Vino e ciclismo, il museo della Ciacci Piccolomini d’Aragona fa la storia

Montalcino finisce al Tour de France. Gli appassionati di uno degli sport più nobili ed eroici lo avranno sicuramente notato durante questi giorni di dirette televisive dedicate alla gara a tappe più famosa al mondo. Il ciclismo, lo sappiamo, è disciplina di aneddoti e leggende, ricordi e cimeli. Come quella bellissima maglia arancio-bianco che non esiste più (adesso è di colore verde) e che Franco Bitossi indossò e conquistò nel 1968. Un anno importante per il ciclista di Carmignano che in quella edizione della “Grande Boucle” vinse la Combinata arrivando primo nella classifica a punti, secondo in quella del Gran Premio della Montagna e ottavo nella generale. Risultati che dimostrarono, ancora una volta, la versatilità e il talento di Bitossi. Ebbene quella mitica maglia dai colori così vivi fa parte della storia del ciclismo. Ed è conservata gelosamente a Montalcino da Paolo Bianchini, ex corridore che ha sfiorato il professionismo (nel momento decisivo ha scelto lo studio) ma che ha mantenuto dei legami fortissimi con il ciclismo e con quei campioni che fanno sognare la gente. E il mondo dei pedali non si è mai dimenticato di lui visto che spesso e volentieri i corridori passano a salutarlo a Montalcino nella azienda di famiglia, la Ciacci Piccolomini d’Aragona, che conduce con la sorella Lucia, dove la sala degustazione non è solo il luogo per scoprire i grandi vini ma anche per respirare la storia del ciclismo. Un piccolo-grande museo ricco di tesori, dove fotografie, maglie e biciclette fanno bella mostra e testimoniano come la passione sia un requisito che non deve mai mancare tanto nel ciclismo come nel vino. “Questo sport ha sempre fatto parte della mia vita – ha detto Paolo Bianchini alla Montalcinonews – ho corso fino al 2002. Sono molto legato a Franco Bitossi e quando è stato contattato dalla Rai per la maglietta lui ha subito fatto il mio nome. Ho ricevuto la chiamata e l’immagine della maglia e il nome di Montalcino sono così finiti in diretta nel corso della trasmissione “Processo alla Tappa”. Conosco molto bene l’ambiente e sono sempre stato benvoluto da tutti. L’ultima dimostrazione l’ho avuta poco tempo fa quando appena tagliato il traguardo della “Charlie Gaulle”, Paolo Savoldelli (due volte vincitore del Giro d’Italia ndr) ha annunciato il mio nome e subito dopo tante persone sono venute a salutarmi. Sono cose che fanno piacere così come ricevere la visita di tante stelle del ciclismo di cui conservo le maglie, cimeli e foto ricordo”. Come quelle con Francesco Moser, di cui Bianchini è amico da anni ricevendo in dono anche una delle prime casacche da campione d’Italia del fuoriclasse di Palù di Giovo. E a proposito di “divise famose” del ciclismo fanno bella mostra al museo le magliette di campioni del mondo di Gianni Bugno, Maurizio Fondriest e Mario Cipollini. Un legame, quello con i professionisti, che non si è mai interrotto e che prosegue con i protagonisti di oggi: Manuel Quinziato, Franco Pellizzotti, Daniele Bennati, Francesco Casagrande e Matteo Trentin sono solo alcuni dei tanti nomi passati per la Ciacci Piccolomini d’Aragona per bere un calice di buon Brunello e parlare di ciclismo in un ambiente rilassato e disteso. E poi c’è anche la solidarietà. Perché la famiglia Bianchini con la sua Asd “Brunello Bike” mette in vendita le maglie da ciclismo dell’associazione, il cui ricavato, ogni anno, va in beneficenza. Un’idea che vale una grande classica.

