Storie di cantine, uomini e luoghi raccontate da Stefano Cinelli Colombini

“Il testo che mi è arrivato adesso, cinque anni dopo, è stato riveduto, corretto e integrato, reso in forma più scorrevole e avvincente e non ce n’è un altro che possa descrivere meglio, oggi, gli eventi più importanti della storia di Montalcino, in forma essenziale, senza troppi fronzoli e senza mai perdere la testa. Ma la cosa più importante è che fa venire proprio la voglia di andarci, a Montalcino, e di starci un po’ a godersi questo paesino abbarbicato su un’altura da cui si dominano le campagne senesi e che si allunga fra boschi e vigne fino alle pendici del grandioso Monte Amiata, in una natura veramente affascinante”. È con queste parole che Mario Crosta, scrittore per Lavinium, commenta il libro, stampato in questi giorni, di Stefano Cinelli Colombini dal titolo: “Appunti per una storia di Montalcino”.
“Quando leggerai – prosegue Crosta – questo condensato della sua storia e arriverai alla bomba atomica che ne ha fatto di colpo un deserto, cioè alla costruzione dell’autostrada del Sole che dal 1963 l’ha tagliato fuori dal principale flusso del commercio e ne ha espulso i tre quarti della popolazione, allora capirai. E ti divertirai. No, non sono un mostro, piango anch’io quell’autentica tragedia che in quel borgo tanto bello ha sconquassato tutto, ma ci si può divertire davvero a pensare che in quello stesso preciso momento è nato un futuro tanto diverso da quello della stragrande maggioranza dei borghi d’Italia, oggi invasi dalle auto e dai centri commerciali, mentre chi arriva su questa terrazza prima o poi si sente come un alieno che guarda giù alle disgrazie degli altri e da cui per fortuna è scampato, almeno per un momento della vita, uscendo da un mondo tritacarne. È proprio qui che non sono mai riusciti a seppellire quella che nel cuore di tutti si chiama speranza di un mondo nuovo, eppure antico. Ci si sente come l’uomo che è vissuto nel futuro e che ci tornerà per cambiarlo. Sono le persone come Stefano che ci tramandano da tempi immemorabili questo sentimento che muove il mondo. Ed è così che quello che, durante gli anni del boom economico per gli altri, era ormai considerato uno dei paesi ormai più poveri e abbandonati su scala nazionale è riuscito a ritornare ai fasti di un tempo, ma senza farsi stravolgere dalla chimera industriale ed oggi, anche se nessuno lo scrive, Montalcino è di gran lunga la comunità agricola più ricca del mondo e forse è addirittura il Comune più ricco d’Italia”.
Una pubblicazione che racconta Montalcino, il suo passato, il suo presente e il suo futuro, storie di cantine, uomini e luoghi viste e raccontate con gli occhi di Stefano Cinelli Colombini, patron della cantina Fattoria dei Barbi. Quando e perché nascono le fortune dei vini di Montalcino? È a questa domanda che Stefano Cinelli Colombini vuole rispondere.
“Montalcino deve tenersi stretta la sua bandiera, il Brunello, che sta portandola così lontano. È tutto qui: un successo duraturo si costruisce sempre e solo con forti radici nella storia e nel territorio; gli ilcinesi hanno creato la cultura che ha generato il Brunello, ma se ora vogliono crescere devono creare una storia e un progetto comune insieme con tutti i nuovi venuti. E soprattutto per questo sono dannose le leggende da bar come quella del singolo genio del vino o della grande azienda che quasi da sola crea il successo mondiale del Brunello. Questo grande vino è nato da una comunità e allora cresce e cambia solo grazie al consenso di tutta questa comunità immersa in perfetta simbiosi con la flora e la fauna come un’arca di Noè. Direbbe la sua anche il poderoso bramito dei cervi di notte nel cuore delle vigne d’altura per non parlare di come griderebbero le faine che corrono sui tetti dei casolari di pietra. Anche se non ti fanno dormire, di notte, ti fanno riflettere”, questo il monito dell’autore.

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