Montalcino nel cinema: tra scorci mozzafiato e Mr. Brunello

Un paesaggio mozzafiato, un territorio affascinante e un vino, il Brunello, simbolo dell’enologia italiana nel mondo: forse sono proprio questi, i “fattori X” che attraggono, ispirano e fanno sì che Montalcino e il suo Brunello, ormai da più di settant’anni, siano protagonisti, al cinema, di pellicole di ogni genere. Dai film che sono girati in questo angolo di paradiso, a quelli in cui Montalcino è citato per mezzo del suo frutto più conosciuto e apprezzato, il famoso Sangiovese: un connubio tra paesaggio, territorio e i suoi frutti, che sembrano essere estremamente “fotogenici” e di ispirazione per registi che provengono da ogni parte del mondo. Era il 1941 quando Esodo Pratelli scelse proprio la città del Brunello per ospitare le “vicende” del film storico “La Pia dei Tolomei”. Ma saranno l’esteta Franco Zeffirelli con il suo “Fratello Sole, Sorella Luna” nel 1972, e Otar Iosseliani, regista georgiano che nel 1988 ha girato, all’Abbazia di Sant’Antimo, “Un petit monastère en Toscane”, a catturare le bellezze artistiche e paesaggistiche di cui questo territorio è ricco e a renderle, in pellicola, con una raffinatezza e una vena poetica commovente. Ma è anche il Brunello, il re dei vini nazionali e bandiera del “Made in Italy” nel mondo che spesso fa la sua comparsa sulle “tavole”, vere o immaginarie, del cinema. Due esempi: in “La più bella serata della mia vita” (Ettore Scola 1972), Alberto Sordi è alle prese con una bottiglia di Brunello di Montalcino Riserva Biondi Santi, mentre in “Venuto al mondo” (Sergio Castelletto, 2012), Montalcino e il suo nettare fanno da sfondo spezzando, per un attimo, la tensione del melodramma.

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