Il Brunello visto da Eric Asimov “The New York Times”

Eric Asimov, pluripremiato scrittore ed esperto di wine&food, in un pezzo uscito negli scorsi giorni sul celeberrimo “The New York Times”, racconta il Brunello di Montalcino visto dal suo punto di vista. L’articolo esordice dicendo che: “come ogni grande vino, il Brunello di Montalcino ha avuto la sua parte di calunniatori. Persone che conosco e rispetto che hanno deriso questo vino voluto troppo grando, o non sufficientemente specchio di un terroir o eccessivamente manipolato per adatarsi a critici e mode”. Asimov, nel ricordare che esempi di criticità ci sono stati sul territorio di Montalcino, afferma che: “i migliori esempi di Brunello di Montalcino sono tra i più grandi vini del mondo, una credenza che è stata resa ancora più forte da una recente degustazione di alcune vecchie annate di Biondi-Santi, forse il più grande di tutti i produttori di Brunello, ma uno il cui stile è stato sonoramente assalito nel 1990 e il primo decennio di questo secolo. Ogni vino in degustazione era una riserva, fatta solo nelle migliori annate dai vitigni più antichi della Tenuta. Le vecchie bottiglie (diverse migliaia, appunto) sono stati acquistati nel 2013 direttamente dalla famiglia Biondi Santi da Sergio Esposito di Italian Wine Merchants, che ha detto il suo obiettivo essere quello di farle arrivare nelle mani di collezionisti e ristoranti, oltre che in quelle di consumatori disposti a pagare prezzi che vanno fino a 1.500 dollari per una Riserva.
I vini che ho assaggiato, del 1975, ’68, ’64 e ’55 erano semplicemente meravigliosi, puri, profumati, complessi e giovanili. Vini come questi sono tesori, e dimostrano la grandezza possibile a Montalcino. Se questi sono esempi di ciò che può essere raggiunto, come si fa a non amare il Brunello di Montalcino?
In questo contesto è stato affascinante gustare 20 bottiglie della vendemmia 2010, che è stata ampiamente acclamata per la sua eccellenza. Per la degustazione, Firenze Fabricant ed io siamo stati raggiunti da Jeff Kellogg, direttore del vino a Maialino vicino Gramercy Park, e Nathan legno, direttore del vino a Carbone nel Greenwich Village.
Non c’era Biondi-Santi in degustazione. Avevamo a disposizione solo vini che compriamo al dettaglio con un tetto massimo di 100 dollari che ha escluso molti grandi nomi del Brunello come appunto Brunello Biondi-Santi, Soldera, Poggio di Sotto e Cerbaiona, per citarne solo alcuni. Comunque, abbiamo avuto un campione rappresentativo della vendemmia.
Questi erano i grandi vini, caratterizzati da frutta matura e opulenza. Eppure i produttori di maggior successo sono stati in grado di bilanciare frutta, tannini e acidità, per ottenere vini strutturati che invecchiano per anni ma restano piacevolmente giovani”.
Tre stelle e mezzo vanno al Brunello di Montalcino 2010 Conti Costanti, seguito, a quota tre dal 2010 di Donatella Cinelli Colombini, Canalicchio di Sopra, Fattoria dei Barbi e Poggio Il Castellare. Con due stelle e mezzo ci sono i Brunello di Montalcino 2010 di Gianni Brunelli, Fornacina, Caparzo, Fanti e Castello di Romitorio.

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