Vino e finanza si incontrano a Montalcino

Il mondo del vino e della finanza si incontrano, ancora una volta: Zenit SGR, società di gestione del risparmio italiana indipendente, ha siglato un investimento da 2 milioni di euro nel minibond emesso da Gestioni Piccini, ovvero Tenute Piccini, grande realtà del settore vinicolo toscano e non solo con 500 ettari di vigneti coltivati (presente a Castelnuovo Berardenga, con Fattoria di Valiano, nella Maremma toscana con Tenuta Moraia, a Montalcino con Villa al Cortile ed a Regio Cantina, in Basilicata) e 50 milioni di fatturato nel 2015 (il 70% del quale ottenuto da esportazioni verso 70 Paesi), che proprio in agosto 2016 aveva annunciato l’emissione di un minibond del valore di 5 milioni di euro per sostenere un’ulteriore espansione sui mercati esteri e nel segmento dei vini pregiati, caratterizzato da un tasso cedolare pari al 5,5%, un ammontare complessivo pari a 5 milioni di euro e una durata pari a 6 anni, con rimborso a partire dal 2018.
“Il suddetto prestito, costituito da cinquanta titoli di debito del valore nominale di 100.000 euro cadauno – spiega una nota dell’azienda – è di tipologia senior secured, in quanto garantito da privilegio speciale sulla produzione vinicola di diverse annate e varietà, principalmente Chianti e Brunello di Montalcino. Si tratta del primo strumento di debito emesso ed ammesso a quotazione garantito da beni di derivazione vinicola”.
“Con il MiniBond di Gestione Piccini, il Fondo Pmi ha concluso il suo undicesimo investimento – afferma Giovanni Scrofani, responsabile del Fondo Progetto MiniBond Italia di Zenit SGR – siamo orgogliosi di continuare a contribuire alla crescita dell’economia reale del nostro Paese investendo in progetti di aziende appartenenti a diversi settori del Made in Italy per offrire ai nostri investitori un portafoglio diversificato e con un ottimo rendimento”. E rappresenta anche una buona opportunità per le imprese come aveva spiegato al momento dell’emissione del mini bond l’ad della realtà vitivinicola Mario Piccini: “la nostra società si è voluta confrontare con un mercato del credito in continua evoluzione. Questo ha fatto sì che la nostra scelta si sia orientata verso l’emissione di un prestito obbligazionario, quotato sul Segmento Professionale ExtraMot di Borsa Italiana. Penso che per la nostra realtà, questa operazione possa consentire una apertura al mercato del credito non propriamente convenzionale, stimolandoci a dare sempre il meglio con più trasparenza, per attrarre nuovi investitori che ci supportino nelle nostre strategie per il raggiungimento di obiettivi sempre più ambiziosi”.

