Bio e territorio: strategia vincente per Montalcino

Un’agricoltura biologica, sostenibile e attenta alle “buone pratiche” a Montalcino è possibile. Un progetto economico, culturale e di valorizzazione per tutto il territorio e per tutte le sue produzioni, una strategia vincente che farebbe, della terra del Brunello, il portavoce per la produzione biologica in Italia. Questo è quanto è emerso dal convegno, organizzato dal comitato per MontalcinoBio, dal titolo “Scienza ed Esperienza. Un’alleanza naturale”.
“Questo convegno – ha spiegato il dottor Stefano Zaninotti, agronomo Vitenova Vine Wellness, società di consulenza alle aziende vitivinicole in campo agronomico – ci permette di divulgare il nostro lavoro. Il mio studio analizza tutto ciò che si trova nel vigneto, tutto quello che di negativo e nocivo si trovi a contatto con la vite e, attraverso uno studio sistematico, di piante e insetti che vivono e convivono con il vigneto, cerchiamo di trovare delle soluzioni, dei modi per salvaguardare la vite e i suoi frutti. Il punto di partenza per provare a conoscere il mondo che ruota intorno alla vitis vinifera è provare a capirlo, analizzando la biodiversità, la natura, cioè, che ospita l’insieme di tutto ciò che vive nel e sopra il terreno, l’ecosistema vigneto, che ospita diverse comunità di organi viventi che interagiscono tra di loro in un equilibrio che può essere disturbato ma che si prova a mantenere in equilibrio. Da qui, poi, si analizza la sostenibilità e cioè la biodiversità che caratterizza un vigneto che si trova in equilibrio. Maggiore biodiversità significa maggiore possibilità di capacità di resistere agli attacchi e maggiore possibilità di raggiungere un equilibrio. Questo è il nostro compito, studiare e capire l’ecosistema del vigneto, e lo facciamo cercando di conoscere e analizzare i nemici e gli amici della vite per proteggerla e lavorare al meglio”.
La flora ed il terroir sono stati al centro dell’intervento del dottor Cristiano Francescato: “per riuscire a ripristinare l’equilibrio degli ecosistemi naturali è importante studiare tutto ciò che li circonda. Si parte dalla flora, che rappresenta la parte biotica più interconnessa con l’ecosistema e studiando la sua composizione arriviamo a capire con quale tipologia di ecosistema abbiamo a che fare. Ma la flora non rappresenta l’unica parte da prendere in esame, molto importante è anche il terroir dove l’ecosistema si sviluppa. Per terroir si intende un mix di componenti dove natura e uomo interagiscono: terroir è clima, temperature, suolo, vitigno, ma anche lavoro dell’uomo sulla natura, storia e cultura”.
È, poi, con il professor Andrea Lucchi dell’Università degli Studi di Pisa che si è entrati nello specifico parlando di tecniche biologiche utili alla salvaguardia del vigneto: “credo che andare verso una viticoltura che faccia meno uso di molecole di sintesi sia un percorso irrefrenabile. Molti sono i benefici che possono portare sistemi a basso impatto ambientale nell’economia della difesa del vigneto. L’uso di feromoni – sostanze biochimiche prodotte da ghiandole esocrine che sono emesse dagli organismi viventi a basse concentrazioni con la funzione di inviare segnali ad altri individui della stessa specie – che vengono utilizzati con un sistema che si chiama “confusione sessuale”: nella pratica immettiamo nell’ambiente dei feromoni simili a quelli prodotti dagli insetti ma sintetici in questo modo si impedisce al massimo e alla femmina di incontrarsi, quindi le femmine non possono deporre le uova da cui nascono delle larve che poi andranno ad attaccare la vite. Con questo sistema noi lavoriamo meglio quanto più riusciamo a lavorare a livello comprensoriale che porta a diffondere questo sistema su migliaia di ettari e a ridurre l’input chimico ma anche una riduzione di residui nel prodotto finale, il vino”.
A chiudere il convegno, il professor Bruno Bagnoli dell’Università degli studi della Tuscia che si è parlato dei giallumi: “per i giallumi intendiamo delle malattie dovute a dei citoplasmi (batteri privi di parete cellulare) che in natura vengono trasmessi da insetti che hanno un apparato boccale particolare, succhiante, che riesce a fargli intercettare le parti fotoplasmatiche. Il fitoplasma si moltiplica nel corpo dell’insetto e questo diviene infettivo e in grado di trasferire il fitoplasma su altre piante magari sane. È una problematica che trova l’apice in una malattia che si chiama flavescenza dorata che è dovuta ad un fitoplasma da sempre considerato un organismo da quarantena, ovvero organismo per il quale occorre mettere in atto tutte le metodiche per provare almeno a limitare la diffusione. Il fitoplasma è veicolato nell’ambiente, è trasferito da un insetto, una cicalina, e recentemente è stato osservato che i rapporti tra insetti e fitoplasma sono più ampi e siamo in grado di dire che ad intervenire, oltre alla cicalina, cono anche altri insetti vettori. Gli studi volti al controllo di questa problematica, riguarda ovviamente, non potendo fare una lotta diretta contro i fitoplasmi, il controllo dei vettori e tutti quelli approcci per aumentare la resistenza delle piante, dell’ospite”.
Un buon punto di partenza per il Comitato per MontalcinoBio che ha posto le basi per un progetto che potrebbe portare Montalcino a farsi portavoce di una filosofia che, sempre più, oggi, deve essere presa in considerazione.

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