L’Italian Sounding colpisce anche il Brunello

“Italian Sounding”, questo il nome che rappresenta il fenomeno della contraffazione e falsificazione dei prodotti alimentari made in Italy, ovvero l’utilizzo di denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia per promuovere e commercializzare prodotti affatto riconducibili al Belpaese. Esso rappresenta la forma più eclatante di concorrenza sleale e truffa nei confronti dei consumatori e colpisce i prodotti più rappresentativi, specie nei mercati emergenti, dove i falsi sono più economici. Ecco che allora, ad accompagnare il Parmesan prodotto negli Stati Uniti, il Parmesao del Brasile e il Regianito dell’Argentina (contraffazioni del Grana Padano e Parmigiano Reggiano) arriva il Barollo, il Cantia (che in inglese suona più o meno come Chianti) il Vinoncella e il Monticino, sostituto del Brunello di Montalcino.
Un’economia parallela che, sottraendo quote di mercato ai prodotti tutelati, determina pesanti danni alle aziende italiane. Secondo i dati di Coldiretti, infatti, il fatturato del falso made in Italy ha doppiato quello delle esportazioni nazionali dei prodotti originali, con quasi 2 prodotti di tipo italiano su 3 in vendita sul mercato internazionale che in realtà non hanno nulla a che fare con la realtà produttiva nazionale.
All’estero capita spesso di leggere nei menù dei ristoranti, indicati tra i piatti tipici della tradizione italiana, specialità che di italiano hanno a malapena il nome. Tra i più gettonati gli “spaghetti with meatballs” che secondo l’immaginario collettivo sono un classico piatto del Belpaese, al pari dei diffusissimi spaghetti bolognesi, che a Bologna si stanno ancora domandando chi li abbia inventati. Ma, fintanto che ci si limita ad adattare una ricetta al palato locale, l’unico a poter subire danni è il gusto. Il discorso però cambia quando si parla di contraffazione e falsificazione dei prodotti alimentari made in Italy.

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