Il lungo weekend conclusivo di Jazz & Wine in Montalcino

Sarà un lungo e ricco weekend di musica quello che concluderà la ventesima edizione del Jazz & Wine in Montalcino. In Fortezza, questa sera, approda un altro Grammy Award, ovvero Roy Hargrove Quintet. Considerato uno dei più autorevoli trombettisti jazz al mondo Roy Hargrove, affiancato da Justin Robinson (sax alto, flauto traverso), Tadataka Unno (pianoforte), Ameen Saleem (contrabbasso) e Quincy Philips (batteria), proporrà un viaggio fatto di ritmo ed energia. Consacrato al primo posto come trombettista dai lettori della prestigiosa rivista Down Beat, Roy Hargrove è dotato di uno stile contemporaneo e personale con cui spazia nei vari generi musicali tra contaminazione e curiosità. Sabato 22 luglio spazio al jazz europeo con le trombe trascinanti di Enrico Rava e Tomasz Stanko che saranno le protagoniste dell’appuntamento di Jazz & Wine in Montalcino, il festival nato dalla collaborazione tra l’azienda vinicola Banfi, la famiglia Rubei dell’Alexanderplatz di Roma ed il Comune di Montalcino. La Fortezza medioevale ospita l’European Legends Quintet, il nuovo progetto che lega i due artisti: musica scritta a quattro mani che darà vita a un jazz moderno, lirico e vibrante con due diversi suoni di tromba dentro un’unica band. Per la prima volta appaiono insieme per dirigere un quintetto d’eccezione che unisce i jazzisti Dezron Douglas (basso), Gerald Cleaver (batteria) e Giovanni Guidi (pianoforte). Chiuderà la ventesima edizione del festival, domenica 23 luglio, il pianoforte di Danilo Rea che con il suo “Something in our way”, proporrà un viaggio di note ed emozioni nei grandi successi di due storiche band inglesi, i Beatles e i Rolling Stones. Tutti gli spettacoli di Jazz & Wine in Montalcino avranno inizio alle ore 21.45.

Rodolfo Maralli della Fondazione Banfi parla di Jazz&Wine in Montalcino

“Venti anni la dicono lunga sulla bontà di un progetto che per la prima volta nel mondo ha coniugato musica e vino di qualità”, commenta Rodolfo Maralli, presidente della Fondazione Banfi. “Quest’anno abbiamo fatto uno sforzo ulteriore. Stasera ci sarà il due volte Grammy Award Robert Glasper, che non è solo un musicista jazz ma ama altre contaminazioni come soul, funk, hip hop e blues. Domani aspettiamo la tromba di Roy Hardgrove, sabato arriva il più famoso jazzista italiano, Enrico Rava, insieme ad un’altra grande tromba americana, Tomasz Stanko. Chiuderemo domenica in grande stile col pianista più elegante e raffinato, Danilo Rea, talmente bravo che si esibirà da solo reinterpretando Beatles e Rolling Stones. Cresce l’interesse dei media, della critica, del pubblico. Le prime serate sono state fantastiche, siamo fiduciosi per le ultime quattro”. Guarda il video integrale: https://www.youtube.com/watch?v=GELUvNrgLZs

Sullo sfuso il Brunello è il rosso più quotato. Cencioni: “la qualità è sempre stata un nostro obiettivo”

Un nuovo primato per il Brunello di Montalcino che, dati alla mano, può essere considerato ancora una volta a tutti gli effetti il “re degli sfusi”. Il “borsino” degli sfusi di Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), su dati riferiti a giugno 2017 e analizzati da WineNews, fa emergere un quadro decisamente variegato ma non omogeneo. Per quanto riguarda i rossi è proprio il Brunello di Montalcino il vino che raggiunge la quotazione più alta in assoluto, oltrepassando i mille euro al quintale. Una notizia accolta in modo positivo dal settore. Contattato dalla Montalcinonews ll presidente del Consorzio del Brunello Patrizio Cencioni spiega “come i numeri dimostrino i risultati importanti ottenuti e sono un effetto della scelta del 2006 di diminuire le rese. Sul prezzo dello sfuso ci siamo mentre su quello della bottiglia ci sono alcuni casi non all’altezza del marchio anche se va sempre analizzata la situazione azienda per azienda. La quotazione tocca anche punte superiori ai 1300 euro al quintale. La qualità è sempre stata un nostro obiettivo, siamo sulla strada giusta ma è giusto non porsi limiti”. Un parere confermato dal direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino Giacomo Pondini: “il dato è indicativo di un momento positivo per la denominazione e certifica come tutta la filiera di produzione sia remunerata in modo adeguato”.

