Valore dell’uva e valore del vino. Il caso del Brunello

Se i dati, forniti da Gambero Rosso, mostrano che, in generale, il valore dell’uva, così come rivelato dai prezzi di mercato, è un terzo del valore del vino sfuso, ci sono però alcune eccezioni legate alla specificità e scarsità della materia prima che si determina in condizioni di successo di mercato del prodotto finale, come è il caso del Brunello di Montalcino, per i quali l’incidenza del valore dell’uva sul vino sfuso cresce notevolmente. Così come il rapporto domanda-offerta, strategie dei singoli, reperibilità delle uve sono alcuni dei fattori che influiscono sul prezzo finale di un vino si deve altresì considerare che la filiera del vino è caratterizzata da diversi mercati intermedi: uva, vino appena prodotto, vino maturo pronto per l’imbottigliamento.
Naturalmente questi mercati sono tra loro in una relazione di funzionalità, ma comunque sono separati, quindi con specifiche funzioni di domanda e offerta, espresse da soggetti diversi. In più sono caratterizzati da calendari di attività diversi. Tutto ciò fa sì che il meccanismo per fissare i prezzi operi in modo indipendente e che, in certe circostanze particolari, per alterazioni della domanda o dell’offerta, si stabiliscano dei prezzi apparentemente insensati, ossia che un prodotto intermedio costi comparativamente di più di quello trasformato. Questo può avvenire per motivi congiunturali oppure perché qualche operatore mette in atto comportamenti strategici di accaparramento. Certamente questi fenomeni sono più rilevanti nelle filiere dove i mercati intermedi hanno un peso particolare, veicolando una quota rilevante del flusso della filiera.
Quello del vino è un mercato complesso nel quale ogni singolo prodotto ha un suo mercato specifico, anche se sussistono relazioni di correlazione tra prodotti dovute alla loro sostituibilità. Nella misura in cui il prodotto di ogni vino ha una sua indipendenza, e quindi una specifica domanda e una specifica offerta, si determina una dinamica autonoma dei prezzi che può ridurre o accrescere i differenziali di prezzo tra alcuni prodotti rispetto a quello che si ritiene ordinario, dato il pregio dei prodotti in questione. Quando si verificano queste deviazioni dai rapporti che si considerano naturali, per effetto della modifica significativa di un prezzo di un prodotto per uno shock sull’offerta, è poi interessante vedere cosa succede al prezzo degli altri prodotti. Ci si può, infatti, attendere che i prodotti legati da una relazione di sostituibilità con il prodotto che ha visto per primo crescere il prezzo esibiranno un aumento di prezzo, con un ripristino almeno parziale del differenziale; la cessazione della carenza dell’offerta che ha innescato il meccanismo dovrebbe poi riportare i livelli e i differenziali di prezzo allo stato originario, a meno che la modifica dei prezzi non abbia indotto modiche permanenti alle funzioni di domanda e di offerta dei prodotti in gioco.

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