Montalcino, la Famiglia Cotarella rileva Le Macioche

La Famiglia Cotarella a Montalcino. La notizia, già anticipata da WineNews, viene confermata proprio dalle sorelle Cotarella con un post su Facebook (corredato dalla firma del passaggio di proprietà) dove definiscono questa operazione come “la più impegnativa per noi tre figlie. Da oggi inizia un’altra importante avventura. Dopo le nostre care Regioni, Umbria, dove noi siamo nate, Lazio, dove è nata Falesco, oggi si aggiunge un’altra importante regione, la Toscana, o meglio Montalcino. Che bella avventura che sarà”. L’azienda in questione è Le Macioche (cantina e 6 ettari di terreno, di cui 3,5 vitati tutti a Brunello di Montalcino), fino ad oggi di proprietà degli imprenditori veneti Massimo Bronzato, Stefano Brunetto e Riccardo Caliari, che a loro volta la avevano acquistata nel 2014 da Matilde Zecca e Achille Mazzocchi, che la guidavano dal 1985. Le Macioche si trova in una delle zone più storiche del territorio, tra la Fattoria dei Barbi di Stefano Cinelli Colombini e Podere Salicutti (acquistato nel 2016 dalla famiglia Eichbauer, big dell’edilizia in Germania e fondatrice del ristorante bistellato Michelin “Tantris” a Monaco di Baviera). L’azienda di famiglia, fondata dai fratelli Renzo e Riccardo Cotarella, è ora guidata dalle figlie Dominga, Marta ed Enrica Cotarell

Cencioni: “Vendemmia, situazione disomogenea. C’è chi ha finito e chi ha appena cominciato”

“La situazione a Montalcino è diversificata di zona in zona. Chi era molto avanti, soprattutto nella zona sud, ha già vendemmiato o sta per concludere. Altri sono a metà, alcuni cominciano adesso. Chi ha potuto attendere l’arrivo delle piogge e l’abbassamento della temperatura ne ha beneficiato. Si parla di 10-15°, le uve sono rientrate nella normalità con una maturazione non più forzata ma più progressiva”. Patrizio Cencioni, presidente del Consorzio del Brunello, scatta un’istantanea sulla raccolta del Sangiovese a Montalcino. “È una situazione particolare, è vero – continua Cencioni – ma alla siccità in estate ci siamo abituati. Il problema è la scarsità di pioggia in inverno e primavera. Tutte le annate calde richiedono la cura di ogni particolare e anche i costi salgono, però speriamo di avere una buona qualità”. Tra chi è in netto anticipo coi tempi, per esempio, troviamo Caparzo e Altesino, come ci spiega la proprietaria Elisabetta Gnudi Angelini: “in genere cominciamo adesso, stavolta invece siamo partiti un mese prima (lo scorso 24 agosto) e siamo alle battute finali. Montosoli è l’ultimo che stiamo vendemmiando. Gli altri anni poteva capitare una settimana di differenza, ma mai un mese. A sud i vigneti hanno sofferto di più, mi aspetto una perdita del 25%, mentre a nord l’uva è sanissima”. Si avvia alla conclusione anche Canalicchio Franco Pacenti, che si è mosso con la prima raccolta il 9 settembre e ha aspettato le ultime “piogge per riequilibrare i parametri, visto che il grado alcolico si era alzato tanto – spiega Lorenzo Pacenti – la selezione la facciamo sempre, però è una raccolta particolare rispetto al solito. In genere nel giro di una settimana si raccoglie tutto, stavolta i tempi sono più dilatati. Il raccolto è diminuito di circa il 30%. Non è tanto per il caldo estivo, perché i terreni argillosi trattengono l’acqua e si è registrata solo una scottatura dovuta al sole, senza comunque l’ingiallimento di foglie, quanto per la gelata di fine aprile, che ha colpito i germogli quando erano già lunghi 20 cm”. L’azienda Uccelliera di Andrea Cortonesi è partita il 14 settembre e chiuderà in settimana. Linea simile per Podere Casisano, che ha iniziato il 18 e lavorerà fino al weekend. Banfi concluderà entro fine mese, ma se il tempo sarà clemente la raccolta verrà dilatata fino ai primi di ottobre. Chi è in leggero ritardo rispetto alla media è Castiglion del Bosco, che ha raccolto nei vigneti più giovani e la settimana prossima si dedicherà i vigneti migliori. Una scelta, fanno sapere dall’azienda, per sfruttare queste giornate di settembre che fanno la differenza, anche grazie alla posizione in cui sono situati i vigneti. Oltre alla disomogeneità della raccolta, un’altra questione d’attualità, sempre legata al calo della produzione, è quella degli ungulati. Secondo Confagricoltura Toscana, che ha chiesto lo stato di calamità, la riduzione del raccolto nella regione è in gran parte dovuta agli animali che continuano ad asportare interi grappoli dai vitigni. “Noi abbiamo recintato la maggior parte dei vigneti – spiega Patrizio Cencioni – e neanche con quelli si riesce a salvare l’uva al 100%. Il cinghiale si sta evolvendo, prima passava sotto la rete e adesso salta sopra. Ma almeno mangia l’uva quando è matura. Caprioli e daini provocano un danno più consistente perché puntano ai germogli in primavera”

