Nasce l’App Brunello: enciclopedia di Montalcino

Fornire a turisti ed utenti di Montalcino uno strumento per scoprire il territorio. Questo lo scopo della App “Brunello” presentata in occasione dei 50 anni del Consorzio del Brunello. “Un’App – ha spiegato Marco Antoni di “Copernico” che l’ha creato – come strumento di navigazione informata per conoscere le aziende del territorio, scoprendo, in tempo reale, a chi appartengono i vigneti, prenotare visite in cantina e dare un sistema informativo completo a chiunque voglia conoscere il Brunello e i suoi produttori. L’App appena nata ha molteplici potenzialità di sviluppo e crescita e sarà a breve integrata con informazioni che vanno oltre il Brunello: la sentieristica, i circuiti enogastronomici, l’accoglienza e tutte le nozioni storiche, artistiche e culturali. Attraverso la digitalizzazione del territorio avremo una vera e propria “enciclopedia” per scoprire in tempo reale Montalcino e “assaporare” ciò che questa città ha da offrire”.

Brunello e solidarietà

Acquistare un cofanetto con bottiglie d’eccezione per sostenere una raccolta fondi per il territorio. Questo il significato di “l’unione fa la forza”, l’iniziativa di solidarietà organizzata dal Consorzio del Brunello durante la cena di gala preparata dallo chef tre stelle Michelin Enrico Cerea del Ristorante Da Vittorio. Una vera e propria gara di solidarietà che ha permesso al Consorzio di raccogliere oltre 45.000 euro da devolvere alla Misericordia di Montalcino per l’acquisto di un’automedica e di alcuni defibrillatori.

E la storia continua …

Archiviate le dovute celebrazioni per i primi 50 anni del Consorzio del Brunello, il lavoro dei produttori e dell’ente che tutela le denominazioni di Montalcino non finisce. Si riparte con iniziative in giro per il mondo per la promozione e la valorizzazione dei vini del territorio, la salvaguardia e la vigilanza dei prodotti con un obiettivo ed uno slogan, protagonista, insieme al Brunello, di questa due giorni di festeggiamenti: uniti si vince. Buon lavoro al Consorzio, dunque e buon lavoro ai produttori di Montalcino.