“Top 100 Wines of 2016”: il Brunello domina

Tra reportage dalle più importanti regioni enoiche del mondo ed appunti di degustazione, il portale Usa “International Wine Report” (www.internationalwinereport.com), dal 2011, mette in fila i migliori vini sul mercato, seguendo tre criteri: il voto sulla qualità, espresso in centesimi, l’“excitement”, ossia tutti quei fattori che riguardano il produttore, le difficoltà dell’annata ed il territorio da cui arriva un vino, ed il rapporto qualità/prezzo. Così, nella “Top 100 Wines of 2016”, troviamo etichette da 15 Paesi diversi, compresa ovviamente l’Italia, che piazza ben 22 vini (meno di Francia ed Usa, rispettivamente a 25 e 34 etichette), di cui un siciliano sul podio: se in cima alla chart c’è un californiano, il Ridge Vineyards Monte Bello 2013, alla posizione n. 2 troviamo il Frank Cornelissen Etna Rosso Magma 2014, seguito da un francese, il Domaine Auguste Clape Cornas 2013.
Scorrendo la classifica, a comandare, come da tradizione, sono le denominazioni top dell’enologia del Belpaese, Barolo e Brunello: alla posizione n. 5 c’è il Vietti Barolo Ravera 2012, mentre alla n. 7 si piazza l’ultimo degli italiani in top 10, il Salvioni Brunello di Montalcino 2011. Si deve arrivare quindi alla n. 18, dove troviamo il Tenuta delle Terre Nere Etna Rosso Prephylloxera 2014, che nel 2014, con l’annata 2012, raggiunse il primo posto della “International Wine Report”. Alla n. 25 c’è l’E. Pira Chiara Boschis Barolo Via Nuova 2012, seguito alla n. 31 dal Sandrone Barolo Le Vigne 2012. E ancora alla n. 41 il Tenuta San Guido Sassicaia 2013, alla n. 45 La Spinetta Barolo Campè 2012, alla n. 48 l’Altesino Brunello di Montalcino Montosoli 2011, alla n. 49 il Mario Marengo Barolo Brunate 2012.
Nella seconda metà della chart si piazza un friulano, il Meroi Merlot Vigna Dominin 2012, alla posizione n. 61, seguito da Il Poggione Brunello di Montalcino 2011 alla n. 62 e dal Casanova di Neri Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2011 alla n. 63. Alla n. 65 si piazza quindi un’etichetta laziale, il San Giovenale Habemus 2013, alla n. 67 il Renato Corino Barolo Rocche dell’Annunziata 2012, alla n. 68 il Villa Poggio Salvi Brunello di Montalcino Pomona 2011. Alla posizione n. 71 è la volta dell’Azelia Barolo San Rocco 2012, seguito dal Lisini Brunello di Montalcino Ugolaia 2010 alla n. 72, mentre il Biondi Santi Brunello di Montalcino 2011 si piazza alla n. 75, seguito dal Pira Barolo Marenca 2012 alla n. 82. A chiudere la presenza italiana due griffe dell’Amarone: lo Zenato Amarone della Valpolicella Classico Riserva Sergio Zenato 2009 alla n. 95 ed il Masi Amarone della Valpolicella Classico Mazzano 2009 alla n. 100.

