La collezione privata di Tachis all’asta, c’è anche il Brunello. La figlia Ilaria: “Montalcino tra le tappe più amate”

Un appuntamento sicuramente da ricordare e imprerdibile per tutti gli appassionati. Le grandi aste enoiche, ai giorni nostri, sono sempre più focalizzate su singole collezioni di grandi appassionati. Ma quella che andrà sotto il martelletto il 16 e 17 novembre a Torino, da Bolaffi (in collaborazione con Slow Food), sarà davvero unica e particolare, perchè si tratta niente meno che della cantina privata di Giacomo Tachis, padre nobile del vino italiano e prima firma del rinascimento enoico del Belpaese. Una scelta, quella di mettere in asta la collezione di Giacomo Tachis, che la figlia Ilaria, a WineNews, spiega così: “ho dovuto spostare i vini di papà nella mia cantina, ma non c’era spazio per tutti. E poi, ho pensato che queste grandi bottiglie è giusto che vengano bevute dagli appassionati, noi non possiamo farlo da soli. E ho pensato anche che al babbo avrebbe fatto piacere, come gli farà piacere che parte del ricavato dell’asta andrà in beneficenza, in parte all’associazione Luca Coscioni, che si occupa di temi come le libertà civili ed i diritti umani, la ricerca scientifica, le scelte sul fine vita e così via, che ai miei genitori stavano particolarmente a cuore, e in parte alla comunità di San Casciano Val di Pesa”. E così, i vini messi insieme negli anni da Tachis, (tra cui le vecchie annate di Biondi Santi e Col d’Orcia) saranno i grandi protagonisti della due giorni d’asta che vede in catalogo complessivamente 1.368 lotti, per un valore di catalogo di 660.000 euro.

Ilaria Tachis ha inoltre raccontato i viaggi, assieme a suo padre, nella terra del Brunello. “Anche Montalcino era tra le tappe più amate in Toscana, io andavo spesso e volentieri in giro con lui, mi piaceva godere dell’atmosfera della tradizione del tempo passato che si percepiva nelle fattorie toscane. Ricordo il fascino del Castello di Argiano, la grande villa e le maestose vigne circostanti, le cantine antiche con le volte e i muri anneriti dal tempo e le grandi botti e le piccole barrique dove riposava e maturava il famoso Brunello di cui tanto si parla nel mondo. Non mancavano mai gli stop culinari e gastronomici: la trattoria il Pozzo a Sant’Angelo e un panificio a Buonconvento dove si acquistavano i biscottoni fatti in casa e le “ossa di morto” da accompagnarsi al Vinsanto o al Moscadello”.

Taipei, Hong Kong e infine il Giappone: le ultime tappe 2017 del Consorzio

Un salto a Taiwan, poi dritta verso Hong Kong e infine il Sol Levante giapponese. Non smette di viaggiare il Consorzio del Brunello di Montalcino, con tre appuntamenti nel giro di una settimana in uno spettacolare tour asiatico. Si parte il 3 novembre, a Taipei, con una master-class dedicata al Brunello 2012 durante il Top Italian Wines Road Show di Gambero Rosso. Il seminario sarà condotto da Eleonora Guerini di Gambero Rosso e Jean-Charles Viens (vice-redactor Spirito di Vino Asia). Durante la manifestazione sarà inoltre allestito un spazio dove sarà possibile degustare il Brunello di Montalcino 2012 e il Rosso di Montalcino 2015 di dodici aziende di Montalcino: Barbi, Belpoggio, Casisano-Tommasi Family Estates, Col d’Orcia, Cortonesi La Mannella, Il Poggione, La Fiorita, La Magia, Máté, Pian delle Querci, Sassodisole e Tenute Silvio Nardi.

