Bellaria, la cantina dove l’opera della natura incontra l’opera dell’uomo

Un disegno, una carezza, un saluto, pensati per ogni nuova “nascita”. Alla cantina Bellaria, ogni volta che viene prodotta un’annata di Merlot, viene associata ad essa un’etichetta diversa, realizzata dall’artista Luca Grechi. Un’idea “nata quasi per gioco, per fare qualcosa di nuovo”, spiega alla Montalcinonews il responsabile commerciale Francesco Fagnani. “Il Sangiovese a Montalcino è ormai riconosciuto a livello internazionale. Abbiamo fatto degli studi con l’agronomo e il Merlot esprimeva le sue maggiori caratteristiche”. I risultati, con pazienza, stanno arrivando, grazie al contributo di Gianni Vernazzi. L’annata 2012 ha appena ottenuto 91 punti nella classifica di James Suckling, uno dei critici più seguiti dell’enologia mondiale, che ha stilato una prima graduatoria dei vini toscani (nell’elenco compaiono anche molte altre aziende del territorio, vedi qui).

Il nome del vino è un nome proprio, ‘Anna’, e il perché ce lo spiega sempre Fagnani. “Quando fu pronta la prima bottiglia a livello commerciale il nome non era ancora stato scelto. Quell’anno è nata mia figlia, e anche mia nonna si chiamava Anna. Così l’ho proposto ed è piaciuto a tutti, in particolare a Luca Grechi che ha poi realizzato il disegno. In fondo quel nome rappresenta una nuova vita, anche nel vino”.

Il disegno di Luca Grechi, nuova etichetta della bottiglia Anna 2012 di BellariaLa collaborazione con Grechi, artista grossetano che vive e lavora a Roma, è iniziata da La Linea, la galleria di arte contemporanea di Montalcino aperta nel 2015. “Un carissimo amico, Matteo Scuffiotti, mi ha presentato Luca. Ci siamo conosciuti e si è fatto crescere un progetto. L’anno scorso abbiamo pure fatto la presentazione alla Galleria”.

Un’idea nuova, originale, dove l’opera della natura incontra l’opera dell’uomo. Un’idea nata dalla curiosità di sperimentare. Lo stesso motivo che ha portato alla decisione di produrre un Merlot in purezza, in una terra dove a regnare è il Sangiovese. La spinta decisiva è arrivata da Assunto Pieri, che acquisì insieme a Bruna Tempori il casolare e il terreno di Bellaria nel 1963. Quattro anni dopo, Assunto, detto “Sunto”, fu uno dei soci fondatori del Consorzio del Brunello. E adesso, a 94 anni, la carica innovativa non si è per niente affievolita, come ci racconta sempre Fagnani, suo bisnipote. “Mi ripete sempre di quando, tra lo scetticismo generale, si unirono a formare il Consorzio. ‘Tentate anche voi – ci dice – fate un vino diverso che guardi avanti e che rispetti la tradizione’. Detto da uno di 94 anni, direi che è un bel racconto di vita”

I dati di Assoenologi dopo che è stato raccolto il 20% di uva. “Numeri al ribasso come ci aspettavamo”

“Avevamo detto che se siccità e caldo fossero perdurati, le nostre stime di vendemmia avremmo dovuto vederle a ribasso, e così, purtroppo, sarà, anche se è difficile dire di quanto, ad oggi. Da tutti i territori che stiamo monitorando arrivano notizie in questo senso”. Sono le dichiarazioni di Riccardo Cotarella, presidente degli enologi italiani (Assoenologi), rilasciate in un’intervista a WineNews. “Sul fronte della qualità c’è chi si sbilancia – aggiunge Cotarella – io ritengo che quest’anno più che mai non sia il caso di usare termini generici da grande annata, non ha senso. Qualcosa di più, sia sulla quantità che sulle ipotesi qualitative, potremo dirlo a metà settembre, quando saremo ormai al 70% della vendemmia”.