Analisi Winenews su borsino degli sfusi di Ismea: Brunello di Montalcino al top

Secondo l’analisi di Winenews sul borsino degli sfusi di Ismea, il Brunello di Montalcino raggiunge la quotazione più alta in assoluto. L’estate è ancora nel vivo, ma con le temperature di giugno e luglio che hanno dato un’accelerata importante alla maturazione delle uve, la vendemmia tra i filari del Belpaese è molto più vicina del solito, e allora diventa fondamentale, per le aziende, fare spazio in cantina. Cominciando dallo sfuso, a patto che ne sia rimasto sul mercato, con il valore calcolato, per le principali denominazioni da Ismea – Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (dati a giugno 2017, prezzi alla produzione dell’ultima annata in commercio, franco magazzino produttore, e Iva esclusa, calcolati su medie statistiche, che possono differire in parte, in più o in meno, dalle reali quotazioni riscontrate dagli operatori sul mercato, ndr). Un vero e proprio borsino, analizzato (ed integrato) da WineNews, da cui emerge un quadro decisamente variegato, ma tutt’altro che omogeneo (www.ismeamercati.it). Partendo dai vini rossi, nelle Langhe il Barolo spunta lo stesso prezzo di un anno fa, 820 euro al quintale (anche se, di fatto, non c’è più prodotto e non ci sono scambi, ndr), mentre il Barbaresco guadagna il 7,3% ed arriva a 515 euro al quintale, con il Nebbiolo d’Alba che resta sui 285 euro al quintale, ed il Dolcetto, sia di Alba che di Diano, stabile a 150 euro al quintale. Sempre in Piemonte, a fare il punto sul mondo “Barbera”, è il Consorzio della Barbera d’Asti e Vini del Monferrato: si parte con il Piemonte Barbera, che oscilla tra i 70 ed i 110 euro a quintali, mentre la Barbera d’Asti va tra i 100 ed i 150, la Barbera d’Asti Superiore tra i 150 ed i 250 euro al quintale, mentre il Nizza è intorno ai 250. Ed interessante anche la performance del Ruchè, tra i 260 ed i 320 euro al quintale. Meglio ancora fa il Brunello di Montalcino, il vino che raggiunge la quotazione più alta in assoluto, superando i mille euro al quintale (1.010, +14,1%), mentre, rimanendo nella Toscana del Sangiovese, il Chianti Classico è su di una quotazione di 230 euro al quintale. Bene anche Bolgheri, con il prezzo dello sfuso, nonostante un livello di scambi relativamente marginale, che, come dice a WineNews il Consorzio dei Vini di Bolgheri, tocca i 500 euro al quintale, il 11% in più della media degli anni precedenti. Ultimo dei toscani, il Nobile di Montepulciano, con l’ultima annata in commercio, fa sapere il Consorzio del Vino Nobile, la 2014, che oscilla tra i 280-350 euro al quintale. Per l’Amarone, invece, i dati arrivano direttamente dalla Camera di Commercio di Verona, che parla di un range che va, per l’annata 2013 dell’Amarone della Valpolicella Classica, di 850-950 euro al quintale, mentre la 2014 spunta prezzi inferiori, 800-900 euro al quintale, prezzi che scendono in media di 50 euro per gli Amarone prodotti nelle altre zone. Il Valpolicella, invece, mantiene le stesse quotazioni di un anno fa: 285 euro al quintale. Infine, tra i grandi rossi, perché ormai tale si può considerare, l’Etna, a 150 euro al quintale, in crescita dell’11,1% sul 2016. Detto dei più quotati, ci sono poi quei rossi che, facendo i conti in tasca al commercio enoico italiano, fanno i grandi volumi. Come il Chianti, che costa 97,50 euro al quintale; perde qualcosa anche il Lambrusco di Sorbara, a quota 75 euro al quintale (-7,4%), così come il Montepulciano d’Abruzzo, a 73,75 euro al quintale (-4,1%). Infine, un vino in crescita, non tanto nel prezzo quanto nell’interesse dei wine lovers, il Rosso Conero, a 112,5 euro al quintale. Spostando l’attenzione sui bianchi (dalle rilevazione mancano quelli dell’Alto Adige, da sempre ai vertici assoluti per quotazione, ndr), salta immediatamente all’occhio la quotazione del Gavi, che, con una crescita del 10% sul 2016, tocca i 275 euro al quintale, una dinamica di prezzo ricalcata specularmente dal Cortese di Gavi. Entrambi, così, scavalcano il Prosecco di Conegliano Valdobbiadene, che spunta una quotazione di 270 euro al quintale, esattamente come un anno fa, mentre, al contrario, il Prosecco Doc perde il 16,7%, fermandosi a 187,50 euro al quintale. Stabile, a valori sempre importanti, il Pinot Nero del Trentino, la base delle migliori bollicine di Trentodoc, quotato 235 euro al quintale. Anche il Roero Arneis conferma le quotazioni 2016, a 170 euro al quintale, mentre in Veneto sono in calo sia il Soave (68,5 euro a quintale) che il Soave Classico (92,5 euro a quintale). Dalle Marche, invece, secondo diverse fonti, il Verdicchio di Jesi viaggia intorno agli 85 euro a quintale, mentre quello di Matelica si attesta intorno ai 90 euro. Grande movimento tra le tante denominazioni del Lazio, nel bene e nel male: se il Colli Albani e Frascati perdono, rispettivamente, il 12,6% (45 euro al quintale) e l’11,8% (75 euro al quintale), infatti, il Marino guadagna il 12% (70 euro al quintale).