Brunello? Il rosso dei Millennials

Dopo la giornata di ieri, in cui sono state ripercorse le tappe fondamentali della storia della denominazione e del Consorzio, oggi a Montalcino è il giorno dedicato al futuro. Se ne è discusso durante l’incontro condotto dal giornalista del Corriere della Sera Luciano Ferraro con il fondatore della APP Vivino Heini Zachariassen, il responsabile di Wine Monitor per Nomisma Denis Pantini, Marcello Masi conduttore Linea Verde (RAI) e Giuseppe De Filippi vicedirettore TG5. Per i vini italiani sono molte le prospettive di crescita, soprattutto sui mercati esteri, in particolar modo intercettando i Millennials, cioè quei consumatori che hanno una fascia d’età compresa tra 18 e 35 anni e che sono i consumatori del futuro. Secondo i dati di Wine Monitor presentati oggi, sono loro i maggiori bevitori di vino rosso negli USA (62%) e tra i principali in Canada (66%). Tra i rossi che in questi due paesi i Millennials hanno acquistato o consumato nell’ultimo anno spicca il Brunello (26% in Canada e 18% in USA), insieme alle altre grandi denominazioni nazionali quali il Barolo, il Chianti e l’Amarone. “Abbiamo analizzato anche il posizionamento del Brunello nel canale dell’e-commerce, interessante soprattutto all’estero – commenta Denis Pantini. Anche qui il peso dei Millennials è fondamentale ma, per i primi tre mercati esteri di consumo di vino (USA, UK e Germania), i grandi rossi italiani, Brunello compreso, soffrono di un posizionamento di prezzo inferiore rispetto ai vini francesi, oltre che di una presenza in termini di referenze più ridotta. Si può certamente ancora lavorare in questa direzione”. Stando alle diverse ricerche realizzate da Wine Monitor, per il futuro vanno tenuti in considerazione anche altri aspetti che esulano dalla sola “denominazione” e che attengono principalmente i Millennials americani, per i quali nella scelta del vino contano soprattutto il “brand” e il packaging piuttosto che la tipologia e il vitigno del vino. “A nostro avviso – conclude Pantini – la vera sfida per il Brunello è da cercare in Cina, per la quale tutti gli istituti di ricerca internazionali sono concordi nel stimare prospettive di crescita dei consumi di vino rosso che nei prossimi anni potrebbero quasi raddoppiare. Si tratta di una sfida ardua, in un contesto monopolizzato dai francesi e dove il fattore prezzo è ancora discriminante negli acquisti di vino. Ma siamo sicuri che il Brunello ha tutte le carte in regola per cogliere e vincere questa sfida, ancora una volta”. Un’altra interessante sfida, che proietta il mondo dell’enologia nel futuro, e quella della commercializzazione attraverso le app. Heini Zachariassen fondatore di Vivino, il più grande mercato di vino online del mondo, alimentato da una comunità di 23 milioni di utenti (oltre 2 milioni solo in Italia) che utilizzano l’applicazione per scansionare e valutare più di 500.000 vini ogni giorno ha presentato oggi una ricerca in esclusiva per il Consorzio. Zachariassen ha tracciato un profilo aggiornatissimo sul consumatore di Brunello così come emerge dall’utilizzo della sua app: “Vivino stimola la comunità di wine lovers a conoscere e apprezzare vini meravigliosi da tutto il mondo – commenta Heini Zachariassen – e lo fa attraverso la tecnologia e contenuti informativi ed educativi che aiutano gli amanti del vino a tutti i livelli ad acquisire consapevolezza sul contenuto del loro prossimo bicchiere. Quando penso all’eccellenza nella produzione vinicola, penso immediatamente all’Italia e all’incredibile contributo al settore da parte dei produttori del Brunello. Così come le aziende di Montalcino guardano al futuro, allo stesso modo la comunità di Vivino segue i loro prossimi passi. Dopotutto, è l’opinione del consumatore quello che fa il futuro del vino”. (La ricerca completa scaricabile dal link https://we.tl/XtVu0u8ret) Non sono solo i consumatori a interessarsi del Brunello. Negli ultimi anni molti investitori, non solo stranieri, si sono affacciati sui filari di Montalcino per acquisire o gestire alcune tenute. È di giovedì scorso la notizia del closing sull’operazione da 250 milioni di euro che ha segnato l’ingresso in quota maggioritaria del gruppo del lusso francese Epi nella Tenuta Il Greppo di Biondi Santi, dove a fine ‘800 nacque il Brunello di Montalcino. Tra le altre celebri acquisizioni, quella del 2015 de La Cerbaiona, ceduta per la cifra record di 6 milioni di euro a Gary Rieschel, un investitore americano con società cinese. Nel 2011 è stata la volta dell’industriale svizzero Ernesto Bertarelli, vincitore della Coppa America con il veliero Alinghi, che ha comprato la tenuta Poggio di Sotto. Poi ancora, due anni dopo, la contessa Noemi Marone Cinzano cede ai brasiliani di André Santos Esteves l’azienda Argiano, una delle più antiche della collina. Ma gli investimenti stranieri a Montalcino hanno una storia ancora più antica: erano gli anni ’80 quando i fratelli italoamericani John ed Harry Mariani danno vita a Castello Banfi, l’azienda più ampia per estensione a Montalcino.

Il Consorzio celebra mezzo secolo stappando 50 anni di Brunello

Continuano le celebrazioni per i 50 anni dalla fondazione del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Questo pomeriggio attraverso una degustazione, guidata dal sommelier campione del mondo Luca Martini, delle annate più rappresentative di Brunello dal 1967 ad oggi.

