Tartufo, Brunello e Champagne a San Giovanni d’Asso

Il Tartufo Bianco delle Crete Senesi è il re della tavola. La Mostra Mercato di San Giovanni d’asso, infatti, offre molte possibilità per degustare il “Diamante bianco” insieme agli altri prodotti tipici del territorio senza trascurare “divagazioni gustose” come l’abbinamento con lo champagne.
Stand gastronomici e ristoranti, degustazioni lungo il borgo, il concorso per il miglior pecorino senese, cooking show, abbinamenti con Brunello e doc Orcia, le bollicine e tanto altro. Per tutti i visitatori della Mostra Mercato di San Giovanni d’Asso e per tutti i gourmet amanti del Tartufo Bianco delle Crete Senesi, i due week end centrali di novembre (12-13 e 19-20) offrono numerosi appuntamenti golosi.
Si inizia sabato 12 con il “matrimonio fra Brunello e Tartufo bianco”, una “cerimonia – degustazione” per festeggiare l’imminente fusione fra i comuni di San Giovanni d’Asso e Montalcino (ore 17, Sala del Camino). La sera, invece, si festeggia il decennale del gemellaggio con Hautvillers, il piccolo comune francese nella cui abbazia riposa il monaco benedettino Dom Pierre Pérignon considerato l’inventore delle nobili bollicine. Proprio da Hautvillers arriveranno a San Giovanni prestigiosi champagne da abbinare al Tartufo Bianco delle Crete (ore 21, Sala del Camino).
Domenica 13 novembre si apre con la ventesima edizione del concorso “Sapori Senesi” per premiare il miglior formaggio pecorino in collaborazione del Consorzio Agrario Provinciale di Siena. Nella sua versione a “latte crudo” offre un’incredibile qualità e varietà di sapori ed aromi, ogni forma è diversa dall’altra. La degustazione guidata (su prenotazione) è per le 11,40 nella Sala del Camino.
Il pomeriggio alle 15, Cooking show a cura di Maurizio Corridori con. “The International Chef Academy of Tuscany”.
Nel week successivo l’attenzione si concentra sulla “Gran Cena a km zero” (sabato 19 ore 21) dove il Tartufo Bianco incontra una grande eccellenza del territorio con il vino della Doc Orcia e gli altri prodotti tipici di stagione. I vini provengono dalle aziende del Consorzio Doc Orcia, la cucina è curata dal ristorante “La Taverna del Pian delle Mura” (Vivo d’Orcia), i tartufi sono dell’associazione senese, l’olio extravergine degli oliveti di San Giovanni d’Asso, i formaggi e le carni provengono dalle aziende agricole Vergelle e Mencarelli., il farro bio da Pieve a Salti.
Ogni giorno, la Coop “Il Tartufo delle Crete Senesi” organizza la manifestazione “Lungo il Borgo”. Due appuntamenti quotidiani denominati “Aperi…Bianco!”. Sono aperitivi con tartufo e prodotti locali. Camminando fra le vie di San Giovanni d’Asso, si potranno degustare i prodotti tipici locali (olio extravergine, vino Doc Orcia, formaggi pecorini, miele, salumi e tanto altro) in abbinamento con il Tartufo Bianco delle Crete Senesi e le sue creme ricavate dal prodotto fresco. L’appuntamento con “Aperi…Bianco!” è alle ore 12 e alle 17,45 dei due week end.
Per chi cerca un confronto più approfondito con il Tartufo Bianco delle Crete Senesi e con i numerosi piatti della gastronomia tradizionale e non, ci sono a disposizione gli stand gastronomici e un vasto bouquet di ristoranti che per tutto il mese di novembre presentano menù speciali dedicati ai profumi e ai sapori che il Diamante Bianco può offrire.
Dalle proposte più classiche della cucina senese, agli abbinamenti più innovativi, gli chef presentano i loro migliori piatti per esaltare le qualità del Tartufo Bianco delle Crete Senesi.