Da Taiwan rotta verso ovest: per la prima volta il Consorzio sarà presente ad Hong Kong con un proprio evento, che si terrà presso l’Asia Society il 6 novembre e prevede anche qui una masterclass sul Brunello 2012 di Eleonora Guerini e Jean-Charles Viens e una degustazione con la partecipazione dei seguenti produttori di Montalcino: Barbi, Belpoggio, Capanna, Caparzo, Casisano-Tommasi Family Estates, Cerbaia, Col d’Orcia, Cortonesi La Mannella, Fanti, Il Poggione, La Fiorita, Máté, Mocali, Pietrarossa, Sassodisole, Scopeto del Cavalli, Tenute Friggiali e Pietranera, Villa I Cipressi.

Infine, ecco la tappa in Giappone, ultimo appuntamento del 2017. Mercoledì 8 novembre ad Osaka, al The Ritz Carlton Hotel, con un tasting e un seminario dedicato al Brunello 2012 delle aziende Casato Prime Donne, Il Poggione, Sassodisole, Màtè, Belpoggio. Giovedì 9 novembre a Tokyo, al giardino Happo-en, degustazione e masterclass delle aziende Barbi, Fanti, La Magia, Caparzo e Col d’Orcia.

Gli effetti della vendemmia sul mercato degli sfusi

Gli effetti del crollo produttivo in volume in Italia, Francia e Spagna (che collettivamente producono il 50% circa di tutto il vino del pianeta) avranno un impatto decisamente rilevante sul mercato del vino nei prossimi mesi, soprattutto per quanto riguarda i prezzi dello sfuso, ma anche sulle possibilità di reperire materia prima di sufficiente qualità, in un mercato nel quale la domanda sarà seriamente sotto pressione nei prossimi dodici mesi, particolarmente in virtù dei risultati tutt’altro che lusinghieri delle ultime vendemmie in Cile e Argentina. È questo il principale messaggio inviato al mondo produttivo, e a tutta la filiera, dagli analisti del gruppo bancario dei Paesi Bassi Rabobank tramite il loro “Quarterly Report” n.4 (www.rabobank.com), come fa sapere il sito Winenews.it. Il documento prende avvio, imprescindibilmente, dai pessimi risultati delle vendemmie 2017 nei tre paesi produttori della “Vecchia Europa”, e dai più che deludenti risultati delle ultime due nei vigneti del quinto produttore globale, l’Argentina, per sottolineare il fatto che anche se in certi casi sarà possibile utilizzare uve di qualità inferiore per i vini sfusi e quelli di qualità inferiore, una rincorsa alla materia prima sarà per certi versi inevitabile. Nonostante il fatto che i produttori di vini appartenenti a fasce di prezzo più consistenti potranno comunque assicurarsi la materia prima pagandola di più, questo meccanismo non potrà che aumentare la pressione sui produttori delle fasce di prezzo inferiori, che si troveranno a dover contrattare in maniera ancora più serrata per le uve. Inoltre, anche i produttori dotati di maggiori disponibilità finanziarie non potranno, con ogni probabilità, non traslare parte di questi costi aggiuntivi sul consumatore finale, particolarmente in Europa: di conseguenza, con la diminuzione dei volumi anche i margini si assottiglieranno, dipingendo un quadro particolarmente fosco per quelle aziende che hanno scelto un approccio produttivo “asset-light”, ovvero prive di vigneti di proprietà. Inoltre, proseguono gli autori del report, i prezzi dello sfuso sulle piazze globali hanno iniziato a risentire molto presto delle prime brutte notizie arrivate in primavera e prima estate dai vigneti europei, con lo sfuso generico italiano che è passato rapidamente dai poco più di 0,3 Dollari al litro di febbraio agli oltre 0,45 di settembre e quello spagnolo che, nel medesimo periodo, è passato da poco meno di 0,45 Dollari a 0,55. Un altro punto toccato dagli analisti di Rabobank è poi la situazione del settore M&A enoico globale, che vedrebbe proprio l’Italia come uno dei Paesi produttori dove è più probabile che nei prossimi mesi si concretizzino ulteriori acquisizioni, a causa di un panorama aziendale in larga parte ancora frammentato e pulviscolare, con proprietà familiari che potrebbero trovare nei risultati della vendemmia 2017 la motivazione necessaria per vincere gli indugi e uscire dalla filiera del vino. Ulteriori passaggi di mano, conclude il documento, sono probabili anche in Francia e negli Stati Uniti, particolarmente considerata l’aperta intenzione di Constellation Brands di proseguire nella sua strategia di consolidamento per dare ulteriore slancio alla eccellente performance 2017 del proprio titolo azionario, che ha recentemente toccato il suo nuovo massimo storico.