Il Lincoln Ristorante ospita il Brunello 2010: ne parla Antonio Galloni

Il Brunello 2010 ha ottenuto un successo enorme di pubblico e critica ed una recente cena al Lincoln Ristorante di New York ha “radunato” una dozzina delle etichette più conosciute e apprezzate dell’annata degustate da Antonio Galloni, ex “pupillo” di Robert Parker oggi “one man show” e descritte nel suo “Vinous” nato nel 2013.
Una cena tutta a base di piatti della tradizione toscana ha accompagnato una ricca degustazione di etichette di Montalcino.
Un team di sommelier guidato dal direttore Aaron Von ha curato nel dettaglio la degustazione.
“Il Brunello di Montalcino 2010 Costanti è favoloso – spiega Antonio Galloni – la purezza e la traslucenza del Sangiovese passa splendidamente quando il vino si apre. Dal raffinato pedigree e di eccezionale bellezza, l’etichetta Costanti incarna più o meno tutto quello che l’annata 2010 rappresenta. Il Brunello di Montalcino Vecchie Vigne 2010 di Giancarlo Pacenti è un altro vino superbo. I contorni sono più moderni e il frutto si appoggia verso la fine, ma tutti gli elementi sono meravigliosamente in equilibrio. Sorprendentemente aperto ed espressivo per un giovane Brunello, il 2010 è sicuramente un vino da invecchiamento. Lo stile della casa è inconfondibile. La Riserva 2010 di Stella di Campalto è uno dei tanti vini assaggiati durante la cena. La solidità e l’armonia sono incredibilmente invitanti. La decisione di invecchiare un anno in più il proprio Brunello prima della commercializzazione, per Stella di Campalto si è rivelata una scelta saggia, l’annata 2010 di questa etichetta rappresenta una rock-star del Brunello.
Il 2010 Tenuta Nuova di Casanova di Neri si apre con una splendida esplosione di frutti neri, moka, spezie e pelle nuova. La prima impressione è molto positiva, ma poi il vino perde la sua persistenza sulla metà del palato. I tannini mostrano anche un elemento distinto di astringenza e torrefazione, come i chicchi di caffè che sono stati arrostiti. A dire il vero, queste carenze sono appena percettibili, ma sono proprio i dettagli che separano l’eccellente dal veramente grande. Se c’era qualche dubbio, questa degustazione ha reso evidente che Il Poggione fa parte dei grandi del Brunello. Semplicemente meraviglioso. Il Brunello 2010 Biondi Santi è uno dei vini più controversi della notte. Alcuni assaggiatori hanno ammirato l’austerità classica del vino e del potenziale, ma per gli altri il vino è troppo stretto per fornire vero piacere. Non vi è dubbio la Biondi Santi ha bisogno di tempo, ma è a mio avviso impressionante, anche se non è sexy come molti altri vini.
Tutti i vini che hanno accompagnato la terza portata erano stellari. Il Brunello 2010 Ciacci Piccolomini d’Aragona Pianrosso è tutto ciò che dovrebbe essere un Brunello contemporaneo che proviene dalla parte meridionale della città: caldo, aperto, generoso e facile da degustare sul finale.Splendido e strutturato, il Pianrosso, soffre solo il confronto con alcuni vini sul tavolo di degustazione, in qualsiasi altro contesto, sarebbe sicuramente uno dei migliori vini in assaggio.
Il Piaggione 2010 by Salicutti si espande dal bicchiere con aromi squisiti e inimmaginabili. Semplicemente sublime e inquietante nella sua bellezza. Il 2010 Vigne del Versante Amiata di Pian dell’Orino è uno dei più potenti vini della serata. Ricco, denso ed esplosivo, è un vino per chi sa pazientare, da potenziale significativo ed evidente.
Poi c’è il Brunello 2010 Madonna delle Grazie de Il Marroneto, profondo, scuro e salato. Un melange esotico di erbe, fiori secchi e minerali avvolgono l’intenso e potente sentore di frutta. Più il vino si apre e più sentori si sprigionano nel bicchiere. Se c’è una parola che può descrivere questo vino è selvaggio.
Il Salvioni 2010 è pura ricchezza strutturale e raffinatezza. Ricco e potente ma anche incredibilmente invitante, il Brunello di Salvioni è un caso del tutto particolare per la vendemmia 2010. La purezza e la sontuosità del frutto sono affascinanti. Eccellente e di altissimo livello.
Il Brunello di Montalcino 2010 Cerbaiona porta la serata ad un livello estatico. Il vino più atteso mostra perché esso appartiene al pantheon dei vini più epici mai realizzati a Montalcino. Un Brunello senza inizio e senza fine, ogni profumo, ogni sfumatura di sfumatura, ogni texture è semplicemente … perfetta. Il 2010 è stato niente meno di entusiasmante ogni volta che ho avuto la possibilità di assaggiarlo, fin da quando era ancora in botte. Ed è stato altrettanto magnifico in questa serata di degustazione al Lincoln Ristorante”.