Avito e problema ungulati: ancora nulla si muove

Per l’ennesima volta i viticoltori toscani tornano ad esprimere la forte preoccupazione per la gestione del problema degli ungulati.
Nonostante la Regione si sia dotata di una buona legge con precisi obiettivi di riduzione della presenza di queste specie nelle nostre campagne, e nonostante le associazioni venatorie si siano formalmente impegnate a fare la propria parte, la situazione purtroppo non è sostanzialmente cambiata.
L’unica novità è il fiorire di polemiche con il consueto rimpallo di responsabilità. C’è chi accusa la Regione, chi accusa i cacciatori e, nel frattempo, i piani di abbattimento restano al palo, mentre in molte aree la situazione si è ulteriormente aggravata.
Appare evidente che nessuno può derogare dal pieno rispetto delle leggi e pertanto sono del tutto inutili i discorsi che non tengono conto dei vincoli normativi. È altrettanto giusto e doveroso però, adoperarsi per rimuovere gli ostacoli che impediscono di operare come sarebbe necessario, soprattutto in presenza di un problema divenuto endemico.
Tra questi ostacoli il principale è certamente rappresentato dai pareri dell’ISPRA sui piani di intervento programmati dalle ATC e dalla Regione, pareri che puntualmente, e senza possibilità di errore, riducono di almeno il 50% il carico di abbattimenti previsto. Per chi non lo sapesse, ISPRA è l’Ente deputato dalla legge nazionale a emettere pareri sui piani di controllo della fauna; nondimeno però, si comporta ed agisce come se fosse il depositario assoluto di un potere di veto che tuttavia la legge non gli riconosce. In questi anni a nulla sono valse le grida di allarme che da più parti il mondo agricolo gli ha fatto pervenire: indifferente alle sollecitazioni ISPRA ha continuato imperterrita a considerare le proposte non in linea con la propria visione ideologica, quasi fossero un oltraggio ad un equilibrio naturale che, ormai, solo loro vedono.
Per queste ragioni non abbiamo remore a ribadire che ISPRA è oggi il principale ostacolo alla soluzione del problema degli ungulati in Toscana. A nostro avviso la Regione, in forza della sua autonomia e del suo prestigio istituzionale, dovrebbe una volta per tutte accettare questa realtà dei fatti, assumendosi finalmente la responsabilità di superare i veti dell’ISPRA e usufruendo, magari, di autorevoli pareri di istituti scientifici regionali i quali, più vicini al territorio, conoscono meglio la realtà locale e sono quindi in grado di individuare le soluzioni più efficaci.
In questo senso peraltro, si è formalmente espresso il Consiglio Regionale lo scorso 14 settembre, approvando una mozione che impegna la Giunta ad avvalersi dei pareri di Istituti Scientifici regionali, ed un analogo appello è stato avanzato lo scorso 26 settembre dall’ATC di Siena attraverso un comunicato stampa.
AVITO non solo condivide la mozione del Consiglio Regionale e le posizioni dell’ATC di Siena, ma le considera un passo indispensabile per dare risposte concrete ad un settore che non può più permettersi il “lusso” di allevare ungulati per soddisfare le ambizioni di un Istituto che non guarda al di là del proprio naso. Vogliamo ricordare che i danni crescenti procurati dagli ungulati (facilmente verificabili da chiunque non abbia i paraocchi) mettono a rischio la sopravvivenza di moltissime aziende vitivinicole, e con loro anche migliaia di posti di lavoro. Questa è purtroppo la realtà che l’ISPRA si ostina a non vedere!
Siamo anche consapevoli che le polemiche sull’inefficacia dei provvedimenti regionali possono talvolta costituire facili alibi dietro cui trincerarsi per tutti coloro che, per interessi diversi, non hanno condiviso lo spirito e le finalità della recente legge obiettivo, anzi subendola come fosse un’imposizione.
Per gli addetti ai lavori non è un mistero che molte componenti del mondo venatorio stiano attuando un latente ostruzionismo all’attuazione della legge, con il malcelato obiettivo di dimostrarne l’inutilità. È un comportamento inaccettabile, con il quale si rifiuta di prendere atto di una situazione andata oramai ben oltre il livello fisiologico.
Non è più tollerabile che le nostre colture vengano messe così pesantemente a rischio, così come non è più tollerabile che le stesse vite umane siano messe a repentaglio da una eccessiva presenza di ungulati nelle nostre campagne, come purtroppo è già accaduto nei mesi scorsi. L’agricoltura e la viticultura sono assi portanti dell’economia e dell’immagine della Toscana, che non possono dipendere dagli opachi interessi di corporazioni che ritengono di essere al di sopra della legge e del bene comune.