Cotarella aggiorna quindi le prime stime sulla vendemmia 2017 stilate nei giorni scorsi, che già preannunciavano una delle raccolte più scarse degli ultimi 60 anni (con una previsione di 41,1 milioni di ettolitri, -24% sul 2016). Intanto, l’Assoenologi ha appena pubblicato le previsioni sulla vendemmia in corso, valide fino a fine ottobre (periodo in cui verranno presentati i dati definitivi), dopo che è stato raccolto circa il 20% dell’uva. Un quadro che, come sempre e più che mai quest’anno, potrebbe variare anche sensibilmente a seconda dell’andamento climatico di settembre e ottobre.
Anche perchè “a memoria d’uomo non si ricorda una stagione come quella in corso – si legge nella nota – dove gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata. Ad aprile un’ondata di gelo ha attraversato la Francia, la Spagna e tutto il nostro Paese, “bruciando” molti germogli ormai già ben sviluppati, e quindi, purtroppo, non più in grado di fruttificare. Un lungo periodo di siccità, fatte salve alcune regioni del Nord, che ancora persiste, ha messo a dura prova i vigneti del Centro-Sud Italia che hanno dovuto subire anche una straordinaria ondata di caldo”. Comunque, continua Assoenologi, “ciò che consentirà di ottenere in alcuni siti produttivi quantità e qualità buone se non ottime è la nostra trasversalità territoriale e la nostra grande biodiversità unica al mondo”.

Assoenologi – Focus Toscana

L’annata 2017 è stata caratterizzata da una primavera con temperature miti e con scarse precipitazioni, condizioni che hanno favorito un germogliamento ed una fioritura anticipata. Nella seconda decade di aprile gelate notturne hanno colpito a macchia di leopardo l’intera regione compromettendo in parte la produzione. Dal mese di maggio si è registrato un aumento dei valori termici al di sopra delle medie stagionali e assenza di piogge. In condizioni di scarso apporto idrico le piante hanno risposto in maniera positiva, ma il perdurare di tale situazione, in concomitanza con temperature che hanno superato anche i 40°C, hanno messo a dura prova le uve e di conseguenza la loro maturazione.

Terreni freschi e accurata gestione del verde hanno permesso di salvare gli acini che, in alcuni areali, a causa dell’assenza delle foglie basali, si sono lessati. L’invaiatura è iniziata 15 giorni in anticipo ma, a causa dello stress idrico, non è risultata omogenea. Le uve, da un punto di vista sanitario, si presentano senza fitopatie, grazie all’attenzione e alla professionalità dei viticoltori che sono riusciti a contrastare ed arginare un importante attacco di oidio.

Nel mese di luglio si sono verificati fenomeni temporaleschi con episodi di grandine di breve durata. Il caldo incessante ha avuto un arresto la prima settimana di agosto, tanto che le temperature si sono abbassate di circa 10°C, con la presenza anche di brevi ma intense piogge. Tale cambiamento ha portato un beneficio immediato alla vite, che ha dato importanti risposte sia sull’apparato areale, sia sui grappoli.

Le prime analisi delle uve evidenziano una maturazione tecnologica in anticipo di circa 10 giorni rispetto alla media stagionale, tanto che l’inizio della vendemmia è avvenuto nella prima decade di agosto con la raccolta delle cultivar bianche precoci, quali Chardonnay, Pinot e Viognier. Nell’ultima settima di agosto è stata la volta delle uve a bacca rossa (Merlot, Syrah), mentre per le uve Sangiovese si riscontra una raccolta disomogenea a seconda degli areali. Siamo di fronte a una vendemmia scalare in linea con l’andamento climatico che ha caratterizzato l’annata 2017.

Quantitativamente parlando quest’anno risulta difficile fare una previsione, vista la disomogeneità produttiva che si riscontra anche all’interno di uno stesso vigneto, tuttavia si stima un calo complessivo del 30% rispetto al 2016, con una resa uva/mosto inferiore di circa il 10%. In termini qualitativi sicuramente ci saranno delle punte di ottimo solo se provvidenziali piogge aiuteranno il termine della maturazione.

Per quanto concerne il mercato delle uve si registrano contrattazioni sostenute con decisi aumenti rispetto alle campagne passate. Regione Produzione media HL 2007/2016 Produzione media HL 2012/2016 Produzione 2016 HL Previsione produzione 2017 HL.