A Montalcino nasce l’Istituto Professionale Agrario

Formare “professionisti dell’agricoltura” in un territorio universalmente conosciuto per la sua forte vocazione vitivinicola quale Montalcino. È questo l’obiettivo del nuovo Istituto Professionale Agrario che prenderà il via dall’anno scolastico 2017-2018 nella terra del Brunello come sezione distaccata dell’Istituto di istruzione superiore “Bettino Ricasoli” di Siena, fino a pochi anni fa Istituto Tecnico Agrario, fornendo una preparazione tecnico-pratica legata al settore agroalimentare e, in particolare, alla filiera vitivinicola. “L’Istituto Professionale Agrario – spiega Tiziano Neri, dirigente scolastico dell’Istituto di istruzione superiore “Bettino Ricasoli” di Siena – si inserisce nell’attività e nella storia, lunga quasi 70 anni, dell’Istituto Tecnico Agrario di Siena, oggi Istituto di istruzione superiore “Bettino Ricasoli”, che nel tempo ha formato generazioni di tecnici apprezzati in Italia e all’estero e che recentemente ha arricchito la sua offerta formativa con l’Istituto Professionale per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera con sede a Colle di Val d’Elsa. Anche il nuovo indirizzo a Montalcino sarà una scuola capace di fornire competenze professionali sempre più richieste nel mondo del lavoro, in un settore strategico per il comparto agricolo senese, toscano e nazionale e per l’economia del territorio. A dare forza al percorso di studi sarà la possibilità di coniugare gli aspetti tecnici e scientifici con quelli umani, aprendosi al territorio attraverso un rapporto forte con le realtà produttive. Grazie a questa sinergia e all’alternanza scuola-lavoro che caratterizza il piano formativo attraverso attività pratiche in laboratori di analisi, studi tecnici, collaborazioni con associazioni di categoria e consorzi di tutela e lezioni con esperti, l’Istituto Professionale Agrario offrirà significative opportunità di lavoro dopo il diploma sia sul territorio, da Montalcino ai comuni limitrofi, che in altre regioni d’Italia e Paesi del mondo”. “L’amministrazione comunale – afferma Christian Bovini, assessore all’istruzione di Montalcino – sta mettendo in campo da diversi anni azioni e progetti per valorizzare e incrementare lo sviluppo rurale del territorio e le sue eccellenze, a partire dal Brunello, ambasciatore di Montalcino e della Toscana nel mondo. Il sostegno alla nascita dell’Istituto Professionale Agrario va in questa direzione, accogliendo le richieste del mondo dell’imprenditoria montalcinese. Il nuovo indirizzo, infatti, preparerà una figura professionale in grado di operare a diversi livelli nelle aziende agricole, che hanno mostrato fin dall’inizio la propria disponibilità ad accogliere gli studenti nell’alternanza scuola-lavoro che caratterizza e arricchisce l’offerta formativa del nuovo Istituto”.
Per informazioni sulla nuova offerta formativa a Montalcino, in attesa di prossime iniziative di presentazione e in vista delle preiscrizioni, è possibile contattare l’Istituto di istruzione superiore “Bettino Ricasoli” di Siena al numero 0577-332477 oppure cogliere le opportunità degli Open Day della struttura scolastica senese, in programma sabato 14, domenica 15, sabato 21 e domenica 29 gennaio, dalle ore 15 alle ore 18. Ulteriori informazioni sono disponibili anche sul sito dell’Istituto ‘B. Ricasoli’, www.iisricasoli.it.

Il Consorzio del Brunello inaugura la nuova sede

A poco più di un anno dalla firma, da parte dell’ex Presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Fabrizio Bindocci, della convenzione con la Curia Vescovile senese per la nuova sede nel complesso di Sant’Agostino, e dopo diversi mesi dall’inizio delle operazioni (era il 13 gennaio 2016) si sono conclusi i lavori sulla porzione del Complesso di Sant’Agostino che andrà ad ospitare la nuova e prestigiosa sede del consorzio di tutela delle Denominazioni di Montalcino. E l’ente si sta preparando all’inaugurazione dei locai. L’evento, che è previsto per il 26 gennaio 2017, sarà, come fanno sapere dal Consorzio, ad invito e parteciperanno diverse personalità, di cui, però, ancora, i nomi restano top secret.
Un’operazione, quella effettuata dal Consorzio per la nuova sede, resa possibile grazie all’accensione di un mutuo decennale per 1 milione di euro. L’usufrutto delle stanze dell’ex convento, avrà, a partire dal 2016, una durata di 30 anni. Il Consorzio avrà a disposizione uno spazio di oltre 800 metri quadrati: qui troveranno sede non solo i locali amministrativi ma anche le sale di degustazione e di rappresentanza e, in accordo con la proprietà, sarà possibile per il Consorzio del Brunello, usufruire dell’intero complesso per eventi e kermesse.