Vino, Confragricoltura Toscana chiede lo stato di calamità

“Abbiamo chiesto alla Regione Toscana di intervenire presso il Governo con il riconoscimento definitivo dello stato di calamità, con la sospensione degli oneri fiscali e previdenziali e la moratoria sui finanziamenti degli istituti di credito”. È l’allarme lanciato da Francesco Colpizzi, presidente federazione vitivinicola di Confagricoltura Toscana, alla luce di una perdita stimata di 100 milioni di euro e una riduzione nel raccolto del 30%, di cui il 20% causato dagli animali che continuano ad asportare interi grappoli dai vitigni. A dare un sospiro di sollievo ai viticoltori toscani sono state l’abbassamento della temperatura e le piogge di questi ultimi giorni, che, spiega sempre Colpizzi, “sono state davvero utilissime. Il Sangiovese, il più diffuso in regione, è in grado di reagire benissimo. Ci aspettiamo un parziale recupero quantitativo e un ritrovato equilibrio. Le piante hanno ancora la superficie fogliaria attivissima e sono in grado quindi di portare a termine la maturazione fenolica. Il 60% del Sangiovese deve ancora essere raccolto, ma non pensiamo che quello ottenuto fino ad ora non sia buono: è solo più concentrato e mostra leggeri squilibri tra la componente acida e quella alcolica. Adesso, invece, l’abbassamento delle temperature nelle ore notturne, intorno anche a 15 gradi, è in grado di stimolare la sintesi degli aromi”. Se il meteo aiuta, lo stesso non si può dire degli animali che continuano a provocare danni ingenti ai vitigni. “Siamo l’unica regione in Italia in cui la riduzione della quantità è causata anche dagli animali – denuncia Colpizzi -. Il 20% del calo totale è causato dalle asportazioni di ungulati. E’ un problema gravissimo a cui è necessario porvi rimedio al più presto” .

A scuola di vendemmia, gli studenti dell’Agrario di Montalcino a lezione in vigna