Focus – I Brunello di Montalcino in degustazione Costanti 1967 Il Poggione 1967 Col d’Orcia 1968 Tenute Silvio Nardi 1968 Riserva Canalicchio di Sopra 1971 Argiano 1977 Riserva Camigliano 1979 La Gerla 1980 La Fortuna 1982 Franco Pacenti Canalicchio 1985 Baricci 1988 Marchesato degli Aleramici Riserva 1990 CastelGiocondo 1990 Corte Pavone – Loacker 1991 Banfi 1993 Poggio all’Oro Villa Poggio Salvi 1995 Fattoi 1997 Pian delle Vigne 1977 Valdicava 1999 CastelGiocondo 2000 Scopone 2001 Caparzo 2004 La Casa Baccinetti 2004 Màtè 2006 Val di Suga 2006

50 anni di Consorzio: omaggio ai fondatori

Era il 28 marzo del 1966, quando, con un Decreto del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, al Brunello veniva riconosciuta la Doc, tra le prime in Italia. 25 lungimiranti produttori riconobbero le grandi potenzialità del Brunello e crearono un ente che tutelasse la produzione enoica del territorio, fondando il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. A firmare l’atto costitutivo, datato 28 aprile 1967, furono Nello Baricci, Silvio Nardi, Siro Pacenti, Gino Zannoni, Lucia Perina, Milena Perina, Orazio Machetti, Elina Lisini, Dino Ciacci, Guglielmo Martini, Emilio Costanti, Sabatino Gorelli, Pieri Assunto, Manfredi Martini, Ivo Buffi, Giovanni Colombini, Rev. Don Leopoldo Celestino Bianchi, Loffredo Gaetani Lovatelli, Giuseppe Cencioni, Bramante Martini, Leopoldo Franceschi, Pier Luigi Fioravanti, Silvano Lambardi, Annunziato Franci e Ferruccio Ferretti. Questa mattina, durante il convengo dal titolo “Il coraggio e l’orgoglio: i protagonisti del Brunello 50 anni dopo”, il Consorzio ha voluto omaggiare, con una targa i firmatari dell’atto costitutivo e le loro famiglie. Toccante, poi, l’intervento di Francesco Buffi, che ha ricordato le ultime parole del nonno Nello Baricci, tra i fondatori del Consorzio venuto a mancare pochi giorni fa.

Il Brunello e Montalcino, paradigma di un territorio depresso oggi prospero grazie al vino

