Bindocci: “norme aggiuntive per la tutela del Brunello”

“Noi come Consorzio del Brunello facciamo tutto quello che è in nostro potere per tutelare la denominazione. Ma è certo che, forse, dovemmo maturare tutti, anche come produttori, al di là di queste vicende. Di sicuro si potrebbe fare di più, si può sempre fare di più, e migliorare i controlli sugli imbottigliatori puri che hanno, non va dimenticato, una loro importanza ma, non essendo produttori, non hanno lo stesso legame con il territorio di chi lo vive ogni giorno. In merito a questo, discuteremo a breve una modifica al disciplinare sulla vendita di uve e vino sfuso, che, come già avviene da qualche tempo nella zona del Chianti Classico, vorrei avvenisse con comunicazione preventiva al Consorzio, per dare modo agli organi di tutela di sorvegliare in modo migliore e prevenire situazioni come quella in cui oggi ci troviamo”. Così, in una intervista a WineNews, uno dei siti del Wine&Food più seguiti nel mondo, Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino commenta la frode agroalimentare perpetrata ai danni del Brunello e di altre importanti Docg e smascherata dai Carabinieri del reparto operativo di Siena.
All’indomani del sequestro di 30.000 bottiglie false, di cui 10.000 di Brunello di Montalcino, che ha portato ben 6 imprenditori sotto inchiesta e molti tra cantine, centri d’imbottigliamento, supermercati, ristoranti ed enoteche in Toscana, Umbria, Liguria e Lazio nel mirino degli inquirenti, molto è stato detto e scritto. Di sicuro è importante che il Consorzio si sia già messo a lavoro per individuare le strade migliori da percorrere per intensificare i controlli e cercare di salvaguardare al meglio una delle Docg più prestigiose d’Italia, il simbolo del Belpaese nel mondo.
“L’attività dei Nas è stata importante – prosegue Bindocci – ma sarebbe stato tutto più semplice se ci fosse un coordinamento migliore a livello Regionale, cosa di cui intendiamo farci promotori. Certo, la vicenda ha fatto tanto rumore perché quando si parla di Brunello è così, hai gli occhi puntati addosso, e che dal successo potessero arrivare anche simili problemi, prima o poi, c’era da immaginarselo. Certo è che il territorio di Montalcino, a livello di tessuto imprenditoriale è sano considerando anche il fatto che, da ciò che al momento sappiamo, le persone coinvolte non sono di Montalcino, perché la Tenimenti Montalcino srl – riportata nelle etichette sequestrate e citata in un articolo del quotidiano “La Repubblica” – qui ha solo la ragione sociale, ma non c’entra niente con il territorio”.

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