Una nuova collezione d’arte contemporanea a CastelGiocondo

Nasce una nuova collezione d’arte in cantina: è la Collezione Artisti per Frescobaldi, che trasforma la Tenuta di Castelgiocondo di proprietà dei Frescobaldi, in un museo diffuso tra i vigneti di Sangiovese a Montalcino, dove le opere d’arte contemporanea di giovani artisti italiani ed internazionali, in continuo arricchimento, trovano collocazione nella moderna ed avveniristica barricaia – firmata dall’architetto Pietro Sartogo, e dove affina il Brunello, Castelgiocondo e Riserva – e gli edifici dell’antico borgo, prima adibiti ad uso agricolo, oggi recuperati e resi fruibili agli amanti del vino e dell’arte, assieme alla collezione ed in dialogo con questa. Un progetto di arricchimento della celebre Tenuta, immersa nei suoi quasi 1.000 ettari, tra oliveti, seminativi e, ovviamente, vigneti (180 di cui 150 a Brunello, per una produzione di 500.000 bottiglie), con al centro le opere commissionate dalla storica famiglia del vino italiano per il Premio Artisti per Frescobaldi, ideato da Tiziana Frescobaldi e curato dal critico d’arte Ludovico Pratesi, con il quale i Frescobaldi continuano la loro tradizione di mecenatismo artistico fin dal Rinascimento, con artisti come Brunelleschi, Donatello, Artemisia Gentileschi e molti altri. E continuando ad investire nel vino come nell’arte, sostenendo gli artisti di ultima generazione e le più importanti istituzioni internazionali, cui sono destinati i proventi della vendita delle limited edition di Magnum con le etichette firmate dagli artisti del CastelGiocondo Brunello Vendemmia Dedicata, 999 bottiglie (333 per artista), esposte anch’esse nella Tenuta e sempre più oggetto d’interesse per i collezionisti internazionali. “Da oggi nove opere della Collezione Artisti per Frescobaldi si trovano allestite in modo permanente negli spazi della Tenuta di CastelGiocondo – sottolinea Tiziana Frescobaldi, come riportato da WineNews – il pubblico potrà vederle (da dicembre, ndr), un passo che segna una tappa molto importante per il nostro Progetto, che conferma e accresce il nostro impegno nell’arte contemporanea”. All’edizione n. 4 il Premio Artisti per Frescobaldi vedrà come Paese selezionato la Svizzera, tra i mercati del vino di riferimento per Frescobaldi e da cui provengono due dei tre artisti già al lavoro per realizzare opere dedicate alla Tenuta di Castelgiocondo ed al suo terroir: Sonia Kacem e Claudia Comte, accanto all’italiano, uno in ogni edizione del Premio, Francesco Arena. Ma anche per tradurre le loro opere in etichette d’autore per le Magnum (numerate a mano) del CastelGiocondo Brunello di Montalcino 2013, “una speciale selezione proveniente dai vigneti più pregiati, che godono di condizioni particolarmente favorevoli per l’esaltazione del carattere del Sangiovese e da cui si produce la Riserva di Castelgiocondo – ha spiegato il direttore ed enologo Ermanno Morlacchetti – che ora si arricchisce anche di opere d’arte, con la possibilità per i visitatori (1.500 ogni anno, da tutto il mondo) di ammirarle, degustando i nostri vini e dalla prossima primavera anche soggiornando tra i vigneti con la nascita di un agriturismo”. A giudicare le opere degli artisti, la giuria composta da Hans-Ulrich Obrist, direttore della Serpentine Gallery di Londra, uno dei curatori più famosi del mondo, Elena Filipovic, direttore della Kunsthalle di Basilea, e Andrea Viliani, direttore del Museo Madre di Napoli. Le opere dell’edizione 2018 saranno esposte per la prima volta alla Gam-Galleria d’arte moderna di Milano nella cerimonia di premiazione, quando saranno svelate anche le etichette d’artista. Nato nel 2012, il Premio Artisti per Frescobaldi ha coinvolto nella prima edizione tre italiani (Elisa Sighicelli, Giovanni Ozzola e Ra Di Martino), per poi approdare nel 2014 a Berlino con i lavori artistici di Michael Sailstorfer, Jorinde Voigt e Yuri Ancarani e raggiungere gli Stati Uniti nel 2016 con Eric Wesley, Matthew Brannon e Patrizio Di Massimo. Oltre alla committenza delle opere, gli artisti vincitori ricevono un premio in denaro (20.000 euro). Info: www.artistiperfrescobaldi.it.