La dinastia della famiglia Biondi Santi che ha inventato il Brunello a Montalcino, nell’Ottocento“Nel 1977 quando arrivai la prima volta, Montalcino era un Paese povero, un territorio depresso, con tantissimi terreni in vendita. Era chiaro che mancavano investimenti e non c’era mercato, per quel vino, il Brunello, pure già conosciuto e dalle enormi potenzialità. Avevo in tasca 100 milioni di lire e mi dettero del folle a pensare di produrre 100.000 bottiglie. Franco Biondi Santi mi disse: io ne produco 13.000, e di queste ne vendo 6.000. Ma, dopo l’esperienza delle Cantine Riunite, mi lanciai nella pazza impresa, e nel 1995, quando è esploso il fenomeno Brunello, a Castello Banfi si producevano milioni di bottiglie”.Ezio Rivella, manager ed enologo che ha costruito la realtà di Castello Banfi, che è stata la locomotiva del mercato del Brunello di Montalcino Lo ha detto l’enologo-manager Ezio Rivella, artefice con e per i fratelli italo-americani Mariani della realizzazione del sogno di Castello Banfi, fondata alla fine degli anni Settanta, che ha fatto conoscere il Brunello nel mondo e ha dato impulso alla nascita del “fenomeno” Brunello, oggi vino e territorio tra i più prestigiosi e quotati al mondo. Lo ha fatto nei 50 anni del Consorzio del Brunello, fondato il 28 aprile del 1967, celebrati oggi a Montalcino, ricordando la famiglia Biondi Santi che, alla fine dell’Ottocento ha inventato il Brunello nella Tenuta Greppo. Ad emergere, quell’incontro-scontro di visioni che da sempre caratterizza il territorio, a partire proprio dalle posizioni, che seppur contrapposte all’epoca, attorno al Brunello e alla sua produzione in un’ottica futura, trovarono un compromesso nella fondazione del Consorzio. “Non avevamo la vostra visione “industriale” e le vostre strutture. Avevamo idee diverse: voi puntavate sulla quantità, noi sulla qualità – ha detto Francesca Colombini Cinelli, “signora del Brunello” Francesca Colombini Cinelli, la “signora del Brunello” della sua storia e cultura, alla Fattoria dei Barbi, nel talk show “Il coraggio e l’orgoglio: i protagonisti del Brunello 50 anni dopo” moderato dal giornalista Luciano Ferraro del “Corriere della Sera” – di battaglie ne abbiamo fatte molte. La nostra idea era quella di portare avanti Montalcino com’era. Ed era la stessa alla base di quella cultura intellettuale e scientifica che alla fine dell’Ottocento accomunava le nostre famiglie borghesi in una “fucina” di ricerche e sperimentazioni di nuove tecniche enologiche. Il Brunello è come il tweed: non siamo mai stati di moda, ma sempre un grande classico”.
Negli anni Sessanta, a Montalcino come in altre parti d’Italia, “la fine della mezzadria aveva già cambiato tutto, ponendo le basi del fare impresa – ha ricordato Francesca Colombini Cinelli – ancora oggi amiamo chiamarci fattorie, bellissimo, ma siamo imprese vere e proprie. Di uguale, qui, è rimasto solo il vino con la sua storia molto lunga. La mia famiglia si è sempre occupata di agricoltura e di vino, e in quegli anni mio padre, illuminato, decise che dovevamo cambiare pelle. Fu un momento triste, ma ci rimboccammo le maniche, mentre molti contadini lasciavano le campagne perché non potevano comprare la terra. Fu l’intervento del Governo con i mutui per le proprietà agricole che permise ad alcuni di rimanere, facendo esplodere le piccole proprietà contadine. Ma molte furono vendute ed iniziarono ad arrivare imprenditori e idee da fuori, fenomeno che, incessante, continua ancora oggi. Ma un punto fermo in comune lo abbiamo sempre avuto: il Brunello, per cui c’erano da fare scelte coraggiose e dovevamo capire quali”. “Giovanni Colombini, suo padre, fu proprio uno dei primi a capire che per il Brunello ci voleva il mercato” ha ricordato Rivella. “Ma una cosa su tutti ci ha trasmesso – ha ribadito Francesca Colombini Cinelli – massima libertà di espressione, ma con il Brunello sempre punta di diamante della produzione, perché è nostro dovere difendere questo territorio”.