La vigna ha memoria. Ecco l’ultima ricerca dell’AIVV sul Sangiovese

La vigna sembra mostrare una memoria genetica di dove proviene. È stato questo il tema principe dell’incontro intitolato “Sentieri: un percorso di ricerca nel vitigno Sangiovese”, organizzato il 10 luglio dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino e da Foragri, il Fondo nazionale per la formazione continua in agricoltura, presso la Galleria del Cardinale di Palazzo Colonna a Roma. Lo spunto del convegno lo ha fornito una recente ricerca scientifica compiuta dall’Accademia stessa. Uno studio effettuato sul Sangiovese che sembra mostrare che nel Dna delle viti resti traccia del terreno in cui è stato tradizionalmente coltivato. Il risultato innovativo della ricerca è stato presentato nella relazione dei ricercatori del Crea-Vit di Arezzo Paolo Storchi e Stefano Meneghetti, coordinati da Roberto Bianchi, Direttore generale di Foragri. Lo studio è stato effettuato sul Sangiovese perché è il più diffuso vitigno italiano ed è coltivato in molte regioni del Paese, ma grazie alle sue antiche origini, oggi mostra un’elevata variabilità morfologica che ha portato alla selezione di molti biotipi locali con più di un centinaio di cloni registrati. Esso principalmente si divide in due famiglie: Sangiovese grosso, il più diffuso e presente nel Catalogo Nazionale delle Varietà di Vite, e Sangiovese piccolo, spesso chiamata come Sanvicetro e non presente nel Catalogo Nazionale. Un altro elemento che porta ulteriori confusioni sul Sangiovese è la ricca presenza di denominazioni locali di questo vitigno: basti pensare al Brunello di Montalcino, al Morellino di Scansano, al Prugnolo di Montepulciano, al Chianti fiorentino e classico, ai Sangiovesi romagnolo, di Pitigliano e del Valdarno, solo per citarne alcuni, che all’analisi varietale risultano tutti Sangiovese grosso, così come il Nielluccio coltivato in Corsica.

Si è quindi condotto uno studio molecolare sulle due varietà di Sangiovese, chiamate Sangiovese grosso e Sangiovese piccolo, affiancando anche una terza cultivar, quella del Montepulciano (per fare un’analisi non solo intra- ma anche inter- varietale di maggior respiro), allo scopo di verificare se, come successo in altre cultivar di vite, accessioni di uno stesso vitigno coltivato in areali differenti potessero poi differenziarsi a livello molecolare, così come avviene a livello enologico nei vini. I sottogruppi hanno tutti mostrato un legame con la differente provenienza geografica delle accessioni stesse: per il Sangiovese grosso si sono evidenziati 4 raggruppamenti principali, uno riguardante le accessioni provenienti della Toscana (il più numeroso), uno per quelle di Lazio ed Emilia-Romagna, uno per quelle del Nord Italia e uno per quelle del Meridione. In particolare, considerando solo le accessioni toscane e inserendo il Nielluccio corso come out-group, si è notato come i materiali di Montalcino (Brunello) si sono raggruppati separatamente a quelli del Chianti classico e fiorentino, alle accessioni di Scansano (Morellino) e a quelle di Montepulciano (Prugnolo), staccandosi dalle tre accessioni di Sangiovese romagnolo che hanno costituito quasi un secondo out-grup. Questi risultati confermano che la differenziazione dei biotipi di Sangiovese grosso nel territorio toscano seguono un gradiente geografico strettamente legato ai loro areali di coltivazione, pur trattandosi di accessioni tutte identificate agli SSR come Sangiovese grosso

La dimostrazione è stata poi suffragata, per gli aspetti agronomici, da Stefano Cinelli Colombini, amministratore delegato di Fattoria dei Barbi che ha riportato le ricerche pluriennali della sua azienda, e per gli aspetti enologici dal professor Vincenzo Gerbi dell’Università di Torino.