“Guida Vitae” 2017 dell’Ais: 17 i Brunello premiati

Sono le guide enoiche, vero e proprio vademecum di informazioni riguardanti cantine e produttori, etichette e denominazioni, a cui, sempre più spesso, winelovers e appassionati, si affidano per scegliere cosa bere o cosa comprare per arricchire le proprie cantine. Ultima arrivata nel vasto panorama delle guide e presentata sabato a Milano (www.aisitalia.it), è la “Guida Vitae” 2017 dell’Ais – Associazione Italiana Sommelier, “capitanata” da Antonello Maietta. tra le pagine della guida ci sono ben 511 i vini del Belpaese premiati con le “Quattro Viti” ed il Brunello è presente con 17 etichette. Le Regioni più premiate sono Piemonte, a quota 106, e Toscana, che si ferma a 79, mentre tra le singole tipologie è il Barolo a fare man bassa di riconoscimenti, con ben 57 etichette, contro le 17 proprio del Brunello di Montalcino, suo classico competitor per numero di riconoscimenti nelle guide.

Focus – I Brunello “Quattro Viti” Ais 2017
Brunello di Montalcino 2011 – Biondi Santi
Brunello di Montalcino Riserva 2010 – Biondi Santi
Brunello di Montalcino 2011 – Luce della Vite
Brunello di Montalcino 2011 – Le Potazzine
Brunello di Montalcino 2011 – Poggio di Sotto
Brunello di Montalcino 2011 – Salvioni – La Cerbaiola
Brunello di Montalcino Cerretalto 2010 – Casanova di Neri
Brunello di Montalcino Filo di Seta 2011 – Castello Romitorio
Brunello di Montalcino Fornace 2011 – Le Ragnaie
Brunello di Montalcino Phenomena Riserva 2010 – Sesti
Brunello di Montalcino Poggio all’Oro Riserva 2010 – Banfi
Brunello di Montalcino Riserva 2010 – Canalicchio di Sopra
Brunello di Montalcino Riserva 2010 – Pietroso
Brunello di Montalcino Riserva 2010 – Poggio di Sotto
Brunello di Montalcino Sugarille 2011 – Pieve Santa Restituta
Brunello di Montalcino Viogna Schiena d’Asino 2010 – Mastrojanni
Brunello di Montalcino Vigna Soccorso 2011 – Tiezzi

Biondi Santi il “re” delle Guide enoiche d’Italia

Il re dei vini di Montalcino? È il Brunello Tenuta Greppo Riserva 2010 di Biondi Santi; è l’unico che riesce a mettere d’accordo ben 5 guide nazionali su 8 sui migliori vini italiani del 2017. Incrociando le maggiori guide italiane che valutano i vini, “I vini dell’Espresso 2017”, “Guida Vini d’Italia” del Gambero Rosso, “Vini di Veronelli 2017”, “Bibenda 2017”, Cernilli, Slow Wine, la Guida di Ais-Associazione italiana sommelier e la “Guida dei Vini Italiani” di Luca Maroni, viene fuori che quello di Biondi Santi è l’unico vino a mettere d’accordo così tanti critici.
Nel’incrocio delle guide dei migliori vini italiani, a seguire c’è poi il Brunello dell’azienda che ha portato il vino di Montalcino nel mondo: Castello Banfi, che, con Poggio all’Oro Riserva 2010, mette d’accordo 4 guide; 4 menzioni le porta a casa però anche il Brunello di Montalcino 2011 de Le Potazzine, azienda che si è fatta conoscere e apprezzare molto negli ultimi anni; stesso numero di premi il “Cerretalto 2010” di Casanova di Neri, cantina che è stata anche al primo posto della “Top 100” di Wine Spectator; poi, sempre con 4 premi, ci sono il Brunello di Montalcino Riserva 2010 di Canalicchio di Sopra, azienda che si sta facendo apprezzare a livello internazionale e il Brunello di Montalcino “Vigna Schiena D’Asino 2010” di Mastrojanni, guidata da Illy, uno degli imprenditori più illuminati del panorama italiano.
“È una grande soddisfazione e un onore per me – ha spiegato Jacopo Biondi Santi alla guida della Tenuta Il Greppo Biondi Santi – ricevere l’apprezzamento di esperti di questo calibro. La Riserva 2010 è, come la 2015, espressione della mia esperienza e della mia carriera. Arriva oggi, con questo risultato, una conferma importante che mi dice che la direzione che ho intrapreso, attraverso la ricerca ed i miei studi sulla zonazione, è quella giusta”.
Ci sono poi vini che hanno comunque avuto consensi favorevoli in ben 3 guide, come il Brunello Riserva 2010 e il Brunello 2011 di Poggio di Sotto, il Brunello 2011 di Salvioni – La Cerbaiola, il Brunello “Phenomena” Riserva 2010 di Sesti, il Brunello 2011 di Le Chiuse, il Brunello “Madonna delle Grazie” 2011 di Marroneto, il Brunello Riserva 2010 di Tenuta di Sesta, il Brunello Riserva 2010 di Uccelliera e il Brunello “Ugolaia” 2010 di Lisini.
L’incrocio delle guide, anche se può sembrare un esercizio di stile, è, invece, l’unico strumento utile per avvicinarsi all’oggettività. Il fatto che un vino riesca a ricevere molti apprezzamenti da “giudici” differenti è sintomatico per far capire quanto un vino è davvero buono.