Torna Cantine Aperte in vendemmia, evento promosso dal Movimento Turismo del Vino Toscana

C’è tempo due interi fine settimana per poter partecipare attivamente al rito della vendemmia in Toscana. Dall’8 al 10 e dal 15 al 17 settembre, infatti, torna nelle aziende toscane l’appuntamento con Cantine Aperte in vendemmia, l’evento promosso dal Movimento Turismo del Vino Toscana che anche quest’anno coinvolgerà nel periodo più affascinante dell’anno tante aziende vitivinicole della Toscana con la possibilità per tutti gli appassionati di far parte per qualche ora del momento che vede il nascere dei grandi vini della regione. Il tema di questa edizione sviluppato all’interno delle cantine sarà “Le mani del vino”.

“Far entrare gli appassionati all’interno delle nostre cantine durante il periodo della vendemmia è molto emozionale visto il momento unico di questo periodo – spiega il Presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, Violante Gardini – la nostra idea è quella di poter raccontare la vendemmia e il mondo del vino attraverso le mani che lavorano la terra e che sono una ricchezza inestimabile, da qui il tema di questa edizione”.

La promozione dell’evento sarà realizzata con una campagna fotografica virale dove le mani dei vignaioli saranno le protagoniste. Le cantine del Movimento Turismo del Vino Toscana inviteranno a partecipare all’evento Cantine Aperte mostrando le mani di chi “fa la vendemmia”, le mani che selezionano i grappoli migliori durante la raccolta, le mani di chi guida il trattore fino alle mani di chi travasa in vino in cantina. Inoltre, all’interno delle cantine MTV Toscana aderenti, i wine lovers che avranno partecipato all’evento, potranno lasciare l’impronta della propria mano su una botte e scattarsi foto e selfie da condividere online con l’hashtag #LeManidelVino. L’impronta sarà lasciata con colori naturali o con la vinaccia stessa.

Dalla sveglia al mattino presto per partecipare attivamente alla vendemmia, alla visita in cantina di fermentazione osservando le operazioni di selezione degli acini ed i rimontaggi fino al tradizionale pranzo dei vendemmiatori. Tutti, dai più piccoli ai grandi esperti saranno invitati a venie in cantina per assaggiare il mosto in fermentazione. Sono previste molte attività per le famiglie dove i più piccoli che potranno per un giorno immergersi nella natura.Insomma un modo diverso e divertente per scoprire le cantine, tra i tini in fermento, le botti o in mezzo ai filari che in questo particolare periodo si animano di persone come fosse una vera e propria festa.

Cantine Aperte è il marchio enoturistico che dal 1993 ha cambiato l’approccio dei turisti nei confronti delle aziende vitivinicole. Nata come manifestazione per l’ultima domenica di maggio, da qualche anno il Movimento Turismo del Vino ha reso Cantine Aperte un evento diffuso anche in vendemmia, poi a San Martino e infine a Natale. Una manifestazione che è una filosofia, uno stile di viaggio e di scoperta dei territori del vino italiano, che vede, di anno in anno, sempre più turisti, curiosi ed enoappassionati avvicinarsi alle cantine, desiderosi di fare un’esperienza diversa dal comune. Cantine Aperte è un marchio di proprietà del Movimento Turismo del Vino, registrato e protetto giuridicamente per contrastarne qualunque abuso/imitazione e garantire ai consumatori qualità e professionalità nell’accoglienza, tratti distintivi delle cantine MTV

Vendemmia, è già tempo di Sangiovese

Che la siccità andasse ad anticipare i tempi si poteva prevedere, ma così è davvero un record. Mentre per i bianchi la raccolta è già partita una decina di giorni fa, adesso sembra arrivato il tempo del Sangiovese. In attesa diverse aziende, come per esempio Mastrojanni (“aspettiamo il fine settimana per vedere che succede”), mentre Banfi sta completando i bianchi, è partito col Merlot e sta valutando per il Sangiovese (“ma sicuramente non entro questa settimana”). Il Poggione ha appena cominciato la raccolta del Rosso, per il Brunello manca comunque poco. Col d’Orcia ha iniziato col Sangiovese venerdì scorso. “È una situazione anomala” – ci spiega l’enologo dell’azienda Giulio Dragoni – le uve con danni da colore andranno eliminate e sarà quindi una resa bassa ma di qualità, almeno si spera. Dovremo raccogliere in più passate”. Alcune aziende hanno già cominciato, altre stanno scaldando i motori. E siamo solo al 28 di agosto, ad una ventina di giorni da quando, normalmente, negli altri anni cominciavano le raccolte. Ma di ‘normale’, in questo contesto storico, c’è rimasto davvero poco.

