Montalcino, territorio di vino e di sport

Montalcino, culla del Brunello ma anche terra di sportivi, luogo dove sempre più spesso nascono iniziative che legano l’unicità del paesaggio e delle eccellenze del territorio allo sport. Ed il 2017 ha visto e vedrà la nascita di eventi importanti che andranno ad affiancarsi alla ormai “navigata” e internazionale Granfondo del Brunello, la classicissima italiana in mountain bike promossa da Orso on Bike giunta all’edizione n. 28. Ancora la bicicletta, sarà la protagonista, a maggio, di “Eroica Montalcino”, un vero e proprio festival dedicato al ciclismo d’altri tempi che si concluderà con una corsa, rigorosamente su bici d’epoca, nel territorio di Montalcino. Paesaggi mozzafiato e strade bianche sono state, qualche giorno fa, lo scenario suggestivo della prima edizione di “Brunello Crossing”, la Trail Running di Montalcino che ha permesso a trailer professionisti e dilettanti di correre in un paesaggio da cartolina e che ha tutte le carte in regola per divenire un appuntamento fisso per tutti gli amanti di questo genere di corsa.

50 anni di Consorzio

Il Consorzio del Brunello di Montalcino compie mezzo secolo. 50 anni fa nasceva, infatti, dopo il riconoscimento della Doc, alcuni tra i più lungimiranti produttori dell’epoca, riconobbero le grandi potenzialità che il Brunello aveva e vollero creare un ente che tutelasse la produzione enoica del territorio. Da allora il Brunello è cresciuto divenendo uno dei vini più amati al mondo e con lui è cresciuto anche il Consorzio nella sua funzione, non solo di tutela ma anche di promozionee valorizzazione. Ed il Consorzio, oggi, festeggia i suoi primi 50 anni, nel migliore dei modi, presentando al mondo, con Benvenuto Brunello, delle annate a 5 Stelle.

Fondazione Brunello: prospettive e progetti

Fondata alla fine del 2016, ma ufficialmente operativa dai primi giorni del 2017, la Fondazione Territoriale Brunello di Montalcino, che annovera fra i suoi promotori, l’attuale presidente della Fondazione, Fabrizio Bindocci, che ai microfoni di Montalcinonews racconta i propositi e le proposte, che il neodirettivo cercherà, assieme al suo staff, di portare a compimento nel migliore dei modi. La Fondazione (che nasce come “figlia” del Consorzio ma è e sarà gestita in modo autonomo attraverso un cda che annovera, tra le sue fila, oltre a Bindocci anche Remo Grassi, Silvio Franceschelli, Andrea Cortonesi, Patrizio Cencioni, Manuele Bartolommei, Andrea Machetti e, in qualità Responsabile Comitato Tecnico Scientifico, Bernardo Losappio) che istituita per contribuire a sviluppare il territorio di Montalcino, e quindi non solo “sfruttare” il territorio nelle sue molteplici peculiarità, avrà “l’obbligo” morale di aiutare tutti coloro, che verranno ritenuti meritevoli di supporto. Di fatto, Fabrizio Bindocci afferma con vanto, che “dobbiamo aiutare chi non è stato fortunato come noi”, ritenendo questo il punto principale, sul quale basare tutto il lavoro della Fondazione stessa. Inoltre, la partenza di questa bella iniziativa, ci ricorda Fabrizio Bindocci, è stata ritardata per motivi burocratici, troppo spesso vincolanti e ostacolo per le nuove idee; ed al tempo stesso, come previsto dalla statuto del Consorzio, il quale non può fare opere di charity, lo staff cercherà di trovare finanziamenti esterni, chiedendo alle aziende un piccolo contributo di 1-2 centesimi di euro per ogni fascetta emessa dal Consorzio stesso. Il tutto dovrebbe portare ad un contributo iniziale tra i 150 ed i 200mila euro, e che dovrebbero portare, ben presto ad un ricavato di 300mila euro all’anno. Mentre, tra le nuove idee, Fabrizio Bindocci ha tenuto a sottolineare che il lavoro, per il momento, è tutto in divenire, ma sta procedendo a piccoli passi per concretizzare l’impegno fino ad ora profuso nell’iniziativa.

