Giornalisti norvegesi in visita al Consorzio del Brunello

L’attività del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino di promozione e divulgazione delle Denominazione del territorio non si ferma mai. Oggi è la volta di quattro giornalisti norvegesi che stanno arrivando nella culla del Brunello per visitare le cantine della zona del Re del Sangiovese. Nel tour a Montalcino, i giornalisti, avranno l’opportunità di visitare e degustare le etichette delle cantine Col d’Orcia, Banfi, Barbi, Baricci, Camigliano, Capanna, Caparzo, Casisano Tommasi Family Estate, CastelGiocondo, Castello di Romitorio, Cupano, Fuligni, Greppone Mazzi, San Polino, San Polo e Val di Suga.

Insediato il cda della Fondazione Brunello di Montalcino

Inizia la fase di progettazione e programmazione che porterà l’assetto definitivo della nuova realtà. Obiettivo principale l’ampliamento della rappresentatività dei soggetti produttivi di Montalcino. La gestione sarà autonoma rispetto al Consorzio e verrà sostenuta grazie a contributi volontari.
Procede secondo programma il progetto della “Fondazione Territoriale Brunello di Montalcino”. Con l’insediamento del nuovo cda infatti è iniziata la fase di programmazione che in pochi mesi dovrebbe portare alla definizione degli strumenti e degli interventi che renderanno operativa sul territorio la nuova realtà.
Come sottolinea il Presidente Fabrizio Bindocci “al momento la Fondazione è un laboratorio in cui si pongono le basi per gli impegni futuri. Attualmente il nostro mandato principale, oltre ovviamente il portare avanti le pratiche per i vari riconoscimenti giuridici, è quello di cercare le modalità per una vera e profonda condivisione degli scopi della Fondazione e consentire a tutti i soggetti del territorio di contribuire alla crescita del sistema montalcinese. Noi infatti crediamo nel ruolo del Consorzio come forza economica che deve essere parte attiva dello sviluppo del territorio, territorio che nel suo complesso è uno dei grandi elementi che danno valore al Brunello di Montalcino e lo rendono unico, così come il Brunello continua a rendere importante Montalcino nel mondo”.
Sul modello di quelle bancarie, la Fondazione, la cui creazione è stata approvata la scorsa primavera dall’Assemble del Consorzio del Brunello, è nata per sostenere finanziariamente progetti di sviluppo del territorio su diversi fronti: dal turismo al recupero e restauro di beni artistici e culturali ma anche nel campo del sociale e dell’integrazione. Il Cda insediatosi in questi giorni è composto da Fabrizio Bindocci (Presidente), Remo Grassi (vice presidente), Silvio Franceschelli (Sindaco di Montalcino), Andrea Cortonesi, Patrizio Cencioni (Presidente del Consorzio del Brunello), Manuele Bartolommei, Andrea Machetti e, in qualità Responsabile Comitato Tecnico Scientifico, Bernardo Losappio.
Il vero punto di forza della Fondazione è che, pur essendo espressione del Consorzio, avrà una gestione autonoma e soprattutto sarà aperta partecipazioni e contributi esterni. La scelta di inserire il Sindaco di Montalcino nel board – in veste istituzionale e senza alcun ruolo politico – vuole ad esempio essere un contributo alla migliore comprensione di quali siano ambiti e progetti che necessitano di maggiore intervento.
Per quanto riguarda le risorse da destinare al territorio, una base importante dovrebbe venire dail contributi volontari dei produttori, quantificabili in 1-2 centesimi a bottiglia, o meglio a “fascetta”, che, secondo le prime stime, consentirebbe di ottenere un budget iniziale di 150-200.000 euro all’anno. I contributi non saranno distribuiti a pioggia ma, di anno in anno, puntando su progetti e idee concrete e ben delineate. Obiettivo è sostenere la crescita del sistema economico e sociale di Montalcino.
econdo il Presidente Fabrizio Bindocci “questa iniziative evidenzia il nuovo ruolo dei consorzi che da ente di tutela stanno diventando attori insostituibili della crescita e promozione dei territori. Un’esperienza, quella di una Fondazione di un Consorzio del Vino, già sperimentata in passato (dal Consorzio del Chianti Classico che, nel 1991, ha lanciato una sua Fondazione, per la tutela del territorio e valorizzazione dei suoi beni artistici, culturali e ambientali). Ma – prosegue Bindocci – che con alcune peculiarità, e con il valore del brand del Brunello di Montalcino, tra i più forti a livello mondiale, potrebbe aprire una strada virtuosa che altre importanti denominazioni del vino italiano che, in qualche modo, diventano “banche” per i loro territori. E’ un modello innovativo perché il valore aggiunto creato da Brunello rimane sul territorio e lo fa crescere.”