La vendemmia tra ottimismo e preoccupazioni. “Speriamo solo in qualche pioggia prima della raccolta”

C’è chi è più ottimista e si augura delle piogge ristoratrici e chi invece ha già lanciato segnali di preoccupazione. In fondo basta guardare il paesaggio, i boschi, i terreni coltivati, per capire che sta succedendo qualcosa di anomalo. L’ingiallimento della vegetazione, la caduta anticipata delle foglie: più che estate sembra già autunno e l’apprensione non fa che salire. Il Corriere di Siena ha dedicato un articolo al tema che tocca maggiormente Montalcino, la vendemmia 2017, intervistando due produttori, Andrea Cortonesi, proprietario dell’azienda agricola L’Uccelliera, e Giacomo Bartolomei, titolare dell’azienda Caprili. “Intanto tengo a precisare che la vendemmia non è ancora proprio alle porte perché inizierà all’incirca intorno alla metà di settembre, giorno più giorno meno – afferma Cortonesi – la quantità sarà sicuramente inferiore alla media, tendenzialmente penso che si tratterà di un’annata buona, siamo in attesa degli sviluppi delle ultime settimane che rimangono prima della raccolta. Il sole c’è stato, sicuramente troppo; sarebbe augurabile qualche pioggia che alle vigne farebbe sicuramente bene. Certo, se raccogli senza operazioni manuali potrebbe anche rivelarsi una catastrofe, ma con la testa sulle spalle si potranno avere anche dei risultati qualitativi eccellenti”. Cortonesi si dichiara quindi ottimista, anche se “la natura riserva sorprese incredibili: quando tutto sembra nel sacco magari non ti ritrovi niente, come d’altra parte quando tutto sembra perduto si arriva invece a risultati sorprendenti. Questa è la grande lezione che ho imparato da una vita a contatto con la campagna”. “Per ora il caldo è problematico – interviene Giacomo Bartolomei – però ho una visone piuttosto ottimistica: fino a che il vino non è in cantina non possiamo fare previsioni serie. Le uve si  presentano in maniera variegata: alcune sono molto appassite e presumibilmente verranno scartate, altre non sono riuscite a raggiungere una completa maturazione e di queste sarà fatta una notevole selezione, altre ancora sono riuscite a maturare bene e probabilmente daranno un ottimo vino. Servirebbe la pioggia per far raggiungere all’uva una maturazione ottimale. Sarebbe stato meglio se fosse caduta prima, comunque meglio tardi che mai”. “Non voglio essere pessimista – aggiunge alla Montalcinonews Angelo Zannoni dell’azienda La Fortuna – però è un’annata che nessuno ha mai visto in vita propria. Ho parlato con persone più anziane, tutta questa siccità fa paura. Le rese saranno di sicuro più basse, speriamo che il prodotto sia di qualità. Sarà concentratissimo, con gradazioni alcoliche più alte. Inizieremo a raccogliere sicuramente dopo il 10 settembre, l’uva è avanti coi tempi ma non essendoci acqua nel sottosuolo va a rallentatore, si asciuga ma non matura”. Le previsioni segnalano possibilità di precipitazioni nel weekend, tra venerdì e sabato. Sarebbe un’ottima notizia. Anche se, secondo il Consorzio LaMMA, si tratterebbe di “pioggia debole e schiarite”.

