La storia del Novello a Montalcino

Tempo di Novello, per oggi, infatti, è previsto l’ingresso nei mercati di quello che rappresenta, da sempre, il primo prodotto dell’annata, da poter degustare e apprezzare. E tempo anche per Montalicino, analizzare la storia di questo prodotto sul territorio. Se è vero che il Novello rappresenta il primo banco di prova per l’annata appena vendemmiata, la sua caratteristica, che lo distingue dal vino nuovo in genere, è la particolare vinificazione. Si chiama macerazione carbonica e consiste nel mettere grappoli di uva interi, intatti, non diraspati, per un tempo variabile da qualche ora a più giorni, dentro un serbatoio ermetico saturo di anidride carbonica. Il vino ottenuto con questa tecnica è caratterizzato da sentori fruttati, da morbidezza ed armonia di gusto. Normalmente si ottengono vini con livelli tannici molto bassi, subito pronti da bere, privi della struttura necessaria per l’invecchiamento che compete al Brunello. Ma se oggi, in un periodo di crisi per questo tipo di prodotto, a Montalcino, resta solo la Castello Banfi a produrre il suo Novello (Santa Costanza), fin dagli anni ’70 – prima addirittura che venisse disciplinato in Italia con il Decreto Ministeriale 6/10/1989 – alcune delle grandi cantine del territorio ne producevano una propria etichetta. Inizia Col d’Orcia con il suo Novembrino, seguito poi, nel 1982 da Castello Banfi, da Antinori con il San Giocondo e da Frescobaldi con il Dicembrino. Una tipologia di vino che forse non ha più molto appeal tra gli enoappassionati e destinata probabilemente a lasciare spazio ad altre produzioni ma un modo di fare vino, in un territorio che di vino se ne intende e che ha sempre fatto dell’enologia la sua forza, che deve essere ricordato perchè parte della storia che ha reso grande Montalcino.

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