Nel pomeriggio produttori e giornalisti hanno dibattuto in tavola rotonda sull’impatto che la ricerca presentata al mattina potrebbe avere: coordinati dal professor Davide Gaeta, dell’Università di Verona, si sono confrontati Lamberto Frescobaldi dei Marchesi Frescobaldi, Emilia Nardi delle Tenute Silvio Nardi, Alessandro Mori del Marroneto, Giacomo Neri di Casanova di Neri, entrambi autori di un Brunello di Montalcino da 100/100 punti di Decanter. I relatori, insieme al sommelier Luca Gardini e il professor Antonio Calò, hanno discusso con passione sulla possibilità che questa scoperta aprisse le porte ad una possibile divisione in sottozone, come per la zonazione del Bordeaux, o ad una certificazione di Cru aziendale, su modello della Borgogna.

Antinori investe in Cile. Rilevata la cantina Haras de Pirque

Non conosce limiti l’ambizioso progetto di Antinori, che continua ad allargare la propria influenza e sarebbe pronta ad investire in Cile. Secondo le ultime indiscrezioni, raccolte da WineNews.it, la storica realtà Toscana guidata da Albiera Antinori ha rilevato il 100% della cantina Haras de Pirque, famosa per la sua forma a Ferro di Cavallo, con i suoi 100 ettari di vigneti nella valle del Maipo, uno dei territori più prestigiosi in campo enoico del Paese. Dal 2003 esisteva già un accordo tra la famiglia Antinori e quella di Eduardo A. Matte, attiva soprattutto nel campo dei cavalli da corsa, che aveva portato alla creazione del vino Albis, unione tra il Cabernet Sauvignon e il Carmenère. Con l’annessione di Haras de Pirque, Antinori supera i 2.000 ettari complessivi di proprietà, di cui oltre 1.500 tra Toscana (tra cui Tenuta Pian delle Vigne a Montalcino) e Umbria, più di 50 in Piemonte, 350 in Puglia, 60 in Franciacorta, e altri 600 in tutto il mondo tra Cile, Usa, Ungheria, Romania e Malta.

Il Rosso di Montalcino al matrimonio di Morata e Campello

Il Rosso di Montalcino a innaffiare i calci delle quattrocento persone invitate alle nozze di Alvaro Morata e Alice Campello, celebrato lo scorso 17 giugno a Venezia. Morata, calciatore del Real Madrid, e Campello, giovane modella italiana, hanno scelto di impreziosire il menù con un Mastrojanni DOC 2015. La conferma arriva da una foto girata su Instagram e subito rilanciata dal profilo Facebook dell’azienda vinicola di Montalcino. “È vero ed è una cosa che ci fa piacere – afferma Andrea Machetti, ad di Mastrojanni – anche se lo abbiamo saputo per via indiretta. Noi non cerchiamo storie di questo tipo, preferiamo iniziative di beneficenza. Comunque vuol dire che il nostro prodotto piace. Non è la prima volta che veniamo accostati a personaggi famosi. Anni fa, per dire, il Ministero consegnò una nostra bottiglia ad Obama”. Adesso è successa la stessa cosa al tavolo dell’ex campione della Juventus. Un motivo d’orgoglio, oltre che una discreta pubblicità, per Mastrojanni ma anche per tutti i produttori di Montalcino.