Brunello e Ais a Caserta e Brescia per promuovere la Denominazione

Il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, in collaborazione con Ais, Associazione Italiana Sommelier, ha organizzato nei giorni scorsi (22 e 25 novembre) due seminari a Caserta – all’Enoteca La Botte – con le cantine Caprili, Cerbaia, Fanti, Il Colle, Il Poggione, Le Chiuse, Le Macioche, Sassodisole e Tornesi, e a Brescia – al Park Hotel Ca Noa – con le aziende Banfi, Barbi, Bottega, Camigliano, Capanna, Castello Tricerchi, Pinino, San Lorenzo e Sancarlo.
I seminari, guidati da Massimo Castellani hanno visto la presentazione, da parte delle cantine presenti, del Brunello di Montalcino 2011 e la partecipazione di numerosi sommelier e associati Ais.
Prosegue, dunque, con successo l’iniziativa del Consorzio per la promozione della Denominazione attraverso il racconto del territorio di Montalcino, con tutte le sue caratteristiche, sfaccettature e peculiarità coniugato a quello delle realtà produttive territoriali, il loro lavoro e la loro storia.

Poggio Landi ed il progetto top level per il Brunello

E’ uno dei più importanti terroir del mondo vitivinicolo. Stiamo parlando di Montalcino, patria del Brunello, vino che rientra di diritto nel gotha della produzione enologica internazionale. Ed è qui che il gruppo internazionale Alejandro Bulgheroni Family Vineyards, già proprietario della Tenuta Dievole in Chianti Classico, di Podere Brizio e Poggio Landi in Montalcino e della Tenuta Le Colonne a Bolgheri, ha posto le basi per un progetto ambizioso che mira a coniugare una buona quantità a una qualità al top, secondo quella che è la filosofia aziendale. Con l’annessione di ulteriori vigneti, e l’acquisizione del podere e la cantina di Tenuta Vitanza (che resta nominalmente ai vecchi proprietari), parte di fatto l’avventura di Poggio Landi che potrà contare ora su 33 ettari vitati di Brunello DOCG, un dato che pone la cantina in una posizione da protagonista assoluta nella produzione del Brunello di Montalcino.
“Dopo il Chianti Classico con Dievole e Bolgheri con la Tenuta Le Colonne – spiega Enrique Almagro, Presidente per l’Italia della Corporate – il nostro gruppo intraprende un’azione fondamentale in uno dei territori più ricercati dai winelovers di tutto il mondo. E lo fa con il rispetto e la passione che da sempre caratterizzano il nostro modo di approcciare il settore del vino, con l’obiettivo dichiarato di proporre etichette che siano l’espressione più autentica delle zone di produzione. Etichette di Brunello di Poggio Landi che pensiamo di presentare già al prossimo Vinitaly”.
L’acquisizione dei nuovi vigneti di Tenuta Vitanza, oltre ai 15 ettari di Brunello, porta in dote lo splendido Podere Belvedere, la nuova cantina situata a Torrenieri e altre vigne destinate alla produzione di Rosso di Montalcino, Chianti e IGT per un totale che, entro i prossimi anni, porterà Poggio Landi a sfiorare i 74 ettari vitati.
“Sono numeri rilevanti – sottolinea Stefano Capurso, da poche settimane Direttore Corporate della Dievole SpA – che fanno di Poggio Landi un player fondamentale del Pianeta Brunello di Montalcino. Questo ci consentirà di avviare strategie mirate sia per quanto riguarda la fase squisitamente produttiva che per quella concernente l’approccio commerciale con il mercato interno e con quelli internazionali”.
Mercati che certamente attendono con curiosità le prime etichette “firmate” Poggio Landi che potranno contare su alcuni plus fondamentali: la differenza dei terreni e delle esposizioni, la biodiversità che caratterizza la varie vigne, le altitudini che vanno dai 180 ai 320 metri sul livello del mare.
Ad Alberto Antonini, consulente enologo del gruppo, che guida un team composto da Giovanni Alberio, enologo in house, e Lorenzo Bernini, agronomo, il compito di sfruttare al meglio queste straordinarie potenzialità.
“Una sfida bella e stimolante – conclude Antonini, winemaker di fama internazionale – quella di poter creare vini provenienti da vigne dislocate nelle aree più prestigiose di Montalcino. Da quelle storiche poste nella parte nord dell’areale di produzione a quelle appena acquisite. L’obiettivo, ovviamente, è uno: quello di proporre dei vini che soddisfino le aspettative dei consumatori e che mantengano inalterate le caratteristiche di un terroir unico al mondo”.