Vigneti di Montalcino: una geopolitica “work in progress”

A Montalcino vigne e cantine sono beni rifugio come l’oro e i preziosi. E in un periodo in cui, nei confronti dell’Italia sembra essersi rinnovato un interesse delle banche d’affari, di holding e di imprenditori privati, il territorio del Brunello risulta essere all’avanguardia e portabandiera di una made in Italy vincente. Sono molti infatti gli investitori che hanno scelto, negli anni, di acquistare terreni a Montalcino e divenire produttori di Brunello. E nei giorni in cui nasce la partnership tra il gruppo francese Epi, e Jacopo Biondi Santi, alla guida della Tenuta Greppo, la MontalcinoNews, analizza la geopolitica del territorio. Come già accennato sono in molti ad acquistare appezzamenti di terreni vitati nel territorio e le compravendite, tra i filari del Brunello, sono divenute quasi all’ordine del giorno.
C’è chi acquista intere cantine e chi solo porzioni di vigneto, c’è chi punta ad un nome prestigioso e già “rodato” sul mercato e chi preferisce partire “da zero” e dare la propria impronta imprenditoriale al Brunello che verrà. Il tutto, però, sempre nel rispetto della Denominazione e di un marchio conosciuto e apprezzato nei mercati e sulle tavole di tutto il mondo.
Anche se in tanti aspirano ad avere la propria cantina a Montalcino e a produrre il proprio Brunello, in un momento di grande fermento per le compravendite, la geopolitica del territorio non sembra essere stravolta, almeno per ora: chi acquista sceglie spesso di accaparrarsi piccole realtà, mantenendo un assetto territoriale che poco è mutato rispetto agli ultimi decenni.
Alla guida, per ettari vitati a Brunello, restano la Castello Banfi con 170 ettari seguita da Frescobaldi con 150. Sul gradino più basso del podio si piazza Col d’Orcia con poco meno di 75 ettari seguita da Il Poggione (63) ed i possedimenti Gnudi Angelini (Caparzo con 27 e Altesino con 25). A 50 ettari ci sono Camigliano, Castiglion del Bosco e Tenute Silvio Nardi, incalzate da Bertani Domanis con 46 ettari.
Con numerosi acquisti, che vanno da Podere Brizio a Poggio Landi fino a Tenuta Vitanza, negli ultimi anni Alejandro Bulgheroni del gruppo Family Vineyards, è riuscito ad arrivare a 33 ettari vitati a Brunello, affiancando Giacomo Neri con Casanova di Neri e superando Centolani con Tenuta Friggiali a 32. A quota 30 ettari c’è la famiglia Antinori a Pian delle Vigne e Claudio Tipa, uno dei protagonisti degli ultimi anni a Montalcino, tra acquisizioni e opere rivolte al territorio come quella sul Complesso di Sant’Agostino.
Un libro, dunque, tutto da scrivere, quello su Montalcino e i suoi vigneti di Brunello.