Con Andrea Cortonesi si completa il cda della Fondazione

Dopo oltre un mese da quando il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino nominava i propri consiglieri che andranno a formare il direttivo della “Fondazione Territoriale Brunello di Montalcino” – costituita con atto notarile nel maggio 2016 e creata con l’obiettivo di finanziare progetti di sviluppo territoriale e retta, in questi mesi di passaggio, da un comitato di pilotaggio – guidato dall’ex presidente del Consorzio, Fabrizio Bindocci, l’ex vicepresidente e promotore del progetto Bernardo Losappio e dal sindaco di Montalcino, Silvio Franceschelli – con il compito di redigere lo statuto della Fondazione e guidarla – è arrivata anche la nomina che, da statuto spetta al sindaco del Comune di Montalcino. Sarà Andrea Cortonesi, produttore di Brunello nella sua cantina (Uccelliera), che andrà ad aggiungersi agli altri 6 membri del consiglio di amministrazione che ricordiamo essere, il sindaco stesso, Silvio Franceschelli, Patrizio Cencioni, Fabrizio Bindocci, Andrea Machetti, Remo Grassi ed Emanuele Bartolommei.

“5 Grappoli” di “Bibenda 2017” il Brunello c’è

Sei etichette per Antinori (Tignanello 2013, Solaia 2013, Bolgheri Superiore Guado al Tasso 2013 della Tenuta Guado al Tasso, Cervaro della Sala 2014 del Castello della Sala in Umbria, Castel del Monte Bocca di Lupo 2012 di Tormaresca in Puglia e Barolo Bussia Vigna Colonnello Riserva 2010 di Prunotto in Piemonte), 5 etichette per Angelo Gaja (Barbaresco 2013, Langhe Nebbiolo Costa Russi 2013, Langhe Nebbiolo San Lorenzo 2013, Langhe Nebbiolo Sorì Tildin 2013, il bolgherese Rosso Camarcanda 2013 di Ca’ Marcanda) e quattro per il Gruppo Moretti (con i Franciacorta Satèn Soul 2009 di Contadi Castaldi, Franciacorta Brut Teatro Alla Scala Vendemmia 2010 di Bellavista, Franciacorta Pas Operé Vendemmia 2009 di Bellavista, e Petra 2013 di Petra in Toscana): ecco, in anteprima a WineNews, il “podio” dei produttori italiani più premiati con i “5 Grappoli”, il massimo riconoscimento della guida della Fondazione Italiana Sommelier diretta da Franco Ricci. E il Brunello è ben presente in guida con addirittura 29 etichette su 99 toscane. La presentazione dell’edizione 2017 di Bibenda il 19 novembre a Roma, al Rome Cavalieri, con la cena preparata, come ormai da tradizione, dallo chef Gianfranco Vissani, e dove saranno in assaggio anche tutti i 603 “5 Grappoli”, i vini eccellenti valutati da 91 a 100 centesimi, tra i 25.000 degustati da oltre 2.000 cantine.
Focus – Tutti i “Cinque Grappoli by Bibenda 2017 per Montalcino
Brunello di Montalcino 2011 Salvioni
Rosso di Montalcino 2014 Salvioni
Brunello di Montalcino 2011 Biondi Santi Tenuta Greppo
