A VinoVip Cortina dibattito sull’importanza del suolo sul profilo aromatico di un vino

Domenica scorsa, durante VinoVip Cortina 2017, la biennale di ‘Civiltà del bere’ (storica rivista dedicata al gotha del vino italiano) giunta alla undicesima edizione, si è tenuto un seminario riguardo il tema dell’incidenza del suolo sul profilo aromatico di un vino. Il primo ad esordire è stato Lorenzo Bernini, responsabile delle tenute di Alejandro Bulgheroni Family Vineyards in Toscana (tra cui Podere Brizio e Poggio Landi a Montalcino). “Per ottenere uve di qualità gli agronomi sono ossessionati dall’equilibrio vegeto-produttivo del vigneto, della singola vite fino al germoglio – ha spiegato Bernini – e per perseguirlo è necessario puntare ad ossigenare il terreno per aumentare l’attività microbica. Sono i microorganismi a rendere ospitale un suolo per le radici. L’atmosfera è simile ovunque quindi non ha un grande peso nella caratterizzazione del vino. Invece il terreno e l’apparato radicale che lo esplora possono fare la differenza per esprimere il terroir”.   Sull’argomento è intervenuto anche Andrea Lonardi della griffe Bertani Domains, che ha portato ad esempio il caso di Val di Suga, l’azienda in cui produce Brunello di Montalcino. “A Val di Suga abbiamo tre zone differenti che danno luogo a tre vini diversi” – ha sottolineato Lonardi. “Noi indaghiamo costantemente sulla relazione tra caratteristiche dei suoli, conduzione agronomica e profili dei vini. In Fazi Battaglia nelle Marche abbiamo scoperto che il Verdicchio ha espressioni varietali molto diverse anche in base al vigore delle piante. A un elevato vigore corrispondono vini con espressioni tioliche per livelli di 4-mercaptoesanolo simili a quelli riscontrabili nel Sauvignon Blanc; con un basso vigore l’espressione è più terpenica e i vini ricordano il Riesling. È evidente che tutta questa diversità della materia prima uva pretenderebbe una enologia capace di capirla e valorizzarla con protocolli di vinificazione su misura”.

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