Contraffazioni: nuovo caso che colpisce i big del vino toscano

“L’agroalimentare italiano, compreso il vino, è costantemente sotto attacco, si trovano prodotti contraffatti, più o meno palesemente, ovunque. Noi, come Consorzio del Brunello per difenderci, garantiamo la tracciabilità delle nostre fascette, ed il fatto che ci siano operazioni come questa, dimostrano la qualità e la bontà dei controlli. Certo, anche il mercato del vino ha le sue periferie, e lì a volte è difficile arrivare, spesso e volentieri sono gli amanti del Brunello in giro per il mondo a denunciare prodotti falsi e improbabili tarocchi, compreso un Brunello prodotto in Messico. Stiamo parlando di un marchio che tira, e che inevitabilmente finisce nel mirino della criminalità e della contraffazione. Speriamo adesso che la giustizia faccia il suo corso”.
Così ha commentato con WineNews, uno dei siti più cliccati dagli amanti del wine&food, il presidente della denominazione di Montalcino, Patrizio Cencioni, la notizia che del vino, di bassa qualità, adulterato con l’aggiunta di alcol, veniva commercializzato in Italia e all’estero come Chianti Doc, Brunello di Montalcino o Sassicaia.
Scoperta, fatta dai Carabinieri del Gruppo tutela della salute di Roma e del Nas di Firenze, che ha portato, questa mattina, all’arresto di tre persone, finite ai domiciliari nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Dda di Firenze. I destinatari delle misure cautelari sono il titolare di fatto di un’azienda agricola di Empoli, dove avvenivano l’imbottigliamento e il confezionamento del vino contraffatto, e due uomini originari della Campania che procuravano il materiale necessario alla contraffazione (etichette, fascette, capsule e imballaggi). Nell’inchiesta, condotta dal procuratore della Dda Giulio Monferini, risultano indagate 10 persone, ognuna delle quali avrebbe ricoperto un ruolo ben preciso nell’organizzazione criminale. Secondo quanto accertato, il vino di bassa qualità, ma non nocivo per la salute in base alle analisi effettuate dai consulenti tecnici della procura fiorentina, veniva adulterato con l’aggiunta di alcol per aumentarne la gradazione. Poi veniva imbottigliato e contraffatto, facendolo apparire un prodotto di alta qualità attraverso l’apposizione di false etichette di vini pregiati. Usate anche false fascette con il sigillo di Stato che certificavano le denominazioni Doc e Docg. Una volta confezionato, il vino veniva stoccato in depositi di ditte del Lazio e Emilia-Romagna, riconducibili agli indagati, e poi venduto in Italia e, soprattutto, all’estero, dove sarebbero state spedite decine di migliaia di bottiglie. In un caso, è stato accertato l’invio verso il Costa Rica di una partita di ben 18.000 bottiglie.
Le indagini sono scattate un anno e mezzo fa dopo il sequestro di due bottiglie di vino contraffatto, effettuato su segnalazione di un ristoratore in un negozio nella zona dell’Osmannoro a Firenze. Lo scorso febbraio i militari hanno sequestrato l’azienda agricola dell’Empolese. Nella ditta, in fase di concordato preventivo, sono stati sequestrati circa 9 mila litri di vino rosso pronto per essere imbottigliato, un centinaio di bottiglie già confezionate, centinaia di etichette e fascette di vino falsificate di vari marchi e migliaia di capsule, oltre a 30 litri di alcol usato per l’adulterazione. Secondo quanto scritto dal Giudice per le Indagini Preliminari nelle carte, l’organizzazione criminale aveva realizzato un’attività di contraffazione “di proporzioni devastanti” per quantità di vini prodotti e inviati all’estero. Per finanziare la loro attività gli arrestati, tutti già noti alle forze dell’ordine, avrebbero anche dato vita a un sistema di truffe attraverso l’acquisizione di società in crisi.

Biondi Santi: “da oggi siamo proiettati nel futuro”