A scuola di vendemmia a Montalcino. Una nuova e inedita esperienza per i ragazzi dell’Istituto “Ricasoli”di Siena che quest’anno ha introdotto, per la prima volta, una sezione nella patria del Brunello. Ieri mattina è stato il primo giorno in vigna per i ventidue studenti della classe Prima che, dopo essersi cambiati, con un mezzo della scuola e accompagnati dal docente, si sono recati presso l’azienda “Il Poggione”. Tema dell’esercitazione, ovviamente considerato il periodo, è stata la vendemmia. Gli studenti, muniti di paniere, forbici e attrezzi del mestiere, hanno così scoperto trucchi e tecniche sulla raccolta dell’uva, sulla manutenzione della vigna, oltre alla misurazione del livello degli zuccheri, tutti aspetti che rappresentano un momento fondamentale nel processo produttivo del vino. “Già a scuola – ha spiegato Luca Pastorelli professore di Esercitazioni Agrarie alla Montalcinonews – avevamo fatto una preparazione su cosa è la vendemmia. Con il direttore e il personale dell’azienda i ragazzi hanno potuto svolgere una serie di attività sul campo come, ad esempio, l’analisi degli zuccheri. Sono stati molto felici e motivati, d’altronde molti di loro vivono in campagna e conoscono già l’ambiente della vigna. Quella di oggi (ieri ndr) è la prima di una serie di attività che faremo una volta a settimana, stiamo stipulando delle convenzioni con delle aziende del territorio. Dopo la vendemmia, affronteremo il tema della raccolta delle olive e poi la sistemazione delle aree verdi”. Gli studenti, prima di recarsi in vigna, si sono intrattenuti con l’amministratore delegato de “Il Poggione”, Fabrizio Bindocci, che ha spiegato loro l’importanza di questo progetto su cui anche lui crede molto.

Nella top 50 dei “Best Italian Wine Awards” 2017 il Brunello di Montalcino occupa sei posizioni

“Best Italian Wine Awards” 2017, il Brunello di Montalcino non vince ma è ben rappresentato in classifica con sei aziende tra le prime cinquanta. Vince l’Oreno 2015 di Sette Ponti, un altro vino toscano. Il Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2012 di Casanova di Neri, si classifica al quinto posto. Undicesima piazza invece per il Brunello di Montalcino Poggio di Sotto Riserva 2011 mentre al quindicesimo e al sedicesimo posto troviamo rispettivamente il Brunello di Montalcino Pianrosso 2012 di Ciacci Piccolomini d’Aragona e il Brunello di Montalcino 2012 prodotto da Biondi Santi. Scorrendo la graduatoria in venticinquesima posizione c’è il Brunello di Montalcino Riserva 2011 Le Potazzine, mentre al trentaquattresimo posto si piazza il Brunello di Montalcino 2012 di Col d’Orcia. La giuria era guidata da Luca Gardini e Andrea Grignaffini, con i Master of Wine Christie Canterbury (Usa), Tim Atkin (Uk) Kenichi Ohashi (Giappone) e Amaya Cervera (Spagna), e critici e giornalisiti italiani come Daniele Cernilli (Doctor Wine), Luciano Ferraro (Corriere della Sera), Antonio Paolini (L’Espresso), Marco Tonelli (Spirito di Vino) e Pier Bergonzi (Gazzetta dello Sport – Gazzagolosa). Oggi è in programma la premiazione ufficiale a Milano.

Il Brunello nella Top Hundred 2017 di Papillon

Presentati i Top Hundred 2017 di Papillon. Il progetto, portato avanti dai due giornalisti “con il papillon”, Paolo Massobrio e Marco Gatti, individua cento cantine nuove con un vino che possa salire agli onori del miglior vino d’Italia. I Top Hundred di Papillon saliranno sul palco milanese di Golosaria domenica 12 novembre, per la prima volta, perché da quindici anni non viene mai premiata la cantina degli anni precedenti. Nella lista dei cento è rappresentata anche la nostra città con il Brunello di Montalcino 2012 di Sassodisole e il Brunello di Montalcino 2012 prodotto da “Uccelliera”. Per quanto riguarda la categoria, introdotta lo scorso anno, “Fuori di top” (dove troviamo cantine, per lo più piccole o piccolissime e spesso nuove, con vini eccezionali scoperti a chiusura della selezione effettuata con degustazioni collettive) tra i trenta vini promossi direttamente sul campo o da Massobrio o da Gatti, c’è anche il Brunello di Montalcino Riserva “Lupi e Sirene” 2008 di Podere Le Ripi.