“Sorpresi dal Rosso di Montalcino”, le guide apprezzano l’eleganza

È arrivato il periodo di vendemmia ma anche delle guide, pronte per andare in stampa e raccontare agli appassionati di vino cosa li aspetterà in enoteca da qui ai prossimi mesi. Tra le tendenze che emergono – come riporta il sito specializzato Winenews.it – la possibilità di bere grandi vini a prezzi vantaggiosi, la crescita del Meridione, la conferma di Piemonte e Toscana (non solo con le denominazioni più blasonate). Ma si registra anche un cambiamento generalizzato dello stile produttivo più verso la freschezze e l’eleganza che verso la potenza dei vini, e la crescita di tante denominazioni e vitigni meno conosciuti, anche perché c’è più voglia di andare alla scoperta di novità.
“La Toscana, nonostante l’incrocio di annate non proprio memorabili, ha sfornato la solita qualità dei rossi e a Montalcino sono andati benissimo i Rosso”, racconta Marco Sabellico, tra i curatori della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso. Dello stesso parere la guida I Vini d’Italia de L’Espresso, che presenta anche qualche novità editoriale, come spiega Antonio Paolini, co-curatore insieme ad Andrea Grignaffini e al coordinatore nazionale Maurizio Valeriani: “la nostra guida è fatta di classifiche da 100 vini, quelli da comperare, quelli da bere subito e quelli da conservare, e da quest’anno aggiungiamo i 100 da ‘riassaggiare’. Parliamo di vini di 20-25 anni, che oggi secondo noi danno il meglio di loro, e che raccontano la storia di queste ultime due decadi decisive per il vino italiano, che ne hanno consacrato il vero “Rinascimento” enoico. Per quanto riguarda siamo rimasti sopresi dall’andamento di alcune denominazioni di Toscana, come il Rosso di Montalcino. In ogni caso, nel lavoro che stiamo facendo, ci stiamo accorgendo che, nonostante la dimensione ormai enciclopedica delle guide tradizionali, c’è una quantità enorme di piccoli produttori di eccellenza che negli anni, per molti motivi, sono stati trascurati. E lavorando sulla classifica del rapporto qualità prezzo, ci siamo accorti che in questo momento, sarà stata anche la crisi che ha cambiato un po’ le cose, si può bere davvero molto bene senza svenarsi: c’è una platea di vini a prezzi estremamente vantaggiosi, grandi eccellenze anche sotto i 10 euro a bottiglia”, conclude Paolini.

Vacanze eno-gastronomiche? Montalcino è al top, lo dice “Decanter”

Agosto sta per andare in archivio, le temperature si addolciscono, finalmente, e il rumoroso turismo di massa cede il passo alla quiete delle morbide colline toscane. Settembre, insomma, è il momento perfetto per una vacanza enogastronomica nel Belpaese e, in particolare, in Toscana. Per questo motivo Decanter, il portale inglese dedicato al vino, ha stilato una lista di destinazioni “per ispirare il vostro prossimo viaggio”. Delle otto migliori eno-vacanze, due riguardano la Toscana, “la regione più gastronomica d’Italia”, scrive Decander. Il primo viaggio è un pacchetto di sei giorni fra il Sassicaia di Tenuta San Guido e il Chianti di Volpaia, con tappe a Montalcino e Siena, accompagnati da Jane Hunt, esperta Master of Wine. Il secondo viaggio è invece un soggiorno nel lussuoso Resort a 5 stelle Rosewood Castiglion del Bosco, un borgo di 800 anni immerso in più di 2.000 ettari di bosco e vigne patrimonio dell’Unesco, che comprende due ristoranti, un orto biologico, una scuola di cucina, insieme ad una spa, un golf club privato e una cantina dove assaggiare il loro Brunello di Montalcino.

Il Barolo, il Brunello e la lotta per il più buon rosso del reame

Quali sono i rossi più buoni del reame? I piemontesi o i toscani? Due firme del Corriere, che conoscono a fondo note e profumi del bicchiere, si sono cimentati in uno scontro tra titani sul settimanale Sette. Ma arrivare ad un verdetto è francamente impossibile. Un po’ come decidere se siano meglio i Beatles o i Rolling Stones.