Brunello di Montalcino Riserva 2010 Biondi Santi Tenuta Greppo
Brunello di Montalcino Riserva 2010 Lisini
Brunello di Montalcino Ugolaia 2010 Lisini
Brunello di Montalcino Vigna Loreto 2011 Mastrojanni
Brunello di Montalcino Vigna Schiena d’Asino 2010 Mastrojanni
Brunello di Montalcino Poggio all’Oro Riserva 2010 Banfi
Brunello di Montalcino Torre Della Trappola 2011 Barone Ricasoli
Brunello di Montalcino Riserva 2010 Canalicchio di Sopra
Brunello di Montalcino Vigna La Casa 2011 Caparzo
Brunello di Montalcino Cerretalto 2010 Casanova di Neri
Brunello di Montalcino Vigna di Pianrosso Riserva 2010 Ciacci Piccolomini d’Aragona
Brunello di Montalcino Vigna del Fiore 2011 Fattoria Dei Barbi
Brunello di Montalcino 2011 Gianni Brunelli Le Chiuse di Sotto
Brunello di Montalcino Selezione Madonna delle Grazie 2011 Il Marroneto
Brunello di Montalcino Riserva degli Angeli 2010 La Gerla
Brunello di Montalcino Riserva 2010 La Togata
Brunello di Montalcino 2011 Le Chiuse
Brunello di Montalcino 2011 Le Potazzine
Brunello di Montalcino Riserva 2010 Pietroso
Brunello di Montalcino Riserva 2010 Poggio di Sotto
Brunello di Montalcino Riserva 2010 Renieri
Brunello di Montalcino Riserva 2010 San Polo
Brunello di Montalcino Phenomena Riserva 2010 Sesti
Brunello di Montalcino Riserva 2010 Tenuta di Sesta
Brunello di Montalcino Riserva Vigna Paganelli 2010 Tenuta Il Poggione
Brunello di Montalcino Riserva 2010 Uccelliera

La “The Top 100 Wines of 2016” di Suckling incorona il vino di Montalcino

Ben 8 vini di Montalcino entrano nella classifica “The Top 100 Wines of 2016” di James Suckling. Uno dei più grandi trend setter del vino ha infatti voluto premiare un’annata speciale, la 2010, mettendo in lista ben 7 Brunello Riserva. Addirittura Renieri Brunello di Montalcino Riserva 2010 è nella Top 5, al posto n.3. Alla posizione n.14 troviamo invece Ciacci Piccolomini d’Aragona Brunello di Montalcino Vigna di Pianrosso Santa Caterina d’Oro Riserva 2010, segue Valdicava Brunello di Montalcino Madonna del Piano Riserva 2010 (27), Eredi Fuligni Brunello di Montalcino Riserva 2010 (33), Casanova di Neri Brunello di Montalcino Cerretalto 2010 (35), Bellaria Brunello di Montalcino Assunto Riserva 2010 (40) e Banfi Brunello di Montalcino Poggio Alle Mura Riserva 2010. Entra nella classifica anche Luce della Vite Toscana Luce 2013, vino prodotto a Montalcino da Frescobaldi alla posizione n.87.
“La vendemmia 2010 in Toscana ha fatto fenomenali Brunello di Montalcino – commenta Suckling -. Vini come questi servono come punti di riferimento per gli amanti del vino di tutto il mondo e saranno punti di riferimento per le generazioni a venire”.