Montalcino, luogo per Vip

Splendido set cinematografico per pellicole d’epoca e non solo, seducente scenografia per pubblicità, luogo suggestivo e romantico per matrimoni tra i filari, ma anche scenario tranquillo e affascinante per trascorrere, lontano dalla città e dalla ribalta, giornate pacifiche in relax, magari sorseggiando un buon calice di Brunello. Montalcino, da sempre, è meta per vip e celebrità di ogni genere – attori e politici, musicisti e sportivi – che vogliono vivere giornate indimenticabili immersi nel verde e in un luogo ricco di storia, arte e cultura.

La prima volta dei wine lovers a Montalcino

Sono i wine lovers, ai quali, per la prima volta il Consorzio del Brunello apre le porte di “Benvenuto Brunello”, l’anteprima delle nuove annate, i protagonisti indiscussi nella domenica della kermesse. Per loro il Brunello è, tra i vini italiani, il più prestigioso quello da comprare e conservare, da stappare nelle occasioni speciali. E quale migliore occasione per gustare il proprio vino del cuore se non oggi, tra calici importanti e annate strepitose, ai banchi d’assaggio dell’edizione n. 25 di “Benvenuto Brunello” nella cornice del complesso di Sant’Agostino, dove è possibile assaggiare un’annata a “5 stelle” con il debutto sulla scena del Brunello di Montalcino 2012, e la Riserva 2011 da “4 stelle”, accanto al Rosso di Montalcino 2015, ultima annata valutata con le “5 stelle”? Sono donne e uomini, neofiti o esperti appassionati: gli amanti del Brunello hanno mille volti diversi ma un’unica passione, quella per il “re” del Sangiovese. E dopo gli assaggi alla kermesse dedicata alle anteprime, molti sono i giudizi che arrivano dal popolo degli enoappassionati: c’è chi predilige il Rosso di Montalcino per la sua immediatezza, chi invece rivolge le sue attenzioni al Brunello d’annata, chi ama sentori forti e decisi e punta tutto sulla Riserva. Qualcuno è alla ricerca di curiosità e rarità, altri invece si appassionano ad una specifica cantina e voglio conoscere tutta la linea di produzione. Sono in molti, poi, gli amanti del Brunello che lo seguono via web e sulla carta stampata e che si affidano ai punteggi di famosi critici e affermate riviste seguendo una sorta di “visita guidata alle cantine più blasonate”. Ma c’è anche chi, attraverso ricerche e studi personali e dopo aver seguito qualche corso di degustazione, ha già quel bagaglio “enoculturale” che serve per dedicarsi ad un tour virtuale tra le cantine predilette, con l’opportunità unica di vedere e parlare, in un solo giorno, con i produttori delle etichette del cuore.

Riflessione sul Rosso di Montalcino

Ai microfoni di Montalcinonews, oltre ai tecnici ed i giornalisti, si sono raccontati alcuni dei produttori di Montalcino, che hanno detto la loro in merito ad un vino, troppo spesso declassato, ma con un potenziale enorme, quale ha il Rosso di Montalcino. Il giudizio unanime, di molti, è che il Rosso sia un vino degno dei Brunello di Montalcino, in quanto deriva dallo stesso uvaggio e segue lo stesso iter di fermentazione dei Big di “casa Montalcino”. Tra le varie peculiarità che lo contraddistinguono il Rosso di Montalcino, risulta essere un vino, sì giovane, ma adatto ad essere degustato ogni giorno. Il Rosso di Montalcino, “è un vino con degli incredibili margini di miglioramento, da valorizzare soprattutto nei mercati esteri.” Il Rosso, nonostante abbia un invecchiamento più breve, è un vino che esprime a pieno tutte le caratteristiche del terroir di Montalcino e ne esalta le proprietà.