Da Clemente Santi, uomo illuminato che dialogava con il mondo, che ebbe delle intuizioni fondamentali, per il futuro della famiglia e per il territorio: capì quali enormi potenzialità avesse il Sangiovese nella collina di Montalcino e proprio alla Tenuta il Greppo è nato il Brunello alla fine dell’Ottocento. Oggi la famiglia Biondi Santi torna dialogare con il mondo. Quanto è importante e quali frutti può portare al marchio Biondi Santi ed al territorio intero questa partnership con il Gruppo Epi? La MontalcinoNews lo ha chiesto a Jacopo Biondi Santi che, nei giorni scorsi, ha chiuso l’accordo con il gruppo francese e che rimarrà, insieme al figlio Tancredi, alla guida della Tenuta. “Montalcino – spiega Jacopo Biondi Santi -, per la sua produzione, è ormai una realtà conosciuta ovunque e l’internazionalizzazione di questa azienda, per il territorio, risulta fondamentale. Il gruppo di cui oggi facciamo parte farà crescere la nostra cantina, sia dal punto di vista della comunicazione che dell’immagine. Con già due importanti case di Champagne ed una di Bordeaux il gruppo è proiettato in un mondo ben diverso da quello dove siamo stati noi fino ad oggi, con la nostra piccola azienda che, anche se conosciuta e apprezzata nel mondo, pur sempre una piccola realtà che oggi diviene grande, oltre che sotto l’aspetto qualitativo, anche sotto quello della comunicazione e dell’immagine che ci permetterà di fare cose fino ad oggi a noi inaccessibili. Quindi questo è un matrimonio che consente di proiettare la nostra cantina nel futuro, ma anche di dare una sicurezza ai miei figli. Da una piccola reltà, quindi, ci trasformiamo in qualcosa di completamente diverso, pur mantenendo la qualità che ci ha sempre . Con i nostri partner spero in un dialogo costruttivo e credo che riusciremo a lavorare bene visto che già oggi parliamo la stessa lingua, e non mi riferisco all’italiano, al francese o all’inglese”.

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Donatella Cinelli Colombini ed “Il marketing delle cantine aperte. Istruzioni pratiche per portare al successo le cantine turistiche”

“Il marketing delle cantine aperte. Istruzioni pratiche per portare al successo le cantine turistiche” è un manuale pratico per chi vuole accogliere visitatori nella propria azienda enologica e per chi vuole diventare un professionista dell’incoming turistico del vino. Il libro di Donatella Cinelli Colombini – presidente nazionale delle Donne del Vino e titolare delle cantine con organico interamente femminile Casato Prime Donne a Montalcino, dove produce Brunello, e Fattoria del Colle a Trequanda, dove imbottiglia Chianti e Orcia – contiene informazioni su come organizzare il punto vendita e le degustazioni turistiche, trovare agenzie che organizzano wine tour e proporsi in modo convincente. Spiega perché alcuni luoghi rimangono sempre nel cuore e nella mente dei visitatori e altri no e perché il linguaggio verbale e non verbale di chi li accompagna è determinante per ottenere il risultato positivo. Su diversi argomenti della pratica aziendale scende molto nel dettaglio spiegando, ad esempio, come partecipare efficacemente a una fiera o a un workshop.
Alcuni contenuti generali servono a dare uno scenario all’accoglienza dei turisti in cantina e a rendere consapevoli della concorrenza mondiale in uno dei segmenti più performanti dell’intero comparto turistico. Sono tuttavia le linee guida sul modo di progettare, gestire e portare al successo l’incoming enoturistico la forza di un manuale di buone pratiche in cui Donatella Cinelli Colombini ha trasferito tutte le sue conoscenze. Un bagaglio professionale composto di studi e letture assidue, di una profonda conoscenza dell’offerta di turismo del vino in Italia e all’estero, ma soprattutto delle esperienze delle sue due cantine che erano come tantissime altre ma in pochi anni sono diventate destination.
Il libro fa parte della collana “Idee e strumenti per il marketing” di Agra Editrice che comprende anche un altro libro di Donatella Cinelli Colombini, “Il marketing del turismo del vino”, pubblicato nel 2007.
Focus – Donatella Cinelli Colombini
Donatella Cinelli Colombini discende da uno dei casati storici del Brunello di Montalcino. È nata a Siena nel 1953, città dove si è laureata in Storia dell’arte con il massimo dei voti.
Per prima ha intuito il potenziale turistico dei luoghi del vino e, nel 1993, ha inventato “Cantine aperte”, la giornata che in pochi anni ha portato al successo l’enoturismo in Italia. Oggi insegna turismo del vino nei Master post laurea.
Nel 1998 ha lasciato l’azienda di famiglia per crearne una sua composta dal Casato Prime Donne a Montalcino, dove produce Brunello, e dalla Fattoria del Colle a Trequanda con cantina di Chianti e Orcia, nonché centro agrituristico. Le sue sono le prime cantine in Italia con un organico interamente femminile.
Nel 2003 ha vinto l’Oscar di miglior produttore italiano e ha pubblicato il “Manuale del turismo del vino”. Nel 2007 è uscito il suo secondo libro “Il marketing del turismo del vino”.
Dal 2001 al 2011 è stata Assessore al Turismo del Comune di Siena e in quel periodo ha ideato il “trekking urbano”, nuova forma di turismo sostenibile e salutare.
Nel 2012 le è stato assegnato il “Premio Internazionale Vinitaly” e nel 2014 il titolo di Cavaliere della Repubblica Italiana. Dal 2016 è presidente nazionale delle Donne del Vino.