Per il Brunello 24 etichette da “Quattro Viti” nella guida dell’Associazione Italiana Sommelier

I numeri di Vitae 2018, la guida dell’Associazione Italiana Sommelier, sorridono a Montalcino e confermano l’appeal del Brunello. Nonostante nella disputa tra le migliori regioni italiane a spuntarla sia il Piemonte, con 124 vini premiati, seguito dalla Toscana a quota 94 e dal Friuli a 42, il Brunello di Montalcino con ventiquattro etichette (su un totale di 573) si aggiudica le “Quattro Viti”, il massimo riconoscimento. Questi sono i vini del nostro territorio finiti nell’elenco di Vitae 2018 e riportati da WineNews:

Brunello di Montalcino 2012 – Altesino
Brunello di Montalcino 2012 – Capanna
Brunello di Montalcino 2012 – Castello Tricerchi
Brunello di Montalcino 2012 – Pietroso
Brunello di Montalcino 2012 – Poggio di Sotto
Brunello di Montalcino 2012 – Querce Bettina
Brunello di Montalcino 2012 – Salvioni – La Cerbaiola
Brunello di Montalcino 2012 – Tenuta Il Poggione
Brunello di Montalcino Filo di Seta 2012 – Castello Romitorio
Brunello di Montalcino Le Due Sorelle Riserva 2011 – Tenuta La Fuga
Brunello di Montalcino Luce 2012 – Luce della Vite
Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2012 – Il Marroneto
Brunello di Montalcino Phenomena Riserva 2011 – Sesti
Brunello di Montalcino Poggio Abate Riserva 2011 – La Poderina
Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 2010 – Col d’Orcia
Brunello di Montalcino Poggio alle Mura Riserva 2011 – Banfi
Brunello di Montalcino Riserva 2011 – Poggio di Sotto
Brunello di Montalcino 2012 – Biondi Santi
Brunello di Montalcino Riserva 2011 – Biondi Santi
Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2012 – Casanova di Neri
Brunello di Montalcino V. V. 2012 – Le Ragnaie
Brunello di Montalcino Vigna La Casa 2012 – Caparzo
Brunello di Montalcino Vigna Loreto 2012 – Mastrojanni
Brunello di Montalcino Vigna Soccorso Riserva 2011 – Tiezzi.