Con “Brunella” torna alla luce un pezzo di storia di Montalcino

Era il 2007 quando, nei giorni di “Benvenuto Brunello”, veniva riportato alla luce, lo scheletro della balenottera “Brunella”. E proprio in concomitanza con la kermesse del 2017 e gli eventi che ne seguono, grazie, soprattutto, alla collaborazione tra la Sovrintendenza Archeologica delle Belle Arti e Paesaggio di Arezzo, Grosseto e Siena, alcune Università del territorio Toscano, l’Istituto di Studi Archeoantropologici e l’Azienda Banfi, si è concretizzato finalmente, dieci anni dopo la scoperta, un progetto per il completo recupero e la valorizzazione dei resti di “Brunella”, la balenottera fossile scoperta nel territorio di Montalcino, e considerata dagli esperti come uno degli esemplari meglio conservati nel Mediterraneo. “Brunella”, la cui età, per ora, è stimata a 4-5 milioni di anni fa, é una straordinaria occasione per raccontare la storia di un territorio altrettanto straordinario, e che deve la sua configurazione attuale, al fatto di essere stato, un tempo, un fondale marino. Ai microfoni della MontalcinoNews hanno spiegato come il progetto di “Brunella” possa veicolare il messaggio e, proprio, la valorizzazione di un territorio. “Brunella” ed il Brunello sono il veicolo per comunicare la particolare storia che sta rendendo grande tutto il territorio di Montalcino. La stessa “Brunella”, ha dei diversi livelli di importanza, come ci dice Massimo Tarantini della Sovrintendenza dei Beni Archeologici, in quanto a livello scientifico, ci racconta di come sia stato possibile il ripopolamento delle acque del Mediterraneo. Ma allo stesso tempo, ha una notevole importanza, dal punto di vista territoriale, poiché riesce a raccontarci, come si è formato e sviluppato il terreno, e conseguentemente, il fondale marino. Ed infine, “Brunella” ha reso possibile le collaborazione tra pubblico, privato e le varie associazioni, di professionisti e non. Nello specifico, però, “Brunella” è un esemplare unico, afferma il paleontologo Michelangelo Bisconti, poiché è giunta a noi con lo scheletro quasi completamente conservato. Il cranio, la mandibola, di circa 1,5 metri, insieme al parte caudale della colonna vertebrale, ci fanno presupporre una lunghezza complessiva di 7 metri circa, con un peso stimato sulle 11 tonnellate. I dati finora analizzati, permettono di poter comprendere i processi di conservazione di “Brunella” e tutto ciò che è avvenuto dopo la sua morte, ma, anche, capire come fosse la vita circa 5 milioni di anni fa. Fino ad ora, i dati raccolti hanno portato a scoprire che “Brunella”, sicuramente, potrebbe essere un nuovo esemplare di cetaceo, che, come già detto, ci potrà far comprendere come sia stata possibile l’evoluzione di questi immensi mammiferi.