Nove aziende di Montalcino partecipano all’asta benedica dell’Associazione Tumori Toscana

Un’asta di beneficenza con i migliori vini italiani, per supportare l’Associazione Tumori Toscana (A.T.T.), impegnata nella cura gratuita e a domicilio dei malati oncologici. Succederà sabato 16 a Firenze, presso un gioiello d’architettura Liberty, il Tepidarium del Roster, con un battitore d’eccezione come Curzio Mazzi, direttore dell’Istituto Vendite Giudiziarie di Arezzo e Siena. Verranno venduti 47 lotti che rappresentano il meglio dell’enologia toscana. Dal Chianti Classico al Nobile di Montepulciano, dal Bolgheri al Montescudaio, fino al Brunello di Montalcino. A partecipare alla lodevole iniziativa anche nove aziende di Montalcino: Banfi, Cantine Leonardo da Vinci, Camigliano, Caparzo, Col d’Orcia, La Magia, Le Ragnaie, Tenuta San Giorgio e Villa Poggio Salvi.

Informazioni – Organizzata in collaborazione con Confesercenti Firenze e Fisar Delegazione Firenze, l’iniziativa, patrocinata dal Comune di Firenze, si svolgerà sabato 16 settembre alle ore 18 nel Giardino dell’Orticultura di Firenze. Ospite d’onore sarà Stefano Agnoloni, esperto di Lifestyle e Buone Maniere, che svelerà alcuni utili segreti sul mondo del vino. I fondi raccolti saranno impiegati per ampliare il servizio di Cure Domiciliari Oncologiche gratuite rivolto ai malati della Toscana. Per info e prenotazioni, contattare Paola Neri al 3356586211.

La famiglia Cotarella investe a Montalcino in una delle zone più storiche del territorio

La Famiglia Cotarella è pronta a mettere radici a Montalcino. Secondo quanto anticipato da WineNews, l’azienda di famiglia, fondata dai fratelli Renzo e Riccardo Cotarella, e ora guidata dalle figlie Dominga, Marta ed Enrica Cotarella, ha comprato cantina e vigneti (6 ettari di terreno, di cui 3,5 vitati tutti a Brunello di Montalcino) in una delle zone più storiche del territorio, tra la Fattoria dei Barbi di Stefano Cinelli Colombini e Podere Salicutti (acquistato nel 2016 dalla famiglia Eichbauer, big dell’edilizia in Germania e fondatrice del ristorante bistellato Michelin “Tantris” a Monaco di Baviera). Un arrivo importante, che porta il nome di una delle famiglie più importanti dell’enologia italiana contemporanea (Renzo Cotarella è uno degli enologi manager più affermati del Belpaese, Riccardo è enologo di fama mondiale, alla guida di Assoenologi e presidente della Union Internationale des Œnologues) nel cuore di uno dei territori del vino al top nel mondo, per un nuovo sodalizio all’insegna dell’eccellenza enoica. Una storia iniziata nel 1979, con la fondazione della Falesco (www.falesco.it) da parte di Renzo e Riccardo Cotarella, che si è sviluppata tra Umbria e Lazio, e che ora, sotto il nuovo brand “Famiglia Cotarella” sviluppato nel 2015 proprio per segnare il passaggio generazionale alla guida dell’azienda da parte di Dominga, Marta ed Enrica, continua tra vigneti che fanno parte del “gotha” vinicolo mondiale.

Nuovi voucher e vendemmia, parlano le associazioni che rappresentano i produttori