Jazz & Wine al via domani a Castello Banfi

Dopo un lungo e piacevole anteprima con la Giovanni Amato Quintet (giovedì 6 luglio) e la Tankio Band (giovedi 13), la ventesima edizione di Jazz & Wine in Montalcino è pronta a far divertire gli amanti della musica e del vino. Da domani a domenica, prima a Castello Banfi e poi nella Fortezza e sempre alle 21.15, Montalcino vivrà serate indimenticabili all’insegna di artisti dalla fama internazionale. Si parte con Yakir Arbib, pianista e compositore, vero re dell’improvvisazione ed esperto sia nella musica classica che nel jazz. Con lui, sul palco, due straordinari musicisti: Roberto Giaquinto, newyorkese d’adozione (batteria), e Francesco Ponticelli (contrabbasso). Come tradizione il primo appuntamento del festival sarà ospitato nel Castello Banfi, poi gli spettacoli si trasferiranno nella trecentesca Fortezza di Montalcino con un programma pieno di ritmo e ospiti eccellenti. Mercoledì 19 luglio la Jazz & Wine Orchestra diretta da Mario Corvini si esibisce con due solisti d’eccezione. Nella prima parte sarà protagonista il trombone di Marcello Rosa con special guest Filippo La Porta (percussioni). Poi il palco passa a Stefano di Battista con il suo sax dal blasone internazionale per una performance dedicata al Be-Bop. Giovedì 20 luglio arriva il progetto Robert Glasper Experiment con Robert Glasper, due volte Grammy Award e promessa della scena mondiale (tastiere), Mark Colenburg (batteria), Casey Benjamin (sassofono), Burniss Traviss II (basso), Mike Severson (chitarra) La rassegna proseguirà venerdì 21 luglio con il Roy Hargrove Quintet. Considerato uno dei più autorevoli trombettisti jazz al mondo, Roy Hargrove, affiancato da Justin Robinson (sax alto, flauto traverso), Tadataka Unno (pianoforte), Ameen Saleem (contrabbasso) e Quincy Philips (batteria), propone un viaggio nel grande jazz internazionale. Le trombe uniche e trascinanti di Enrico Rava e Tomasz Stanko saranno protagoniste dell’appuntamento di sabato 22 luglio quando l’European Legends Quintet presenterà il nuovo progetto che lega i due artisti: musica scritta a quattro mani, per un jazz moderno, lirico ed emozionante. Con loro Dezron Douglas (basso), Gerald Cleaver (batteria) e Giovanni Guidi (pianoforte). Il gran finale di “Jazz & Wine in Montalcino” è affidato domenica 23 luglio al pianoforte di Danilo Rea e al suo “Something in our way”, un viaggio di note ed emozioni nei grandi successi dei Beatles e dei Rolling Stones riletti dalla sensibilità di Rea. La Direzione Artistica è affidata a Paolo Rubei di Jazzin’Around by Alexanderplatz. Tutti gli spettacoli di Jazz & Wine in Montalcino avranno inizio alle ore 21.45. Per informazioni, prenotazioni e biglietti contattare: Proloco Montalcino, 0577 849331 / 348 8855416 – info@prolocomontalcino.com Banfi 0577 840111 – marketing@banfi.it (anche prenotazioni per i concerti di Castello Banfi) Eventbrite: http://bit.ly/prenotazionijazzandwinefortezza.

Grande successo per l’anteprima di “Jazz&Wine”

Si è chiusa ieri sera a Castello Banfi “Aspettando Jazz & Wine”, l’anteprima della ventesima edizione del festival nato dalla collaborazione tra Banfi, la famiglia Rubei dell’Alexanderplatz di Roma ed il Comune di Montalcino. Ispiratore dello spettacolo è stato Frank Zappa, omaggiato dalla Tankio Band di Riccardo Fassi, Manlio Maresca, Pierpaolo Bisogno, Steve Cantarano e  Pietro Iodice. “È stata davvero una bella serata” – commenta Rodolfo Maralli, tra i fondatori del festival. “Castello Banfi ha uno spazio limitato ma era tutto esaurito da giorni. Il colpo d’occhio è stato notevole con quasi duecento persone presenti. Il concerto è finito oltre mezzanotte e la gente chiedeva ancora il bis!”. Ospite d’eccezione è stato Napoleon Murphy Brock, front man dello stesso Zappa, col quale collaborò tra il 1974 ed il 1984. L’anteprima si è conclusa ma adesso Jazz & Wine entra nel vivo della festa. Dal 18 al 23 luglio, ogni sera, sarà un continuo alternarsi di spettacoli. Martedì, sempre a Castello Banfi, spazio a Yakir Arbib, uno dei più quotati pianisti jazz internazionali e famoso per le sue improvvisazioni. Da mercoledì il festival si sposta nella Fortezza di Montalcino. Si comincia con la Jazz & Wine Orchestra diretta da Mario Corvini, giovedì il progetto Robert Glasper Experiment, venerdì il Roy Hargrove Quintet, sabato Enrico Rava e Tomasz Stanko con l’European Legends Quintet e domenica, per concludere, Danilo Rea e il suo “Something in our way”, un viaggio musicale nei grandi successi dei Beatles e dei Rolling Stones riletti dall’artista vicentino.