Cantine gourmet a Montalcino

La Michelin, la prestigiosa Guida mondiale ai ristoranti, ci ha messo la firma, testimonial delle “stelle” del rosso italiano più famoso al mondo: il Brunello si sposa con la buona cucina. La ristorazione in azienda è una tendenza ormai consolidata nel mondo del vino, e a Montalcino cantine gourmet offrono agli enoturisti la possibilità di immegersi completamente nelle tradizioni enologiche e culinarie locali, con ingredienti del territorio, spesso prodotti direttamente in azienda, e un pizzico di creatività. C’è chi ha veri e propri ristoranti gourmand nelle affascinanti tenute o nelle sale di antichi castelli circondati dai vigneti, chi ospita ristoranti storici del territorio, ma anche osterie con tanto di orto, e chi, invece, ha aperto un proprio locale griffato in città, mentre molte sono le aziende che, su prenotazione, organizzano light lunch e cene in cantina o tra i filari, accanto ai classici assaggi di prodotti tipici che accompagnano visite e degustazioni in ormai tutte le cantine.
Se prima la visita in cantina era solo la tappa di un viaggio più lungo nel territorio del Brunello, oggi scegliere di andare in un’azienda può valere l’intero viaggio, perché, accanto alle classiche visite e degustazioni, anche la ristorazione occupa un posto d’onore, con le cantine che anche a Montalcino offrono un’accoglienza a 360 gradi, ridisegnandosi e ripensandosi come veri e propri poli d’attrazione turistica. Castello Banfi, nell’ospitalità de Il Borgo, sotto le volte delle vecchie cantine dell’antico Castello di Poggio alle Mura, ospita La Taverna dove il Brunello e il Rosso di Montalcino, e le altre etichette della griffe, si accompagnano alla cucina locale. Ma c’è anche l’elegante e raffinata Sala dei Grappoli, con tanto di terrazza con vista mozzafiato sui vigneti. Da una antico Castello all’altro, anche il Castello di Velona ha il suo ristorante gourmet, il Settimo Senso, dove i vini della cantina e i piatti dello chef si assaggiando ammirando la Val d’Orcia. Una tavola con vista la offre anche il Ristorante Campo del Drago al wine resort di Castiglion del Bosco, che prende il nome dal cru di Brunello prodotto dalla cantina.
È all’insegna della più tipica tradizione locale, la Taverna dei Barbi della Fattoria dei Barbi, che ha mezzo secolo di storia alle spalle, e dove ieri come oggi, ci si siede a tavola con un buon calice di Brunello davanti al grande camino. Cambia in base alla stagionalità, il menu di un altro storico ristorante del territorio, il Ristorante di Poggio Antico, dove la vista spazia dai vigneti di Brunello verso il Monte Amiata. Ed è una vera e propria Osteria, La Crocina della cantina Piombaia, sulla via per l’antica Abbazia di Sant’Antimo, dove, accanto ai vini, anche gli ingredienti sono prodotti in azienda, coltivati direttamente nell’orto.
E se c’è anche chi ha aperto un locale a Montalcino, con il nome della cantina, dalla Vineria Le Potazzine al Wine Bar Drogheria Franci, dove trovare etichette dell’azienda anche in città e una buona cucina, sono molte le cantine che, su prenotazione, organizzano pranzi e cene, mentre tutte, ormai, accompagnano le degustazioni dei propri vini in azienda con assaggi di prodotti locali.

Enoturismo: una risorsa per Montalcino ed il suo territorio

L’enoturismo “vive” sempre più di vita propria, ed è sempre più popolare tra i villeggianti e visitatori che vengono nel Belpaese, e Montalcino non è escluso da questo fenomeno. Tutti sono alla ricerca di esperienze uniche ed irripetibili ed il territorio del Brunello, tra paesaggi “da cartolina”, storia, cultura ed eccellenze enoiche, rappresenta la meta ideale per chi ama viaggiare e godersi tutto ciò che un luogo ha da offrire. Dati interessanti attestano forte flusso nella culla del Brunello con un incremento del 20% di presenze nel 2016, che contano un totale di 135.000 pernottamenti. Dati incoraggianti che devono spronare ad un lavoro sempre maggiore.