“Dopo aver sentito ripetere la domanda mille volte – inizia Luciano Ferraro – confesso di aver smarrito la risposta. Meglio, forse, raccontare un episodio, che contiene tracce per risolvere l’enigma. Eravamo al matrimonio del sommelier Luca Gardini, al mio tavolo c’erano due produttori, uno di Brunello di Montalcino, l’altro di Supertuscan. Sorsi straordinari, da primato. Fino a quando è arrivato un signore magro e con una barba stile Amish. Ha posato sul tavolo una bottiglia di Barolo. Ha versato un po’ di vino nei nostri bicchieri, nel frastuono della festa si è creato un attimo di silenzio. Come se la musica della festa si fosse interrotta. I commensali si sono scambiati, dopo aver assaggiato il Barolo, sguardi carichi di stupore. Tutti si sono alzati e hanno applaudito il barolista, Mauro Mascarello”.

La parola poi passa a Marco Cremonesi. “Non c’è dubbio. Un Barolo di razza fa ammutolire. Rende le parole superflue. Eppure, il grande vino toscano – e non soltanto i Brunelli o i super vini dalle vigne che guardano il Tirreno – conserva un fascino che ha saputo incantare il mondo molto prima che si cominciasse a parlare di made in Italy. Un fascino che ha stregato non soltanto Sting e magari Hannibal Lecter o Sherlock Holmes ma anche le migliaia di imprenditori stranieri che hanno voluto investire nei colli più belli del mondo. È fare torto al Chianti dire che nella sua magia ci sia anche il terroir più immateriale, quello fatto non soltanto di viti, suoli, acqua, disposizioni ma anche di paesaggi che evocano una vita diversa? No: il non riconoscerlo sarebbe ingiusto e forse anche puerile. Ma anche sì. Qualche volta lo si sente teorizzare: se il Chianti non fosse così maledettamente bello, del suo vino si parlerebbe molto meno. E questo è invece profondamente ingiusto. Perché nel grande Sangiovese di Monteraponi, di Lamole o della fattoria San Giusto troviamo bicchieri pazzeschi che mai dimenticano la terra e i suoi succhi, mai dimenticano quella loro vena contadina che sì, nella memoria e nel sogno si saldano con l’idillio di quei colli. Alla faccia dei vini più immateriali e, qualche volta, cerebrali che si bevono in questi anni sovreccitati”.

“Brunello o Barolo? Si può pensare a una gara, purché sia un’amichevole – risponde Ferraro – una partita a scacchi tra campioni fuori dalle competizioni ufficiali. Ma come si fa a dire se siano più bravi i Beatles o i Rolling Stones? Sono grandi e basta. Il primo con uve di Sangiovese, il secondo con uve Nebbiolo. Il primo è caldo, carnoso, a volte ruvido, con profumi di frutta rossa e sfumature balsamiche. Almeno cinque anni di invecchiamento. Il Barolo è rigoroso, austero, ha un po’ di Cavour nel Dna. Il colore è più tenue rispetto al rosso carico del Sangiovese di Montalcino. Quando arriva nel palato si sofferma docile, elegante. Tannini che non scalpitano, ma fanno sentire la potenza. Un vino per la tavola ricca di carni e tartufi. Anche il Brunello si sposa bene con le carni, ma pure con qualche piatto toscano che contiene pomodoro. Tre anni di invecchiamento per il Barolo, cinque per la riserva. Come si fa a stabilire un vincitore? Un’idea può essere partecipare a BaroloBrunello. È una manifestazione con una cinquantina di cantine, una volta in Piemonte, l’altra in Toscana. La prossima, il 18 e 19 novembre, alle Officine del Volo di Milano. Trovi i produttori di entrambi gli schieramenti, ognuno con il proprio banchetto, pronti a farti degustare quello che vi sembra interessante. Un giro di un paio d’ore e esci con le idee più chiare sulle potenzialità mondiali dei grandi rossi d’Italia. Si impara a scoprire che il Brunello è diverso se arriva dalle zone più fresche delle colline o da quelle più calde, che ogni lato di Montalcino garantisce profumi e sapori singoli, esclusivi, non ripetibili altrove. Anche per il Barolo e il Barbaresco (pure quest’ultimo è a base di Nebbiolo) funziona così: le singole vigne, i Cru, le 181 menzioni geografiche aggiuntive in 11 Comuni, le classificazioni aiutano a comprendere la vastità del gusto rintracciabile”.