I vini di Montalcino nella Guida Ori I Vini di Veronelli 2018

2.084 produttori censiti, per un totale di 16.137 vini classificati in centesimi, e 314 campioni insigniti delle “Super Tre Stelle” (vini con un punteggio uguale o superiore a 94/100). Sono i numeri della Guida Ori I Vini di Veronelli 2018, presentata lo scorso venerdì a Venezia e in edicola dal 26 ottobre. Un’edizione che porta con se molte novità per il Seminario Veronelli, e che, come ha sottolineato il direttore Andrea Bonini, “segna un ulteriore passo in avanti nel processo di graduale rinnovamento della Guida Oro I Vini di Veronelli intrapreso nel 2014. All’interno di una chiara ripartizione di ruoli e competenze, l’esperienza di Gigi Brozzoni unita al contributo dei due nuovi curatori, Alessandra Piubello e  Marco Magnoli, ha permesso una programmazione dettagliata delle sedute di degustazione e la condivisione costante di idee, spunti e opportunità”.

Dopo alcuni anni, il Piemonte torna sul gradino più alto del podio nella consueta “sfida regionale”, con 87 “Super Tre Stelle”. La Toscana si posiziona seconda, con 83 riconoscimenti di cui 15 ad aziende vitivinicole di Montalcino.

Focus – I Brunello vincitori de I Super Tre Stelle 2018

Brunello di Montalcino 2012 La Cerbaiola
Brunello di Montalcino 2012 Poggio di Sotto
Brunello di Montalcino Altero 2012 Poggio Antico
Brunello di Montalcino Luce 2012 Luce della vite
Brunello di Montalcino Madonna delle Grazie 2012 Il Marroneto
Brunello di Montalcino Montosoli 2012 Altesino
Brunello di Montalcino Poggio Doria 2012 Nardi
Brunello di Montalcino Riserva gli Angeli 2011 La Gerla
Brunello di Montalcino Riserva Le Due Sorelle 2011 La Fuga
Brunello di Montalcino Riserva Millecento 1100 2011 Castiglion del Bosco
Brunello di Montalcino Riserva Poggio Abate 2011 La Poderina
Brunello di Montalcino Riserva Poggio al Vento 2010 Col d’Orcia
Brunello di Montalcino Riserva Poggio alle Mura 2011 Banfi
Brunello di Montalcino Varco 2012 Molino di Sant’Antimo
Brunello di Montalcino Vigna del Lago 2011 Val di Suga

Il Consorzio ricorda Pablo Harri

Il Consorzio del Brunello di Montalcino piange la scomparsa di Pablo Harri, enologo, produttore ed amico ed è vicino alla moglie Claudia ed alle figlie Silvia Giulia e Pepita in questo triste momento. Da tempo legato al territorio montalcinese Pablo, con la sua competenza ed il suo spirito innovatore, prima messi a fianco degli altri produttori e dopo nella sua azienda, ha dato molto a tutti noi ed al Brunello, contribuendo con impegno ed entusiasmo alla crescita della denominazione.

I vini di Montalcino nella Guida 2018 de L’Espresso

Quattrocento etichette divise in quattro categorie: 100 vini da bere subito, 100 da comprare, 100 da conservare e 100 da riassaggiare. Sono le speciali graduatorie della nuova Guida “I Vini d’Italia” de L’Espresso, curata da Andrea Grignaffini e Antonio Paolini e presentata ieri alla Stazione Leopolda di Firenze. Dopo la rivoluzione di un anno fa, ecco un’altra novità, la categoria dei “100 vini da riassaggiare”, per dare un’ulteriore prospettiva al consumatore, quella evolutiva: una sezione senza classifica, ma che mappa le vecchie annate presenti sul territorio italiano in ordine decrescente di annata, dalla 2013 alla 1985, e in cui si trovano etichette che hanno fatto la storia, come Biondi Santi Brunello di Montalcino 2000.