“Il futuro? – ha concluso Francesca Colombini Cinelli – il tempo corre, ma la famiglia resta, e i giovani devono muovere presto i loro primi passi, mantenendo alta la qualità sul territorio come sui mercati. Arrivare primi vuol dire essere sempre ai vertici e vincenti, grazie ad una visione ampia. Un mercato anche se piccolo va conquistato con la qualità rispettando il territorio, che dobbiamo far conoscere nel mondo, avendo le nostre origini ben chiare sempre in testa”. E “non bisogna illudersi di essere arrivati – ha aggiunto Rivella – ed adagiarsi sugli allori di una posizione su di un piedistallo come è quella del Brunello, tra i migliori vini al mondo. Bisogna continuare ad investire, a fare, alimentando quel circolo virtuoso che abbiamo messo in moto e che c’è dietro l’alone di prestigio che il Brunello ha saputo conquistare”.
Oggi, ai vertici per prestigio internazionale, il territorio di Montalcino è passato da 13.000 bottiglie prodotte nel 1968 a 9,1 milioni di Brunello nel 2016 (una crescita di quasi il 70.000%, su un totale di una produzione di 14 milioni di bottiglie, il 70% all’export), dice il Consorzio, e con una rivalutazione del +2.474% di un ettaro di vigneto a Brunello, dal 1966 anno di nascita della Doc (quando erano 64 ettari e valeva 1,8 milioni di lire; nel 1967 su 115 totali, 64 erano specializzati e 51 promiscui), ad oggi (che vale 400.000 euro e gli ettari vitati sono 2.100, su 3.500 totali), dice WineNews, per un business stimato in 170 milioni di euro, con oltre 1 milione di persone che nel 2016 hanno visitato Montalcino.
Negli anni Sessanta, “parlavamo di sviluppo economico vocato e sostenibile pensando al riconoscimento della Doc al Brunello e ponendo le basi per la fondazione del Consorzio – ha ripercorso l’ex sindaco Ilio Raffaelli, di cui il presidente del Consorzio Patrizio Cencioni ha ricordato la collaborazione sinergica, accanto agli enti pubblici e privati che hanno permesso di realizzare progetti che altrimenti non si sarebbero mai fatti, per il Brunello e per il territorio – dei 25 fondatori, 16 erano coltivatori diretti, e solo pochi anni prima mezzadri. Il lavoro da fare era tanto, a partire dal far comprendere che produrre il Brunello è un’arte, mettendoli al passo con i tempi e facendo loro cambiare idea su quella che doveva essere la strada”. Tra i fondatori (Nello Baricci, Silvio Nardi, Siro Pacenti, Gino Zannoni, Lucia Perina, Milena Perina, Orazio Machetti, Elina Lisini, Dino Ciacci, Guglielmo Martini, Emilio Costanti, Sabatino Gorelli, Assunto Pieri, Manfredi Martini, Ivo Buffi, Giovanni Colombini, Rev. Don Leopoldo Celestino Bianchi, Loffredo Gaetani Lovatelli, Giuseppe Cencioni, Bramante Martini, Leopoldo Franceschi, Pier Luigi Fioravanti, Silvano Lambardi, Annunziato Franci e Ferruccio Ferretti), Assunto Pieri ha ricordato come “da semplici contadini, ci affidammo a chi ne sapeva più di noi e dopo lunghe discussioni arrivammo alla fondazione del Consorzio. Con la stessa buona volontà mi auguro che le nuove generazioni producano come si deve, mantendo in piedi il Consorzio perché funzioni bene, e stando attenti al disciplinare, senza cambiarlo, a partire dal rosso”. L’altra grande produzione del territorio, se solo si pensa che con l’arrivo della Docg al Brunello nel 1980 e il riconoscimento della sua Doc, per la prima volta in Italia si potevano produrre due vini dallo stesso vitigno, il Sangiovese grosso, nella varietà chiamata “Brunello”, capace, vinificato in purezza, di dar vita a vini da lungo invecchiamento che solo a Montalcino possono esser prodotti, e di cui Ferruccio Biondi Santi selezionò il clone alla fine dell’Ottocento (BBS/11, Brunello Biondi Santi della Tenuta Greppo, vite n. 11, unico clone aziendale; il punto di riferimento del Consorzio per l’allora codificazione della produzione del Brunello, era proprio l’esperienza di cantina di Biondi Santi, ndr). “Rivolgere lo sguardo al futuro – ha detto Andrea Costanti, tra le famiglie storiche del territorio, e tra i fondatori – vuol dire farlo nel rispetto di figure come Franco Biondi Santi (“guardiano” intransigente della tradizione, ndr) e Nello Baricci (vignaiolo con la schiena dritta, scomparso nei giorni scorsi, ndr), che ci hanno regalato un sogno”.