Ed ecco di nuovo l’intervento di Cremonesi. “E l’invecchiamento? Conta. Da noi, in linea di massima, soltanto in anni relativamente recenti si è cominciato a dare all’annata il peso che dovrebbe avere. E qui, il Chianti ha molto da dire. Soprattutto quello delle zone più fredde, come Radda o Rùfina, tiene gli anni come pochi. Il bello è che ciò accade a prezzi per il Barolo impensabili: ho bevuto un Selvapiana riserva del 1977, da buttarsi per terra, in carta in un ristorante a 90 curo. Impossibile far meglio. E poi, in fondo, c’è chi dice che i grandi Sangiovese e i grandi Nebbioli non sono poi così diversi. Non io, ma un conoscitore come Luca Castoldi, milanese trapiantato a Montepulciano. Io protestavo, lui mi ha fatto assaggiare un Brunello di Soldera del 2009. Qui a star zitto sono stato io. Pare che la chiave sia l’annata: anche il Brunello di Stella di Campalto quell’anno nebbioleggiava all’aroma di viola. Ma c’è anche chi rimanda al grande pinot nero. Il Baron Ugo di Monteraponi nasce a Radda, ma sdegnosamente non porta scritto Chianti in etichetta: è un «rosso toscano». In bottiglia, guarda un po’, borgognona”.

A Milano, per BaroloBrunello, da Montalcino arriveranno diverse aziende tra cui Altesino, Canalicchio di Sopra, Capanna, Castiglion del Bosco, Col D’Orcia, Le Potazzine, Marroneto, Mastrojanni, Poggio di Sotto, Talenti.

Che successo per il progetto ‘Sanguis Jovis’. Maralli: “Non ce lo aspettavamo, pronti a raddoppiare”

Grande successo per ‘Sanguis Jovis’, il progetto della Fondazione Banfi nato per promuovere la cultura del Sangiovese attraverso un centro di ricerca e di formazione d’eccellenza che mira a far diventare, ulteriormente, Montalcino un punto di riferimento per il pregiato vitigno. Un progetto che ancora deve cominciare (è in calendario dal 25 al 29 settembre) ma ha già suscitato forte interesse. “Abbiamo ricevuto sessanta domande di iscrizione – spiega Rodolfo Maralli, presidente della Fondazione Banfi – formeremo un’aula da venti persone, dodici “Student”, ovvero laureati da non più di tre anni e che beneficeranno della borsa di studio, e otto “Professional”, persone che lavorano nel mondo del vino, e non solo, e che pagheranno la tariffa della Summer School. Entro la fine del mese delineeremo la griglia, siamo soddisfatti del numero perché il bando è stato pubblicato non molto tempo fa e non ci aspettavamo un risultato simile. Siamo molto fiduciosi per il futuro. Per quanto riguarda l’identikit dei candidati sono tutti italiani perché quest’anno le lezioni si svolgeranno nella nostra lingua. Dalla prossima edizione saranno invece bilingue, ci sono già arrivate molte richieste dall’estero. L’età degli interessati alla “Sanguis Jovis” si aggira nella fascia compresa tra i venticinque e i trentacinque anni con un perfetto equilibrio tra uomini e donne. Prevalentemente si tratta di persone provenienti dalla Toscana, circa il 30%, e c’è anche qualche montalcinese. Richieste sono arrivate dal Piemonte, Veneto, Sardegna, Sicilia e da Roma, complice anche la vicinanza che c’è tra Montalcino e la Capitale. Possiamo già anticipare che ci sarà una Winter School sempre legata al Sangiovese ma forse più vicina ai temi del marketing. Il numero di laureati che hanno dimostrato interesse per la Summer School è elevato e con una formazione in enologia, viticultura, biotecnologia ma anche in materie economiche. Non mancano i professionisti del settore del vino, sommelier compresi, che vogliono provare questa esperienza formativa”. L’inaugurazione della Summer School “Sanguis Jovis” si terrà il 24 settembre presso il Teatro degli Astrusi di Montalcino.