L’approccio che contraddistingue la guida resta quello empirico. Tramite lo strumento analitico delle classifiche, infatti, il consumatore potrà farsi un’idea dello stato dell’arte del vino in Italia, in base non solo alla sua intenzione, ma anche al suo profilo. L’edonista, per esempio, sarà interessato alla dimensione della godibilità al momento del consumo, in una parola, alla bevibilità, cui è dedicata, in un certo senso, la sezione “i 100 vini da bere subito”. Il pragmatico, invece, sarà più sensibile al rapporto qualità/prezzo, che troverà diligentemente compilato, da Nord a Sud, nella sezione “i 100 vini da comprare”. Il collezionista, infine, sarà interessato al potenziale d’invecchiamento, che troverà rappresentato nella sezione della guida dedicata alla longevità, “i 100 vini da conservare”. Nella lista de l’Espresso non manca Montalcino, presente coi suoi Rosso e Brunello in tutte e tre le top 5 (i vini “da riassaggiare”, come detto, sono senza classifica).

Durante la presentazione sono stati battuti all’asta, dalla Casa d’Aste Pandolfini, 150 lotti di vini pregiati e da collezione (e altri 350 saranno battuti oggi e domani, nella sede di Pandolfini). Forte l’apprezzamento per il Brunello di Montalcino, e in particolare per quello di Soldera. Un lotto di cinque Riserva (annate dal 1994 al 2002) è andato a 1.800 euro, un lotto di 3 Brunello del 1990 a 1900 euro, una Magnum del 1986 a 1.000 euro, e sempre 1.000 euro ci sono volute per una Rosso dai Vigneti di Brunello Case Basse del 1979.

Focus – I vini di Montalcino presenti nella guida “I Vini d’Italia” de L’Espresso 2018

“100 vini da bere subito”

4. Rosso di Montalcino 2015 – Corte dei Venti

6. Brunello di Montalcino 2012 – Terre Nere Campigli Vallone

100 vini da comprare”

5. Brunello di Montalcino 2012 – Col d’Orcia

14. Rosso di Montalcino 2015 – Pian delle Querci

32. Brunello di Montalcino 2012 – Caprili

“100 vini da conservare”

5. Brunello di Montalcino 2012 – Fuligni

10. Brunello di Montalcino Riserva 2011 – Stella di Campalto – San Giuseppe

15. Brunello di Montalcino Vigna Loreto 2012 – Mastrojanni

22. Brunello di Montalcino Riserva Lupi e Sirene 2011 Podere Le Ripi

65. Brunello di Montalcino Piaggione 2012 – Podere Salicutti

“100 vini da riassaggiare”

Brunello di Montalcino 2006 – La Cerbaiola – Salvioni

Brunello di Montalcino 2000 – Biondi Santi

Brunello di Montalcino Vigna Pianrosso 1999 – Ciacci Piccolomini

Tra “chiocciole” e “Grande Vino”, Slow Wine premia il Brunello di Montalcino

Autunno, tempo di guide e Montalcino risponde presente. Negli scaffali delle librerie è arrivata la pubblicazione Slow Wine riferita al 2018. Le ambite chiocciole sono state assegnate anche per alcune aziende di Montalcino come Baricci, Fattoi, Il Paradiso di Manfredi e Le Chiuse. Nella categoria “Grande Vino” il Brunello è rappresentato dalle annate 2012 di Corte dei Venti, Costanti, Pietroso, La Cerbaiola – Salvioni, Podere Sante Marie – Colleoni, Le Ragnaie; dalle Riserve 2011 di Sesti, Stella di Campalto e Poggio di Sotto e dalla Riserva 2010 Poggio al Vento di Col d’Orcia. In “Vino Slow” il Brunello di Montalcino compare 6 volte con le annate 2012 di Terre Nere, Il Paradiso di Manfredi, Le Chiuse, Fornacina, Pian delle Querci e San Carlo.

