse di Montalcino saranno: Barolo Boroli, Comm. G.B. Burlotto, Castello di Verduno, Cavallotto, Ceretto, Damilano, Elvio Cogno, Elio Grasso, Ettore Germano, Ferdinando Principiano, G.D. Vajra, Gianfranco Alessandria, Giovanni Rosso, Giulia Negri, Giuseppe Rinaldi, Marengo, Paolo Scavino, Parusso, Renato Ratti, Roberto Voerzio, Vietti. Brunello di Montalcino Altesino, Baricci Colombaio Montosoli, Canalicchio di Sopra, Capanna, Caprili, Casanova di Neri, Cava d’Onice, Col d’Orcia, Cupano, Il Marroneto, Il Poggione, La Mannella, Le Ragnaie, Lisini, L’Uccelliera, Mastrojanni, Poderi Salicutti, Pietroso, Poggio di sotto, Salvioni, Talenti, Tenuta le Potazzine. Risulta evidente la presenza di alcune cantine solitamente restie ad aderire a manifestazioni di questo genere. Ma come e da chi sono stati selezionati i produttori partecipanti a “BaroloBrunello”? Semplice: dal team di WmeZone, coordinato da Andrea Zarattini. “La selezione fa la differenza. I produttori di “BaroloBrunello” sono stati selezionati attraverso assaggi che seguono canali indiretti: acquisti in enoteca, manifestazioni, presentazioni alla stampa e cantine di collezionisti.
Solo dopo aver selezionato la cantina ci rechiamo dal produttore e nella sua vigna – precisa Andrea Zarattini di WineZone – senza mai richiedere campioni per procura e sempre dopo diversi assaggi, incontri, confronti. Oltre alla qualità premiamo l’idea e la rappresentatività, che una cantina incarna del territorio d’appartenenza”.

Debra Meiburg: “Successo nel Sud Est Asiatico per il Brunello”

“Un modo meraviglioso per commemorare il 50° anniversario del riconoscimento della Doc. Dalla bellezza naturale di Montalcino alle metropoli vivaci dell’Asia, questa denominazione ha fatto così tanta strada in così poco tempo… Ed ora rappresenta una delle punte massime del vino italiano”. Così ha commentato la giornalista Master of Wine Debra Meiburg il tour nel Sud Est Asiatico,
organizzato dal Consorzio del Brunello di Montalcino al The Drink Business.
I seminari hanno toccato città importanti come Seoul (29 agosto), Taipei (30 agosto), Singapore (31 agosto), Kuala Lumpur (1 settembre), presentando il Brunello di Montalcino 2011, il Brunello Riserva 2010 e Rosso di Montalcino 2014 di Banfi, Bottega, Casisano Tommasi Family Estates, Col d’Orcia, Campogiovanni, Capanna, Castello Romitorio, Fossacolle, Le Macioche, La Gerla, Poggio di Sotto, San Polo e Villa Poggio Salvi.
“Il tour – conclude Debra Meiburg – è stato un successo meraviglioso, con ogni seminario che ha segnato il tutto esaurito, e con un feedback formidabile per i vini. Ciò che è stato veramente incoraggiante è stato l’attuale livello di conoscenza e l’entusiasmo per il Brunello nella regione sud asiatica, e più in generale, per i vini italiani di alta qualità. Questi mercati stanno maturando ad un ritmo rapido, e spero che i produttori di tutto il mondo continuino a visitare e offrire opportunità di degustazione ai professionisti desiderosi di vino di queste città”.

Vendemmia 2016: rese ridotte per Brunello e Rosso

Le vendemmie si avvicinano e le aziende vinicole stanno ultimando le ultime operazioni per l’appuntamento più importante dell’anno. Le previsioni dicono che l’annata si rivelerà molto positiva, soprattutto a livello aromatico, viste anche le escursioni termiche importanti tra giorno e notte. Ed è proprio per salvaguardare un’annata che può rivelarsi importante che il Consorzio del Brunello di Montalcino ha deciso di ridurre le rese produttive dei vigneti, Docg Brunello di Montalcino e Doc Rosso di Montalcino, per mantenere in equilibrio domanda e offerta e consolidare i prezzi di vendita.
La Giunta regionale ha infatti approvato negli ultimi giorni di agosto la richiesta del Consorzio di ridurre le rese previste dal disciplinare: “per il primo ettaro di vigneto a Brunello la resa sarà ridotta da 8 a 7,5 tonnellate ad ettaro (ma l’eventuale esubero di uva non può essere destinato a Rosso di Montalcino); per i successivi ettari la resa sarà ridotta a 6,5 tonnellate, con la possibilità, in questo caso, di destinare l’eventuale esubero alla Doc Rosso di Montalcino”.
Per il Rosso, invece, è prevista una riduzione della resa da 9 a 8 tonnellate ad ad ettaro. I produttori di Brunello puntano dunque, ancora una volta, a innalzare la qualità del Sangiovese di Montalcino che sta riscuotendo sempre più successo in tutti i mercati mondiali.