Marco Do: “una collaborazione per garantire qualità ed eccellenza”

Un forte legame quello tra Michelin ed il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, sfociato in una collaborazione che dura da alcuni anni. “Abbiamo accettato con molto entusiasmo l’invito del Consorzio del Brunello perché crediamo che ci sia un forte legame tra i nostri due brand, la cui missione è garantire sempre e comunque il massimo della qualità perché credibilità e reputazione passano dalla capacità di essere trasparenti e rigorosi adottando criteri e comportamenti condivisi e riconosciuti in tutto il mondo. Non è un caso che da oltre 60 anni Michelin sia il riferimento assoluto per l’enogastronomia mondiale, e lo stesso valga per il Brunello che è uno dei brandi italiani più conosciuti a livello internazionale”. Parole di Marco Do, responsabile comunicazione Michelin Italia, sull’incontro tra due realtà che hanno come valore fondante l’eccellenza rinnovato oggi a Montalcino, attraverso la presentazione di una nuova guida Michelin, dedicata agli chef stellati italiani. Una guida creata apposta per l’occasione che sancisce una partnership ormai consolidata tra il Consorzio e la guida gastronomica più famosa al mondo.

Brunello, 50 anni dalla fondazione del Consorzio di tutela

Era il 28 marzo del 1966, quando, con un Decreto del Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat, al Brunello veniva riconosciuta la Doc, tra le prime in Italia.
25 lungimiranti produttori riconobbero le grandi potenzialità del Brunello e crearono un ente che tutelasse la produzione enoica del territorio, fondando il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. A firmare l’atto costitutivo, datato 28 aprile 1967, furono Nello Baricci, Silvio Nardi, Siro Pacenti, Gino Zannoni, Lucia Perina, Milena Perina, Orazio Machetti, Elina Lisini, Dino Ciacci, Guglielmo Martini, Emilio Costanti, Sabatino Gorelli, Pieri Assunto, Manfredi Martini, Ivo Buffi, Giovanni Colombini, Rev. Don Leopoldo Celestino Bianchi, Loffredo Gaetani Lovatelli, Giuseppe Cencioni, Bramante Martini, Leopoldo Franceschi, Pier Luigi Fioravanti, Silvano Lambardi, Annunziato Franci e Ferruccio Ferretti.
Fu sempre in quell’anno che venne eletto il primo consiglio, presieduto fino al 1969 da Leopoldo Franceschi. Alla carica si succedettero Pier Luigi Fioravanti (giugno 1969 – settembre 1970), Elina Lisini (settembre 1970 – dicembre 1970), Paolo Fioravanti (1970 -1973), Bruno Ciatti (1974 – agosto 1982), Enzo Tiezzi (settembre 1982 – 1988), Ermanno Rosi (1988 – 1993), Sante Turone (1993 – 1995), Andrea Costanti (1995 – 1998), Baldassarre Filippo Fanti (1998 – 2007), Francesco Marone Cinzano (2007 – 2008), Patrizio Cencioni (2008 – 2010), Ezio Rivella (2010 – giugno 2012), Fabrizio Bindocci (2012 – 2016).
“Dobbiamo ringraziare i 25 coraggiosi produttori che credettero fortemente in un sogno chiamato Brunello e che insieme alle grandi famiglie del territorio diedero vita a questa realtà che ho l’onore di guidare e che è una delle più importanti nel panorama italiano ed internazionale – commenta il Presidente del Consorzio Patrizio Cencioni. Da allora abbiamo raggiunto molti traguardi importanti, frutto di una scelta strategica perseguita con coerenza nel tempo: puntare sulla ricerca dell’eccellenza attraverso l’equilibrio fra produzione e territorio”.
In questi 50 anni, forte di un successo straordinario, i numeri attorno al Brunello di Montalcino sono cresciuti in modo esponenziale. Basti pensare che nel 1968 le bottiglie prodotte erano soltanto 13.000, circa 1 milione e 450 mila nel 1986, mentre l’anno scorso sono state 9.100.000, una crescita di quasi il 70 mila per cento. Un ettaro di Brunello nel 1967, quando ce n’erano solo 115 (64 specializzati e 51 promiscui), valeva 1,8 milioni di lire (fonte WineNews); oggi, che gli ettari sono 2100, in media ne vale 500 mila euro.
Per celebrare questo importante traguardo il Consorzio ha organizzato due giornate che vedranno alternarsi a Montalcino i protagonisti della grande sfida iniziata nel 1967 e gli esperti, chiamati nella capitale del Brunello a tracciare gli scenari in cui i produttori dovranno cimentarsi per mantenere la leadership internazionale. S’inizia domani, venerdì 28 aprile alle ore 10 al Teatro degli Astrusi, con il convegno dal titolo “Il coraggio e l’orgoglio: i protagonisti del Brunello 50 anni dopo”. Protagonisti i soci fondatori insieme ad alcuni protagonisti di questa incredibile storia, tra cui Ezio Rivella e Francesca Cinelli Colombini. Chiuderà il lavori Marco Do, direttore della Comunicazione Michelin Italia, con la presentazione della Guida Michelin dedicata agli chef stellati italiani e creata apposta per l’occasione. Venerdì sera cena charity a sostegno del finanziamento di dispositivi di primo intervento e soccorso da donare ai vari presidi sul territorio montalcinese. Si prosegue sabato 29 aprile, alle ore 10 al Teatro degli Astrusi, con l’incontro “La grande sfida del Brunello: i mercati del futuro”. Il giornalista del Corriere della Sera Luciano Ferraro stimolerà il confronto tra il fondatore di Vivino Heini Zachariassen, Marcello Masi, già direttore del Tg2, il vicedirettore del TG5 Giuseppe De Filippi e il responsabile di Wine Monitor per Nomisma Denis Pantini.
Quando fu riconosciuta la Doc, nel 1966, pochi conoscevano il nome del “Brunello” e le sue qualità, fatta eccezione per gli intenditori e gli esperti. Da allora il grande rosso toscano ha conosciuta una vera e propria ascensione all’Olimpo dell’enologia internazionale, imponendosi nei giudizi dei critici così come nei gusti dei consumatori di tutto il mondo. Del Brunello ne hanno scritto in molti ed è stato protagonista delle tavole di grandi protagonisti del ‘900 e del XXI secolo, dalla Regina Elisabetta a papa Giovanni Paolo II, al Presidente Reagan.
Tra le tappe fondamentali di questo glorioso percorso il riconoscimento nel 1980 della Docg a firma dell’allora Presidente Pertini, primo vino italiano a ottenere il prestigioso “marchio”, ma l’ultimo a uscire sul mercato a causa del suo lungo periodo di invecchiamento. Proprio per celebrare l’uscita del primo Brunello Docg venne organizzato a Montalcino un convegno durante il quale, il 10 marzo 1985, venne stappata la prima bottiglia.
“La costituzione del Consorzio – conclude Cencioni – divenne il punto di partenza per una crescita culturale che ha fatto del Brunello e di Montalcino uno dei brand più forti e apprezzati nel modo del vino e del made in Italy e del Consorzio, e dei suoi produttori ovviamente, una realtà autorevole di riferimento nel panorama nazionale ed internazionale”.

