Il borgo rinato con il Brunello

Luciano Ferraro, giornalista del Corriere della Sera, lo scorso 28 luglio ha dedicato un lungo articolo sul “borgo rinato con il Brunello” – per citare il titolo del pezzo. Stiamo parlando di Castiglion del Bosco, a 14 anni dall’arrivo di Massimo Ferragamo. Questo l’articolo completo: Massimo Ferragamo stava guardando un anfiteatro di boschi dalla bellezza selvaggia contrapposti a vigne ordinate. Come un personaggio di Vassilij Grossman ha capito che «sarebbe bastato unire il suo passato a quell’istante per carpire il segreto della vita e vedere ciò che non è dato di vedere: i meandri del suo stesso cuore, là dove si decide il destino». È stato in quel paesaggio fermo al1500 che il figlio del «calzolaio delle dive» Salvatore Ferragamo ha scelto di diventare vignaiolo. E ha comprato Castiglion del Bosco, duemila ettari di foresta con 62 di vigne, a Montalcino. Era il 2003. Quattordici anni dopo la linea della fortuna di questo luogo è stata ridisegnata. L’azienda cupa che, per un guizzo bizzarro del caso, la moglie, Chiara Miari Fulcis, ex campionessa di sci, aveva visitato 20 anni prima del marito, ora risplende grazie al vino. Il Brunello ha cambiato la sorte di Castiglion del Bosco. Da borgo dimenticato a cantina super votata, con un resort di 23 suites e 20 casali trasformati in ville per turisti. Qui, nel campo di golf a 19 buche (chi completa il percorso vince un Brunello, 60 mila euro la tassa d’ingresso per i soci), ha giocato due volte la scorsa primavera Barack Obama. Qui Paul McCartney si è fatto prestare la chitarra da un cameriere e ha suonato con lui sotto le stelle, mentre Gwyneth Paltrow, premio Oscar di Shakespeare in Love, dopo la scuola di cucina, preparava i pici Simonetta, governante dell’hotel gestito dal gruppo Rosewood. «Il posto da cui è iniziata l’avventura a Montalcino – racconta Massimo Ferragamo – è Capanna: da un piccolo casale si vedono le vigne di Sangiovese inerpicarsi fino a 450 metri. Mia moglie diceva che avrei potuto comprarmi le bottiglie migliori del mondo e godermi una bella cantina senza diventare vignaiolo, ma io avevo già scelto». Gli enologi Cecilia Leoneschi e Beppe Caviola si occupano dei vini. La cantina è quasi per intero sottoterra, 200 mila le bottiglie l’anno. Oltre al Rosso e al Brunello, due cru dalla zona di Capanna, Campo del Drago (una bottiglia del 2006 è stata venduta all’asta per beneficenza a 35 mila dollari) e Millecento (anno di costruzione del castello di Castiglion del Bosco, che svetta sulla tenuta con la chiesa affrescata dal Lorenzetti). Il Millecento 2011, in vendita quest’anno, è di un’eleganza avvolgente. «Questo Brunello è il nostro traguardo raggiunto – dice Leoneschi – una riserva che contiene una parte di ognuno di noi». Massimo Ferragamo, come la madre Wanda Meretti che lavora ancora a 95 anni, controlla tutto. Anche la Member’s cellar. È simile al caveau di una banca, una stanza circolare, tra divani e tappeti. «In ogni scomparto – spiega Ferragamo – i soci del club custodiscono i loro vini». Cinesi, turchi, argentini, francesi, arrivano qui a stappare le loro bottiglie o se le fanno spedire a casa. Massimo, uno dei sei figli di Salvatore, è il «Ferragamo d’America», vive e lavora a New York. «Mio padre emigrò nel 1914 negli Stati Uniti. Aveva 10 dollari in tasca, ritornò 13 anni dopo in prima classe, portando le forme dei piedi usate per le sue clienti, Greta Garbo, Elisabetta d’Inghilterra, Brigitte Bardot. E della moglie di Gregory Peck, per lei inventò i tacchi a spillo. Morì nel 1960 a 62 anni. Io ne avevo 3. E da adulto sono volato nella sua America». Per poi tornare e, in un istante, decidere il destino davanti alle colline di Castiglion del Bosco.

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