Nuovi voucher e vendemmia, parlano le associazioni che rappresentano i produttori

È un’annata difficile e anomala dal punto di vista climatico, che obbligherà (e sta obbligando) i produttori di vino di tutt’Italia a trovare soluzioni eccezionali in vigna e a seguire con un occhio attento le vinificazioni in cantina. A questo strano contesto si aggiunge, però, anche un problema pratico non indifferente, da mesi denunciato dai sindacati di categoria, Cia e Coldiretti in primis: i nuovi voucher (nel caso delle imprese si parla di Cpo, Contratti di Prestazione Occasionale, spiegati qui dall’Inps, https://goo.gl/eSxiGh, ndr), e il loro difficile uso in campo. Questa, infatti, è la prima vendemmia senza quello strumento che 10 anni fa era nato proprio per agevolare le operazioni di raccolta uva: era il 2008, ha ricordato di recente Coldiretti, e oggi fra ritardi burocratici, limiti gestionali e poca chiarezza, rischia di mettere in serie difficoltà le aziende, soprattutto quelle più piccole, nel periodo più delicato dell’anno viticolo. WineNews ha sentito Fivi, Federvini e Uiv – Unione Italiana Vini, le associazioni che rappresentano i produttori, grandi e piccoli, per capire le conseguenze che i nuovi voucher stanno avendo sulle vendemmie italiane.
“È sicuramente venuto a mancare uno strumento snello – commenta Matilde Poggi, presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti – che permetteva ai vignaioli di poter impiegare in modo veloce, semplice e legale quella manodopera che ad intermittenza serve durante l’anno per i lavori in campagna. Che alternative ci sono? Temo solo il contratto a tempo determinato, chiaramente più costoso e laborioso…”. E, fra registri telematici e giacenze cartacee, certamente anche questa soluzione non va nella direzione di semplificazione tanto attesa (e promessa) dai vignaioli.
Consapevole delle difficoltà è anche Federvini, nonostante la vendemmia non sia ancora iniziata per molti associati: “solitamente la maggior parte di noi si rivolge a gruppi organizzati di terzisti – spiega Sandro Boscaini, presidente Federvini – o effettua la raccolta meccanica, quindi è un problema che ci sfiora solo in minima parte. Ma il tema c’è e se ne sta parlando, perché togliere uno strumento agile e collaudato, nonostante le sue distorsioni, e sostituirlo con qualcosa di complicato e poco chiaro, è come abbattere un palazzo stabile per una finestra rotta. Di certo i terzisti vedranno aumentare le richieste e dovranno trovare più manodopera”.
“I nuovi voucher non aiutano affatto il sistema agricolo” aggiunge Paolo Castelletti, segretario generale Uiv (Unione Italiana Vini), secondo cui il nuovo sistema “ha tolto il valore primario allo strumento, cioè la semplicità, flessibilità ed economicità: quelli di oggi non sono né semplici né tantomeno flessibili. I produttori sono stati costretti ad assumere con i vecchi contratti, che come sappiamo hanno costi ben maggiori; e se le grandi aziende che hanno una forza economica e organizzativa diversa, riusciranno a gestire la situazione, pur caricandosi di costi maggiori ancora più gravosi in una vendemmia difficile come l’attuale, la situazione sarà insostenibile per le migliaia di microimprese viticole che utilizzano in questo periodo lavoratori stagionali”. I nuovi voucher hanno quindi, secondo la Uiv, riportato indietro il Paese di almeno 5 anni: “il vecchio sistema aveva sicuramente dei limiti, ma bastavano degli aggiustamenti senza stravolgerlo completamente”.

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