Pandolfini: Biondi Santi del 1955 battuto per 2.700 euro

È un Brunello di Montalcino a sbancare l’asta Pandolfini organizzata ieri alla stazione Leopolda di Firenze in occasione della presentazione delle guide de L’Espresso. Tra i 250 lotti messi all’incanto, un Brunello di Montalcino riserva Biondi Santi del 1955 è stato battuto per 2.700 euro. Sulla scia del re del Sangiovese, un Sassicaia del 1985 a 1.700, ma anche un Domaine J.F. CocheDury 2012 per 2.300 euro e uno champagne Krug Clos D’Ambonnay 1996 battuto per 1.500. Ma non è finita qui: una selezione di magnum di Barbaresco Asili Bruno Giacosa del 2007 è andata a 2.400 euro, un lotto di 3 bottiglie di Masseto 2006 è stato battuto per 2.100 euro e per 3.100 euro sei bottiglie di Masseto 1995. Sul fronte francese una selezione di 3 Domaine Leroy 2009 (Richebourg, Clos de la Roche, e Corton-Renardes) è andata a 6.800 euro e a 10.600 una selezione di 12 bottiglie di Domaine Leroy 2009, mentre per 1.400 euro è stato aggiudicato un lotto di 2 Chambertin Domaine Armand Rousseau 2006.

Benvenuto Brunello in trasferta a Bologna

A Montalcino il mondo del vino non si ferma mai: si lavora alacremente in vigna ed in cantina ma senza trascurare il marketing. E la promozione dei vini del territorio porta, spesso, i produttori di Brunello in giro per l’Italia e per il mondo. Il 7 novembre, 17 cantine si trasferiscono a Bologna per un evento organizzato dal Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, in collaborazione  con la delegazione di Bologna dell’Associazione Italiana Sommelier, per una degustazione walk around  (ore 15 – 21). Il Royal Hotel Carlton, situato nel cuore di Bologna, ospiterà l’evento e le 17 cantine che partecipano: Baccinetti, Banfi, Camigliano, Capanna, Capanne Ricci, Castello di Velona, Cerbaia, Col d’Orcia, Collelceto, Fattoria dei Barbi, La Magia, La Poderina, Sancarlo, Tenuta Buon Tempo, Tenuta San Giorgio, Tiezzi e Tornesi. Ospiti e partecipanti: operatori di settore, giornalisti, sommeliers A.I.S. e appassionati provenienti da tutta l’Emilia Romagna.

Montalcino-San Giovanni: polo enogastronomico

Dopo lo storico voto del 16 ottobre che ha visto trionfare in maniera massiccia il “sì” per la fusione tra i Comuni di Montalcino e San Giovanni d’Asso, sono molti gli scenari che si profilano. E non solo di natura amministrativa. Se infatti è vero che il territorio si allargherà notevolmente (arrivando alla posizione n. 35 dei Comuni più grandi d’Italia) è anche vero che si porranno alcune domande sul “futuro enogastronomico” di questo nuovo territorio. La Montalcino del vino, tramite il suo Consorzio, ha già dichiarato che non ci saranno allargamenti per la produzione del Brunello, ma è anche vero che, grazie a questa fusione, appare più che suggestivo un binomio Brunello-Tartufo Bianco, prodotto tipico del territorio di San Giovanni d’Asso. Un incontro di prelibatezze che potrebbe catapultare il nuovo comune tra i poli enogastronomici più ricercati d’Italia. Ma se Brunello e tartufo sono la punta di diamante delle produzioni, ci sono altri aspetti non meno rilevanti. Il comune di Montalcino si è infatti arricchito di una delle aziende più grandi di coltivazione biologica di grano, Pieve a Salti: 700 ettari dove trovano spazio anche avena, farro e legumi. Montisi poi è uno dei pochi paesi dove è rimasta la coltivazione dell’“aglione”, l’“Allium ampeloprasum var. Holmense”, un aglio che pesa circa mezzo chilo ed ha spicchi enormi di 70-80 g ciascuno e che dà il nome ad un sugo tipico. La frazione di San Giovanni ha poi una lunga tradizione olearia (come Montalcino dopotutto); ma che esterna con la “Festa dell’Olio” dove propone l’ultima spremitura (manifestazione che si potrebbe in futuro magari allargare anche ai produttori di Montalcino, ndr). Bisogna poi contare tutte le piccole produzioni, come i formaggi dell’azienda “Fior di Montalcino”, o l’orto biologico dell’azienda Piombaia, le coltivazioni di antichi cereali e di tabacco da parte di Col d’Orcia e tutti i prodotti tipici dei forni e i pastifici locali. Insomma un grande polo enogastronomico a tutto tondo, capace di soddisfare tutti i gusti.