È un’annata difficile e anomala dal punto di vista climatico, che obbligherà (e sta obbligando) i produttori di vino di tutt’Italia a trovare soluzioni eccezionali in vigna e a seguire con un occhio attento le vinificazioni in cantina. A questo strano contesto si aggiunge, però, anche un problema pratico non indifferente, da mesi denunciato dai sindacati di categoria, Cia e Coldiretti in primis: i nuovi voucher (nel caso delle imprese si parla di Cpo, Contratti di Prestazione Occasionale, spiegati qui dall’Inps, https://goo.gl/eSxiGh, ndr), e il loro difficile uso in campo. Questa, infatti, è la prima vendemmia senza quello strumento che 10 anni fa era nato proprio per agevolare le operazioni di raccolta uva: era il 2008, ha ricordato di recente Coldiretti, e oggi fra ritardi burocratici, limiti gestionali e poca chiarezza, rischia di mettere in serie difficoltà le aziende, soprattutto quelle più piccole, nel periodo più delicato dell’anno viticolo. WineNews ha sentito Fivi, Federvini e Uiv – Unione Italiana Vini, le associazioni che rappresentano i produttori, grandi e piccoli, per capire le conseguenze che i nuovi voucher stanno avendo sulle vendemmie italiane.
“È sicuramente venuto a mancare uno strumento snello – commenta Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti – che permetteva ai vignaioli di poter impiegare in modo veloce, semplice e legale quella manodopera che ad intermittenza serve durante l’anno per i lavori in campagna. Che alternative ci sono? Temo solo il contratto a tempo determinato, chiaramente più costoso e laborioso…”. E, fra registri telematici e giacenze cartacee, certamente anche questa soluzione non va nella direzione di semplificazione tanto attesa (e promessa) dai vignaioli.
Consapevole delle difficoltà è anche Federvini, nonostante la vendemmia non sia ancora iniziata per molti associati: “solitamente la maggior parte di noi si rivolge a gruppi organizzati di terzisti – spiega Sandro Boscaini, presidente Federvini – o effettua la raccolta meccanica, quindi è un problema che ci sfiora solo in minima parte. Ma il tema c’è e se ne sta parlando, perché togliere uno strumento agile e collaudato, nonostante le sue distorsioni, e sostituirlo con qualcosa di complicato e poco chiaro, è come abbattere un palazzo stabile per una finestra rotta. Di certo i terzisti vedranno aumentare le richieste e dovranno trovare più manodopera”.
“I nuovi voucher non aiutano affatto il sistema agricolo” aggiunge Paolo Castelletti, segretario generale Uiv (Unione Italiana Vini), secondo cui il nuovo sistema “ha tolto il valore primario allo strumento, cioè la semplicità, flessibilità ed economicità: quelli di oggi non sono né semplici né tantomeno flessibili. I produttori sono stati costretti ad assumere con i vecchi contratti, che come sappiamo hanno costi ben maggiori; e se le grandi aziende che hanno una forza economica e organizzativa diversa, riusciranno a gestire la situazione, pur caricandosi di costi maggiori ancora più gravosi in una vendemmia difficile come l’attuale, la situazione sarà insostenibile per le migliaia di microimprese viticole che utilizzano in questo periodo lavoratori stagionali”. I nuovi voucher hanno quindi, secondo la Uiv, riportato indietro il Paese di almeno 5 anni: “il vecchio sistema aveva sicuramente dei limiti, ma bastavano degli aggiustamenti senza stravolgerlo completamente”.

Il Brunello che piace nel mondo, l’imprenditore Katsuyasu Ito in visita a Montalcino

Una visita gradita a Montalcino da parte di un importante imprenditore appassionato del nostro territorio e in particolare del suo prodotto principe, il Brunello. Katsuyasu Ito, è il presidente di Resorttrust, e quindi a capo dell’importante catena giapponese di alberghi e di ristoranti di alta fascia presenti in varie parti del mondo. Ito nei giorni scorsi ha incontrato il presidente del Consorzio del Vino Brunello, Patrizio Cenioni. Si è trattato di un’occasione che avrà dei riflessi positivi per tutto il territorio anche perché la catena ha deciso di investire nel Brunello per un ulteriore salto di qualità d’immagine delle loro strutture. Resorttrust, infatti, propone un periodo temporale speciale dove, accanto a un menù particolare viene servito il Brunello di Montalcino. Un vino che continua dunque ad avere appeal internazionale e che si conferma come sinonimo di qualità e di stile.