Assoenologi: vendemmia 2017 tra le più scarse dal Dopoguerra

Sarà pure presto per valutazioni e giudizi, ma intanto le premesse non sono rosee. La prima previsione, decisamente negativa, sulla vendemmia 2017 è arrivata dall’Associazione Enologi Enotecnici Italiani: la produzione di vino sarà una delle più scarse di sempre, con appena 41,1 milioni di ettolitri, il 24% in meno del 2016. “A memoria d’uomo – si legge nella nota dell’Assoenologi – non si ricorda una stagione come quella in corso, dove gli eventi climatici si sono accaniti con un’inusuale ed eccezionale portata”.

Nella classifica dal dopoguerra ad oggi, la 2017 si posizionerebbe come quinta peggiore annata al pari della 2012. Per trovare rese ancor più ridotte bisogna andare indietro di sessant’anni (36.4 milioni di ettolitri nel 1947, 40,4 nel 1948, 41 nel 1949 e nel 1950). Nel dettaglio delle singole Regioni, la più produttiva rimarrebbe il Veneto con 8,6 milioni di ettolitri, seguita dalla Puglia (6,7) e dall’Emilia Romagna (6,2). La Toscana, con 2,11 milioni di ettolitri previsti, riscontrerebbe un calo del 30% rispetto al 2016 e del 21% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. “Il dato riguarda tutta la Regione – commenta alla Montalcinonews Ivangiorgio Tarzariol, presidente della Sezione Toscana dell’Assoenologi – ma ci sono zone in cui la perdita arriverà al 40% e altre in cui si assesterà sul 10-20%. Quest’ultimo è il caso del territorio di Montalcino. Quest’anno comunque è molto difficile fare previsioni sia sulla quantità che sulla qualità. Se continuiamo così, senza pioggia, la situazione diventa problematica. L’unico vantaggio è che le uve sono sane, questo va detto. Per il resto serve la sfera di cristallo”.

“Nel 2010, 2011 e 2012, personalmente, ho perso circa il 30% – sottolinea Patrizio Cencioni, presidente del Consorzio del Brunello e titolare a Montalcino dell’azienda vinicola Capanna – ai cali di produzione ci siamo abituati, insomma. Bisogna però recuperare in qualità. Diverse aziende hanno utilizzato l’irrigazione per compensare il problema siccità che è relativo a una mancanza di pioggia non tanto in estate (quella è già successa in passato) quanto in autunno e in inverno. Ci aspetta un lavoro impegnativo nella vendemmia, si dovrà passare due/tre volte per cogliere l’uva più pronta”.

Molto dipende anche dalla posizione e dal tipo di terreno. La situazione si presenta estremamente eterogenea anche nelle stesse aree, in vigneti posti a pochi chilometri di distanza tra loro. “Non ho dati di altre aziende – spiega Andrea Machetti, ad di Mastrojanni – però questi sono i numeri. Noi poi ci troviamo in una posizione molto svantaggiata, una delle zone più calde del territorio dove piove sempre meno”. “Nella nostra zona non abbiamo subito danni da gelata e da grandine – afferma invece Cecilia Leoneschi, enologa di Castiglion del Bosco – la mancanza di produttività sarà quindi da attribuirsi al minor peso degli acini. Direi intorno al 15% in meno. Non abbiamo avuto un vero problema di siccità, le piante non stanno soffrendo. La mancanza di acqua ha però portato ad un rapporto buccia/succo, rispetto alla norma, a favore della buccia. Acini e grappoli, numericamente, ci sono, ma con un minore peso”.

Va poi detto che le previsioni di Assoenologi si riferiscono a valutazioni fatte tra la seconda e terza settimana di agosto, quando cioè la quasi totalità dell’uva era ancora sulle piante. Un quadro parziale, dunque, che potrebbe anche peggiorare qualora perdurassero la siccità e le alte temperature. Entro fine agosto, Assoenologi comunicherà una stima dettagliata sulla produzione quali-quantitativa della campagna in corso riferita alle singole Regioni italiane. Basterà aspettare, insomma, per capire davvero che annata sarà la 2017. E se per la qualità è ancora troppo presto, i primi indici sulla quantità rappresentano già un campanello d’allarme.