Val di Suga e il progetto di tre diversi Brunello di Montalcino

Sono i più apprezzati nel mondo e i più prodotti in Europa, ma i consumi e le richieste cambiano e gli europei, italiani in testa, ne bevono sempre meno, contagiati dal “fenomeno sparking”. In Oriente e Nord America, invece, i vini rossi continuano a far impazzire. “Si è verificata una repentina migrazione della domanda di vino rosso da alcuni nostri mercati storici di esportazione attualmente depressi, come la Germania, la Gran Bretagna o la Svizzera – spiega Denis Pantini, di Nomisma-Wine Monitor, in un’intervista al mensile Food&Beverage -. Allo stesso tempo crescono notevolmente Giappone, Cina e Corea del Sud, oltre che Canada e Usa. Frequentemente, e in particolare nei nuovi mercati, il consumo di vino rosso è collegato ad aspetti salutistici e climatici o addirittura ‘scaramantici’, come nel caso della Cina in cui il colore rosso porta fortuna”. Food&Beverage allarga la questione nella pubblicazione di ottobre, con dieci storie di dieci produttori di vino rosso. Tra loro, anche Bertani Domains, titolare a Montalcino dell’azienda Val di Suga, dove è stato realizzato un progetto vitienologico coraggioso e originale che ha infranto alcuni schemi classici della produzione di Brunello di questo territorio. Infatti, si legge nella rivista, “invece di realizzare soltanto un Brunello di Montalcino, attraverso un blend dei diversi Sangiovese coltivati nei 55 ettari complessivi dell’azienda, si è scelta la via di produrre tre vini capaci di esprimere le peculiarità dei tre diversi siti produttivi di appartenenza. Tre cru ben distinti, per esposizione, suolo, microclima, e altitudine, dove non solo il Sangiovese ha trovato un habitat ideale per esprimersi ai suoi massimi livelli, ma anche per farlo in maniera molto diversificata. Da qui la scelta dello staff tecnico dell’azienda di voler raccontare il proprio Sangiovese in tre diverse declinazioni, ognuna con una sua specifica identità altamente riconoscibile”. Eccoli allora i tre vigneti di Val di Suga: a sud-est Poggio al Granchio, a sud-ovest Vigna Spuntali e a nord Vigna del Lago. “Si tratta di vigneti con suoli molto diversi tra loro, rispettivamente marnosi (galestro), calcarei con residui vulcanici e argillosi; tre microclima, rispettivamente montano con l’influenza del Monte Amiata (1.750 metri sul livello del mare), mediterraneo (il mare dista solo 30 chilometri) e continentale (con un clima mite grazie all’influenza del lago circostante; infine, tre altitudini diverse: rispettivamente 400, 300 e 270 metri sul livello del mare”. Ma, per esaltare ulteriormente le peculiarità del Sangiovese in relazione ai suoi tre diversi terroir produttivi, a Val di Suga hanno deciso di utilizzare anche tre diverse tecniche enologiche seguendo il cosiddetto Metodo Borgogna. “Per la vinificazione del Brunello Poggio al Granchio – continua l’articolo – sono state realizzate le follature, per il Vigna Spuntali la tecnica su vasca aperta, mentre per il Vigna del Lago sono stare utilizzate vasche di cemento. Diversi anche gli affinamenti: il Poggio al Granchio in tradizionali botti da 6,0 ettolitri, il Vigna Spuntali in barrique e il Vigna del Lago in botti da 45 ettolitri. II risultato di tutto questo sono tre diversi Brunello di Montalcino con caratteristiche ben distinte e riconoscibili. Poggio al Granchio è un Brunello caratterizzato da profumi di frutti di bosco rossi maturi, sentori decisamente minerali, di pietra focaia; in bocca si avvertono tannini setosi, molto verticali, per un vino dalle potenzialità di lungo invecchiamento. In Vigna Spuntali, invece, a emergere sono le note erbacee, ma anche di frutta candita, in bocca i tannini sono morbidi e dolci, mentre l’affinamento regala una bella evoluzione ossidativa. II Brunello Vigna del Lago si presenta con un colore meno intenso e un grado alcolico inferiore rispetto agli altri due; al naso si evidenziano forti note floreali, citriche, in particolare di arancia amara e in bocca tannini leggeri regalano ottima bevibilità anche senza lunghi invecchiamenti”.