Brunello e solidarietà: una cena di gala per la raccogliere fondi per il territorio

Acquistare bottiglie d’eccezione per sostenere la raccolta fondi per il territorio. E’ questo il significato di “l’unione fa la forza”, l’iniziativa di solidarietà organizzata dal Consorzio del Brunello di Montalcino in occasione delle celebrazioni del 50° anniversario della sua Fondazione.
Venerdì 28, all’interno della Fortezza di Montalcino, durante la cena preparata per 250 persone dallo chef tre stelle Michelin Enrico Cerea del Ristorante Da Vittorio, verranno infatti messi a disposizione alcuni cofanetti con bottiglie uniche che potranno essere acquistati dai partecipanti all’evento.
Sono confezioni pensate ad hoc per le celebrazioni e ciascuna contiene due bottiglie di Brunello. L’esclusività è garantita dal fatto che le bottiglie hanno etichette uniche. Una è quella creata appositamente per l’evento e quindi non sarà mai più replicata diventando un pezzo rarissimo e di grande valore. L’altra riproduce la piastrella celebrativa della vendemmia 2012 (5 stelle) disegnata 5 anni fa dalla griffe della moda italiana “Cruciani”, del gruppo tessile Arnaldo Caprai.
L’intero ricavato della serata sarà devoluto all’acquisto di materiale di primo soccorso (come defibrillatori) o altri dispositivi (mezzi attrezzati) da mettere a disposizione dei vari presidi sul territorio di Montalcino in collaborazione con la Misericordia di Montalcino. È possibile partecipare alla cena acquistando l’ingresso per una quota di 250 euro a persona presso il Consorzio del Brunello (fino ad esaurimento posti).
Per stimolare una maggiore adesione alla charity sono stati chiamati a condurre la serata Fede & Tinto, pionieri della comunicazione del vino e ideatori della trasmissione di successo “Decanter” in onda su Radio2. Grazie al loro supporto e la loro capacità di coinvolgimento durante la serata si creerà un crescendo di partecipazione in modo da raggiungere progressivamente vari obiettivi della raccolta fondi, obiettivi che saranno progressivamente disvelati dai Fede e Tinto.
Per il Presidente del Consorzio Patrizio Cencioni “questa ulteriore iniziativa vuole essere un gesto concreto che il Consorzio lascia al territorio in occasione del cinquantenario. Come per ogni grande traguardo raggiunto viene lasciato un segnale forte, anche questa volta abbiamo voluto sottolineare l’importanza dei 50 anni con una testimonianza di prestigio ma soprattutto utile. Al di la infatti delle celebrazioni della nostra storia e del nostro orgoglio, era giusto lasciare un segno tangibile che ribadisse ancora una volta lo stretto legame che c’è fra noi produttori ed il sistema territoriale senza il quale in Brunello non esisterebbe”.