Tenuta Greppo Biondi Santi: matrimonio tra Brunello di Montalcino e Champagne

“Sono felice di questa partnership tra Epi – commenta il presidente del gruppo Christopher Descours – e la famiglia Biondi Santi, il cui know how, spirito pionieristico e vocazione all’eccellenza si sposano con quelli di Epi. Costruendo su questi punti di forza e con una visione condivisa del futuro, continueremo a sviluppare il progetto dei vini di Biondi Santi, condividendo l’esperienza di Jacopo Biondi Santi che continuerà a presiedere la Biondi Santi. È un esempio perfetto delle ambizioni di Epi di sviluppare marchi ai più grandi livelli di eccellenza nel mondo”. Così Jacopo Biondi Santi, rappresentante della sesta generazione della famiglia che ha creato il Brunello di Montalcino, ha commentato il matrimonio con il francese “Gruppo Epi”, di proprietà della famiglia Descours – già proprietaria di marchi d’altissima gamma nel mondo del vino, coane gli champagne Piper-Heidsieck, Charles Heidsieck e Chateau La Verriere a Bordeaux. “Sono assolutamente deciso a difendere e conservare, come hanno sempre fatto tutti i miei antenati, questo patrimonio storico e qualitativo con la stessa dedizione, tenacia e intransigenza – dice – La lunga tradizione del marchio Biondi Santi è stata in grado di creare una realtà che è riconosciuta oggettivamente valida e prestigiosa da tutto il mondo del vino e dal mercato, non scordiamoci che ci sono voluti oltre duecento anni di condotta rigorosa nel tempo per costruire la credibilità commerciale di questo prodotto: non è un caso se le nostre riserve strappano, ormai da decenni, quotazioni altissime in tutte le aste internazionali e per fortuna ci sono sempre più collezionisti nel mondo. Il nostro vino sarà sempre lo stesso, con la stessa metodologia di produzione e con le uve delle nostre vigne di BBS/11 (Brunello Biondi Santi, vite n 11), il clone di Sangiovese che venne tipizzato dal mio bisnonno Ferruccio Biondi Santi e che porta il nostro nome, la cui storicità è garantita dal tramandarsi di piante madrefiglia. E questa alleanza con la famiglia Descours è per noi l’occasione di legare la nostra attività a quella di un gruppo che condivide i nostri valori – conclude Jacopo Biondi Santi – trasmissione di conoscenza, eccellenza nel tramandare la nostra professionalità e creatività nella produzione dei nostri vini. Epici darà il supporto necessario per lo sviluppo del nostro business, e ci aiuterà a rafforzare la reputazione dei nostri vini e del Brunello a livello internazionale”.
Così per la tenuta del Greppo inizia una fase nuova della storia tracciata dalla famiglia Biondi Santi, che ha iniziato il suo percorso vinicolo con Clemente Santi, che, sperimentando nuove tecniche enologiche, otteneva riconoscimenti già per il suo “vino rosso scelto (Brunello) del 1865” e che oggi si intreccia con quella di una grande famiglia dell’imprenditoria francese.