“Barbatelle” la “di vino commedia”, firmata dal produttore di Brunello Carlo Cignozzi

I maggiori vini francesi e italiani hanno un diverbio importante, in quanto il duca di Cabernet- Sauvignon, che non è altro che il vitigno omonimo che ha inondato il mondo di sé – dall’Europa alle Americhe, dall’Australia al Sud Africa – a sua volta non vuole avere vitigni autoctoni, a cominciare dagli italiani (Nebbiolo, Sangiovese, etc.) che gli facciano ombra. Ma neanche francesi, come il Pinot Noir, del quale il duca è fortemente geloso, al punto di trovare un escamotage per sminuirlo, fino a farlo sparire dal mercato. Trattandosi del tiranno del grande impero bordolese, l’ostilità a questa supremazia del duca raccoglie il consenso sia dei vini italiani sia di alcuni vini francesi dissidenti e malcontenti – Merlot e Cabernet Franc tra gli altri – i quali, per una ragione o per l’altra, non ne possono più del duca.
Intanto i vini italiani, che si sono costituiti in una gran loggia vinicola, organizzano una congiura, usando Malvasia come spia (una specie di Mata Hari), che va come ospite a un direttorio del grande impero bordolese, convocato dal duca, invitata da Merlot.
Segue tutta una serie intrecci, fino a che scoppia la rivoluzione: il Duca viene fatto prigioniero dai francesi dissidenti, i quali proclamano l’impero bordolese decaduto, con beneplacito degli italiani (vini autoctoni) e dei francesi sminuiti dal Cabernet Sauvignon. Il tutto, all’insegna del buffo in senso operistico.
Questa la trama di “Barbatelle ovvero Una di vino Commedia” eseguita in prima assoluta e in data unica, sabato 6 giugno, all’Auditorium di Milano in largo Mahler, da Orchestra Sinfonica e Coro Sinfonico di Milano Giuseppe Verdi, diretti rispettivamente da Luis Bacalov ed Erina Gambarini.
“Il vino, soprattutto un grande vino come il Brunello, è storia, tradizione e cultura legati ad un territorio. Già dieci anni fa, in occasione dei 40 anni del Consorzio, sostenemmo la pubblicazione del libro di Carlo Cignozzi. Oggi, con l’opera di Bacalov, eseguita in prima assoluta da laVerdi di Milano, abbiamo un’altra grande opportunità per far parlare del Brunello”. Così Fabrizio Bindocci, presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, ha commentato l’opera in prosa (Singspiel, divertimento buffo), o teatro con musica, tratta liberamente dalla commedia Barbatelle di Giancarlo Cignozzi; musiche di Luis Bacalov, libretto di Giancarlo Cignozzi, con la collaborazione per le arie di Francesca Verducci e la regia di Carlos Branca.
“Non è casuale la scelta del tema del vino per questa nuova opera originale di Luis Bacalov – afferma il direttore generale de laVerdi Luigi Corbani -. Il collegamento con la filosofia dell’Expo milanese è evidente: il vino infatti non è solo un prodotto della terra ma è un modello culturale, frutto del lavoro e dell’ingegno di molti, che affonda le radici nella nostra cultura millenaria”.
Il cast dei cantanti è composto da Federica Vitali (Malvy), Francesca Pacileo (Syrah), Katerina Kotsou (Dolcetta), Matteo Mezzaro (Pinot Noir), Raffaele Facciolà (Nebbiolo, Gwandar), Marco Calabrese (Burattinaio), Dario Ciotoli (Duka), Matteo d’Apolito (Amarone), Daniele Caputo (Cabernet Franc), Andrea Vincenzo Bonsignore (Petit Verdot).
In scena anche gli attori Lorenzo Frediani, Alessandro Grima, Ivano La Rosa e Gabriele Scaprino della Civica Scuola Teatro Paolo Grassi di Milano, nei ruoli di Caberlot, Merlot, Sangiò e Aglianico.

Focus – Note di regia di Carlos Branca
“Per questa opera originale, dal soggetto nuovo e accattivante, perfettamente attuale, ho pensato che sarebbe stato interessante trovare un codice di recitazione moderno, popolare, del nostro tempo. Quando noi registi veniamo chiamati lavorare su opere classiche, molto spesso siamo condizionati da tutto il materiale che ci ha preceduto e spesso il nostro lavoro di concetto registico può risultare un po’ “forzato”.
Inoltre mi succede molte volte, durante la direzione attoriale dei cantanti lirici (non dimentichiamo che oltre ad essere cantanti, sono attori), di trovarmi di fronte a dei clichè che chiamo “effetto cinema muto”, in quanto gli interpreti esprimono situazioni, anche drammatiche, con gesti esagerati, forzatamente descrittivi, con l’effetto e a volte, di rendere caricaturale o falsa un’Aria drammatica.
In questo caso, tuttavia, ho approfittato ampiamente e consapevolmente di questi clichè, trattandosi di un’opera buffa, avendo a disposizione un cast di cantanti e attori molto bravi ed espressivi, che ho potuto far muovere sulla scena senza suscitare in loro la paura per la voce e per il canto”.
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