Il Brunello che verrà

Dopo il mezzo secolo della Doc e trascorsi 50 anni dalla fondazione del Consorzio, il Brunello guarda al futuro. Lo fa dal palco di “Benvenuto Brunello”, di fronte alla platea di produttori e addetti ai lavori, con un talk show con Monica Larner, responsabile dall’Italia per “The Wine Advocate”, la rivista più autorevole ed influente del mondo del vino, il responsabile comunicazione Michelin Italia Marco Do, il famoso sommelier Charlie Arturaola, e i giornalisti Gioacchino Bonsignore del Tg5 -“Gusto” e Luciano Ferraro, firma del “Corriere della Sera”, nei panni di moderatore.
“L’annata 2010, celebrata nel mondo e con la quale “The Wine Advocate” ha assegnato per la prima volta i 100/100 al Brunello, con il Tenuta Nuova di Casanova di Neri, il Madonna delle Grazie de Il Marroneto e con il Pian dell’Orino, che esce sul mercato un anno dopo il normale, scuotendo i mercati poco dopo l’annuncio – ha detto Monica Larner – ha segnato un passaggio importante, anche dal punto di vista simbolico, dalla gioventù all’età adulta, dopo qualche anno difficile e dopo la scomparsa di un personaggio come Franco Biondi Santi (per anni alla guida della cantina dove è nato il Brunello di Montalcino nell’Ottocento, la Tenuta Greppo, ndr), e iniziando di fatto un nuovo capitolo con una qualità ormai conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, e anche tanti produttori giovani. Ma di certo il Brunello di Montalcino non è un vino semplice, va spiegato, va raccontato agli appassionati”. Per questo, ha detto Larner, “il futuro del Brunello di Montalcino passa dall’educazione alle diversità tra zona e zona che gli appassionati vogliono conoscere, e dalla zonazione che deve essere fatta, per non rimanere indietro rispetto ad altri grandi territori d’Italia e del mondo, accanto al sempre maggiore investimento su “single vineyards” e “cru”, che è solo agli inizi”. “È proprio così, il futuro sta nello scoprire e nel raccontare le diversità del territorio di Montalcino – ha aggiunto Charlie Arturaola – le diversità sono tante, a seconda dei diversi versanti di Montalcino e non solo, e gli appassionati, soprattutto in America, le vogliono conoscere, ed è bello che ci siano sempre più voci, anche giovani, che lo raccontano”.
Ma, a proprio a proposito di come il vino lo si racconta, ha spiegato Gioacchino Bonsignore, “in tv, rispetto alla cucina, di vino si parla poco, perché è percepito come qualcosa ancora di “pericoloso”, qualcosa che ha una grande popolarità tra gli addetti ai lavori, ma che non ha lo stesso impatto positivo tra le famiglie. Si può parlare di territori, di vitigni, ma parlare di etichette, per esempio, è sempre percepito come pubblicità, ma è una ipocrisia, la tv è piena di marchi. Servirebbe, però, anche un’azione dei territori, ma anche dei produttori e dei marchi più importanti per farsi sentire di più. Il vino è portatore di valori importanti, del rapporto tra le persone, e chi produce vino, in realtà, fa molto altro. Se dovessi raccontare il Brunello e Montalcino, per esempio, racconterei uno stile di vita, un modello culturale: dobbiamo pensare che qui 60 anni fa c’era una agricoltura difficile, oggi ci sono un territorio ed una comunità trasformati completamente dal modo di vedere la campagna e dal Brunello, ma anche dalla capacità di stare insieme”.
Una comunità in cui persone del luogo e stranieri vivono fianco a fianco da sempre, come testimoniano anche i tanti investimenti che negli anni sono arrivati sul territori dall’estero. “È una cosa che è sempre successa – ha sottolineato il presidente del Consorzio del Brunello Patrizio Cencioni – pensiamo a più di 30 anni fa quanto è arrivata la famiglia che ha fondato l’azienda più grande di Montalcino (la famiglia italo-americana Mariani, proprietaria di Castello Bandi, ndr), e che ha dato una visibilità internazionale al Brunello e al territorio, fatto all’epoca di aziende medio-piccole che non erano strutturate per affrontare i mercati come magari lo sono oggi, in cui, anche grazie agli investimenti stranieri, la crescita di visibilità continua”.