Brunello e Barolo insieme a Copenhagen

Oggi, in seguito al successo delle prime due edizioni, l’evento “Barolo & Brunello the Italian Kings” torna per confermare la solida alleanza tra i due vini simbolo dell’eccellenza enologica italiana siglata due anni fa proprio a Copenhagen: una quindicina di produttori di Brunello e altrettanti di Barolo sono nuovamente protagonisti di una giornata di degustazione nella capitale danese interamente dedicata ai consumatori finali e ad alcuni rappresentanti del settore, quali giornalisti, ristoratori, sommelier e importatori.
L’iniziativa è organizzata e promossa dal consorzio di promozione I Vini del Piemonte in collaborazione con la Strada del Barolo e grandi vini di Langa, il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino e la CIA – Confederazione italiana agricoltori di Alba e sarà patrocinata dall’Ambasciata d’Italia a Copenhagen.
Così come le prime due, anche questa terza edizione di “Barolo & Brunello the Italian Kings” si tiene al Børsen Palace, la storica sede della Borsa nel cuore di Copenhagen, che negli ultimi anni ha ospitato anche otto edizioni del Barolo & Friends Event. Decisiva per la scelta della location è stata infatti l’esperienza maturata dal consorzio di promozione I Vini del Piemonte, che proprio qui a Copenhagen hanno regalato ai produttori piemontesi le maggiori soddisfazioni.
Il mercato danese ha dimostrato di essere fra i più ricettivi per i vini rossi di eccellenza: la Danimarca è uno dei paesi nei quali il vino italiano è maggiormente conosciuto e apprezzato e la progressiva crescita della domanda di vino di qualità negli ultimi anni ha fatto sì che l’Italia divenisse il principale esportatore di vino in questo paese, superando la Francia non soltanto in termini di volumi ma anche in termini di valore economico. Il pubblico danese, inoltre, può contare su un’elevata capacità di spesa, è piuttosto preparato e ama in particolare i prodotti enogastronomici d’eccellenza.

Focus – Le cantine presenti
Brunello

Barbi
Camigliano
Capanna
Castelgiocondo – Marchesi Frescobaldi
Col D’Orcia
Fanti
La Mannella
Podere Le Ripi
San Polo
Scopone
Uccelliera- Voliero
Val di Suga
Villa Le Prata
Barolo
Ciabot Berton
Conterno Fantino
Costa Catterina
Crissante Alessandria
La Biòca
Le Strette
Malvira’
Manzone Giovanni
Parusso
Pietro Rinaldi
Podere Ruggeri Corsini
Raineri Gianmatteo
Réva
Rosoretto
Tenuta Rocca
Terre del Barolo

