Vino Kosher nuovo business. A Montalcino con Fattoria Scopone

Tra le tante nicchie produttive del vino, ce n’è una che tanto nicchia non è più, e che difficilmente risente delle imprevedibili oscillazioni dei mercati: è quella dei vini Kosher, prodotti cioè seguendo l’insieme delle regole religiose che dominano la nutrizione del popolo ebraico osservante, e seguiti dalla raccolta all’imbottigliamento da un rabbino. Tanto che, da New York a Los Angeles (senza dimenticare la tappa europea di Londra), la “Kosher Food and Wine Experience” (www.www.kfweny.com e www.kfwelondon.com), vetrina che da dieci anni porta il meglio della gastronomia Kosher in giro per gli Usa, miete un successo dopo l’altro. Che si traduce in un mercato da 28 milioni di dollari, in cui a farla da padrone sono i produttori di Italia, Francia, California, ed Israele, da dove arrivano le bottiglie più prestigiose, che possono raggiungere senza grandi problemi i 200 dollari, come Camoflage, la limited edition di Herzog Wine, blend di 12 varietà differenti, o l’Essence Cabernet di Tepperberg, senza dimenticare le bollicine di Champagne della famiglia Rothchild. Le regole e i rigidi precetti che caratterizzano la produzione kosher, sono seguiti anche a Montalcino nella produzione della Fattoria Scopone. Un Rosso di Montalcino in piena regola, rotondo, morbido, equilibrato con tannini morbidi e setosi che segue integralmente i precetti imposti dalla religione ebraica. Il percorso produttivo è gestito unicamente e completamente da personale di religione ebraica, sotto la diretta supervisione del Rabbino Capo di Firenze, Joseph Yuval Levi. Il vino nella sua sacralità riporta la mente all’idea della Creazione con l’insieme di leggi naturali e sacerdotali destinate all’umanità in genere ed il popolo d’Israele in particolare. “Il vino farà gioire il cuore dell’uomo”, recita un verso dei Salmi, “quando questo eseguirà la volontà del Creatore”.

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