Potazzine & Terralsole nella Top 100 WineEnthusiast 2016

Un altro successo per Montalcino, firmato “Wine Enthusiast”, dopo il primato conquistato dal Brunello Riserva 2010 di Biondi Santi, al vertice della “Top 100 Cellar Selection” 2016 del magazine, ci sono altri 2 vini che entrano nella “The Enthusiast 100” 2016, la classifica dei vini migliori del mondo tra i 22.000 degustati nell’anno dalla redazione della rivista Usa “Wine Enthusiast” (la corrispondente dall’Italia è Kerin O’Keefe), quella dei “vini straordinari, da comprare o da bere nei prossimi anni”, spiega il magazine. Ad entrare in questa speciale classifica sono il Brunello 2011 del Le Potazzine alla posizione n. 25 e il Brunello Riserva 2010 di Terralsole al n. 61.

Grande successo per BaroloBrunello 2016

Si è chiusa l’edizione n. 3 dell’evento esclusivo che propone anteprime e rarità dei due grandi rossi italiani e l’appuntamento il 25 e 26 marzo 2017 a Lugano.
600 ingressi, 15 paesi rappresentati dai visitatori che hanno acquistato il biglietto – oltre all’Italia, Argentina, Brasile, Svizzera, Germania, Spagna, Francia, Inghilterra, Norvegia, Polonia, Principato di Monaco, Serbia , Svezia, Russia, Usa e Giappone – quasi 1550 bottiglie stappate nei due giorni di degustazione, che hanno coperto oltre 30 anni di viticoltura montalcinese e piemontese.
“Siamo soddisfatti di come è andata questa terza edizione – ha commentato Andrea Zarattini di Wine Zone. Il pubblico ha dimostrato di apprezzare l’altissimo livello della manifestazione, confermato dalla presenza di produttori solitamente restii ad aderire a manifestazioni di questo genere. Per fare solo un esempio, quattro ospiti americani sono venuti in giornata a Montalcino solo per poter avere il privilegio di dedicare tre ore alla degustazione”.
Tra le rarità proposte il Brunello di Montalcino Lisini 1985, il Barolo di Paolo Scavino 1978 e, in anteprima assoluta, la “Riserva 2010” dell’Azienda Baricci Colombaio di Montosoli, che ha realizzato il suo primo Brunello Riserva nel 2010 dopo 60 anni.
Anche la cena di gala organizzata nella straordinaria cornice del trecentesco chiostro di Sant’Agostino e curata dallo chef stellato Roberto Rossi del ristorante Silene è stata un successo: per l’occasione sono state aperte oltre 100 bottiglie tra Magnum, Jèroboam e Mathusalem. Qui l’annata più vecchia è stata del 1979.
Dal 2017 BaroloBrunello diventa semestrale: in primavera con un appuntamento all’estero – si comincia a marzo dalla Svizzera – e a novembre in Italia. La location è ancora segreta, ma ci saranno grandi soprese.

Masterclass di The Drink Business da Frescobaldi

“Scoprire la diversità, l’eleganza e il fascino duraturo di una delle più belle regioni vinicole del mondo: la Toscana”. Questo l’obiettivo delle 2 masterclass di approfondimento (16 gennaio) promosse da The Drink Business Hong Kong, moderate dal Master of Wine Michael Palij, insieme al Marchese Leonardo Frescobaldi, titolare della rinomata tenuta toscana e Erika Ribaldi, export manager di Luce della Vite.
La prima masterclass sarà focalizzate sul Sangiovese con sei tra le migliori espressioni delle Cantine Frescobaldi, scelte tra tre rinomate proprietà di famiglia: Tenuta di Castelgiocondo, Castello di Nipozzano e Luce della Vite.
La seconda masterclass sarà invece sui Super Tuscans dove la ricerca di eleganza equilibrato con alimentazione dal terroir toscano sarà esplorato con cinque magnum uniche, provenienti dalle tenute Frescobaldi: Tenuta di Castiglioni, Tenuta di Castel Giocondo e Luce della Vite.
In seguito alla masterclass, gli ospiti potranno godere di un aperitivo con Marchese Leonardo Frescobaldi dove sarà possibile degustare alcune tra le produzioni più ricercate, come il Ripe al Convento Brunello di Montalcino 2007 di Castel Giocondo un vino top, un cru della casa Frescobaldi, direttamente da un’annata unica.

Wine Spectator: “2016 anno promettente per il vino in Toscana”

“Il 2016 sarà un anno promettente per il vino toscano. L’estate è stata calda, ma settembre ha portato sollievo, producendo buoni risultati dal Chianti a Montalcino, alla Maremma”. A dirlo è il “Wine Harvest Report 2016” di Wine Spectator.
Secondo il magazine americano, tra i leader del settore enoico, “la “stagione di crescita” delle uve è iniziata con freddo e umidità. La fioritura è stata generalmente buona, ma il freddo più intenso del normale ha, in alcuni casi, influenzato la fertilità riducendo leggermente le rese. Nel mese di luglio, il tempo si è rivelato caldo e secco, con la pioggia di metà agosto che ha alleviato lo stress sulle viti”. Ma, in generale, “in tutta la Toscana, i viticoltori sono molto felici della vendemmia appena passata, anche se la qualità si prospetta leggermente minore del 2015, ma che la 2016 avrà un suo peculiare stile. Il Sangiovese di tarda maturazione, tuttavia, ha approfittato di 2 pollici di pioggia a metà settembre, seguita da bel tempo e con buoni sbalzi di temperatura tra giorno e notte”.
Se c’è un lato negativo alla raccolta 2016 – secondo alcuni produttori sentiti dalla rivista americana – è stata la quantità più bassa, circa il 15 al 20% in meno per molte cantine”.
“Le uve quest’anno erano meno uniformi – dice a Wine Spectator Alberto Passeri, il direttore de La Gerla a Montalcino – e le bucce erano più sottili rispetto allo scorso anno. Questo conferirà ai vini del 2016 più aromaticità e un colore più profondo. Saranno però vini meno strutturati rispetto al 2015”.
Ad alzare un po’ i toni della vendemmia è stato Renzo Cotarella, amministratore delegato di Antinori, raccontando a Wine Spectator di un annata dalla “qualità è incredibile. Non ho mai visto una annata come questa”.

Michelin: Brunello sponsor ma niente stelle a Montalcino

È stata Parma, Città Creativa Unesco della Gastronomia, ad aver incoronato, questa mattina, gli chef del firmamento culinario italiano contemporaneo. Nella suggestiva cornice del Teatro Regio, alla presenza del Sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, e dell’assessore Regionale al Turismo, Andrea Corsini, Michael Ellis, direttore internazionale delle Guide Michelin, ha presentato ufficialmente l’edizione 2017 (la n. 62) della Guida Michelin Italia. Ed il Consorzio del Vino Brunello, unico vino italiano sponsor dell’evento, ha brindato alle 5 nuove “1 stella Michelin” della guida gourmand più famosa al mondo. Con 343 ristoranti (294 con una stella, 41 con due e 8 con tre), l’Italia si conferma come la seconda selezione più ricca al mondo. Nell’edizione 2017 della guida spiccano i giovani talenti, con dieci chef che hanno un’età inferiore ai 35 anni. La Lombardia conferma il suo primato per numero di stellati (58 ristoranti), il Piemonte riconquista la seconda posizione con la Campania (39 ristoranti), seguono il Veneto (35) e la Toscana (34). E, nonostante il buon “piazzamento” della Toscana, Montalcino continua a rimanere fuori dalla guida delle guide per la ristorazione. Una carenza piuttosto grave per un territorio come quello del Brunello, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo per il suo nettare prestigioso, che ogni giorno accoglie centinaia di visitatori e che dovrebbe garantire a chi qui abita e lavora ma anche a tutti coloro che sul territorio arrivano per poter vivere un’esperienza da ricordare, ogni tipo di accoglienza e una ricezione capace di soddisfare ogni tipologia di richiesta e di visitatore.